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20 marzo 2012 2 20 /03 /marzo /2012 02:12

IlSognoDelMaratoneta.jpgNel  "Il sogno del maratoneta" si ripercorrono le tappe della vita sportiva del carpigiano Dorando Pietri che, proprio a causa della sua storica squalifica ha scritto una pagina memorabile ed indelebile negli annali della storia della maratona moderna. 
 La fiction per la regia di Leone Pompucci è andata in onda in onda su Rai Uno tra il il 18 e il 19 marzo 2012, in foma di miniserie in due puntate. E' il racconto delle vicende podistiche di Dorando Pietri, il "mitico" maratoneta iscritto nella storia e nella mitografia della maratona, per essere stato il vincitore morale della maratona dei giochi olimpici di Londra nel 1908, pur essendo stato squalificato. Il ruolo di Dorando Pietri è stato affidato all'attore siciliano Luigi Lo Cascio che per l'occasione, essendo richiesta una credibilità performativa, è stato preparato dal coach Aldo Siragusa, palermitano. 
La fiction è stata ridotta a partire dal romanzo  “Il Sogno del Maratoneta. Il romanzo di Dorando Pietri” di Giuseppe Pederiali (Garzanti, 2008).  
Una coproduzione Rai Fiction e Casanova Multimedia, prodotto da Luca Barbareschi e con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte.

Un cast ricchissimo è stato impiegato per raccontare la storia di un uomo che voleva vincere, nella vita e nello sport, e che invece venne beffato dal destino: Dorando Pietri, il maratoneta la cui mancata vittoria olimpica, per squalifica, consegnò alla Storia dello sport la sua impresa e il suo nome.

1908 – Olimpiadi di Londra. Dopo aver combattuto sino allo sfinimento (cadde ben 5 volte prima di tagliare il traguardo) di fronte ad una folla che, per l'epoca davvero cospicua, si trovò a seguire con trepidazione le gesta di questo piccolo-grande italiano, Pietri viene ingiustamente privato del titolo faticosamente conquistato. Una vittoria persa perché – si disse allora - uno dei giudici lo aveva sorretto quando, confuso e affaticato, aveva rischiato di sbagliare strada e non arrivare alla meta.

Dorando_Pietri_BN.jpgSir Arthur Conan Doyle, inventore di Sherlock Holmes e allora inviato del Daily Mail, chiude così  il suo articolo: “La grande impresa dell’italiano non potrà mai essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici”. La regina Alessandra, per risarcirlo della vittoria negata e a testimonianza dell’ammirazione sua e del popolo inglese, volle consegnargli personalmente una Coppa d’argento, un trofeo identico a quello spettante di diritto allo statunitense Hayes.
L'impresa di Dorando Pietri finì su tutti i quotidiani dell'epoca (tra i quali divennero fondanti del mito i resoconti appassionati del nostro Luigi Barzini), perchè il suo arrivo sino al traguardo, intriso di tenacia e sofferenza, colpì al cuore tutti coloro che ebbero modo di assistervi e divenne, proprio per questo, un'impresa epica e memorabile che insigni il "piccolo" Dorando della statura dell'Eroe. 

Nel cast, oltre a Luigi Lo Cascio, nel ruolo di Dorando Pietri, Laura Chiatti (Luciana), Alessandro Haber (Ottavio Bulgarelli), Dajana Roncione (Teresa Bulgarelli), Thomas Trabacchi (Ulpiano Pietri), Fabio Fulco (Pericle Rondinella), Andy Luotto (Johnny Grieco), Jerry Mastrodomenico (Dongo), Roberto Nobile (Rinaldi), Enrico Salimbeni (Lauro Terenzi), Pippo Delbono (Artemio Barbisio -ex Dori).

Dorando_portret.jpgIl racconto televisivo si apre nel 1905 a Carpi, dove Dorando inizia a correre allenato dal fratello Ulpiano, e si dipana dapprima nella vivace campagna emiliana attraverso le prime vittorie e alcune traversie sentimentali. Ma l’episodio centrale della vita di Pietri resta la sfortunata olimpiade londinese. Prima la grande gioia per essere stato selezionato poi la rabbia e la delusione per quella vittoria “scippata”. Dorando non vuole più correre ma un giorno gli arriva una proposta a cui non può dire di no: sfidare negli Stati Uniti il vincitore della maratona olimpica, colui cioè che gli ha sottratto il titolo. Quindi la trasferta e i fasti americani (nel “nuovo continente” si prenderà la rivincita contro chi lo aveva beffato a Londra ma dovrà anche subire nuovi umiliazioni). Infine il ritorno in Patria dalla moglie per troppo tempo trascurata. Il film si chiude sulle immagini di repertorio che raccontarono  al mondo la straordinaria impresa di Dorando Pietri.

Ed ecco la trama dettagliata delle due parti della fiction.

luigi-lo-cascio-il-sogno-del-maratonetaPrima parte. Siamo a Carpi nel 1905 e il giovane Dorando Pietri ha una grande passione: correre. E’ una passione che condivide con il suo allenatore: suo fratello Ulpiano. I due sono unitissimi e sognano di correre, un giorno, alle Olimpiadi. La società podistica più importante della zona è quella del Barbisio, un possidente locale; l’atleta di punta della società è Pericle Rondinella, il campione italiano di maratona: un mito per i due fratelli Pietri. Quando però si presentano alle selezioni degli atleti per la “Vigor” (questo il nome della società), Barbisio non crede nelle qualità di Dorando e lo scarta perché lo giudica piccolo, con le gambe storte e rachitico. La delusione di Dorando è amplificata dal risentimento della sua morosa, Teresa, adirata con lui perché per andare alla “Vigor” non si è presentato alla balera a ballare.

Ulpiano non riesce a superare l’amarezza e, fuori di sé, si reca da Barbisio a chiedergli conto della sua decisione. La situazione precipita e Barbisio spara ad Ulpiano ferendolo ad una gamba.

