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1 novembre 2013 5 01 /11 /novembre /2013 08:16

eniceMarathon (28^ ed.). Il racconto di Lara La Pera: Il 27 ottobre scorso (2013) si è svolta la 28^ edizione della VeniceMarathon.
Tra i tanti che si sono mossi dalla Sicilia per partecipare ad uno degli eventi di Maratona più partecipati d'Italia, anche i palermitani-messinesi Lara La Pera e Roberto Magnisi.
Come sempre, Lara La Pera che, con questa, ha chiuso la sua 17^ maratona in carriera, ha scritto un suo racconto sulla sua partecipazione alla 42,195 di venezia.

Per presentare il suo racconto userò le sue stesse parole: Questo racconto l'ho scritto di getto, ancora a caldo e con i muscoli doloranti di acido lattico. La mia è stata un'esperienza intensa e non volevo che le emozioni si scolorissero col passare dei giorni. Negli ultimi due anni ho corso parecchie maratone su strada facendo sempre tempi vicini al mio personale che è  di 3h07'30'' o superiori di uno o due minuti. Ieri non è andata così... ho chiuso la 17^ maratona della mia vita in 3h23'24'' lo stesso identico tempo che realizzai nel 2008 a Copenhaghen dove cosrsi la mia prima maratona preparata (era la terza che affrontavo, le prime due le ho corse senza orologio, solo per arrivare e, quindi, non fanno testo). Ma da quelle che potrebbero sembrare disfatte si impara tanto, tantissimo... soprattutto ad avere rispetto dei propri limiti e ad ascoltare i segnali del proprio corpo... Credo che questa sia la regola numero uno per saper gestire la fatica ed essere in grado di affrontare con equilibrio e serenità gare lunghe come la maratona. Forse una "lezione" così mi serviva prima di apprestarmi a superare, su strada o in montagna, i 42,195 km e avvicinarmi al mondo dell'ultramaratona e dell'ultratrail che allo stesso tempo mi affascina e mi terrorizza.

(Lara La Pera) Un bravo maratoneta non è solo colui che finisce una maratona centrando l’obiettivo cronometrico… Un bravo maratoneta è soprattutto colui che, nel viaggio infinito dei 42,195 km, riesce a gestire il suo corpo e la sua ansia, ridimensionando le sue ambizioni quando il corpo e le gambe non rispondono più, sostituendo un orologio con testa e cuore, arrivando comunque al traguardo ,anche se con un po’ di ritardo rispetto a quanto programmato. E in questi casi quella che potrebbe sembrare una sconfitta atletica si trasforma in una grande vittoria personale.

Domenica 27 ottobre io Roberto ci siamo presentati al via della Maratona di Venezia dopo due settimane di stop quasi totale a causa di piccoli infortuni che potevano rendere veramente difficile una corsa di 42km al massimo delle nostre possibilità.
La situazione per me era aggravata dal fatto che mi trovavo in una condizione, se pur fisiologica, in cui nessuna donna vorrebbe trovarsi nel giorno di una importante prova sportiva!
Ma, a noi, la voglia di correre non ce la leva niente e nessuno.
Così, dopo le solite raccomandazioni tra un “Divertiti” e un “Parti fortissimo” ci siamo avviati verso le rispettive gabbie per attendere il via.
Già dai primi chilometri avevo intuito che, come si dice tra noi podisti, “non era  giornata” e ho cercato di godermi l’evento ad un passo non troppo faticoso. Per distrarmi dai miei fastidi avevo portato il mio I-Pod per prendere forza e coraggio dagli amici David Bowie, Queen, Pink Floyd, Pearl Jam, Muse (e tanti altri) che 
tanta compagnia mi avevano fatto durante la preparazione.
Ma né la musica, né il tifo delle tantissime persone dietro le transenne mi davano sollievo. 
Al 25° km in preda a lancinanti dolori al ventre sono stata costretta a fermarmi e chiedere aiuto ai volontari. Un ragazzo mi ha dato da bere e una spugna per tamponarmi il sudore: e mi ha, ovviamente, consigliato di interrompere lì la mia gara… Ti riporteranno all’arrivo in autobus - mi ha detto.

VeniceMarathon (28^ ed.). Il racconto di Lara La Pera: Oddio, che incubo! “Io non mi so ritirare…non ci riesco!" - ho esclamato io.
Decisi dunque di riprendere la mia corsa, anche lenta, lentissima, per arrivare.
I chilometri passavano, tanti podisti mi superavano e mi incitavano….
Ed io pensavo a tutta la fatica fatta per arrivare fin lì, non sapendo se sentirmi arrabiata o delusa.
Inizia il famigerato ponte della Libertà e la mia testa inizia a vacillare.
Un rettilineo lunghissimo sospeso sulla laguna.
Al ristoro del 35° km prendo una bottiglietta d’acqua e mi metto a camminare.
Mi sembrava di vivere un calvario.
Provavo tutte le sensazioni negative che un podista che, per mesi, ha preparato una maratona, può sperimentare in una situazione così.
Cammino, dunque, pensando che prima o poi arriverò.

Ormai lo sconforto aveva preso il sopravvento. Non vedevo l’ora di riabbracciare Robi.
Ma dopo qualche centinaio di metri in cui avevo maledetto il momento in cui avevo deciso di affrontare la gara in quelle condizioni, avendo anche osato pensare di poter chiudere con un crono decente (presuntuosa!), sento una voce dietro di me “Forza, non mollare, è fatta….vedi quelle ombre in fondo nella nebbia…lì c’è il traguardo”.
Mi giro e vedo un ragazzino su una handbike con un sorriso felice.
In quel sorriso ho letto la gioia e l’entusiasmo che io non riuscivo a provare. Avrà avuto forse vent’anni e chissà quale atroce disgrazia gli aveva tolto per sempre la possibilità di correre. Ma la gioia di vivere, quella no…ce l’aveva stampata in volto.
La mia delusione, in pochi istanti, si è trasformata in vergogna.
Mi sono vergognate di me stessa, non come atleta ma come essere umano, il che è molto più grave.
Non avevo il diritto di buttare via la mia gioia di correre che è una delle cose più preziose che ho.
E la vergogna è diventata rabbia, voglia di non mollare, di arrivare.
Ho spento quello stupido orologio che spesso ci condiziona tanto - forse troppo -  e mettendo un piede davanti all’altro ho ripreso la mia corsa verso quelle ombre che diventavano sempre più nitide e vicine.
I contorni del campanile di piazza San Marco erano sempre più chiari.
Km 39: entriamo a Venezia e iniziano i famosi 14 ponti, uno dopo l'altro, su e giù.

Per le mie gambe sono come montagne da scalare. Nei sette mesi precedenti non avevamo fatto neanche una gara su strada… Solo trail e quei ponticelli avrebbero dovuto essere ben poca cosa rispetto ai mila metri di dislivello che avevamo nelle gambe.
Superato il nono ponte si entra in Piazza San Marco.
Che emozione… per ascoltare il tifo delle migliaia di persone che affollavano la piazza più famosa del mondo mi levo gli auricolari…
Il giro della piazza termina dopo il 41° km e ormai mancava davvero poco per chiudere con onore e dolore la mia 17^ maratona su strada. Taglio il traguardo e la mia testa gira come la centrifuga di una lavatrice, ma in quel turbine vedo in mezzo ai tanti podisti affaticati gli occhi sorridenti di Robi…
Era preoccupato per me… anche il suo viso era stanco e senza che mi dicesse nulla capisco che era arrivato da poco e che anche per lui era stata una vera lotta.
Scherzando dice che non aveva mai impiegato tanto a finire una maratona e che c’è sempre una prima volta!

A gli amici maratoneti posso solo consigliare di correre la maratona di Venezia. Il percorso è scorrevole, c’è sempre tifo, l’organizzazione è impeccabile e la bellezza degli ultimi tre chilometri non si può descrivere a parole.

Ieri la corsa mi ha dato l’ennesima lezione.
Ci volgiono testa e cuore per superare tanti ostacoli fisici, ma soprattutto mentali.

 

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29 ottobre 2013 2 29 /10 /ottobre /2013 07:38

Ecotrail dei Borghi di Petralia Soprana (1^ ed.). Ecco il racconto/favola di Elena Cifali: una favoletta ristretta per runner intenditoriIl 20 ottobre 2013 si è svolta la 1^ edizione dell'Ecotrail dei Borghi di Petralia Soprana, valevole come ottava prova del Circuito Ecotrail Sicilia 2013.Tra i partenti/finisher anche la nostra SuperElena Cifali che, puntualmente, ha scritto un pezzo per ricordare la sua esperienza. Questa volta si tratta di un racconto/favola.
Per usare le sue stesse parole:
"...è una cosa un po diversa dal solito. Non sono neppure sicura che sia carino, ma in questi giorni ho avuto la testa piena di tante seccature e non sono riuscita a trovare la giusta concentrazione...".
La sua favoletta - mooolto carina davvero, malgrado il suo mettere le mani avanti fa da contraltare e, senza averlo voluto, apre ben altre prospettive rispetto alle considerazioni esposte in Quel sottile crinale tra l'evento sportivo amatoriale come festa e come luogo della retorica dell'eccesso. Le osservazioni di un fotografo alla Maratonina dei Nebrodi, pubblicato il 28.10 2013 su questo Magazine.

 

SuperElena non cesserà mai di stupirci.

Ecco il suo racconto.

