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16 febbraio 2014 7 16 /02 /febbraio /2014 09:00

Cai Bel Passo! Una cosa tira l'altra. Un passo dopo l'altro... Un'idea dopo l'altra...(Elena Cifali) Le idee non mi mancano! Le menti aperte e disponibili alla conoscenza cercano sempre di trovare nuovi stimoli e nuovi interessi. Lo fanno per crescere, per imparare, perché non è mai troppo tardi per fare, semmai è troppo presto per non fare. Una mattina, dopo il consueto allenamento nella Pineta a Nicolosi, l’amico Giuseppe Scierre esordisce così: “Ragazzi, che ne pensata di iscriverci al CAI?
Io ed Enzo, che una ne pensiamo e tre ne facciamo, non ci siamo certamente fatti sfuggire la ghiotta idea. Un rapido giro di telefonate, un paio di visite ai centri CAI (Club Alpino Italiano) dei paesetti limitrofi al nostro ed ecco fatto.
Decisone presa: Iscrizione al CAI di Belpasso per tutti e tre.
Ecco, adesso siamo pronti, o meglio saremo pronti e soprattutto preparati per affrontare la Montagna con tutte le informazioni che ci necessitano.
Cai Bel Passo! Una cosa tira l'altra. Un passo dopo l'altro... Un'idea dopo l'altra...Lo scopo è quello di frequentare la montagna, ovviamente non solo l’Etna, in sicurezza, senza rischiare nulla, per acquisire un modo adeguato e corretto di fare escursionismo. Il tesseramento ci darà l’opportunità di seguire un programma di attività sociale all’interno del quale sono comprese più di trenta uscite di escursionismo.
Ma la sola iscrizione non ci è bastata, abbiamo contemporaneamente deciso di frequentare il nostro primo “Corso Base di Escursionismo”.
Siamo ancora alla terza lezione teorica ed alla seconda lezione pratica.
E così, il martedì sera, dopo una intensa giornata fatta di allenamenti, casa, famiglia, lavoro, potrete trovarci insieme ad una ventina di altri amici seduti in silenzio ad ascoltare le lezioni.
E’ un modo “nuovo” per imparare, per renderci utili a noi stessi, per tornare in qualche maniera adolescenti.

La promessa che mi sono fatta è quella di riuscire a conseguire l’attestato di partecipazione, ma soprattutto quella di sedermi distante dagli amici Enzo e Giuseppe.

Stando vicina a loro rischierei di distrarmi ed iniziare a ridere fino a farmi venire le lacrime agli occhi, già, proprio come succedeva quando andavo ancora a scuola. Risate che però non mancano quando la lezione finisce.

Tornando a casa a tarda sera stento a prendere sonno, agitata come sono da ciò che ho appreso, da ciò che ho visto, da quanto ho riso e da come mi sono divertita. Si, vale proprio la pena di fare qualche sacrificio se poi a ripagarmi arriva così tanta felicità. Non è mai troppo tardi per tornare ad imparare, non è mai troppo tardi per inventarsi un modo sempre nuovo e coinvolgente di vivere.


Ed allora, buon CAI a tutti!



Una cosa tira l'altra. Un passo dopo l'altro... Un'idea dopo l'altra...(NdR di MC). Brava Elena! E' così che si fa! La passione per la corsa è soltanto un punto d'inizio, perchè ti porta lontano, non soltanto perchè dopo un anno di corsa hai percorso tra gare ed allenamenti, centinaia di chilometri, ma perchè la consuetudine con essa fa venire a galla il gusto per la scoperta di orizzonti e di esperienze nuove, risvegliando una nostra mai sopita natura ancestrale nomadica e rimettendo in gioco la freschezza della scoperta di cose nuove e di nuovi giocattoli con cui trastullarsi, invasi da un senso di meraviglia.
Ed ecco che si comincia a correre e che - se non si affronta la corsa come un secondo lavoro da animali da soma, come molti purtroppo fanno - volendo sempre anteporre il divertimento e lo star bene in cima a tutto - si incontrano nuove cose e si desidera fare delle soste, oppure semplicemente allargare la nostra sfera di interessi a ciò che suscita la nostra meraviglia e il nostro desiderio di approfondimento.
Si comincia a correre... E poi magari sorge il gusto del camminare sulle lunghe distanze sino al punto di intraprendere dei progetti specifici ed ambiziosi...
Da corridori si diventa viandanti... E inizia un percorso di erranza che avviene nel mondo, ma che è anche interiore...
Nasce la passione per la corsa in montagna e per il trail ... ed ecco che, quasi spontaneamente, può nascere il gusto per l'escursionismo in  quota e, assieme a questo, il gusto per l'ambiente e per le bellezze naturali, al punto da voler approfondire e di volerne sapere di più.

Del resto, è nella nostra natura nomadica, voler essere sempre in viaggio, sempre in movimento, più interessati a ciò che possiamo scoprire lungo la strada che non a raggiungere con cieca determinazione una nostra meta pre-fissata.
E il "viaggio" è ciò che conta di più, non il traguardo.
Anche perchè raggiunto un traguardo, occorre stabilirne un altro, in un'iterazione continua, senza fine.
La corsa, da questo punto di vista è un catalizzatore, perchè - oltre a rimettere in moto il nostro corpo - rimette in gioco le nostre menti, intorpidite da un eccesso di routine quotidiana.
Il mito odisseico è dentro di noi, intimamente: e basta poco per scoprirlo
Sembra che Odisseo, una volta ritornato nella sua amata Itaca dopo venti anni tra guerra e peregirnazioni, non vi abbia resistito a lungo e che, dopo qualche tempo, si sia rimesso in mare, deciso a scoprire orizzonti nuovi.
E fu così che - secondo la leggenda riportata da Dante nella Divina Commedia - decise di andare oltre le Colonne d'Ercole, affrontando una perigliosa navigazione, verso un'siola misteriosa e dai contorni incerti.
E, mentre il mare s'ingrossava, egli incitava i suoi uomini, esortandoli con la frame rimasta famosa: "Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguire vertute e conoscenza!".
Sino a che Odiseo, con tutta la sua nave e il suo fedele equipaggio, non si inabissò in quel mare profondo. 

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12 febbraio 2014 3 12 /02 /febbraio /2014 08:25

TransOmania 2014. Il racconto del siciliano Massimo Scribano, finisher. Resilienza, condivisione, solidarietà, amicizia: tutto questo è molto di più nella sua esperienza

 

 

 

(EC) Quando conobbi Massimo Scribano, quasi tre anni fa capii subito che era un tipo “tosto”. Lui e la sua chioma imperfetta, il suo sguardo da ragazzino racchiuso in occhi che sembrano penetrarti l’anima.
Un ragazzone dal cuore d’oro, una di quelle persone che ti arricchisce solo a parlarci.
Ultramaratoneta eccellente è diventato per me un esempio da seguire, seppure con molta prudenza … lui è sicuramente più folle di me, avvicinarmi ai suoi livelli non mi sarà semplice!
Massimo ha partecipato ad una delle gare più faticose che io conosca, la Transomania 2014. Conoscevo questa gara perché un’altra persona, una donna dalle capacità straordinarie: Luisa Balsamo (siciliana come noi, anche lei finisher e prima delle donne classificate) avrebbe dovuto correrla.

Avevo deciso di seguire Luisa attraverso internet e così feci fin dal primo minuto di gara.
Con mia grandissima sorpresa mi accorsi che tra i partecipanti c’era anche lui: Massimo Scribano.
Stentavo a crederci, avevo due persone da seguire contemporaneamente, tifavo per entrambi e di continuo seguivo gli aggiornamenti che mi venivano dati attraverso il web. In quei giorni facevo continue considerazioni sulla gara, su percorso, sui tempi, sulle soste che osservavano i miei amici.

Avevo le farfalle allo stomaco quasi fossi io a correre con loro, ma mai e poi mai avrei potuto immaginare quello che entrambi stavano passando. Ho rivisto Massimo domenica scorsa durante la maratonina di Enna. Il nostro lunghissimo e sincero abbraccio la dice lunga su quanto si possono volere bene le persone che con gioia riempiono la nostra vita di “podisti non per caso”.
L’emozione di potermi fare raccontare tutto volevo davvero godermela, ma da li a poco avrei dovuto mettere in moto le mie gambe. “Aspetto che mi scrivi un bel racconto sulla tua gara” gli ho detto, mentre mi concedo malvolentieri.
Massimo, omaccione dal cuore infinito, non mi ha fatto aspettare, nel giro di poche ore ho ricevuto uno straordinario racconto.
Un racconto carico di emozione, di gioia, di sentimenti, di amicizia, di legami indissolubili e di tanta commozione … soprattutto quella che ha fatto vivere a me lungo le sue 80 ore di gara. 80 ore che ho vissuto col cuore in gola, con la paura che potesse accadere un imprevisto ma con una sola convinzione: “Questo ragazzo ce la farà”.
Massimo Scribano vive a Valguarnera Caropepe (Enna) e corre da "libero", non essendo affiliato ad alcun clup podistico.  

 

TransOmania 2014. Il racconto del siciliano Massimo Scribano, finisher. Resilienza, condivisione, solidarietà, amicizia: tutto questo e molto di più nella sua esperienza(Massimo Scribano) Se circa 20 anni fa, con i miei 115 kg di peso, qualcuno mi avesse detto che avrei portato a termine quest'avventura, sorridendo, avrei detto che la cosa sarebbe stata impossibile.... Si, perché all'epoca   quello   era  il  mio peso   e  lo   sport   che  avevo   praticavo   era   solo   quelle   poche  ore  di educazione fisica imposte dal calendario scolastico.
Mentre oggi, seduto a questo tavolo, mi accingo a chiamare a raccolta i momenti indimenticabili di questa esperienza che, anche se concretizzata in quasi 80 ore, è il frutto di mesi e mesi di preparazione.

La  mia  prima  corsa  fu  lunga  10  minuti.  Ricordo  perfettamente    quel  momento.  Ad  ogni passo sentivo tutto il peso del mio corpo e della vita sedentaria sulle ginocchia. Fu allora che dissi: "Basta, non correrò mai più...".
L'indomani quei 10 minuti divennero 15 e poi 20 e così via fino alla prima maratona e, poi, tutte le altre. Passai poi al trail running e agli ultratrail. 50 Km, 100 km sul Monte Bianco, 130 km  in  Umbria. 
Mentre  trascorrevano  gli  anni  e  accumulavo chilometri  di  corsa  e acciacchi vari, un grande desiderio o meglio un sogno si delineava sempre più: correre nel deserto. A giugno del 2013 accadde una cosa strana... Un blocco totale, un rigetto, un rifiuto a correre.
Un mese circa di fermo assoluto dal quale non riuscivo  a tirarmi  fuori.  
Fu allora che chiesi  consiglio  al mio   amico   Tommaso:   "Ti è mai capitato?   Cosa   ne   pensi? Secondo te, cosa   dovrei   fare?"   
Tommaso,   con   la semplicità   che   lo   contraddistingue,   mi disse:   "Fissa   un   obiettivo....".  
Andai   su   Internet e ... Trovato!  
La gara che faceva per me: TransOmania 300 km No Stop a gennaiao 2014.  
Attraversare l'Oman  da  Nord  a  Sud,  percorrendo   300 km  di  montagne,  canyon  e  deserto, seimila metri  di dislivello positivo complessivo e 6000 negativo... Sentii in quel momento l'adrenalina impadronirsi  del  mio  corpo  e  una  voce,  anzi,  tante  voci  urlarmi  "pazzoooo!". . 
Ma  ormai quella era la meta, l'obiettivo: il dado era tratto...