Per mettere a posto le cose viene pattuito un compromesso. Ulpiano dovrà lasciare il paese e Dorando andrà a lavorare alla fabbrica di Barbisio. Ed è proprio qui che Dorando s’imbatte in Luciana, una donna tanto avvenente quanto disinvolta per l’epoca. Dorando scoprirà che è la fidanzata proprio di Pericle Rondinella. E’ anche per questo (ma anche per “vendicare” Ulpiano) che, pur non essendo iscritto, partecipa alla maratona di Carpi. La corre quasi per gioco, con un vassoio di paste in mano, e incredibilmente la vince battendo Rondinella.

Il campione però si rifà il giorno dopo sfidando Dorando e questa volta lo batte. Le due corse vengono seguite dal vecchio Ottavio che, riconosciuto il talento del ragazzo, si offre di allenarlo. E’ grazie a lui che Dorando diventa campione italiano di maratona battendo Rondinella.

Lo smacco subito anche dal Barbisio lo spinge a licenziare Dorando e, dopo la protesta degli altri lavoratori, tutti i suoi operai.

Dorando allora gli lancia una sfida: faranno una corsa, lui a piedi e Barbisio con l’automobile; se vince Dorando, il padrone riprende tutti a lavorare. Complice un inconveniente al motore, Dorando vince e tutti vengono riassunti.

La vita sentimentale di Dorando invece è piuttosto confusa; infatti sebbene si sia riconciliato con Teresa (che nel frattempo ha scoperto essere la figlia del suo allenatore Ottavio), è sempre molto attratto da Luciana; e quando la ragazza gli si propone, lui non sa dire di no…

Teresa viene ricoverata improvvisamente in ospedale e Dorando, di fronte alla concreta possibilità di perderla, capisce che è la donna della sua vita.

Scampato il pericolo i due si sposano, mentre Luciana, addolorata, parte per l’America. E’ proprio durante la festa nuziale che Dorando viene informato che è stato selezionato a rappresentare l’Italia alle Olimpiadi del 1908 a Londra. Londra, la città dove si è rifatto una vita, facendo fortuna, suo fratello Ulpiano.

fiction-il sogno del maratoneta 01Seconda parte. Dorando arriva a Londra da solo: Ottavio non era in condizioni fisiche per seguirlo. Si reca allora da Ulpiano e scopre che suo fratello non ha fatto fortuna, ma che vive in condizioni molto umili. L’abbraccio tra i fratelli è comunque intenso. Dorando allora gli propone di diventare il suo allenatore. Ulpiano è commosso.

Arriva il giorno delle Olimpiadi e l’attesa è altissima sia a Londra sia a Carpi dove, insieme a tutti quelli che palpitano per Dorando, c’è anche Rondinella che, seppur a distanza, intende correre la sua maratona “contro” Dorando. All’orario fissato, infatti, mentre Dorando parte con tutti gli altri atleti a Londra, Rondinella avvia la sua corsa nelle campagne emiliane.

La corsa viene seguita a Carpi, attraverso il telegrafo, con Ottavio che, passo dopo passo, spiega le difficoltà che Dorando incontra.

Ad un certo punto Ulpiano vede suo fratello molto affaticato, gli passa una pillola di stricnina che si è procurato con l’intento di potenziare il suo rendimento atletico. Il maratoneta la prende e la stringe in pugno ma poi la butta via.

I rivali più pericolosi dell’italiano sono l’inglese Barnes e l’americano Hayes; progressivamente tutti gli altri cedono, l’ultimo a resistere è l’inglese ma anche lui, quando ormai è prossimo allo stadio, è costretto a cedere il passo a Dorando. La disperazione di Barnes si somma a quella di Rondinella che a Carpi si ferma sfinito.

Dorando entra nello stadio accolto dal boato della folla; ma è disidratato e distrutto dalla fatica: imbocca la direzione sbagliata, barcolla, cade, si rialza, cade ancora. La folla e i giudici di gara lo invitano a rialzarsi e a compiere quei pochi metri che lo separano dalla Storia. Dorando sembra non farcela fino a quando nello stadio non fa il suo ingresso l’americano Hayes. A questo punto Dorando trova le ultime energie per tagliare il traguardo. Subito dopo però crolla rischiando la vita. Accade così che a Carpi, Teresa, i genitori, Ottavio, e tutti gli altri passino in pochissimi secondi dalla gioia allo sconforto… E poi ancora alla gioia quando viene comunicato che il campione è fuori pericolo.

Purtroppo però Dorando non può gioire: gli americani hanno fatto ricorso sostenendo che l’italiano sia stato aiutato a rialzarsi; poi viene anche fatto un riferimento alla stricnina. I giudici decidono di squalificarlo e assegnare la vittoria all’americano. A nulla serve la coppa che le consegna personalmente la regina Alessandra per risarcirlo della vittoria negata e a testimonianza dell’ammirazione sua e del popolo inglese.

Tornato a Carpi, Dorando non intende correre più: si sente tradito. E a nulla serve l’amore di Teresa. Un giorno però un italo-americano di New York, tale Grieco, lo invita a sfidare Hayes, il vincitore di Londra, al Madison Square Garden.

il-sogno-del-matatoneta-di-pederiali.jpgDorando accetta, spinto anche da sua moglie. E nulla potrà fare poi Teresa quando, leggendo una delle tante lettere di ammiratori e ammiratrici che il marito riceve, scoprirà che proprio a New York vive, sola con un figlio, proprio Luciana.

A New York la comunità italiana accoglie Dorando da vero eroe. Gli chiede di battere Hayes; ma il momento più difficile per lui è quando rivede Luciana. Tra i due il tempo sembra non essere passato e l’attrazione è forte. Dorando le chiede di chi sia il figlio, ma la donna non intende rivelarglielo.

