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30 dicembre 2012 7 30 /12 /dicembre /2012 18:02

Pertile-Londra.jpgRuggero Pertile celebrerà l'ultimo giorno dell'anno, partecipando alla 2^ edizione di "We Run Rome", una gara di 10 km lungo le vie dell'Urbe. «Per me è un test di efficienza dopo l’infortunio alla caviglia», dichiara il portacolori di Assindustria Padova Sport.

Fine d’anno di corsa per Ruggero Pertile. Il campione di Assindustria Sport Padova lunedì 31 dicembre sarà a Roma per partecipare alla seconda edizione di «We Run Rome». La gara, sui 10 chilometri, partirà alle ore 11.00 dalle Terme di Caracalla, per riprendere la tradizione che il giorno di San Silvestro vedeva le vie della città riempirsi di podisti desiderosi di spendere le ultime ore dell’anno dando sfogo alla loro passione per la corsa.

«Per me sarà un test di efficienza per verificare a che punto sono dopo l’infortunio alla caviglia sinistra (edema all’astragalo e al tibiale, ndr) che mi ha tenuto fermo negli ultimi due mesi – afferma Pertile, che nel 2012 ha vestito due volte la maglia azzurra, a giugno nella Coppa Europa dei 10.000 metri di Bilbao e il 12 agosto, unico italiano in gara, ai Giochi Olimpici di Londra, nella maratona – Sono curioso anch’io di vedere a che punto sono in una prova che coinvolgerà molti atleti di livello. Appena l’avrò terminata rientrerò a casa, per festeggiare il capodanno con i miei cari: mia moglie Chiara, mia figlia Alice e alcuni amici».

Al via anche i vincitori della passata edizione, Andrea Lalli e Valeria Straneo. Con loro sono attesi il vicecampione europeo dei 10.000 metri, Daniele Meucci, la maratoneta Rosaria Console e la primatista nazionale dei 21,097 chilometri Nadia Ejjafini.
In chiave internazionale, invece, il cast prevede il keniano Nicholas Togom, il somalo naturalizzato belga Bashir Abdi e il portoghese Rui Silva, per un cast di alto livello con cui confrontarsi.
L’evento, promosso dal Comitato Regionale FIDAL Lazio con il supporto di Nike e Roma Capitale, permetterà ai partecipanti di attraversare il centro storico: 10 chilometri che si snoderanno tra Bocca della Verità, Piazza del Popolo, Villa Borghese e via dei Fori Imperiali.

 

 

Nella foto Ruggero Pertile nella maratona dei Giochi Olimpici di Londra

Visita www.maratonasantantonio.it e www.assindustriasport.it               

Per informazioni: Ufficio Stampa Assindustria Sport Padova tel 049 8227114 – fax 049 8227164

 

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28 dicembre 2012 5 28 /12 /dicembre /2012 11:16

gemelli-Dini-vallecchia--cross-di-Santo-Stefano---Lucca.jpgDopo l'esperienza europea di cross con la maglia della nazionale, i gemelli Lorenzo e Samuele Dini - in forza all'Atletica Livorno - tornano alle gare cimentandosi sulla strada. Alla Coppa Santo Stefano che si corre tradizionalmente a Vallecchia (Lucca)  il 26 dicembre, Lorenzo si piazza 4° (18'32") e Samuele 7° (18'39") su un tracciato piuttosto movimentato di km 6,1 articolato in 4 giri.

Dopo una partenza ad ritmo davvero impegnativo imposta dagli atleti keniani e marocchini, si sono delineate le posizioni con i gemelli sempre tra i primi 10; nel finale Lorenzo è riuscito a scavalcare un paio di diretti avversari. I due atleti livornesi risulteranno i primi "visi pallidi" nella schiera di atleti di colore presenti alla manifestazione.

A conclusione di un anno tanto impegnativo quanto gratificante, Lorenzo e Samuele dal 2 al 5 gennaio saranno al raduno per gli "Under 20" presso la rinnovata struttura del Centro di preparazione olimpica di Formia; anche nel 2013 li aspettano appuntamenti importanti.

