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8 agosto 2014 5 08 /08 /agosto /2014 11:47

Etnatrail 2014. Cuore emozioni e amore: il racconto di Eleonora Suizzo

 

(Eleonora Suizzo) Cuore, emozioni e amore.

Vivendo come ho scelto di vivere nel gusto il sapore dolce e a volte amaro.

Viaggiando come ho scelto di viaggiare, provo a tracciare percorsi impervi e che mi impegnano anima e corpo.

Il viaggio trail è inedito ed è stato una scoperta, attraverso Lei, la Signora che è viva ed è Montagna ed è Vulcano ed è Femmina.

Io, da sola, ho deciso di affrontarla e ho paura perché conosco di Lei una parte infinitesimale per quanto è grande e maestosa e immensa.

Che importa! So che sa essere anche ospitale, se lo vuole, incrocio di colori e odori. La sua criniera è impervia, dura, ripida, scoscesa; la sua discesa è retta, veloce, pericolosa, sabbiosa, rocciosa.

Mozzafiato il panorama da lassù, vedo il mondo intero e lo voglio condividere, Sicilia e Calabria, il mare, i tetti delle case, le immagini sono sfocate e l'orizzonte è arso dal sole.

Non ricordo in sequenza i percorsi fatti, ho tanti spezzoni di un film lungo 12 ore, che brulicano nella mia testa. Correndo come ho scelto di correre, tra i boschi dai mille colori, sopra la pietra lavica inaridita, affondando sul sabbione vulcanico, piangendo sola dentro una pineta dove perdo l'orientamento e non ritrovo le fettucce, quelle fettucce rosse e bianche: unico riferimento in mezzo al nulla.

Etnatrail 2014. Cuore emozioni e amore: il racconto di Eleonora SuizzoIl tempo scorre dall'alba al tramonto quasi e io sono sempre lassù, pedina testarda di un destino umano che mi vuole impeccabile, lucida, perfetta nel mio incedere. Ma io non sono perfetta e non sono impeccabile e allora la mia avventura sconosciuta e a cui non mi preparo mai mi mette a dura prova. "Espio le mie colpe" affermo con ghigno irriverente ma è la prova, invece, il test della mia forza fisica e mentale e ne ho immensamente bisogno.

Ho bevuto per tutte e 12 le ore tanta acqua, ho mangiato piccoli bocconi ad ogni ristoro, ho preso un antidolorifico al ristoro del 48° km, perché la mia contrattura al tricipite sinistro si è trasformata in gonfiore alla gamba e il dolore sopito in salita è diventato una lama in discesa.

Che importa. Sono quassù, vedo la lava sputata dal cratere alla mia sinistra: è vicinissimo. I boati sono costanti e sembrano i fuochi d'artificio di una festa di paese, gli sbuffi di fumo sono bianchi da lontano e poi grigi chiaro e poi neri da vicino.

Timothy, grazie. Se non fosse stato per te, avrei smarrito la via e mi sarei persa.
Grazia, così detta la montagna, per come la senti e vivi tu, c'è una magia tra voi due e la trasmetti: non credevo di riuscire a correre e camminarti accanto. È un tuo diritto volare giù e andare al traguardo gli ultimi 4 km. Mi sarei meravigliata del contrario. Carmelo, sei una  visione.

Quando mi sono già tolta le scarpe sei o sette o dieci volte perché le pietre dentro mi fanno male, quando le mie gambe sono devastate dalla fatica e gonfie e le mie caviglie tirate come un elastico e le mie mani tagliate dalle spine e i polpacci graffiati dall'erba, mi rincuori e mi dici: "Dai Ele, oltre la roccia vedi il traguardo".

Etnatrail 2014. Cuore emozioni e amore: il racconto di Eleonora SuizzoE sono gli ultimi 5 km quelli in cui smetto di lottare e cullata dai colori tenui del pomeriggio, con striature di rosa e di arancio, esamino il mio viaggio e rifletto su me stessa.

Sono Ele, sono sempre io: contraddittoria e cocciuta, noncurante, ingenua ed emozionata, avventata e inesperta, solida e fragile, aggressiva e dolce, osservatrice attenta e sbadata brontolona.

Ma sono viva oggi più di ieri. Grazie Angelo.

 

(ndr) Eleonora Suizzo ha partecipato all'Etnatrail 2014, proseguendo nel suo cammino di scoperta delle Ultra (anche di quelle su strade e a tempo) che, acora più della maratona, rappresentano un modo intenso e forte per affrontare un viaggio nella propria interiorità.
Ed Eleonora con il racconto intenso della sua esperienza sul percorso di 644 km dello scorso agosto ci dà pienamente conferma di ciò.
Il suo racconto è talmente intenso che non richiede alcun commento ulteriore, né interpretazioni di sorta: va preso e decifrato per quello che é e ognuno, leggendolo, avrà modo di riflettere per sintonia sulla propria esperienza. Brava Eleonora per aver completato il tuo percorso di gara e per averci trasmesso la tua esperienza di essa attraverso la griglia delle tue emozioni!