Inizia l'allenamento, quello serio, la preparazione fisica e mentale. La preparazione dell'attrezzatura.  Una gara in autosufficienza da correre con circa 10 kg di zaino sulle spalle.
Tutto doveva essere provato e riprovato di giorno e di notte, con il sole e con la pioggia. Tutto pesato
e ripesato, cercando di rubare grammi, ove possibile.   

TransOmania 2014. Il racconto del siciliano Massimo Scribano, finisher. Resilienza, condivisione, solidarietà, amicizia: tutto questo è molto di più nella sua esperienza

 

Il 25 gennaio 2014 ha avuto inizio l'avventura: destinazione Muscat: mille scali, viaggio interminabile.
Arrivo   alle   3.50   di notte.
Alle  12.00  trasferimento  al campo  base,  sulla  spiaggia denominata "White beach".  
La  partenza è prevista per l'indomani sera.
Siamo  in  60 corridori e, con  noi,  c'è la grande  macchina organizzativa composta da  più  di  50  persone con  3  medici,  cuochi,  autisti,  etc, etc...
Mi sento come spaesato: penso al giorno dopo, alla partenza.
Il tempo sembra statico, ma non è così. 
Dopo  la  prima  notte  in  tenda,  mi  ritrovo  ad  aver  preparato il  tutto, effettuato i controlli, ascoltato  il  breefing  pre-gara  e, infine, mi sono catapultato  alla  partenza...
Ore  21:00  si  parte!  "Non  ci  posso credere..."
Dopo circa 4 km di corsa pianeggiante inizia il primo tratto impegnativo: "the wall" ("il muro").
I primi 10 km di salita assurda.
Più di 1200 metri di dislivello positivo.
E' un tratto che già delinea i contorni di quella che sarà la gara: molto, molto dura.
Le gambe sono fresche e vado molto bene.
I 10 kg di  zaino si fanno sentire  tutti.  
Alla  fine  della  salita  sto  bene  ma, all'improvviso, dolori  allo stomaco  mi costringono  a  rallentare  e a  fermarmi.  "Nooooo!", dopo  appena  15 km, non è possibile!
Provo  a ripartire, il dolore è forte, vado avanti comunque, mi fermo nuovamente...
"Come posso fare altri 285 km in queste  condizioni?".   
"No!   Non  mollo!"

TransOmania 2014. Il racconto del siciliano Massimo Scribano, finisher. Resilienza, condivisione, solidarietà, amicizia: tutto questo - e molto di più - nella sua esperienzaVedo con gli occhi della mente i volti  delle  persone care  che mi  hanno sostenuto in questa impresa, penso  a  chi  mi  sta  seguendo  tramite  internet  ed  è  in  pena  per  me vedendomi  fermo... 

"No! Vado  avanti!"  
Riparto dunque, molto lentamente, ma  riparto.
Incomincio a prendere velocità; si scende,  il dolore va  via  e macino  km su km.  
Altra salita impegnativa  fino  a 2.050 mt  di altitudine,  interminabile  ma  fatta.  
Mi fa  compagnia  il Sole,  sorge insieme  a me e mi ritrovo al Punto  di  controllo  4. 
"Bene, ora inizia la discesa" - mi dico. 
Beh! Pensavo che fosse una semplice discesa...
Invece mi ritrovo a percorrere 17 km di sassi smossi, taglienti e incandescenti.
E' "Il labirinto", una delle parti più difficili della gara dove, oltre a mettere a dura prova il fisico, mettevi sotto i piedi la tua mente.

Difficilissimo orientarsi, facilissimo sbagliare strada, sotto il sole cocente ogni passo era una possibile caduta.
Ho appena completato  il  km  64  e già appaiono  le prime  vesciche  ai  piedi...
Vado  avanti. Esco   indenne   dal   labirinto e approdo all'oasi di Wadi Bani Khalid.
Una piccola pausa, Mangio qualcosa e riparto sotto il sole cocente.
I piedi urlano dal dolore.
Commetto un errore: porto poca acqua con me.
Mi trovo al km 110 e cerco di razionare l'acqua.
Ho tanta sete e il mio viso è incandescente.

Rallento, mi siedo... Riparto...
Ormai non cammino più, barcollo a destra e a sinistra spinto da residui di energia...
"Basta!" 
"Non ce la faccio più!"
Mi lascio cadere per terra esausto, sentendomi spacciato ... Chiudo gli occhi, li riapro e appare Chris, un altro corridore.
Si ferma, mi dà una bottiglietta di acqua  e... io sono come rinato...  
Ripartiamo insieme,  a passo  spedito e, intanto, si  fa  buio,  quando raggiungiamo  il  CP6.

TransOmania 2014. Il racconto del siciliano Massimo Scribano, finisher. Resilienza, condivisione, solidarietà, amicizia: tutto questo è molto di più nella sua esperienza

Qualche minuto di riposo, il tempo di forare le vesciche e si riparte.
Io, Chris e Matthieu.
Inizia Il deserto: si solleva una polvere strana, molto leggera, l'aria diventa irrespirabile.
Cerchiamo di non stare molto vicini tra di noi per non respirare la polvere sollevata dagli altri.
Dopo circa 4 km, Matthieu sta male, gli viene da vomitare, è bianco in viso.
Lo faccio distendere e chiamiamo aiuto. Aspettiamo i soccorsi che, arrivati,  lo portano via.
Nel frattempo ci raggiunge Cristien. Proseguiamo insieme.
Altri 5 km e Christien non riesce più a muoversi. Troppo dolore ai piedi, alle gambe.
La sabbia è ovunque, ed è buio.
Chris va avanti da solo. Mi fermo con Christien e, con il mio Inglese sgangherato, cerco di fargli capire che non può continuare in quelle condizioni.
Lo faccio distendere vicino ad un rudere e, dopo averlo coperto, con il telo di sopravvivenza, chiamo i soccorsi. Non arrivano. È trascorsa un'ora. Siamo fermi presi di freddi.
Non posso aspettare oltre. Devo andare a cercare aiuto.
Inizio a correre più velocemente possibile, cercando di non sbagliare direzione.
È buio, ci sono le dune ed è difficilissimo orientarsi.
Dopo circa 2 ore arrivo dove pensavo fosse il punto di controllo 7. Non lo trovo.

"Cazzo, non è qui! Ma dov'è?"
C'è un villaggio, lo percorro in lungo e in largo cercando aiuto.
Ogni luce mi sembra il punto di controllo.
Dopo un'ora niente. Non riesco a trovarlo.
La mia mente pensa a Christien da solo nel deserto.
Decido di andare avanti e di chiedere aiuto al prossimo punto di controllo.
Esco fuori da villaggio e....era li, cavolo! Trovato!
Riferisco al medico quanto accaduto e, con l'animo sollevato, come se mi fossi tolto un grande peso dalle spalle, proseguo.
Deserto e ancora deserto, interminabile.
Alle prime luci dell'alba arrivo al  punto di controllo 8. Sono a metà gara. Mangio del cibo liofilizzato: pasta con funghi. Cambio i calzini, la maglia, sistemo il cibo per il resto della gara.
Il medico aspira una delle vesciche, la più grande, enorme quanto tutto il tallone. Indosso le scarpe e vado. È giorno fa molto caldo ma ho con me l'acqua che mi occorre e sono più tranquillo.  
Deserto... Deserto interminabile...
Con me c'è un nuovo compagno d'avventura Guillaume, è molto provato, ha forti dolori ai polpacci, è disidratato.
Mi racconta di aver avuto problemi di stomaco.
Dietro di noi, in lontananza, scorgiamo Chris e decidiamo di aspettarlo e proseguiamo insieme sotto il caldo torrido. E' un continuo sali e scendi sulle dune.

TransOmania 2014. Il racconto del siciliano Massimo Scribano, finisher. Resilienza, condivisione, solidarietà, amicizia: tutto questo - e molto di più - nella sua esperienzaRaggiungiamo il punto di controllo 9 al km 182. Siamo stanchi. Ci riposiamo un po', il tempo di risciacquare e rinfrescare il viso e di mangiare qualcosa.
Mi distendo un po' per riposare.
Inizio  a prendere sonno e Guillaume mi sveglia.
Mi dice che Chris è andato avanti e che lui vuole ripartire.
Io ho sonno, vorrei dormire un po', ma facendomi forza, raccolgo le mie cose insieme alle mie energie e mi rimetto in marcia.
Inizia la lunga salita verso il punto di controllo 10.

E' buio, Guillaume è molto stanco. Si ferma ogni 5 minuti e per me, ripartire, rimettere in movimento i piedi ormai pieni di vesciche è un dolore indescrivibile.
Andiamo avanti così finché Guillame mi dice che ha paura...
Con le parole si aggrappa a me nel disperato tentativo di ricever soccorso in quello che da li a poco sarebbe diventato un problema più serio.
Pensa di essere sul punto di diventare pazzo: vede disegnati sulla sabbia, volti di persone che conosce, vede strani disegni e sente di aver perso il controllo della mente.
Si sente come prigioniero dei suoi pensieri che girano con un loop continuo.
Gli faccio capire che può stare tranquillo e che non lo avrei lasciato.
Avremmo completato insieme. Procediamo, si calma. Aumenta il passo e mi distanzia.
Io continuo costante. Ormai vedo la sua lampada a mala pena quando, all'improvviso, lo sento gridare e chiamare il mio nome.
Mi affretto e, mentre mi avvicino, distinguo sempre meglio la sua lampada frontale, ne vedo un'altra che si muove in direzione opposta.
E' Chris con un bastone in mano, anche lui grida e si muove contro Guillaume.
Dice di aver sentito le voci di una ragazza che le parlava in modo strano.
E' terrorizzato, è fuori controllo. Cerco di calmarli.
Perlustriamo la zona, al buio, in cerca di questa ragazza.
Non può darsi pace.
Dopo qualche minuto la situazione ritorna alla normalità, ma è evidente che siamo troppo stanchi e che quasi 200 km senza dormire possono essere letali.
Con una autorità che forse proviene dai miei 43 anni, loro sono dei ragazzini in confronto a me: mi impongo, quasi come fa il papà con i propri figl, dicendo "Dobbiamo dormire!".
E' un ordine, quasi, e mi ascoltano.
Ci fermiamo in pieno deserto.
Ci sistemiamo all'interno dei nostri sacchi a pelo e crolliamo in un sonno profondo che viene interrotto dal passaggio di un fuoristrada dell'organizzazione.
Ci svegliamo e ripartiamo.
Chris è andato via pochi minuti prima, da solo.
Io Guillaume continuiamo con la solita sosta ogni 5 minuti.
Siamo vicini al punto di controllo 10, per il quale mancano 900 metri soltanto, e Guillaume non riesce più a muoversi.
Gli do i miei bastoni e con le parole - tante - cerco di spronarlo ad andare avanti.
Siamo soffocati da una nebbia mista a sabbia che comprime il fascio luminoso delle nostre lampade frontali, riflettendo il loro chiarore contro i nostri occhi.
Si vede a mala pena... 300 metri... 100.
Urla disperatamente quasi a voler dire "Spostate quel cavolo di campo di 100mt, avvicinatelo a me... perché non ce la faccio più..."
Arriviamo al campo, finalmente, e lui, senza neanche mangiare, si infila dentro una tenda e crolla in un sonno  profondo.  
Io  mangio  qualcosa:  pane  e  latte  condensato...
Che  bontà!
Ne  approfitto  per dormire. Il tempo vola e mi risveglio che è già l'alba.
Sveglio il mio compagno d'avventura e, dopo qualche foto con i ragazzi dell'organizzazione, ripartiamo. Adesso siamo riposati, freschi.
Le vesciche mi fanno un po' meno male.
Procediamo spediti verso il punto di controllo 11.
Dura poco. Guillaume è nuovamente in terra, dolorante.
Si alza il sole, la temperatura è altissima.
Il  volto e le ginocchia sono in fiamme dal caldo e i piedi dal dolore.  
Avanziamo molto lentamente e questo rende ancora più pesante il viaggio.
Non possiamo continuare così.
Faccio ricorso nuovamente alla mia anzianità e impongo al mio compagno di avventura di fermarsi.
Gli costruisco un riparto dal sole ormai quasi allo Zenith.   