 

(nella foto: una fase di gara a Vallecchia)

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13 dicembre 2012 4 13 /12 /dicembre /2012 23:25

Grimaldi.jpegE' stata premiata ieri, 12 dicembre 2012, a Bologna, in Sala Rossa "Maurizio Cevenini" la campionessa del Cienne Uisp Martina Grimaldi.
In tale occasione le è stata consegnata una targa incisa ad hoc dal Comune di Bologna per onorare una atleta e cittadina che continua a mietere vittorie in campo mondiale.
"Per il meraviglioso traguardo raggiunto: Medaglia di bronzo Olimpiadi di Londra 2012 10 km di fondo. Grazie!", vi si legge.
L'Assessore Luca Rizzo Nervo si è complimentato con il mondo Uisp, capace di raggiungere questi risultati anche in campo agonistico.
Il Sindaco Virginio Merola ha sottolineato l'importanza del movimento per il benessere dei cittadini, per prevenire e contrastare le malattie croniche.
La freschezza e spontaneità di Martina hanno reso il momento ancora più piacevole, la campionessa dopo le feste probabilmente andrà in Brasile per uno stage di allenamento collegiale e prepararsi così alla Coppa del Mondo.
In sala erano presenti: Fabio Casadio, presidente Uisp e Mauro Riccucci, presidente del Circolo Nuoto Uisp.
Ancora brava Martina e grazie!


 

 


L'intervista

 

 

Grimaldi-rivista-UISP.png

 

 


 

Grimaldi rivista UISP 02

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10 dicembre 2012 1 10 /12 /dicembre /2012 17:37

Oscar-Pistorius--Getty-Images-.jpgOscar Pistorius mercoledì 11 dicembre 2012 a Doha (capitale dell'Emirato del Qatar) gareggerà contro un cavallo purosangue. Sarà una sfida puramente dimostrativa con lo scopo di mostrare che un uomo con le protesi di carbonio può compiere delle imprese straordinarie.
Alcuni hanno commentato dicendo che in questo sforzo di apparire più "normale" dei normodotati, Oscar pistorius corre il rischio di entrare nell'agone circense, scadendo a fenomeno da baraccone.
Quelli che fanno simili affermazioni non capiscono molto e non conoscono alcune particolarità della storia dell'Atletica, in cui la sfida dell'uomo contro cavallo affonda le sue radici e che è punteggiata di episodi analoghi sia nelle brevissime distanze che richiedono scatti fulminei, sia nelle distanze più lunghe e nell'endurance. Vorremmo ricordare che ogni anno si corre nel Galles una "classica" sulla distanza di 22 miglia, in cui la sfida è degli uomini contro i cavalli montati (vai all'articolo: Man versus horse marathon. La "classica" gara di 22 miglia che contrappone uomo e cavallo).
E vorremmo anche citare un'aneddoto più volte raccontato da Pietro Mennea che talentuoso runner sin da ragazzino veniva ingaggiato per correre (sulla distanza di 50 metri o giù di lì) contro le auto (e Mennea, quando racconta di questi episodi della sua storia giovanile, afferma: "E il più delle volte ero io a vincere"). 


La sfida contro un purosangue arabo nasce per promuovere la campagna “Assolutamente Capace”, promossa al Doha Goals Forum, che vuole evidenziare il contributo che le persone con disabilità possono dare alla società, nel quadro dello spirito di questa iniziativa annuale sotto l'alto patrocinio dell'Emiro del Qatar che si propone di promuovere il progresso dei popoli attraverso le pratiche sportive.
Ecco le parole del sei volte campione paralimpico che ai Giochi di Londra ha avuto l'opportunità di competere sia nei Giochi olimpici che in quelli paralimpici: “Sono fermamente convinto che una limitazione fisica non è tale se serve a sviluppare maggiormente le proprie capacità”.