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6 agosto 2014 3 06 /08 /agosto /2014 14:29

Quando uno Stage di corsa non è solo corsa, ma apre delle opportunità (Silvana Cantone)

 

La palermitana Silvana Cantone, la "professoressa di liceo" che corre si è regalata di recente uno stage di running a Livigno, noto come il "Piccolo Tibet", luogo che, con notevole spirito di iniziativa, negli ultimi anni ha coniugato lo sport in altitudine (tante discipline sportive diverse buone per ogni stagione dell'anno) con la sua vocazione per il turismo e con la mission di un costante ed instancabile sviluppo del territorio.
Lo stage cui la nostra Silvana Cantone ha partecipato si è concluso in bellezza con la partecipazione alla Stralivigno, la rinomatissima Mezza maratona estiva in altitudine che, oltre a vedere allineati allo start, runner di alto livello, richiama ogni anno centinaia di podisti amatoriali e che offre anche in un palinsesto ricco ed emozionante molte gare podistiche per i più piccini.
Il "piccolo Tibet", d'altra parte, può essere un luogo riappacificante e di rigenerazione mentale e spirituale come ci insegna Emanuela Pagan nel suo ultimo romanzo, Volevo vedere l'Aurora Boreale.
Quando uno Stage di corsa non è solo corsa, ma apre delle opportunità (Silvana Cantone)E Silvana Cantone ha avuto anche l'opportunita di cincontrare e di conoscere alcuni rappresentanti dell'Assacione Onlus "L'Abbraccio" a cui ha aderito con entusiasmo.

In consuegenza di questa sua adesione ha partecipato all'Ornitos Trail (svoltosi in concomitanza dell'Etna Trail dello scorso 2 agosto) indossando orgogliosamente la T-shirt tecnica dell'Associazione.
Ecco di seguito alcune note scritte dalla stessa Silvana sulla sua recente esperienza a Livigno.

 

(Silvana Cantone) Mi piace pensare che non sia un destino stabilito una volta e per sempre a determinare la nostra vita, ma un incontro di casualità e volontà, di occasioni e istintualità, una misteriosa combinazione in cui ci viene riservato un ruolo, quello della scelta.
E come capita spesso le scelte migliori poco hanno a che fare con la lucida e seria razionalità , le prendi in un attimo e non torni più indietro,nonostante i dubbi e le perplessità. E così,senza pensarci su, ti iscrivi ad uno stage di corsa a 2000 km di distanza e a 2000 mt di quota, ti ritrovi da sola su un aereo, destinazione finale Livigno. Dopo dieci ore di viaggio mi accoglie un paesaggio splendido.
Lo saranno altrettanto i miei compagni di avventura?  Sì, lo saranno e ognuno di loro ,in modo diverso, renderà questa esperienza un momento da ricordare,ricco di condivisione e di solidarietà, in cui impegno e fatica si alterneranno ad allegria e sorrisi, uniti tutti dalla stessa passione per la corsa, al di là di prestazioni cronometriche e di classifiche. 

 Quando uno Stage di corsa non è solo corsa, ma apre delle opportunità (Silvana Cantone)Il tutto grazie ad un coach sempre presente e attento, uno di noi e con noi ,che ha saputo dare unità e coesione al gruppo avvalendosi anche della collaborazione di un altro grande atleta, Andrea,che per l’occasione si è sacrificato durante gli allenamenti a recuperare la sottoscritta,la lumachina del gruppo, sostenendola con preziosi consigli e incoraggiamenti.

La Stralivigno ha concluso nel migliore dei modi lo stage, una gara condivisa tra tensione e gioia di partecipare, in cui ciascuno di noi ha cercato di dare il meglio mettendo a frutto gli insegnamenti appresi nei giorni precedenti. Bello vivere insieme i momenti pre-gara, ancora più bello trovare il coach che ti aspetta all’arrivo, nonostante la pioggia e il fatto che la sua gara già conclusa da un pezzo. Dentro di me la consapevolezza di aver trovato molto più di quello che mi aspettavo e di portare con me una buona scorta di entusiasmo e di fiducia che nella corsa, come nella vita, sono essenziali. Torno a casa con una valigia molto più pesante, fatta di ricordi e di emozioni, di incontri speciali, di sport pulito, di spensieratezza e di amicizia. A dare più senso e valore al nostro stare insieme la presenza del piccolo Nicolò, il più grande di tutti noi, grazie al quale abbiamo corso all’insegna del gesto più bello del mondo, l’Abbraccio.
(Fonte: Running4you)

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5 agosto 2014 2 05 /08 /agosto /2014 08:02

Etnatrail 2014 (3^ ed.). Ripartire dall'Etna a cominciare a non aver paura di correre: il ritorno di Lara La Pera nel running e con i suoi racconti

Lara La Pera, adesso nella compagine Etna Trail ASD, dopo una lunga pausa in relazione ad un infortunio con cautela ha ripreso e a correre e a gareggiare. Una delle sue prime uscite stagionali è stata appunto l'Ornitos Trail di 24 km che si è svolto in concomitanza dell'Etnatrail, il 2 agosto 2014, sulla distanza maggiore di 64 km.
Buona gara la sua, buone le sensazioni, ma è d'obbligo procedere con cautela ai fini di una ripresa ottimale dai postumi dell'infortunio.
Ci ha inviato un suo racconto di gara che celebra dunque anche il suo ritorno ai lettori che l'hanno seguita precedentemente, con la speranza che questo tributo sia il primo di una nuova lunga serie. Brava Lara!

(Lara La Pera) Qualche istante dopo aver tagliato il traguardo con il cuore pieno di emozioni, l’amico Maurizio mi viene incontro sorridente e mi dice “Complimenti…a desso che hai ricominciato a correre, puoi anche ricominciare a scrivere”.  Esatto… ricominciare
Per me questa gara ha avuto un grande significato: ricominciare a non aver paura di correre.  
Perché purtroppo i lunghi infortuni  si devono superare prima fisicamente e poi psicologicamente.  Questo per me è stato l’aspetto più difficile. Un mese, due mesi passano… ma sei mesi  sono pesanti per una che - come me - ha sempre vissuto di sport e, negli ultimi sette anni, di corsa.

