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14 gennaio 2014 2 14 /01 /gennaio /2014 08:41

Maratona Città di Ragusa - Hybla Barocco Marathon 2014 (11^ ed.). Non tutte le ciambelle riescono con il buco (Claudio Chines)La Maratona Città di Ragusa (alla sua 11^ edizione) che si è svolta lo scorso 12 gennaio 2014 per Claudio Chines è stata molto sofferta.
Dopo aver esitato, alla fine, Claudio ha deciso di ritirarsi e ha percorso gli ultimi chilometri trasportato dall'ambulanza.

Non tutte le ciambelle riescono al buco, ma bisogna saper fermarsi quando è necessario, senza parlare di quando diventa asssolutamente impossibile procedere oltre. 
Soprattutto senza mai perdere il buonumore e continuando a divertirsi.
Ci sarà senz'altro una prossima maratona nella quale Claudio potrà rifarsi alla grande.
(Claudio Chines) L'11^ Maratona Città di Ragusa mi ha fatto conoscere tutto quello che non avevo incontrato in questi tre anni e mezzo di corse e gare: come prima cosa,  si è presentato il fatidico "muro" dal 29° km al 34° km, dapprima solo con piccoli e bassi mattoni per poi erigersi ben alto sopra di me.
Poi il muro mi ha improvvisamente presentato i crampi in tutte e due le gambe che sono diventate di legno e mi hanno fatto bloccare all'istante; infine, dopo altri 700 metri di camminata e corsetta lenta, ho ceduto al reiterato invito dei medici dell'ambulanza che transitava in zona e che mi avevano già visto in forte difficoltà.
E, così, dopo aver conosciuto anche il mio primo ritiro in gara sono arrivato al traguardo a bordo dell'ambulanza. Pazienza ... forse, ho osato troppo nella prima parte della gara con un solo lungo di allenamento nelle gambe.
La maratona insegna.
Faccio infine i complimenti ai miei nuovi e vecchi compagni dell'Atletica Sicilia che sono arrivati al traguardo ed agli amici ed alle amiche che mi hanno fatto compagnia sotto il gonfiabile.
Alla prossima corsa insieme

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14 gennaio 2014 2 14 /01 /gennaio /2014 07:47

Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013 (7^ ed.). Donne che corrono con i lupi (Grazia Pitruzzella)Grazia Pitruzzella mi ha inviato tempo fa un suo racconto a proposito della sua partecipazione alla Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 del 2013. Qualche giorno fa mi ha scritto attraverso FB, chiedendomi che fine avesse fatto il suo racconto. Io sono rimasto trasecolato e, ovviamente, anche dispiaciuto, perchè come è mia consuetudine tutto quello che ricevo pubblico molto volentieri.
Mi ha detto anche: "E poi ci sono rimasta anche male. Non pubblicare il mio articolo e senza scrivermi una parola".
Per fortuna ci si siamo chiariti e si è anche capito l'equivoco: aveva inviato il suo racconto ad un mio indirizzo di posta elettronica obsoleto.
Le ho chiesto di inviarmelo. E lei così ha fatto, benchè fosse inizialmente incerta: "E' passato tanto tempo ormai..." - mi ha scritto.
Ma io le ho detto che i racconti di esperienze personali sono dei sempreverdi e che piacciono sempre...
E, così,eccoci qua...

Nell'inviarmi il suo racconto, Grazia Pitruzzella ha anche aggiunto, come breve nota di accompagnamento: "Un giornalista della 'Sicilia' di Catania ha avuto modo di leggere questo scritto, ne è stato sollecitato e mi ha voluto intervistare. L'intervista è stata successivamente pubblicata sul quotidiana catanese".
Grazia Pitruzzella è su Facebook con un nickname che tuttavia rimanda alla sua identità verà, poiché tradisce il suo amore per la montagna...

 

Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013 (7^ ed.). Donne che corrono con i lupi (Grazia Pitruzzella)

 

(Grazia Pitruzzella) Apro gli occhi alle 5.00 ed un sorriso mi accende il volto al pensiero che è finalmente giunto il tanto atteso giorno della Zero Tremila.

La sveglia suonerà più tardi, ma lascio il letto, decisa ad assaporare questa nuova alba, che di sicuro saprà infondermi una grande energia.

Mi dedico ai miei rituali con estrema lentezza: eseguo il saluto al sole, soffermandomi qualche minuto in più sulla posizione della montagna; vado in giardino per ammirare l’Etna, ringraziando per la perfezione dell’azzurro del cielo, che non prevede candidi merletti di nuvole; consumo qualche fetta biscottata con il miele, mentre mi vesto e passo in rassegna il contenuto delle borse che porterò con me.

 

Raggiungo Antonio M. e Cesare per viaggiare insieme fino a Marina di Cottone, punto di partenza di questa gara strepitosa che, con uno sviluppo di 43 chilometri, arriverà a 3.000 metri sul versante nord-orientale del  vulcano, appena al di sotto dei crateri sommitali.

Ieri sera, quando per l’emozione non riuscivo a finire la cena, ho chiesto al mio corpo di assumere e trattenere tutto ciò che mi sarebbe stato utile durante la mia avventura e, stranamente, stamattina l’agitazione non mi procura quei disturbi fisiologici che sono soliti accompagnare tutte le mie partenze.

Mi sono preparata a questo viaggio pensando alle numerose escursioni impegnative ed interminabili che ho vissuto durante la mia carriera di guida e rasserenata dalla possibilità di fermarmi in qualunque momento, certa che la Montagna accetterà le mie risorse.

Numerosi sono i volti conosciuti e tra i partecipanti trovo con sorpresa e felicità anche il mio amico Diego, che credevo avesse rinunciato a partecipare per via dello scarso tempo a disposizione per gli allenamenti.

Abbraccio anche Antonio G. e Princi, che amorevolmente mi scorteranno per una parte del tragitto, e Peppe, Salvo L. e Dino, preziosi alleati di questa giornata.

Qui sulla spiaggia sembra d’essere ad una grande festa, mentre gli atleti respirano il mare, si abbracciano, si lasciano fotografare ed intervistare, riscaldano i muscoli.

 

Quando partiamo mi sembra un allenamento come gli altri, affiancata come sempre da Antonio G. e Princi, solo mi sembra strano che ci sia così tanta gente, compresa l’auto guidata da Paolino, mentre Dario con la sua macchina fotografica sta già trasformando in immagini eterne la nostra corsa.

Il sole è già caldo qui in Sicilia, la Montagna è più splendente che mai, sempre pronta ad accoglierci fra le sue possenti braccia, ed una leggera brezza allevia la sete dei primi chilometri.

Affrontiamo il percorso fino a Piedimonte con leggerezza, partecipando con entusiasmo ed emozione agli applausi del caldo pubblico.

A questo punto Princi rallenta abbandonandoci ed Antonio a più riprese mi suggerisce di raggiungere Mazzolino, che ha già un discreto vantaggio rispetto a noi, ma io sono determinata a mantenere il ritmo perfetto che ho trovato, che mi permette di continuare a ridere e scherzare…e poi non sono così convinta di poter mantenere un passo più sostenuto del nostro.

Arriviamo a Linguaglossa in 1:30 circa (il tempo che mi ero ripromessa di impiegare), e quando sento il mio nome gridato dagli amici, una nuova emozione invade il mio cuore.

Antonio G. mi lascerà una volta superata la ferrovia, all’inizio della Mareneve, ma salirà in auto con Princi per continuare a seguirmi.

 

Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013 (7^ ed.). Donne che corrono con i lupi (Grazia Pitruzzella)Eccomi infine da sola con la Montagna.

Continuo a correre con una bottiglietta d’acqua tra le mani, passandola di tanto in tanto a qualche atleta, ricevendola da volontari in moto e da Carmelo in quad, dai miei cari amici che sembrano onnipresenti, sempre pronti ad ogni mia richiesta.

Sento un amore sconfinato intorno a me e, così protetta, comincio ad ascoltare la mia danza nello spazio ed il primo suono che mi raggiunge é quello confortante e noto delle scarpette che battono l’asfalto.

Forte della mia convinzione che proseguiremo insieme, passetto dopo passetto raggiungo con sorpresa Mazzola, che però rimane indietro e quando gli lancio sorridente il mio “Non vieni??”, lui mormora un “No… ho i miei piani…”, che mi lascia ancor più stranita e perplessa.

Di nuovo mi trovo ad ascoltare il ticchettio ripetuto delle mie scarpe sulla strada, ora smorzato a tratti dalla presenza della cenere vulcanica e degli aghi di pino; sento il canto degli uccelli; respiro a fondo e con tutti i miei sensi assimilo il dipinto spettacolare di cui faccio parte: cielo, montagna, boschi, vallate, campi agricoli e case fino al mare che bagna i piedi dei Peloritani.

Ancora qualche tornante e sarò tallonata da una ragazza che lascerò passare. Un po’ mi dispiace, ma questa performance per me non ha nulla a che fare con numeri e posizioni.

I miei amici-angeli continuano a seguirmi, incitandomi, offrendomi acqua, frutta, cercano di convincermi a mangiare un po’ di torta che fatico ad ingoiare e ad assumere i gel, che non accetto.

Quando raggiungo il Rifugio Ragabo, avvolta dalla spessa pineta, comincio a sentirmi stanca ed accolgo con gioia il “Coraggio, Grazia!” di Antonella, la padrona di casa,che mi offre da bere.

A questo punto decido di intervallare la corsa continua in salita con corsa sul posto e qualche passo in discesa.

E’ al 31° che sento un nodo stringermi la gola, un forte impulso di piangere ed un nuovo dolore in fondo alla schiena. Trattengo le lacrime solo perché temo che i miei amici possano interpretarle come un segnale di arresa.

Conosco bene i chilometri che mi separano da Piano Provenzana, percorsi molte volte a piedi sui sentieri che si intrecciano attraverso il bosco, infinite volte in auto e di corsa durante qualche allenamento prima della gara: la consapevolezza che manca poco mi da coraggio.

Ricordo a me stessa che posso liberamente scegliere di fermarmi o continuare. Provo a rallentare e per la prima volta arrivo a camminare, ma mi sembra di perdere l’equilibrio raggiunto. Sento che le mie energie stanno abbandonando il mio corpo.

Così non mi resta che socchiudere gli occhi, chiamare a raccolta i numerosi lupi degli “in bocca al lupo” ricevuti prima della competizione e pregarli intensamente di accompagnarmi fino a dove la Montagna desidera che arrivi.