Ecotrail dei Borghi di Petralia Soprana (1^ ed.). Ecco il racconto/favola di Elena Cifali: una favoletta ristretta per runner intenditori(Elena Cifali) Questa è una favola moderna che va letta con semplicità. Va letta come la leggerebbe un bimbo. Una favola che dedico a tutti quei bambini che non hanno la fortuna di avere genitori runner e che trascorrono le loro domeniche lontani dai boschi.

C’era una volta, in un’isola incantata chiamata Sicilia ed in tempo non molto lontano una Leonessa di nome Elena, anzi SuperElena.
Viveva felice in un luogo incantato a metà tra il vulcano ed il mare, tra la terra ed il cielo.
Amava la natura e ciò che più le piaceva fare era correre.
Correre era il suo primo pensiero della mattina e l’ultimo della sera, correre per sentire il vento sul viso, per sentire il suo respiro farsi pesante e i suoi pensieri leggeri.
Un bel giorno di inizio autunno Elena, invitata dal suo capo branco “Carmelo il Toro”, decise di partecipare ad una faticosa corsa in montagna. Insieme ai suoi amici “Giovanni il Tacchino” e “Gabri Ela la Pappagallina” e, così, con tantissimi altri si recarono nella meravigliosa Petralia Soprana, un paesetto arroccato tra le montagne, pieno di minuscole casette bianche, bello, semplice e pulito.
In pochissimo tempo tanti amici che amavano la corsa, si ritrovarono dietro l'arco gonfiabile della partenza dal quale “Aldo il Condor” diede il via alla manifestazione.
Elena la Leonessa”, “Salvo il Piccione”, “Vincenzo il Lupo”, “Giuseppe il Leprotto”, “Giorgia la Pecorella”, “Tiziana lo Scoiattolo”, iniziarono a correre vicini tra loro ed erano felici.
Man mano che i chilometri passavano il gruppo si diradava sempre più.
Il Piccione lo Scoiattolo ed il Tacchino erano andati avanti, la leonessa era nel mezzo mentre la Pecorella, il Lupo e la Pappagallina erano poco più indietro.
La giornata, inizialmente calda, divenne sempre più fresca man mano che i  chilometri aumentavano e si saliva verso la cima della montagna.
I nostri amici iniziarono a soffrire per la fatica ma mai persero il sorriso e la voglia di arrivare al traguardo. Posero i piedi uno dietro l’altro in discesa, schivando pietre su pietre, il cielo accese il sole e gocce di sudore bagnarono la loro corsa.
Gli abitanti del bosco erano felici di nutrirli con infinita benevolenza di tanta frutta e appetitosi dolcetti.
Il silenzio scese quando la nebbia calò, quando la schiena dovette inarcarsi su quella pendenza così forte. I loro pensieri erano di vittoria, avrebbero vinto tutti se solo fossero riusciti a raggiungere il Condor.
Ecotrail dei Borghi di Petralia Soprana (1^ ed.). Ecco il racconto/favola di Elena Cifali: una favoletta ristretta per runner intenditoriDi tanto in tanto le sentinelle “Davide il Cagnolino”, “Maurizio il Pipistrello” e “Adriana la Tigre” sbucavano fuori come dal nulla e con le loro macchine fotografiche immortalavano i nostri eroi.
Per ogni foto, per ogni scatto si levava un urlo di gioia e di felicità.
La salita, la discesa, il bosco, le pietre, le foglie, gli animali, il sole, la nebbia, il cibo, le gocce di sudore, la fatica e la gioia, tutto questo è solo ed esclusivamente trail.
I primi ad arrivare furono “Giuseppe il Falco” e “Graziella l’Aquila reale”, poi, pian piano, uno dietro l’altro tutti gli altri coraggiosi si infilarono sotto la porta rossa, soddisfatti della loro vita e di quello che avevano fatto, gelosi dell'aria che avevano respirato le loro narici, dei panorami che avevano visto i loro occhi e dei pericoli che avevano superato le loro gambe.
Non temevano d’aver perso il loro tempo e di avere faticato inutilmente perché avevano imparato qualcosa per se stessi e da se stessi.

Aprite le porte a chi ride e sorride della vita, e non solo nella corsa, perché dietro ogni volto sorridente si nasconde (neanche troppo velatamente) una persona vincente.

 

Foto di Maurizio Crispi

 

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24 ottobre 2013 4 24 /10 /ottobre /2013 06:49

ircuito Ecotrail Sicilia 2013. Elena Cifali all'Ecotrail dei Borghi di Petralia Soprana: Ecco una telegrafica first impression da parte di Elena Cifali che ha partecipato alla 1^ edizione dei Borghi di Petralia Soprana, lo scorso 20 settembre 2013.
Un breve scritto che è anche una lapidaria pagina diaristica ed una sintetica "recensione" con tutti i necessari ringraziamenti. Le gare a cui si partecipa sono fatte di azioni (il gesto sportivo che ci impegna), di luoghi (la location della gara) e soprattutto di persone che si incontrano o con le quali si condivide un pezzo di cammino.
Dall'intersezione di questi tre elementi possono saturire infinite storie. 



(Elena Cifali) Il mal di gambe che mi ha lasciato questo trail non lo dimenticherò facilmente ...
L'idea è stata di Davide Sabatino.
Le risate condivise con Giuseppe Di Benedetto.
La fatica attenuata dalla presenza di Salvo Piccione e Vincenzo Pecunia.
La compagnia femminile è quella di Giorgia Pecoraro e di Tiziana Ciriminna.
Il viaggio condiviso con Giovanni e Gabri Ela
Il bimbo più bello del trail è quello di Maureen Simpson e Maurizio Crispi.
Le foto sono della splendida Adriana Ponari.
Nulla è stato lasciato al caso così come si conviene ... 
Lo rifarei ? Si, almeno altre mille volte!

 

[Verissimo! Chi è stato presente pò testimoniare che ha tagliato il traguardo due volte e che avrebbe continuato se non l'avessero fermata! - ndr]

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5 ottobre 2013 6 05 /10 /ottobre /2013 08:15

Ecotrail dell'Alcantara (1^ ed.). A come Alcantara. Il racconto di Vincenzo FerroL'infaticabile Vincenzo Ferro (Etnatrail ASD) non ha mancato di partecipare alla 1^ edizione dell'Ecotrail dell'Alcantara che si è svolto il 29 settembre 2013, valevole come 7^ prova delCircuito Ecotrail Sicilia 2013.
Di seguito il suo racconto: fatica, sudore, piacere, amicizia.

(Vincenzo Ferro) “Sarà una gara tosta... ci sono tre salite impegnative e bisogna anche attraversare il fiume. Meglio senza scarpe!” - così, mi è stata prospettata la prima edizione dell’Ecotrail dell’Alcantara, in programma per l’ultima  domenica  di un settembre di una strana estate 2013.

E’ già trascorso più di un mese dall’ultimo appuntamento con il circuito Ecotrail Sicilia e non vedevo l’ora di ritrovare tante persone garbate e allegre con cui condividere una gioiosa mattinata in mezzo al paesaggio antropico offerto dalla terra del Quantico, tra Francavilla e Castiglione di Sicilia, custode di bellezze naturali suggestive ed uniche. La preparazione mentale all’avvenimento oramai mi  accompagna in un rituale collaudato, nervoso ed eccitante al tempo stesso, iniziato giorni prima dalla lettura del percorso all’altimetria, dai punti di ristoro ai commenti in rete di chi ha già provato il tracciato e può dare qualche informazione in più, per cercare di misurarsi comunque con le proprie capacità e con l’obiettivo unico di divertirsi e, nello stesso tempo, di portare a termine la prova senza problemi fisici.

Appena uscito di casa mi rendo conto che farà abbastanza caldo ma confido in qualche nuvola che però tarderà a venire. Seguendo una consuetudine praticata da quest’anno mi avvio in compagnia di Graziella Bonanno. Anche se è ancora mattino lei è super attiva e pronta a raccontarmi tutto sugli ultimi allenamenti svolti. Con i suoi racconti, io trovo un ottimo modo per stare sveglio in autostrada senza neanche accendere la radio.

