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16 dicembre 2014 2 16 /12 /dicembre /2014 18:55

Trail dei Nebrodi 2014 (1^ ed.). La poesia dei Nebrodi e dell'acqua in tutte le sue forme fisiche... anche questo é Trail (Grazia Pitruzzella)

Ecco un racconto scaturente da un'esperienza intensaamente emozionale fatta da Grazia Pitruzzella (su Facebook con il nick "La Montagna") vissuta in occasione del Trail dei Nebrodi, lo scorso 8 dicembre 2014. Questo racconto ci far ivivere sensazioni e visioni di Natura intatta che non ha lesinato difficoltà e timori. Il Trail è anche questo: neve, fango, disagio fisico, freddo, fatica e sudoe. Ma anche: voglia di prove, di esperienze, di fiducia in se stessi, di desiderio immenso di sentire di far parte di un mondo (la Natura) pieno di incanti!

Ecco cosa ci scrive Grazia,
(Grazia Pitruzzella) La parola Nebrodi possiede un suono morbido e vellutato come le curve dei suoi rilievi, ed avere l'opportunità di correre in quel paesaggio ricco d'acque e di vegetazione, mi sembrava un regalo prezioso. Durante le settimane che hanno preceduto le gare, ho visitato spesso l'Etna per camminare e dare il benvenuto all'autunno, inebriandomi con i nuovi colori aranciati e dorati, ma talvolta spaventata da inaspettati fulmini e fiocchi di neve o trovandomi avvolta nella nebbia che ovatta ogni suono e confonde il cammino.
Sapevo che anche sui Nebrodi era possibile incontrare le stesse condizioni e mi sono divertita leggendo le lamentele degli atleti che trovavano esagerato l'equipaggiamento obbligatorio richiesto dall'organizzazione.
Non amo il freddo, raramente corro sotto la pioggia e quando organizzo le mie escursioni, vaglio con attenzione le condizioni meteo per evitare qualunque inconveniente. Per questa ragione,sotto il tendone e al riparo dalla pioggia battente, ho molto esitato e mi sono cambiata dieci minuti prima della partenza, con la speranza che quelle nuvole sparse si sarebbero dissolte, restituendo luce e calore per tutti gli atleti,quasi irriconoscibili sotto infiniti strati multicolore.

Certo non immaginavo che sarebbe stata proprio l'acqua l'elemento dominante di questa fantastica esperienza, mostrandosi sotto svariate spoglie: pioggia, grandine, ghiaccio, neve, laghi, torrenti da guadare, piccole particelle nell'aria a creare banchi di nebbia o ancora unite all'argilla per formare creme di fango...
Il gelo ha minacciato più volte la mobilità delle mie mani; mentre correvo sentivo che il mio corpo era bagnato dalla testa ai piedi; a più riprese, sconfortata dal freddo intenso, sono stata tentata di abbandonare, cercando con tutta me stessa di provare la gioia che arricchisce le mie corse.
Vinta dalla stanchezza, sono scivolata sul fango e ho preso qualche storta, ma ho continuato a correre, spinta dal desiderio di arrivare al traguardo e consapevole, ancora una volta, di essere parte di un mondo straordinario.
Porterò sempre con me le dense faggete spoglie, il verde brillante dei folti tassi, il variopinto tappeto di foglie ai piedi delle querce, l'intreccio perfetto delle radici sotto i miei piedi, gli specchi d'acqua avvolti nella nebbia ed il richiamo delle folaghe, il sole che inondava le vallate scaldando il cuore, i piccoli frammenti di ghiaccio che sferzavano il mio viso, il passo condiviso con qualche compagno di avventura, il sorgere improvviso di torrenti e cascate, la bellezza di poter correre con la natura...
Anche stavolta al mio arrivo mi sono emozionata, sorpresa di aver portato a termine un'esperienza che in fondo temevo e sicura di aver percorso nuovi passi verso la vera essenza di me stessa.

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11 dicembre 2014 4 11 /12 /dicembre /2014 07:24

Trail dei Nebrodi 2014 (1^ ed.). Sicilia, terra di contrasti: una gara «unforgettable», in cui alla fine ha vinto il Trail! (Lara la Pera)

Lara La Pera è stata vincitrice del Trail dei Nebrodi alla sua prima edizione, svoltosi lunedì 8 dicembre 2014 e ne è rimasta entusiasta, tanto da voler scrivere di getto le sue impressioni. Ma sentiamo le sue parole che ci introducono al racconto vero e proprio: "Ecco il racconto di una giornata... unica! E non è stata unica solo per me, ma per tutti i "guerrieri" che hanno deciso di affrontare una gara alla quale nessuno di noi era preparato. Tante gare si dimenticano, altre nella nostra mente si confondono, ma questa credo che per tutti noi resterà... unforgettable!"

 

(Lara La Pera) Quando si dice che la Sicilia è una terra ricca di contrasti… è proprio la sacrosanta verità!

Domenica scorsa 1° dicembre 2014 la colonnina di mercurio a Palermo alle ore 18 segnava 27 °C.

Lo scirocco ormai ci deliziava col suo tepore fuori stagione da una settimana... tutto faceva pensare che anche il Trail dei Nebrodi di giorno 8 dicembre sarebbe stato all’insegna del caldo, del sole… e 43 km con lo scirocco sono pesanti anche per gli amanti del caldo e della tintarella fuori stagione. Tutto potevamo immaginare, tranne che ci saremmo ritrovati a lottare non solo con il dislivello ma con una bufera di neve che nulla aveva da invidiare a quelle di alta montagna e che ci ha fatto compagnia per tutta la durata della gara.
Il meteo, che ormai tutti consultiamo in  modo ossessivo prima di una gara sui nostri telefoni cellulari, riportava sereno o poco nuvoloso con temperature medie di 5°C.
Tutti avevamo il materiale obbligatorio nel nostro zaino, guscio, pantaloni anti pioggia, guanti, fasciacollo, cappello…  e persino la coperta termica! Materiale che fino al giorno prima, in cui ovviamente splendeva il sole, da tutti noi è stato definito “peso inutile”…materiale che, alla maggior parte di noi, ha permesso di portare a termine la gara contro vento, neve, e una temperatura che per noi “gente di mare” è assolutamente insolita.

Trail dei Nebrodi 2014 (1^ ed.). Sicilia, terra di contrasti: una gara «unforgettable», in cui alla fine ha vinto il Trail! (Lara la Pera)I duecento atleti iscritti all’evento (circa novanta per la 43 km e gli altri iscritti alla 22 km) si sono ritrovati circa alle 7.30 nella zona della partenza sotto un diluvio che non prometteva nulla di buono per la nostra gara. Sono certa che il nostro Aldo Siracusa ha valutato in religioso silenzio l’idea di annullare l’evento poiché si immaginava che la pioggia in quota era neve! I nostri volti erano un po’ sconfortati, i più ottimisti erano sicuri che una volta partiti le nuvole si sarebbero aperte lasciando il posto al nostro sole caldo…. ma il rumore della pioggia sul tendone era sempre più assordante.
Alle 8.00 Aldo ci riunisce, ci raccomanda di vestirci con gusci, pantaloni antipioggia, cappelli, di portare negli zaini dei cambi… perchè alle 8,40 la prima edizione del Trail dei Nebrodi sarebbe partita in ogni caso e non ci sarebbe stato alcun taglio sul percorso. A quel punto mi sono detta “Lara, hai due alternative… o ti lasci andare e ti godi uno spettacolo insolito… o non partecipi nemmeno!". 
Ovviamente ho optato per la prima soluzione…e via…