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16 ottobre 2012 2 16 /10 /ottobre /2012 11:20
100 km delle Alpi 2012 - Monica Casiraghi in azione attorno al 45° km - Foto di Maurizio Crispi(Maurizio Crispi) La brianzola e blasonata pluri-campionessa di ultramaratona Monica Casiraghi, con la 100 km delle Alpi (che, alla sua 4^ edizione, si è svolta dal 13 al 14 ottobre 2012), si è rilanciata con piena soddisfazione nella 100 km.
Ha conquistato il primo posto femminile, sfiorando addirittura (così sembrava in una certa fase della gara) il podio assoluto, ha stabilito il nuovo record della corsa (tra l'altro, il percorso della 100 km delle Alpi è molto duro e non ha niente da invidiare alla 100 km del Passatore), ha conquistato il titolo italiano Master di specialità (la gara era valevole come Campionato italiano Master 100 km), titolo che ancora mancava al suo strepitoso palmarés.
Per Monica, è stato dunque un bilancio assolutamente positivo, soprattutto in termini di riscoperta della gioia del correre, specie dopo la delusione e il dispiacere per non aver potuto fare bene come avrebbe voluto al Mondiale 24 ore 2012 di Katowice (Polonia), lo scorso settembre.
Monica dunque si è rilanciata ed è pronta per nuove, fantastiche, imprese!
Ma sentiamo con le sue parole le impressioni della gara appena conclusa.
Ci voleva proprio questa vittoria - ha dichiarato Monica - e sono strafelice. Nonostante arrivassi da un brutto periodo sono partita decisa e determinata come sempre; ho cercato di correre con serenità e gioia; e mi sono anche divertita, pur avendo faticato e riconoscendo che la gara é piuttosto duretta! Devo ringraziare chi mi ha rimesso in piedi dopo il Mondiale e tutte le persone che mi sono state vicino e che mi vogliono bene... Si riparte da qui, perché correre è sempre fantastico!

100 km delle Alpi 2012 - L'arrivo di Monica Casiraghi al traguardo di Saint Vincent
Foto di Maurizio Crispi
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14 ottobre 2012 7 14 /10 /ottobre /2012 18:23

Migidio-Bourifa-Campione-Italiano-di-Maratona-sull-arrivo-0.jpgIl bergamasco Migidio Bourifa fa poker, laureandosi per la quarta volta Campione Italiano Assoluto di Maratona (e secondo assoluto sul podio): è avvenuto a Carpi, in occasione della Maratona d'Italia che si è disputata il 14 ottobre 2012. Inossidabile campione a 43 anni!

 

Promessa mantenuta, titolo italiano doveva essere e titolo italiano è stato. Migidio Bourifa questa mattina alla Maratona d’Italia a Carpi (Mo) si è laureato per la quarta volta in carriera Campione d’Italia assoluto Fidal dopo i titoli vinti a Roma nel 2007 a Treviso nel marzo 2009 ed infine alla Venicemarathon nell’ottobre 2010.

Un obiettivo che il 43enne bergamasco, esempio quasi unico al mondo di longevità atletica, si era imposto già dallo scorso maggio appena dopo la Maratona d’Europa dove giunse al secondo posto.
Anche oggi ha occupato il secondo gradino del podio in una gara vinta dall’etiope Sisay Lemma Kasaye in 2h11’58”. Bourifa ha concluso i 42,195km in 2h20’45”, con 8’47” di ritardo rispetto al primo, ma poco importa il tempo finale: oggi, l’obiettivo era la maglia tricolore. E così è stato.

 

“E’ stata una gara difficile, si pensava ad un ritmo leggermente più lento ma già al decimo chilometro ci sono stati i primi strappi degli atleti africani che hanno voluto allungare e ‘giocare’ su un ritmo per me troppo elevato – ha commentato ancora sul traguardo un Migidio ancora avvolto nella bandiera tricolore – Mi conosco troppo bene, ho troppa esperienza sulla 42km e ho preferito proseguire sul mio ritmo anche se in pratica ho fatto tutta la gara da solo. Chi corre le maratone sa cosa vuol dire, sa che non è facile mantenere un ritmo costante ‘in solitaria’.”

 

Un ‘ragazzo’ di 43 anni con una voglia immensa di soffrire in allenamento, sempre alla ricerca della miglior prestazione possibile, professionista sempre e comunque nonostante da ormai un paio d’anni Migidio sia anche parecchio occupato per lavoro. Una famiglia alle spalle che lo sostiene in tutto, la moglie Silvia e la piccola Martina di quasi due anni sono le sue prime tifose. Nonostante i tanti impegni professionali è sempre al vertice del movimento italiano e di mollare, di lasciare le scarpe attaccate al quel fatidico chiodo non ci pensa neppure: “Sono felice, tenevo a questo titolo, per me essere Campione d’Italia ha un forte valore. E’ il mio quarto titolo, chissà se un giorno, magari l’anno prossimo, verrà il quinto. Forse si, forse no, di sicuro non voglio e non posso ora rinunciare a correre e gareggiare”.