Uso i miei bastoni e il telo di sopravvivenza per  costruire una tenda.
Creo dei tiranti fissati alle scarpe riempite di sabbia.
Lo faccio distendere e richiedo soccorso.
Rimango da solo, Guillaume viene trasportato al punto di controllo successivo.
Raccolgo la mia tenda improvvisata e mi metto in marcia.
Passo   spedito, finalmente!  Vado!  
I piedi continuano a urlale ma la gioia per aver ripreso il mio passo mi fa da anestetizzante.
Arrivo al Punto di controllo  11,  al km  235.  
E' una gran festa.
Tutti applaudono, come se avessi già finito e fossi arrivato primo.
Anche Guillaume è felice di vedermi, grida di gioia, mi abbraccia e mi ringrazia per averlo salvato.
Sta meglio, ha mangiato, dormito.
Faccio lo stesso anche io nell'attesa che il sole incominci a calare. Sole le ore 15.00, si riparte: e il mio amico francese vuole rimettersi in marcia con me...
"OK" - gli dico - "Abbiamo qualcosa da completare..."
I primi km vanno via bene e il passo è costante ma, al sopraggiungere del tramonto, Guillaume ripiomba in quello stato di malessere che ci accompagnerà fino alla fine. 

Rallentiamo molto, troppo ma andiamo avanti.
Momenti di sconforto e tante parole di conforto..."Motivations" - le chiamiamo così:  immaginiamo le pietanze dell'indomani, la  colazione a base di pancake e sciroppo d'acero, le uova strapazzate con il bacon...
Punto di controllo 12,  ormai è fatta, mancano solo 20 km.
Troviamo disteso Chris, dorme profondamente privo di forze.
Ci raccontano i ragazzi dell'organizzazione che è arrivato come un fantasma ed è crollato.
Dorme da un'oretta e dormirà li per almeno altre 5 ore.
Ha preteso troppo dal proprio fisico e, adesso, il deserto gli ha portato il conto...
Ultima tappa, si riparte... Saranno quasi altre 5 ore interminabili attraverso dune di sabbia morbida e fine con creste alte che, in alcuni casi, venivano superate quasi a carponi.
Ultimi 5 km. La lampada mi abbandona. Uso quella di riserva. Sembrava di fare 2 passi avanti e uno indietro.
Si sente uno strano rumore, costante, che diventa sempre più vicino.
All'inizio indefinito poi...
Sì, sì è proprio il mare! Ce l'ho fatta! Ce l'abbiamo fatta! E' finita!
Mi inginocchio e manca ancora un km.
Mi viene da piangere e non so esattamente se per la felicità o per le sofferenze patite...
Riparto accanto Guillaume.
Mi guarda come fossi un eroe, con lo sguardo scarno di chi ha perso almeno 5 km in questa avventura, a volermi dire semplicemente "grazie".

E' stata un'avventura indimenticabile, dura e intensa.
Non è stata semplicemente una gara ma il modo per mettersi alla prova dal punto di vista fisico e mentale. Mettere alla prova il proprio cuore e le proprie priorità...
Ho conosciuto compagni d'avventura eccezionali: Oliver, Raffaele, Carmelo, Corrado, Ivan, Luisa, Vincenzo, Roberto, Marina, Marta, Paolo e tanti altri.  
Ho incontrato gente meravigliosa e speciale:  capace di racchiudere in un sorriso o in un gesto tutta la propria ammirazione; capace di trasmetterti forza e coraggio con uno sguardo.
Ma la cosa che, più di ogni altra, mi ha colpito è stata, finita la gara, apprendere quanti dei miei cari, dei miei amici o semplici conoscenti avessero seguito questa mia fatica.
Tanti di loro incollati al PC di giorno e di notte ad immaginarmi a soffrire per me e insieme a me, a gioire. Sono stati loro a rendere speciale la TransOmania 300km.
Senza di loro sarebbe stato come la più gustosa delle pietanze preparata da uno chef bravissimo che, però, ... nessuno mai avrebbe assaggiato.

 

TransOmania 2014. Alcune immagini sparse (11 photos)

 

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9 febbraio 2014 7 09 /02 /febbraio /2014 18:00

 

Il 9 febbraio 2014, a Pergusa si è svolta la 4^ edizione della Mezza Maratona Città di Enna che - per la prima volta dal 2008 - si è disputata nuovamente nello splendido scenario dell'Autodoromo di Pergusa.

Ecco, di seguito le prime impressioni a caldo di Elena Cifali che non ha mancato di partecipare a questa gara che, per lei ormai assuefatta all lunghe distanze, è poco più di un leggero aperitivo...
E, naturalmente, questo stesso scritto è soltanto un aperitivo, una semplice anticipazione sul racconto più ponderato che Elena scriverà in seguita per il magazine.  

 

(Elena Cifali) Oggi, ho corso, sì, ho corso ed è stato bellissimo! Con la Mezza Maratona Città di Enna oggi si è riaperta la stagione la stagione del Grand Prix siciliano di Maratonine.

Questo 2014 è iniziato alla grande e continuerà anche meglio.

Dopo le due maratone di Ragusa e Siracusa, corse a distanza di 15 giorni l'una dall'altra, ho voluto testare il mio fisico e sono giunta alla conclusione che valgo 1h49' sulla distanza della mezza maratona.

Forse, avrei potuto osare di più, ma perchè rischiare che il divertimento si trasformasse in sofferenza?

L'abbraccio dei tanti amici, le grida di gioia, l'incitamento, gli applausi fanno parte di questo bellissimo gioco che si chiama corsa.

No, non è una droga, non è una dipendenza: è solo una filosofia di vita!

Ho tagliato il traguardo con Vincenzo Bonfanti, mano nella mano dopo tanti chilometri corsi insieme.

Lui non ha potuto ascoltare il mio respiro pesante nella volata nell'ultimo chilometro; non ha sentito il battere delle scarpe sull'asfalto; non ha udito le grida di gioia; non ha ascoltato gli applausi.

Lui ha ascoltato il suo cuore per 21 km e mi ha concesso l'onore e la gioia di ascoltare anche il mio attraverso quella stretta di mano e quell'abbraccio finale.

Grazie!

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6 febbraio 2014 4 06 /02 /febbraio /2014 06:35

Siracusa City Marathon 2014 (15^ ed.). Il racconto di Elena CifaliCome è stato più volte ricordato, il 26 gennaio 2014 si è svolta la 15^ edizione della Siracusa City Marathon, con un ottimo successo di partecipazione e favorita da una giornata dalle condizioni meteo ottimali.
Per molti maratoneti siciliani è stato un appuntamento d'obbligo, e vi ha anche partecipato Elena Cifali: per lei la maratona di Siracusa è un appuntamento da non mancare, poichè è molto radicato nella sua personale tradizione podistica.
Ed ecco che, dulcis in fundo, dopo le diverse cose pubblicate sulla maratona di Siracusa, arriva l'atteso pezzo della nostra Elena: un bellissimo racconto come sempre, arricchito dalla "chicca" di un indimenticabile incontro.

(Elena Cifali) Se dovessi correre solo per stancarmi credo che non correrei più. Ogni mia gara diventa un’esperienza: ormai, quando parto, mi chiedo sempre cosa succederà, cosa accadrà, cosa renderà unica ed indimenticabile la mia corsa.