Dopo un paio di km in discesa è iniziata una salita di 10 km….già a quota 1500 m la pioggia battente era diventata neve… altrettanto battente. Ma, a dispetto della temperatura rigidissima, le mie paure si erano sciolte come neve al sole.
Devo dire che la mia carica di entusiasmo si chiama anche Pippo Ruggeri… ormai in gara siamo collaudati. Quei boschi fitti, la neve che sferzava i nostri visi, le risate di chi a 40, 50, 60 anni si diverte come un bambino. Ci rendevamo conto che avrebbero anche potuto fermare la gara con quella bufera…. ma tutti speravamo di poter portare a termine quell’insolito viaggio.
Abbiamo attraversato torrenti che a causa della pioggia della notte erano in piena, l’acqua  gelida  feriva i nostri piedi ma nessuno si lamentava. That’s trail!!
Quando la salita cedeva il posto alla discesa veniva la tentazione di sedersi e scivolare sulla neve morbidissima… Io mi sorprendevo della mia totale assenza di paura nelle discese dove quella poltiglia giallina di fango e neve era più scivolosa del sapone.  Ma è proprio vero che la mente comanda e se ci si scollega dalla razionalità alle volte vincere le paure è più semplice. E poi non potevo lasciare andare super Pippo… Inizia la seconda salita e, in quota, la temperatura crolla di nuovo bruscamente… i fiocchi di neve si sono trasformati in aghi che pungevano la nostra faccia ed era difficile tenere gli occhi aperti.
Gli alberi del bosco sembravano dei giganti immobili e rassegnati a tanta forza. Noi invece piccoli piccoli e curvi su noi stessi volevamo e dovevamo andare avanti.

Qualcuno in mezzo alla nebbia grida “Non fa maleee!”… sembrava un grido di battaglia e in effetti lo era. Perché era una lotta, durissima. Siamo allenati alle più ripide salite, alle discese tecniche….ma a combattere contro quella forza inarrestabile della natura non era preparato nessuno di noi. Dei Siciliani che corrono durante una tormenta di neve in mezzo a un bosco  sono come dei pinguini che prendono il sole sulla spiaggia!

Dopo circa 34 km (non avevo gps) superiamo il quarto ristoro e ci troviamo ai piedi d'un abbondante torrente che sfociava nel lago ……il ponticello era totalmente sommerso e ci rassegniamo all’ennesimo gelido pediluvio.
Per circa un chilometro costeggiamo il lago arrancando in una montagna di fango (e non solo….ma questo fa parte della corsa in natura!) che ci arrivava oltre le caviglie.  Gli ultimi 10 km anche se in gran parte erano in discesa sono stati i più faticosi perché non finivano mai… Ormai le enormi pozzanghere di fango non mi facevano più paura, mi ci tuffavo dentro senza cercare i massi su cui saltare x non bagnarmi troppo. In quella scivolosissima discesa sognavo una salita che, ovviamente, è arrivata praticamente alla fine. L’ultimo km era in salita, che meraviglia! Ho dato fondo alle ultime energie rimaste e ho cercato di corricchiare inseguendo fino al traguardo quel ragazzino di Pippo…..Perchè tra me e lui….il più giovane è lui!

E’ stata una gara entusiasmante, divertente, difficile ma incredibilmente vissuta. E’ durata poco più di sei ore [per l'esattezza la prova di Lara La Pera è durata 6h02'04] ma mi sono sembrati sei giorni perché mi sono goduta ogni secondo. Prima della partenza ero preoccupata, ma poi quel freddo, la neve, il vento, essere con amici che lottavano come me, mi hanno fatta sentire felice di esserci.

Chi ha deciso di arrendersi al freddo ritirandosi è stato saggio e atleticamente maturo. Non si sfida mai la natura se il nostro corpo non ce lo permette. Chi è arrivato al traguardo, dal primo all’ultimo, è stato incredibilmente bravo.

Credo che ieri, aldilà delle classifiche, abbia vinto il trail. Quello vero, fatto di bella natura, difficoltà del percorso e metereologiche, ma soprattutto fatto di entusiasmo e coscienza sportiva.

Alla prossima avventura e speriamo di nuovo con qualche fiocco di neve!

 

 

 

Ecco di seguito (vai al link) la classifica individuale del Trail dei Nebrodi

 

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18 novembre 2014 2 18 /11 /novembre /2014 05:46

Ecotrail Serra la Nave (1^ ed.). La mia gara: un trail che ha unito la natura al divertimento (Elena Cifali)(Elena Cifali) In questa vita terrena siamo costretti ad acquistare ogni cosa. La casa, l'automobile, il cibo, i vestiti, a volte anche il lavoro. 
Ma grazie a Dio i sentimenti e i valori, quelli no, quelli sono gratis. 
Sentimenti come l'amicizia, la stima, il rispetto, valori ed emozioni che si ripropongono di volta in volta quando guardi negli occhi le persone che senti vicine e amiche. 
Di amici ne ho tanti e ogni domenica si trasforma nell'occasione giusta per rafforzare i legami.
Oggi (il 16 novembre 2014) è stata la volta dell'Ecotrail di Serra la Nave
Un trail spettacolare che ha unito la natura al divertimento. Il cuore che batteva forte e non solo davanti alla vista mozzafiato della mia amata Etna. Le salite spacca-gambe, le discese a perdifiato. Il profumo di funghi e di sottobosco, il sole, il cielo limpido, i colori simili a pennellate divine. Tutto perfettamente al suo posto. 
Un miracolo! 
Le emozioni sono sempre diverse, escono violente, gestite dalla consapevolezza che tale miracolo ho la fortuna d'averlo sotto il naso e a portata di mano tutte le volte che lo desidero. 
Una gara organizzata alla perfezione: ristori e pranzo post-gara eccellenti, ricco pacco-gara, cortesia, gentilezza, professionalità e rispetto per gli atleti. Questo è quello che fa la differenza tra una gara organizzata col solo scopo di fare lucro e una gara messa in piedi per pura passione. 
Un grandissimo Rosario Verona che si è speso insieme a tutto il team dell'Ecotrail Sicilia per cercare di dare il meglio ad ogni persona che ha partecipato. 
La mia gara?
Bellissima.
Strepitosa. 
Incredibilmente bella. 
Condotta magistralmente insieme all'ottimo Salvatore Marotta, compagno perfetto. Un compagno divertente e rispettoso, una persona con la quale è stato un piacere trascorrere tanti chilometri insieme. 
L'arrivo sempre col sorriso sulle labbra, sempre felici e contenti, come il lieto fine delle migliori fiabe. Sì, lo so, una gara ogni domenica e a parlare con me sembra sempre che l'abbia vinta io.
E che ci volete fare, sono fatta così, ne ho consapevolezza.
Da bravi, lasciatemi vivere la mia personale favola!

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22 ottobre 2014 3 22 /10 /ottobre /2014 10:00

Ultratrail del Lago d'Orta 2014 (5^ ed.). Il racconto di Grazia Pitruzzella, componente del numeroso Team Sicilia

Grazia Pitruzzella (conosciuta su Facebook come "La Montagna") ha voluto mandarci uno scritto sulla gara alla quale ha partecipato vestendo i panni del Team Sicilia composto da 25 runner provenienti da diverse parti dell'Isola; Il Team ha coperto tutte le gare previste con distanze previste nel palinsesto della manifestazione: e cioè i 15 - 30 - 55 (risultate poi all'incirca 58) e 87 km (anche questi circa 92).  
Teatro dell'Ultratrail del Lago d'Orta é il piccolo lago piemontese che il Mottarone divide dal lago Maggiore: su questo scenario si svolge un trail spettacolare con paesaggi lacustri e montani splendidi con le cime alpine ben visibili e luogo di tradizioni e leggende: Il lago è caratterizzato dal fatto che, quasi esattamente al suo centro vi sia una piccola isola: l'Isola di San Giulio occupata da un imponente monastero che vuole la tradizione venne fondato da San Giulio e dal fatto di possedere una suggestiva "Montagna Sacra" (Il Monte sacro d'Orta), dove esiste un percorso devozionale, articolato in molte stazioni, dedicato alla Vita di San Francesco d'Assisi.
Ma vediamo il racconto di Grazia Pitruzzella


(Grazia Pitruzzella) Ho smesso di correre da una quarantina di ore ma ho ancora negli occhi il sole abbagliante che schiarisce i boschi,i rilievi e gli specchi d'acqua; mi accompagna il suono delle risa condivise con Franco Mura, sento i miei passi attenti tra le rocce scivolose, quelli attutiti dal variopinto tappeto di foglie,quelli liquidi tra i rivoli che irrigano il bosco,quelli pesanti sulla pietra dei borghi e sull'asfalto.