 

Secondo e terzo, nella classifica relativa agli italiani si sono classificati Massimiliano Brigo (2h24’09”) e Massimo Mei (2h25’15”), mentre il titolo italiano femminile è stato vinto da Ivana Iozzia in 2h35’08” non lontano dal primato personale e in undicesima posizione assoluta nella gara carpigiana.

 

 

 

LA CLASSIFICA

 






1

2

KASAYE SISAY LEMMA

ETIOPA

2:11:58

2

1

BOURIFA MIGIDIO

ATL. VALLE BREMBANA

2:20:45

3

106

BRIGO MASSIMILIANO

P.B.M. BOVISIO MASCIAGO

2:24:09

4

107

MEI MASSIMO

ATL. CASTELLO

2:25:15

5

109

WEGHER SIMONE

ATLETICA CLARINA TRENTINO

2:29:51

 

 

 

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14 ottobre 2012 7 14 /10 /ottobre /2012 11:41

ATACAMA-CROSSING.jpg(Articolo di Maurizio Zanoni) Raffaele Brattoli è un ultrarunner che, con le sue imprese, si è conquistato un posto al sole nella galleria che ospitano i grandi personaggi dello sport di endurance "per passione".

«Sono orgoglioso di poter affermare di essere l'unico in assoluto ad aver completato i quattro grandi slam più importanti al mondo».  

Ricordi di corse, l'abbattimento del limite che porta all'impresa.
È da 12 anni che Raffaele Brattoli corre ininterrottamente sul filo della resistenza umana e ogni volta si è sempre fatto trovare presente.
Ribattezzato a seconda delle competizioni Desert Man, Iron Man, Ice Man, il grande Sherpa, King of the Desert, il runner di Peschiera Borromeo, classe 1955, vanta nel medagliere personale il completamento di 71 maratone e innumerevoli competizioni estreme.
Sfide d'una vita sportiva intensa, incentrata abbastanza recentemente sulla corsa, alle quali si aggiungono i successi e le esperienze del suo lungo peregrinare in altre discipline come: nuoto, karate, tennis, canoa, apnea, enduro e motocross, dove ha peraltro conquistato il titolo di Campione regionale lombardo nel 1972, classe 125 cc. Le soddisfazioni più appaganti restano però congiunte alla corsa, ultimo e più grande amore dello sportivo.
«Sono orgoglioso - dichiara con fierezza - di poter affermare di essere l'unico in assoluto ad aver completato i quattro grandi slam più importanti al mondo: Top Five Marathon (New York, Chicago, Boston, Londra, Berlino), Four Deserts (Gobi in Cina, Atacama in Cile, Sahara in Egitto e The Last Desert in Antartide), Top Five Ultra Trail in autosufficienza (Atacama Crossing in Cile, Marathon des Sables in Marocco, Gobi March in Cina, Sahara Race in Egitto, Nepal Race in Nepal) e Ultra Trail assistito (Reunion, Monte Bianco, Cro Magnom, Lavaredo e Valdigne)».

Un record assoluto, che si gode in solitario, fatto di avventure dal sapore leggendario, sacrifici, azzardi.

E di chilometri, che - sommati assieme - fanno tre volte la circonferenza della Terra. Tutto è iniziato in un caldo giorno d'agosto del 2000, quando Raffaele Brattoli, ai tempi 45enne, ha intravisto su una rivista la pubblicità della maratona di New York.

«Sono stato subito attratto dallo charme che esercitava una corsa tra le vie della Grande Mela: da un lato stimolava il mio subconscio, anche se dell'altro mi sembrava un'impresa mastodontica, impossibile da portare a termine».

