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13 novembre 2015 5 13 /11 /novembre /2015 06:57
Camminare. Salvatore Sulsenti è sempre per strada: una nuova settimana di diario, vista in parallelo con quella analoga dello scorso anno

Quella di Salvatore Sulsenti è una bella storia, specie adesso che ha preso ad inviare - per illustrare il suo cammino - i diari paralleli del 2014 e del 2015.
Sembra quasi che, per una congiuntura di eventi, per "aver contemplato" una sua situazione di vita non soddisfacente, egli abbia deciso di intraprendere quello che, a tutti gli effetti, sembra essere un pellegrinaggio, un percorso trasformativo per il corpo e per l'anima.
Leggendo questa sua "puntata" della settimana tra il 2 e l'8 novembre non ho potuto non pensare ad alcuni libri letti (fiction e non) che sono paradigmatici delle "avventure" che ci attendono quando intraprendiamo un cammino, avventure che riguardano ciò che possiamo incontrare lungo la nostra strada, sia all'esterno di noi, ma soprattutto in termini di paesaggi interiori che si vanno schiudendo.
Dei tanti libri che mi vengono in mente, adesso ne citerò soltanto uno che "Sognavo di correre lontano", un romanzo scritto da Ron McLarty (titolo orignale inglese: The memory of Running), che ebbi modo di leggere nel lontano 2006.

E' la storia di Smithy, sobeso e super-fumatore che, in seguito all'improvvisa morte di entrambi i genitori, inforca una vecchia e rugginosa bicicletta e parte senza niente al seguito, avendo come meta la West Coast dove cercherà di rintracciare l'amata sorella da tempo andata via di casa. Durante il viaggio cambia la sua vita: sarà il suo un viaggio di trasformazione, di recupero delle memorie sepolte, di superamento di molti traumi e di riassetto esistenziale (un volume che purtroppo non è più disponibile e che, sicuramente, meriterebbe di essere ristampato).
(Dal risguardo di copertinaSmithy Ide ha quarantatré anni, pesa centoventisei chili e, con ancora indosso l'abito scuro del funerale dei genitori, inforca la bicicletta della sua adolescenza e comincia a pedalare: la meta è Los Angeles, giusto all'altro capo degli Stati Uniti, alla ricerca dell'amatissima sorella Bethany, di cui da tempo ha perduto le tracce. Armato soltanto della sua buona volontà, Smithy inizia un viaggio avventuroso e denso di sorprese. Un romanzo di formazione, una storia forte, un protagonista della più autentica tradizione letteraria americana.
Quindi, vai Salvatore, vai, prosegui nel tuo cammino che ti riserverà sorprese e meraviglia (ma anche dolori e doloretti) ad ogni passo e ad ogni punto di svolta.

2014

02 novembre 2014. Riposo per visita parenti. Vado a trovare mia sorella ed i miei due nipoti. Come sono cresciuti! La più grande ha 14 anni crede che il mondo le appartenga, il piccolo, 13 anni ed interista, soffre d’amore, ma per la sua squadra.

03 novembre 2014. ieri sera a letto senza cena. Da sabato (pranzo e cena) a domenica (pranzo) sono andato oltre le mie abitudini, ho esagerato - appena un po’ - e mi sento appesantito. Quindi, niente cena ieri. Alle 5:11 comincio questa settimana in un clima quasi da primavera inoltrata, cammino bene, ho un buon ritmo e lo mantengo fino alle 7:11 quando completo le mie 2 ore quotidiane. Sorge un sole che scalda tutto e da subito e mi dicono che siamo già in autunno. Arrivato a casa mi peso: kg.108,9. Dopo i bagordi del week end credevo di trovarmi a combattere con la mia bilancia. Almeno stavolta sono stato graziato.

04 novembre 2014. Tutto bagnato, la strada, i marciapiedi, gli alberi, la spiaggia e le mie ossa cominciano ad indispettirsi per l’umidità. Spero che la pioggia si tenga lontano, adesso non piove. 5:10 si va ed alle 7:10 rientro, cammino in totale solitudine. La mia play list mi fa compagnia. Ad est nuvole cariche d’acqua vengono illuminate, dall’interno, da fulmini color arancio. Torno a casa e mi peso. Non ho camminato bene come avrei voluto. Ho sentito le gambe, negli ultimi 40 minuti, particolarmente appesantite. Comunque ho portato a compimento un altro passo verso quota 85. La mia bilancia dice che peso kg. 109,3 ci sarà da fidarsi?

05 novembre 2014. Ore 5:06 si parte in una mattinata ventosa e fredda. Inizio quasi spettrale. Nuvole nerissime coprono il porto e chiudono il cielo, buio improvviso causa sciopero di tutti i lampioni. Il vento continua ad insinuarsi fra yacht, catamarani giganti, semplici Zodiac e fa sentire sempre più la sua forza. Io continuo guardandomi intorno e facendo attenzione a non camminare troppo vicino al mare, non vorrei che una raffica di vento mi creasse qualche difficoltà. 7:06: ho coperto le 2 ore quotidiane sempre con il vento forte a farmi da scorta, la temperatura è salita e, alla fine, è anche piacevole. Arrivato a casa dò compimento ad un consolidato rituale: la pesata. Responso kg.108,8 al 94° giorno di cammino e dopo 199,44 ore mancano kg.23,8 a quota 85. Vado avanti.

06 novembre 2014. Alle 5:02 è ora di mettere le zampette per terra e cominciare ad andare. Alle 7:04 finisce la mia passeggiata. Vento e nuvole, con mille sfumature di grigio, a coprire tutto il cielo. La minaccia di pioggia è molto concreta. Mi peso kg.108,8, stazionario. Finisco il secondo ciclo di compresse Vertiserc da 16 mg per i miei capogiri, ormai completamente spariti. Comincia a piovere, alta temperatura.

07 novembre 2014. Piove e comincio a camminare già bagnato. Sono le 5:08 si va e spero di riuscire a concludere le mie 2 ore quotidiane. 7:10 ce lo fatta , finito di camminare fra un cocktail di vento e pioggia. Anche la mia anima si è bagnata stamani, ma in realtà meno di quanto pensassi. Mi hanno fatto compagnia Radio DJ ed alcuni gabbiani, che non avendo nulla da fare, vanno in giro con un tempaccio del genere. Ho camminato al buio, ma soprattutto senza incontrare nessuno degli habitué, ma proprio nessuno. Tutti impauriti da un po’ di pioggia. Arrivo a casa, prendo il caffè con mio padre, faccio la doccia, un po’ di bucato e vado a pesarmi. Il responso è: kg.109,2. Registro i dati e faccio colazione con uno yogurt all’albicocca, crusca, biscotti.

08 novembre 2014. Voglia di camminare, di muovere anche un solo capello zero. Stamani non va affatto. Ma già alle 5:07 sono per strada. Leggero vento, sulla spiaggia i resti di uno stabilimento balneare frantumato dalla mareggiata. 7:07 finisco di camminare senza volerlo e senza averne voglia. La mia bilancia mi confida che sono ancora a kg.109,2.