Posso scorgere la mia piccola silhouette che incede con pazienza lungo il pendio erboso e sento la mia voce ripetere a Franco che manca ancora poco e che presto potremo tornare a divertirci correndo veloci in discesa; rido alle sue battute e condivido la sua pena quando i dolori diventano intensi; vedo il mio sorriso in posa per i suoi scatti ed anche la lealtà dei suoi occhi chiari; mi viene ancora un groppo alla gola pensando al momento in cui ci siamo separati.

Ultratrail del Lago d'Orta 2014 (5^ ed.). Il racconto di Grazia Pitruzzella, componente del numeroso Team SiciliaE, d'un tratto, mi ritrovo da sola a vivere un altro sogno dove quel che conta più di ogni altra cosa è esserci ed assaporare ogni passo ed ogni sguardo.
Con ancora una quarantina di km da percorrere,chiamo a raccolta tutti i miei lupi, sempre pronti a seguirmi e a proteggermi; e respiro a fondo. Respiro il sole,il lago, le montagne, la neve che imbianca le cime, l'acqua che rende il terreno fangoso, ma anche più fresca l'aria.

Porto con me le foglie brune al suolo, quelle cangianti ancora per poco appese agli alberi, le pigne e gli aghi di pino.
Corro a lungo in solitaria, ringrazio che la luce penetri ancora nel fitto bosco e che lo renda piacevole e non ostile, e che il sole sia ancora caldo da permettermi di continuare ad indossare la maglia a maniche corte.
Quando incontro qualcuno,lo saluto e vorrei scambiare quattro chiacchiere, ma tutti mi sembrano troppo affaticati per darmi retta; va un po' meglio con gli escursionisti e la gente di paese che applaude, acclama e lancia complimenti.
Ai ristori mi fermo il meno possibile sconfortata e poco attratta dalla presenza di cibo poco adatto a chi gareggia per così tante ore, ma corro via sorridente lasciando i saluti dalla Sicilia.

 Continuo la mia corsa verso Omegna e le salite mi sembrano sempre troppe ed i tratti di asfalto e pietra in discesa molto faticosi per i quadricipiti doloranti. Tra un salto e l'altro mi raggiunge Giorgio Rosso che avevo incontrato nella prima parte della gara. La sua compagnia mi dà sollievo e rende più fluidi i miei passi mentre parliamo di corse, di montagna lavoro e yoga. Finalmente arriviamo al lungolago,sentiamo la voce dello speaker amplificata dal microfono, vediamo il tendone bianco dell'organizzazione... e l'Ultratrail del lago d'Orta acquista una nuova dimensione, colorata da immagini e arricchita da meravigliosi incontri e profonde emozioni

Un grazie speciale a tutti i fratelli e sorelle che danno energia alla mia luce, ai miei compagni di viaggio: Diego Bongiovanni, Nino Simonte, Rosalba e Carmelo Fazio e ad Enzo La Scala, che abbraccia con affetto tutto il Team Sicilia.

 

Vai alla mini-galleria fotografica sulla pagina Facebook "Ultramaratone, Maratone e Dintorni" con foto di Enzo La Scola, Franco Mura e della stessa Grazia: Ultratrail Lago d'Orta 2014 (clicca qui) (9 photos)

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19 settembre 2014 5 19 /09 /settembre /2014 19:28

Tor des Géants® 2014. Tor di più. Il racconto di Luisa Balsamo finisherQuello che segue è il racconto di Luisa Balsamo sul Tor des Gèants® 2014: coinvolgente ed emozionante, da leggere con il fiato sospeso! 
Per la cronaca, Luisa Balsamo, è stata finisher, in 99^ posizione assoluta, tagliando il traguardo di Courmayeur, venerdì 12 settembre alle 7.30.
Grazie per iltuo appassionato racconto, Luisa!

(Luisa BalsamoEra un giorno di settembre del 2010 e stavo guardando il TG quando hanno mandato un servizio su una gara molto particolare: il Tor Des Geants. Ho pensato subito a qualcosa di folle, 330 km ... 24.000m D+ ... No! Erano tutti pazzi! Io non avrei mai potuto farla e non avrei mai nemmeno potuto concepire una distanza del genere ...

Settembre 2014... Posso dirlo! Sono diventata pazza anch'io! Ancor di più se penso che da febbraio a settembre di gare da 300 km ne ho fatte ben due! Che abbia contratto un virus?

In realtà la prima delle 300 km - quella corsa in Oman - era per capire se avrei retto mai mentalmente ad una distanza del genere.
Chi mi conosce lo sa, la mia resistenza fisica è ben messa, quindi non mi preoccupa , ma quella mentale in una gara del genere è fondamentale e non è detto che chiunque ce la possa avere.

Sicuramente una cosa è certa , in questi ultimi cinque anni nella mia vita tanto è cambiato: io sono cambiata e, di conseguenza, è cambiato il mio approccio con le difficoltà.
Forse anche questo mi ha aiutata non poco.

Una gara così ti lascia dei solchi dentro che non si potranno cancellare mai. Ci si sente particolarmente fragili e nello stesso momento dei super eroi. Ma siamo gente normale, un po' Geant, ma sempre normale. Ci commuoviamo alla visione di un laghetto azzurro cielo nel quale le montagne si specchiano talmente bene da farle sembrare dentro quel lago. Ci esaltiamo al cospetto di stambecchi o marmotte come se fossimo dei bambini. Guardiamo un piatto di polenta come se fosse un oggetto preziosissimo.
Insomma la nostra vita in quei giorni assume quegli aspetti di cui abbiamo dimenticato l'esistenza e che una volta tornati alla nostra "civiltà" sarà difficile abbandonare .

Una gara come il TOR si prepara con il cuore, almeno per me è stato così.
Non avendo grandi dislivelli e ampia scelta ho messo anima e cuore in tutto quello che ho fatto.
Ho avuto ragione perché, anche se non sono una top runner, la mia condotta di gara è stata pressoché perfetta. Con il senno di poi  - si sa - possiamo vincere tutti, tutti possiamo tornare indietro e migliorare gli errori, ma bisogna accettare il risultato finale, perché c'è sempre un motivo se si è arrivati a quello.

Gara stupenda, paesaggi meravigliosi, persone eccezionali, umanità immensa, passione da vendere, agonismo alle stelle.
Il TOR è tutto questo e lo vivi ora dopo ora, non stancandoti mai di meravigliarti di tutto quello che succede.

Amo la montagna, anche se chi mi presenta sostiene che sia la "Regina dei Deserti".
Si, è vero, mi sento molto a mio agio tra le dune, ma la montagna mi ha vista crescere e ho sempre avuto una passione particolare per lei.