A quel tempo l'atleta di Peschiera Borromeo, cittadina alle porte di Milano, non era ancora conscio del potenziale che la natura gli aveva donato: muscoli robusti e vigorosi, e una volontà granitica, orientata a spingerlo verso i propri limiti e a dare il meglio. Sempre e comunque. Nel novembre dello stesso anno si è quindi iscritto alla prima delle 6 edizioni alle quali ha preso parte della popolare maratona newyorkese. I 42 chilometri e 195 metri di quella prima manifestazione podistica si mostrarono illuminanti: sbocciò l'amore al primo passo. Da allora ha corso centinaia di gare.
GOBI MARCHMa, come spesso avviene per le grandi storie di campioni, un po' casualmente, è stata incrociata la strada delle competizioni estreme, a quel tempo ancora poco battuta se non da qualche pioniere spericolato sparso qua e là sulla Terra.
E l'ha inforcata, a capofitto, diventandone protagonista. «Un mio amico mi aveva parlato di una gara nel deserto: 100 km su e giù per il Sahara, suddivisi in 5 tappe. La mia testa era in fermento: il pensiero di prendere parte a una gara desertica con pericoli legati a serpenti, scorpioni, caldo, disidratazione, rischio di smarrirsi, mi turbava. Decisi di esorcizzare le paure e partire ugualmente".
Era il marzo del 2002 ed è anche l'inizio della sua instancabile marcia contro ogni limite, ben oltre la normale sopportazione umana. «Per me è stata subito dura - racconta -. Avevo perso diverse unghie dalle dita dei piedi e durante la gara pensavo che non avrei più corso in situazioni tanto proibitive. Tuttavia, il gruppetto di atleti italiani al quale appartenevo, si classificò al primo posto e per la prima volta venni investito dalla gloria della vittoria; ciò mi diede la forza di continuare».

E il "mal d'Africa" fece il resto.

L'anno successivo, aprile 2003, si misurò con la regina dei tracciati desertici: l'epica Marathon des Sables. Dopodiché, qualche anno più tardi, seguì la 100 miglia in Namibia. In questa occasione si classificò 11esimo in graduatoria generale e primo della sua categoria (suddivisione in base alle fasce d'età).

JORDAN RACETante maratone, comprese quelle della durata di 24 ore continuative, hanno fatto da apripista alla più famosa e analogamente temuta Diagonal Des Fous (la diagonale dei pazzi) svoltasi in Madagascar sull'isola della Reunion. Confronto quasi impossibile da superare che attraversa l'isola da costa a costa, coprendo una distanza di 165 km no stop, con 12.000 metri di dislivello, e che miete vite a quasi ogni edizione. «Ricordo ancora la bellezza della vegetazione, gli animali allo stato brado, i vulcani (di cui uno ancora attivo), le centinaia di cascate che invogliavano al bagno, le cime piramidali e i sentieri da brivido. E a ogni angolo pericoli dai quali si affacciava spudoratamente la morte. La foresta equatoriale incuteva timore. Corsi per una notte intera lungo i suoi stretti passaggi, accompagnato da inquietanti schiamazzi di animali dagli occhi illuminati dalla mia luce frontale: anche il più temerario degli uomini avrebbe provato inquietudine».
Senza considerare i rischi che un eventuale sbaglio di percorrenza avrebbe comportato, spingendolo in labirinti dai quali è quasi impossibile uscirne vivi. All'arrivo, conquistato dopo 38 lunghissime ore di gara, gli furono consegnate la medaglia e la maglietta da finisher arrecante la scritta "je sui sopravissu" (io sono sopravissuto, nda), a testimonianza degli alti rischi corsi durante la manifestazione. Nell'edizione alla quale prese parte, la 12^, l'elenco dei deceduti e delle persone disperse aveva raggiunto quota 32.

Nella medesima impresa imparò altresì a cibarsi con carni inusuali, ad esempio di coccodrillo, serpente, elefante, cammello, zebra.