2015

02 novembre 2015, lunedì. Mi alzo alle 5,30 e guardo per strada se il cielo promette bene. Nulla da dichiarare.

03 novembre 2015, martedì. 15,55/17,45 e un secondo step 18,30/20,30 per km 24. Inizio prima del consueto per camminare da solo. Rivedo il canta autore Vincenzo Spampinato, cammino provando uno zainetto diverso. Cammino male, sono lento e stanco, si ripresenta il dolore alla gamba destra, prendo un anti infiammatorio dopo cena. Così non va.

04 novembre 2015, mercoledì. Da un po’ di tempo ho qualche problema con la memoria a breve termine, solo episodi in realtà. Faccio un test per valutare la mia predisposizione all’Alzheimer [Ma dai!!!! NdR] e per fortuna le mie capacità cognitive, alle 6.00 del mattino, sono buone. Metto della pomata sulla mia gamba destra, avverto una leggera tensione muscolare e domani devo tentare i 70km? No, no. Nulla da fare la gamba è dolorante, altro anti infiammatorio. Rimando l’uscita con Inge, oggi riposo. Sono nervoso, esco per un caffè con un’amica.

05 novembre 2015, giovedì. Mi sveglio bene, ho dormito serenamente ma credo di aver esagerato a cena. Comprendo il valore del riposo come parte integrante di un allenamento alle lunghe distanze. Apprendo come educare il mio corpo al rispetto di sé. Faccio un test operativo di un vecchio zainetto che sembra essere ok. Le tasche laterali sono adatte a contenere due bottigliette d’acqua o due borracce, la posizione delle tasche (dopo alcune prove) non va, è arretrata e poco fruibile. Dovrò prevedere due borracce da agganciare agli spallacci o magari acquistare uno zaino nuovo, così faccio prima. Compro della curcuma.

06 novembre 2015, venerdì. Piove, la gamba destra sembra essere guarita ed anche la spalla sinistra sembra andare meglio. Cammino senza meta per il paese. Riposo.

07 novembre 2015, sabato. Mi sveglio alle 2,33 dopo essere andato a letto alle 22,30. Sono le 3,18 e sono ancora sveglio e decido di mettermi a scrivere. Oggi cammino con il mio gruppo, alle 6,45 parte l’autobus che mi porterà allo start point. Faccio colazione con due amiche incontrate casualmente. Sono le 8,30 si parte. Ci aspettano 17,200 km che termineremo di camminare alle 11,30 compresa una cake stop di gruppo. Che divertimento l’allungo finale, 40 minuti veloci veloci. La temperatura è quasi estiva, alcuni temerari fanno il bagno. Si cammina a sinistra, sembra che qualcuno dei miei compagni abbia ancora le idee confuse. Ma come biasimarli. In Italia sono milioni a confondersi fra destra e sinistra.

08 novembre 2015, domenica. Giornata dedicata al riordino del mio laboratorio/esposizione ed alla costruzione di un prototipo di porta borraccia per il mio zainetto. Domenica splendida, sole caldo che invita per strada. La tentazione è forte ma l’allungo di sabato mi costa il ritorno di un leggero indolenzimento. Ho la sensazione che la mia gamba destra pesi più della sinistra.

Una settimana, due anni diversi per raccontare lo stesso uomo. Lentamente i miei cambiamenti maturano, li faccio miei, li domino, acquisto in consapevolezza e voglia di fare, di andare. La mia oasi a volte si tramuta in un torrido deserto, ma sono sempre per strada. Sempre per strada, caro Maurizio.

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1 novembre 2015 7 01 /11 /novembre /2015 23:15
Camminare. Qualcosa è cambiato: il cambiamento visto attraverso la stessa settimana nel 2014 e nel 2015. Tanta la strada fatta, ma proprio adesso occorre essere prudenti
Camminare. Qualcosa è cambiato: il cambiamento visto attraverso la stessa settimana nel 2014 e nel 2015. Tanta la strada fatta, ma proprio adesso occorre essere prudenti

Qualcosa é cambiato. Ce lo mostra bene - e con tutta evidenza - il diario parallelo di Salvatore Sulsenti, impegnato nel suo progetto di mettere in forma il suo corpo e la sua mente per portare a termine la 100 km del Passatore 2016 camminando.
Ce lo mostra bene un suo diario parallelo 2014-2015, in cui uno stralcio di una settimana di un anno fa, quando aveva appena iniziato a camminare, e letto parallelamente a quello della . stessa settimana un anno dopo.
Allora, nel 2014, Salvatore Sulsenti si affacciava appena a dare uno sguardo sulla possibilità di un mondo diverso, oggi è già entrato in un mondo decisamente diverso, sia per quanto concerne la sua forma psico-fisica, sia per quanto concerne il mondo delle relazioni interprersonali, delle attitudini interiori, dei progetti. Tuttavia, questo è un momento particolarmente delicato: occorre dare al corpo il tempo di abituarsi ai nuovi carichi di lavori, rinunciando - anche se l'euforia indurrebbe a fare molto di più - a tentare di andare oltre. Il miglioramento e il cambiamento sono discontinui e procedono a strappi, non possono andare avanti con una progressione continua: c'è il rischio di lacerazioni e se il corpo che è è in un equilibrio delicato in cui si sommano i cambiamenti e i miglioramenti non regge e si inceppa c'è il rischio che anche la mente subisca una momentaneo contraccolpo. Occorre dare tempo al corpo di adattarsi e imporre alla mente di rilassarsi attraverso il Gioco, rinunciando ad essere una troppo severa maestra.
Qualche volta, anziché inebriarsi bevendo a grandi sorsi dal calice di nettare appena trovato, occorre fermarsi per sorseggiarlo in piccole quantità alla volta, per percepirne il sapore e il gusto, per imparare a conoscere le sue qualità.
Vale qui l'esortazione manzoniana, divenuta proverbiale: "Pedro Adelante, con juicio!".

Camminare. Qualcosa è cambiato: il cambiamento visto attraverso la stessa settimana nel 2014 e nel 2015. Tanta la strada fatta, ma proprio adesso occorre essere prudenti

2014

26 ottobre questa notte si torna all’ora solare, a tutto vantaggio del sonno. Niente affatto, mi sono svegliato da solo alla stessa ora di sempre. Mi attardo un po’ in casa, questa mattina mio padre va in gita e lo accompagno e quindi comincio a camminare più tardi. L’alba è già andata, sono le 6:23, parto e comincio ad andare anche se lentamente. Mi sembra strana tutta questa luce. Alle 8:25 concludo le mie 2 ore (e 2 minuti). Poco più di venti partecipanti ad una gara di pesca, invadono parte del mio tragitto. Il Sole è già pronto a salutare questa domenica. Cammino bene ed alla fine delle mie ore decido di fare il bagno. Poche bracciate ma che emozione fare il bagno a fine ottobre. Nessun brivido. La mia maniera di salutare questa strana estate. Si, decisamente strana. Cammino per strada a piedi nudi verso l’auto. I miei piedi non sono d’accordo. Peso kg.108,9 e quindi a meno kg.23,9 dal mio obbiettivo, dal mio peso forma.