Con tanta paura e umiltà ho ripreso a correre ad aprile, da allora ho partecipato - praticamente camminando - a tre ecotrail siciliani  fino a quando sabato 2 agosto ho deciso di ripartire... dall’Etna, accontentandomi tuttavia della gara “corta” di 24 km.

Amo l’Etna profondamente…
Credo che rappresenti la Sicilia e la Sicilianità più di ogni altra cosa. E io sono molto legata alla mia terra.

Alla partenza ho ritrovato gli amici di sempre, entusiasmo alle stelle, curiosità e un pizzico di apprensione per gli amici che si stavano cimentando sul percorso di 64 km.
L’Ornitos Trail è partito con circa 20 min di ritardo perché si doveva attendere il passaggio del terzetto di testa della gara lunga che al 36° km sarebbe transitata da Piano Provenzana…
I loro volti stanchi, sudati ma fieri, mi hanno dato un brivido di emozione così forte che sarei corsa dietro di loro.

A quel punto la voglia di correre era così tanta che appena Aldo ci ha dato il via ho scollegato il cervello e ho lasciato che fosse il cuore a guidare le mie gambe sulla sabbia lavica.

Etnatrail 2014 (3^ ed.). Ripartire dall'Etna a cominciare a non aver paura di correre: il ritorno di Lara La Pera nel running e con i suoi raccontiE finalmente - dopo tutti questi mesi in cui il mio corpo non mi sembrava più mio - ho ricominciato a correre.
Il mio entusiasmo per una forza ritrovata era accompagnato dai boati che arrivavano dal centro della terra alle nostre orecchie e ai nostri cuori…
Tra discese in mezzo alla pineta, salite nere, salti tra una pietra e l’altra il ritmo gara cambiava in continuazione. C’erano altre ragazze davanti a me, ma questo non mi importava: ero troppo felice per il fatto di essere lì, di stare bene, di correre col cuore in gola, di sudare l’anima e di respirare l’Etna a pieni polmoni.

A circa metà gara ci siamo trovati in un deserto marziano… lastroni di pietra rossa interrotti con prepotenza da qualche cespuglio spinoso… ironizzando con me stessa pensavo se fosse stato meglio cadere sulle spine o sulla pietra… Poi ho cacciato i cattivi pensieri e ho detto “Corri Lara”, anche perché nel frattempo mi avevano superata due o tre ragazze e non so quanti cavalieri!
Dopo quel breve ma intenso viaggio su Marte, circa al 13° km mi sono ritrovata ai piedi della salitona sterrata che congiunge Piano Provenzana ai 3000 m e che noi abbiamo imboccato a quota 1900 m…
Quella salita che mi ha regalato in questi anni tante, troppe emozioni, nelle precedenti edizioni dell’Etnatrail e della 0-3000.
Salita ai piedi della quale, spesso arrivavo in totale crisi e dove tante volte avevo ritrovato l’energia giusta per portare a termine la gara nel migliore dei modi.
Ai piedi di quella salita alzo gli occhi al cielo, un cielo turchese brillante attraversato dalle nuvole bianche e penso a una persona che per 28 anni è stata al mio fianco insegnandomi a combattere, sempre, a non mollare mai.
Mi rimetto a correre felice di essere di nuovo su quella rampa verso il cielo e di scalarla con le mie gambe: gambe che fino a 5 mesi fa facevano fatica a salire una rampa di scale.
Credo ci fosse anche un ristoro che in preda alla gioia e all’entusiasmo ho saltato. Un piede davanti all’altro, sempre più su… Ho superato tante persone, uomini, donne ma ero quasi ipnotizzata. E, alla fine della salita, c’era ad aspettarmi tutta la mia vita: Roberto mio marito e il nostro cagnolone  Fifo.
Roberto emozionato quanto o forse più di me mi grida che ero la prima, di non mollare nel ripido canalone in discesa che ci avrebbe portati al traguardo.
Mentre mi tuffavo in quel mare di sabbia nera sento sempre più lontana la sua voce che diceva “Forzaaaaa…pensa a tutti quei mesi in cui non hai potuto correre…..non mollareeee” . Gli ultimi tre km nella mia mente sono durati pochi secondi. Ho condiviso questi ultimi km con Gennaro, un amico di Facebook della provincia di Arezzo con cui in questi mesi abbiamo condiviso a distanza la nostra passione per il trail e che finalmente avevo potuto conoscere di persona. Era sicuramente il posto e il momento migliore per parlare un po’!
Tagliamo il traguardo mano nella mano ovviamente felici e soddisfatti.

Esattamente un anno fa sull’Etna avevo corso l’ultima gara da atleta più o meno integra. Poi sono iniziati i fastidi che ho ignorato. Nelle settimane successive sono diventati dolorini che non mi facevano allenare bene, ma io andavo dritta come un treno perché stavo preparando una maratona.
Che stupida! Neanche fosse la maratona olimpica.
Il 28 ottobre 2013 la mia ultima corsa finita ovviamente zoppicando. Che errore!
Questo per me è stato un infortunio del corpo e dell’anima. Da quando ho smesso di correre il mio corpo ha cominciato a trasformarsi… Perdevo peso settimana dopo settimana nonostante nuotassi. I miei abituali ritmi di vita erano completamente cambiati. Praticavo sport da una vita e per la prima volta in vita mia il mio corpo andava in tilt; per la prima volta non potevo fare di lui ciò che volevo.
Le gare un po’ mi mancavano ma soprattutto mi mancava quell'oretta e mezza col mio gruppetto di amici con cui ormai da anni iniziavo la giornata.