Dopo questi pochi istanti, che sembrano estendersi per un’eternità, mi ritrovo a sorridere ed incredibilmente a correre, mossa da una nuova forza che mi scorterà fino alla tenda del 34° km, terra di confine tra uomo e natura, tra asfalto e sterrato.

Con gioia apprendo che sono arrivata in 4 ore, poiché anche stavolta si tratta del tempo che avevo sperato di impiegare.

Magicamente arriva a supportarmi anche Daniela di Monte Conca, quasi sbucata dal nulla, con un “Grande, Grazia!” che rende più reale questa meravigliosa esperienza.

Vorrei tanto riposarmi un po’, coccolata dall’amabilità delle signore dell’assistenza, ma Giardina è categorico: solo il tempo di bere un bicchiere d’acqua e sali e cambiare la maglietta!

 

Indosso da stamattina i pantaloncini con cui ho corso la mia prima mezza maratona 8/9 anni fa ed ora la mia amata maglia di Longoni, che mi ha protetta durante numerosi ed impegnativi trekking.

Comincio, dunque, a correre sullo sterrato scortata dall’instancabile Giardina e dal caro Riccardo, maestro di trail.

Percorreremo quasi tutti i 9 chilometri che ci separano dal traguardo con passo sostenuto, ma non mancheranno i tratti di corsa, di cui mi sento fiera.

Di grande sollievo sono i ravvicinati punti di ristoro, animati da gentilezza materna, e la presenza costante della jeep di Peppe con a bordo Salvo L., Dino, la piccola Martina ed Emilia.

Il traguardo appare sospeso ai piedi dell’adorato cratere di Nord-Est, pare appuntato alla roccia lavica con le bandierine, quasi un’immagine surreale nel paesaggio lunare che ci circonda.

Continuo a parlare con Antonio e Riccardo, descrivendo le meraviglie del mio amato vulcano, ringraziando per la spettacolare giornata che ci permette di ammirare in tutta la sua magia l’arcipelago eoliano e sorridendo ai diversi fotografi che continuano ad immortalare momenti indimenticabili.

Verso il 40° chilometro avverto uno strano senso di ebbrezza, sento la mia voce pronunciare una o due frasi prive di senso, ma cerco di concentrarmi e proseguo, perché ormai è davvero incredibilmente fatta e manca proprio poco.

A pochi metri davanti a me corre Cesare M., che nel 2005 ha chiuso la gara in meno di 5:30, ma la febbre che lo accompagna da diversi giorni lo porterà ad arrivare solo qualche minuto prima di me – chi l’avrebbe mai detto?

Finalmente il traguardo è lì a pochi passi. Riccardo ed Antonio mi lasciano affrontare da sola l’ultima rampa che porta alle bandierine svolazzanti e mi farà conoscere una nuova felicità.

Sento il mio nome al microfono, Anna Laura mi mette la medaglia al collo, il ragazzo che aveva accolto la mia iscrizione mi abbraccia dicendomi “Hai visto che ce l’hai fatta?” e le mie emozioni si sciolgono in lacrime, come dopo ogni gara.

Mi inginocchio a baciare le vesti della montagna ed abbraccio tutti gli amici che mi hanno sostenuta.

Il tempo di scattare qualche foto e con la borsa mi dirigo verso la tenda. Al suo interno rimango qualche minuto imbambolata, realizzando che ce l’ho davvero fatta e pensando alle parole del Mazzolino, che mi aveva prospettato che sarei di sicuro arrivata senza neppure avere la forza per cambiarmi…in realtà mi sento stanca, certo, ma riesco a muovermi felice con agilità e, ancora una volta, ringrazio l’universo per avermi donato così tanta forza in questa vita.

 

Ringrazio, inoltre, gli organizzatori dell’evento per avermi dato la possibilità di dimostrare nuovamente a questa montagna quanto l’ami; tutti i cari amici e fratelli, capeggiati da Antonio Giardina, che mi hanno supportata e sopportata durante gli allenamenti, ripresi solo lo scorso gennaio dopo una lunga pausa di 7 anni, e che, con il loro amore e la loro stima, hanno reso possibile questa avventura; gli atleti con cui ho scambiato gesti di solidarietà durante la performance e tutti gli angeli che si sono materializzati durante il percorso, infondendomi energia; i miei allenatori Manlio Danelli ed Antonio Mazzola, che ho fatto disperare per la mia mancanza di disciplina nel seguire le tabelle e nel portare avanti i benedetti “lavori”.

Abbraccio con affetto quelli che hanno riso di gusto al mio annunciare che avrei corso la Super Maratona dell’Etna senza mai aver assaporato una maratona, quelli che hanno mostrato riserve per la mia dieta vegetariana e quelli che pensano che i gel siano indispensabili.

 

 

Che la pace regni sulla terra.

 

 

 

 

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23 dicembre 2013 1 23 /12 /dicembre /2013 16:21
Gli auguri di Buone Feste di Elena Cifali indirizzati a tutti coloro che li meritano: auguri podistici e non soloSi avvicina a grandi passi il Natale ed ecco che la nostra Elena Cifali non ha mancato di scrivere una lettera di auguri per tutti quelli che le sono vicino nella vita e nella corsa.
Fare attivamente dello sport, anche soltanto a livello amatoriale, è una cosa che implica sacrifici nei confronti della propria famiglia e, nello stesso tempo, consente di entrare in contatto con tante persone diverse che, a vario titolo e con funzioni e ruoli diversi, hanno a che vedere con la propria passione: e sono gli orgasnizzatori delle gare podistiche, gli amici di corsa, i compagni di gara (e, si potrebbe dire, di cordata), i fotografi, gli esecutori di videoriprese, i lettori dei suoi "pezzi" incomparabili, il suo pubblico, gli amici a quattro zampe solo per citare solo alcuni degli "attori" implicati.
E, nella sua lettera di auguri, Elena - in modo toccante, passionale e diretto, riesce a menzionarli proprio tutti.
Forse qualcuno potrà anche riconoscersi in alcuni dei "caratteri" che emergono dalle sue frasi, ma il suo è un modo per esprimere gratitudine a tutti coloro che rendono possibile la sua corsa, il suo correre quotidiane, le sue gare-transferte e che, con il loro esserci, alimentano la sua passione.
Con l'occasione e per bocca di Elena, Ultramaratone Maratone e Dintorni, rivolge a tutti i suoi followe e supportr i più fervidi auguri di Buon Natale e di felice inizio di Anno Nuovo. 
( Elena Cifali) Mancano solo due giorni al Natale, il quarantesimo Natale della mia vita, un Natale che arriva dopo un anno particolarmente intenso sotto tutti i punti di vista.
Sarò sincera, le festività non mi piacciono troppo, non amo i falsi abbracci e gli auguri di circostanza, non amo baciare solo per convenzione, senza affetto ne sentimenti veri e sinceri.
I miei auguri arriveranno solo alle persone che davvero li meritano, a coloro che sapranno accettarli e a coloro che mi amano.
Ed allora Auguri sinceri a te che mi sei stato accanto per un altro anno della mia vita sostenendomi giorno dopo giorno. 
A te che col tuo primo sorriso dai luce alle mie giornate. A te che mi accompagni nelle corse quotidiane. 
A te che aspetti ogni mio racconto con estrema pazienza. 
A te che mi hai conosciuta da poco e già ti fidi di me. 
A te che mi conosci da sempre e scopri sempre una donna nuova. 
A te che hai saputo leggere il dolore nei miei occhi. 
A te che non ci sei più. 
A te che ci sarai per sempre. 
A te che mi accompagnerai a Santiago. 
A te che quando passo il gonfiabile urli di gioia. 
A te che registri la mia voce ad ogni gara trail. 
A te che hai deciso che sarebbe stato meglio perdermi che trovarmi. 
A te che fotografi ogni mio istante. A te che arrivi sempre prima di me. A te che arrivi sempre dopo di me. 
A te che hai scelto di correre l’Etna Marathon con me.
A te che quando passo mi applaudi. 
A te che al lavoro mi sorridi sempre. 
A te che allunghi le tue mani per chiedermi l’elemosina. 
A te che quando ricevi il mio sguardo ricambi con un sorriso. 
A te che mi hai messo al mondo. 
A te che sei sbrilluccicosa. 
A te che scodinzoli continuamente ai miei piedi. 
A te che mi hai accompagnato in lungo ed in largo per tutta la Sicilia per permettermi di completare il Grand Prix. 
A te che mi hai fatto conoscere la dolcezza degli “azziccadito”. 
A te che mi hai accompagnato al Passatore. 
A te che per 100 km hai pensato a me. 
A te che corri per battermi.
A te che corri per divertirti insieme a me. 
A te che sei il mio “leprotto”. 
A te che in questo lungo anno hai riso ed hai pianto con me e per me. 
A te che mi hai odiata per il mio “sei un runner se”. 
A te che sei il mio architetto preferito.
A te che sei il mio scrittore preferito ed a te che sei la moglie del mio scrittore preferito.
Ogni giorno è un giorno nuovo, ed a chi ha l’impressione di perdersi in questo labirinto chiamato vita io suggerisco di cercare le fascette bianco-rosse, saranno loro ad indicare la giusta via!
Auguri a tutti ragazzi, divertitevi e brindate alla mia salute
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13 dicembre 2013 5 13 /12 /dicembre /2013 07:25

24 ore del Sole (9^ ed.). La 12 ore di Eleonora Suizzo: Che ci faccio qui? Ma poi: e' un'esperienza in più nel bagaglio della vitaAlla 12 ore del Sole che si è svolta a Palermo - abbinata alla 9^ della 24 ore del Sole - il 1° dicembre 2013 - e valevole come Campionato italiano IUTA 12 ore su pista ha partecipato anche Eleonora Suizzo.

Ecco il suo racconto, nel quale c'è l'essenza della crisi con cui ci si confronta in una gara di endurance, il suo separamento e il recupero di un significato possibile.

(Eleonora Suizzo) Con un magone parto per questa nuova avventura. Incomprensibile una tale impresa a chi mi vuole bene e non concepisce la mia forma estrema di passione/ossessione per la corsa.
Meditavo da tempo, ma non ne facevo parola con nessuno, immaginando i commenti profani.
Poi il giorno è arrivato con delle previsioni meteo drammatiche: allerta meteo a Palermo, proprio dalle 22.00 del sabato e fino al mattino inoltrato della domenica. Che fare? Sperare in un errore dei sistemi di rilevazione, non sono infallibili loro; in una grazia divina momentanea. Ma poi ho detto: "Non voglio pensare alle condizioni meteorologiche!".