27 ottobre ultimo lunedì di ottobre. Ogni mese che sta per finire, mi obbliga a fare un altro bilancio dei risultati verso gli 85 chili che intendo raggiungere. Mi peso e riconfermo kg.108,9 è un bel vedere sul display della mia bilancia. Comincio alle 5:10 e termino alle 7:10. Piove e per un’ora cammino sotto l’acqua. Un arcobaleno, incastrato fra le nuvole nere, mi segue e mi controlla le spalle mentre vado incontro ad un Sole splendente. Lascio la pioggia ad ovest e trovo il Sole ad est. Bene così. Mi bagno ma torno a casa soddisfatto.

28 ottobre da oggi dichiaro che tutto è possibile, porto via con me la mia esistenza. Mi faccio compagnia in questa fredda mattina di autunno. 5:07 è ora. Già è ora di fare tutto. 7:07 passate 2 ore a camminare in tranquillità. Ascolto, con gli auricolari, musica, ma non sopporto le canzoni romantiche. Preferisco i ritmi caldi delle note cubane, di Compay Segundo. Per quanto cammini mi riesce difficile coprire la distanza fra ciò che vorrei fare e ciò faccio. Io ho cominciato e se posso, mi prendo tutto. Mi peso e leggo kg.110,2: ieri devo proprio aver esagerato con i ravioli al prosciutto.

29 ottobre dalle 5:07 alle 7:07 cammino a rilento, nella fase iniziale, come se volessi dormire camminando. Il mare ha graffiato, scavando dei solchi, tutta la spiaggia. Continuo ad andare e negli ultimi 40 minuti ho ancora forza per aumentare il mio ritmo e divertirmi ancora. Registro un peso di kg.109,5. Una chiocciolina, presuntuosa ed arrogante, voleva addirittura tagliarmi la strada.

30 ottobre ci siamo. Un altro mese sta per finire. Ottobre però lo concluderò quasi con un calo a zero grammi. 5:07 vado. 7:07 2 ore volate via, mattinata di sole nonostante le previsioni di pioggia. Dovrò migliorare la mia alimentazione. Alla pesata registro kg.108,5.

31 ottobre questo mese volge al termine registrando un calo totale, nei 28 giorni in cui ho camminato, di solo kg.1,5 (il mio peso totale è kg.108,9 con un calo generale di kg.11,3). La mia alimentazione va rivista, va moderata e soprattutto migliorata nella qualità.
Ho ecceduto con i carboidrati e dovrò ridurne la quantità a tutto vantaggio di carboidrati integrali e fibre. Ho acquistato della crusca che aggiungo allo yogurt la mattina, aumento il consumo di legumi e verdure sia crude che cotte.
Stamani arrivando alla mia base di partenza vengo accolto da una femmina di Labrador e dai suoi tre cuccioli arruffati, che mi attraversano la strada giocherellando fra di loro. Sono le 5:06 si va a chiudere ottobre alle 7:06 con altre 2 ore di cammino, 56,54 in totale. Giornata quasi estiva. Una palla di fuoco sta per esplodere e salutare questo venerdì ma alle mie spalle, dietro nuvole lontane, lampi di color rosso ed arancio ad ovest tagliano il cielo. Fra 21 giorni sarò a Milano e quindi a Rovellasca. Camminerò con Anna, e forse anche Domi, andremo a Saronno a piedi nell’auspicio che Domi sopravviva. Alle 6:26 ricevo un sms di Domi per il buon giorno e dopo 10 minuti mi chiama: parliamo e piange quasi perché si avvicina il secondo anniversario della morte del marito. Lei si stupisce che io riesca a camminare e parlare contemporaneamente.
Stamani mi sento bene, bene.

2015
26 ottobre, lunedì: 14,40/17,15 due 2 ore e 35 minuti. Ho incontrato e salutato il cantautore Vincenzo Spampinato. Ho preso il passo per i primi 10 km con una media per km, camminando, di 8,48 minuti. Nel dettaglio: 1(8,59) - 2(8,48) - 3(8,54) - 4(8,52) - 5(5,50) - 6(8,52) - 7(8,51) - 8(8,57) - 9(8,37) - 10(8,28). La vescica è ancora dolorante. Salutato diversi amici.
27 ottobre martedì: dalle18,30 alle 20,10 camminata soft. Per un po’ mi sono mosso in spiaggia con un vento fastidioso. Ho anticipato il mio gruppo per riscaldarmi camminando da solo.
28 ottobre mercoledì: giornata di lavoro nel mio laboratorio di arte materica. Mi muovo fra le mie opere pensando alla prossima uscita. Controllo il meteo, studio un nuovo percorso e punto a coprire qualche chilometro in più.
29 ottobre giovedì: 18,30-20,15. Ho camminato in testa al gruppo e mi sono concesso un allungo finale. Inizio a muovermi con un leggero dolore alla gamba destra che mi accompagna, aumentando, per tutto il tragitto.
30 ottobre venerdì. La giornata inizia con un acutizzarsi del dolore alla gamba. Uso una pomata. Ottima giornata per uscire e concedersi una bella passeggiata, la mia gamba non è d’accordo. Resto a riposo [e hai fatto bene, devi dare il tempo al tuo corpo di abituarsi ai nuovi e più importanti carichi di lavoro: è un momento critico, in cui l'euforia può indurti a fare più di quanto dovresti - ndr].
31 ottobre sabato: ho ancora la gamba indolenzita. Cammino per pochi chilometri ma devo subito rinunciare a continuare. Concludo la giornata chiamando Carlo, un mio amico farmacista a Milano. Parliamo di pomate da utilizzare, di antiinfiammatori, di integratori, di diuresi, di articolazioni e di come il corpo possa reagire alle lunghe percorrenze. Parliamo di organizzare un giro del lago di Como.
01 novembre domenica. Sono incerto se camminare o meno, la fitta alla gamba destra decide per me. Esco comunque a fare due passi a dispetto del buon senso. Alcuni minuti a passeggiare per le vie del paese. Sento le mie gambe ancora leggermente indolenzite, i miei muscoli sono definiti, evidenti, pronti. Ad ogni passo sento una risposta, ad ogni metro sento la voglia di strappare un altro metro. Torno a casa, comincia a piovere, i tuoni mi accompagnano, oggi è così.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

spero che l’idea di affiancare la settimana del mio diario di ottobre del 2014 a quella del 2015 sia sufficiente a fare un’istantanea lunga un anno di me come camminatore e come uomo. Ogni giorno sono in lotta con me stesso, ogni giorno mi permetto il lusso di camminare ed “assentarmi” da una vita che non intendo riconoscere ed accettare. Camminare mi permette di dare una sbirciatina al di là del muro, giusto per vedere che succede. Camminare mi fa vedere chi sono e quando guardo a fondo mi rifletto in una parte del muro che non riesco a trovare più. Continuo a camminare perché intendo sperare che sia possibile, perché non voglio darmela vinta, perché non voglio lasciarmi andare. Cammino perché io mi possa fermare.