Pur arrivando con largo anticipo, il tempo non basta mai per salutare i conoscenti, presentarsi a chi ti ha dato l’amicizia su FB, prepararsi al riscaldamento e soprattutto per girare intorno ed osservare - come ogni volta - quei pochi mattinieri del luogo che , quando li incontri, ti guardano perplessi e fra se e se continuano a ripetere “Ma unni vannu di matina”?
Neanche il tempo di ascoltare le ultime raccomandazioni sul percorso [il famoso "briefing" che viene puntualmente "dispensato" a tutti i trailer da parte di Aldo Siragusa] e già quasi duecento paia di scarpette più o meno performanti si inoltrano oltre la strada asfaltata verso la prima importante salita, dopo il primo chilometro, capace di tagliarti le gambe se non stai attento a frenare quella voglia di stare dietro i più veloci...
Ed è appena l’inizio...  C’è tempo. Ancora 22 km sino alla fine.
Stare in mezzo al gruppo ha i suoi vantaggi. Guardi quelli avanti e cerchi di anticipare le mosse da fare.
Ti giri dietro e provi a spingere per non farti raggiungere.
Ecotrail dell'Alcantara (1^ ed.). A come Alcantara. Il racconto di Vincenzo FerroIl più delle volte neanche te ne accorgi ma si completa l’intero tragitto, facendo a staffetta con quei tre o quattro amici che ti precedono prima in discesa e ti seguono nella successiva salita; e magari, nel frattempo, non ti  spieghi  come, dopo tanti chilometri percorsi, altri passino di fretta con immutata energia, quasi non li avessero sulle gambe.
Le fettucce biancorosse e i cartelli ci guidano attraverso i campi assolati, ma - nonostante l’attenzione prestata - ad un certo punto non scorgo più fra i rovi e l’erba alta alcuna traccia del passaggio di quelli che invece vedo davanti a me.
Mi ritrovo, invece, sulla sinistra di una recinzione di filo spinato, loro invece dall’altra parte “Avete sbagliato - ci dicono - tornate  indietro. C’è un passaggio nella recinzione a 20 metri”.
Ma tra tornare indietro e scavalcare il filo spinato scelgo quest’ultimo modo. Avrei fatto prima a tornare indietro!
Nello stesso momento ho scorto altri che risalivano la china e tra questi Lara La Pera: dietro di me!?!
In questo tipo di gare Lara è una delle più forti in assoluto, anche lei aveva sbagliato percorso e stava tornando indietro, ma non si era persa d’animo e poco dopo la vedo sfrecciare con eleganza e potenza.
Doopo, riuscirà a recuperare lo svantaggio dalle prime per vincere ancora una volta.
Eppure, non erano ancora finite le sorprese!
Nel successivo tratto in piano sento avvicinarsi un passo veloce e cadenzato: mi volto e con immenso stupore scorgo l’andatura elegante di Pippo Ruggeri. Anche lui aveva sbagliato percorso ed era ritornato sui suoi passi.
Mi supera con una disarmante scioltezza e col sorriso sulle labbra aggiunge “Se non faccio le cose complicate non mi diverto... Ho allungato di 2 km”.
Poco prima della partenza avevo avuto modo di abbracciarlo e congratularmi con lui per la grande impresa che era riuscito a portare a termine (solamente due settimane addietro era stato il primo siciliano finisher al Tor des Giants).  
Ascoltare  con grande attenzione e profonda ammirazione alcuni passi della sua avventura e delle sensazioni che aveva provato mi dava i brividi nonostante la temperatura continuasse a salire: un grande campione, un vero uomo.
Come si dice non c’è due senza tre: le sorprese non finiscono ed arrivo al fiume Alcantara.


Ecotrail dell'Alcantara (1^ ed.). A come Alcantara. Il racconto di Vincenzo FerroQui l’aria tutt’attorno non è per niente calda e non lo è stata neanche l’acqua che ho dovuto attraversare con le scarpe ai piedi.
Già perché qualcuno aveva scelto di toglierle ma ho preferito non fermarmi e subito dopo mi sono pentito, vista la fatica nel sollevare quel peso in più, soprattutto dopo circa  9 km di gara.
Senza fermarmi al posto ristoro, stringo i denti e dopo un paio di chilometri era già tutto asciutto e mi sentivo di nuovo leggero.
Il percorso disegnato dagli organizzatori era stato “facilitato” dalla presenza dell’acqua.
Si, l’acqua elemento naturale e primario per eccellenza.. fontanelle, saie, canali, tubi … da ogni dove sgorgava veloce e “ghiacciata”.
Poi, il fiume che si incunea tra le alture, divide e unisce al tempo stesso il  territorio e noi che l’abbiamo più volte attraversato da sopra il cemento, il ferro, il legno, e dentro il suo fluire, e costeggiato da una sponda all’altra per ribadire ancora una volta che non ci sono divisioni, non esistono barriere ne confini: siamo parte di un unico insieme. 
Ci aspettava una lunga salita verso le antenne da dove insieme a Viller Caruso, compagno per parecchi chilometri, potevamo ammirare il paesaggio ordinato dei campi coltivati, interrotti dall’abitato di Castiglione di Sicilia, che avremmo raggiunto da lì a poco.
Nei trail finora disputati il centro abitato ha sempre segnato  il punto di partenza e di arrivo, l’inizio e la fine delle sofferenze, stavolta l’abbiamo attraversato dopo metà percorso nel vivo della concentrazione e non nascondo di aver provato una piacevole sensazione nel vedere i volti delle persone anziane e dei bambini che nell’incitare il tuo sforzo alleviavano il dolore e la fatica, come se riuscissi a mettere da parte la stanchezza accumulata…  Ma - lasciate le scalinate alle spalle e incanalati dentro l’alveo di un torrente in secca segnalato da alcuni scout - restava oramai da scalare il Castello di Francavilla! 
Quasi 200 metri di dislivello in poco più di 400 metri di percorso.
Stavolta il fiato si accorcia più che mai  e cade il silenzio attorno al piccolo gruppo che, con fatica, ha iniziato il tratto reso  ancora più grave dalla presenza di altissimi gradoni.
Giovanna si interroga ad alta voce sul perchè nessuno ha niente da dire… per un attimo un flebile sogghigno riesce a modificare la plasticità del mio viso.
Poi ecco un tratto piano, un cunicolo stretto circondato da alti muri a secco, e proviamo ancora a correre... incontro a noi, appostato con la sua  bella macchina fotografica, qualcuno ci immortala.. “Sei Michele… ciao”, riesco ancora a gridare e mi accorgo di essere ancora lucido, ma sarà per poco perché invece di girare tiro dritto e mi trovo dentro i resti di un rudere…
Il tempo di voltarmi e sono dietro il gruppo che poco prima mi seguiva.
Come dalle indicazioni avute durante il briefing troviamo in cima ai resti del Castello le corde a cui ci aggrappiamo, aiutati dalle guide e volontari, prima per salire e dopo per scendere dalla punta. Tutto ok! E' fatta! Rimane solo l'ultima discesa e poi l’ingresso nel paese fino all’arrivo in piazza.
Negli ultimi metri aggancio  Carmelo Santoro (il mio Presidente). Lo vedo provato e stanco. Mi dice di andare avanti, ma io lo aspetto e, insieme, tagliamo il traguardo: a vedere le foto di Maurizio Crispi, sembrava ballassimo all’unisono una tirolese
!

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1 ottobre 2013 2 01 /10 /ottobre /2013 17:15

Circuito Ecotrail Sicilia 2013. Profumi, colori e sensazioni dall'Ecotrail dell'Alcantara (Lara La Pera)Il 29 settembre 2013 si è svolta la 1^ edizione dell'Ecotrail dell'Alcantara, settima prova del Circuito Ecotrail Sicilia 2013. Lara La Pera, vincitrice della prova, ha scritto - come in altre circostanze - il suo "racconto" nel quale, secondo il suo stile, mette da parte la componente agonistica e prestativa per dare risalto, in accordo con il più puro spirito trail, alla parte "impressionistica" ed "esperienziale" della sua partecipazione.

Ed ecco il suo racconto...

(Lara La Pera) Il sole cocente che, già dalla prima salita, ci ha ricordato che in Sicilia l’estate finisce a novembre; l’acqua ghiacciata e limpida dell’Alcantara che ci ha regalato pochi istanti di sollievo in quel breve attraversamento da tanti temuto; l’odore di uva nelle contrade e i contadini chini sulle cassette colme di grappoli; i noccioleti verdi; le grandi pietre di fiume sulle quali mi sembrava di fare l’equilibrista; le spine dei rovi che mi hanno graffiato la pelle delle gambe e della braccia… - ma tanto non fa male -, pur di ritrovare la strada giusta dopo un’errata deviazione; tutto questo ed altro; i fischi e le urla di chi si era accorto che un gruppetto di scalpitanti trailer aveva  imboccato il sentiero sbagliato che li avrebbe portati in una “foresta “ di rovi; il sudore che colava abbondante e i miei graffi che bruciavano; il silenzio interrotto solo dal respiro ansimante mio e dei miei compagni di gara nella salita che ci portava alle antenne; il letto del torrente nel quale avrei voluto correre con più agilità e la paura di scivolare sulle pietre che mi frenava… poiché nei trail, in alcuni momenti, la lotta tra paura di volare e adrenalina da gara diventa estenuante;  il sorriso spontaneo e gentile degli scout che facevano assistenza sul percorso e gli amici fotografi che comparivano nei momenti di grande fatica, incoraggiandoci;  le pale cariche di fichi d’india rosso arancio; le casette con i balconi fioriti nel paese di Castiglione e la splendida chiesa bianca alla mia destra, le scale di Castiglione… tante scale; l’acqua ghiacciata delle fontane; un vecchietto seduto su un marciapiede che vedendomi correre dietro un compagno di gara mi grida a squarciagola “Pigghilu pigghilu!”; il ponte di ferro sull’Alcantara blu e il sommesso rumore d’acqua che accompagnava in quel punto la nostra faticosa marcia; le rovine del castello sulla rocca e noi che dovevamo raggiungere quello scheletro sospeso in aria, per affrontare - volando - l’ultima liberatoria discesa, dopo quell’arrampicata che metteva fine alle nostre fatiche; undici bicchieri d’acqua, dopo aver tagliato il traguardo.

Ancora una volta, grazie, trail!