Il 2 agosto, dopo un anno, ho ritrovato sulla Montagna la grinta e l’entusiasmo di sempre ma con la grande consapevolezza che amerò e rispetterò il mio corpo più della corsa.

 

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27 luglio 2014 7 27 /07 /luglio /2014 16:24
Il mondo è davvero un posto piccolo! Elena Cifali, portacolori dell'Etna Trail AS in Toscana(Elena Cifali) E' proprio vero che il mondo è un buco piccolo e se hai tanti amici incontrarli diventa davvero facile. 
È l'ultimo fine settimana di luglio e mi trovo in vacanza in Toscana per fare da testimone al matrimonio di mio fratello. 
Felice ed orgogliosa per questo nuovo ruolo che ho il piacere e la fortuna di ricoprire, lascio che il sabato scorra tra cerimonia, pranzo e festeggiamenti. 
È ormai finita questa lunga giornata felice quando mio fratello, novello sposo ed ancora in abito da cerimonia, mi dice che l'indomani ci sarà una gara su sterrato proprio a pochi minuti d'auto da dove ci troviamo, in loalità Chiesina Uzzanese
Dapprima rifiuto l'invito, ma continuo a pensarci per tutto il tempo fino a sera. 
Ore 22, decisione presa: parteciperò alla gara, la cui denominazione è "Strachiesina"! 
La domenica mattina non tarda ad arrivare, mi iscrivo autonomamente direttamente sul posto, orgogliosa di indossare la mia maglia Etna Trail ASD
13,500 km di sterrato, su un percorso prevalentemente piatto che si snoda attorno al fiume Pescia.
Il mondo è un buco dicevo: mi giro e rigiro, ma qui lontana dalla mia Sicilia conosco solo mio fratello che gareggia con me. 
Tra un viso e l'altro, in lontananza, intravedo qualcuno di familiare: Salvo Favara, amico ultramaratoneta e oltre! 
Davvero una stupenda sorpresa la nostra. Baci, abbracci e tanti commenti sulla casualità di questa gara e di questo incontro. 
Di li a poco il via. 
Mi sento bene, l'aria di Toscana mi fa rilassare e attraverso questa terra baciata dal fiume con semplicità e naturalezza. 
I ricordi si spostano spesso all'ultimo mio Passatore e rido sotto i baffi. 
Metà gara, sono ancora freschissima, mi affianca un ragazzo dei RUN-DAGI, ne sconosco il nome ma riconosco la maglia della società che è anche quella di mio fratello. 
Mi rivolge la parola ed inizia a chiacchierare col suo tipico accento toscano. Lo ascolto, racconto di me e dell'imminente gara sull'Etna: la 64 km Etna Trail
Lui mi ascolta, mi risponde, mi ubriaca col suo parlare, sento forte l'assenza della lettera C.
D'un tratto dalla mia auricolare mi arriva forte e decisa la voce e la canzone della catanese Carmen Consoli, ecco che la mia Sicilia si ingeloscisce!
Canta in dialetto la Consoli, mi carica, aumento il passo, la gara sta per finire. 
Sento il gracidare delle rane, guardo le famiglie appostate, intente a pescare lungo la riva del fiume. 
Che bella giornata, che bella gara, che belle emozioni
Finito! Taglio il traguardo insieme al mio sconosciuto compagno. 
Riabbraccio mio fratello che, intanto, viene premiato per essere arrivato 27°assoluto tra gli uomini (sono io la lenta di casa, lui vola).
Ritiro la bella maglietta che trovo nel pacco gara ed ancora mi stupisco per la semplicità e la ricchezza di risorse che questa gara sta offrendo ai suoi amici podisti.
Tutto bellissimo, tutto organizzato nel migliore dei modi. 
Siamo lontani dalle difficoltà del podismo siciliano. Noi in Sicilia abbiamo ancora tanto da imparare. 
Il mondo è un buco piccolo, un buco che se ben esplorato può dare mille opportunità, e si sa, se le opportunità si sanno sfruttare diventano ricchezza! 
Grazie Toscana, ancora una volta mi hai resa felice!

 

 


Il mondo è davvero un posto piccolo! Elena Cifali, portacolori dell'Etna Trail AS in ToscanaLa Strachiesina che, alla sua 7^ edizione, si è svolta il 27 luglio 2014 è una "Passeggiata di benefincenza lungo il fiume nella valle del Pescia.

Una gara semi-competitiva sulla distanza di 13.500 km su sterrato con guidici e regolamento UISP. Disponibili anhe i percorsi non competitivi di 3 e 6 km.
Ritrovo ore 7:30 – Partenza ore 8:30 dalla piazza di Chiesina Uzzanese. Direzione Pescia e ritorno – arrivo al Parco Pertini.