Non mi soffermo a raccontare gli aspetti della gara, la fatica, la stanchezza, la pioggia, il fango, il sole e la luna, voglio soltanto cercare di trasmettere quel pizzico di fascino che il TOR mi ha lasciato.
Correre, camminare, salire e scendere su e giù per vallate e le montagne, il tutto accompagnato dal rumore del silenzio, dal suono della natura e ogni tanto da qualche parola scambiata con il mio compagno di viaggio: un amico del deserto! Fabio super Furio. Lui, il calcolatore per eccellenza, l'uomo delle proiezioni e delle previsioni!
Abbiamo scherzato molto su questo e sa che se dovessimo ritentare le sue tabelle le dovrà lasciare a casa!

Il compagno del TOR, a dispetto di chi pensa che questa sia una gara da fare da soli, sì, forse è così. Ma se c'è affiatamento e rispetto il traguardo si raggiunge insieme. Si entra in simbiosi, si respira la stessa aria e addirittura si hanno le stesse allucinazioni!

Fabio, cosa vedi li in fondo?

Aspetta che guardo. Sì, vedo una ragazza appoggiata al muro con un bastone in mano.

Allora è proprio quella che vedo io! Sì, Luisa!

E così via per tutto il resto della gara . Forse la mia immaginazione si è lasciata andare un po' di più tra conigli giganti, orsetti polari, personaggi famosi... 
Ma spesso, insieme, immaginavamo le stesse cose e ne sono testimoni Sabina Bacinelli, Ermanno Nuccio e Ottavio Massarenti che per tratti ci hanno scortato lungo il percorso deliziandosi delle nostre follie mentali!

Tor des Géants® 2014. Tor di più. Il racconto di Luisa Balsamo finisherIl TOR è anche questo. Magia, immaginazione e spettacolo.

Poi c'è l'aspetto estetico. I colori magnifici e perfetti delle albe e dei tramonti, dei riflessi delle montagne baciate dal sole e del verde brillante dei prati. C'è arte anche sotto la pioggia scrosciante che batte forte sulle nostre teste e che non lascia scampo. C'è arte anche in un meraviglioso piatto di polenta conica a 2700m offerto dagli splendidi volontari del TOR. Si, perché l'anima del TOR sono loro. Sono tutte queste magnifiche persone che ci fanno sentire a casa e che si fanno in quattro per non farci mancare nulla. Io, questi ragazzi li vorrei ringraziare dal primo all'ultimo e ci terrei molto che lo venissero a sapere. Sono stati unici, devo anche a loro un pezzetto del mio traguardo.

Il TOR regala emozioni mozzafiato e momenti unici. Amicizia , solidarietà , attenzioni , ma anche divertimento e commozione .

Avevo immaginato il mio traguardo ogni giorno dei 365 che mi dividevano dal momento in cui ho preso la decisione di partecipare. L'ho immaginato in tutti i modi possibili. Saltando, esultando, gridando, sbandierando, piangendo: ma, alla fine, mi sono trovata impreparata. Ero quasi paralizzata dall'emozione, dalla fatica o forse dalla mia "maledetta" timidezza, tanto da non riuscire nemmeno a dire una sola parola. E se non ci fosse stato Fabio, forse non avrei tagliato il traguardo nemmeno alzando le braccia al cielo. L'avrei tagliato come se stessi entrando a casa, come una gesto più che naturale.
Senza proclami o gesti da palcoscenico. Nature, come nella mia natura...

Anche questo fa parte del TOR. Mille sfaccettature diverse , mille reazioni a volte opposte , euforia alle stelle o calma apparente . Non cambia niente però , perché vi assicuro che dentro di me la gioia e la soddisfazione superano qualsiasi gesto eclatante . Imparerò ad esternare un po' di più magari la prossima volta!

Grazie TOR, grazie per avermi dato l'opportunità di crescere ancora , grazie per essermi stato accanto e non avermi tradito, grazie per esserci!

Ma i miei ringraziamenti vanno rivolti a tante persone che con la loro discreta presenza mi hanno dato una marcia in più . Persone che non conoscevo prima del TOR e persone che invece mi sono sempre state accanto . Le elenco tutte questa volta , cercando di non dimenticare nessuno . Ognuna di loro ha un significato particolare , ma nessuna è meno importante dell'altra . Non saranno elencate in ordine di importanza ma soltanto nell'ordine che la mia testa confusionaria decide . Grazie a tutti voi , ma se mi permettete, almeno per una volta, grazie anche a ME

Ermanno, Silvia, Giovanni, tutti gli Anapoco (e scusate se ho tolto Giovanni, ma l'ho preso in prestito solo per oggi ): Marcello, Nino, Mario e Mimmo, CesarOne, Ferdinando, Caterina, Sabina, Adriana, Valentina, Cristina e TUTTI, ma proprio TUTTi, quelli che sono stati con me anche solo per un km, mi hanno spinta e incitata.

Grazie al mio amico - e coach Andrea Gornati (running4you) , che con me ha vinto un bel paio di scommesse, buttandosi a capofitto in un mondo a lui sconosciuto. La nostra amicizia e la sua professionalità ci hanno portato in cima a quanto sperato.

I miei "cuccioli" Marta & Lorenzo che - per quanto litigati con la corsa e con tutto quello che fa movimento - soffrono e gioiscono tanto quanto me.

Fabio, ti lascio per ultimo perché sei stato il mio compagno di viaggio. Non era facile arrivare sino in fondo insieme, ma ci siamo riusciti, forse per sopravvivenza o perché non è poi così difficile.
Ci hanno paragonati a Sandra Mondaini e Raimondo Vianello per quanto ci siamo pizzicati , ma sicuramente ci siamo divertiti e, magari, possiamo anche rivedere alcune cosette...

Chissà.

 

Vedi anche in questo magazine: Qualcuno con cui correre, in Sicilia (capitolo 4°). Su Luisa Balsamo e le sue generose avventure di corsa 

 

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26 agosto 2014 2 26 /08 /agosto /2014 18:20

Islandsbanki Reykjavik Marathon 2014 (31^ ed.). Ali fatte di emozioni (Emanuela Pagan)

 

E' con grande piacere che pubblichiamo su questo magazine un racconto di Emanuela Pagan relativamente alla sua partecipazione alla Mezza Maratona di Reykjavik che si è svolta sabato 23 agosto 2014, in occasione della Islandsbanki Reykjavik Marathon 2014, che prevedeva nel suo palinsesto ben sei differenti distanze agonistiche, tra le quali appunto la Mezza (con la partecipazione - in totale - di circa 15.000 runner). Emanuela vi ha partecipato di passaggio nel suo viaggio di ritorno dalla Groenlandia a casa, non nella sua migliore forma a causa delle numerose corse e camminate in natura durante il suo straordinario viaggio.

(Emanuela Pagan) E’ difficile riportare sulla carta le emozioni vissute nel vento.

Mi sono trovata alla partenza della Mezza maratona di Reykjavik zoppicante a causa di una periostite causata dai molti trail fatti durante la mia vacanza.

La gara di Reykjavik l’avevo inserita nel mio calendario solo perché coincideva con la data di scalo tra Groenlandia e Italia, ma non nascondo che nutrivo qualche velleità agonistica.

Dallo sparo il mio respiro ha preso il ritmo degli applausi del pubblico numeroso e festante ai lati della strada.

L’atmosfera era allegra anche se il cielo rimaneva plumbeo. Il vento ha iniziato a soffiare contro nella parte più difficile della gara, il cui percorso era un continuo saliscendi.

Per correre è necessaria sempre una forte motivazione.

Io l’ho trovata nelle immagini del mio viaggio a Tasiilaq.

Una strana serie di coincidenze mi ha portato in Groenlandia nella seconda metà di agosto.