Salvatore Sulsenti

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31 ottobre 2015 6 31 /10 /ottobre /2015 22:00
Camminare. Una nuova settimana di preparazione per Salvatore Sulsenti. Qualcosa è cambiato: la sensazione di avere la padronanza di gambe e testa

Ed ecco, anche se con un po' di ritardo, la nuova puntata del diario settimanale di Salvatore Sulsenti (19-25 ottobre) che continua a tenere fede al suo ambizioso progetto, sforzandosi nel frattempo di raggiungere e superare piccoli traguardi intermedi, passo dopo passo.

Il suo percorso è di addestramento fisico, ma anche di riflessione e di continuo confronto con se stesso, con ansie e timori, e nello stesso tempo speranze e progetti.
Il Cammino verso nuovi orizzonti non è facile, è disseminato di ostacoli, ma - nello stesso tempo - la bellezza è nel Cammino in sè, nel percorso che si affronta giorno per giorno
.
E, con la lunga camminata di venerdì 23 ottobre, un nuovo obiettivo è stato superato: raggiunti oltre 58 km percorsi in un'unica sessione in compagnia di Inge Poidomani. E, per questi 58,4 km - soprattutto negli ultimi - ci sono stati gambe e testa.
Qualcosa è cambiato...

19 ottobre 2915. Lunedì. Mentre mi chiedo che settimana si apre mi chiamano dall’Ospedale Garibaldi di Catania, mi ricordano che dovrò affrontare una addominoplastica programmata già da mesi ma che io avevo rimosso. Dovrò dimagrire ancora 5/7 chili, ci rimandiamo ai primi giorni di dicembre. Ripercorro tutti i miei precedenti interventi, tutti gli episodi e le tensioni prima della sala operatoria. Quello che dovrà farsi si farà. Il mio stato d’animo mi accompagna per tutto il giorno e la mia camminata di oggi, solo 30 minuti, non è classificabile. Prendo un caffè al bar della piazza con un’amica, cerco di rilassarmi. Rientro a casa e dopo la doccia di rito coccolo i miei piedi. Passo una crema idratante e mi riprometto di farlo ogni sera.

20 ottobre 2015. Martedì. 12 km dalle 18,30 alle 20,20. Ho camminato bene, assistendo ad una crescente armonia di gruppo che vive ancora l’accento di sottili individualismi.

21/22 ottobre 2015. Mercoledì/giovedì. Due giorni di recupero ma soprattutto due giorni di preparazione alla mia uscita di venerdì. Scompongo ogni passo che mi toccherà fare, cerco di abituarmi all’idea di un lunghissimo e di diventare amico di me stesso, giusto per cogliere qualche confidenza.

23 ottobre 2015. Venerdì. Ci siamo. Sveglia alle 5, pomata antidolore per i miei piedi, caffè, yogurt al cocco, banana, altro caffè.
Come ogni mattina un cavallo lanciato in salita mi dice che sono le 5,30 circa.
Sono ansioso. Lo zaino è pronto ma pesa: 2 litri d’acqua, 3 succhi di frutta ed altro.
Andrò ad affrontare un percorso in buona parte privo di punti d’acqua.
Sono davanti al PC per un attimo di relax. Guardo foto di runner, di ultra trailer, cercando di carpire da un particolare un suggerimento prezioso.
La mia ansia e la mia tensione crescono. Si parte, con la signora Inge, alle 7,16 e camminiamo per 10,30 ore e ci concediamo due pause per un totale di 10 minuti, non di più.
Percorriamo “solo” 58,4 km ad una velocità media di 5,56km/h.
Ho passato una giornata a capire come fare a gestire gli zuccheri, i sali minerali e all’effetto che ha un pezzo di cioccolata, a come i miei muscoli reagiscono ad una pausa che si allunga di un paio di minuti, a cosa fare con una vescica al mio piede sx (ci passo della crema lenitiva).
Mi alzo come se mi fossi trasformato in marmo. Inge mi spinge ad andare avanti e che comunque dopo qualche minuto tutto ritornerà a posto.
Ha ragione. Nella mia uscita del 9 ottobre i km percorsi furono 54 e negli ultimi 10 raschiavo il fondo del barile (Inge dice che gattonavo).
Oggi non è successo.
Giorno 9 ho camminato per 10 ore ad una velocità media di 5,4km/h oggi la velocità è 5,56km/h. Il 9 il tempo dell’ultimo km era di 13,19 minuti ed oggi è stato di 7,07 minuti.
Oggi non ero solo, qualcuno mi ha tirato a sé spingendomi a correre per un paio di km.
Il piacere? Grande, grande.
Oggi ho avuto gambe e testa. Oggi la sensazione più intensa è pensare a chi mi vuole bene.
Ma che bello vedere Inge sorridere e meravigliarsi per la mia corsa, per la forza che ho ancora. Danche, Frau Inge! Stupisco Inge, le regalo anche uno scatto finale.
Oggi ho anche cercato di capire come e se usare le bombolette di ghiaccio spray (non sapevo nemmeno che esistessero) e le fasce adesive per le vesciche. Mi chiedo se il talco al mentolo può tornarmi utile.
Se fossi arrivato a camminare per 60km mi sarei concesso una pizza ed una birra.
Ma siccome le gambe mi hanno detto di poter stare tranquillo vado in pizzeria… Ho anche il dessert. Una crostata d’arancia e una torta alla Nutella, una carezza che porta il sapore di un amore appena nato.

24/25 ottobre 2015. Sabato/domenica. Nulla da dichiarare. Non è vero, ma ci sono fatti ed emozioni che non vanno manifestati. Provo a fare finta di resistere, ma cedo alla voglia di sorridere solo per me.

Il percorso dell'allenamento del 24 ottobre 2015

Il percorso dell'allenamento del 24 ottobre 2015

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27 ottobre 2015 2 27 /10 /ottobre /2015 06:17
Lucca 30 km (Lucca Marathon) 2015. Emozioni da vivere: la volontà di realizzare ciò in cui si crede abbatte ogni ostacolo

Ecco di seguito il racconto di Emanuela Pagan sulla sua esperienza alla Lucca 30 km ("Run over the Walls"), svoltasi - assieme alla Lucca Marathon, alla sua 7^ edizione - il 25 ottobre 2015.

Toscana, lucca, 25 ottobre 2015 30km di Lucca
Emozioni da vivere
di Emanuela Pagan

Emanuela Pagan lungo il Cammino di santiago (2015)Lucca racchiude tra le sue mura strade protette da edifici alti che lasciano spazio a piazze oppure si tengono stretti, cresciuti sui ricordi di un anfiteatro romano.

Dalla torre Guinigi la città mostra piccoli terrazzi con sedie e piante, specchi verdi in un mare di tegole rosse.