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14 settembre 2013 6 14 /09 /settembre /2013 08:42
Tor des Géants® 2013 (4^ ed.). Il siciliano Pippi Ruggeri (Super-Pippo), finisher e primo trailer dalla Sicilia a partecipare al TdGIl siciliano Pippo Ruggeri, runner e trailer siciliano (Taormina), ha da poco completato il Tor des Géants® 2013, alla sua 4^ edizione.
E' partito da Courmayeur, l'8 settembre 2013, per arrivare nella mattina di oggi, 14 settembre 2013, impiegando 147 ore per giungere al punto di arrivo e diplomarsi finisher.
Questa è stata la sua prima partecipazione al Tor des Géants®, ma Pippo Ruggeri che da oggi si è indubbiamente (e a ragione) conquistato il nomignolo di "Super-Pippo", è stato anche il primo siciliano in assoluto a parteciparvi nella sua ancora breve - seppur intensa - storia.
In verità, non è stato esattamente il primo.
Già il siciliano Giorgio Cambiano (da Palermo, specialista di ultradistanze) vi aveva partecipato due volte, rispettivamente nel 2010 e nel 2012. Nel 2010, Giorgio Cambiano aveva dovuto purtroppo ritirarsi a causa di problemi muscolo-tendinei.
Nell'edizione 2012, invece, è riuscito a portare a termine la prova in 136 ore, soltanto che in quell'edizione, gli organizzatori - a causa di avverse condizioni atmosferiche - hanno dovuto - per ragioni di sicurezza - modificare il percorso di gara, riducendolo di circa 30 km. E, dunque, Giorgio Cambiano è stato finisher del Tor des Geants, ma su di una distanza ridotta (300 km, anziché 330). Un'impresa comunque memorabile, che va menzionata, anche se a Pippo Ruggeri va di diritto la palma per essere stato il primo siciliano a completare il Tor des Geants nella sua interezza: è lo stesso Giorgio Cambiano a sottolinearlo, pur rimanendo giustamente orgoglioso della propria impresa.
E quindi a lui va ogni onore per aver percorso da pioniere una strada e un'esperienza che, in prossime edizioni, potrà diventare appannaggio anche di altri intrepidi Siciliani.
E' stata per lui una bellissima avventura ed un impresa sportiva che lo laurea "gigante" del Trail siciliano: poco dopo l'arrivo si è dichiarato pronto per ripartire per un secondo TdG, seduta stante.
Quella che segue è la cronaca della sua impresa, realizzata mettendo insieme gli aggiornamenti su Facebook, lanciati con puntualità da Lara La Pera. 
(Lara La Pera) Un grandissimo "In bocca al lupo!" ai nostri campioni Pippo Ruggeri e Totò' Maira che domani mattina partiranno per un'avventura speciale... Forza ragazzi! Siete grandi!
Il nostro Superman Pippo Ruggeri e' arrivato a Cogne... Qualche ora di riposo e si riparte... ovviamente non è stanco! Grande!
Super-Pippo Ruggeri si è divorato l'ennesima salitona... Circa un'ora fa é transitato da Sassa - Rifugio Coda km 166... E' a metà strada.... Dai, dai, dai!
Ho sentito il nostro super Pippo Ruggeri... è ripartito dal Rifugio Donnas e vuole tentare di arrivare in nottata a Gressoney km 200... Alla domanda "come ti senti?" ha risposto "Un po' stanco, ma non troppo... Quindi,vado avanti....". Siamo tutti con lui!
Super-Pippo Ruggeri alle 14,33 del 11.09.2013 e' arrivato a Gressoney.... Favoloso!
Tor des Géants® 2013 (4^ ed.). Il siciliano Pippi Ruggeri (Super-Pippo), finisher e primo dalla Sicilia a partecipare al TdGAlle 20.52 del 11.09.2013 super Pippo Ruggeri ha lasciato Gressoney...
Finalmente ha dormito un bel po'... Mi ha detto che pensa di camminare tutta la notte fino alla prossima base vita...
Il nostro campione Pippo Ruggeri alle 12.01 (del 12 settembre 2013) è arrivato alla base vita di Valtournenche... Stamattina l'ho sentito veramente carico... Speriamo che possa riposarsi un pò...
È adesso al km 236... ne mancano meno di cento e ha tempo fino a domenica per finire...
Ma il suo sogno è di completare la distanza entrò la mezzanotte di venerdì... E poi abbiamo fatto una scommessa che lui vuole vincere a tutti i costi!
Alle 14.35 del 12 settembre 2013 il nostro super Pippo Ruggeri lascia il rifugio di Valtournenche, 236 km...
Tra un po' iniziamo il conto alla rovescia!
Miticoooo! Pippo Ruggeri e' arrivato a Cuney alle 21.50 del 12.09.2013. Con un'ora di anticipo sul pronostico di Vincenzo Ferro.... Forza, forza, forzaaaaa!
Aggiornamenti dal Tor... Il nostro Super Pippo Ruggeri alle 7.44 (del 13 settembre 2013) é transitato da Oyace al km 271...
Vincenzo Ferro puoi cominciare a fare previsioni sul l'orario di arrivo!
[Mattina del 13.09.2013] Aggiornamento dell'aggiornamento dal Tor per tutti gli AMICI di Super Pippo Ruggeri... Mi ha chiamato un'oretta fa..sta benino ma è molto stanco e ha detto che gli "ultimi" 55 km circa gli sembreranno infiniti...
Stanotte si era rimesso in marcia ma ha dovuto fare una seconda sosta in un piccolo rifugio per il troppo freddo...
In mattinata ha visto qualche atleta costretto al ritiro dopo 270 km...
Si è un po' scoraggiato...comunque la sua immensa testa lo porterà al traguardo. Forzaaaaaa! Sei un esempio per noi tutti, grande atleta e grande uomo... vaiiiiii!
Grande Pippo...Rifugio di Ollmont ore 12.38, al Km283,5...
Vincenzo Ferro ci darà i numeri da giocare a lotto...Indovina tutto!
Pippo Ruggeri quasi gigante dopo 56' di sosta é ripartito da Ollomont...
Mi ha detto che da lontano gli stiamo dando la forza di finire questa grande impresa...
Ore 18,00 del 13.09.2013: ho sentito il nostro ragazzino Super Pippo Ruggeri...
Tor des Géants® 2013 (4^ ed.). Il siciliano Pippo Ruggeri (da adesso Ha superato il Colle Champillon e sta scendendo a valle verso la base vita Bosses km 303, dove spera di arrivare prima che faccia buio e riposare un po'... E' stato intervistato da una TV locale, perché è l'unico Siciliano in gara ed è l'unico [siciliano] nella storia del TDG che avrà l'onore e il grandissimo merito di chiudere questa impresa...
Almeno, così gli hanno detto! Forzaaaaaaa!
Pippo Ruggeri davvero superrrrr! Arrivato alla base vita di Bosses, alle 21,50... e siamo così al km 303... Adesso ci vuole qualche ora di sonno per lo Sprint finale....
Il nostro campione alle 7,33 (14.09.2013) ha superato l'ultimo cancello orario al Bonatti che era previsto per le 8.00...  Gli restano meno di 20 km per tagliare il traguardo... Ci ha tenuti col fiato sospeso... Vai, giganteeeee!
Pippo Ruggeri alle 9.40 circa del 14 settembre 2013 ha finalmente tagliato il traguardo!
Cosa poteva dire il gigante Pippo Ruggeri un'ora circa dopo il completamento della sua fatica?  "Sto così bene che partirei subito per rifarla! Mi sono divertito un sacco... lo rifarei anche l'anno prossimo"!
È unico... è Pippo Ruggeri!
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6 settembre 2013 5 06 /09 /settembre /2013 09:22

Ecotrail della Luna 2013 (Circuito Ecotrail Sicilia). Il racconto di Vincenzo Ferro: Tra il 24 e il 25 agosto 2013, si è svolto in due tappe l'Ecotrail della Luna, valevole come 6^ prova del Circuito Ecotrail Sicilia 2013.
La prima tappa in notturna era di 13 km, mentre la seconda tappa si correva sulla distanza di 15 km.
In alternativa alle due prove competitive si poteva partecipare ai walktrail.In programma anche i mini-trail riservati api più giovani e un doggy-trail per cani e padroni di cani.

Vincenzo Ferro ha partecipato all'Ecotrail della Luna e ci racconta la sua esperienza tra il buio della notte e l'acqua del torrente da passare a guado.

 

(Vincenzo Ferro) Percorrendo l'autostrada CT-PA in prossimità dell'uscita Scillato si scorge un pezzo di montagna possente che, con aspetto quasi minaccioso, giganteggia su tutto ciò che sta attorno. Trattasi di Rocca di Sciara che s'innalza a strapiombo sul caseggiato di un piccolo e pulito paesino dell'entroterra siciliano dove il tempo sembra essersi fermato da molti anni, Caltavuturo.

Già un anno addietro avrei voluto partecipare, ma ero fuori in vacanza; invece quest'anno sono riuscito ad organizzarmi in modo tale da non perdere l'occasione di essere tra i fortunati a scalare quel pezzo di montagna per due volte: Ecoltrail della Luna, prima tappa il sabato sera, la seconda domenica mattina. Da subito osservando la posizione del paese in alto da una parte e la Rocca di Sciara dall'altra, il costone roccioso su cui sorgeva l'antico insediamento abitativo di Terravecchia, in basso il corso del torrente, ho capito che sarebbe stata una prova abbastanza impegnativa e lo è stata per davvero, ma estremamente divertente ed affascinante.

Altre volte avevo provato l'ebbrezza di correre senza la luce del sole, con l'ausilio di torcia frontale, ma posso assicurare che l'emozione avvertita lungo i sentimenti con vertiginose salite e ripidissime discese è stata ancora più forte; guardando in alto restavo abbagliato da un meraviglioso cielo stellato, in basso tutte le luci omogenee dei lampioni che consentivano di individuare il centro abitato.