Oggi ho promesso a due amici, Anna e Giuseppe che avrei corso insieme a loro. Per loro è la prima maratona ed io sarò la loro "madrina" in questa gara regina. Nel mio piccolo, con quel poco che l’esperienza mi ha insegnato cerco di incoraggiarli e di dar loro i giusti consigli per completare la gara senza che diventi un tormento per il corpo e per la mente. Ci teniamo vicini, senza mai perderci di vista, sempre ascoltando le chiacchiere dei nostri compagni di avventura, cercando di mantenere un passo che non sia troppo veloce. Oggi come non mai non ho idea di cosa accadrà, ed in effetti mai avrei potuto prevedere che da li a poche ore avrei cambiato il corso di una piccola vita. Da mesi ci prepariamo a vivere questa giornata densa di emozioni, le aspettative sono quelle di terminare la maratona con un tempo quanto più vicino possibile alle quattro ore.
I primi chilometri scorrono veloci, non ne sento il peso, anzi, per la prima volta ho la sensazione che le strade della mia amata Siracusa mi sano amiche. Nessuna stanchezza, nessun dolore, le gambe si sollevano da terra in maniera del tutto naturale, il mio corpo ha fatto pace con i miei piedi e finalmente sono felice. Io non so se i sentimenti che la maratona fa nascere e crescere dentro le persone, man mano che i chilometri aumentano siano gli stessi per tutti, ma so che per me sono sempre nuovi ed eccezionali. Io, Giuseppe ed Anna ci alleniamo tutte le mattine insieme in montagna, ma fino a quando non abbiamo deciso di preparare la maratona di Siracusa eravamo “semplicemente” amici. Adesso, mentre la corriamo, e soprattutto dopo quando l’avremo terminata saremo “davvero” amici.
Siracusa City Marathon (15^ ed.). Il racconto di Elena Cifali La regina delle distanze: la maratona, quei 42,195 km che sono il giusto compromesso tra le gare troppo corte come le 21,097 km e quelle che davvero diventano estenuanti come le 100 km.
Continuando a correre la gara di oggi mi accorgo ben presto che i miei compagni indugiano un pochino troppo ai ristori, tendono a fermarsi piuttosto che afferrare e correre via. Non va bene, siamo solo all’inizio e non dovremmo avere bisogno di sostare. Li incito, li incoraggio, li sostengo. Giuseppe è stanco a causa del raffreddore che da qualche giorno lo affligge e inizia a rallentare decisamente troppo. Lo spingo mettendogli una mano dietro la schiena (lo scorso anno, proprio qui e quasi nello stesso punto lo fece con me il mio carissimo amico Salvo Piccione). “Forza, forza Peppe, segui il mio ritmo e non fermarti a camminare”, gli dico mentre lo spingo. Inutile, non funziona. Lo prendo per mano e lo accompagno per qualche centinaio di metri, ma lui ha perso la giusta concentrazione e non riesce a correre come dovrebbe. Intanto chiedo ad Anna di non fermarsi con noi, è giusto che lei continui, semmai saremo noi a raggiungerla. La vedo andare via e vorrei seguirla, ma devo mantenere fede alla mia promessa. Veniamo raggiunti da Inge ed iniziamo a chiacchierare. Spero che questa nuova presenza possa distrarre Giuseppe dalla sua stanchezza ma non è così.
Siamo solo al 26 km e c’è ancora troppo da fare, praticamente la maratona deve ancora iniziare. Devo decidere, e devo farlo molto in fretta, se lasciare che Giuseppe corra da solo. Restare con lui potrebbe compromettere anche la mia gara e non voglio che ciò accada. Raccolgo l’ennesimo suo invito e dopo essermi assicurata che posso lasciarlo mi allontano insieme ad Inge. Non nego che a questo punto un brutto sentimento mi stringe il cuore: non avrei voluto mancare alla mia promessa ma so che al momento non potrei essergli di nessun aiuto. Decido che è meglio raggiungere Anna e, nel caso fosse necessario, aiutare lei.
La mia testa è tormentata da tutto ciò che è accaduto fino a questo momento, quando vedo a pochi metri davanti a me un tesserino a quattro zampe che mi viene incontro. “E’ un cucciolotto” esclamo rivolgendomi ad Inge. Avrà un mese circa: é tenerissimo, con le sue zampette corte corte e la codina in continuo movimento. Corre vicino a noi, ci insegue, ho il timore di calpestarlo o di dargli un calcio involontariamente. Cerco di ignorarlo nella speranza che torni da dove è venuto, ma più aumenta la distanza che ci separa dal luogo in cui l’ho incontrato e più capisco che se si allontana troppo gli sarà difficile ritrovare la tana. Sul ciglio della strada il cadavere di un paio di grossi cani mi impensierisce. Evidentemente uccisi, e lasciati a marcire sull’asfalto, qualcuno ha deciso che il modo migliore di liberarsi dai randagi è sterminarli in così brutale maniera. E’ da quasi un chilometro che il cucciolo ci segue e non posso abbandonarlo al suo destino, dopotutto seguendomi mi aveva scelta.
Io sono dell’idea che nella mia vita nulla accade per caso, e nulla può essere lasciato al caso. Mi chino e quasi al volo lo prendo in braccio. Grande quanto un pacchetto di zucchero gli metto la mano sotto la pancia e subito sento tutto il suo calore, la sua energia pulita. E’ morbidissimo, scopro subito che è una femminuccia paffutella, peserà all’incirca un chilo e la sua pancia coperta di pelo bianco contrasta col muso nero e il dorso marrone. Solleva il muso e scopre i suoi occhi, occhi piccoli, scuri, luminosi. Occhi dolcissimi che fissano i miei. Il cuore si gonfia e mi emoziono. La stringo al petto mentre continuo a correre. Corro con lei in braccio, prima in una mano poi nell’altra, poi dopo tre chilometri il suo peso diventa davvero importante. Ad ogni passo sembrava lievitare tra le mie braccia.
Cerco di correre senza sballottolarla troppo da una parte all’altra. Lei continua a guardarmi, sembra quasi che voglia parlarmi. Cerco di pensare cosa devo fare, non posso portarla a casa perché ho già un'altra cagnetta che mi aspetta.
Passano i chilometri e mi trovo al 30°, mi avvicino più possibile ai volontari e chiedo a qualcuno di tenerla. La lascio dopo averla abbondantemente accarezzata, mi faccio forza, e decido di proseguire solo dopo che un volontario della Croce Rossa mi assicura che la porterà a casa con sé. Probabilmente, ma solo probabilmente, se non mi avessero promesso che l’avrebbero portata in casa non l’avrei lasciata, avrei corso con lei in braccio ancora per altri 12 km e avrei finito per tagliare il traguardo tenendola in alto sopra la mia testa. Sono certa di averla salvata, sono certa di averle assicurato un futuro migliore di quello che l’attendeva sulla strada. Il tempo delle tenerezze è finito, al ristoro ritrovo Anna ed insieme ricominciamo a correre, la strada da fare è ancora tanta e desidero arrivare più in fretta possibile. Anna è tenace ma ha bisogno di ricevere qualche rassicurante incoraggiamento. Corriamo fianco a fianco adesso. Io mi sento benissimo, rinvigorita, rilassata, riposata, allungherei il passo ma temo di sfiancare la mia compagna.
Scambiamo poche parole senza mai perdere la concentrazione. “Dai Anna, ci siamo, mancano solo 8 km, la gara è ormai finita”, oggi si sta compiendo un altro miracolo, ancora una volta delle persone si uniscono indissolubilmente nel nome e nel segno della corsa. Sono appena trascorse quattro ore, “Stiamo per arrivare, mancano solo un paio di chilometri e poi anche tu sarai una maratoneta”, io ed Inge iniziamo a cantare, ad urlare, ringraziamo i volontari che ci incoraggiano e ci incitano lungo l’ultimo chilometro.
Corri Anna, immagina che siamo in Pineta, che stiamo correndo al chilometro, immagina cosa diranno i nostri amici domani vedendoci arrivare. Corri Anna, oggi è un grande giorno, oggi anche tu hai vinto”.
L’asfalto lascia il passo al basolato lavico, il gonfiabile blu ci saluta da lontano, ci aspetta e noi non possiamo farlo spettare oltre.
Ci prendiamo per mano io Anna ed Inge, e con le braccia in alto tagliamo il traguardo come se fossimo state noi a vincere oggi, come se tutto il mondo si fosse fermato per aspettare questo bello e trionfale arrivo. E’ stata brava la nostra amica Anna, adesso finalmente anche lei sa cosa vuol dire correre la maratona, adesso anche lei sa che i limiti sono solo mentali, adesso anche lei sa quanto può essere bello lasciarsi andare passo dopo passo per quatrantadue chilometri.
Il nostro Giuseppe arriverà al traguardo dopo di noi ma anche lui col sorriso e la felicità che lo rendono fiero ed orgoglioso. Ognuno di noi ha dei sogni che custodisce nel cassetto, alcuni sono gratis altri si comprano al caro prezzo della fatica e del sacrificio, ma questi diventano irrealizzabili solo se ci si arrende.

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5 febbraio 2014 3 05 /02 /febbraio /2014 07:47

TransOmania 2014. Luisa Balsamo, vincitrice tra le donne in 75h29'13, racconta la sua esperienza: Luisa vs Sua Maestà l'Infinito ed Oltre

 

Si è da poco conclusa la TransOmania, 285 km in tappa unica nel deserto dell'Oman (sviluppatasi dal 28 gennaio al 2 febbraio 2014).
L'Italiana Luisa Balsamo si è aggiudicata la vittoria in campo femminile, giungendo al traguardo finale in 75h29'13 e nelle primissime posizioni in classifica assoluta.

Quello qui di seguito è il suo racconto della gara (vedi anche l'articolo pubblicato su questo Magazine: TransOmania 2014. L'Italiana Luisa Balsamo vince con ampio margine la gara femminile sulla distanza di 285 km in tappa unica. Primo uomo lo svedese Johan Steene).
Grazie, Luisa, per le emozioni che hai regalato a noi Italiani e a tutti gli appassionati di ultradistanze nel mondo! 

(Luisa Balsamo) Per chi pensa che una gara di 300 km sia priva di suspence, noiosa, insignificante, lenta sino allo sfinimento si sbaglia!

La buona notizia è che il mio “reportàge”non sarà lungo 300 km né durerà tantomeno 74 ore!

Cercherò di essere più concisa possibile senza tralasciare quello che a mio avviso resterà indelebile dentro di me. 

L’unica cosa che mi è sempre stata chiara, sin dal primo minuto, è stato il fatto che la mia preparazione avrebbe dovuto essere un enorme, accompagnata da un immenso training autogeno e che, se avessi voluto perdere qualcosa prima della gara, avrei preferito perdere la condizione fisica e non la concentrazione mentale.

Detto ciò con un pizzico di incoscienza e di sana follia, mi sono imbarcata in qualcosa probabilmente molto più grande di me e la sfida è stata proprio: Luisa vs Sua Maestà l’Infinito e Oltre.

Il deserto chiama, Luisa corre … 

Tra le tantissime frasi ricevute inaspettatamente da tutti voi che coloro che mi hanno letto [il riferimento è ai commenti inseriti in calce agli aggiornamenti di status pubblicati su FB  nella bacheca di Luisa - ndr], mi permetto di trascrivere quella di Ottavio proprio perché riproduce fedelmente il significato di quello che faccio e del perché mi piace farlo. Scrive Ottavio: "Una volta, non molto tempo fa, scrissi ad un amico:  '...sono felicissimo per te, Marco, ora anche l'Oman è tuo!' ...e lui, grande e limpida anima raminga delle terre arse dal sole mi rispose: ' ...ti ringrazio tanto ...ma sono io ad essere suo ...e lo sarò per sempre!'  Ora,Luisa, che hai compiuto la tua ennesima grandissima prova ...in uno di quei luoghi che t'hanno rapito il cuore ...anche tu potrai dire :' ...ora, anche la mia anima... appartiene al deserto dell'Oman'".

Wahiba Sands, mi hai veramente preso l’anima sin dal primo minuto anche quando affrontavo la prima parte di gara partiti dalla White Beach diretti verso le cime sino al Wadi Bani Khalid salendo su per le aspre montagne sotto un meraviglioso cielo stellato. E’ stato lì , la prima notte , che la mia magia ha avuto inizio. L’immagine della luna calante, luminosissima e rossa con accanto una spettacolare Venere che risplendeva in maniera esagerata mi ha fatto perdere la testa al punto che per un attimo ho pensato che il mio compagno di viaggio, Gianfranco, potesse pensare che fossi un po’ matta! Gli avrò ripetuto quanto mi piaceva quella stella forse un centinaio di volte ! Non mi capiterà mai più di vedere una stella in questa maniera così nitida e chiara e soprattutto come se fosse in 3D. Da quel momento ho pensato che dopo aver visto questo la gara sarebbe stata più facile da superare.

E ancora non avevo le allucinazioni...

 

Di lì a poco avremmo dovuto superare il test del labirinto, consistente in un percorso assurdo che - come dice la parola stessa - era quasi impossibile da interpretare.
In quel tratto di strada ci siamo ritrovati in cinque e, a turno, ci siamo aiutati per trovare la via d’uscita che ci avrebbe portati alle meravigliose piscine naturali Wadi Bani Khalid.
Ed è lì che si è materializzata la figura del cinese Chris che ritroverete più avanti …

A questo punto siamo agli 80 km e ne mancano solamente 200!

Cominciano i Canyon, aridi, caldi, interminabili e anche un po’ noiosi e che mi porteranno al traguardo dei 145km affrontando la seconda notte insieme a Gianfranco e Roberto (il sardo). La notte del tormento, dell’avvilimento e del nervosismo.
Tra il CP6 e il CP7 sono passate 9 interminabili ore, nelle quali avremmo dovuto fare 21km ed invece ne abbiamo fatti 42 … Lì ho seriamente pensato di aver perso tutto e la tensione era alle stelle . Avevano cambiato percorso e i segnali GPS non erano più validi e in poche parole c’erano vecchiee nuove balise per cui se non si prestava la massima attenzione l’errore era a portata di mano . In più anche le indicazioni dei ragazzi dell’organizzazione erano confuse. Un attimo di distrazione e la strada è andata persa.