I miei compagni di viaggio sono degli eroi, Salvo, Vincenzo,Giuseppe ed Elena, anzi Rita! Partiamo nel primo pomeriggio: già piove, ma a Palermo troveremo un tempo apocalittico. Un'allegra compagnia, ignara della notte che trascorrerà in campo, fiduciosa, timorosa. Ci tiriamo su l'uno con l'altro, Enzo ed Elena ridono spesso, Giuseppe parla tutto il tempo e ci distrae con i suoi aneddoti, Salvo il nostro timoniere, sornione, sempre composto nella sua armatura di gigante buono. Io, dentro il mio involucro di contraddizioni e pensieri martellanti, mi rifugio nel buio della notte, nel silenzio delle parole, nel ticchettio della pioggia, nello scricchiolio dei tergicristalli.
Arriviamo 
 allo stadio. Il campo è ben illuminato, ci sono tutti i colori. Verde, arancione, rosso, grigio, bianco, ci sono i ragazzi della 24 ore, partiti alle 10.00 del mattino, corrono già da 8 ore, alcuni di loro camminano, altri sono allegri, altri sono già sfiancati.
Decidiamo di andare a mangiare e riposare, anzi a tentare di riposare, per poi tornare al campo di atletica, poco prima della partenza, a mezzanotte.
L24 ore del Sole (9^ ed.). La 12 ore di Eleonora Suizzo: Che ci faccio qui? Ma poi: e' un'esperienza in più nel bagaglio della vitaa temperatura è mite, 14 gradi, ma già piove e il vento si presenta anche lui alla partenza. Non era stato invitato però. Penso che ho portato un solo k-way anti pioggia che rimarrà asciutto per poco. E' l'ora della Spunta dei presenti alla partenza sotto la tenda dei direttori di gara: siamo in 16, due hanno rinunciato. Ancora increduli e avvolti dalla notte, scattiamo dopo lo sparo improvviso del giudice di gara.

I primi giri di rodaggio sono facili, la poggia è debole, sembra nevischio alla luce dei fari del campo. Le mie gambe sono leggere e girano con ritmo, costante e cadenzato. Comincia ad intensificarsi la pioggia e i miei abiti a bagnarsi, sarà una danza costante segnata dall'intensità delle raffiche di vento contro i nostri corpi e delle gocce violente, ininterrotte sopra di noi. Basta poco e la pista si riempie di pozze d'acqua e le mie scarpe pure, fin dentro le calze e i piedi si fanno umidi.
Alle 3.00 mi sono già cambiata e mi rattristo perché ho rischiato l'intera mia esistenza per una gara che si presenta un paradosso, una beffa, uno scherzo della natura che ci rende il giro del mondo più ostico di quello già è.
Mi perdo d'animo pensando che ho buttato all'aria la mia vita per il nulla.
Siamo anime in pena, in bilico, movimenti lenti di un circuito umano fatto di sguardi sconsolati, membra fradicie, speranze disattese, espianti colpe non commesse o, forse, si.
Che ci faccio qui! Voglio abbracciare mio figlio, voglio stare accanto a lui adesso. Sono le 4.00 e mi sono rassegnata, dopo avere tentato invano un contatto mi rendo conto che ho già scelto e riprendo i fili di me stessa. Guardo le brande e, riversate sopra di esse, scorgo corpi
Inermi che riposano dopo gran parte di fatica  fatta, sommersi da coltri di lana grezza. Il mio orgoglio e il mio istinto combattivo riaffiorano. Ricomincio e mi cambio nuovamente: pantaloncini questa volta perché non sopporto più i pantaloni bagnati e freddi incollati alle mie gambe.
Ma l'intensità della pioggia torna a crescere e allora con stizza e rabbia ricomincio a correre, dopo svariate soste, più veloce di prima. Sono le 5.00 o forse le 6.00, non ho cognizione del tempo che scorre, scorrono i giri fluidi, ma mi rendo conto di aver fatto troppe pause e non otterrò un grande risultato in questo modo. Che posso fare. In tenda ritrovo ad ogni mia sosta i ragazzi della 24 ore che riposano.
Qualcuno dorme seduto, stremato, qualche altro mangia la pasta appena cucinata o sorseggia un brodo caldo. I loro sguardi mi parlano e mi raccontano ed io li ascolto silenziosamente raccolta nei miei pensieri, imprecando contro l'inclemenza meteorologica, supplicando una tregua al diluvio.
Continuo a girare nel frattempo. Poi, poco prima delle 7.00, quando ormai il buio della notte ha ceduto il posto ad un cupo e plumbeo cielo colmo di nuvole, decido di cambiarmi per l'ultima volta. Non ho altri cambi del resto, per cui rimane la speranza di mantenermi asciutta il più possibile.
Andrea, un ragazzo conosciuto durante la notte, mi buca un sacco della spazzatura, approntando un giubbotto anti pioggia.
Ricomincio a correre con ritmo regolare , ho anche dormito 15 minuti circa, non mi ricordo, avevo l'iPhone acceso ed ascoltavo le mie canzoni, mi ha risvegliata la telefonata di Carmelo, fortunatamente.... Mi sono ricaricata. Nel frattempo hanno ricominciato a correre anche i ragazzi della 24 ore, loro in un moto di orgoglio concluderanno entro mezz'ora, io ne ho ancora per altre quattro ore, ma ora mi sento più serena, anche se piove ancora, la luce del giorno mi rende ottimista e la presenza di alcuni spettatori é confortante. Le ultime tre ore trascorreranno in un'alternanza tra camminata e corsa.
Dopo nove ore le mie ginocchia cedono e i dolori si fanno sentire.

Cammino con Salvo, un po', poi con Salvo Piccione, poi con Enzo e Giuseppe mi tirano per un po' di giri. L'ultima ora è con Elena e parliamo tanto, abbiamo parlato in queste folli 24 ore.
Ultimi 10 minuti: è finita quasi, ci scattano anche delle foto, ma non sono io, sono l'ombra di me stessa, sono arrabbiata.
Ho percorso in totale 82,660 km. Impensabile un tempo. Ho capito che correre in pista non è un problema per me: l'importante è correre. Ho capito che le persone che ti stanno accanto sono  importanti e fanno la differenza. Ho capito che i valori della vita hanno una scala di priorità ma che i pioli che la compongono sono sempre diversi. Una nuova esperienza nello zaino della mia vita.

 

 

Le foto sono di Vincenzo Altamura (in alto) e di Adriana (in basso)

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11 dicembre 2013 3 11 /12 /dicembre /2013 05:14

24 ore e 12 ore del Sole (9^ed.). Corro perchè questo è l'unico modo che conosco per compiere il mio viaggio interiore. E questa volta l'ho fatto con la nonna e per la nonna (Elena Cifali)Si è svolta tra il 30 novembre e il 1° dicembre 2013, a Palermo, nell'impianto di atletica "Vito Schifani", la 9^ edizione della 24 ore del Sole, con abbinata una 12 ore, entrambe le gare valevoli come Campionato italiano IUTA 2013 delle specialità 12 e 24 ore su pista.
Alla 12 ore che si è svolta interamente il giorno 1° dicembre (essendo la sua partenza fissata allo scoccare della mezzanotte del 30 novembre) la nostra Elena Cifali che alla fine della sua fatica è risultata la prima donna, conquistando il titolo di Campionessa italiana IUTA su ore su Pista 2013.

Le circostanze della partecipazione di Elena sono state particolari, poichè poche ore prima della partenza, mentre si accingeva a partire da Nicolosi, ha appresa la tragica e dolorosa notizia della morte dell'amata nonna Giuseppa.
Con una decisione molto travagliata e non essendoci molto che potesse fare nell'immediato, Elena ha deciso egualmente di partecipare alla gara. 
Questa sua partecipazione ha avuto una connotazione particolare: è stata infatti una gara "con dedica", interamente dedicata al pensiero della nonna.
In fondo Elena, correndo la sua gara, ha fatto ciò che la nonna avrebbe voluto. C'era un rapporto speciale tra Elena e la nonna che apprezzava in modo speciale ciò che Elena faceva e soprattutto la lodava per le sue corse e per questa sua passione che alcuni potrebbero ritenere fuori dall'ordinario. E, alla nonna, Elena raccontava sempre le sue nuove imprese.


E viva, e il suon di lei.
Così tra questa Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare. …