Mille sapori sono pronti a esaudire il palato. Il buccellato è una dolce pausa fatta di anice e uvette.

Sabato pomeriggio ogni vicolo pullula di gente. Banchetti colmi di oggetti colorati o dolci ipercalorici attraggono gli occhi.

Domenica mattina le squadre cercano spazio negli angoli di sole per fermare un'immagine prima della fatica.

La partenza della maratona e della gara di 30 km avviene in contemporanea sulle mura dopo la presentazione degli atleti di élite. Un'ovazione accoglie Giorgio Calcaterra, l'atleta romano che ha fatto la storia italiana delle corse lunghe 42.195km e ora sta scrivendo quella dell'ultramaratona.

Leggevo le sue imprese quando ero ancora una podista da pochi chilometri.

Si parte puntuali in una giornata climaticamente ottima per correre. I primi chilometri passano senza affanno. Due atleti riconoscono la mia società, un altro vorrebbe correre la 30 km sotto le 2h10' e ce la farà.

Il percorso non è noioso, non ci sono lunghi rettilinei. Gli addetti sono numerosi, pronti a segnalare e a incitare. Una linea bianca continua traccia la strada. Impossibile perdersi, basta seguirla.

Facile. A volte vorrei che anche nella vita ci fossero dei cartelli indicatori per la via che conduce alla felicità.

Mi torna in mente il racconto di Carroll, quando Alice chiede al Gatto che strada deve prendere. Il Gatto le risponde:" Dipende più che altro da dove vuoi andare".

Esistono propulsioni non sempre razionali, ma dettate dall'istinto, sono quelle che portano lontane. Ci possono essere dei ripensamenti "umani", ma vince sempre la voglia di fare. Credere in un sogno. La vita vissuta.

Per rientrare a Lucca bisogna affrontare un sottopasso poco prima del venticinquesimo chilometro. Il fiato si fa corto.

Nella città il tifo è forte. I piedi si lamentano sul lastricato cittadino, ma lo rimpiangono quando salgono sulle mura.

Lunghi questi chilometri: mi sembravano più piacevoli le mura alla partenza. La fatica può cambiare un'immagine.

Mi raggiungono i due podisti che avevano riconosciuto il giallo Casone. Dicono:" Non mollare!", ma sembrano sempre più lontani.

Le gambe non ci stanno. Li riprendono. Uno dei due è gentilissimo. Mi scandisce la distanza ogni 100 metri. Manca un chilometro. La mia testa traduce in voce la fatica: "Non ce la faccio", con il risultato che le gambe accelerano. Comandano loro. Mi saluta l'atleta invitandomi a godermela, 200 metri all'arrivo, lanciata dalla discesa dalle mura.

Leggo il cartello dei 42 km, sono 195 i metri rimasti!
La differenza mi rinvigorisce, ormai il mio cervello è evidentemente stanco.

La strada è formata da due ali di folla che grida così forte da spegnere anche la spia del mio fegato. Chiudo a denti stretti.
Non correvo così tanta strada dal 2008.

Il futuro è imprevedibile, ma la volontà di realizzare ciò in cui si crede abbatte ogni ostacolo. Non sarà mai facile, ma varrà sempre la pena credere in un sogno.

Bacio al cielo. Lassù qualcuno mi vuole molto bene.

Emanuela Pagan, poco prima della partenza.

Emanuela Pagan, poco prima della partenza.

Lucca 30 km (Lucca Marathon) 2015. Emozioni da vivere: la volontà di realizzare ciò in cui si crede abbatte ogni ostacolo
Lucca 30 km (Lucca Marathon) 2015. Emozioni da vivere: la volontà di realizzare ciò in cui si crede abbatte ogni ostacolo

(MarathonWorld) Oltre 550 arrivati per la 7^ edizione della Lucca Marathon 2015, lo scorso 25 ottobre.
Nella sempre partecipatissima 42.195km toscana si sono imposti il marocchino Mohamed Hajji e l'umbra Silvia Tamburi.
La gara maschile ha registrato un sostanziale dominio del 36enne maghrebino che grazie ad un crono di 2h14'37" si è collocato nettamente al comando della classifica generale. Secondo posto per Giorgio Calcaterra (2h29'01") che, così come il terzo classificato Aldo Carbone (2h36'07"), farà gara a se con ritmo regolare.
Netta anche la vittoria della Tamburi che ha tagliato il traguardo in 2h52'28" davanti a Sonia Ceretto (3h02'07") e Concetta Santini (3h06'55").
Inclusa nel palinsesto della manifestazione anche una prova sulla distanza di 30 km (Lucca 30 km), con oltre 310 partenti.

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27 ottobre 2015 2 27 /10 /ottobre /2015 06:00

Di seguito, l'esperienza di Alberto Bressan alla 30^ edizione della Maratona di Venezia (VeniceMarathon) dello scorso 25 ottobre 2015 (dal blog "Pasteo Runners)

(Pasteo Runners - Alberto Bressan) La maratona ha delle regole strane, il 95% di chi la corre sa che non vincerà mai mentre tutti, almeno una volta nella vita hanno sognato di farlo.
La maggioranza dei partecipanti ha sudato non 7 ma 100 camice per giungere allo start con un allenamento adatto ad affrontare i 42,195 km che caratterizzano la lunghezza della maratona e per questo dovrebbero già essere considerati dei vincitori.
Ma torniamo a ieri (il 25 ottobre), a Stra (VE) luogo classico dello start della Venicemarathon. 8000 anime si sono assiepate dentro le gabbie di partenza, il sole alto e la temperatura che si è presentata subito decisamente calda per la preoccupazione dei runner più esperti, mentre lo speaker animava i minuti che precedevano lo start.

Alle 9:45 il via tra applausi e incitamento del pubblico sempre caloroso. Affiancato da Nicola Nardi anche in questa nuova esperienza, dopo aver condiviso buona parte della preparazione, con l'obbiettivo di tagliare il traguardo attorno alle 3h10', risultato audace ma non fuori dalla nostra portata.
Il ritmo da subito un po' troppo veloce ma si correva leggeri che quasi risultava difficile rallentare. "Dobbiamo frenare - dicevo spesso a Nicola - dobbiamo diminuire l'andatura altrimenti rischiamo di pagare alla fine", ma per svariati motivi non ci siamo riusciti.

Le ali di folla lungo i vari paesi incontrati ci hanno invece fatto aumentare ancora di più il passo grazie al tifo della gente e alla grande partecipazione del popolo della Riviera del Brenta che come sempre è sceso tutto in strada a fare festa.

Tra Dolo e Mira il passaggio nella zona colpita dal tornado ed è stato molto toccante vedere le case distrutte e la gente che nonostante tutto non si è persa d'animo."Siete forti - urlavo a destra e a manca - siete forti", ma in cuor mio mi chiedevo: Se fosse successo a me come avrei reagito?