Ho scelto di fare un’esperienza che mi mettesse a contatto con la popolazione locale. Volevo vedere con i miei occhi quanto avevo letto in un libro.

Non è stato un viaggio facile, condotto in solitaria, ma mi ha regalato un’esperienza di vita unica e profonda.

Gli inuit sono una popolazione estremamente pacifica e accogliente. Sono persone dolci nonostante debbano confrontarsi tutti i giorni con una natura dura seppur meravigliosa.

In questi anni stanno vivendo un delicato momento di transizione tra antiche tradizioni inserite nel loro consueto modo di vivere e la moderna cultura europea con cui sono sempre più in contatto.

Nel mio cuore sono rimaste le immagini di bambini che corrono sulla terra. I loro sorrisi riempiti di gioia.

I miei occhi hanno visto ancora una volta l’aurora boreale. Dalla prima volta che l’ho incontrata si è tatuata sulla mia pelle.

Sono rimasta immersa nel silenzio, in cima ad una montagna a contemplare gli iceberg e i laghi, specchi di cielo caduti sulla terra.

Ho incontrato persone di varie nazionalità che hanno ricambiato il mio sorriso.

Sull’elicottero che mi portava verso casa, gli occhiali scuri hanno saputo contenere le lacrime di commozione.

Le emozioni che ho vissuto sono state il carburante per la mia corsa in Islanda.

Ho abbracciato il traguardo della mezza maratona, ritrovando sempre lo stesso, instancabile, cielo ad aspettarmi.

 

 


Islandsbanki Reykjavik Marathon 2014 (31^ ed.). Ali fatte di emozioni (Emanuela Pagan)The 31st Reykjavik Marathon was held today and there have never been as many registered participants. The total amount of registered participants was 15.654 and following is the number of participants per distance.

  • Marathon - 1.144
  • Half marathon - 2.498
  • 10 km race - 7.005
  • Relay race - 114
  • 3 km Fun Run - 1.914
  • Lazy Town Run - 2.979

Click here for the results of the 2014 Islandsbanki Reykjavik Marathon and here for pictures of happy runners.

The weather was ideal for running and runners were over the moon.

The Reykjavik Marathon thanks the runners, the viewers on the sideline, our sponsors and all our staff members dearly for a fantastic day

Sito web della Maratona di Reykjavik

 

Islandsbanki Reykjavik Marathon 2014 (31^ ed.). Ali fatte di emozioni (Emanuela Pagan)

 

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19 agosto 2014 2 19 /08 /agosto /2014 07:34

00 km del Passatore 2014 (42^ ed.). Ho creduto fino in fondo e ce l'ho fatta!

Durante il ritorno in aereo dalla 100 km del Passatore 2014, Vincenzo Altamura ha raccolto la testimonianza di un altro siracusano - Emanuele Miceli -, già finisher dei 100 km nell'edizione 2012 della Firenze-Faenza. Questo è ciò cha ha scritto sull'esperienza del conterraneo che, dopo l'incidente di percorso nell'edizione 2013, in cui dovette limitarsi ad assistere gli amici durante la loro gara, si è portato a casa la sua seconda volta al Passatore da finisher, con un netto miglioramento nella prestazione cronometrica.

(Vincenzo Altamura). Quella che segue é la sintesi dell'esperienza del runner siracusano Emanuele Miceli alla sua partecipazione al Passatore 2014.

Non è stata la sua prima esperienza: é soprattutto per la stima che nutro nei suoi confronti per essersi sempre dimostrato nei miei confronti persona umile e di cuore, che mi sono sentito motivato a a scrivere su di lui queste due parole.

Ma facciamo un salto indietro. Emanuele, già finiscer nell'edizione 2012 ma non senza qualche problema dovuti al muro o meglio alla  crisi dell'80° km , è riuscito a chiudere la gara con le ultime forze in un crono di 14,07,55 .

Ricordo perfettamente i miei continui richiami per spronarlo ad andare avanti  e lui - da grande campione - non si è tirato indietro.

Spesso chi conosce i propri limiti già pensa al dopo o meglio al riscatto e quindi ogni allenamento o programmazione era già rivolto all'l'edizione 2013.

Le intenzioni erano buone ma gli imprevisti fisici erano in agguato, al punto che anziché essere protagonista ha dovuto optare  come  "assistente tecnico" di altri amici runner  lungo il percorso.

00 km del Passatore 2014 (42^ ed.). Ho creduto fino in fondo e ce l'ho fatta!Infatti, un dolore acuto al piede  subentrato durante le prime fase della preparazione invernale lo aveva bloccato.

Ho letto nei suoi occhi la rabbia di non poter onorare l'edizione 2013, ma la forza dentro di lui lo ha incoraggiato a non desistere per il 2014.

Ci siamo. Iniziano gli allenamenti  a ridosso del mese di febbraio .

Obiettivo principale di Emanuele era di perdere peso senza soffrire in modo di chiudere l'edizione 2014, senza infortunarsi e con un margine di resistenza.

Fin dalle prime battute ho notato che Emanuele  era piu' veloce di me, pi§ motivato e, soprattutto, constatavo  un veloce  calo di peso.

Io - negli allenamenti - ho tenuto fin quando potevo, ma la nascita del bimbo mi ha  praticamente costretto ad adottare degli orari e strategie diverse.

Siamo al giorno di partenza della gara e due ore prima abbiamo avuto il piacere di incontrare la comitiva sicula composta da nuove e vecchie facce.

Belle persone.

Si parte! Io per problemi fisici mi sono fermato al km 31, a Borgo San Lorenzo, mentre Emanuele ha fatto la sua gara cosiì come l'aveva preparata, senza imprevisti.

Mi ha raccontato di aver saltato il cambio indumenti al km 31 per disguido tecnico e di essere quindi stato costretto ad una fermata  prima del Passo della Colla, dove si è rincuorato con alcuni massaggi in ambiente caldo  e ha indossato una T-shirt di fortuna.

Rispetto al 2013 il meteo è stato clemente: anzi, diciamo quasi estivo, ma' affrontando il Passo della Colla verso le ore 21:00 il calo di temperatura si avverte.

La corsa in scioltezza gli ha permesso di raggiungere Marradi, al km 65, molto tranquillamente al punto  che  ha approfittato di una nuova pausa massaggi per rigenerarsi.

E' ripartito determinato, senza alibi e in buona  forma, consapevole che ormai non ci sarebbero stati ostacoli per il  traguardo.

Gli sono tornati in mente i momenti piu' belli di questo lungo percorso di preparazione, i suoi  pensieri sono rivolti alla  famiglia che lo ha  sostenuto mentre si accinge ad arrivare alla fine.

Ed é fatta! Crono: 12h54'47 .

L'ho incontrato la mattina presso la palestra, punto di ritrovo dei finisher, con l'espressione di uno che non ha corso, ma che, soprattutto,  oltre ad essere fresco nel corpo,è rilassato nella mente.

Alcune foto postate su facebook lo rincuorano  e gli scappa anche una lacrimuccia, leggendo le parole dei figli: “Papà, ti vogliamo bene! Sei un campione".

Si ritorna a  casa adesso! E Emanuele é consapevole di aver riportato il Passatore 2014 a Siracusa.  

Emanuele è stato un  ottimo amico  di allenamento, uno su cui contare per serietà di programmazione di allenamento  ed ha anche acquisito una buona esperienza per questo tipo di gara, esperienza che sicuramente metterà a disposizione  a tutti gli amici che desiderassero svincolarsi dalla retorica gara di quartiere.

Emanuele sei stato grandeeee!