La vera svolta avvenne però nel 2008, appena venne a conoscenza di Racing the Planet, un'organizzazione americana che aveva inventato il Grande slam dei 4 deserti. 4 aree selvagge per 4 competizioni, ciascuna di 250 km suddivisa in 6 tappe giornaliere in autosufficienza.
THE LAST DESERT ANTARTIDEIl battesimo si tenne in Cina, con la "Gobi March", valicando dune rosse come il fuoco, piccoli villaggi di poveri coltivatori di riso, fiumi in secca, caldissimi canyon lungo i quali la temperatura superava i 50 gradi. Seguirono nel 2009 l'Atacama Crossing, percorsa sulle Ande cilene, dove il freddo della notte stringeva il corpo degli atleti in un gelido -11 gradi, senza l'adeguato equipaggiamento, e il deserto bianco della Sahara Race.
Prove di forza, da completare imprescindibilmente per dischiudere le porte dell'Antartide, ultimo tassello per una firma nella storia.
Novembre 2011: il fatidico momento è arrivato: «Abbiamo intrapreso la traversata da Ushuaia con la rompighiaccio Atlantic Dream per circa 1000 km di navigazione, alla volta del Polo Sud - ricorda -. Giunti sul posto, dopo 3 giorni interminabili, contraddistinti da mal di mare e onde alte oltre 18 metri, ci siamo acclimatati. Per così dire! La gara si è svolta su circuiti dove imperversavano tempeste e venti, sfiorando temperature oltre i 50 gradi sottozero».
A peggiorare la situazione di Raffaele Brattoli contribuì la rottura di una lastra di ghiaccio che lo inzuppò fino al busto. Un cambio di abbigliamento en plein air, un freddo inimmaginabile e un principio di congelamento non bastarono per precludergli il taglio del nastro. Gara dunque archiviata e con essa anche la sequenza competitiva di Racing the Planet. E così ancora tante altre, stringendo i denti, facendo fronte a ostacoli e infortuni. Senza mai dimenticare il prossimo: è di fatto anche ambasciatore Aido nel mondo e sostenitore oltre che dell'attività sportiva anche di progetti solidaristici. La sua storia però, assicura, non finisce qui, proseguirà alla ricerca di nuove e avvincenti competizioni in ogni dove.

Ringrazio per aver raggiunto questi risultati in modo particolare i miei amici per la loro preziosa assistenza: il cardiologo Andrea Bertolini, l'ortopedico Matteo Casali, il medico e preparatore di maratoneti e ultra runner Paolo Barghini, Enrico Barazzetti, medico curante. Esprimo grande gratitudine anche al mio sponsor Orobianco per avermi dato questa incredibile opportunità.

 

 

 

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9 ottobre 2012 2 09 /10 /ottobre /2012 20:00

 Migidio Bourifa in allenamento a LivignoMigidio Bourifa, domenica 14 ottobre correrà a Carpi, alla Maratona d'Italia, alla ricerca del 4° titolo italiano in Maratona.
Una nuova maratona e un grande obiettivo ancora una volta per il 43enne bergamasco Migidio Bourifa che domenica sarà al via della 25^ Maratona d’Italia a Carpi.
C’è in palio il quarto titolo italiano della sua carriera sui 42,195km. Un ottimo pretesto per fare le cose per bene, per dare come sempre il massimo. Il sogno è anche vincerla questa maratona, ma bisogna comunque fare i conti con i diversi e temibilissimi, oltre che più giovani, atleti africani.

 

Dopo il secondo posto alla Maratona d’Europa a Trieste nel maggio scorso con il sofferto 2h18’58, in questi mesi il portacolori dell’Atletica Valle Brembana si è preparato con cura e serietà come d’altronde ha fatto sempre nella sua lunga carriera: Mi sento bene, ho svolto un ottimo periodo di allenamento che è partito a metà Luglio per poi sfruttare le vacanze per un buon periodo in altura a Livigno – ci fa sapere Bourifa-  l’ultimo periodo non è stato facile perché non riuscivo a cogliere quelle sensazioni che solitamente avevo prima di un grande evento. Sensazioni che probabilmente non rivivrò più. Con il passare degli anni sono riuscito a modificare allenamenti e ad interpretare ogni volta le diverse sensazioni che arrivano dal mio corpo mentre mi alleno, così da capire la condizione attuale di forma!”