Ma le sorprese per Dorando non sono finite qui: poco prima della rivincita contro Hayes scopre che Grieco è in realtà un delinquente che gestisce un giro losco di scommesse e gli impone di perdere la gara. L’italoamericano è già d’accordo con Hayes; dopo rifaranno un’altra gara e Dorando potrà vincere…

Pietri fa di testa sua e batte l’americano. La conseguenza è che Grieco rapisce il figlio di Luciana e obbliga Dorando a perdere una serie di gare in modo da recuperare tutti i soldi che ha perso al Madison Square Garden.

Dorando è costretto ad accettare e si umilia fino a quando Grieco non considera saldato il debito. A questo punto il piccolo Michael viene riconsegnato alla sua mamma. Luciana, finalmente rasserenata, rivela a Dorando che il padre del bambino è Rondinella.

Dorando, nel frattempo, ha capito che il suo posto è a Carpi e che la donna che ama è Teresa; si accomiata così da Luciana ed anche da Ulpiano che invece ha deciso di fermarsi in America.

Tornato a casa trova Teresa che, dopo averlo a lungo aspettato, si sta vedendo con un altro uomo. Dorando non si dà per vinto e le corre dietro, finché la ragazza non si lancia nelle sue braccia.

Non gli resta che un’ultima missione: rintracciare Pericle Rondinella. Lo trova in guerra in una trincea e gli comunica la sua paternità.

I due rivali si scoprono allora amici e corrono insieme verso il futuro.

Infine, le note del regista Leone Pompucci.

Vincere.

L’uomo vuole vincere. Nella vita. Nello sport. Vuole arrivare primo.

Affermarsi, si dice così. Affermare. Affermare di essere degno. Degno di cosa? Di esistere? Forse si.

Qui abbiamo Dorando Pietri maratoneta, col suo sogno. Un uomo che ha molto voluto vincere. Beffato proprio nel suo sogno. Una beffa mondiale.  Tra tutti i vincitori di maratona di sempre, e per sempre dimenticati, passato solo lui alla storia.

Per non aver vinto.

Di questo abbiamo cercato di occuparci in questa storia, raccontando un poco di Pietri Dorando e dei suoi luoghi, del suo tempo, della clorofilla e della terra padana e di un uomo che ci correva in mezzo. Un pinocchio da corsa, un piccolo italiano vissuto in un mondo esausto e contadino che si slanciava in un secolo breve e cinetico come mai quelli prima.

E Dorando corre, corre, corre per affermare di esistere. Per Vincere. Per essere degno, per avere un raggio di sole per sé. Un raggio di sole che finalmente lo trafigga sul cuore della terra.

Questa è una storia di un cuore che ha battuto tanto.

Arthur Conan Doyle, autore di Sherlock Holmes e allora inviato delDaily Mail, scrisse per l’occasione: “La grande impresa dell'italiano non potrà mai essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici".
Per un approfondimento sulla sdtoria di Dorando Pietri vedi anche

Seguendo questo link è possibile vedere in diretta streaming  e on-demand la fiction, grazie al servizio offerto da Rai.tv.

Il video che segue e il relativo brano musicale, scritto e realizzato per il grande maratoneta DORANDO PIETRI, è stato proiettato durante l'importante mostra a Carpi, organizzata in occasione della ricorrenza del centenario della storica maratona olimpica (24 luglio 2008)
Musica Massimo Varini
Screenplay Eros Achiardi, Alessandro Bardani e Massimo Varini
Editing Eros Achiardi

 

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15 marzo 2012 4 15 /03 /marzo /2012 18:55

euforia-cime.jpgLa filosofia dell'Alpinista e dell'approccio alle cime montane viene esposta in modo sintetico ma profondo in un interessante libretto (tradotto dal francese), L'euforia delle cime (proposto da Ediciclo, 2012) di Anne-Laure Boch che è medico, dottore in filosofia e grande appassionata di alpinismo. Alpinista di medio livello, ma molto consapevole dei meccanismi che l’alpinismo scatena, la Boch descrive cosa anima l’alpinista, perché lo fa, come lo fa.
Leggiamo insieme le prime righe: “Le grandi scalate in montagna cominciano di notte. La sveglia suona sempre troppo presto, troppo presto. Ci si era appena addormentati, a dispetto della scomodità della cuccetta troppo stretta, della coperta ruvida e del fastidioso russare degli altri…” e dalla descrizione di una scalata invernale si passa alle domande fondamentali a cui il libretto cerca di dare una spiegazione: Perché arrivare fino in cima quando ci si può accontentare del valico? Perché salire lentamente con le pelli di foca quando ci sono funivie che portano direttamente a destinazione? Perché arrampicarsi a mani nude quando esistono le vie ferrate? Perché sfidare la parete nord quando la via normale porta facilmente alla meta? Perché affrontare il pericolo, il freddo, il disagio, la fatica, il dolore, quando sentieri ben segnalati permettono di scoprire la montagna in tutta tranquillità?
La Boch riflette su questo, da alpinista dilettante, che non cerca l’exploit assoluto, ma segue la sua passione, che non ama farlo seguendo una guida ma rischiando di suo.
Ogni alpinista o aspirante tale dovrebbe leggere questo libricino, che non crea dicotomia e lontananza con il camminare, perchè - anzi - molte motivazioni intrinseche che spingono gli alpinisti-scalatori sono simili a quelle dei camminatori.
Perché l’alpinismo non è solo uno sport: all’alpinismo serve una natura incontaminata per poter vivere l’emozione e troppi, oggi, cercano di ridurlo a sport e a mero gesto tecnico-sportivo. Concetti come la capacità di prendere le decisioni, o l’impegno necessario per una salita, sono argomenti di grande interesse in questo libro.