 

Ore 8:00 CP7 bevo un caffè, saluto Gianfranco che si ferma per riposare e mi tuffo finalmente nel Wahiba Sands. Adesso ci siamo , ecco la mia attesissima partedi gara preferita , quella che mi farà vivere intense emozioni e mi rapirà l’anima . “Ultimi” 130km di pura sabbia , tanta da fartela sognare per giorni .Bianca , gialla, rossastra e persino marrone , sempre e solo sabbia. Comincia il mio lungo cammino verso il traguardo nel quale mi accompagneranno orme di serpenti, topolini, scarabei, cammelli e tanto altro difficile da descrivere o. forse. pericoloso da descrivere!

Il sole è molto caldo, si parla di più di 40 gradi , oserei dire cocente . Spero di far trascorrere il tempo il più velocemente possibile sino al tramonto così da poter tirare un sospiro di sollievo. Passerò la notte da sola cercando di interpretare le mie sensazioni nel migliore dei modi . Sino a questo punto ero riuscita a sconfiggere tutti i momenti di sonnolenza e anche se dentro di me ero convinta che ne avrei potuto fare a meno decido di fermarmi al CP9 per farmi medicare alcune vesciche ai piedi e dormire un’ora. Così faccio: 20,30– 21,30. Sveglia , zaino in spalle e si riparte!

Da qui in poi lo spettacolo delle allucinazioni. Forse non dovrei raccontarlo , potreste spaventarvi , ma vi assicuro che per me sono state vitali! Mi hanno tenuto compagnia e mi hanno divertito durante tutto il percorso sino a quando il sole non ha nuovamente fatto capolino tra le dune del deserto.

Disegni meravigliosi, compatti, ben delineati, nitidi e perfetti ! Visi, animali ,uomini , donne , antichi egizi, extraterrestri, cani, gatti e serpenti. Il tutto con una precisione impressionante! Ma non ho finito. Sculture di sabbia in movimento. Cumuli di sabbia che prendevano vita e che si trasformavano in qualsiasi cosa ! Adesso lo so, penserete che sono pazza! No, affatto! Ci siamo confrontati tutti e tutti quanti abbiamo avuto le stesse identiche visioni. Dimenticavo! Il gioco dei cespugli! Quante figure! Persino macchine posteggiate!

Bene, dopo ciò torniamo alla gara, si , perché nel frattempo la mia corsa non si fermava, proseguiva inesorabilmente sino al CP10 al di là il quale mi aspettava lo spettacolo più strano al quale ho assistito da quando partecipo a queste gare: il deserto e la nebbia. Un connubio incredibilmente affascinante e allo stesso tempo surreale. Il colore della sabbia giallo ocra sbiadito da quello della nebbia che la rendeva come una foto sbiadita ma terribilmente bella.

 

CP11: nel frattempo la mia situazione ancora non mi era ben chiara. Dopo il CP7 ero convinta di essere rimasta molto indietro rispetto alle mie avversarie e per una sorte di gesto scaramantico non avevo mai chiesto a nessun CP in che posizione mi trovassi sino a quando al CP9 mi sono ritrovata l’atleta francese Dufour a darmi il cambio in tenda per riposare. Lì, per la verità, ero convinta di essere inseguita dalla canadese (seconda al Grand to Grand) e dalla francese vincitrice della 333 e della Libyan Challange.
Arrivata al CP11 mi ritrovo il cinese Chris che mi chiede di arrivare insieme, in maniera sportiva e convinta che potesse esser possibile accetto con piacere, ma il mio piacere sarà una tortura perché lui in realtà non stava bene e pensava di poter essere aiutato da me, cosa che per lo più è andata così ….
Il calvario è durato sino al CP12 quando, mentre sorseggiavo un tè, sono stata richiamata dai ragazzi del CP che mi hanno gridato di alzarmi subito e correre più veloce del vento (possibilmente a luci spente – tipo macchina …).
La mia gara è stata lì.  
Parto a razzo e comincio a correre a perdifiato (come il libro).
La sabbia arrivava sino alle caviglie e, mentre correvo, mi chiedevo dove stessi trovando tutte quelle energie e tutta quella forza che mi stava permettendo di correre dopo 260 km in quella maniera. Siamo a 282 km, mancano 3km, il GPS va in tilt, le balise non si trovano, non vedo luci e riferimenti. Sconforto totale. Decido di lanciare la richiesta di aiuto ma non raccolgo nessuna risposta. Finalmente vedo una luce che lampeggia . Rispondo con la mia frontale. I fari di una macchina che si avvicinano , scende Ivan (sei un tesoro)!
Mai visione fu più bella! Con lui al fianco arriviamo al traguardo collocato a Imlil Beach.

 

Sono stanca, felice, confusa e piena di sensazioni che ancora oggi mi pervadono ma che dovrò tenere a bada perché purtroppo sono sprofondata nella routine quotidiana.

 

Ho corso per tutti voi, per me e per i miei figli ma, soprattutto, per darmi tante risposte che ho trovato lungo il cammino.

 

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3 febbraio 2014 1 03 /02 /febbraio /2014 07:45

Siracusa City Marathon (15^ ed.). Mi specchio dentro uno schermo nero (Eelonora Suizzo)

 

Il 26 gennaio 2013 si è svolta la Siracusa City Marathon, alla sua 15^ edizione. Alla maratona ha partecipato anche Eleonora Suizzo che ci ha scritto il suo racconto.
Un racconto di gara che, per questa volta, non è un racconto, ma un viaggio introspettivo dentro se stessa, come un piccolo viaggio nell'anima.
Eccolo.

(Eleonora Suizzo) Mi specchio dentro questo schermo nero. Il mio volto è segnato dal tempo, il mio sguardo è assente, sottili rughe solcano i lati del mio ovale; i miei occhi, loro sono sempre uguali. Ingenui, infantili, ammiccanti, sognanti, carichi di aspettative.
Solcati dell'indolenza dei miei pensieri, insonni da tempo. Viaggiano e si affaticano, cercando di seguire ed assecondare la mia mente ed il mio cuore. Annuso l'odore del vento, ascolto vibrare i miei sensi. È la storia della mia vita e vorrei scolpirla su questa pietra bianca, ma non ho ancora trovato lo scalpello adatto ed ogni volta che credo di aver scelto quello giusto, mi accorgo che avrei dovuto optare per quello accanto più resistente e congeniale.

Siracusa City Marathon (15^ ed.). Mi specchio dentro uno schermo nero (Eelonora Suizzo)Corro via, rifuggo dai miei pensieri e dalle mie azioni e ritrovo, in un angolo di mondo, il mio piccolo inconscio.
Mi osserva e si spoglia dinanzi a me. Mi chiede: "Perché lo stai facendo? Cosa stai cercando e cosa vorresti trovare qui, nel posto dove ogni cosa finisce, landa desolata di inferi, remoto deposito di errori umani?".
"Non mi aspettavo di incontrarti qui", rispondo io, "Neanche sapevo della tua esistenza!".
Stavo solo correndo, incontro al tempo, ai miei desideri, alle mie sconfitte, alle mie battaglie, ai miei umori, ai miei amici, alle mie passioni, ai miei amori.
Liberavo le mie energie, ascoltando il battito del mio cuore, lo scalpitio dei miei passi sull'asfalto e sul fango.

Torno in me. Sto attraversando il guado e, leggera, cerco di infangarmi il meno possibile.
Vedo la città che mi ha dato i natali all'orizzonte, uomini sporchi di fango e furiosi corrono oltre ad un ritmo intenso e non vedono ciò che li circonda.
Quei cuccioli, abbandonati, fuori dal casolare di campagna, un campo di verdure ambigue, un'auto in corsa che sfreccia al nostro fianco.
Gli agrumeti ci circondano tra la fonte del fiume Ciane ed oltre.
La polpa del limone che mi hai passato è succosa.
Poi le storie di altri uomini che come me trovano un rimedio o una spiegazione alla loro corsa.
Nella sofferenza di pochi attimi ritrovo me stessa, focalizzo l'immagine della mia ombra sull'asfalto e mi concentro su di lei, a tal punto da non sentire e non vedere nulla intorno.
Manca ancora un po' di strada da percorrere.
I momenti bui sono due e scivolano via in fretta, vuoi perché sei bravo a distrarmi, vuoi perché d'un tratto mi concentro solo sulle mie gambe e la loro resistenza, le alzo, le sciolgo, le sento unite al resto del corpo e affido loro il compito di portarmi a destinazione.
Caldo il sole arde su di noi, pur non essendo un sole d'estate, timidamente, mi scalda e mi accalora.
Via di dosso il lungo e il nero.
Via il male, il mistero.
Siracusa City Marathon (15^ ed.). Mi specchio dentro uno schermo nero (Eelonora Suizzo)Non mi accorgo che tutto passa via in un attimo e che la stessa strada che mi appariva ripida e scoscesa ieri, oggi è un strada nuova, fluida, veloce e uguale a tante altre strade.
Ne mancano tre e solo il tuo silenzio ormai mi tiene compagnia. Silenzio? Io sto bene, volando verso un nuovo traguardo, trascinata da una mano amica e non mi accorgo di questo silenzio rumoroso!
Dolore accanto. Che importa allora la volata e le gambe che girano, la riconoscenza e il valore di uno sportivo in gara e nella vita sono elementi che contraddistinguono ogni essere umano.
Puoi fermare il tuo ardore ragazza, vai già bene così. Sorriso amico e scatto di orgoglio all'arrivo per non dimenticare ogni piccola impresa.
Oggi è ancora oggi, un regalo, uno sguardo, un pensiero gentile: piccoli gesti, grandi esseri umani.

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22 gennaio 2014 3 22 /01 /gennaio /2014 08:39

Maratona Città di Ragusa - Hybla Barocco Marathon 2014 (11^ ed.). Elena Cifali's Experience: una missione da compiere malgrado le vesciche che scoppianoNon si poteva chiudere la serie di articoli sulla 11^ edizione della Maratona Città di Ragusa dello scorso 12 gennaio senza l'articolo di Elena Cifali che, nel 2013 aprì il suo anno anno podistico proprio con questa maratona e che è tornata a correrla sia perchè rappresentava in qualche modo la chiusura d'un ciclo, ma anche perchè, nello stesso tempo, avrebbe costituito un buon inizio per l'anno podistico entrante.
Nella dinamica mentale di un runner di lungo corso, la partecipazione ad alcuni eventi assume un valore rituale e propriziatorio.

In un certo senso, questa maratona iblea rappresenta per Elena una soglia, stando sulla quale si sta a cavallo tra due mondi, avendo la possibilità di guardare al passato e contemporaneamente, volgendo lo sguardo, di contemplare il futuro imminente.
"Ho aperto la stagione podistica 2014, e come ogni anno l'ho fatto correndo la maratona di Ragusa. - ci spiega Elena - Lungo i 42 km pensavo alla fatica ma anche che stavo aggiungendo un'altra vittoria alla mia vita.Forse la vita e' proprio come una grande corsa con tante strade, tante buche, tanti percorsi, salite discese e tante città da visitare. A volte basta mettere un pò di grinta in quello che si fa per aver già vinto! Già, pensavo a tutto questo ed anche che deve ancora nascere chi può fare le scarpe ad Elena Cifali!