24 ore e 12 ore del Sole (9^ed.). Corro perchè questo è l'unico modo che conosco per compiere il mio viaggio interiore. E questa volta l'ho fatto con la nonna e per la nonna (Elena Cifali)(Elena Cifali) Sono affaccendata nel preparare il mio zaino con tutto ciò che servirà per correre la 12 Ore del Sole di questa notte.
Sento squillare il telefono di casa, è strano, è ancora mattino presto e nessuno mi chiama a quest’ora del giorno.
Alzo la cornetta, solo poche parole pronunciate da una voce tremante, poi il silenzio.
Poso il telefono e mi siedo sul divano.
La testa fra le mani e le lacrime che scendono.
Nonna è morta.
Tutto quello che stavo facendo, tutti i miei progetti, tutto il mio passato, il mio presente ed il mio futuro cambiano colore.
Tutto diventa nero, il colore del lutto.
Non saprei dire quanto tempo sono rimasta in quella posizione, seduta sul divano.
Ogni essere umano ha un rapporto diverso con i grandi dolori. Alcuni urlano e si disperano, altri lo sopportano con muta rassegnazione, solo alcuni corrono.
E’ l’ultimo sabato di novembre e mia nonna, la donna che per anni mi ha cresciuta trasmettendomi tutto il suo sapere e tutta la sua forza con affetto ed amore smisurato è morta.
Ho già deciso: correrò la 12 ore per lei e con lei.
Sono sicura che lei vorrebbe questo.
La giornata è piovosa e, quando io Salvo, Giuseppe, Enzo e Eleonora arriviamo a Palermo, è già buio, nonostante sia ancora pomeriggio presto.
Dopo una lauta cena facciamo il nostro ingresso allo Stadio delle Palme.
La pista mi dona sempre molta serenità con il suo colore arancio, reso più scuro dalla pioggia battente. Sento freddo e l’umidità mi entra nelle ossa, decido di indossare un abbigliamento termico per affrontare le prime ore di gara, che poi saranno quelle notturne.
Il rituale pre-gara è sempre identico: ritiro pettorale, foto di gruppo, spunta degli atleti, sistemazione sulla linea di partenza e via.
24 ore e 12 ore del Sole (9^ed.). Corro perchè questo è l'unico modo che conosco per compiere il mio viaggio interiore. E questa volta l'ho fatto con la nonna e per la nonna (Elena Cifali)Fin dai primi giri mi rendo conto che questa sarà una lunghissima notte.
Io ed Enzo ci organizziamo e attuiamo una strategia che si rivelerà molto utile per molti chilometri, fino a coprire la distanza della maratona.
Corriamo vicini, senza mai allontanarci l’uno dall’altra, a turno prima lui e poi io “tiriamo” l’altro.
Chi sta davanti imposta il ritmo ed ha il compito di non accelerare e di no rallentare, in questo modo chi sta dietro deve solo seguire il compagno, senza preoccuparsi del tempo e dell’andatura.
E’ un ottimo modo per “riposarsi”.
Osserviamo gli stessi riposi e mangiamo negli stessi momenti, questa tecnica ci consente di non stancarci eccessivamente.
Il gioco funziona perfettamente, finchè io non inizio ad accusare un po’ di stanchezza.
Ho freddo e sonno, ho superato i 42 km e preferisco lasciare andare via Enzo.
Il mio “riposo attivo” mi consentirà di risparmiare preziose energie che mi serviranno non appena farà giorno.
Allo scadere della sesta ora, ho l’unico momento di smarrimento serio.
Ho troppo freddo e sono bagnata fradicia. La pioggia scorre fuori e dentro me. Ci si può impazzire su quell’ovale per dodici ore consecutivamente.
Conto i passi, uno… due… tre… cento… cinquecento… mille…
La pioggia è torrenziale, la pista completamente allagata e l’acqua delle pozzanghere ad ogni passo inonda le mie scarpe, mi specchio in quelle pozze d’acqua e stento a riconoscermi.
Non un sorriso, non un momento di vera gioia, solo triste rassegnazione.
Piango. Le lacrime e la pioggia solcano il mio viso provocando rughe profonde come ferite.
Attorno a me un sovrumano silenzio.
La notte è nerissima e le mie elementari movenze, sempre le stesse, per ore ed ore vengono interrotte solo dalle soste ai gazebo dei ristori.
Inizia qualcosa di interiore, la mente viaggia nei ricordi e con tanta nostalgia fa il conto degli anni vissuti. 
I rimorsi si mescolano ai rimpianti, finchè non sento una strana dolcezza ed un’infinita tenerezza nascere dentro di me. 

24 ore e 12 ore del Sole (9^ed.). Corro perchè questo è l'unico modo che conosco per compiere il mio viaggio interiore. E questa volta l'ho fatto con la nonna e per la nonna (Elena Cifali)Decido di cambiarmi completamente per la seconda volta: e quegli indumenti asciutti e caldi alleviano quel senso di vuoto che mi angosciava, riprendo a correre e finalmente ritrovo la serenità.
Sento
, percepisco o forse semplicemente immagino la presenza di nonna. 

Lei era la mia tifosa più accanita: ogni sera, quando la chiamavo mi chiedeva se avessi corso e si informava su quale gara avrei fatto la domenica successiva.
Mi ripeteva che ero la numero uno ed io glielo lasciavo credere.
Che senso avrebbe avuto deluderla? Ed è proprio questo che non voglio fare stanotte: deluderla.
E’ quasi l’alba, il chiarore del giorno scalza la notte e finalmente vedo la massa di Monte Pellegrino davanti a me.
E’ una visione bellissima quella roccia così imponente, fiera e maestosa.
Sono passate sette ore dal momento del via e adesso la mia corsa è tornata fluida e leggera. Mi sento bene, sono in pace con me stessa e con la pista, faccio qualche giro più veloce e mi accorgo che Nerino Paoletti (il vincitore di questa edizione) mi sta dietro e si sta facendo trascinare dalla mia scia.
Alcuni km corsi avanti a lui mi fanno pensare che forse nonna aveva ragione: sono la numero uno.
Mi fermo a controllare la mia posizione, giri e distanza coperti fino a questo momento, scoprendo di essere la prima in classifica fra le donne che stanno partecipando alla 12 ore.
Bene, adesso che ne ho coscienza lotterò fino alla fine per mantenere salda la mia posizione.
Niente e nessuno potrà fermarmi adesso, non lo ha fatto il terribile dispiacere, non lo ha fatto la nera notte, non lo ha fatto la pioggia battente, non il freddo pungente e certamente non lo farà la stanchezza che dopo dieci ore di gara si fa presente viva più che mai.
La luce del giorno dona i colori a tutto il mondo circostante.
Vedo il grigio del cielo, l’arancio della pista, le giacche colorate dei miei amici ed i loro visi colmi di stanchezza, visi che raccontano di una notte che sembra uscita da un girone dell’inferno di Dante.
Le ultime due ore sono quasi del tutto camminate per la stragrande maggioranza dei partecipanti. Scambio chiacchiere con i miei compagni di viaggio, mi informo sulle loro condizioni, incoraggio Eleonora a correre qualche centinaio di metri insieme a me.
Chiedo a Salvo della sua caviglia e ad Enzo del suo ginocchio, tutti, chi più chi meno, dopo così tante ore di gara e con condizioni meteo proibitive hanno dei problemi.
Mi accorgo che le mie scarpe si tingono di rosso, le dita dei piedi stanno sanguinando vistosamente, faccio un altro cambio completo. I piedi sono fradici, il loro volume è pressocchè raddoppiato e la pelle è gonfia d’acqua come quando si sta troppe ore dentro la vasca da bagno. Cambio le calze nella speranza che il bruciore mi passi ma la speranza è vana. Soffro terribilmente, ho come l’impressione d’avere due carboni ardenti al posto dei piedi.
Sopraggiunge anche il mal di schiena e il dolore alle anche. Mi ripeto che devo tenere duro, mentre continuo a sentire la Sua presenza accanto a me. Colei che mi ha insegnato a camminare, a leggere, a scrivere, che ha lavato il mio viso di bimba, asciugato le mie lacrime e curato le mie febbri è vicina a me: la sento e questa convinzione è l’unica forza che mi fa ancora mettere un piede avanti all’altro.
80, 81, 82, 83 km.
Perfetto, ho appena superato la distanza che avevo coperto lo scorso anno e, da adesso, ogni metri in più sarà una nuova conquista.
La fatica dell’ultima ora è stata alleviata dalla presenza di Mario che mi ha dato l’input giusto per riprendere a correre, da Giovanni che con mosse sapienti mi ha distratta dal dolore e da Vincenzo che mi ha assistita porgendomi cibo ed acqua.
Perché ho corso per 12 ore dentro questa pista? Perché è l’unico modo che conosco per fare il mio viaggio interiore. Un viaggio mano nella mano con la nonna che ho tanto amato.
E’ stato l’unico giusto modo per darle il mio addio e per permetterle di starmi vicina ancora un’ultima volta.

 

24 ore e 12 ore del Sole (9^ed.). Corro perchè questo è l'unico modo che conosco per compiere il mio viaggio interiore. E questa volta l'ho fatto con la nonna e per la nonna (Elena Cifali)Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e rimirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura.
E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

 

I nonni di Eelena, assieme

 

Il-nonno-e-la-nonna-di-Elena-Cifali.jpg

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8 dicembre 2013 7 08 /12 /dicembre /2013 00:00

Maratonina di Archimede (4^ ed.). Sebastiano Caldarella raccontato dall figlia Giuseppina: la corsa e le ali della libertà...(E.C.) In tanti sostengono che la corsa rende pazzi, folli, a volte incoscienti. A me piace sostenere che sono i folli ad innamorarsi della corsa. Ho imparato a guardare questa disciplina come un contenitore dove infilare tutti e sentimenti e tutte le emozioni che le vita mi regala. Praticando la corsa giorno per giorno, con essa vivo le mie giornate. Non manca mattina in cui correndo non penso a quanto dovrò fare o a quanto ho già fatto.
I miei racconti e le mie storie prendono forma proprio mentre pratico la corsa e si sposano volentieri con la fatica e la solitudine delle gare. Scopro sempre più spesso che anche altri appassionati vivono la fatica e la solitudine come me, cercando di trarre vantaggio da quel senso di beatitudine che immancabile sopraggiunge dopo lo sforzo. Chissà, magari la corsa potrebbe essere inteso come cura per molte malattie della mente, come calmante e sedativo dei cattivi pensieri.
E vogliamo parlare del forte senso di aggregazione che sviluppa?
Ho conosciuto una donna durante una gara a Sciacca il 1° settembre di quest’anno.
Una donna allegra e gioiosa, “fuori dalle righe”, come ama definirsi lei: Giuseppina Caldarella (Mina per gli amici) della ASD Marathon Athletic Avola. Tra noi due, così diverse eppure così simili è subito nata una sincera amicizia fatta di stima reciproca.
Qualche giorno fa Mina mi ha chiesto di raccontare la vita di suo padre attraverso questo Magazine.
La storia di Sebastiano è quella di una vita intensa vissuta tra mille vicissitudini, costellata da grandi sacrifici, mortali dolori e incredibili rinunce. Prima ancora che finissi di leggere il racconto che mi scriveva Mina mi chiedevo come aveva fatto questo piccolo grande uomo a sopravvivere a tante vicissitudini senza diventare pazzo.
La risposta arrivò da se man mano che continuavo a leggere. Scopriamo insieme chi o cosa ha salvato Sebastiano attraverso le belle parole della figlia Mina.

(Giuseppina Caldarella) “Mio papà, Sebastiano Caldarella, nacque ad Avola 78 anni fa da Carmelina e Ferdinando. Il più grande dei fratelli, alla tenera età di otto anni –quando gli altri bambini, soprattutto ai nostri giorni, vivono in casa confortati dall’amore dei genitori- si imbarcò come mozzo in un peschereccio senza permesso dei genitori.
Al suo rientro portò con se la paga di un adulto, diligente e laborioso conquistò nuovamente la fiducia dei genitori che gli avevano perdonato la fuga. Papà non era un amante della scuola, aveva un carattere irruento: litigava con gli insegnanti, odiava le regole e le punizioni, fu per questi motivi che mio nonno Ferdinando – uomo molto conosciuto in paese, rispettabile lavoratore e a capo di una ditta di agrumi- iniziò a farlo lavorare, ancora in giovane età, con il compito di bracciante per la raccolta degli agrumi. Ma il nonno non facilitava il lavoro a Sebastiano che preferì andare a lavorare presso delle altre ditte purchè non si pensasse che lui fosse il “cocco di papà”.