La corsa proseguiva ed il passaggio alla mezza maratona è stato registrato in 1:34:00. Il passaggio a Marghera mi ha fatto venire in mente i Pitura Freska (come sempre), ma rapidamente ecco il sottopasso della stazione ed il centro di Mestre ad attenderci.
Il 25' km era guadagnato ed il passo sempre stabile mentre il transito per piazza Ferretto ci ha regalato l'ennesima accoglienza da brivido con la piazza piena ed un tifo incredibile.

Poco prima del parco S.Giuliano ho detto a Nicola:"Sarebbe bello tenere questo ritmo fino alla fine ma sarà difficile ed in più ho uno strano fastidio all'anca destra".

Nicola dal canto suo avvertiva un po' di stanchezza ma il 30' km era alle porte ed era importante superarlo per poi ragionare. Dentro al parco vedo e riconosco Mario Ricci, un saluto di corsa poi non ci siamo più incrociati.
Al ristoro Nicola si è fermato per mangiare mentre io sono avanzato, convinto che mi avrebbe raggiunto poco dopo.

Al passaggio del 32' km vedo che il cronometro stava sulle 2h26', ma il fastidio all' anca era diventato dolore.

Come sempre azzero il Garmin e vado avanti di km in km.
Al 33° km registro un leggero calo, ma al 34° il crollo!
All'anca si è aggiunto un forte dolore al ginocchio sinistro probabilmente dovuto alla mia corsa ormai scoordinata e gli ultimi 8 km sono stati davvero duri. "Ragiona - mi ripetevo - ragiona" ma la sofferenza era tanta.
Testa bassa e denti stretti con la testa ancora lucida ed il fisico in pallone. Al 39' il primo dei 14 ponti mentre - passo dopo passo - il dolore era sempre in aumento.
In quel tratto trovo John, Ferdinando e Patrizia, Michi Fox e gli amici di Falzè che mi hanno incitato tanto, ma io ormai ero alla frutta.
Il ponte sulle barche mi regalato, come sempre, una sensazione di sbornia mentre il passaggio per piazza S. Marco mi ha fatto scordare tutti i dolori ed è stato:adrenalina pura!

Gli ultimi ponti sono stati delle montagne ma affrontato l'ultimo ecco che mi si presenta davanti il traguardo,gli occhi si bagnano di lacrime che spaziano tra dolore,soddisfazione, emozione e sfogo liberatorio mentre taglio il traguardo della mia 26^ maratona, l'8^ in terra veneziana chiudendo in 3:21:20 che non sarà stato il mio miglior tempo ma - viste le vicissitudini  - credo che sia un grande risultato lo stesso. Nicola finirà la gara in 3:24:00 circa ed il mio rammarico è che se avessi rallentato un po' di più magari avremo chiuso la gara insieme.
Sarà per la prossima volta mentre ora cercherò di recuperare e di rimettermi in gioco verso una nuova sfida.
Pasteo vi saluta e vi augura buone corse!

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17 ottobre 2015 6 17 /10 /ottobre /2015 05:50
Nella foto: Elena Cifali all'Etnatrail 2015

Nella foto: Elena Cifali all'Etnatrail 2015

Alcune riflessioni di Elena Cifali sull'essenza e la filosofia della Corsa e del Correre...

(Elena Cifali) Si fa presto a dire "vado a correre".

Ma vi siete mai chiesti cos'è davvero la corsa?

E non parlo di quello sgambettare di mezz'oretta la domenica mattina quando ci si prepara alla prova costume.

Parlo di quel mondo di "tutta corsa" che coinvolge e avvolge ogni più piccola particella del nostro corpo e della nostra mente.

Chiariamoci, la corsa nasce nella testa e dimora nelle gambe solo durante l'attività fisica, poi si riposiziona nuovamente nella testa.

E sì, perché la Corsa - quella che si pronuncia con la C maiuscola - contiene in sé una filosofia di vita.

Ho conosciuto un avvocato, un professionista di altissimo spessore nei giorni scorsi, ci siamo scambiati battute secche e pungenti, alcune esilaranti, altre indagatrici. Ebbene, quando incuriosito dal mio tenergli testa, mi ha chiesto cosa facessi nella vita la mia prima risposta è stata: Io corro.

L'espressione del viso lasciava trapelare senza nessuna ombra di dubbio, il suo stupore. Avrà pensato: "questa è scema", ed in effetti io avrei potuto rispondere: lavoro come impiegata, sono moglie e mamma e un'infinità di altre cose, invece ho dato la risposta meno scontata per lui ma più ovvia per me: Io corro!

No, chi corre come corro io: per passione, per gioco, per divertimento, per sfida, per vivere, non poteva dare altra risposta.

Se il mio lavoro richiedesse la stessa fatica non esiterei a chiedere aiuto al sindacato. Se il mio lavoro m'imponesse di alzarmi di notte, di stare fuori casa col sole e con la pioggia, con caldo e col freddo, seminuda, tutta sudata e maleodorante non esiterei a cambiare mestiere.

Eppure no, con la corsa tutto ciò non avviene.

Sposo la fatica, il sudore, il mettere a nudo le mie debolezze, le ore fuori casa, il poco cibo, l'impiego di tempo a volte anche indeterminato.

La corsa non è solo mettere un piede avanti all'altro, è uno stile di vita che assorbe ogni attimo, ogni pensiero, ogni sogno.

Leggo ogni tanto che qualcuno vorrebbe coinvolgere e convincere un amico, il marito o la moglie nella corsa.

Ma come vi viene in mente?

Come pensate che ciò possa essere possibile?

La corsa è un'amante troppo impegnativa, ti schiavizza e ti rende succube di essa. La corsa la si ama o la si odia e non può essere riconducibile ad un attività imposta.

Da passatempo a malattia incurabile il passo è davvero breve.

E sì, lo posso dire con assoluta certezza: Io corro!

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16 ottobre 2015 5 16 /10 /ottobre /2015 06:05
Una foto storica della Canottieri Palermo. Idroscalo di Milano Campionati Italiani Assoluti 1980 : 3° classificati. Da sinistra: Ludovico Tulumello (capovoga), Giuseppe Castronovo, Edoardo Traina, Bruno Franchina, Enrico Monteleone, Paolo Aprile, Alfonso Modica, Marco Musicò. Timoniere Gilberto Costa (rimasto fuori campo nella foto)

Una foto storica della Canottieri Palermo. Idroscalo di Milano Campionati Italiani Assoluti 1980 : 3° classificati. Da sinistra: Ludovico Tulumello (capovoga), Giuseppe Castronovo, Edoardo Traina, Bruno Franchina, Enrico Monteleone, Paolo Aprile, Alfonso Modica, Marco Musicò. Timoniere Gilberto Costa (rimasto fuori campo nella foto)

Mi permetto di pubblicare un post, rinvenuto nel Gruppo Facebook "Rowing Team of Canottieri Palermo" e scritto da un Canottiere con la C maiuscola (appartenente da sempre alla compagine della Canottieri Palermo) che, da master, ha partecipato ai recenti Campionati Italiani in tipo regolamentare (yole da mare) che si sono disputati nello specchio d'acqua di Mondello (Palermo 3-4 ottobre 2015).