 

Ed ecco il suo racconto in cui si parla di vesciche che scoppiano, di sangue che schizza via ad ogni passo, di missioni da compiere e di tanto altro

(Elena Cifali) Abbasso lo sguardo e guardo le scarpe mentre corro ancora. Il piede sinistro mi fa un gran male, anzi mi brucia tremendamente, la vescica che si era creata 20 km fa è scoppiata. La scarpe mi si riempie di sangue da far impressione.
Si avvicina un uomo in vespa, è un volontario. Mi chiede se va tutto bene. “No che non va tutto bene, ma ormai mancano 7 km ed io arriverò al traguardo”. Io e lui ci conosciamo già da molto tempo, un gesto di intesa e lo vedo allontanarsi via sulle due ruote, lo invidio anche un po’, ma so che oggi ho una missione da compiere.
Nella mia testa succede di tutto, i pensieri si affollano e si rincorrono. Come in un quadro astratto, ad occhi aperti rivedo me stessa lo scorso anno, quando tante cose dovevano ancora accedere. Sento lo stesso profumo, guardo le stesse luci, odo le stesse voci.
Maratona Città di Ragusa - Hybla Barocco Marathon 2014 (11^ ed.). Elena Cifali's Experience: una missione da compiere malgrado le vesciche che scoppianoCerco di anestetizzare il dolore al piede, inizio a fare un’analisi della mia gara: ho iniziato benissimo in compagnia di alcuni amici e del fidato Enzo. Io e lui ci alleniamo costantemente ed insieme, la nostra amicizia è legata da stima ed affetto reciproco che sono sicura ci porteranno molto lontano. Insieme abbiamo molti progetti, alcuni davvero ambiziosi e quando ci sediamo al tavolo della scrivania nel suo Studio sembriamo due bambini monelli, con gli occhi lucidi di felicità al solo pensiero di ciò che andremo a compiere.
Ho lasciato che Enzo andasse via al 25° km, poiché il mio piede non mi permetteva di spingere come volevo e rallentare anche lui sarebbe stato inutile. Due amici come noi, che hanno una così grande sintonia, non hanno bisogno di troppe parole per spiegare cosa sta accadendo. L'ho guardato allontanarsi e d’improvviso mi sono ritrovata ad osservare il mondo davanti a me sotto forma di strada solitaria.
E’ un lungo Cammino quello che ho intrapreso: è come arrivare in cima alla montagna e scoprire che puoi ancora salire, che hai ancora forza a sufficienza. Per dirla al contrario è come quando tocchi il fondo e continui ancora a scavare perché è molto più importante di ciò che si potrebbe trovare continuare a cercare.
Il vero maratoneta nasce dopo il 30° km così come il vero ultramaratoneta sboccia dopo il 70° km.
Per sopportare il dolore inizio a fare il conto alla rovescia: “6 km, 5km, 4km, adesso c’è la discesa …. Forza Elena, ormai sei quasi arrivata, sorridi e vai avanti”.
Ma il sorriso stenta ad arrivare, una smorfia di dolore mi si stampa in volto ed intanto gocce di sangue schizzano via dalla scarpa ogni volta che la batto sull’asfalto.
Sono attimi difficili questi in cui è facile perdersi d’animo, in questi momenti si distingue il maratoneta, come anche torna a galla la donna capace di affrontare e superare le lunghissime distanze, fronteggiando tutte le avversità che le si parano davanti, senza trascurare il proprio corpo e sapendo scegliere la giusta soluzione.
La mia capacità di affrontare e superare le difficoltà è allenata più di me: alleggerisco il momento ripetendomi che presto finirà, ancora 30 minuti e tutto sarà finito.
Sento addosso la mano di chi mi guida anche questa volta e, così, divento forte e capace.
Questa è la parte più romantica della maratona, la fase della sofferenza, quando inizio a dare un senso al tempo senza misurarlo.
Nel corso degli anni ho imparato a rendere la fatica un immenso piacere, uno stato mentale che annebbia ogni pensiero.
L’esercizio è sempre lo stesso, puntare un runner avanti a me e cercare di raggiungerlo per poi superarlo. E nel frattempo ricordarmi chi sono, motivarmi, lodarmi, ergermi al di sopra dei fatti e degli eventi, guardarmi dal di fuori e scoprire ogni volta una donna capace e determinata.
Maratona Città di Ragusa - Hybla Barocco Marathon 2014 (11^ ed.). Elena Cifali's Experience: una missione da compiere malgrado le vesciche che scoppianoCome un treno tiro dritto, abile nell’affrontare ogni avversità, ogni difficoltà, investo e schiaccio senza pietà pur di arrivare alla meta. “Forza! Ce la fai! l’ultimo chilometro tutto in salita, non sarà quello a fermarti, tu sei SuperElena, ce la puoi fare, non mollare adesso, non camminare, sii orgogliosa”.
Il dolore è così acuto che mi sento mancare, soffro ed urlo ma ormai sento le voci delle persone all’arrivo, l’ultima salita spaccagambe.
Ecco, ci sono! Passo sul tappeto verde ridendo ed applaudendo.
Adesso sono felice, ho resistito al dolore, alla fatica, ho lavorato dentro di me per rendermi più forte e sicuramente migliore.
Fiera ed orgogliosa sono riuscita a completare anche questa maratona con lo stesso tempo dello scorso anno.
Tanti amici mi aspettano: con gli occhi cerco qualcuno che mi sta a cuore, lo vedo, ci sdraiamo per terra felici e sereni come bimbi.
Tutte le volte che corro imparo qualcosa che poi mi servirà per la corsa successiva e mi servirà soprattutto nell’affrontare la vita di tutti i giorni.
Ho imparato che non esiste nulla che non si può superare, che le persone ci stanno accanto finchè possono farlo e finchè è giusto che lo facciano.
Ho imparato che dopo il dolore arriva sempre il piacere. Ho imparato che bisogna entrare nel grigio di un foglio vuoto e nell’azzurro delle sue righe per scrivere la propria storia. 
Solo noi possiamo farlo, ognuno per se stesso, senza aspettarci nulla da nessuno, solo così non deluderemo le nostre aspettative. 
Ho imparato che agli amici non importa se hai vinto o perso, loro aspettano solo il tuo arrivo.

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19 gennaio 2014 7 19 /01 /gennaio /2014 20:46

Maratona Città di Ragusa Hybla Barocco Marathon (11^ ed.). Incoscienza e consapevolezza. Due facce della stessa medaglia (Vincenzo Ferro)Alla Maratona Città di Ragusa Hybla Barocco Marathon che, alla sua 11^ edizione, si è disputata lo scorso 12 gennaio 2014, non poteva mancare l'amico Vincenzo Ferro che ha scritto con grande sollecitudine un suo articolo sull'esperienza di fresco vissuta per salutare così la sua prima maratona del nuovo anno podistico, un anno che, sicuramente, sarà per lui ricco di grandi imprese podistiche e di nuove sfide. Il nuovo anno, tra l'altro, ha portato Vincenzo a far parte di una nuova compagine sportiva che è l'ASD Atletica Sicilia.

(Vincenzo Ferro) A Ragusa si è disputata la prima Maratona del 2014 e più degli altri anni l'evento è stato un successo, ma soprattutto è stata un successo per me.
Già la Maratona!! Di fatto è stata la mia seconda esperienza nei 42,195 km su strada, anche se nell'anno da poco trascorso ho portato a compimento gare su varie distanze, compresa quella della maratona, ma anche ultramaratone come la "mitica" 100 km.
Questa gara di inizio anno non l'avevo proprio messa in conto, almeno ero certo di sfidarmi sulla mezza distanza.
E pensare che nelle dieci settimane precedenti avevo corso l'EtnaMarathon, il Trail della Milia, la 12 Ore del Sole, la Maratonina di Catania ed il Trail della Ficuzza ultima e conclusiva prova dell'Ecotrail Sicilia 2013.
Altro che preparazione tabellare!!!! Eppure è bastato un lungo di 30 km fatto qualche giorno prima di Capodanno a fare pendere l'ago dalla parte giusta... spero. 
Ad essere sinceri quell'allenamento non lo volevo fare, dopo appena 5 giorni - un po' pochini - per recuperare un trail di 23 chilometri!
Ma mi sentivo a meraviglia e, nel bene o nel male, ci ha messo lo zampino sempre lei, Elena, decisa a prepararsi per non mancare alla maratona prima dell'anno.
Maratona Città di Ragusa Hybla Barocco Marathon (11^ ed.). Incoscienza e consapevolezza. Due facce della stessa medaglia (Vincenzo Ferro)Tra le altre cose questo nuovo anno sembra aver portato qualche cambiamento: io, per esempio, ho cambiato squadra, e di questo ringrazio il presidente e collega Santi Monasteri che mi ha dato l'opportunità di far parte di un gruppo fortissimo, dell'Atletica Sicilia, ma soprattutto devo ringraziare Elena Cifali, Salvatore Crudo e Claudio Chines che mi ha presentato in viva voce sulla strada di ritorno verso Catania a mezza squadra! Puntare la sveglia alle 4:00 del mattino non sembra più strano!
Allenamento o gara che sia, la notte prima non si dorme molto; dopo le prime esperienze disastrose ho imparato a preparare tutto l'occorrente la sera prima di andare a dormire. Come un rituale sacro sul grande tavolo di legno quadrato incomincio a predisporre con cura ai vari angoli i capi che indosserò durante la gara, quelli dopo l'arrivo, gli accessori (bandana, borraccette, orologio, cellulare) completando con integratori alimentari, mandorle, noci e minerali.
Alle 5:30 di domenica mattina eravamo già in macchina con Claudio Chines e Marilisa Fiorino. In molti erano già in viaggio, chissà tutti andavano da qualche parte - e di fretta -, mentre a ruota ci seguivano Giovanni D'aquino e Gabriela Bobina.
Poco più di un'ora di strada ci è bastata per raccontarci le trascorse festività ed i primi progetti che ognuno accarezza per il nuovo anno.
Ma la notizia più importante era che anche Marilisa da questa gara avrebbe fatto parte della nostra stessa squadra per il settore FIDAL.
Nonostante qualche piccola incertezza nel girare o non girare a qualche incrocio arriviamo a Ragusa Ibla in punto per salire sul pulmino che ci avrebbe portati nel luogo del gonfiabile di partenza.
Dentro il pulmino già si cominciava a ridere e scherzare con gli altri amici runner, tra i quali Michele D'Errico, Salvo Crudo e Elena Cifali, oltre agli immancabili Maurizio Crispi e Maureen Simpson con il piccolo Babacino che avevano scelto di anticipare l'arrivo la sera precedente forse con la speranza di riposare un pò di più...
Maratona Città di Ragusa Hybla Barocco Marathon (11^ ed.). Incoscienza e consapevolezza. Due facce della stessa medaglia (Vincenzo Ferro)Ma, dall'aspetto di alcuni, credo proprio abbiano dormito quanto noi
Sulla linea di partenza l'aria era abbastanza frizzante, anche se molti avevano deciso di correre molto leggeri addirittura in canotta.
Prima ci eravamo ritrovati con altri ancora, come Eleonora Suizzo, Giuseppe Puglisi, Gabriela Chebac e Giuseppe Militello.
Anche se iscritti alla gara con squadre diverse con tanti di loro abbiamo un comune denominatore: facciamo parte dello "Squadrone Etna Trail" {Etnatrail ASD], come si compiace di dire il nostro presidente Carmelo Santoro, che da li a breve sarebbe arrivato con un altra dozzina di amici della squadra di Linguaglossa per partecipare alla mezza distanza.
Durante le foto di rito tutti belli (si fa per dire) e sorridenti (già! è facile essere sorridenti prima della partenza) e, poi, con un convinto applauso si dava il benvenuto ad una decina di ragazzi di colore che si univano ai partecipanti giunti da mezza Italia [ed alcuni anche dall'estero].
Provenivano da un centro di accoglienza e probabilmente nella volontà degli organizzatori dovevano rappresentare una speranza di convivenza tra il nostro mondo ed il loro; a malapena spiccicavano qualche parola in inglese, ma era tangibile l'emozione di essere lì in mezzo agli altri, come gli altri...
Tanto ci sarebbe da dire a proposito, sul discutibile o apprezzabile gesto, sulla volontà in buona fede o trovata pubblicitaria. Sono d'accordo che non si risolve il problema dell'immigrazione, buttando nel mezzo di una manifestazione sportiva un gruppo di sfortunati con addosso una maglietta arancione con su scritto "Say no to razzism".
Però mi piace credere positivamente, poichè lo sport può fare tanto ed ho interpretato il gesto come un segno di civiltà: magari questi ragazzi hanno corso per tutta la loro vita per sfuggire da una situazione difficile e, per la prima volta, si sono ritrovati a correre per il piacere di farlo... così come lo è per noi.
In questi primi giorni di gennaio sono sati resi noti i calendari delle diverse gare facenti parte del circuito Grand Prix FIDAL, del Circuito Ecotrail Sicilia, del Grand Prix e dei Campionati di specialità IUTA ad alcuni dei quali, insieme alla compagna di allenamenti Elena, vorremmo partecipare anche se non nascondo di avere un grande progetto in comune che vorremmo realizzare entro l'anno.
Invece, questa maratona di Ragusa rientra tra le gare di preparazione e di avvicinamento per la nostra seconda partecipazione alla 100 km del Passatore. Proprio per questo motivo, considerandola come l'occasione di un lunghissimo, avevamo deciso di affrontarla molto rilassati con un passo lento iniziale, per poi procedere dopo i primi chilometri con un'andatura costante facile.
Ebbene così è stato.
Infatti, la prima parte di gara è trascorsa molto tranquillamente, insieme a Salvo, Giovanni e Gabriela. Partiti dalla parte alta della città, lasciamo le case dopo appena 2 km e, prosegendo verso Nord in leggera pendenza positiva, raggiungiamo la quota più alta del percorso al 10° km.
Attorno a noi distese di campi coltivati o utilizzati per il pascolo o come recinto per altro bestiame.
Muri a secco in pietra bianca locale delimitavano le carreggiate non asfaltate e tra pozzanghere, fango ed escrementi di animali bisognava fare attenzione a dove mettere il piede anche per evitare pericolosissime distorsioni.
In questo frangente Salvo rallentava, mentre io ed Elena venivamo costantemente superati da Giovanni e Gabriela nei tratti in discesa, mentre ritornavamo a precederli in quelli in salita.
In un lunghissimo rettilineo di circa 3 km in leggera pendenza le gambe giravano come se fossero telecomandate, anzi sembrava che fosse proprio un atto involontario, come il respiro o il battito del cuore. 
Ancora 7 km in mezzo alla campagna, nella parte Est, e poi un altro lungo rettilineo, mentre si intravede all'orizzonde la grande elica di Ragusa.
Al passaggio dei 21,097 km l'orologio segnava il crono di 1:51:40: un ottimo tempo!
Meglio di quanto sperassimo. In teoria, avremmo potuto entrambi scendere sotto le 3h 50'! Se non che Elena è stata costretta a rallentare a causa di vescicond sotto il piede sinistro.
Mi trovavo al 25° km di nuovo in mezzo ai campi da solo. Con ritmo costante percorrevo i sentieri di campagna tra l'odore acre dei bovini da pascolo. Il cardio oscillava tra i 140 e 148 bpm, il respiro regolare, i muscoli leggeri, le articolazioni libere: avevo raggiunto l'area industriale, nella parte a sud.