Quota d’iscrizione € 7,00

 

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1 luglio 2014 2 01 /07 /luglio /2014 23:28

Pistoia-Abetone Ultramarathon 50 km 2014 (39^ ed.). Hanno partecipato cinque siciliani che, ormai a pieno titolo, parte del popolo delle ultra. Il racconto di Michele D'Errico:

 

Come segno della crescita del movimento delle Ultramaratone in Sicilia, ben cinque atleti siciliani hann preso parte alla 39^ edizione della Pistoia-Abetone Ultramarathon 50 km che si è svolta lo scorso 29 giugno 2014.
Nel gruppo dei cinque, di cui in clace vengono annotate le prestazioni, Michele D'Errcio che negli ultimo due anni, in particolar modo,è divenuto uno dei più attivi ultrrunner dell'isola e che, per la cronaca, è stato quello tra i conterranei a chiudere la gara con il miglior crono (5h13' ed una manciata di secondi). Un ottimo crono da amatore considerando le difficoltà intrinseche della gara che - adetta di alcuni ultramaratoneti - è persino più dura della 100 km del Passatore, soprattutto per via del dislivello altimetrico da superare.
Michele D'Errico ha scritto brevemente della sua esperienza, massacrante ed intensa.

Pistoia-Abetone Ultramarathon 50 km 2014 (39^ ed.). Hanno partecipato cinque siciliani che, ormai a pieno titolo, parte del popolo delle ultra. Il racconto di Michele D'Errico: (Michele D'Errico) Ho iniziato a pensare alla Pistoia-Abetone e ad una mia possibile partecipazione mesi prima e, più si avvicinava , più pensavo: "Ho portato a termine per due volte la 100 km del Passatore, una volta la Torino Saint Vincent e due volte la Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000, che vuoi che sia la 50 km di Pistoia Abetone?".
Sentivo dire a tutti che il percorso era micidiale, più lungo di una maratona, più duro di una cento chilometri. Tutti mi dicevano che la Pistoia-Abetone è una corsa dalle mille difficoltà e dalle salite infernali, alternate da 
discese da brivido, ma anche gara di paesaggi stupenti e di profumi forti.
Ebbene io ho partecipato e la mattina della partenza mi sono ritrovato in quella meravigliosa Piazza del Duomo a Pistoia in compagnia dell'ultramaratoneta Salvo Piccione, che ha sulle spalle ben 115 maratone, Alfonso Sciaratta, Salvatore Crudo e Salvatore Milotta, tutti e cinque alla prima esperienza di questa difficile prova e consapevoli di quello che ci aspettava. Cosi, poco dopo, ci siamo salutati ed ognuno ha atteso il via.
Difficile trasferire uno stato d'animo, raccontare quelle che per me sono state cinque ore di gara durissima, che ogni maratoneta ed ultra dovrebbe avere a cuore di correre almeno una volta nella vita; eppure, le interminabili salite sotto il sole, gli ultimi 17 chilometri di pura, infinita, ascensione, rappresentano emblematicamente "LA CORSA", durante la quale ad ogni metro, ad ogni passo devi fare i conti con la testa, le gambe ed il cuore,
insomma una gara in cui devi dare tutto, perchè ti chiede tutto: non la si può improvvisare, altrimenti, ti annienta metro dopo metro.
Malgrado la migliore preparazione, tuttavia, non ci si sente mai pronti per gare del genere.
L'arrivo nella piazza di Abetone e quasi davanti alle due piramidi di pietra è da brividi; la gente applaude e, nei pressi del traguardo, forze insospettabili mi sono ritornate dandomi la possibilità di scattare verso il gonfiabile d'arrivo, con le braccia al cielo e gli occhi lucidi di gioia.
Con questo entusiasmo ho vissuto questa mia gara che reputo tra le più massacranti delle ultra.

 

  • D'ERRICO MICHELE 5:13:13;
  • SCIARRATTA ALFONSO 5:59:12
  • PICCIONE SALVO 06:07:26
  • CRUDO SALVATORE 06:18:53
  • MILOTTA SALVATORE 07:38:03
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18 giugno 2014 3 18 /06 /giugno /2014 07:10

100 km del Passatore 2014 (42^ ed.). Cosimo Azzolini: No ci sono stato! Noi c'eravamo e ci torneremo!

 

Tra il 24 e il 25 maggio 2014 si è svolta la 42^ edizione della 100 km del Passatore, da Firenze a Faenza. Tra i partenti (che sono stati pure tutti finisher) un nutrito gruppo della ASD "No al Doping e alla Droga" di Ragusa. Tra questi anche Cosimo Azzolini, brillante runner del Ragusano e ora sempre apiù appassionato per le lunghissime distanze.
Ci ha scritto un suo resoconto della partecipazione ragusana, parlando oviamente anche a nome dei suoi compagni di sodalizio. "Noi c'eravamo!".
Una prova che è stata di sofferenza e di condivisione, di rafforzamento dei legami di amicizia: un'esperienza che ha forgiato i partecipanti tutti esordienti e che ha fatto loro dire, al termine: "Torneremo il prossimo anno!"...
Per quanto riguardo il narratore Cosimo Azzolini, egli ha dato prova di grande capacità di resilienza, perchè malgrado l'insorgere precoce di fastidi, ha voluto tenere duro e fare onore così alla sua prima partecipazione alla 100 da Firenze a Faenza. Ha stretto i denti e ha continuato ad andare, tra dolore e lamenti, ma non ha mollato, alternando la camminata alla corsetta leggera, per concludere - non male per uno che ha dovuto anche camminare a lungo a partire in pratica dal 30° km - in poco più di 11 ore.
La gara del gruppo dei Ragusani ha avuto un bel risvolto, al loro rientro in città, dove il giorno successivo sono stati ricevuti dal Sindaco che si è congratulato con loro per l'impresa appena compiuta (vedi l'articolo: 100 km del Passatore 2014 (42^ ed.). 6 esordienti ragusani e tutti finisher al traguardo di Piazza del Popolo, al loro rientro sono stati ricevuti ed elogiati dal Sindaco Piccitto).