 

A Carpi correrò col solo obbiettivo del titolo italiano, - ha aggiunto l'atleta bergamasco - perché è l’unico stimolo che avevo per rimettermi ad allenarmi con continuità e carichi di lavoro importanti, quindi, senza pressioni  di dover rincorrere un crono importante, e speriamo di trovare una giornata decisamente ‘SI’.”

 

Già tre i titoli italiani in bacheca, il primo alla Maratona di Roma nel 2007, poi Treviso nel marzo 2009 ed infine alla Venicemarathon nell’ottobre 2010.


 

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27 agosto 2012 1 27 /08 /agosto /2012 21:21

Emanuele-Abate--1-.jpgAbate, l'uomo dei record italiani, correrà al Meeting Internazionale di Atletica "Città di Padova".
L’ostacolista delle Fiamme Oro tra i protagonisti dei 110hs: «Ho la stessa condizione che avevo a Londra, punto a un grande tempo». E ancora: 
 «Sono legato a questa pista: ci ho vinto il mio primo titolo tricolore»

(Padova, 27 agosto 2012) «A Padova corro sempre volentieri perché mi ci lega un bel ricordo: su questa pista, nel 2007, ho vinto il mio primo titolo italiano assoluto, prendendo consapevolezza delle mie possibilità. E poi qui ho sempre trovato gare di altissimo livello internazionale». A parlare è Emanuele Abate, il volto emergente dell’atletica italiana dopo i tre record nazionali firmati in questa stagione, il primo nei 60hs indoor (7”57), gli altri due nei 110hs, chiusi in 13”32 e poi in 13”28, lo scorso 8 giugno a Torino. Il campione delle Fiamme Oro, società con cui prosegue la collaborazione di Assindustria Sport dentro e fuori dal campo, sarà tra gli azzurri più attesi al XXVI Meeting Città di Padova di atletica leggera, in programma domenica 2 settembre allo Stadio Euganeo, dalle ore 19 (ingresso gratuito).

«Dopo i Giochi Olimpici di Londra mi sono concesso una settimana di pausa, per staccare un po’, ma ho ripreso a prepararmi e i tempi che realizzo in allenamento sono gli stessi che facevo in quel periodo: credo che il finale di stagione potrà regalarmi qualche bel risultato, anche perché l’anno scorso ho realizzato il mio primato proprio a settembre – racconta il ventisettenne Abate – Per me è stata un’annata grandiosa. E’ vero che a Londra mi sarei potuto qualificare per la finale se non avessi incontrato qualche problema sul terzo ostacolo ma non credo di avere nulla da rimproverarmi: ho corso in 13”35, sui tempi del precedente record italiano, e poi negli ostacoli può sempre capitarti l’imprevisto, come è successo a Liu Xiang».

Se non avesse fatto l’atleta lavorerebbe probabilmente nel campo dell’ingegneria meccanica. «Credo che almeno mi sarei laureato: adesso mi mancano una decina di esami per la specialistica e conto di riuscire a terminarla». Nell’ipod, prima delle gare, «...ci sono sempre Now we are free dalla colonna sonora del Gladiatore e Top Gun Anthem».
Se gli parli di vacanze, ti risponde sorridendo «...che tanto io vivo in una località turistica come Alassio, è sempre vacanza qui».
E riguardo ai suoi record italiani rivela: «La vera sorpresa è stata realizzare quello indoor perché non sono un gran partente. Quando è arrivato quello ho capito che questo sarebbe stato l’anno buono anche per i 110hs».

 

 

Nella foto Emanuele Abate ai Giochi Olimpici di Londra

Visita www.assindustriasport.it e www.atleticamondiale.it

Per informazioni: Ufficio Stampa Assindustria Sport Padova tel 049 8227114 – fax 049 8227164

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20 agosto 2012 1 20 /08 /agosto /2012 13:01

samia_foto-ansa.JPGSamia, l'atleta somala che ha portato la bandiera nazionale del suo paese ai Giochi olimpici di Pechine, minacciata dagli integralisti islamici perchè, essendo donna, praticava lo sport, ha cercato di raggiungere l'Italia, per vie illegali e, tentando la traversata, è morta in mare. E' così naufragato dolorosamente il suo sogno di correre in Italia e di continuare a praticare l'atletica, cosa che in patria le veniva negato. Morta, perseguendo il suo sogno.
Una storia triste quella di Samia, ma esemplare per illustrare quanto possa essere forte il bisogno di libertà e quello di inseguire la propria passione.