Dal 33° km iniziava una ripido tratto in discesa verso il centro ed incominciavo a superare le retrovie della mezza.
Due tunnel e, diritto attraverso l'ultima zona periferica a ridosso di due grandi cave a cielo aperto, poi via dentro la prima cintura di case. Il passaggio dal ponte mi ricordava che mancavano gli ultimi 4 km all’arrivo non prima di aver effettuato numerosi cambi di direzione in mezzo alle case del centro ragusano, in un susseguirsi di tornanti in discesa che avrebbero potuto costituire una grave insidia per il rischio di infortuni, maggiorato dalla scivolosità del manto d’asfalto bagnato , seguiti da un ultimo tratto in salita che aveva tagliato le gambe a molti.
Sono transitato sopra il tappetino nero migliorando il mio tempo della precedente maratona, ma soprattutto completando questa avventura con tranquillità e senza dolori. 
All’arrivo ci siamo ritrovati con tutti quelli che avevano affrontato la mezza maratona, vecchi e nuovi compagni, ed in particolar modo  con gli amici dell’Etna Trail Team Sicilia.
In merito all’organizzazione generale posso dire che Elio Sortino ha fatto un gran bel lavoro; non credo importino tanto i premi, ma è lo spirito quello che ci unisce e ci spinge ad affrontare queste sfide.
Infatti, la sincronizzazione delle partenze delle quattro manifestazioni in programma ha fatto sì che ci si incontrasse tutti insieme, non solo durante il percorso ma, in particolare, nella zona dell’arrivo a Ragusa Ibla, dove a coloro che si apprestavano a concludere i 42,195 km si sovrapponevano quelli che sfrecciavano per la mezza maratona, gli handbiker anch’essi impegnati nei 21,097 km, e gli altri cimentati nel fitwalking (su di una distanza molto più breve) e tanti bambini e molti altri non iscritti ad alcuna società sportiva che però hanno deciso di onorare lo sport, confondendosi tutti insieme in una macia per la vita.
Un plauso particolare lo farei anche alle forza dell’ordine ed ai volontari che sono stati vigili e presenti in tutti i punti del percorso e, soprattutto; alle persone che, lungo la strada, ci incitavano con applausi ed agli automobilisti molto pazienti e testimoni di un mondo ancora legato alla terra e rispettosa delle cose semplici, a differenza delle manifestazioni di isterismo e di impazienza nevrotica in cui ci imbattiamo ogni qualvolta  percorriamo le strade cittadine delle nostre belle città.

Una nota particolare la dedico alla tenace Elena che, nonostante i dolori accusati per via delle vesciche, è riuscita a chiudere con il sorriso sulle labbra e la scarpa sinistra visibilmente sporca di sangue, a dimostrazione del fatto che la forza di volontà ci può spingere anche oltre il buonsenso.
Ma soprattutto la mia dedica va all'amico Claudio che, precedentemente,     avevo raggiunto nel tratto in discesa intorno al 35° km. Zoppicava e, a mala pena, riusciva a stare in piedi: i crampi lo avevano colto qualche chilometro prima e l'avrebbero portato al ritiro.
La sera prima Claudio mi aveva chiamato e aveva tanti buoni propositi per la gara: lui corre da più di tre anni ed è specializzato nelle gare su strada, dove è abbastanza veloce.
Anche lui ha la passione ed il piacere di stare insieme agli altri.
Aveva iniziato ad andare forte insieme a Marilisa ma, poco prima del 30° km, aveva incominciato ad avvertire dolori ed era stato colpito dai crampi in entrambe le gambe.
Per non compromettere nulla ha pensato bene di ritirarsi. Ancora siamo agli inizi della stagione e sarebbe stato sciocco rischiare. Credo che Claudio abbia avuto un grande coraggio a decidere per il ritiro perchè sono sicuro che nessuno di noi, trovandosi nelle stesse circostanze, vorrebbe mai farlo, perchè è una decisione che pesa, indubbiamente.
Claudio nell'affrontare questo momento ha dimostrato di possedere una grande forza di volontà e, soprattutto, di avere un grande autocontrollo: ammirevolmente, è riuscito a sdrammatizzare e ad accettare quanto accaduto con se stesso e con gli altri senza nascondersi dietro qualche scusa.
Sono sicuro che potrà rifarsi la prossima volta. 

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17 gennaio 2014 5 17 /01 /gennaio /2014 20:54
Maratona Città di Ragusa Hybla Barocco Marathon (11^ ed.). La maratona intreccio di vite e giostra umana (Eleonora Suizzo)Il 12 gennaio 2014 si è svolta la Maratona Città di Ragusa (ala sua 11^ edizione). E, assieme a tanti altri, amici e no, conosciuti e meno conosciuti, ed anche contornata da tanti volti del tutto nuovi e in una dimensione arricchita dal tocco di novità e di esotismo che i 15 Senegalesi e Gambiani del vicino Centro di Accoglienza di Pozzallo che hanno avuto l'occasione di correre la 42,195 km hanno impresso alla manifestazione, vi ha partecipato la siracusana Eleonora Suizzo. che, puntualmente e con sollecitudine ha voluto scrivere un suo pezzo sulla sua personale esperienza di questa sua prima maratona dell'anno. 
Ogni gara, podistica e non, ogni maratona, ogni Ultra podistica ha una sua storia diversa.
Non è mai una situazione "meccanica" in cui dei runner si presentano allo start, come fossero macchine, per mettersi in movimento al segnale del via e per andarsene alla fine, dopo aver superato il traguardo, quando si ritrovano a spegnere i "motori" ed essere entrati in quiescenza.
Prende le mosse da lontano, è fatta di storie di vita che si intrecciano, di motivazioni e di desideri individuali, di stati d'animo molto diversi che partono da lontano e si radicano nelle storie di vita di ciascun runner.
Queste storie si intrecciano l'una nell'altra e nell'arco di una gara - e la distanza della maratona o forse anche di un'ultra è paradigmatica al riguardo - vengono in qualche misura ridisegnate, riscritte, revisionate o rimodulate.
Avviene una "contaminazione" tra la propria storia e quella di altri. Si cede un p' della propria energia a chi ci sta accanto e da altri si ricevono dosi eccedenti di energia.
Correre una maratona, dal punto di vista dell'esperienza interiore, è come vivere un sogno o anche inseguire le nuvole che si rincorrono nel cielo che ci sovrasta.
Questa è la stranezza del correre le maratone a livello amatoriale: il loro essere assieme esperienza intima e condivisa, esperienza che modifica e trasforma il sé interiore e che, nello stesso tempo, fa ritrovare se stessi eguali a sempre, esperienza di solitudine dell'anima e, assieme, di condivisione e di solidarietà, esperienza di "novum" e di ritrovamento di cose perse e di antiche memorie.
Ed è per questo che ciascuna maratona corsa e portata a termine (o anche rimasta incompiuta) risulta diversa da tutte le altre ed è per questo che una Maratona o un'Ultra cui si prende parte richiede successivamente un tempo per l'elaborazione e la sedimentazione dell'esperienza portata a termine.

La maratona, come dice Eelonora Suizzo in chiusura del suo scritto, è in definitiva "giostra umana, intreccio di vite" che ruotano assieme per tutto il tempo della gara.