(Cosimo Azzolini) Io, Massimo, Gianni, Angelo, Sergio, Andrea (Ragusa) e Santo (da Palazzolo Acreide) in inverno abbiamo deciso di partecipare alla 100 km del Passatore, per poter dire "Noi c'eravamo!".

Il gruppo siciliano è più folto degli altri anni e grazie a Facebook ci conosciamo quasi tutti.

Ci incontriamo con Cinzia, Vito Massimo, Max, Elena, Salvatore, Marilisa, Eleonora e soprattutto con Inge che, tedesca di Germania, abita a Modica ed è alla sua quarta partecipazione (ma è anche veterana di altre gare ultralunghe): ed è stata proprio lei a mettermi in testa il tarlo del Passatore che poi io ho trasmesso agli altri, quindi la colpa è anche un po’ sua… Grazie a te, Inge!

Mangiamo un po’ di pasta bollita, consegniamo gli zaini per il cambio all’arrivo, nel frattempo arriva Franca con il figlio, Zio Nanni e Zia Graziella, Andrea ed Angela: foto a bizzeffe e tutti, pian piano, ci si incammina verso la partenza.

100 km del Passatore 2014 (42^ ed.). Cosimo Azzolini: No ci sono stato! Noi c'eravamo e ci torneremo!Veramente non sappiamo come muoverci , ma con noi c’è Inge che come una chioccia porta i propri pulcini in una posizione ottimale.

Tutto pronto sono quasi le 15.00: sparo e... via!

La tattica è semplice: arrivare tutti a Faenza: non si accettano ritiri!

I primi 4 chilometri tutti in pianura, come stabilito, li corriamo quasi tutti insieme.

Dopo il quarto chilometro inizia la prima salita di 12,5 km e già il gruppetto si sfalda, Santo fa gara da solo essendo in condizioni migliore delle nostre, io, Massimo ed Andrea procediamo insieme con un passo tranquillo, poco dietro seguono Gianni, Sergio ed Angelo.

L’andatura è molto blanda si sale tranquilli, sono sereno e consapevole che la condizione non è buona e miracoli non esistono in questo sport, e so pure che prima o poi il dolore al piede si presenterà inevitabilmente, per ora va bene e si sale cercando un po’ d’ombra, ma il caldo non mi dà troppo fastidio.

Ora siamo in due, io e Massimo, mentre Andrea si è leggermente defilato.

Andiamo benino, ci fermiamo ai ristori, beviamo e, quasi senza accorgersene, arriviamo  alla Vetta delle Croci (km 16,5) per iniziare la discesa senza strafare perché sappiamo che la strada è ancora tanta.
Alla fine della discesa ci aspetta il traguardo intermedio di Borgo San Lorenzo con i parenti di Massimo e quindi foto e abbracci, ma in un tratto pianeggiante, credo all’incirca al km 22, il piede inizia a farsi sentire ed è proprio li che inizio a pregare Massimo di andare via da solo perché,  stando  con me,  avrebbe dovuto rallentare moltissimo, ma lui mi dice che non mi lascia solo.

Al 28° km il dolore si fa più intenso e inizio già a camminare, costringendo Massimo ad andare da solo, si allontana ma al ristoro del km 30 mi aspetta per incitarmi a non mollare e a procedere insieme per un altro tratto di strada. Ha vinto lui: stringo i denti, certo non è questo il Passatore che immaginavo quando  mi allenavo e quando sognavo di arrivare a Faenza, ma - nello sport, come nella vita - non si può pianificare tutto, e forse è meglio così.

Quando arriviamo a Borgo  Massimo passa sotto il gonfiabile con sua zia e poco dopo bacia la cugina, c’è un sacco di gente che applaude e che urla, c’è un ristoro si beve, un po’ di uvetta e via...

Inizia subito la salita di 16,5 km che ci porterà da Borgo San Lorenzo al Passo della Colla. E sarà un vero calvario.

Dopo solo pochi metri, Inizio a camminare e il dolore aumenta in salita. Massimo non mi lascia e, per incoraggiarmi, mi dice che va bene anche a questa andatura, anche se so che mente, ma non riesco ad essere molto convincente.

Dopo pochi chilometri, ci raggiunge Andrea che si aggrega alla nostra “passeggiata”, un altro chilometro scarso ed arriva Cinzia che cammina con noi per poche centinaia di metri e in un tratto di falsopiano inizia a corricchiare, seguita da Andrea, in maniera blanda, io vorrei seguirla ma proprio non riesco a correre in salita, ripeto a Massimo di andare ma lui rimane fermo nella sua risposta.

La montagna sale e sembra non finire mai, le pendenze oggi sono impossibili: sembra passato un secolo da quando partecipammo alla 0-3000 scalando il nostro vulcano Etna, non si sale per niente, non guardo neanche il panorama salgo a testa bassa concentrandomi sui miei piedi che sembrano pesare un centinaio di chili ciascuno.

Finalmente si arriva in cima, Passo della Colla km 48, una marea di gente sembra la festa del paese, subito dopo il controllo cronometrico c’è zio Nanni e tutta l’assistenza al completo che ci aspetta, ci cambiamo salutiamo chi va via e iniziamo la discesa.