Arrivati il sabato mattina, abbiamo colto l'opportunità di fare un giro a piedi per conoscere il paesino. Tutto era in ordine e molto pulito; le strade lastricate con la pietra dura locale manifestavano un senso di riconoscibilità dei luoghi e trasmettevano la sensazione di un vissuto molto umile e dedito al diuturno lavoro della campagna.

Nel pomeriggio insieme ad altri runner e alle rispettive famiglie, provenienti da ogni parte dell'isola - e non solo - abbiamo partecipato alla visita conoscitiva dei principali monumenti presenti,  appositamente organnizzata a contorno della manifestazione. La guida, molto preparata e gentile, ha raccontato della storia delle origini di Caltavuturo e del rapporto che intercorre, da sempre, tra gli abitanti e quelle alture, gli antichi insediamenti, la dislocazione del primitivo insediamento e della discesa all'attuale borgo, fino all'utilizzo di una particolare parte della parete a strapiombo di Rocca di Sciara come meridiana... Un pò di cultura non guasta.

Nel primo pomeriggio di sabato, il programma prevedeva la partecipazione di parecchi giovanissimi chesi sono cimentati nel primo mini-trail di 3 km, organizzato per ragazzi lungo gli ultimi tratti del percorso competitivo, dalla piazza di partenza (Piazza San Francesco) fino ai ruderi del castello e ritorno con salite e discese su sterrato. Contemporaneamente, sulla medesima distanza si è svolto il primo doggy-tral con tanti amici a quattro zampe accompaganti dai rispettivi padroni e padroncini e tanti in tenera età.

Al calare del sole, si faceva forte la carica emotiva di tutti i presenti nell'osservare i partecipanti runner negli ultimi momenti di preparazione e la prova di funzionamento dell'equipaggiamento obbligatorio, luce frontale e fischietto per eventuali segnalazioni di emergenza, fino al momento della partenza avvenuta puntualmente alle 20:30.

Via partiti! Subito tratto in salita, poi scale e ancora salita su un tratto asfaltato per poco meno di un chilometro, come un riscaldamento perchè lasciata la strada, incominciava la vera salita per scalare il monte.
Con la torcia in fronte illuminzvo il percorso sterrato facendo attenzione ai gradoni naturalistici contenuti con tronchetti di legno, sapientemente realizzati dalla forestale.

Alzando il capo, davanti a me uno spettacolare serpentone di luci in movimento si stagliava in alto ad individuare il percorso che dovrò affrontare.
Volgendo lo sgardo in basso, invece, si scorgeva il centro abitato illuminato a presepe in mezzo al buio pesto in cui non riuscivo a distinguere nulla se non le lucette erranti di coloro che stavano seguendo anche la mia.
E' una regola sempre rispettata: dopo una grande salita c'è sempre una discesa altrettanto impegnativa e lo è stata sin oltre l'altezza del paese.

I piccoli rossi catarrifrangenti appostati sugli alberi e sui muri, illuminati dalla luci frontali, mostravano chiaramente il percorso come se fossimo lungo una pista di atterraggio. Con il buio tutto sembrava diverso, addirittura la campagnia offriva insoliti e piacevolissimi odori rilasciati dalla vegetazione autoctona a differenza dell'indomani quando l'acre e soffocante aria respirata sotto un  sole caldo, infusa dagli escrementi di mucche e pecore che di giorno girovagano nei sentieri, era segno di un paesaggio ancora non distrutto dalla mano dell'uomo.

In discesa al buio sarebbe stato facile perdere l'equilibrio e, infatti, ho visto cadere davanti a me qualcuno ma con lo spirito trail che lo contraddistingue Carmelo disinteressandosi della posizione in gara soccorreva prontamente lo sfortunato con acqua e lo incoraggiava a riprendere la corsa, una volta accertato che non era niente di grave.

Ad un certo punto, poco dopo un'ora, nel silenzio del buio tutt'attorno a me ho udito un leggero suono di banda musicale, come quello che avevamo lasciato in piazza alla partenza, che diventava man mano più consistente ed ho pensato di essere non tanto lontano dal paese; ma come un miraggio di chi si trova in mezzo al deserto infuocato e crede di avere trovato una fonte di acqua fresca, tra l'incredulità di tanti che erano insieme a me, in mezzo alla campagna dietro il muro a secco di un vecchio fabbricato, c'era una banda che intonava musiche tipiche quasi a cantare le nostre gesta di quella notte.

La salita prima di arrivare a Torrevecchia è di quelle che ti spezzano le gambe ma non appena arrivati nei pressi delle rovine dell'antico insediamento il dolce eco della voce di Aldo Siragusa, organizzatore ma anche speaker ufficiale della manifestazione, indicava che mancava davvero poco alla conclusione. Infatti, ritrovavamo in discesa le stradine e le scalinate del paese con l'ultimo chilometro in rettifilo sulla strada in pietra levigata, e infine l'ultima scalinata in salita che porta a Piazza S Francesco e finalmente l'arrivo, proprio alla fine della fuga di gradini.

La mattina seguente, quando ancora il paese era silenzioso e nelle strette stradine si incontravano solamente le vecchiette dirette in chiesa, ci siamo ritrovati in piazza a raccontare quanto avvenuto poche ore prima.

C'erano nuove presenze come Giovanni ed Ela, altri avevano invece lasciato il paese dopo la tappa notturna, ma - in entrambe - sono stati oltre un centinaio di partecipanti a cui si aggiungono gli inossidabili sostenitori del walk trail.
Dopo un breve briefing sempre importantissimo per ricevere le utili indicazioni sul percorso e sulle difficoltà che si andranno ad affrontare, si parte ancora in salita.

Il percorso della seconda tappa coincideva con quello serale ma prevedeva due chilometri in più ma al bacio; infatti, a metà gara, si continuava a scendere sino al torrente Caltavuturo che abbiamo dovuto percorrere per quasi un chilometro tra sassi e fango, non disdegnando, qualcuno compreso me, una escursione in mezzo all'acqua fino alle ginocchia. Questa del guado è stata una bella esperienza: l'esperienza di correre in acqua ancora mi mancava, ed è stato divertentissimo anche grazie agli incitamenti di Franco e Gioacchino pronti ad immortalare i suggestivi passaggi.
Nonostante le scarpe e i calzini fossero completamente inzuppati, dopo poco sterrato erano ritornati perfettamente asciutti e potevo continuare a correre in salita fino ad arrivare in paese, percorrendo l'ultimo rettifilo con il mio omonimo Maurizio e concludendo questa magnifica avventura.

Il tempo di riprendere fiato, bere acqua e mangiare frutta al ristoro finale, la coda alla classifica di arrivo prontamente e costantemente aggiornata dai giudici, affissa sulla porta del Museo, e tutti intorno a scambiarci impressioni e considerazioni sull'andamento generale sulle proprie prestazioni; infine, la premiazione dei più veloci, tra la dedica di Giuseppe a chi non è più tra noi, e qualche volto nuovo, come Giuseppina, che ha sorpreso altre più esperte.

Smontato il gonfiabile e dismessa l'apparecchiatura organizzativa ci salutiamo ed ci auguriamo reciprocamente un buon rientro ed un arrivederci al prossimo appuntamento con la natura.

Dopo tanta presenza, in tutto il paese cade il silenzio, la piazza adesso è vuota, pulita e assolata ma l'Ecotrail della Luna lascerà sicuramente un buon ricordo a tutti, anche perchè lungo il percorso non ho visto tracce di bustine o bottigliette lasciate a terra in altre occasioni, sintomo questo di una dimensione di friendship verso l'ambiente.
Forse stiamo raggiungendo la consapevolezza che i primi ad osservare e rispettare la natura dobbiamo essere noi stessi e, qui, a Caltavuturo l'abbiamo fatto.     

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17 agosto 2013 6 17 /08 /agosto /2013 00:24

Maratona alla Fidippide 2013 (6^ ed.). Il racconto di Salvo Campanella: Ed ecco finalmente l'atteso racconto di Salvo Campanella (ASD Marathon Monreale) che, in handybike, ha partecipato alla 6^ edizione della Maratona "Alla Filippide" dello scorso 11 agosto 2013.