SinossiUn inno allo sforzo e allo spirito della cordata.
Un amore contagioso per la bellezza selvaggia dei paesaggi di montagna.
Con riferimenti a vie mitiche, dai Pirenei all’Himalaya, dalle Dolomiti al Caucaso. Una riflessione sul rischio e la scoperta di sé.
Perché andare in cima quando ci si può Accontentare del passo? Perché cercare gli itinerari più diretti, più difficili, più impegnativi? Perché affrontare il pericolo, il freddo, il disagio, la sofferenza, quando i sentieri battuti offrono una scoperta tranquilla della montagna? Lo spirito dell’alpinismo non è quello dei surrogati asettici che la società moderna propone al posto e in cambio dell’avventura alpina. Alla base di questa passione, il bisogno misterioso di superarsi, di confrontarsi con una natura immensa che accoglie e domina, senza che mai la volontà della conquista mini la sua purezza. È di questa mistica dello sforzo inutile che tratta la presente opera. Tenta una fenomenologia di una attività radicata nella tradizione occidentale del superamento di sé, conducendo a un’esperienza che trascende tutte quelle che la vita comune riserva: l’euforia delle cime, la più bella delle ricompense.

Anne-Laure Boch – “L’euforia delle cime”, Ediciclo, 2011 - 8,50 euro

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7 marzo 2012 3 07 /03 /marzo /2012 18:17

LOCANDINA CINEMANella Sala Promoteca del Campidoglio, è avvenuta la presentazione del film "Purosangue", che presenta una storia in cui trionfano le amicizie e le emozioni: un modo per dire no al doping.

(Matteo Simone, Psicologo clinico e dello sport, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR) Il 7 marzo è tutto pronto alla sala protomoteca del Campidoglio per accogliere il coronamento di un grande evento di una persona speciale che ha fatto dello sport uno stile di vita sana ed uno strumento di collegamento tra persone, istituzioni, professionalità, competenze, continenti.
Il grande Max Monteforte che ha all’attivo tanti obiettivi già raggiunti ma che ha tanta voglia di fare per se stesso ma anche per gli altri dalle semplici persone che stanno per strada agli amici più intimi ed i famighliari più prossimi. Un ragazzo educatissimo, sensibile e pulito nei modi e nelle attività che svolge, ha deciso di cimentarsi in qualcosa di impegnativo ma fattibile per lo più con il sostegno di altri che siano persone o istituzioni, sponsor o chi altro. E’ riuscito a portare a termine un impresa che ha stupito da subito gli amici sportivi e tutto il pubblico che ha assistito all’anteprima. Ha costruito un’opera bella da vedere ma utile da proporre a sportivi e non, ragazzi e genitori, gruppi sportivi e classi scolastiche.
Quello che è emerso alla presentazione del cortometraggio è tanta emozione per la presenza di tante persone care, ma anche tanta professionalità da parte di tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo prodotto. Si respirava un clima di benessere, di buone prassi, si sport pulito, di buoni esempi, di sorrisi e saluti semplici e sinceri all’insegna della sobrietà e di un sano stile di vita.
E questo a pochi passi dalla partenza della Maratona di Roma dove Max è un elemento cardine per il reclutamento dei professionisti della corsa ma anche per coinvolgere i semplici amatori ed i neofiti della corsa.
L'appuntamento è stato anche l'occasione per presentare una 'collettiva d'artisti' che hanno interpretato secondo il proprio stile il 'corto'.
L’intento di Max e del suo prodotto è un chiaro messaggio contro il doping ed a favore della fatica, dell’impegno, della fiducia in se stessi, di una forte motivazione in quello che si vuole raggiungere ma non a tutti i costi quindi essendo disposti anche a rinunciare.
Radio Città Futura ha dato sin dall’inizio il priprio convinto sostegno per sognare uno sport “pulito”, ache la NEW BALANCE ha supportato il progetto di Max per uno sport sano e pulito oltre che ACEA che ha scommesso su questa iniziativa, e non poteva mancare il sostegno della MARATONA DI ROMA. A tal proposito è d’obbligo invitare gli accompagnatori dei partecipanti e la popolazione di Roma a partecipare ai diversi progetti nell’ambito della “RomaFun - La Stracittadina” corsa non competitiva di 4,7km aperta a tutti:

  • SCUOLE DI ROMA - LA MARATONA VA A SCUOLA. riservato alle scuole del Comune di Roma e Provincia. Vedrà alla non competitiva di 4 km la presenza di oltre 10.000 studenti delle scuole della capitale. Vincerà l'istituto con il più alto numero di iscritti.
  • CENTRI ANZIANI. è rivolto a tutti i centri anziani del Comune di Roma. Il gruppo più numeroso vincerà il premio come Centro Anziani più "atletico" di Roma.
  • SCOUT. Progetto nato in occasione della scorsa edizione della Maratona di Roma coinvolge i gruppi scout del Lazio nella RomaFun - La Stracittadina di 4 km.
  • PARROCCHIE. Una folta rappresentanza di fedeli delle parrocchie romane sarà al nastro di partenza della non competitiva di 4 km.
  • CIRCOLI RICREATIVI e ASSOCIAZIONI SPORTIVE. la collaborazione consiste nel coinvolgere attivamente i Circoli Ricreativi e le Associazioni Sportive tramite la prevendita dei biglietti di partecipazione alla RomaFun - La Stracittadina.



Dott. Matteo Simone
Psicologo clinico e dello sport, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR
380-4337230 - 21163@tiscali.it
http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

http://store.aracneeditrice.com/it/libro_new.php?id=5472
Il libro è distribuito anche da:
ViviBene Roma - via dei Gelsi 24/d Tel. e fax 0621800596 
Book Service Roma - via dei Castani 2 - Tel.3478645198
Frizzi e lazzi Running Manfredonia Corso Manfredi 303 - Tel.34056284788

Laboratorio Psicoeducazionale “STARE BENE”
Sabato 17 Marzo 2012 Orario: 10.00 – 17.00
per la promozione del benessere individuale, relazionale, famigliare (coppia marito/moglie, genitore/figlio), scolastico (insegnante/alunno), sportivo (atleta/allenatore) e dei team di lavoro
I laboratori si terranno a Campo Ascolano, Pomezia
Per informazioni tel 3662465592 o inviare una email a: silviazaccari@libero.it