Maratonina di Archimede (4^ ed.). Sebastiano Caldarella raccontato dall figlia Giuseppina: la corsa e le ali della libertà...Lavorava con serietà dando il meglio di se stesso, arrivando cosi presto allo stesso livello del padre.
Non era più un adolescente quando si innamora di Corradina: una sartina.
Dal loro amore nasce Carmelina, una splendida bambina dagli occhi verdi.
Sebastiano era finalmente felice, e tutte le mattine prima di recarsi al lavoro guadava la bella Carmelina promettendole una vita serena.
A soli sei mesi la bambina morì a causa di una febbre altissima.

Sebastiano non pianse ma diventò un uomo duro, severo, anche con se stesso. Si rifugiò nel lavoro, viveva poco in casa, nel frattempo naquero altri tre figli ma lui –pur non facendo mancare nulla alla famiglia- non riusciva ad essere aperto ed affettuoso.
Il dolore per la perdita della sua amata Carmelina lo tormentava. Iniziò a praticare dello sport, dapprima avvicinandosi al ciclismo, in seguito iniziò a camminare.
Scoprì il piacere del camminare provando a tornare a casa dal lavoro a piedi e sembrava che questo lo soddisfacesse.
Cominciò a fare sempre più chilometri e tornando a piedi dal lavoro rientrava a casa più soddisfatto.
Iniziò così a pensare di coprire la stessa distanza correndo.
Cominciò a correre seriamente, dapprima da solo, anche durante le lunghe notti d’inverno attirando le critiche della moglie, dei figli, e dei fratelli che lo scoraggiavano, giudicandolo pazzo e ritenendo che, dopo la fatica del lavoro, quella della corsa potesse ammazzarlo.
Ma Sebastiano diede prova di coraggio e determinazione già a otto anni, quando volle imbarcarsi ed adesso non sarebbero state le critiche della famiglia a fermarlo.
Si trovò solo a combattere questa battaglia e l’unica persona che lo incitava e spronava nella corsa ero io: la piccola Mina.
Gli feci capire che se la corsa gli dava felicità e non doveva abbandonarla.
Un giorno ci trovavamo in un bar a fare colazione quando incontrammo dei runner -tra cui il noto Paolino Rossetto- ebbi come un’illuminazione: chiesi a Paolino di far iscrivere papà nella sua squadra, in modo che non dovesse più correre solo.
Iniziò così l’avventura: Sebastiano venne iscritto nella squadra di Pippo Passanisi e, pian piano, raggiunse la stima di tutti raggiungendo ottimi livelli.
Grazie alla corsa ritornò ad essere quello di un tempo: un uomo solare, altruista, affettuoso.
Nei suoi occhi non c’era più quel velo di tristezza, quel dolore che lo avevano accompagnato in tanti lunghi anni. Il lavoro, i fratelli, la famiglia non erano riusciti a dargli ciò di cui aveva bisogno: le ali!
Mio papà è un angelo con le ali ai piedi, adesso quando corre vede il viso dolce di Carmelina ed i suoi luminosi occhi verdi”.

(E.C.) Non basterebbero anni per raccontare la storia di quest’uomo, unica ed irripetibile come quella di tanti altri, ma sono bastate poche righe per dare forza alla mia convinzione: la corsa salva la vita, la corsa cura le tue ferite, la corsa ti cnsente di mettere un paio di occhiali diversi per guardare il mondo, la corsa ti mette addosso le ali della libertà!

 

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26 novembre 2013 2 26 /11 /novembre /2013 23:38
Maratona (Maureen L. SimpsonSometimes in life, there are little happenings and things we try or do, that seem at the time, to stand on their own.  Sometimes we remember one, or even two of them and reminisce, and sometimes we forget about them all together. Until one day, suddenly there is a little thread magically joining them up, the remembered ones and the un-remembered ones. And ‘hey presto’ a new little story pokes it’s head out of the web of life.  For a moment in time, when that happens, it feels the way it does when you put your feet into real earthy soil, or stand next to a mountain, after having been in an expanse of concrete city and buildings for a time. I think, as it turns out,  the ‘half marathon’ has been a little bit like that for me, like a little found bracelet of shiny collected things!

 

After all, the ‘half marathon’  is certainly not a distance that I’ve regularly run,or concentrated on at all, and so its not been something I’ve particularly pondered over. But then again, as it turns out, this little half marathon story thread is all linked into the story of Babacino and Mauri, and so, in a way it is no surprise that it’s a surprise. And for that reason, I would say it’s worth writing down the story!

 

On Sunday morning, just gone, at about 8:15 in the morning, our little family: Me, Mauri, Babacino and Tata (and in spirit: Raul, Signora Maria and Franci!) – headed off on our little jaunt for the day, as we do.  Wheels and Feet, Feet and Wheels. Stai Attento! Camera’s at the ready!  Annnnnd, all together now:

C'era una volta un piccolo naviglio

che non sapeva non sapeva navigar e dopo una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette settimane e dopo una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette settimane e dopo una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette settimane il piccolo naviglio incominciava a navigar


cu issu e senza issu

cu issu 
cu issu
cu issu e senza issu

 

Avanti u peri cu issu

 

Maratona It was the day of the Palermo Marathon and Half Marathon, the 17th of November 2013 and the 19th edition. 
Maratona di Palermo 2013 The races start and finish at the Palermo Athletics track, which is right at the foot of Monte Pellegrino, where you can find the ancient pilgrim’s path leading up to the beautiful Church of the Saint Roselia (built into the mountain) Santa Roselia is the Patron Saint of Palermo and much loved by Palermonites.

[Monte Pellegrino and the Sanctuary of Santa Rosalia] We had already visited the stadium the day before, on a little jaunt to the expo and to collect my race number. And also the other fun bit, the collection of the  ‘pacco gara’ which directly translated means ‘person race’. But what it is, is (usually) a bag containing, various goodies like chocolate bars, maybe some pasta, a drink, and some other little suprises from sponsors of the race, or even locally made produce and of course very often a t’shirt to commemorate the race. In Italy, it is very exciting getting the ‘pacco gara’ as you never know what you will find!  I think it is a bit like when you are a child and you get buy a lucky packet from the sweet shop, all excited to see what you get. The Palermo Marathon and Half Marathon certainly lived up to the reputation of the ‘pacco gara’ of Italy!


Back to Sunday: It wasn’t long before we were warmly greeted (especially Babacino!) by many of the running fraternity who know Mauri from so many years of running and taking photographs and writing about everything to do with running and the human spirit.  Likewise the stadium was a buzz of excitement. Bouncing and jogging runners meeting runners; families with kids (of course, this IS Italy!) and music; the smell of coffee, warm weather; bright colours,  all of the things I’ve come to love about Italian running events. But this was my first real true Sicilian Italian running event AND in Palermo our home town.

 

When Babacino was still a Beetle, before he got born, Mauri and me used to talk about a lot of things to do with the Beetle child Babacino, like how we’d take Babacino to Villa Sperlinga, and do some running around the park, taking turns and being close to Babacino at all times. For me, this would be my gentle re-entry into running. In real life, it soon became  a cherished little family ritual. I think the first few times I ran 3 or 4 laps of the park and then step by step we built up our distance as Babacino grew and grew.

Somehow out of that the idea of running the Palermo Half Marathon emerged, but with the very distinct caveat, that ‘we’d see how Babacino was on the day’, and decide to run or not to run. Babacino needs his food and lots of hugs first and foremost.  But on the day, Babacino was right on form and running was on the menu!  And so, with special thanks to Mauri, the running of the half marathon came true and Babacino got his first real life medal and he got to cruise  around with a press pass and his Papi, taking pictures of all the runners starting and finishing, and no doubt interviewing a few!  

 

And this made me think, it is indeed a good thing to have dreams and to talk about them, that way, they are more likely to come true! I think Babacino must have a huge amount of dreams in him, because the dreams about Babacino, even the ones that are still pictures and not even words yet, just seem to come true. Bravo Babacino Bravo!!

 

Maratona My first half marathon was when I was in school, in Johannesburg South Africa. Johannesburg, also known as: Jozi, Joburg, Joni, eGoli or Joeys, and JHB! As I recall, I managed to catch a much coveted lift from my (most idealised by me!) big brother. In my memory, that was probably one of my hardest races ever. Up until then, running was just putting on some shoes, and running, being free and going where ever my feet took me. Of course that was also long before the days of Garmins and GPSs where we had the 'luxury' depending on how you look at it of being able to analyse everything about running. Johannesburg is about 1800 meters above sea level, it’s dry and hot. The race was fairly rural,  taking in some out of town potted roads with lots of dry red sand on either side blowing up in plumes like smoke, every time a car drove past. I’m not sure how much I walked or ran, all I know is that I finished, I think I got a packet of iwisa (maize meal eaten in South Africa),  some toothpaste and some mens deodorant at the finish, and I was hooked on ‘long distance running’ from that day on.  Little did I know that running and that taste of ‘long distance’  would take me on quite some journey around the world

 

Forward again to Palermo 2013.  I admit to having felt a bit nervous before this half marathon.  It was to be my first race (apart from a little taster of a few kms in Villabate a few weeks ago) since Babacino got born, a little less than 5 months ago. Since then, I haven’t run more than 12km’s at a time. Nor have I been away from Babacino more than the time it takes to run 12kms! Luckily I knew that Babacino would be ok with Mauri, who was fully armed with passagino, baby carrying sling, banana  and mashing implements, ‘choocho’,toys and hats!

The start of the race was  right on the athletics track on the side where the spectator stands are. This meant families could be near by, and there was as usual a lot of animated banter, along with music and announcements and talking over the loud speaker. I had wanted to wait until literally when the gun went off before going to the start, but Mauri sent me off, and off he and Babacino went taking pictures of the start and the runners and I went to soak up the atmosphere of being in the midst of the runners of my first Palermo Sicilian race. What really strikes me about Sicily and of course this was totally prevalent at the race, was how proud the Sicilians are of their country and the Palermonites of Palermo. Most runners were dressed in their brightly coloured club gear or else in t-shirts from local or Italian races and this seems to emanate a real feeling of celebration.