 

(Salvo Campanella) Arrivato a Chiaramonte Gulfi, dopo una lunga giornata di mare passata con la famiglia, il risveglio è previsto per le 4:00.
Dovrò misurarmi con me stesso e con questa gara dal fascino immenso, reso ancora più grande dalla mancanza di riferimenti chilometrici: è  la maratona “alla Fidippide"!
Sensazioni strane mi turbano. Da un lato, c'è la paura di perdermi come la prima volta, dall’altro lato è la felicità di essere ancora qui ad accettare la sfida e di poter condividere questi momenti con i miei fratelli runner.  
I volti dei miei figli, colmi di gioia perché sono presi dal gioco e dalla vacanza, mi rasserenano tantissimo. Arrivo al ristorante ed eccoli: sono loro! SuperElena, Salvo Crudo, Michele D’Arrigo, Vincenzo Petunia.
Ci salutiamo calorosamente: i loro volti sono colmi di stanchezza, le loro gambe vacillano ancora provate dall’ultimo Trail sull’Etna, svoltosi appena una settimana prima; eppure sono li pronti a partire.  
Hanno appena finito di cenare mi dicono!
C'è giusto il tempo di scambiare quattro chiacchere e vanno via a dormire.
A domani, fratelli, ci vediamo alle 4.30 per la colazione!
La serata è molto fresca. Questo mi rasserena molto!
Pensare di dover "correre" con le temperature africane degli ultimi giorni  mi turbava ancor di più.
I miei figli mi chiedono la maglia con le maniche lunghe: Caspita ci sono 17 gradi, ma siamo ad agosto - esclamo  - questa nostra terra è colma di stranezze di giorno si scoppia dal cado la sera ti devi coprire dal freddo! 
Ceniamo in tutta fretta con la mia famiglia in un locale colmo di persone che parlano ad alta voce: non riesco più a parlare con mia moglie e i miei figli per come tutti urlano. Si va a nanna, dico ai mia moglie.
Andiamo a letto!
Guardo l’orologio: E' già l’una, caspita! 
Per fortuna Morfeo s'impadronisce subito di me.
Quando riapro gli occhi e sono le 4.00 e si va a fare colazione.
Il ristorante é già colmo di runner assonnati che si affrettano; la temperatura é ottima, ma le tenebre ancora regnano incontrastate, ma presto lasceranno posto alla luce. 
Aiutato da Salvo Crudo  preparo il mio bolide: montiamo le ruote, sistemo il sedile e via si salta su. Sono pronto per partire.
Ci incrociamo con SuperElena che mi dice: Questa é la seconda insieme, in bocca al lupo Salvuccio! 
Crepi! - ribatto io.
E via siamo partiti.

Maratona alla Fidippide 2013 (6^ ed.). Il racconto di Salvo Campanella: Siamo davvero pazzi! Non si vede ad un centimetro di distanza, ma noi siamo li a correre accompagnati da Elio Sortino che, con la sua bici, ci fa da apripista, mentre le poche auto ci sfrecciano accanto a velocità pazzesca, ma noi - indomiti runner, messi all’angolo della strada - corriamo incuranti del pericolo, per saziare la nostra sete di corsa.
Pochi attimi dal via e un intenzo rossore vince sul nero della notte. Con il primo albeggiare tutto si colora di porpora e il paesaggio cambia da un istante all'altro, lluminato dai cromatismi emanati dal sole che sta nascendo ad est, enorme basso.
Lo vedo appena, la mia posizione e molto distesa ,e circondato da alti muri a secco che dal bianco diventano rossi ,mi impediscono di godere a pieno della spettacolare alba.
C’è molto silenzio attorno a noi non sento più la cadenza dei passi dei miei fratelli runner  li abbiamo staccati molto così decidiamo di rallentare per far ricompattare il gruppo.
Elio si ferma per aspettare l’arrivo dei runner io ed Elena Ripamonti rallentiamo ci accostiamo e continuiamo la nostra discesa verso Punta Secca.
E’ incredibile come il mio destino sia legato a questo nome! Elena alla prima maratona mi ha accompagnato fino all’arrivo e adesso un'altra Elena mi accompagna: potenza dei nomi!
Ed ecco che, in lontananza, sento i passi di un runner che mi raggiunge, quasi  in simbiosi con il mio ritmo: il suono dei suoi passi viene associato dalla mia mente al continuo girare degli ingranaggi della mia handybike. Che splendida sensazione!
Sto” correndo "con le braccia", ma non sembra proprio.
Il respiro intenso e affaticato prende il sopravvento sul suono dei suoi passi, ma lui continua a macinare metri come un treno in corsa: si affianca a noi e stiamo un bel po’ uno accanto all’altro a correre.
Elena mi chiama: Occhio! Fra un po’ dobbiamo  proseguire dritto invece loro gireranno a destra su una strada sterrata! OK! - esclamo.
Ed eccoci all’incrocio dove troviamo il posto di rifornimento con frutta, acqua...  
Prendo un po’  d’acqua e si riparte: il sole è già molto alto e il caldo incomincia a farsi sentire, ma il vento mi rinfresca, accarezzandomi il volto.
Punta Secca è ancora lontana. Veniamo affiancati da un altro ciclista che ci fa rientrare sul percorso di gara e accanto a me c’è di nuovo un runner con il quale condividiamo ancora qualche km, mentre poco dopo le nostre strade si separano di nuovo, in avvicinamento verso il magnifico Castello di Donnafugata.
Arriviamo davanti al Castello ed ecco un altro ristoro dove ci aspetta frutta acqua a volontà.
Maratona alla Fidippide 2013 (6^ ed.). Il racconto di Salvo Campanella: Elena mi dice: Aspetteremo qui i runner! 
Nell'attesa, facciamo qualche foto davanti al castello, dopodiché si riparte.
Eccolo di nuovo con noi! E' Cosimo Azzolini che si riaffianca a noi: va fortissimo, corre come il vento e sta tenendo un ritmo gara davvero impressionante.
Si va a tutta dritta verso Punta Secca che già, dall’alto del Castello, si intravede.
Stiamo arrivando - mi dice Elena - ancora qualche km ed è fatta! 
Il caldo adesso si fa sentire:  per strada incrociamo un gruppone di ciclisti che ci salutano calorosamente.
Ecco il faro di Punta Secca: Ormai siamo arrivati!
Stacchiamo Cosimo agevolati da una discesa e poi siamo li sul lungomare: onde altissime la fanno da padrone e la schiuma bianchissima contrasta il blu intenso del mare.
Oggi non si può fare il bagno e molte persone  ci aspettano all’arrivo.
Eccoci! E' in vista la famosa casa del Commissario Montalbano!!  
Un brivido scuote la mia mente:Ce l'ho fatta! Grazie Elena!
V
eniamo circondati da molte persone che, incuriosite dall’handbike, mi accerchiano e incominciano a farmi le più svariate domande, alle quali Io rispondo - come sempre - ben volentieri.
Nel frattempo, eccolo!
E' lui Cosimo Azzolini che, primo dei maratoneti runner sta arrivando, con gli ultimi passi pesanti sulla spiaggia e, per lui, è fatta!
Ci salutiamo e ci scambiamo i complimenti, mentre cominciano gli arrivi. E' ormai una calda giornata e il sole brucia sulla pelle, ma nel volto dei miei fratelli runner che si accingono a tagliare il traguardo regna uno splendido  sorriso.
Aspettiamo che tutti arrivino e si comincia con le premiazioni. Il sindaco in persona ci premia con una corona di ulivo, consegnadoci il relativo certificato di maratoneti "alla filippide”.  
E’ stata una bella esperienza! E i miei ringraziamenti vanno ad Elena che mi ha accompagnato per tutto il percorso e  al presidente Mimmo Causarano,  nonché a  tutto lo staff che ha organizzato questo splendido evento. 
Ciao e all’anno prossimo!

 

Per vedere altre immagini, clicca qui.

 

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16 agosto 2013 5 16 /08 /agosto /2013 21:49

Maratona Ancora non si spengono gli echi della 6^ edizione della Maratona "alla Fidippide" che si è disputata l'11 agosto 2013, da Chiaramonte Gulfi alla spiaggia di Punta Secca, passando per Ragusa. 
Vi ha partecipato per la prima volta anche Claudio Chines "l'avvocato che corre" il quale, stando all'ombra del suo albero preferito mentre si gode il meritato riposo estivo e dalla corsa e dalla fatica del suo lavoro, ci ha scritto il suo racconto che vale per molte recensioni positive alla specialissima gara, organizzata da Elio Sortino e Mimmo Causarano, e al suo spirito.
Eccolo di seguito.

(Claudio Chines) E’ il 15.08.2013 e sono passati pochi giorni dalla mia partecipazione alla 6° edizione della Maratona alla Filippide (per me la prima). Adesso sono seduto all’ombra della magnolia del mio giardino, soffia un leggero e piacevole venticello fresco qui a Nicolosi Sud e provo a trasformare i miei ricordi in parole che ripercorrano i momenti più significativi della mia esperienza.

Non ero sicuro di partecipare a questa particolare maratona, ma dentro di me la curiosità e la voglia (fatta crescere anche dai neofiti Marilisa, Elena, Salvo e dalla special runner Eleonora che vi ha già partecipato parecchie volte) sono stati più forti delle preoccupazioni legate alla mancanza di “lunghi” adeguati ed ai problemi che il mio ginocchio destro avrebbe potuto darmi durante la discesa da Chiaramonte Gulfi alla spiaggia di Punta Secca.

Superati questi timori ho prenotato due stanze in un hotel poco distante dalla zona di partenza (l’Antica Stazione di Chiaramonte Gulfi) e sono partito con la mia amica Marilisa.

Il pomeriggio prima della gara abbiamo raggiunto la nostra socia Eleonora a Punta Secca e, dopo avere brindato con un bicchiere di birra fredda con provola locale, confortato da una cenetta a base di abbondante pasta condita con olio e parmigiano e chiusa con banana di cortesia, siamo rientrati in serata alla base per preparare scarpette ed abbigliamento tecnico per affrontare la “planata degli Iblei”.

Maratona A letto presto. La sveglia suona nel cuore della notte (alle 3,20): dopo aver preso un primo caffè in hotel lasciatoci gentilmente in un termos nella zona colazione, totalmente deserta, partiamo verso l’Antica Stazione.