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5 marzo 2012 1 05 /03 /marzo /2012 22:12
LOCANDINA-CINEMA.jpgMercoledì 7 marzo, alle 11.30, nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, verrà proiettato in anteprima "Purosangue", il cortometraggio scritto e diretto da Max Monteforte, girato in occasione della Maratona di Roma Acea 2011 e in Kenya.
In occasione della 17^ Maratona di Roma, la corsa diventa protagonista del corto cinematografico “Purosangue”, prodotto da Massimiliano Monteforte e diretto da Virginio Favale. L’idea nasce dalla necessità di riaffermare la cultura dello sport, in particolare della corsa, e dalla volontà assoluta di lanciare un messaggio chiaro contro il doping. Il 7 marzo in Campidoglio,
presso la sala Protomoteca, il cortometraggio sarà presentato in anteprima a tutto il mondo della stampa sportiva e cinematografica.
La storia di “Purosangue” vede confrontarsi le vite di due sportivi, Max e Chelimo. Il primo è un giovane italiano che si allena tutti i giorni per partecipare e vincere la Maratona di Roma.
L’altro è Chelimo; corre tutti i giorni, nel suo villaggio degli altipiani
keniani, ma perché per lavoro fa il postino. Chelimo sogna di diventare un atleta, e l’incontro con un manager italiano, che lo porta a Roma proprio a casa di Max, sembra dare una virata decisiva alla situazione. Ma sulla strada i due ragazzi si trovano ad un bivio: quello del doping! Entrambi dovranno decidere cosa dovrà essere della loro vita, sportiva e personale.
“Purosangue” è una scommessa dietro la quale hanno voluto puntare professionisti del mondo del cinema e dello sport.
Virginio Favale è il regista, Pierre André Transunto il direttore della fotografia. Nel film recitano attori come: Sebastiano Colla nei panni del manager (attore di teatro e di fiction, è anche insegnante di recitazione), Giuseppe Cruciani, il dottore (vero maratoneta e noto conduttore del programma “La Zanzara” su Radio24 e opinionista a Controcampo), Roberto Pedicini (già doppiatore di Kevin Spacey in “American Beauty”, presta la voce per i fuori campo del padre di Max), Gianluca Scuotto, che impersona Max con alle spalle varie esperienze di teatro e di fiction, e Festus Langat, l’atleta keniota che interpreta il protagonista Chelimo. Senza dimenticare Bikila, il criceto corridore mascotte della produzione. Bikila che corre per tutto il film dentro una ruota, metafora dell’atleta infangato dal doping, senza una direzione giusta da seguire.
Nei quasi 25 minuti di film si intrecciano due storie parallele e diametralmente opposte. Max e Chelimo hanno in comune il sogno di diventare un campione. Per Max questa è l’ultima occasione, trenta anni per un atleta non sono pochi, sta passando l’ultimo treno e così un infortunio inaspettato lo farà cedere al doping. Per Chelimo il sogno di diventare un professionista della corsa è appena iniziato e non va certo contaminato con delle pasticche. Entrambi, per un verso o per l’altro, si troveranno di fronte a un bivio, davanti al quale scegliere da che parte andare e, in un modo o nell’altro, entrambi troveranno la loro strada.
Il corto è stato sponsorizzato da ACEA, dalla Maratona di Roma, dall’azienda New Balance, sponsor di Max Monteforte fin dal 2002, dal negozio Noi Sport e, non ultima, dalla rivista “Correre”. Senza dimenticare Radio Città Futura e Canon che seguono tecnicamente tutto il progetto.
Il corto sarà proiettato nei più importanti festival del cinema del mondo.
UFFICIO STAMPA
Marco Raffaelli
3296735097
marco.raffaelli@atleticaipzs.com
Comunicato stampa
graphic design by Daniele Silvioli
 
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2 marzo 2012 5 02 /03 /marzo /2012 20:09

la-corsa.JPGIl n. 189 (febbraio 2011) della rivista bimestrale LA CORSA, diretto da Walter Brambilla, è in distribuzione nelle edicole (o in abbonamento) in questo periodo.

Tra i numerosi servizi, distribuiti in 128 pagine, questi gli argomenti che interessano in particolare l’ultramaratona:

pagg. 114-120: rubrica di ULTRAMARATONA, a cura di Franco Ranciaffi.

Si parte con: “Palermo. 12 & 24 ore del Sole” (ottima edizione dell’evento curato da Luigi Stella) con foto di Federico Marchi, Campione Italiano M35 delle 6 ore su pista;

100 km Mondiali 2012. Azzurri convocati per Seregno” (Lista degli italiani convocati e dichiarazioni del sindaco della città brianzola); con foto del testimonial Mario Ardemagni;

24 ore tricolore e iride. Milano si candida al Mondiale 2015” (Iniziativa del Road Runners Club Milano);

Campionati italiani ultratrail. Titoli per quattro specialità” (Le gare ultratrail più importanti dei campionati Iuta);

Cile. Trail sulle Ande” (La Lincan Ray-Villarica);

Egitto. 100 km Pharaonic Race” (Curioso esito dell’undicesima edizione…);

Norvegia. Indoor affollata al Bislett” (Come è andata…);

Desirée Ficker. Muta al chiodo ma pronta per l’ultra” (Storia della campionessa sportiva e di bellezza americana che lascia il triathlon per debuttane nell’ultra), con foto;

USA. Capodanno lungo 24 ore” (Storie e curiosità di tre gare, ma una su tutte, quella di German Sanchez);

Giappone. Indoor a Tokyo” (E’ andata così…);

Principato di Monaco. No Finish Line” (Un evento straordinario e speciale che ha visto il trionfo di Maria Ilaria Fossati (foto) e i fuoriclasse della Sanremo Runners: Lukas Boewer (primo), Vincenzo Tarascio (secondo) e Diego Di Toma (tra i leaders) , con le foto di ciascuno e quelle del principe regnante Alberto II con la graziosa Charlene);

STATISTICA” con la “100 km, graduatorie mondiali e italiane 2011 “Re Giorgio ancora sul trono”, i migliori e le migliori 50 al mondo e i migliori e le migliori 50 in Italia con commenti, note, curiosità e le foto di Erick Wainaina, Giorgio Calcaterra, Marina Bychkova, Joanna Zakrewski, Monica Carlin, Monica Casiraghi e Francesca Marin.