Maratona Città di Ragusa Hybla Barocco Marathon (11^ ed.). La maratona intreccio di vite e giostra umana (Eleonora Suizzo)(Eleonora Suizzo) Squilla il telefono. "Sei sveglia?" Sono le 6.39 e vorrei essere a Ragusa per le 7.30. La partenza della gara é alle 8.00, per cui ho tutto il tempo.
Sorrido sorniona "Si sono sveglia questa volta, ma grazie del pensiero Angelo". In fretta sistemo le ultime cose, bevo il caffè e mangio due biscotti. Sono fuori e la prima immagine che mi si scaglia innanzi è il mio mare, mansueto oggi, di Puntasecca.
Sembra una giornata di primavera e non c'è freddo, solo una leggera foschia che ammanta e ricopre l'orizzonte, il cielo, il mare.
Decollo.
Oggi per me è un giorno di riscatto, di rivincita, di rinascita, di un nuovo inizio. Riparto da dove non è mai finita o, forse, da dove non è mai iniziato niente.
Ho bisogno di correre, respirando, ho necessità di muovere il mio corpo, di sentire che sono nuovamente viva, provando quelle emozioni  che solo la corsa mi riesce a dare: estrema libidine di potere in libertà, forza umana d'una mente determinata e salda in un corpo suddito e obbediente.
Non corro in strada dal 6 dicembre - da oltre un mese, dunque -, eccezion fatta per due o tre uscite. So che sarà una gara da correre solo con il cuore e la testa, ascoltando il ritmo dell'uno e i pensieri dell'altro.
Non sarà una gara. I miei amici e runner eroici e valorosi ci sono tutti, ognuno con la propria motivazione e aspettativa.
Claudio [Chines] vuole migliorare il suo personale e Marilisa [Fiorino] lo aiuterà. Militello vuole scendere sotto le tre ore e trenta, Elena [Cifali] e Salvo [Crudo] vogliono solo correre sotto le quattro ore.
Quest'anno la manifestazione é più partecipata e aspettiamo anche un gruppo di giovani senegalesi che correranno con noi.
Sono ospitati in un centro di accoglienza (CPA) di Pozzallo, hanno tutti dai 18 anni in su, corrono con delle scarpe riciclate, ed una maglia di cotone arancione con una scritta all'insegna della lotta al razzismo ("Say No to Racism").
Con dignità e grande amor proprio concluderanno, la maggior parte di loro, la distanza di maratona.
Partiamo e vanno tutti avanti, decido che non posso neanche stare accanto ad Elena, e allora con mia sorpresa e piacere mi ritrovo accanto Inge [Hack], donna di grande tempra fisica e mentale, saggia e prudente nella corsa, nella vita non so.
Mi racconta di gare passate e future, piccoli brani di vita personale e io ascolto volentieri, passando da una strada ad un viottolo, accanto un muretto a secco, su per il tornante e intorno alla verde prateria.
Al 10° km veniamo raggiunte da due runner, Michele e Mario. Michele avrà la mia età e scoprirò dopo anche molta più esperienza podistica della mia e Mario, sulla sessantina, al suo nuovo esordio in maratona, dopo cinque anni di pausa forzata per motivi di salute.
È un gioco di rimpalli, di parole, di suoni, di esperienze condivise che ci rendono il cammino spensierato e più leggero.
Mario non vede un delineatore di corsia (dovrebbe chiamarsi così) ai margini della superstrada, inciampa e cade.
Maratona Città di Ragusa Hybla Barocco Marathon (11^ ed.). La maratona intreccio di vite e giostra umana (Eleonora Suizzo)Si fa male ad un braccio e ha bisogno di un soccorso, chiamo Mimmo, e l'ambulanza arriverà entro dieci minuti.
Siamo bravi noi, cerchiamo sempre di aiutarci l'uno con l'altro, non c'è competizione, non c'è garmin, non c'è una sfida con il tempo ma solo con se stessi.
I miei pensieri, in un vortice di immagini, mi fanno compagnia,a tratti, il vuoto emotivo mi sovrasta, in altri tratti.
Poi c'è Michele che, silenziosamente, decide di portare a temine una missione: accompagnare al traguardo me.
Continuiamo a correre senza affanno fino al 29° km circa, poi sento qualcosa.
Il mio respiro non è più cadenzato e mi manca l'aria, ho fame.
Nonostante corra le maratone da un po', commetto sempre lo stesso errore.
Si lo so, potevo dare un altro morso a quel fruttino che mi avevi offerto. Il plumcake del 12° km è già abbondantemente esaurito. Ho bisogno di energia subito. Dopo neanche un chilometro, c'è un ristoro. Mangio qualche spicchio di arancia e va molto meglio.
Il mio palloncino personale, così è stato soprannominato a fine gara, fa di tutto per distrarmi e ci riesce. Conosco esattamente il resto del percorso. I tratti in discesa e quelli in salita, le due gallerie oscure, quelle trivelle tristi e quei ponti altissimi inquietanti e teatro di distruzioni umane.
Entriamo a Ragusa, tagliandola a metà per ripercorrere tutti quei tornanti in discesa che ci condurranno fino all'ultima salita oscena ad un chilometro dall'arrivo.
Il bianco della pietra ragusana è confortante, rassicurante.
Ci siamo quasi.
Un'ultimo slancio di orgoglio per migliorare la falcata e sorridere al mio arrivo con Michele il pugliese o Calabrese.
Grazie.
Non è la mia corsa di oggi.
È la consapevolezza che nulla è cambiato dentro e fuori di me. È la gioia di sentirmi essere umano vivo, cuore pulsante, ricco, bisognoso e prodigo di sentimenti veri e intensi. Intreccio di vite:  una giostra umana fatta di noi.
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15 gennaio 2014 3 15 /01 /gennaio /2014 20:10
Maratona Città di Ragusa Hybla Barocco Marathon (11^ ed.). Un nuovo modo di vivere una gara (Annamaria La Carrubba)La runner ragusana Annamaria La Carrubba ha partecipato alla StraRagusa, la Mezza che si èsvolta in concomitanza con la 11^ edizione della Maratona Città di Ragusa - Hybla Barocco Marathon. La sua partecipazione è stata programmaticamente "quieta".
Infatti, sin dall'inizio - come da programma - avrebbe accompagnato l'amica Elena Ripamonti che, giunta appositamente da Trento per correrla, ha decisamente un passo più lento del suo. Si è trovata così a sperimentare un modo di verso di affrontare la Mezza, con un ritmo molto più lento di quello che, normalmente, è capace di imprimere alla 21,097 km.

Da questa espeerienza fuori dall'usuale, fatta di amicizia e di gioia, è nato il suo racconto.
E' questo il primo contributo che pubblichianmo su qyesto magazine, con la speranza che ne possano seguire altri.

(Annamaria La CarrubbaSinceramente, non avevo nessuna intenzione di correre la Mezza di Ragusa!  Non correvo un lungo da Luglio e, pur correndo quasi tutti i giorni, i miei allenamenti non duravano più di 50/60 minuti. Ma la gara era organizzata da due cari amici e, soprattutto, era arrivata da Bellano (prov. di Lecco) la mia carissima amica Elena Ripamonti proprio per correrla, nonostante i suoi persistenti fastidi ad un ginocchio.
Spinta (e cazziata!) da Mimmo, ho deciso di farle una sorpresa e di accompagnarla per tutti i 21,097 km. Da tanto tempo ci rammaricavamo del fatto di non poter correre una gara insieme a causa dei nostri tempi decisamente diversi e, forse, stavolta era giunto il momento!
Magari, se avessi tenuto un ritmo ben più lento del mio solito, avrei potuto completarla senza problemi. In realtà ero molto preoccupata alla prospettiva di rimanere sulle gambe per almeno 1h50' (e senza allenamento!), ma più ci pensavo e più l'idea mi entusiasmava: così alla fine mi sono iscritta.

Alla partenza io, abituata a posizionarmi il più possibile vicino alla linea di start, mi sono ritrovata nelle retrovie, ma la cosa mi diverte, anche perchè il clima è molto rilassato e si avverte tanta voglia di correre da parte di tutti. 5...4...3...2...1...via! (e il via proprio con il classico "colpo di pistola"!)
Si parte e subito rimango rapita dal lungo e variopinto serpentone di runner che si snoda davanti al mio sguardo.
Guardo Elena, sta bene, e impostiamo il passo a un ritmo, per me blando, che mi consente di ridere, scherzare e scambiare qualche confidenza fra amiche. Vedo qualche mia "rivale" superarci e l'istinto sarebbe quello di aumentare il ritmo, guardo di nuovo Elena e ricordo il motivo per cui sto correndo oggi, dimenticando ogni velleità agonistica.
Ma in fondo non me ne importa nulla, oggi corro per un'amica, e continuo a godermi la gioia della mia nuova esperienza.
Per la prima volta in gara mi sorprendo a guardarmi intorno e scoprire le meraviglie del paesaggio. Magnifico lo spettacolo dell'altipiano ragusano, mi sembra quasi di vederlo per la prima volta! respiro aria pulita, annuso anche qualcosa di non proprio piacevole, ascolto i versi degli animali...

Intorno al 14°km avverto un dolore al dorso del piede e, per evitargli di andare in cancrena (!), decido di fermarmi per allentare un po' i lacci delle scarpe.
A questo punto... la rivelazione!!! I lacci delle mie scarpe vivono di vita propria: si sciolgono autonomamente al momento meno opportuno, ma non si slacciano (neanche a minacciarli con un paio di cesoie), quando è necessario, stringendosi inesorabilmente sempre di più!
Il tempo passa ma, niente da fare, i lacci sembrano saldati!
Perdo parecchi minuti e sono un po' infastidita ma, tutto sommato, sollevata perchè Elena aveva continuato a correre sapendo che l'avrei raggiunta. Paradossalmente questii sono i minuti più belli, quelli in cui ho l'occasione di sperimentare la solidarietà fra runner. Gente - conosciuta e non - rallenta, vedendomi china, per chiedermi se avessi bisogno di aiuto. Sorridendo dico di no e penso a quanto questo mio mondo-corsa sia pieno di splendide persone!
Finalmente, dopo aver sistemato alla men peggio le scarpe (naturalmente i lacci sono rimasti ben saldati fra di loro!), riparto.
Raggiungo prima Claudio, stremato e sofferente, e lo incoraggio a non mollare, poi Marilisa, stanca ma con la grinta di una leonessa.
Percorro anche un breve tratto con una runner di Palermo, alla quale mi permetto di dare dei suggerimenti per gestire al meglio la fatica degli ultimi km,  che mi dice la frase più bella che io potessi sentire: <<Con te ho conosciuto una vera sportiva!>>, facendomi emozionare non poco! Ma adesso devo raggiungere Elena e, con un ritmo da ripetute brevi, dopo 3 km la becco! Siamo ormai alle porte di Ragusa, ci aspetta una lunga discesa e poi l'ultimo, ostico, km in salita!
Sto bene, vedo Elena tranquilla e, in preda ad un attacco di euforia, al 18°km mi metto a cantare a squarciagola, anche se per pochi secondi visto che sono stonata come una campana! Arriviamo a Ibla e la vista dello splendido scenario barocco che si svela davanti ai nostri occhi mi toglie il fiato.
Ed ecco il gonfiabile che indica il traguardo! Immediatamente il mio cuore si gonfia per l'emozione e la  gioia diventa incontenibile, afferro la mano di Elena, tagliamo insieme la finishing line e ci abbracciamo felici, con gli occhi lucidi (io!) per la commozione!
Ce l'ho, anzi, ce l'abbiamo fatta!!!

Non sono per nulla affaticata e non vedo l'ora di correre di nuovo... ma stavolta si fa sul serio!!!

 

 

La foto è di Adriana Ponari

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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