In discesa, al dolore aggiungo pure il sonoro: inizio a lamentarmi come un bambino, ma tuttavia corro - si fa per dire - ad un’andatura molto tranquilla.

Marradi 65° km. Memorial Ungaro! Ungaro era il nonno d'una ragazza che lavora come cameriera e che abbiamo conosciuto la sera prima e ha partecipato a ben 4 edizioni del Passatore, ma fermandosi sempre a Marradi. Almeno lì, dobbiamo arrivare anche per lui, l’abbiamo promesso alla sua nipotina.

Nei pressi di un posto di ristoro entriamo in un bar vicino e capisco che sono le 21.00 circa perché vedo che in tv sono al 14° minuto di gioco della finale di Champions, ripartiamo e inizio a martellare Massimo per convincerlo ad andarsene: e ci riesco, finalmente, quando siamo all'incirca al km 75, troppo tardi perché lui possa realizzare il crono che avrebbe meritato.

Da questo punto, è iniziata la mia gara fatta di emozioni, molto difficili da spiegare, con lunghi  tratti al buio, rumore di ruscelli, sinfonie di rane, e ogni tanto - ai ristori - un the caldo.

Ad una certa ora, mentre mi trovo ad un ristoro, apprendo che Calcaterra ha vinto pure quest’anno. Buon per lui che ha già finito! Io ho ancora un’altro pezzetto  da fare.

Ogni tanto si affiancano Andrea ed Angela con la moto e mi domandano del mio stato psico-fisico. Rispondo che sto bene e che non mi fermerò e che continuerò. E difatti continuo, alternando camminata e corsa.

Non c’è vergogna nel camminare! - mi ha scritto un giorno SuperElena. Ed io cammino e come se cammino! Ma pure di tanto in tanto, corro.

Brisighella km 88,5! Ormai, manca poco

Al cartello dei 90° chilometro, decido fermamente di ritornare l’anno prossimo: non ha importanza quale sarà la mia forma, ma devo assolutamente ritornare.

Passano i chilometri e, nell’oscurità, si vede una  silenziosa processione di podisti luccicanti che si scambiano qualche parolina, ma che continuano ognuno con il proprio passo.

Si  entra finalmente a Faenza.  I brividi e la felicità hanno preso il sopravvento sulla fatica ed il dolore, si passa su un tratto con il fondo sconnesso e, finalmente, dopo una semicurva, ecco l'agognata Piazza del Popolo con i gonfiabili e la tabella con il cronometro esattamente come tante volte avevo visto sui video che ci sono in rete. Ed è fatta!

Sono arrivato in 11 ore e cocci!

Ad attendermi all’arrivo c’è Massimo con i suoi zii e cugini, e ci sono pure la medaglia, le foto, le interviste a caldo tra di noi e via.

Ma ora sediamoci un po’!  Riposiamoci! Riprendiamoci!

All’arrivo c’è pure Vito Massimo Catania, grande atleta ed uomo, che si  mette a nostra disposizione togliendoci i chip, prendendoci gli zaini per il cambio e portandoci del the caldo: veramente un grande gesto che non dimenticherò mai.

Apprendo i tempi degli altri, Santo sotto le 10 ore , Andrea e Cinzia sono arrivati mano nella mano in 10 ore e trenta, il resto della truppa deve ancora arrivare.

Andiamo a fare una doccia e torniamo agli arrivi ad aspettare gli altri.

Arriva Gianni in poco meno di 13 ore e mezzo, Angelo in quasi 14 ore e poi Sergio dopo una decina di minuti.

Complimenti, e ancora foto, medaglie, vino saluti a tutti! Ora a nanna.

È notte fonda quando rientro a Ragusa ed è proprio bello tornare e trovare le persone che ti vogliono bene al punto di non ostacolare mai una passione come la corsa che, inevitabilmente, toglie tempo ed energie un po’ a tutto soprattutto quando si prepara una gara così dura.

Il Passatore è stata una 100 km di amicizia e di consolidamento del nostro rapporto, la condivisione della passione e la determinazione collettiva ci ha fatto superare momenti difficili sia nella preparazione che nella gara stessa, sono contento di aver partecipato a  questa ultramaratona con i miei amici senza i quali non sarebbe stata la stessa cosa.
Torneremo a correre la Firenze-Faenza portando magari altri podisti-amici!
Ed ecco gli amici del nostro gruppo ragusano, in ordine di arrivo. 

 


 

  1.   677 Monaco Santo 9h58’39”
  2. 1865 Ragusa Andrea  10h31’02”
  3. 1352 Ferlanti Massimo 10h52’26”
  4. 1351 Azzollini Cosimo 11h00’49”
  5. 1354 Giaquinta Giovanni 13h26’06”
  6. 1353 Cassarino Angelo 13h59’52
  7. 1499 Lo Presti Sergio 14h13’03”

                                                                                                                    Quelloconlabarba

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17 giugno 2014 2 17 /06 /giugno /2014 19:39

(Adriana Ponari) E anche la Supermaratona dell'Etna è andata: esperienza mozzafiato! Chi ha voglia di leggerne e di vedere le mie foto deve solo cliccare su Ultramaratone,maratone e dintorni...Adesso si parte verso altri luoghi (del cuore per chi conosce la storia della mia famiglia) e verso altre foto che spero rispecchino i miei sentimenti per ciò che andrò a trovare e per ciò che lascio per fortuna per poco (chi resta avrà i miei racconti e le mie immagini).Bene la Russia mi aspetta, aspettatemi anche voi, per favore!