Avviso: sul prossimo numero una storia speciale, la Los Angeles-New York FootRace del secolo scorso.

 

Tra gli altri servizi si segnalano resoconti, statistiche (Bilancio maratona italiana 2011; Non solo maratona: anche 10mila, 10km e 21,097 km), inchieste (Speciale. La corsa nei grandi sport di squadra), interviste, anche esclusive; il cross; le corse su strada; le indoor, novità editoriali; note storiche; gare in pista; skirunning-trail; corse in montagna; calendario nazionale e internazionale; primati mondiali specialità olimpiche; coach magazine, Atletica Lombardia; e numerose rubriche.

 

Rivista  LA CORSA

Go.Tu. surl Editore

Via Winckelmann, 2

20146 Milano

tel 02.42419.1 (r.a.)

fax 02.48953252

redazione@lacorsa.it

www.lacorsa.it

bimestrale, euro 5,00

Direttore responsabile: Walter Brambilla

In redazione Elena Bolgiani e Silvio Garavaglia

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17 febbraio 2012 5 17 /02 /febbraio /2012 08:14

zen Arco frecciaLo Zen, l'Arco, la Freccia è un volume che è indicato per i cultori delle filosofie e delle religioni orientali, della disciplina del tiro con l'arco (molti avranno letto o sentito nominare  Lo zen e l'arte del tiro con l'arco del tedesco Herrigel che fu discepolo di Awa Kenzo, ma anche per tutti coloro che praticando altri sport - e soprattutto specialità di endurance - hanno la necessità di costruire dentro di sé una disciplina mentale che possa aiutarli a governare meglio la loro applicsazione muscolare e psico-somatica di lunga termine, ressitendo alle crisi e ai segnali periferici che, si attivano sulla base di meccanismi fisiologici "salva-vita".

Il volume è ricco di aforismi e di frasi di grande impatto, ai fini di una ricerca interiore e della collocazione del proprio impegno sportivo in una più vasta contestualizzazione mentale ed energetica, come - ad esempio - questi due:

 

Un giorno di sforzo è un giorno di beatitudine;

Un giorno di pigrizia è un secolo di rimpianti.

   

Se guardi al bersaglio come al tuo nemico,

non farai mai progressi.

Il bersaglio è un tuo punto di riferimento, non il tuo avversario.

 

awa11Per la collana “Sapere d’Oriente” le Edizioni Mediterranee hanno pubblicato un volume di John Stevens dal titolo Lo Zen, l’Arco, la Freccia: vita e insegnamenti di Awa Kenzo. La pubblicazione di questo volume è un evento importante, poiché per la prima volta è possibile leggere in lingua italiana alcuni scritti di colui che fu il maestro di tiro con l’arco di Eugen Herrigel, autore de Lo Zen e il tiro con l’arco. Si tratta in effetti di una sorta di completamento ideale di quest’ultimo libro, poiché fornisce un certo numero di approfondimenti e dettagli sui contenuti e sullo stile di insegnamento di Awa sensei, quasi evocando l’atmosfera irripetibile e speciale di quei tempi così lontani.

KenzoAwaL’autore struttura il volume in una prima parte, in cui tratteggia la vita di Awa Kenzo ed espone i punti fondamentali della sua dottrina (il Daishado-kyo, ovvero la “Dottrina della Grande Via del Tiro”), e una seconda ove viene presentata una scelta di aforismi, tratti dai numerosi scritti del maestro.

Questa edizione italiana è arricchita da una Premessa del Preside dell’Accademia Romana Placido Procesi, e da una postfazione, in cui il traduttore, anch’egli membro dell’Accademia, sviluppa alcune considerazioni sulla presenza, nell’ambito del Kyudo contemporaneo, di elementi provenienti dalla dottrina di Awa sensei  e, più in generale, sugli aspetti sapienziali inerenti allo Shaho, ovvero al complesso dei Principi del Tiro, così come sanciti dalla All Nippon Kyudo Federation ed esposti nei volumi del Kyudo Manual, che rappresentano la documentazione ufficiale della medesima Federazione.

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1 febbraio 2012 3 01 /02 /febbraio /2012 16:29

cover-brizzi-italica--300x145.jpgItalica 150, la camminata di Enrico Brizzi and friends, diventa libro. A dir la verità già un altro libro era stato costruito su questa camminata, il romanzo di Brizzi "Gli psicoatleti".

Questo invece è il libro-documentario di questo viaggio in stile rock dalla Vetta d’Italia in Alto Adige a Capo Passero nel Sud della Sicilia.

Brizzi ha scritto la prima parte, il racconto del viaggio stesso.

Ecco un estratto che ben sintetizza lo stile del viaggio: « La Calabria è lunga in moto - ci ammonisce un centauro tedesco in pausa-pranzo. "Ve lo dico io, a piedi diventerete pazzi." Per un attimo valuto di spingerlo oltre il parapetto sul quale è appollaiato a bere latte e masticare gallette, giù per la scogliera scalata nottetempo dai Saraceni, verso il blu senza fondo del Tirreno; mi trattengo, invece, e con il fido fotografo Franz scavalco il guard-rail per aggirare la galleria della Statale lungo la vecchia strada panoramica. Il cartello presso l’imboccatura ci informa che la galleria è lunga un certo numero di metri e si chiama "Apprezzami l’asino".
"Apprezzami l’asino" grido allora, rivolto al tedesco immobile con le sue gallette e il tetrapak di latte. »

Il libro prosegue con i contributi degli altri camminatori del manipolo psicoatletico. Marcello Fini ha scritto gli approfondimenti storico-letterari. La terza parte sono le foto di Francesco Monti. Conclude il libro una serie di interessanti interviste di Samuele Zamuner fatte a personaggi noti, a cui chiedere lo stato dell’arte dell’Italia oggi, e i cambiamenti rispetto al passato. Tra loro le giovani politiche Giorgia Meloni e Debora Seracchiani, il giornalista Olivero Beha, l’esperto di ambiente e di clima Luca Mercalli e don Andrea Gallo.