Qui incontriamo gli altri runner che già sono alle prese con la colazione offerta dagli organizzatori della maratona. Prendo un altro caffè e solo due cornetti vuoti (oggi, per chi mi conosce, colazione leggera… ma la partenza è vicina).
Scatto qualche foto. Manca qualcuno. La partenza prevista per le 5.00 viene leggermente differita. Eccola che arriva la runner ritardataria, accompagnata dal “maritozzo” buttato giù dal letto nel cuore della notte per una sveglia che non ha fatto il suo dovere. Adesso ci siamo tutti (una quarantina) e ci troviamo nei pressi della buia zona di partenza. Ultime foto di rito e si parte.

Comincia questa avventura.
Corriamo insieme in una dolce nera discesa illuminata solo dalle stelle che saranno le nostre guide siano a quando l’aurora non ci prenderà per mano.

Con Eleonora e Marilisa siamo abituati a correre a quest’ora a Catania. A noi si unisce da subito un altro runner - Fabrizio - che, trovandosi in vacanza in Sicilia, ha voluto provare questa esperienza.

Maratona Corriamo liberi senza conoscere il percorso e senza alcun riferimento spazio/temporale come da regolamento. Cerchiamo di capire se il ritmo naturale col quale siamo partiti ci porterà sino alla spiaggia di Punta Secca. Parliamo tra noi ed io scatto delle fotografie mentre corriamo.
Il clima è quello giusto: corro anche un piccolo tratto all’indietro e mi faccio fotografare. Siamo spensierati.
Io urlo a squarciagola il nome di Elena che è a circa 200 metri da noi. Eleonora mi chiede l’acqua, le do la mia bottiglietta, lei apre il tappetto a pressione e parte uno spruzzo in aria come in un brindisi di festa. Mi lamento (scherzosamente) con lei, perché mi consuma l’acqua con le bollicine. Ci divertiamo a prenderci in giro.

Dopo le prime luci dell’alba passiamo per il posteggio di un grande centro commerciale e superiamo un runner in leggera difficoltà. Gli offro da bere e lui, ringraziandomi, accetta. Mi prendo allora gli insulti (affettuosi) della mia amica che cerca invano una grossa pietra per lanciarmela, visto che poco prima mi lamentavo per il consumo di acqua. Ma in questo sport c’è una solidarietà naturale tra runner.

Cominciamo a vedere il panorama che ci offre questa planata verso Punta Secca.

I colori che ora principalmente spiccano sono il giallo dei campi e delle balle di fieno ed il bianco delle pietre dei muretti di recinzione. Al loro interno ci sono asinelli e mucche che ci guardano con fare interrogativo. Mi fermo e le fotografo.

Senza accorgercene, con Marilisa abbiamo aumentato il nostro ritmo e ci siamo staccati da Eleonora e Fabrizio. Cominciano ad incontrare zone di ristoro: ci riforniamo sempre con le bottigliette d’acqua e prendiamo una banana. Iniziamo a recuperare altri runner che erano partiti più forte e che adesso sembrano in leggera difficoltà.
Ne supereremo una decina.

Con Marilisa abbiamo ancora la forza di chiacchierare e di divertirci. Ci scattiamo ancora delle fotografie mentre corriamo. Fotografo le nostre ombre che si allungano sulla strada e sul bianco muretto di pietra.

Maratona Affrontiamo, insieme ad altri runner, un tratto di sterrato stretto ed impegnativo in salita (e meno male che era tutta discesa); non vedo l’ora che finisca. Esco indenne da questa zona e ci rimettiamo nelle viuzze asfaltate seguendo con molta attenzione le frecce segnate a terra che ci guideranno siano al traguardo. Non dobbiamo sbagliare strada. Ogni errore ci costerebbe caro perché non conosciamo la zona e sarebbe un vero peccato girare invano.

Siamo forse verso il 28° o 30° chilometro. Marilisa deve fermarsi per una sosta obbligata. Ci separiamo e qui comincia la nostra vera maratona. Adesso siamo soli con noi stessi e non possiamo contare sul sostegno reciproco che ci siamo dati sin’ora.

Allora mi concentro sulla mia corsa, cercando di capire come mi sento, per quanto tempo posso continuare a tenere questo ritmo e se potrò aumentarlo. Ad un punto di ristoro mi fermo e saluto la cara Annamaria che - come volontaria - dà sostegno ai maratoneti.

Incontro un altro runner con la maglietta del Palermo Calcio. Era in dubbio sulla strada da seguire. Imbocchiamo la trazzera giusta e, senza avere nemmeno il tempo di canticchiare nella mia mente “Chi non salta rosanero è”, l’’ho supero.

Non incontrerò più nessuno durante la mia corsa verso la spiaggia di Punta Secca, fatta eccezione per un signore su un calesse che mi incoraggia. Corro solo con me stesso e, pensando ad un mio compagno di squadra, mi ripeto “sono un mulo … sono un mulo” e continuo a correre.

Finalmente vedo l’azzurro del mare ed anche se il percorso si snoda su strade parallele credo che il traguardo non sia poi così lontano.

Avvisto un ristoro (sarà l’ultimo) sopra un cavalcavia: faccio la salitina e mi dirigo di corsa nella direzione della freccia bianca segnata sull’asfalto.

Ci sono quasi… lo sento. La fatica comincia a farsi viva, ma la vista in fondo alla strada del passaggio dall’asfalto alla sabbia della spiaggia mi dà una energia supplementare.
Mi butto a capofitto sull’arenile e vedo l’arrivo collocato sotto la terrazza della casa del Commissario Montalbano.
Le mie scarpette nuove affondano sulla sabbia che sembra voglia rallentare il mio passo ma io corro ed accelero sino alla pedana di legno che mi porta dritto dritto infilare la testa nel nastro della medaglia di partecipazione.
Non devo staccare nessun cronometro ed il tempo mi viene scritto dai cronometristi ragusani sul diploma che mi sono conquistato e che mi viene consegnato subito - "caldo caldo" - al traguardo.

Aspetto le mie amiche che arrivano in rapida successione, pronte ad essere immortalate nelle foto che scatto con tanto piacere e che documentano la loro ultima fatica.

Poi, le semplici premiazioni con le corone di ulivo sul capo dei vari runner da podio pongono fine a questa giornata speciale.

Grazie a chi ha voluto insistere per farmi partecipare e provare il vero spirito amatoriale della corsa in assoluta libertà.

 

Per vedere altre foto della Maratona alla Fidippide segui il link

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15 agosto 2013 4 15 /08 /agosto /2013 21:09

Maratona alla Fidippide 2013 (6^ ed.). Il racconto di Elena Cifali: Anche SuperElena Cifali ha partecipato alla Maratona "alla Fidippide" (6^ edizione) che si è svolta lo scorso 11 agosto 2013. Questa è stata la sua prima partecipazione: avrebbe voluta correrla anche l'anno scorso, alla sua 5^ edizione, ma per una serie di contrattempi e di incombenze nella vita quotidiana ha dovuto rinunciare. Ma si è rifatta quest'anno!
Ed ecco il suo atteso racconto che, ogni volta, con le sue note introspettive arriva per tutti noi come un bel regalo.

Come preambolo ed introduzione, riporto le parole di accompagnamento all'articolo da parte della stessa Elena: "Questo mio racconto è interamente dedicato a due persone speciali: Elio Sortino e Mimmo Causarano. Instancabili organizzatori di gare ed eventi nel ragusano. Sono due ragazzi che hanno fatto della loro passione un momento di aggregazione e condivisione con gli altri, due persone generose ed altruistiche alle quali nulla importa di trarre guadagno e profitto dalle manifestazioni che mettono in piedi con pochissimi aiuti e tantissimi sacrifici, pronti a sfidare burocrazia e istituzioni che sempre più spesso sono il freno autentico delle gare che tentano di mettere in essere.
Se ci fossero più 'Elii" e "Mimmi” vivremmo sicuramente in un mondo migliore.

Uno dei miei obiettivi? Aiutarli – nel mio piccolo e come posso – in questa loro missione!

 

( Elena Cifali) La strada tutta in discesa mi condurrà lentamente fino alla spiaggia di Punta Secca. Insieme a me alcuni, tra uomini e donne. Il mio viso ancora assonnato, i miei occhi fanno fatica a sopportare la luce delle lampade, i miei pensieri sono ancora intorpiditi.
La sveglia è suonata troppo presto stamani: è ancora buio pesto, la notte la fa da padrona. Allaccio le scarpe con cura e mi ripeto le ultime frasi incoraggianti, supplicandomi di non darmi della pazza.
Qui è tutto spartano oggi: nessun gonfiabile, nessun chip, nessuno ai bordi della strada a fare il tifo.
Oggi ognuno di noi sarà solo un piccolo uomo che sfiderà se stesso in questa lunga corsa che durerà oltre 42 km.
Siamo tutti figli di questa lunga notte e uno dietro l’altro come laboriose formichine ci mettiamo a correre in un silenzio surreale.
Il buio mi avvolge, mi tiene stretta a sé, mi sento come incartata in un involucro nero.
Ascolto il rumore dei miei passi: sempre identico, cadenzato, felpato.
A rompere il silenzio della campagna è l’abbaiare dei cani che, disturbati dal nostro passaggio, si avventano contro i cancelli delle case.

