E' uscito il primo romanzo di Leonardo Soresi, direttore di SpiritoTrail (la rivista online del Trail), dal titolo immaginifico ed evocativo "Il ragazzo che cavalcava il vento" (Editore: Spirito Trail ASD)
Javier Buendia, giovane indio tarahumara, si sta affacciando alla vita, quando è costretto ad assistere impotente alla violenza dei narcotrafficanti che si impossessano della sua terra. Inizia da qui una storia di riscatto e di crescita personale, in cui sarà guidato da un misterioso americano che ha scelto di lasciare gli Stati Uniti per venire a vivere nei canyon della Sierra del Messico. Sarà la corsa, con le sue fatiche, i momenti di debolezza e di esaltazione, a forgiarne il carattere e a portarlo fino in California per correre la Western States e far così conoscere a tutto il mondo il drammatico destino degli Indios Tarahumara.
L'autore. Leonardo Soresi, nato a Udine nel 1973, è commercialista a Spilimbergo (PN) dove vive con la moglie e i tre figli. Dal 2002 collabora con la rivista "Correre" mentre dal 2008 è redattore della rivista Spirito Trail. Appassionato di corsa in natura, nel 2009 è diventato il primo italiano ad aver portato a termine la Western States Endurance Run. Esordisce nella narrativa nel 2004, vincendo il premio Chatwin per la letteratura di viaggio. Nel 2007 vince il premio "Graphie", concorso nazionale di Narrativa per autori "under 35". "Il ragazzo che cavalcava il vento" è il suo primo romanzo.
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Si tratta di "Tutta mia la città – Diario di un bike messenger” (Edizioni Ediciclo, 2011). Il volume, accanto al racconto di consegne e pedalate nel traffico urbano, riporta altre storie di luoghi e di personaggi della Milano a pedali: dal Vigorelli che non c’è più, alle ciclabili che non ci sono mai state; dai Tetes de Bois ai Talking Heads; dal pavè alle bici rubate… Ci si può fare un’idea del libro ascoltandone dei brani sul
Una lettura indispensabile da accoppiare al bel libro di Peia è Il messaggero. Come è nata la Massa critica, scritto dall'americano Travis H. Culley (Garzanti editore 2004, tuttora in catalogo per chi osse interessato) che racconta la storia dei Bike Messenger USA e di come il loro movimento si è intrecciato con lo svilupparsi di quello della Critical Mass".
Marco Aime nel suo nuovo libro "Rubare l'erba. Con i pastori lungo i sentieri della transumanza" (Ponte alle grazie, 2011) racconta - in una breve opera a metà tra il saggio antropologico e un amarcord, la vita dei pastori conosciuti nella sua infanzia, quando passava le vacanze
"Partivano. La gente di queste parti è sempre partita". I ricordi di Toni e Margherita, un anziano pastore e sua moglie, disegnano a tratti scarni ma decisi la loro storia, la storia della gente di Roaschia, nel Piemonte rurale di oltre mezzo secolo fa. Pastori, acciugai, venditori di capelli, uomini perennemente in viaggio: l'etnografo si chiede se abbia senso parlare di "radici", quando esistono "terre dove vivere è un lusso che non ci si può concedere sempre", quando si è costretti a fuggire dal proprio villaggio per scampare alla povertà, per sopravvivere, "rubando l'erba" per le proprie pecore. Eppure continuiamo a pensare che il nomade, il randagio, il bastardo, siano l'eccezione, e che il sedentario sia la norma.
Benessere, socialità e filosofia del camminare: questi i temi affrontati nel libro di Lanfranco Giorgi dal titolo "Escursionismo: ben-essere altrove" (La Caravella, 2011). Il titolo non rende pieno merito ai conteneuti che offre al lettore che ci debba imbattere.
Dal 10 novembre 2011 sarà in libreria, il volume di Davide Sapienza, La musica della neve. Piccole variazioni sulla materia bianca, già quotato su 
(Luca Gianotti, della "Compagnia dei Cammini"). Se Labbucci sostiene che i camminatori sperimentano dal vivo l'uguaglianza, perché in cammino scompaiono le distinzioni sociali ed economiche, di razza e di sesso, Enrico Brizzi ne "Gli psicoatleti" (Dalai Editore, 2011) canta le gesta di una fantomatica Società Nazionale di Psicoatletica che sarebbe nata 150 anni fa, nel 1861, e grazie al camminare avrebbe attraversato le epoche della storia italiana, schierandosi sempre con i valori positivi della società e del tempo, con Garibaldi, contro le guerre, contro gli stati nazionali ma anche contro la regionalizzazione, insomma Brizzi è chiaramente dalla parte dei camminatori, al punto da creare una mitologia a loro uso e consumo.


Perchè ho dato alla mia pagina questo titolo?
L'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho
creato, con titolo simile ("