Per capire che fa adesso Enrico Brizzi di bello, come vive il camminare, lo scrivere e il rock, la Compagnia dei Cammini lo ha intervistato in esclusiva.

 

Ecco  l'intervista completa (di Luca Gianotti).

 

Vedi anche: L'Italia dopo 150 anni. Enrico Brizzi racconta com'è

 

Enrico Brizzi, Marcello Fini, Samuele Zamuner – "Italica 150. Cronache e voci di un Paese in cammino", Pendragon 2011 – 15 euro

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31 gennaio 2012 2 31 /01 /gennaio /2012 11:59

londra in biciclettaEsce per i tipi di Ediciclo, il volume di Michele Monina, Londra in bicicletta: nell'anno delle Olimpiadi, Ediciclo non poteva perdere l'occasione di pubblicare un volume così. Ecco una guida sentimentale alternativa a Londra, ovviamente in bicicletta!

La bici, il rock, il Tamigi, il glamour metropolitano… questi tutti gli ingredienti per un racconto della capitale inglese del tutto inedito.

Michele Monina, scrittore e critico musicale, biografo di Vasco Rossi, Dalla, Fabri Fibra ma anche di Ibrahimovic, Milito e tanti altri, dà vita a una guida sentimentale alla città più cosmopolita d’Europa attraversata in bicicletta.
Michele Monina, scrittore e critico musicale, monta in bicicletta e attraversa la città che si sta vestendo a festa per le Olimpiadi, per fotografare dal punto di vista privilegiato delle due ruote Londra, la culla del rock, stavolta impegnata a farsi casa dello sport mondiale. Nel farlo decide di farsi accompagnare da suo figlio Tommaso, di neanche sei anni. Anche lui in sella e del tutto intenzionato a scoprire questo gigante fatto di strade e acqua.
Sì, perché il fil-rouge che i due si troveranno a srotolare chilometro dopo chilometro, pagina dopo pagina, sarà il Tamigi, il grande fiume che taglia la città in due, in un percorso psico-geografico che deve tanto a AIain Sinclair quanto ad Alan Moore.
Il libro che nasce da questo “percorso nel cuore rock della città” è un “on the river” fatto al passo di pedale; diventa, al tempo stesso, un viaggio nella Londra pre-olimpiadi e un viaggio metaforico che ricalca il celebre Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert Pirsig: un padre e un figlio che lasciano alla strada e a un fiume il compito di raccontare loro la vita.

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14 gennaio 2012 6 14 /01 /gennaio /2012 10:19

persevareumano_Trabucchi.jpgE' uscito nelle librerie il 12 gennaio, il nuovo libro di Pietro Trabucchi, Perseverare è umano. Come aumentare la motivazione e la resilienza nelle organizzazioni. La lezione dello sport, Corbaccio Editore, 2011.

Pietro Trabucchi,  multi-sportivo, ultrarunner e psicologo dello sport, ha al suo attivo numerose pubblicazioni scientifiche e molti libri, tra cui il recente "Resisto dunque sono", pure pubblicato per i tipi di Corbaccio, che approfondisce in maniera inedito un discorso sul concetto di resilienza applicato agli sport di endurance a partire da storie di vita di sportivi da lui seguiti personalmente.

Tra le tante esperienze di consulenze e di supporto psicologico a sportivi di varie discipline che praticano sport di endurance, Trabucchi negli ultimi anni ha svolto preziose attività di consulenza per conto della IUTA con gli atleti itailani selezionati a far parte della Nazionale azzurra 100 km su strada e 24 ore su strada e, proprio a questi atleti, il volume è dedicato.

Il saggio (che scaturisce dall'osservazione "clinica" di situazioni correlate agli sport di endurance) fornisce un'importante apporto di riflessione sui modi in cui migliore il livello di motiviazione e di resilienza nelle organizzazioni, a partire dalla lezione dello sport.

In questo senso, Perseverare è umano può essere di preziosa lettura anche per chi si occupa della gestione di organizzazioni sportive e desidera migliorarne il livello di efficienza operativa.

trabucchi.jpgDal risguardo di copertina.

L'uomo per natura non è un centometrista, è un maratoneta: questo è il risultato di due milioni di anni di adattamento all'ambiente circostante come dimostrano le più recenti teorie scientifiche sull'evoluzione umana. Il suo scatto non gli consentirà mai di raggiungere un'antilope, ma la sua resistenza e la sua motivazione sì. Purché sappia coltivarle e mantenerle salde nel tempo. Questa è la lezione che Pietro Trabucchi, psicologo e coach di atleti che praticano le discipline più dure dell'universo sportivo, come l'ultramaratona, ci insegna in questo libro. Il problema è che nella vita e nella società di oggi, la nostra più intima natura viene ostacolata da elementi estranei e fuorvianti come il mito del talento, la sopravvalutazione del potere degli incentivi o la leggenda dei motivatori esterni.

Sempre più spesso crediamo che sia possibile avere successo in qualcosa - nello sport, nello studio, nel lavoro - solo se "siamo portati" oppure se riceviamo una spinta o una ricompensa che prescindono dall'intima soddisfazione di svolgere bene ciò che ci prefiggiamo. Siamo motivati, certo, abbiamo delle ambizioni, degli scopi, ma molto spesso non riusciamo a mantenere con costanza la nostra motivazione. Ci sentiamo frustrati perché non abbiamo subito successo, ci sentiamo demoralizzati se qualcuno non ci incita continuamente, ci sentiamo defraudati se non riceviamo un "premio" per i nostri sforzi.