Maratona There was a bit of a delay in the start of the race, but with glorious weather of about 23 or 24 degrees C, it just meant a slight continuation of the enjoyment and anticipation before the gun and the start. I found myself thinking about the last half marathon I had run, which was also the last race I ran before Babacino was born! That was the Richmond Half Marathon, in London, on the 31st of March 2012, when I was precisely 6 months pregnant with Babacino. At the time, I guessed it would be my last race, and it was quite a moment for me, because having run most of my life, I knew I was entering into a new phase and wasn't sure when I would be in a position to run again, especially as this was my first baby.  Also it would be my last race of running with Babacino so close and so attached to me. I really enjoyed my running when I was pregnant and often wondered whether all the running would be going into my little boys feet making him a runner before he even got born!  And so, little did I know at the time, that I had just added another Half Marathon to the Half Marathon Story!

 

At about 09:30 the race finally started and off we went out of the stadium into the road heading for Della Liberta, and the first long stretch into the Old Town of Palermo.  Feeling quite fresh and quite relaxed with no time to aim for at all, in fact I had forgotten to even put on my Garmin, I immediately settled into the race at an very manageable pace, enjoying the sites and saying goodbye, for a little while, to Monte Pelegrino. By now all nerves were gone, although it was still rather strange not to have Babacino in my arms or in the next room with Mauri.  

Fortunately all the roads had been blocked to cars, so it was easy pleasurable running in that sense. In Italian road races, there is a rule that stipulates water stations at least every 5km’s, which was perfect for a warm day.  In true Italian style, the people manning the tables were as friendly and convivial as ever.
There were also plenty of spectators especially given that the race went through some really beautiful historical sites within Palermo. We were even fortunate enough to run through Palazzo Abatellis (also known as Palazzo Patella) which is actually a palace, located in the Kalsa quarter of Palermo. It is home to the Galleria Regionale della Sicilia, the Gallery of Art for the Sicilian region. Mauri took e to visit this gallery on my first visit to Sicilly, so it was wonderful to run through it with the lovely Sunday morning sunlight bouncing off the ancient stones we were running over.

 

Of the other sites, I found myself wishing I had a slightly better memory so that I could recall more of the history and information about the rest of the sites that I recognised and which Mauri had told me about whilst on our little jaunts. There is something wonderful about walking anywhere with Mauri. He either knows the entire history of a place including how it got it’s name and how that was derived from Greek or Latin or the Normans or the Byzatines etc, Otherwise, if it’s somewhere he hasnt visited before, he generally has a pretty good idea of what it is all about just because of the vast travelling library in his brain which he carries around with him. I think it is also a common trait of runners that they are explorers and love to travel to new places and experience the essence of a place by foot.

 

Palermo is definitely a most beautiful city full of surprises. I am always struck by how you can arrive at an 11th or 12th century building, with almost no (signed or visual) announcement or introduction. In England such an ancient site would probably have ropes around it preventing anyone from going too near and you’d almost certainly have to pay an entrance fee. But here in Palermo these buildings are dotted around the city, often in the most unexpected places, eg right next to a derelict building, or a very modern building or just next to an ice cream shop. In a way, they almost feel MORE authentic because you can imagine that they probably haven't changed much for 100s of years, and the experience is definitely a visceral one, if you allow yourself to feel! You can even touch the stone walls and stand as near to them as you like! Perhaps a bit like how Stone Henge used to be before they built designated pathways around the stones and installed ropes so that not only can you not go near the stones, but their view is obscured by these crowd controlling ropes as well as spotlights to make them more ‘visible’

 

The race snaked around some of these beautiful sites in the old city with the route backtracking on the same roads, so that, in this part of the race, you could  almost continually see runners coming towards you and away from you. Again, this definitely facilitated more joviality and animation amongst the runners, and that part of the race wizzed by.Before I knew it, we were already on the road headed back to the stadium. There was Monte Pelegrino again, and it felt comforting to be running along it’s side, watching  the sunshine warming the majestic rocks.

 

By this stage, I was suprised to be still feeling quite ok, not at all needing to walk and managing to keep a steady pace. Although looking at the Marathon markers, I did think to myself that a marathon at this stage would require walking and I dont think I am ready to be away from Babacino for that long, yet.  I focused on enjoying the last bit of my Half Marathon.

 

The week before, we had happened to be at a press conference held in a beautiful building and surrounding gardens, just near to the Chinese Palace.We’d had a lovely walk through the gardens and the palace grounds, again a fascinating little gem of Palermo.Here you can see some information and photo's about the press conference:  Supercoppa Italiana 2013 WheelChair Basket. Press conference This is one of the many amazing things Tata is involved in, in Palermo.
Mauri had said the gardens would be part of the race route so I knew we still had this to do before heading back into the stadium.  Once again, I found myself trying to remember all the bits of information Mauri had told me about these places, and thinking how lucky I am to be able to walk around and enjoy these places with both Babacino and Mauri and then, a few days later to be able to run along the exact same paths. What could be better!

 

Finally, I headed for the finish, and the Half Marathon Story was saved into my heart, waiting to be written. Excited to find Mauri and Babacino and Tata again, off I went in search of our little family, and I found them! I gave Babacino his medal and a BIG hug and Mauri too, and ciao to Tata, and then we had the rest of our family day!

 

 

And Babacino is now officially italian and english at the same time! Guarda!

 

Maratona

 

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25 novembre 2013 1 25 /11 /novembre /2013 07:16
Ecotrail Il 17 novembre 2013 si è svolta l'edizione "zero" del'Ecotrail "Giro della Milia", sul versante sud dell'Etna Nord, una autentica new entry nel mondo delle gare trail siciliane e un'occasione per esplorare il versante sud dell'Etna sino ad ora un po' trascurato dalle gare trail.
La competizione agonistica si è disputata sulla distanza di 22 km, ma - nel palinsesto - era previsto per i meno allenati anche un walktrail di 6 km.
La gara è stata organizzata per pura passione e all'insegna dell'austerità e della povertà di mezzi: cionondimeno e malgrado la concomitanza della Maratona di Palermo che ha attratto i più stradaioli, l'affluenza c'è stata.
Una settantina sono stati gli atleti allo start: una partecipazione che è stata gioiosa e di grande divertimento e convivialità per tutti: un'occasione di divertimento tra amici, malgrado i numerosi punti di criticità.
Ma ad una prima edizione (anzi - come è stato sottolineato dagli stessi organizzatori - "zero") non si può pretendere troppo ed è d'obbligo essere indulgenti. 
Anche la nostra Elena Cifali vi ha partecipato e ci ha trasmesso il suo racconto, accompagnandolo con queste parole: "...di questa gara non è mai stata pubblicata la classifica e credo che mai sarà pubblicata perchè nessuno di noi ha certezza del percorso. Ci sono state davvero tante polemiche a causa delle fascette mancanti e dei ristori che non sono stati allestiti. Di per se la gara non è stata molto diversa da un allenamento tra amici e spero proprio che il prossimo anno Rosario Verona possa avere più soddisfazione dal lavoro che ha fatto con grandissimi sforzi sia fisici che economici".
Ma ecco di seguito il racconto di Elena. 
(Elena Cifali) Nella notte un boato mi sveglia. Il tetto della mia mansarda trema e scricchiola. Mi affaccio alla mia finestra, fuori solo il chiarore della luna, poche nubi e di fronte a me uno spettacolo che mi lascia a bocca aperta facendomi venire i brividi: l’Etna urla, sì, urla letteralmente, lanciando boati che spaccano il silenzio della notte, con fontane di lava si alzano su nel cielo e il rosso del fuoco si intreccia col bianco della luna e col nero della notte.
Non mi abituerò mai a tutto questo spettacolo che ho la fortuna di guardare sempre più spesso. Il cielo sembra aperto ad accogliere tutto ciò che dalle viscere della terra vuole uscire fuori. All’alba io e mio fratello Francesco ci prepariamo, oggi per la prima volta corriamo la stessa gara.
Alla partenza gli amici di sempre, quelli con i quali condivido allenamenti e risate. Vedo l’organizzatore Rosario Verona indaffarato a mettere a punto gli ultimi particolari.
La giornata è calda e soleggiata, al via urla di festa e di gioia.
Fin dai primi km mi trovo a correre fianco a fianco con l’amico Ennio, l’aria fredda, l’altitudine mi fanno venire il fiatone, decido di rilassarmi e godermi il panorama mozzafiato che il contesto mio offre.
Il percorso di gara è pieno di varianti, e mi fa scoprire angoli che non ho mai esplorato. Mi sento a mio agio e questo perché sento la Montagna mia amica. Io ed il mio silenzioso compagno, impegnati a non perdere di vista le fettucce bianco-rosse divoriamo i chilometri, un passo avanti all’altro, una goccia di sudore dopo l’altra.
Più volte ci interroghiamo, ci chiediamo se la strada sia giusta.
E’ successo che durante i giorni precedenti qualcuno abbia levato le fascette costringendo Rosario a segnare il percorso per ben quattro volte durante l’ultima settimana.
Questa circostanza creerà non poche difficoltà. Ad un certo punto mi trovo davanti un vero e proprio muro, sono ai piedi di Monte Scavo. Scalarlo non è certo una passeggiata: punto i piedi ed inizio a spingere, inciampo, mi tengo, afferro il ramo di un albero, mi aiuto con le mani laddove il terreno si impenna ancora di più.
Eccomi in cima, sono arrivata sul punto più alto, poche centinaia di metri e dinnanzi a me si apre uno spettacolo incredibile. L’Etna, ricoperta di bianco, sormontata da una lattea nuvola che le fa da cappello. I suoi boati fanno tremare il terreno sotto i miei piedi e dentro il cuore mi si riempie di gioia, stupore e paura.
Oggi siamo in settanta, settanta cuori che battono e si sfidano. Alcuni di noi, forse quelli meno abituati a questo versante, perdono il percorso e questo li costringe a fare più strada dei dovuto, altri invece lo tagliano facendone meno.
Questa edizione zero del Giro della Milia è risultata carica di colpi di scena e chi era sicuramente destinato a vincere si è ritrovato dietro.
Purtroppo non sempre tutto va come dovrebbe andare ed oggi ha vinto chi ha mantenuti saldi gli occhi per terra a cercare i segnali.
Nel trail, come nella vita, non sempre vince il più forte. Forza, carattere, determinazione sono necessarie ed indispensabili quanto concentrazione e spirito di adattamento. Ed intanto i chilometri scorrono, sono molto felice oggi, il mio pensiero si sposta spesso a mio fratello: “Chissà se sta andando bene”, da runner da strada quale lui è si trova per la prima volta a correre un trail e lo fa dentro uno scenario incredibile che oggi havoluto essere ancora più spettacolare.
L’Etna sa essere maestra, sa essere madre amorevole e padre severo. Saprò solo al mio arrivo che Francesco Cifali ha fatto una gara degna del suo nome, correndo 22 km senza nessuna difficoltà, cavalcando la “mia Etna” con lo stesso sguardo, lo stesso sorriso e lo stesso spirito con cui la cavalco io giorno dopo giorno.
La fatica: quel mantello pesante che copre ogni runner, quella a cui siamo abituati, che si trova all’ingresso di ogni gara e che lascia solo dopo aver tagliato il traguardo oggi sembra più sopportabile.
Io ed Ennio siamo quasi giunti alla fine, mancano solo un paio di chilometri quando incontriamo Claudio e Giuseppe. Il gruppo è al completo, la gioia si impadronisce di noi ed insieme tagliamo il traguardo mano nella mano.
E’ quel tenerci la mano come fanno i bambini che ci rende unici ed irripetibili, che ci unisce al di là del tempo e dello spazio: quanta felicità può dare questo gesto!
Le nostre difficoltà di orientamento e la fatica della corsa sono state tutte ripagate da un’accoglienza post-gara davvero eccezionale e sicuramente sopra la norma.
Ci siamo scaldati davanti al fuoco di un camino ed abbiamo mangiato le prelibatezze che la nostra terra offre. Adesso non mi resta che aspettare che passi un altro anno per godere ancora di quel calore familiare che mi ha scaldato oggi.