Nelle sue parole si ritrova tutta l'essenza dell'essere canottiere.

(B. F.) Adesso che i Campionati del Mare sono finiti non è più necessario allenarsi, seguire le tabelle di Beni Vitale (o almeno tentare), evitare di mangiare a casaccio, usare cardiofrequenzimetri e GPS.

Per mesi abbiamo ritagliato nelle nostre settimane il tempo per costringere i nostri corpaccioni da lavoratori e padri di famiglia a cambiare e diventare macchine da corsa; magari non da Formula 1, diciamo da Targa Florio per auto d’epoca.

Ora che possiamo buttarci sul divano, ripenso alla esplosione di luce, di spazi aperti, di aria e sole abbiamo vissuto per due giorni al Lauria. Un luogo molto caro a noi Palermitani, il golfo di Mondello, è diventato il parco giochi dove abbiamo giocato a chi arriva primo con tante altre barche provenienti da posti anche lontani, e abbiamo fatto bella figura mostrando che meraviglia di posti abbiamo a disposizione.
La signora che vendeva bodies (plurale di body) diceva che sarebbe voluta rimanere qui, dove la vita costa poco, si è cordiali con i forestieri e si ride senza pensare sempre a lavorare come usano fare in genere al nord; Dario e io non l’abbiamo presa come un complimento, ma ci siam passati sopra perché la signora era sincera; e poi Dario è un top client della Di-Bi perché ha un armadio pieno di loro prodotti.

Se è vero che la gente cerca emozioni, ce ne sono state tante e io sono stato ad osservarle; mi sentivo spettatore di questo evento oltre che partecipante.
Quali emozioni? Tante, e ce ne erano centinaia, ognuno dei presenti poteva avere le sue, non so voi ma io accenno a qualcuna delle mie.
C’è chi ha pianto e chi ha riso: ha pianto senza essere visto dai più il nostro singolista junior Federico dopo la finale nella quale è arrivato sesto, peraltro non distaccato di molto; a quanto pare non era stato bene la notte per una banale indisposizione, ma lui non l’ha detto in giro ed è andato a gareggiare senza fare tanti discorsi; dopo, una volta tornato a terra, lasciata la barca e rimasto con se stesso ha potuto sfogare un po’ di rabbia; mi ha ricordato quando anch’io ero un singolista junior, me lo sarei baciato.

Hanno riso i nostri otto cavalieri; sono andato camminando in acqua (non “sull’acqua”) al loro rientro alla spiaggetta del Lauria per annunciare che erano arrivati terzi, ma qualcuno mi ha preceduto e glielo ha detto prima che arrivassi vicino; erano tutti girati verso destra e quando hanno sentito che erano medagliati sono scattati all’unisono con voci e gesti di esultanza: mai, mai e poi mai li ho visti in allenamento andare così assieme, in un lampo, una frazione di
secondo, non si distingueva chi si era mosso prima e chi dopo… erano un tutt’uno, sono rimasto molto sorpreso da questo evento eccezionale.
Si sono riviste tante persone: io e Marco abbiamo gareggiato in finale accanto ai nostri amici avversari catanesi di 30/35 anni fa Motta e Puleio, e ci siamo abbracciati.
Il nostro socio decano Carmelo Scelsi è andato dai piemontesi della Canottieri Armida e ritengo si sia presentato dicendo: “Io sono stato uno dei vostri, era il 1952 e andai a Torino provenendo da Palermo dove già vogavo; mi avete fatto regatare con voi: abbiamo vinto a Torino e a Grenoble, ecco una foto di 60 anni fa, questo in barca sono io, giovane, con la maglia dell‘ Armida sul 4 vincente”; l’accompagnatore dell’Armida si è fatto fotografare con Scelsi in una
foto pubblicata sul sito della Federcanottaggio, chissà che altro si sono detti.

E della boa esterna all’ arrivo vogliamo parlarne? Meglio di no, comunque a me la boa ha regalato la giusta qualificazione in finale; avreste dovuto vedere la mia faccia quando ormai a casa la sera di sabato guardando al computer i tempi e i risultati delle regate degli altri, con ormai tutta la roba sudata e salata in lavatrice mi sono visto qualificato in finale per l‘ indomani…mai successo prima!

Questo e tante altre cose è lo sport, un bel gioco con tante coloriture che a volte non svaniscono nel tempo, ma restano nella memoria brillanti e coinvolgenti.

 

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15 ottobre 2015 4 15 /10 /ottobre /2015 06:31
Maratona alla Fidippide 2015. Il racconto di Marinella Barbagallo alla sua prima esperienza di Maratona

Marinella Barbagallo ha partecipato l'8 agosto 2015 alla Maratona alla Fifdippide. Quello che segue è il racconto della sua intensa esperienza di finisher.
Doppia emozione perchè questa è stata la sua prima maratona in assoluto!
Brava, Marinella!

Erano le 2:20 del 08/08/2015, quando i miei occhi si sono aperti in preda al panico: stavo sognando di non essermi svegliata e che la maratona alla Filippide era già iniziata.
Capisco che era un sogno e mi rilasso. "Fra due ore correrò la mia prima maratona - mi sono detta -: la maratona alla Filippide!".
Quanta paura..... quanta emozione....
Mi alzo mi preparo ed esco a fare colazione. Ci sono tutti li i miei amici runner che insieme a me nel buio della notte correranno verso il mare.
Siamo alla partenza. Sono infreddolita e pensierosa. Ce la farò? Devo farcela!
Tre... due... uno....Via!

Siamo partiti... adesso devo solo correre correre correre.
Ed è quelli che faccio, seguo i miei compagni. Sono troppo veloci x me, ma vado, perché è buio e non voglio restare sola.
Inizia ad albeggiare, mi giro e vedo il cielo di un rosso infuocato. Che meraviglia! Sarà un bel giorno di sole.
Continuo a correre e ascolto i miei passi sull'asfalto; ascolto il mio respiro e corro.
Fa giorno, adesso c'è caldo, avverto sete e stanchezza, ma corro e non mi fermo... il mare mi aspetta.
L'ingresso al Castello di Donnafugata é molto suggestivo... 
Mi guardo attorno, non voglio perdermi nulla di tutto questo.
Vado avanti, incontro le difficoltà del terreno, ma le supero....
Corro... devo arrivare al mare!
Conosco Paolo, parliamo un po, ridiamo insieme, ma lui è più veloce e va avanti.
Ci rivedremo all'arrivo, ormai ne sono certa.
Ultimi chilometri. 
Vedo il Faro... Mi hanno detto: Quando vedi il Faro sei arrivata!, ma non è proprio così, manca ancora un po', anche se il peggio è passato.

Le gambe mi abbandonano, ho troppo dolore ovunque.... Cammino per due minuti, ma le mosche non aspettano altro e mi si attaccano addosso.
Provo un fastidio più forte del dolore alle gambe e quindi ricomincio a correre. Uno, due, tre, quattro: la distanza si accorcia e il mare è sempre più vicino.
Eccolo lo vedo... Lle lacrime scendono giù senza freno... Tocco la sabbia e mi sento chiamare, è lui Santo che mi incita: e allora corro verso quel traguardo che non vedo.
Ma che so di aver tagliato...