In sostanza sempre più spesso siamo condannati a sentirci dei falliti. E cerchiamo la causa del nostro fallimento fuori da noi, invece che dentro di noi, nel fatto che non "alleniamo" adeguatamente la nostra "resilienza" ovvero la nostra capacità di far durare la motivazione nel tempo.

Come coach, Pietro Trabucchi insegna in primo luogo a trovare e mantenere in se stessi la forza di raggiungere un obiettivo; e a costruire con gli altri, compagni e allenatori, ma anche colleghi e superiori, figli e genitori, un sistema sano di relazioni in cui ognuno trova il suo ruolo, mostra le sue capacità e ottiene i suoi obiettivi aumentando la propria autostima e migliorando la qualità della propria vita e quella del gruppo in cui si muove, sia esso un team sportivo, un'azienda o una famiglia.

 

Vai al sito web di Pietro Trabucchi

 

Booktrailer

 

 


 
 
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5 gennaio 2012 4 05 /01 /gennaio /2012 07:35

Indian-la-grande-sfida.jpgIndian. La grande sfida (un film di Roger Donaldson, Nuova Zelanda-USA, 2005) con un sempre bravo Anthony Hopkins nei panni di Burt Munro, un uomo ormai attempato con la passione della velocità sulle due ruote, dopo un passaggio poco attenzionato sul grande schermo,  è andato in programmazione su RAI3 il 4 gennaio 2012.
E' stato davvero un bel regalo di anno nuovo per tutti gli sportivi e non certamente per i soli appassionati di motociclismo, dato che, anche se la storia è quella di un uomo che con pervicacia insegue il sogno di realizzare il record del mondo di velocità su terra con le due ruote, con sua moto, una vecchia Indian USA carenata, prodotta negli anni Cinquanta, la storia è all'insegna di valori universali.
Burt abita molto lontano dalla mitica  Bonneville Salt Flats a Salt Lake City nello Utah (USA), il luogo in cui grazie ad una distesa di sale completamente piatta che si estende per chilometri (originata dal prosciugarsi di un enorme lago salato) sono stati realizzati i più importanti record di velocità del mondo su terra, tra cui qello mitico di  Malcom Cambell, il primo a superare le 200 miglia orarie sulla sua Bluebird a quattro ruote. Burt vive in un posto sperduto della Nuova Zelanda e ciò nonostante carezza il suo sogno, lavorando giorno per giorno alla sua moto per "migliorarla" e renderla più veloce.
Alla fine, Burt si decide di andare: e la decisione è presa, quando si rende conto che i suoi gironi non sono illimitati e che potrebbe morire anzitempo (un'improvvisa sintomatologia anginosa è il campanello d'allarme del possibile declino) e decide di imbarcarsi in un'impresa che potrà anche avere un esito incerto ("Ora o mai più", sembra dire tacitamente a se stesso).
Nessuno dei suoi paesani sembra "credere" in lui.
Ciò nonostante Buzz parte e si mette on the road: e già solo compiere questo primo passo è l'impresa.
Il viaggio sino agli Stati Uniti è lungo e avventuroso per uno come Burt che si è mosso dalla Nuova Zelanda solo quando era stato soldato nel Primo conflitto mondiale.
Alla fine Burt, vincendo mille difficoltà, ma spinto dalla sua passione, riuscirà nella sua impresa, ma per i dettagli della sua realizzazione sospendiamo il racconto per lasciare a chi vorrà vedere il film il piacere della sorpresa.
Ciò che conta però, come dice lo stesso Burt - citando Theodore Roosevelt - al ragazzetto figlio dei vicini di casa, l'unico a credere appassionatamente in lui: "L'eroe si distingue nel fatto non di vincere, ma per aver avuto il coraggio di scendere nell'arena. E solo in ciò sta la sua grandezza".
La vera forza dell'eroe sta dunque nel progettare la sua impresa e poi avere la forza di cimentarsi a dispetto di tutti i dubbi e le incertezze che possono attanagliare il suo animo, sapendo in anticipo che della vittoria non ci può mai essere alcuna certezza, mentre l'unica presa salda la si può avere solo sulla consapevolezza di aver tentato e di essersi esposto al rischio - sempre possibile - di un clamoroso fallimento.
E' una bella lezione morale per tutti gli sportivi che desiderano prendere un cimento, innnanzitutto con se stessi; è un bel film da vedere, anche se con uno script un po' buonista - come hanno detto alcuni critici DOC sempre pronti ad azzanare: ma è risaputo che i critici cinematografici non amano il buonismo e la melassa dei buoni sentimenti e vogliono storie sofferte o enigmatiche, ma a noi cultori di bocca buona  del cinemache sia vero ed autentico intrattenimento intelligente e desiderosi di vedere belle storie non possiamo che apprezzare la bella lezione morale che Indian ci trasmette.

Lo script peraltro segue le vicissitudini dell'omonimo personaggio (Herbert James "Burt" Munro - conosciuto come Bert in gioventù; 25 marzo 1899 – 6 gennaio 1978), realmente vissuto e primo uomo a infrangere il muro delle 200 miglia orarie su terra su moto sotto i 1000 cc con carenatura.


 

Scheda film
Indian, la grande sfida
Regia: Roger Donaldson.
Interpreti: Anthony Hopkins, Chris Bruno, Juliana Bellinger, Jessica Cauffiel, Martha Carter, Brian Clark, Campbell Cooley, Wesley Dowdell, Todd Emerson, Phoebe Falconer, Tim Farmer
Titolo originale The world's fastest indian.
Avventura, durata 127 min. -
Nuova Zelanda, USA 2005. uscita venerdì 7 aprile 2006
    

Trailer




Montaggio delle scene più belle


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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
Visitatori unici 380 449
Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
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            Elena Cifali   Eleonora Suizzo
   
   
   
   
   
   

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