Maratona alla Fidippide 2013 (6^ ed.). Il racconto di Elena Cifali: Sono ancora le 5 del mattino, l’aria fresca mi accarezza il volto, le braccia, le gambe.
E’ confortante pensare che, tra non molto, sarà di nuovo giorno. I miei primi chilometri li sento pesanti: la cena abbondante della sera precedente e la ricca colazione non vogliono proprio andare giù.
Ad ogni passo sento qualcosa che si muove nello stomaco, a farmi digerire è quel miracoloso bicchiere d’acqua che trovo sul muretto a secco.
Finalmente mi libero di quel peso, supero la fase di riscaldamento ed inizio a sentirmi bene. Adesso tutto diventa più chiaro.
Guardo quel timido sole che sorge alla mia sinistra.
Ci siamo quasi! Tra non molto tutto si inonderà di luce, di vita, di gioia.
“Si accenda il sole, si spengano le stelle!” Io che non amo la notte, che sono un “animale diurno” provo sollievo nel riuscire a guardare cosa si presenta davanti a me. E davanti a me vedo il magnifico paesaggio ibleo che si accende piano piano.
La frescura lascia spazio al tepore del giorno, le prime gocce di sudore iniziano a scendermi lungo il viso, gli abiti si appiccicano al corpo.
Maratona alla Fidippide 2013 (6^ ed.). Il racconto di Elena Cifali: E’ iniziata la fatica. Le mie gambe sono ancora stanche dopo l’impegno dell’Etna Trail di soli sette giorni fa.
Quando decisi di partecipare a questa insolita maratona, senza cronometro, senza satellitare, senza riferimenti chilometrici, senza integratori lo feci per sfida nei confronti di me stessa.
Pensando che avrei dovuto almeno provarci.
Ma, adesso che sono qui, che il mio corpo è in movimento continuo a ripetermi “Ehi, Elena, tu non provi! Tu riesci!
Ho sempre pensato che tutto quello che si fa, che si dona agli altri e a se stessi prima o poi tornerà indietro.
Oggi sto donando questa fatica a me stessa.
Sto cercando di dimostrare a me stessa che molti dei limiti che mi impongo sono solo mentali e non fisici.
Un piede avanti all’altro, respiro dopo respiro, sudore su sudore.
Finalmente mi scarcero dal mio corpo e, in un assoluto mutismo, libero il mio pensiero.
Libero la mia immaginazione, permettendole di nutrirsi di questo sole che da timido e pallido è diventato intraprendente, invadente, infuocato.
La giornata è rovente e a nulla serve il cappellino che mi copre la testa.
Fuggo dal caldo cercando riparo all’ombra di quei muretti che trovo lungo tutto il percorso. I rifornimenti sono sporadici, disposti senza una regola.
Trovo acqua e frutta, con i quali mi disseto e mi sazio e, ogni tanto, mi chiedo a quale chilometro sarò giunta.
Ma le mie domande rimarranno senza risposta. Non una chiesa, un campanile, un’insegna dove poter guardare l’ora e capire a che punto sono del mio cammino.
Io e l’amico Salvo procediamo a passo lento e costante, fianco a fianco, gomito a gomito.
Quando sotto le nostre scarpe troviamo la brulla terra e le pietre bianche inizio a lamentarmi.
Le ginocchia e le piante dei piedi mi fanno male: non ho ancora recuperato la fatica sull’Etna e queste ulteriori sollecitazioni mi mettono a disagio.
So per certo che il tratto sarà lungo meno di un paio di chilometri, stringo i denti e a tratti cammino, cercando di annullare ogni pensiero.
La mia mente costruisce la sua casa in ogni buco di quei muretti: qui, tutto è vero, autentico, originale e la campagna è sempre identica.
Il nero della notte si è trasformato in azzurro.
Le foglie dei nodosi carrubi sono coperte di polvere bianca.
Un gregge di pecore ci taglia dapprima la strada, poi spaventato dal nostro intercedere ci apre un varco dentro il quale passiamo.
I miei ricordi diventano gomitoli di lana da srotolare.
01 maratonaFidippide superElena 07Ci fu un tempo, quando ero bambina che il nonno e la nonna portavano me e mio fratello in riva al lago Biviere.
Ci divertivamo a raccogliere piccoli pezzi di queste pietre bianche per disegnare sull’asfalto, succhiavamo le carrube ormai asciutte nel mese di agosto e ci divertivamo ad accarezzare gli agnelli della vicina fattoria.
Tutto era semplice, genuino ed autentico in quel tempo.
Il nonno era un uomo forte, colto, puntiglioso ed infinitamente amorevole.
La nonna una donna semplice, testarda e di grande carattere. Oggi lui non c’è più e lei, vicina al secolo di vita, ormai diventata fragile come un petalo di rosa, mi accarezza le mani e mi chiede se mi ricordo delle gite al lago, mentre io torno ad essere quel morbido batuffolo che ero da bimba. “Certo che mi ricordo nonna” - ma mentre le rispondo il suo sguardo vaga nel nulla, come se non mi ascoltasse. Poi, come se si svegliasse dopo un lungo sonno mi chiede “Hai corso oggi Elenuccia? Hai vinto? Sei arrivata prima?”. Le rispondo sempre alla stessa maniera: “Si nonna, ho corso, sono arrivata prima”. Non le mento dicendole queste cose: sono arrivata prima: davanti a tutti coloro che non hanno avuto il coraggio di partecipare, ho vinto le mie paure, le mie ansie, le mie difficoltà. Ho battuto quel nemico che si chiama “rinuncia”.
Oggi con uno di quei piccoli pezzi di pietra bianca potrei scrivere il racconto della mia vita lungo i muretti a secco che mi porteranno dritti alla meta.
Ho sempre pensato che ognuno di noi ha un padre ed una madre, ma è figlio di chi non lo ha mai abbandonato, di chi ha lottato per farlo diventare donna, di chi ha sacrificato se stesso per amore.
Mentre questi pensieri si affollano silenziosi, qualcuno ad un ristoro mi dice che ormai manca poco alla fine. “Come manca poco!?” - esclamo sorpresa.
Avrebbero fatto meglio a non dirmi nulla.
Da questo momento in poi mi sento stanca.
“Caspita che brutti scherzi fa la mente!”.
Sarei potuta andare avanti come un treno divorando chilometri su chilometri avvolta in me stessa e nella mia fatica. Ma adesso che so a che punto della gara sono tutto diventa più difficile.
Maratona alla Fidippide 2013 (6^ ed.). Il racconto di Elena Cifali: Alzo lo sguardo quasi per caso e vedo il display di una farmacia: 35° dice - “Fa caldissimo! Devo sbrigarmi ad arrivare, altrimenti di me non resterà che il solo sudore”.
Un ginocchio inizia a farmi male seriamente, devo centellinare le forze e le energie.
L’ultimo ristoro, attrezzatissimo con tanta frutta ed acqua fresca, é posto sotto un enorme albero di ulivo, e a gestirlo c'è un’intera famiglia di gente adulta, fiera delle proprie origini. Avendo saputo che mi diletto a scrivere racconti sulle corse che faccio, mi chiedono di essere citati: ecco, sono la famiglia Tumino. Sono delle persone splendide, gentili e garbate: Dio solo sa quanto mi sarebbe piaciuto restare li all’ombra a farmi coccolare e farmi raccontare di splendide storie iblee.
Ma io ho una missione: arrivare a Punta Secca. Li saluto e rimetto in moto le gambe, so che ormai manca davvero poco.
Adesso vicino a me corre un runner vestito d’azzurro, il nostro passo è identico, ed entrambi fatichiamo ad arrivare: sappiamo che manca poco e ci decidiamo ad accelerare.
Ancora qualche curva ed ecco che il profumo del mare, fino a poco tempo fa appena percettibile, adesso diventa sempre più forte.
Sento l’infrangersi delle onde: ed ecco che posso vederlo!
Davanti a me solo il cielo, il mare, e la sabbia. Gli ultimi metri sono davvero emozionanti, calpesto la morbida sabbia e ci sprofondo dentro. Il profumo dello iodio riempie miei polmoni, l’azzurro i miei occhi, l’amore il mio cuore.
Di questo inatteso runner che ha fatto con me l'ultimo tratto di strada sconosco persino il nome, ma tagliamo il traguardo mano nella mano, con le braccia sollevate in un trionfo di gioia ed emozioni: e, ancora una volta; la corsa ha unito.
Mi sforzo, come in altre occasioni, e capisco che le persone giungono sempre al momento giusto nei momenti e nei luoghi dove sono attese.
Si dice che solo i matti parlino da soli.
Bene, io oggi ho parlato con la notte, col sole, con le stelle, coi ricordi, con Filippide e col mare.
Non credo di essere matta, ma sicuramente sono follemente innamorata della corsa.

 

 

Ed ecco i miei ringraziamenti. 
Grazie all'amico Claudio Chines per le splendide foto.
All'amico Salvo per aver diviso e condiviso tanti chilometri insieme a me.
Alla Famiglia Tumino per la gentilezza e la cortesia dimostrata all'ultimo ristoro.

Agli insuperabili Elio Sortino e "Mimmo" Guglielmo Causarano per l'ottima organizzazione della gara.
Michele D'Errico e Vincenzo Pecunia per le risate.
Eleonora Suizzo e Marilisa Fiorino per l'affetto dimostratomi.
Al runner che insieme a me ha tagliato il traguardo, stringendomi la mano e a tutti coloro che insieme a me hanno condiviso anche un solo minuto di questa splendida nottata/mattinata!

 

 

Vedi altre foto della Maratona alla "Fidippide"

 

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  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Data di creazione 12/04/2011
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Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
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