 

 

 

 

 

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17 agosto 2014 7 17 /08 /agosto /2014 07:38

Maratona alla Fidippide 2014 (7^ ed.). Il racconto di Eleonora Suizzo: La Fidippide? Un appuntamento immancabile con il mio mare e il mio faro e, come sempre, con la corsa che mi dà tanto

 

(Eleonora Suizzo) Mi capita ancora oggi, alla mia età - a 38 anni -, con una certa esperienza alle spalle ed una predisposizione alle relazioni umane, di non codificare correttamente i segnali che mi vengono trasmessi e di sopravvalutare l'essere umano che ho di fronte.
Forse non ho ascoltato bene questa volta, o avevo ben altro a cui stare attenta che non mi sono accorta. C'è che poi il mio animo è immenso e la mia mente vola oltre, per cui non mi curo del Nulla e credo che i comportamenti equivoci, e le finalità opportuniste, arrivino naturalmente al bivio per poi cadere nel burrone della stoltezza, per navigare nel fiume della inettitudine e, ahimè, della scarsa personalità.

Navigherò Io questa notte, in compagnia di una rotondità avvolgente alla mia destra, del buio e delle paure mie recondite, che sfidando poi tanto e troppo le mie fibre, queste possano autonomamente e, a ragione, pensare bene di abbandonarmi.
Maratona alla Fidippide 2014 (7^ ed.). Il racconto di Eleonora Suizzo: La Fidippide? Un appuntamento immancabile con il mio mare e il mio faro e, come sempre, con la corsa che mi dà tantoPuntualissima in occasione di questa mia quarta partecipazione alla "Filippide", al contempo felicissima di poter correre sul mio terreno, l'asfalto. Lo apprezzo dopo la mia 64 km di trail appena trascorsa e corsa [Etnatrail 2014, lo scorso 2 agosto 2014], e sento finalmente i miei piedi e le mie caviglie che ritrovano la loro strada ideale.
La settimana è trascorsa tra massaggi e terapie per rimettermi in piedi, perché non posso mancare all'appuntamento più importante dell'anno: il mio mare, il mio faro, il mio orgoglio, la mia tenacia, mi aspettano al traguardo. Non posso né tardare né tantomeno deluderli.
Per cui, raccontare una gara, quella della Filippide, come se fosse una gara qualunque, la limiterebbe e la offenderebbe. Ne racconto dunque, soltanto, il gusto e l'emozione che mi trasmette: la pace, il silenzio, il libero incedere del corpo e delle leve che non sanno far altro che muoversi con movimenti regolari, cadenzati e circolari, non c'è dimensione, non c'è tempo e non ci sono chilometri.
Maratona alla Fidippide 2014 (7^ ed.). Il racconto di Eleonora Suizzo: La Fidippide? Un appuntamento immancabile con il mio mare e il mio faro e, come sempre, con la corsa che mi dà tantoC'è la strada davanti, i tornanti in discesa, il grigio del cielo, un sole timido al risveglio, una coltre di nebbia all'orizzonte che nasconde il mare, non c'è freddo e neanche caldo, non un alito di vento, nessun movimento scomposto, nessun raggio di sole invadente, nessuna presenza impertinente. Due cani mi ringhiano e mi corrono incontro, non hanno buone intenzioni, mi pietrifico, e reagiscono i miei compagni di viaggio, che stamane sono tanti, allegri, compatti, uniti e divertiti.
C'è anche lo sterrato? Dopo la Montagna, mi sembra un terreno morbido, facile. La sensazione più incredibile oggi è che la mia gara finisce subito e non riesco neanche ad assaporarla come vorrei. Non ricordo momenti di sofferenza, se non la difficoltà a mantenere il passo, veloce per me, fino alla fine. Ricordo certamente un angelo buono, ma quelli fortunatamente esistono, ricordo la competitività sana e quella malsana, anche quella esiste e si alimenta di germi ignobili, rido di gioia dentro di me perché sono consapevole, fin troppo, di me stessa e delle mie potenzialità e con un pizzico di presunzione sono felicissima di salire sulla pedana di legno che è l'arrivo più insolito per una maratona, con il tempo migliore, pur con una condizione fisica pessima.

Divertirmi è correre, correre è divertirmi.

 

 

Articolo correlato: Maratona alla Fidippide 2014 (7^ ed.). Alla Maratona alla Fidippide 2014 la luna è stata piena di miele. Cristian Di Giorgi e Marilisa Fiorino i vincitori

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11 agosto 2014 1 11 /08 /agosto /2014 07:01

Etnatrail 2014. il mio Ornitos Trail: come tutto finisce e ricomincia sempre dall'Etna... (Simona Patti)

In occasione dell'Etnatrail 2014 dello scorso 2 agosto 2014, Simona Patti ha preso parte alla gara breve, l'Ornitos Trail sulla distanza di 24 km. Ha voluto scriverci qualcosa relativa a questa sua esperienza, uno scritto che è insieme cronaca di gara e rielaborazione della sua esperienza.
Così, ci ha scritto in una breve nota di accompagnamento, nell'inviare il suo articolo: "La stesura non è stata immediata, ma in genere ho bisogno di qualche giorno per rielaborare tutto, il risultato è sicuramente migliore. 
Approfitto per farti i complimenti per il sito ultramaratone: per chi è appassionato di corsa è un'ottima lettura, perché tratti qualsiasi argomento che abbia a che fare con questo sport, dalla semplice descrizione dell'evento ai risultati, e - infine - anche le riflessioni di noi runner, da cui io spesso traggo spunto per la mia crescita sportiva e spirituale!"
Simona, grazie per averci inviato il tuo scritto, ma anche grazie per le tue belle parole! 

Etnatrail 2014. il mio Ornitos Trail: come tutto finisce e ricomincia sempre dall'Etna... (Simona Patti)(Simona Patti) Quest'anno la magia della corsa trail sull'Etna non si è limitata al giorno della gara in sé, ma è iniziata il giorno prima.

Il mio senso di beatitudine è iniziato, infatti, all'arrivo a Linguaglossa e poi successivamente, durante il percorso della strada Mareneve in direzione Piano Provenzana: la stessa strada che stavo percorrendo comodamente in auto, poco più di un mese fa l'avevo corsa a piedi in occasione della Supermaratona 0-3000. Come ricordo nitidamente ogni tornante! Ogni punto è foriero di ricordi: qui c'era un ristoro, qui la moglie di un altro partecipante mi ha rifornito di acqua, qui Paolo mi ha dato la Coca Cola, da questo albero ha iniziato a piovere, e così via, ogni metro mi racconta ancora della Supermaratona, tracce indelebili che rimarranno nel cuore e nella mente.

Rifletto sul fatto che ogni qual volta percorro (o il giorno dopo o anche dopo più tempo) lo stesso tratto in cui ho fatto una gara, quelle strade, quei posti, assumono un significato diverso per me; è come se li guardassi con occhi diversi, più attenti e consapevoli verso lo spazio che mi circonda. Credo che i dettagli di ciò che c'è intorno a noi ci sfuggano perché nella vita quotidiana si va sempre di fretta, perché ci sono sempre altre cose da fare, perché si pensa sempre a quello che si dovrà fare invece di soffermarsi su ciò che si sta facendo in quel preciso istante. Correndo invece, nell'impegno del gesto atletico, riesco a concentrarmi sui dettagli e tutto viene fissato nella mente acquistando un'importanza maggiore. Avere corso lì cambia la mia percezione e mi provoca emozioni nuove, perché riesco ad aprire meglio gli occhi su cose di cui solitamente non mi  accorgo.