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8 novembre 2013 5 08 /11 /novembre /2013 07:28

Millet Etna Sky Marathon 2013. Il racconto di Elena Cifali: Elena Cifali (ASD EtnaTrail) ha partecipato il 3 novembre 2013 alla Millet Etna Sky Marathon 2013. E, come sempre, ha scritto un suo pezzo. Ma non aspettatevi di trovare qui una descrizione del percorso di gara o di quanto è avvenuto nel suo corso. No, in questo scritto, non c'è niente di tutto questo... E' qualche cosa di diverso e Elena Cifali non cessa mai di sorprenderci.
C'è un amarcord all'inizio dell'articolo e poi seguono delle considerazioni sulla filosofia e sulle motivazioni del correre di Elena che, tuttavia, escono dai personalismi ed assumono un carattere generale, universale e pienamente condivisibile, per concludersi con un inno alla corsa, alla sua bellezza e alla sua capacità di "attivare" pensieri e fare sbocciare emozioni, sempre nuove, sempre diverse. E non ultimo, alla sua capacità di attivare solidarietà, legame, di "re-ligare": e qui, agevolmente, arriviamo alla dimensione della corsa come "religione della mente". Per non parlare poi, dello strordinario concetto della scomposizione-ricomposizione dei pezzi (di pensieri e di emozioni) attraverso l'esperienza del correre e dell'arrivare alla fine al traguardo - quando ogni traguardo non è una fine, ma semplicemente l'inizio di una nuova corsa.
Detto per inciso,  Elena Cifali - assieme Angelo Muré e Giuseppe Militello, i due compagni di squadra con i quali ha corso di conserva dall'inizio alla fine - ha concluso la sua fatica in 4h56'.

 

(Elena Cifali) Non me ne frega niente se sono sporca, sudata e puzzo come un cammello nel deserto.
Non mi importa se la domenica mattina sono costretta a svegliarmi prima dell’alba.
Non mi importa se le unghie dei miei piedi sono martoriate e colore blu, senza neppure lo smalto.
Non mi importa se sono così stanca da trascinarmi per arrivare alla macchina e recuperare lo zaino col mio cambio di biancheria.
Non mi interessa se le mie amiche in questo preciso istante sono con le gambe accavallate sul divano a bere il loro caffè dopo il lauto pranzo domenicale: io ho preferito pezzi di banana, mandorle e nocciole.
E pazienza se dopo l’ennesimo bicchiere di Coca Cola i miei compagni hanno dovuto sopportare un sono rumore corporeo.
Niente trucco sul mio viso, solo il rossore delle mie guance accaldate dal sole e dalla fatica.
“Come fai a sopportare così tanta fatica, a trovare tutta l’energia che ti serve?”, questo mi chiedono in tanti.
Beh! Se devo dirla tutta non lo so neppure io.
Fin da bambina non mi sono mai risparmiata: avevo 8 anni quando mi prendevo cura dei miei fratelli più piccoli.
Millet Etna Sky Marathon 2013. Il racconto di Elena Cifali: Mamma e papà, impiegati postali, uscivano la mattina presto e rientravano tardi al pomeriggio.
Ricordo il freddo pungente delle mattine d’inverno a Como.
Spingere il passeggino lungo quella interminabile salita che da casa portava fin nel centro del quartiere era ieri più faticoso che correre una maratona oggi.
Otto anni sono troppo pochi per caricarsi di responsabilità.
Il senso del sacrificio, la fatica, la determinazione, la responsabilità mi hanno sempre fatto compagnia durante la vita.
Forse correre mi risulta semplice perché adesso sono libera di sceglierli, il mio sacrificio, la mia fatica, la mia determinazione e la mia responsabilità.
Eppure non ritengo di avere avuto una vita difficile, anzi, aiutata da una buona dose di buon senso, tanta fortuna ed una famiglia alle spalle che mi proteggeva ho vissuto nel benessere anche se con semplicità.
Però, da che mi sono sposata, ho sempre detto a mio marito che dalla vita mi aspettavo una possibilità, un qualcosa che facesse uscire allo scoperto la vera Elena.
Ho dovuto aspettare 38 anni affinché ciò si realizzasse.
Ho capito che amavo correre da grande, quando ero già moglie e mamma, quando i capelli bianchi non si contavano più sulla mia testa.
Sono passata dal divano alla corsa in un tempo così breve che quasi stento a crederci.
Temo, di tanto in tanto, di avere sognato tutto, temo che tutto quello che ho fatto fin ora sia solo il frutto di una notte ricca di fantasia.
E chi lo avrebbe mai detto? Io che a scuola mi facevo esonerare dalle lezioni di educazione fisica, ritenendole assolutamente inutili, io che non tolleravo l’odore di sudore, io che per andare nei boschi doveva esserci una scampagnata, io che per attraversare la strada prendevo l’automobile!
Ma le cose cambiano e la vita ci riserva sempre infinite sorprese.
La mia sorpresa si chiama Corsa.
Ma la corsa non inizia e finisce con la semplice fatica, col mero sforzo fisico e mentale.
Oggi per me la corsa significa famiglia!
Famiglia è quel gruppo di splendide persone che compongono la mia squadra, alla quale con onore fa parte anche mio marito.
Ah! Mi riempio la bocca quando dico “la mia squadra”!
Uomini e donne che come me condividono una passione, a sentirci parlare sembriamo pazzi, maniaci fissati con un solo argomento.
La mia squadra, il mio Presidente, i miei compagni: uno per tutti, tutti per uno!
Potrei nominarli tutti, uno ad uno senza dimenticare nessuno!
Millet Etna Sky Marathon 2013. Il racconto di Elena Cifali: Ma oggi mi perdonerete se dedicherò qualche riga in più a due di loro.
Giuseppe Militello ed Angelo Murè. E’ con loro che ho corso l’Ecomaratona dell’Etna [Millet Etna Sky Marathon]. Quarantaduemila metri, quattro ore e cinquatasei minuti gomito a gomito con loro, uno a destra ed uno a sinistra.
Lentamente ho preso a disegnare la mia strada, la mia storia.
Ho lasciato che tutto scorresse silenzioso ed immutabile sotto di me, nonostante le chiacchiere quasi ininterrotte di Giuseppe.
E’ proprio vero, la corsa unisce e lo fa per sempre, con lealtà, con disinteresse.
Ogni gara è un’avventura, si sa quando si parte e non si può mai sapere quando si arriva.
Correndo insieme si vivono emozioni, sentimenti, angosce, frustrazioni, paure e gioie, crisi di riso e altre di pianto.
Si vivono momenti indimenticabili durante i quali ci si incita a vicenda, durante i quali c’è sempre qualcuno più lucido degli altri che dirige il gruppo, che ti prende la mano per non farti restare indietro, che ti supporta e motiva, che ti ricorda chi sei e quanto vali.
Ogni volta che corro una gara mi lego indissolubilmente a qualcuno, e quel qualcuno resterà impresso nella mia memoria e nella mia vita per sempre. Ieri, i momenti di sconforto non sono mancati, quando la salita si faceva più dura, quando il terreno si impennava e i reni dolevano.
Quando le ginocchia strillavano a causa di quella discesa così impervia.
Raccomandavo ai miei compagni di restare concentrati, di non perdere di vista il terreno, di non lasciarsi ingannare e distrarre dalla stanchezza che come una sirena invogliava a cambiare rotta, verso la disfatta, verso l’abbandono.
Noi tre non ci siamo mai lasciati, nemmeno quando a turno uno stava meglio degli altri o quando uno stava peggio e desiderava solo fermarsi.
In quel momento noi dell’Etnatrail eravamo una squadra, una famiglia, e in una famiglia nessuno resta indietro.

Noi tre, tra lacrime e sudore, partiti da molto lontano abbiamo tagliato il traguardo tra urla di dolore e di gioia.
Quando si corre a questi alti livelli, non tecnici ma carichi di sopportazione, bisogna avere il coraggio di lasciare aperto il cuore, affinché possa accogliere tutto ciò che dall’esterno voglia entrare e che tutto ciò che dall’interno voglia uscire.
Non sempre rimane tutto positivo, ma - nella corsa e con la corsa - sicuramente tutto trova una giusta collocazione, una giusta dimensione. Ogni pezzo della nostra vita si sistema da sé e va a posarsi dov’è giusto che sia finchè non arriva la sorpresa: il gonfiabile dell’arrivo ed allora tutti i pezzi che quieti quieti si erano seduti iniziano a ballare e cantare, rendendoci magnificamente imperfetti. Si mischiano e provocano quel caos interiore che noi chiamiamo vittoria. E sapete perché tutti questi minuscoli pezzi si mischiano ancora una volta tra loro? Semplicemente per ridarci la gioia di rimetterli al loro posto durante la prossima corsa.
Non stupitevi del fatto che io corra, stupitevi del fatto che ancora non correte insieme a me.