Quello che segue è l'articolo di commossa commemorazione comparso su Il Giornale.it.

(Fonte: ilGiornale.it) Sono trentadue. Sono secondi. Sono la commovente metafora di una vita che non c’è più. Lei si chiamava, si chiama, si chiamerà per sempre Samia, ragazza sim­bolo, minuta e ostinata, giovane somala dai lineamenti aggraziati regalo di quel popolo bello quanto sfortunato e crudele con se stes­so.

Popolo in lotta, popolo senza pace. Samia è il simbolo triste e coraggioso di chi la vita, a costo di morire, la vuole cambiare. È agosto, è il 2008, stadio olimpico, nido d’uccello, Giochi di Pechino, giochi muscolo­si fatti per raccontare una potenza che per una manciata di secondi si trasformano però in Giochi di dolcezza infinita.
Succede nelle batterie dei 200 metri donne. Corsia 7, c’è Isa­bel Le Roux, sudafricana, altra Africa rispetto a quella di Samia. Isabel non sa nulla di lei. Corsia 6, c’è Veronica Campbell Brown, fuo­riclasse, giamaicana, è tesa, sprizza muscoli.
Non sa nulla di Samia, di quella ragazza di 17 anni alla corsia 2, pronta a scattare con fuse­aux elasticizzati neri e t- shirt bianca e banda­na e il fisico di chi corre, ma non si allena in centri specializzati e non segue la dieta degli atleti rispettando le proporzioni ottimali di glicidi, protidi, grassi, vitamine, sali minera­li, carboidrati e vattelapesca.
Veronica Cam­pbell e le al­tre non sanno di lei e non la vedran­no neanche perché allo sparo correranno via e sarà gara solo loro, 23 secondi e rotti, gara a cinque, metafora di chi si è preparato e affro­n­ta la vita e magari perde ma ha tutto quel che serve per farcela. Dietro, molto indietro, 32 secondi il suo tempo, Samia corre e vive la propria di metafora, quella di chi anche se dà l’anima no, proprio no, non potrà mai rag­giungere gli altri.

Perché gli altri sono troppo avanti, gli altri appartengano a un mondo che non sarà mai a portata. «Ho rappresentato la Somalia, ho tenuto in mano la bandiera, ho sfilato con i grandi at­leti e sono orgogliosa di quanto fatto » dirà fie­ra, senza neppure approfittare dei media del mondo per raccontare del padre ucciso ne­gli scontri a Mogadiscio, della povertà, dei cinque fratelli.
Purtroppo senza neppure sa­pere come verrà accolta in patria. Perché nes­suno ha visto la sua gara, non è stata trasmes­sa, nessuno sa e anche lei, ben presto, è il 2009, capirà che è molto meglio non sapere nulla, persino negare di essere un’atleta.
A convincerla le minacce ricevute da al Sha­baab, il partito della gioventù, il gruppo insur­rezionale somalo, fondamentalista islami­co, che vieta di vedere e praticare gli sport.
Al­la prima occasione Samia fugge, scappa in Etiopia, prova persino a riprendere gli allena­menti, stavolta i 1500, obiettivo Londra, nien­te da fare.
Già, Londra.
Dopo i Giochi appena conclu­si è un gran parlare di eroi sportivi. Fra questi Mo Farah, oro dei 5000 e 10000,oro per l’Inghil­terra dove si è rifugiato a 8 anni scappando dalla Somalia.
Già, Londra. Dopo i Giochi Ab­di Bile, campione del mondo nei 1500 a Ro­ma '87, icona dello sport somalo, durante un incontro ha gelato il mondo dello sport: «Sa­pete che fine ha fatto Samia? Ve lo dico io: è morta. Su una carretta del mare... cercando di raggiungere l’Italia dalla Libia».

Pechino, t-shirt bianca e quella corsa: e le cinque atlete che fuggono via. Irraggiungibi­li. Metafora di una vita.

 

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
Visitatori unici 380 449
Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
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Lara arrivo pisa marathon 2012  arrivo attilio siracusa 2012
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