La strada Mareneve quindi mi è apparsa familiare e, nonostante io l'abbia percorsa tutto sommato poche volte, sento di conoscerla da sempre. E' la strada che attraversa le pendici dell'Etna e che porta a Piano Provenzana, da cui partono un'infinità di percorsi da esplorare: spero di poterli percorrere tutti prima o poi, correndo o facendo trekking! In me c'è entusiasmo ed eccitazione al pensiero di cosa mi aspetterà domani, senza però l'impazienza e la fretta che caratterizza il nostro quotidiano: qui, sull'Etna, ogni cosa deve essere fatta a suo tempo, con serenità, attenzione e dedizione: è questo lo spirito con cui voglio affrontare il trail di domani e lo stesso motivo per cui ho scelto di non cimentarmi nella gara di 64 km, pur sapendo vagamente cosa mi sarei persa ed avendo la certezza che avrei provato un po' di rammarico per non essere ancora all'altezza, sia fisicamente che mentalmente, per un'impresa del genere!

La mattina del sabato mi sono svegliata stranamente alle 4.00: guardando l'orologio ho pensato che in quel momento tutti i coraggiosi partecipanti dell'Etnatrail erano già svegli, magari stavano finendo di fare colazione oppure erano in macchina verso la linea di partenza, nel buio della notte.
Dal calduccio del mio letto ho augurato a tutti buona fortuna, sentendomi spiritualmente lì a Piano Provenzana. Anche quando è suonata la mia sveglia, il primo pensiero è andato a loro: mi chiedevo chi fosse il primo degli uomini e la prima delle donne, quanti chilometri avessero percorso e, nel contempo, tifavo per i miei conterranei siciliani sperando che nessun altro concorrente usurpasse loro il podio! Insomma, ero impaziente di arrivare alla partenza più che altro per avere notizie di quanto stava accadendo!  Lì, a Piano Provenzana sono stata accontentata, ovviamente Aldo Siragusa ci aggiornava di continuo: credo che tutti noi concorrenti dell'Ornitos Trail fossimo più interessati a quello che succedeva ai concorrenti della 64 km piuttosto che preoccuparci della nostra partenza, che è stata ritardata per consentire il passaggio dei primi.
Abbiamo avuto così la possibilità e l'onore di applaudire i primi tre uomini in testa alla gara: è stato emozionante vederli scendere in fila dalla discesa accanto alla funivia per poi materializzarsi al ristoro. Sono rimasta colpita dai sorrisi che Vito Massimo Catania elargiva a tutti, credo fosse contento di vederci, quasi quasi si sarebbe fermato ad abbracciarci tutti se avesse potuto! Contrapposto ai suoi sorrisi c'era lo sguardo penetrante di Giuseppe Cuttaia, che in gara non si scompone mai né mostra segni di cedimento: era talmente concentrato che probabilmente i suoi occhi non vedevano nessuno, impegnato a tenere sotto controllo i suoi avversari e a fare scorta d'acqua al ristoro. Se avessi partecipato alla gara di 64 km non avrei avuto la possibilità di assistere allo spettacolo della semplicità disarmante di Vito Massimo Catania e dell'imperturbabilità di Peppe Cuttaia.

A questo punto la nostra partenza non poteva essere rimandata oltre, le gambe scalpitavano e dovevamo dare sfogo all'impazienza accumulata! Di questa prima parte della gara ricordo Aldo che ci ha accompagnato per qualche centinaio di metri e che, prima di lasciarci all'inizio della discesa fra gli alberi, ci raccomandava “Ragazzi, non alzate polvere!” e io tra me e me ridevo perché la cosa era impossibile, eravamo un branco di bufali al galoppo, il polverone era inevitabile. Pensavo ai Monti Sartorius, alla vista della Valle del Bove e al successivo discesone con tratti di ghiaccio ricoperto dalla sabbia nera dell'anno scorso: quest'anno non li avrei percorsi, che peccato! In compenso però ho potuto ammirare un tratto che non conoscevo, con vista sulle Madonie e poi dall'alto la grotta dei Lamponi: panorama affascinante e percorso scorrevole!

Il tratto per me più divertente è stato il passaggio dentro quello che ho ribattezzato “il labirinto”, un entra ed esci da un bosco di faggi che si alternava a sterrato con pietroni lavici su cui saltellavo (quasi sul posto!) come se fossero carboni ardenti, nella speranza di non inciampare. Dentro il labirinto ero sola, senza altri concorrenti nelle vicinanze: ho cercato di mantenere alta la concentrazione per non rischiare di perdere la fettuccia rossa e sbagliare strada. Era tutto un intrico di tronchi e rami curvati, in certi punti mi sembrava di essere uscita da questo labirinto e poi invece rientravo in un altro groviglio di alberi; ero sicura di non potermi perdere perché conosco la scrupolosità di Aldo nel segnare il percorso, però lì dentro avevo l'impressione di essere influenzata da una forza magnetica, come il canto mitologico delle sirene che attraeva i marinai, che mi tentava inducendomi a rallentare per poter vedere dove avrebbe portato quella deviazione opposta alla direzione che mi indicava la fettuccia. Ho ignorato questo richiamo che mi avrebbe allontanato dalla retta via, non dovevo perdere di vista l'obiettivo che di certo non era quello di fare esplorazioni in luoghi a me non familiari.

All'improvviso sono uscita dal labirinto, ricongiungendomi al percorso comune anche al walktrail di 16 km e arrivando ad un ristoro ben fornito di frutta, pane, marmellata: io ho preso solo del melone bianco anche se in grande quantità. Che sete avevo! E dire che le scorte di acqua non mi mancavano, ma evidentemente il panorama era talmente bello che mi aveva distratto, facendomi scordare della fame e del mio bisogno d'acqua. 

Dopo il ristoro e prima di arrivare ai crateri del 2002, noi partecipanti dell'Ornitos Trail ci siamo trovati nuovamente al cospetto dell'Etna, la cui vetta fino a quel momento era stata nascosta dalla posizione del primo tratto di gara: i suoi boati ci davano il benvenuto e gli sbuffi grigi ci distraevano dalla salita incombente. Da quel momento ho avuto l'impressione che la mia percezione dei colori cambiasse e tutto quello che mi circondava avesse assunto una nuova nitidezza: il nero del fondo lavico, il blu del cielo, il bianco delle nuvole, il grigio chiaro degli alberi pietrificati dall'eruzione e il grigio più scuro degli sbuffi dei crateri in attività, il rosso delle pietre basaltiche, ma soprattutto mi ha colpito la brillantezza del giallo delle piante. Per circa 1 km ho corso con questo “oro” negli occhi senza potermi capacitare di non averci fatto caso durante la gara dell'anno scorso; mi sono commossa pensando che al mondo il vero oro non è quello custodito all'interno delle casseforti o nei caveau delle banche, ma è quello che ho visto sull'Etna e in quel momento mi sono sentita infinitamente ricca per il solo fatto di potere godere di quegli scorci.

Poi, dopo un altro ristoro in cui mi sono sentita veramente una privilegiata, perché oltre al melone bianco c'era anche del prosciutto crudo che mi è sembrato il più buono del mondo, sono arrivata anch'io al salitone finale, quello che nessuno riesce a correre interamente, quello in cui si è soli con se stessi anche se c'è qualcuno a fianco... si, perché anche  se c'è qualche altro concorrente vicino a te non c'è nemmeno il fiato per parlarsi, non c'è quasi nemmeno la forza per uno sguardo perché guardando gli altri si vede riflessa la propria fatica, la propria disperazione, e ci si sente ancora più incollati alla strada, come essere dentro le sabbie mobili e non poterne uscire.
Ogni metro interminabile, il Garmin sembra essersi fermato, conviene non guardarlo sennò ci si scoraggia. I mezzi fuoristrada della STAR salgono e scendono alzando un polverone e facendoti respirare gas di scarico, quassù dove ogni particella di ossigeno è preziosa! La scelta è tra mettere un fazzoletto sulla bocca per filtrare la sabbia e avere la sensazione di soffocare, oppure respirare il polverone: in ogni caso la mente e il corpo continuano ad essere messi a dura prova, la tenacia vacilla. Per distrarmi cerco di regolarizzare il passo sincronizzando i piedi con le bacchette; da un momento all'altro mi aspetto l'arrivo della nausea o di un capogiro per l'altitudine, ma fortunatamente prima di loro è arrivato l'ultimo punto di ristoro, quello in cui si tira un sospiro di sollievo perché si realizza che il limbo della salita devastante è terminato.