Maratona alla Fidippide 2015. Il racconto di Marinella Barbagallo alla sua prima esperienza di Maratona
Maratona alla Fidippide 2015. Il racconto di Marinella Barbagallo alla sua prima esperienza di Maratona
Maratona alla Fidippide 2015. Il racconto di Marinella Barbagallo alla sua prima esperienza di Maratona
Maratona alla Fidippide 2015. Il racconto di Marinella Barbagallo alla sua prima esperienza di Maratona
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7 ottobre 2015 3 07 /10 /ottobre /2015 05:58
"È trascorso un anno da allora. Quella gara non la dimenticherò mai, così come non dimenticherò i sentimenti che provai di gioia e soddisfazione..."

"È trascorso un anno da allora. Quella gara non la dimenticherò mai, così come non dimenticherò i sentimenti che provai di gioia e soddisfazione..."

Salgo.
Scendo.
Cado, dapprima sedendomi letteralmente, poi di fianco graffiando le mani.
Mi rialzo, corro, cammino, canto, rido ... sempre !
Il trail è così, è come stare sulle montagne russe, è come bere troppa birra e sentire girare la testa.
Il trail è quel fiume che scorre sotto di te, è il bosco con l'odore di funghi.
È attraversare il paese e sentire il profumo di cucina e dei panni stesi al sole.
Il trail è correre per chi ci riesce e camminare per chi come me la prende con calma.
Il trail è passare il traguardo e tuffarsi tra gli amici a scherzare dei propri dolori.
Chiacchiero tanto, lo so, ma alle chiacchiere aggiungo sempre i fatti, i miei !
La famiglia Etna Trail si è unita un'altra volta ieri, tutti belli, fieri, orgogliosi e forti.
Si vive di passioni, e quando le passioni sono così forti soddisfarle diventa magia ...

Elena Cifali

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1 ottobre 2015 4 01 /10 /ottobre /2015 17:42
Quella che segue è la storia di un libro trovato casualmente lungo un Cammino di Elena Cifali. E' proprio vero che i libri vengono a noi e che sono loro a cercarci e ad attirare la nostra attenzione. Mai che accada al contrario, anche quando siamo certi al cento per cento di avere pilotato le nostre scelte, ci sbagliamo profondamente. Nulla accade per caso.

Quella che segue è la storia di un libro trovato casualmente lungo un Cammino di Elena Cifali. E' proprio vero che i libri vengono a noi e che sono loro a cercarci e ad attirare la nostra attenzione. Mai che accada al contrario, anche quando siamo certi al cento per cento di avere pilotato le nostre scelte, ci sbagliamo profondamente. Nulla accade per caso.

(Elena Cifali) Quando caricai lo zaino per partire decisi che nessun libro vi avrebbe preso posto.

La decisione fu insolita per me che ovunque vado mi faccio far compagnia da una buona lettura.

Eppure, stavolta no, lo zaino era già di per se troppo pesante e piuttosto che riempirlo avrei voluto svuotarlo d’un fardello che porto addosso da troppo tempo oramai.

Deciso, parto leggera!

Il Cammino per le Vie Storiche di Sicilia sarebbe dovuto essere un libro non scritto fatto delle storie di tutti coloro che vi avrebbero preso parte. La storia dell’amico ingegnere, quella della guida, del vigile urgano, della psicologa, del disoccupato, dello studente universitario, insomma, la storia la stavamo scrivendo noi.

Ma… c’è quasi sempre un “ma”!

Il Cammino ti dà ciò di cui hai bisogno

Il sole troppo caldo, il sudore che scorre, gli occhi abbagliati dalla luce, le gambe stanche, i piedi doloranti, 50 e 50 e 50 chilometri ancora da percorrere … è tutto così emozionante, tutto così fortemente stancante. Attraversiamo chiacchierando una strada di campagna, poche case, nessuna anima ad accoglierci. La terra rossa, arida, chiede pietà e implora acqua.

Sul ciglio della strada, tra sterco di mucca e tracce di pneumatici passati e diretti chissà dove, li vedo abbandonati malamente, uno sopra l’altro, come amanti insaziabili: i libri!

Potrebbe essere un miraggio, cosa ci fanno due vecchi libri in mezzo alla campagna?

Non lo saprò mai, ma so che il Cammino mi dà sempre ciò di cui ho bisogno.

Gli altri sono avanti, accanto a me solo Nino, il suo passo mi accompagna e la sua allegria mi conquista.

Mi chino, li raccolgo, li tocco, li rimetto in ordine, li spolvero, poveri libri. Chi può averli messi sul mio Cammino e perché? Non trovo risposta, trovo solo la voglia e il coraggio di portarli sulle mie spalle, dentro il mio zaino.

E diventano miei. Ancora una volta, l’ennesima volta, dei libri si sono fatti trovare sulla mia strada.

Tornando a casa li ripulisco senza riuscire a levare completamente l’odore di campagna, di vissuto, di vita che portano d’appresso, di passato che mai conoscerò.

Li tocco disegnandone i contorni, ne scelgo uno e inizio a leggere ….

Lo Stoppino che fumiga” di Cesare Zavoli.

L’autore avverte: è una storia triste, e coloro che la leggeranno ne trarranno un senso di pena per le vicende narrate. Storie di ragazzi tormentati nell’infanzia e nell’adolescenza malata, la storia di una maestrina e di un dottore sul finire del secondo conflitto mondiale. Storie d’amore e di solitudine, di dolcezza e amarezza, di contrasti, di violenza e di atti generosi.

Io credo, che nella mente dell’autore Lo stoppino che fumiga altro non sia se non la considerazione delle condizioni umane e patologiche che affliggono alcuni essere umani. Credo che sia la capacità di considerare che, nel corpo misero, esista anche una sensibilità difficile e chiusa e soprattutto un’anima che aspetta quel tanto di illuminazione e di redenzione che può venire solo dall’amore.

L’ho letto in pochi giorni, tra le mille cose da fare al ritorno d’un viaggio che mi ha dato molto più di quanto potessi aspettarmi. L’ho letto con la consapevolezza che ciò che inizia molto spesso non finisce mai, con l’illusione di essermi portata dietro per sempre la gioia di quei gironi, la spensieratezza, il ricordo della fatica, la contaminazione dell’anima e del corpo.

A questo proposito mi tornano alla mente le parole del “mio ragazzo” Manfredi, un uomo che ho tanto amato e che continuo ad amare nel silenzio indolore e tombale che purtroppo lo avvolge:

“Nulla è per caso”. Già, caro Manfredi, nulla è per caso …

Cesare Zavoli. Lo stoppino che fumiga. Racconto di scuola triste, Marzagalli, 1962

Location: Scheveningen north-beach, early morning, 21 July 2011. Music: Vienna Blue, by Doc & Lena Selyanina.

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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