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6 novembre 2013 3 06 /11 /novembre /2013 09:11

100 km delle Alpi 2013 (5^ ed.). Il racconto di Vincenzo Altamura: La 100 km delle Alpi (alla sua 5^ edizione) si è svolta tra il 12 e il 13 ottobre 2013. Come segno tangibile dell'attecchimento del verbo dell'Ultramaratona in Sicilia, vi ha partecipato un nutrito gruppetto di Siciliani (alcuni all'esordio nella specifica gara o addirittura in una 100 km), tra i quali anche il siracusano Vincenzo Altamura (già finisher di questa 100 km nel 2011).
Quelle che seguono sono la sua esperienza e le sue impressioni, così sintetizzate in quattro parole: "Fantastica gara, fantastici luoghi".

(Vincenzo Altamura) Ecco  forse sono quattro le parole per racchiudere un evento ultra da incorniciare.: "Fantastica gara, fantastici luoghi".

Lo posso dire senz'altro dire che sono appagato.

La gara non rientrava nei miei programmi autunnali ma, come solitamente avviene per noi piccoli ultra, se ti chiamano, scatta la famosa scintilla soprattutto se fisicamente stai abbastanza bene .

Gli allenamenti sono stati molto sobri ed ho approfittato della preparazione atletica che stavano affrontando  un nutrito gruppo della podistica amatori di siracusa seguiti dal caotch Leo Vecchio in vista della maratona di Amsterdam.

E’ venerdì 11 ottobre, ho lasciato Siracusa avvolta in un clima tropicale di 27° per immergermi  nel freddo e tenebroso cielo   a 14° di Torino.

E se poi non bastasse una copiosa pioggia pomeridiana per ricordarmi che l’indomani ci sarà da soffrire.

Il solito giro pomeridiano da turista e la giornata si conclude con una ottima  pizza napoletana fatta da mani esperti e pinta di birra.

Ci siamo è sabato 12: arrivo in anticipo al campo base della partenza (questo spostato di location) e quasi tutto il team, con a capo il big Enzo Caporaso, mi dà il benvenuto.

Dopo i saluti ho evitato di continuare a  distrarli e mi sono rintanato negli spogliatori per rilassarmi a ritmo musicale degli U2.

Ottimo riparo perché i 10° all’aria aperta non si sopporta facilmente.

Via via che arrivano gli atleti, il piccolo piazzale si riempie di gente e tra baci, saluti e foto di rito incontro i due runner avolesi (SR) Mugneco e Fusco in gran forma.

E’ evidente che  sono agguerriti: la loro lunga preparazione estiva fatta di sudore tropicale darà certamente i risultati positivi cercati.

Molto tempo addietro avevo fatto una promessa ad una ragazza e ho cercato di  realizzarla.

Detto fatto, la trovo davanti al deposito bagagli.

Lei e Giancarla Agostini, seguitissima da tantissimi fan in Facebook e, poi, con le avventure del cane Pablo ha commosso un po tutti.

E’ l’unica vestita con una tuta tecnica scintillante e abbagliante, distinguendosi da tutti noi che vestiamo in modo tradizionale.

100 km delle Alpi 2013 (5^ ed.). Il racconto di Vincenzo Altamura: Finalmente baci, saluti, baci e foto di rito.

Va bene così! Possiamo iniziare.

Ma ecco mentre non te l’aspetti, mi ferma Alessandra Rada, un cara runner di corsa dell’edizione 2011.

Una serie di scambi tecnici per come affrontare  la gara e subito via, lo sparo, si parte.

Pensavo di avere i valori di adrenalina alti, ma ben presto mi rendo conto che la gara è inizialmente liscia.

Solito ritmo blando, almeno per me, ancora nel traffico stradale.

Vengo subito sorpassato da un runner che indossa la mascherina antigas.

Mi viene da ridere perché se corresse a Priolo (SR), forse avrebbe bisogno anche della bombola d'aria arricchita di ossigeno sulle spalle.

Comunque lui mi assicura che la maschera è un deterrente alle polveri sottili che ahimè per molti tratti saremo costretti a respirare.

Dopo le prime battute si vanno delineando via via i gruppi di corsa.

I due di Avola sono scomparsi dalla circolazione.

Comunque mi ritengo, fortunato, perché riesco ad aggregarmi ad un gruppo dalla falcata quasi costante con il quale reggerò fino a metà percorso.

Il meteo è ottimo: non si avvertono piu’ i 10° fastidiosi e la temperatura continua ad essere mite via via che ci allontaniamo da Torino.

Un lieve indolenzimento vicino all'inguine sinistro mi suggerisce di non forzare ma dopo va via, soprattutto quando ciò capita senza accorgermene perchè sono trascinato dall'entusiasmo degli altri.

Non salto alcun ristoro, cerco di mangiare e di bere - ma non troppo - ma soprattutto di perdere pochissimo tempo per poi ripartire.

La mente incomincia a vagare ed entro nel giro virtuoso psico-mentale,con l'emergere di pensieri belli e brutti, di ricordi di persone e di tutto ciò che è positivo.

Siamo entratipassati al di là della magica porta dell’ignoto, ed è quando ti accorgi di percorrere  chilometri e chilometri senza più rendertene conto.

In effetti, mi ritrovo davanti un lungo percorso di avvicinamento alla città di Aglié che, con la sua maestosa Regia Sabaudia, ti accoglie a braccia  aperte.

Anche qua ricco ristoro, e si riparte.

Sostanzialmente, in generale, il percorso di gara è molto scorrevole e senza difficoltà. In via generale il traffico è sostenibile anche se lo stronzo automobilista di turno c’é sempre ed hai sempre la possibilità di godere e contemplare i vari aspetti paesaggistici che si fanno via via più belli man mano che si progredisce.

Forse è questa l’arma vincente di questa gara che, a differenza della 100 km del Passatore si sviluppa in pieno giorno (quasi, poichè gli ultimi, sconfinano nelle prime ore del giorno successivo).

Uno come me, semplicemente finisher,  corre solo due o tre ore di notte e al buio.

Dopo Aglié, driblando i campi di mais, immergendomi tra i piccoli borghi incantati mi  ritrovo ad affrontare una bellissima salita poco impegnativa e ricca di ripe stradali e scarpate ricoperte da castagne venute già da maestosi alberi.

Anche l’odore della natura fa il suo corso, l’olfatto è saturo di  aria freschissima .

Arrivo al km 50 in 5h42 minuti, e qui trovo un'accoglienza splendida e scherzosa come sempre.

Un veloce cambio di indumenti, ristoro veloce e via si riparte alle 06h08' di gara.

Meno male che ho portato i guanti, lo scaldacollo e un cappello pesante (accessori utilizziati a Siracusa solo per pochi giorni in pieno inverno), perché saranno la mia salvezza.

Affronto la discesa da Alice Superiore con altri runne soprattutto con  Alessandra Rada, pianificando di riuscire a chiudere la gara  insieme.

La discesa risulta essere molto facile e si corre in scioltezza fino al km 58 circa.

Incomincia ad abbassarsi la temperatura.

Capisco che il freddo non è salutare soprattutto poiché - dal km 63 fino al km 68 - ci accompagnerà una sottile pioggerellina che,  a volte, si fa copiosa e disgraziata.

Non ci ferma nessuno, le gambe ci sono e incominciamo ad abbracciare  le montagne che si avvicinano.

Lo sguardo è quasi sempre all’insù e mi chiedo dove sarà Saint Vincent con le sue luci tiepide della notte?

Passiamo il km 80 in 10h02.

Mamma mia! Posso pensare di realizzare il mio tempo personale, ma non tutte le ciambelle riescono con il buco.

Avverto le prime farfalle allo stomaco e capisco che qualcosa succederà: invito, quindi, Alessandra ad andare avanti nel caso in cui mi fermassi perché lei  ha tanta forza da vendere.

Dopo il penultimo ristoro avviene il patatrack. Ubriacandomi di acqua e integratori mi fermo sul ciglio della strada e libero finalmente lo stomaco.

Sono al km 94 ed è finita la gara di corsa.

Analizzando a mente fredda, mi rendo conto che la causa è sicuramente l’eccesso di liquidi, troppo poco cibo solido, assieme al mix del freddo e dello sforzo atletico.

Non mi perdo d’animoe passo subito al piano B. C'è sempre un piano B - o almeno dovrebbe esserci...

Mi aggrego ad un gruppo di runner, incolonnati a passo svelto.

Il passo svelto, un tipico allenamento che ho provato più volte durante il periodo di preparazione trimestrale prima della gara, mi è congeniale: infatti i sei km che mancavano per terminare li ho percorsi senza alcun affaticamento.

Per ben due volte ho visto gironzolare Caporaso prima con la moto e, dopo, con il furgone per accertarsi che tutto procedesse bene.

Ho superato le ore 23,00  e arrivo all'altezza della piazza a  Saint Vincent .

Ora,  rimangono solo 800 metri al traguardo che sono tutti di salita spacca gambe e che ci portano allo stremo.

Ultimi sforzi e transito nell’arco del trionfo, levando le braccia alle stelle.

In quel momento, ringrazio in silenzio tutti quelli che mi vogliono bene e che sono stati i miei angeli custodi.

Cavolo la temperatura è freddissima: si aggira  attorno ai 3°-5°.

Un bel coraggio ha mostrato il  team di Caporasoc he ci ha aspettato tutti, combattendo il freddo con imbottiture da  veri  Pinguini.

Mi invitano a proseguire per cinquanta metri per entrare nel Paradiso Terrestre, le famose terme.

E’ proprio vero, un caldo coinvolgente mi stritola al punto che il fisico dimentica per un momento lo sforzo appena fatto.

Che goduria! Tutti i servizi messi a disposizione, dai massaggi alle docce spaziali, dagli accappatoi ai bagni extra-lusso.

Fantastico,  basta questo per poter esclamare  la fatidica frase  “Io c'ero!”.

La mattina seguente tra  bus, treno e aereo, ritorno in serata nella città di Siracusa ed mi immergo nuovamente nei 27° fastidiosissimi.

Che cosa mi rimane di questa gara? Tantissimo, come l'avere riportato a casa la pellaccia senza farmi male, l'aver riportato il trofeo “virtuale” delle Alpi 100 km a Siracusa, poter continuare a credere di essere un semplice finisher e null’altro, dare ancora piu’ valore all’amore che nutro nei confronti della mia cara Tiziana anche per via di un momento d’oro che stiamo attraversando, la consapevolezza che gente di mare come me  può  esprimersi in condizioni meteo proibitive . 

In ultimo, ringrazio Alessandra Rada quale ottima compagna di squadra di corsa a lungo percorso.

Gli inglesi dicono “See you later” , che è di buon auspicio.

Tempo impiegato 13:18:55     

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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