Un ultimo sorso d'acqua e poi, prima della discesa, qualche secondo ancora a camminare per ripiegare le bacchette e sistemarle nello zaino e per concentrarmi sugli ultimi chilometri: è il momento della gara in cui si tirano le somme, la fatica maggiore è passata ma non ancora finita, la discesa richiede concentrazione e non ci si può concedere uno sguardo da un'altra parte se non davanti ai tuoi piedi. Mi lascio scivolare sulla sabbia abbandonandomi alla gravità, che sia lei a guidarmi giù! Dopo qualche centinaio di metri mi fermo solo un attimo e guardo alle mie spalle: un muro di sabbia nera, così ripido che già non vedo più la vetta del vulcano. Forse mi fa più impressione guardare verso l'alto che non verso il basso... sorrido e ripeto tra me “Questa discesa non mi fa paura” e proseguo a scivolare, con la consapevolezza che dislivelli sabbiosi come questo non se ne trovano da altre parti, che il senso di pienezza che provo qui non sono riuscita finora a provarlo altrove, che devo gustare queste sensazioni metro per metro perché tra pochissimo tutto sarà finito.
Mi preparo alla scalata del “maritozzo”, mi pare lo chiamino così quel cratere che interrompe la continuità della discesa: infilo i guanti perché sul maritozzo si arranca, si striscia aiutandosi con le mani... che se fino al quel momento qualcuno fosse riuscito a non insabbiarsi troppo, qui si affonda definitivamente con corpo e anima. L'anno scorso ci ero affondata per bene, e avevo lanciato improperi nei confronti di chi aveva escogitato quest'ultima scalata invece che programmarne il periplo, ma nel contempo ero quasi contenta perché ogni ostacolo che si frapponeva tra me e l'arrivo ritardava il mio saluto al vulcano. Adesso, sapendo cosa mi aspetta, affronto il maritozzo con tranquillità, consapevole che ogni due passi avanti ce ne sarà uno indietro, che cercherò di afferrare la sabbia con le mani con l'unico risultato di farla incrostare con il sudore sotto le unghie, ma che alla fine arriverò in cima e da lì potrò salutare l'Etna sentendone già nostalgia.

Come hanno già detto e scritto molti altri compagni di questa avventura, a quel punto tutta la gara ti passa davanti agli occhi, ed è vero, ma è più vivido per coloro che hanno faticato maggiormente. Io questa sensazione l'ho avuta molto netta l'anno scorso, quando i chilometri erano 30 e non 22, ero meno allenata e non conoscevo il percorso. Quest'anno invece mi sono mancati dei pezzi e spero di poter colmare questa mancanza la prossima volta. Perché per fare una gara di 64 km sull'Etna ci vogliono tante cose: allenamento fisico sulla distanza e sul fondo lavico, concentrazione, abitudine alla fatica in altitudine, amore sconfinato per il vulcano, un pizzico di spregiudicatezza, follia e probabilmente, quando la si corre, anche istinto di sopravvivenza.

Etnatrail 2014. il mio Ornitos Trail: come tutto finisce e ricomincia sempre dall'Etna... (Simona Patti)Provo infinita ammirazione verso tutti coloro che hanno portato a termine questo ultra trail così come verso coloro che si sono ritirati, forse perché sopraffatti dalla potenza della natura più che dalla fatica: le emozioni sono tante, troppe da poter incassare senza rimanerne scossi. Si deve essere allenati anche a subire le emozioni più potenti quando si corre sull'Etna, forse se ne ha paura, ma vale la pena di lasciarsi andare, di abbandonarsi e donarsi alla nostra Montagna.   

Per concludere: se qualcuno ha letto e ricorda la mia storia sul rito di pulizia delle scarpe che hanno calpestato l'Etna, potrà comprendere pienamente quanto mi è successo questa settimana. Le scarpe con cui ho corso sono state messe a mollo, lavate, spazzolate, sciacquate, asciugate e infine usate per una corsetta defaticante. I miei piedi ne sono usciti comunque con una patina nera, un borotalco vulcanico materializzatosi dal nulla, ulteriore testimonianza della supremazia del vulcano su noi piccoli uomini!

 

 

Vedi anche di Simona Patti: Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2014. La corsa sull'Etna e la pulizia delle scarpe da quella sabbia tenace espressione della Potenza dell'Etna (Simona Patti)

 

 

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10 agosto 2014 7 10 /08 /agosto /2014 00:12

Etnatrail 2014. Ancora una volta ho voluto dar retta al cuore e alla Montagna (Grazia Pitruzzella)(Grazia Pitruzzella) Passano i giorni e passano immagini, suoni ed emozioni.
Troppo poche le parole per poter imbrigliare nei loro ridicoli confini qualcosa che non conosce spazio né tempo.

Le lacrime mi fanno ancora compagnia, segno che anche quest'avventura non è durata un solo giorno, e neppure è cominciata, come credevo, quel giorno di metà maggio durante il lungo e fantastico allenamento con Marathon Misilmeri.
È qualcosa che viene da un luogo e da un tempo  più lontani e viene da una Grazia che non conoscevo ancora e mi parla di desideri e capacità ignote.

Quel che so è che, ancora una volta, ho voluto dar retta al mio cuore e alla Montagna, quando la mente provava a ricordarmi gli scarsi allenamenti; ho voluto continuare ad ascoltarli quando il mio corpo sembrava troppo stanco e, all'ultimo ristoro in salita, mi sono sciolta in lacrime, mentre Nino mi confortava, parlandomi di posizioni e di quell'ultimo "chilometritto" che sembrava non aver mai fine.
E sono stata grata al mio cuore e alla Montagna quando in discesa mi sono ritrovata leggera e felice, come se le ore ed i chilometri non fossero realmente passati.

Ringrazio tutti quelli che hanno fatto parte di questo sogno: la mia fantastica squadra Etna Trail; tutti quelli che hanno messo a disposizione il loro tempo e la loro energia per la realizzazione dell'evento; tutti i compagni di viaggio; e tutti quelli che mi supportano nel mio meraviglioso cammino.

Etnatrail 2014. Ancora una volta ho voluto dar retta al cuore e alla Montagna (Grazia Pitruzzella)Grazia Pitruzzella, nota agli amici Facebook come "La Montagna",  ha preso parte all'Etnatrail 2014, sulla distanza di 64 km, lo scorso 2 agosto 2014. Quello che ci ha mandato è più che un racconto una riflessione sulla profonda esperienza interiore che ha attraversato, portando a termine la distanza con le sue apserità altimetriche.
Grazia Pitruzzella vive alle falde dell'Etna e ha sublimato la sua passione per la montagna, per "questa" montagna, divenendo guida: ed è questa l aprincipale attività lavorativa che svolge.
Per quanto riguarda il running, è tesserata con il sodalizio "Etna Trail ASD", associazione che ho ideato e organizzato l'evento. 

 

 

Articoli correlati: Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013 (7^ ed.). Donne che corrono con i lupi (Grazia Pitruzzella)

 

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  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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