Per questa volta vorrei commentare le foto in maniera formale come di solito si legge sui giornali informatici e non.

Troppo evidente la frattura fra la prima e la seconda parte di questa gara tutta in salita dal primo chilometro sino all'ultimo... La drammaticità e la durezza del secondo tratto del percorso di gara cozzano e fanno sembrare la prima parte una corsa come tante altre: domenicale sfida atletica fra runner sorridenti e attenti, chi a divertirsi - e i sorrisi ne danno testimonianza - e chi, con l'occhio alla classifica, concentrato e misurato.
La gara inizia sul mare, su di uno Ionio color pastello che mostra una pigra e festiva calma piatta. La location è Marina di Cottone (Fiumefreddo di Sicilia): il raduno per la partenza è fissato proprio lì. 
E' l'occasione per rivedere amici, salutare chi non si conosce ancora e fare soprattutto foto: quelle belle foto di gruppo che sono la mia disperazione per il ventaglio di atleti che si dispone per farsi riprendere e che, mai e poi mai, si potrà prendere tutto quanto... un riflesso condizionato per loro, le foto di gruppo che, però, dimostrano voglia di stare insieme; io da parte mia non so dire loro di no...
Sembra che gli atleti siano più del previsto: si dice dai 210 ai 240; e, in effetti, questa gara emana fascino e richiama alla partecipazione. 
Sono oltre 43 km sempre in salita: è pubblicizzata come la gara che dal punto di partenza permette di vedere l'arrivo...e "l'arrivo" più che vedersi (c'è fumo e nuvolosità in cima) vede noi, sornione e immanente!
Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2014. Una gara divisa in due parti drammaticamente diverse (Adriana Ponari)Il caldo diventa protagonista man mano che si procede per strade e paesi e la vegetazione è la tipica macchia mediterranea... Il ritmo di corsa è - direi da profana - misurato: chi non ha nella mente il pensiero fisso di risparmiare le forze per il finale! Strategie di corsa che frullano nella mente. 
Fortissimi i non Siciliani, uno di loro [Lorenzo Trincheri], un grandissimo atleta - già vincitore nella scorsa edizione (e non solo) , arriverà per primo lassù a tagliare un suggestivo tricolore.
Si sale e il dislivello diventa sempre più evidente; io procedo su di un Quad (guidato da Carlo, ottima guida per me) e messo a disposizione dagli organizzatori: la Supermaratona è gara da non perdersene nulla... solo con un mezzo del genere potrò fare foto: raccontarla non è - e non sarà - facile! 
Una cosa mi colpisce,positivamente: il passaggio sulle strade principali di paesi molto belli come Piedimonte o Linguaglossa dove molte persone aspettano e applaudono, con vera passione, gli atleti che passano e che ricambiano loro stessi il tifo! Onestamente è la prima volta che vedo tanti consensi e partecipazione,
Ma si sale ancora verso Piano Provenzana dove tutto cambierà...davvero tutto!
Linguaglossa è lo snodo fra il bene o male agile salire e anche il  vero e proprio significare della 0-3000. Si passa nel Centro cittadino fra tifosi e spettatori che incoraggiano in modo sfegatato: tutti applaudono (forse alla temerarietà dei runner?), il caldo si fa sentire ancora pressantemente, il meteo si mantiene.

Una svolta di strada dove un un cartello turistico indica "Etna Nord" e si comincia ad intuire che bisogna concentrarsi e che, adesso, si dovrà correre per davvero!
Si va verso Piano Provenzana. 
Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2014. Una gara divisa in due parti drammaticamente diverse (Adriana Ponari)Il gruppo si assottiglia e diventa una diluitissima serpentina. Siamo ai tornanti che marcano l'ambiente ormai montano: intorno ginestre e ginestrini. I pini che man mano diventeranno boschi fitti.
Passa il primo runner (che sarà poi il vincitore) con grande distacco: siamo al ristoro posto a 1425 metri di quota, quando - doveva succedere - si apre il cielo con pioggia battente: prima avvisaglia di un percorso ancora da scoprire o riscoprire. E lo scenario, come sempre è, quando ci si confronta con la grande montagna, cambia radicalmente.
A Piano Provenzana si lasciano i mezzi di trasporto compreso il Quad che mi aveva trasportato sin lì e si sale al traguardo di 2850 (che in quest'edizione - per motivi di sicurezza e tecnici - è stato collocato nei pressi dell'Osservatorio vulcanologico) con i pulmini attrezzati per lo sterrato.
Ormai è Etna: strada di nera sabbia lavica, alberi bruciati dalle più recenti eruzioni, in alto nubi e vapori, intorno chiazze di neve fangosa.
Meno male che il traguardo sia stato spostato ai 2850 metri di quota dell'Osservatorio! a 3000 metri, saremmo morti tutti assiderati se non ci fosse stata la possibilità di rifugiarsi dentro questo edificio - ahimè - cadente, ma caldo e fornito di coperte risalenti sicuramente ai tempi di Empedocle quando decise di buttarsi dentro il cratere!
Cosa dire del tempo meteorologico?
Nevischio, grandine, pioggia gelida a rotazione.
Arrivano ad uno ad uno i runner e il mio zoom li scopre su quella pista scura come puntini che si muovono  con lentezza...
A questo punto la natura umana nella sua diversificazione personale di ognuno si mostra; sono tutti ,chi più o chi meno stravolti dalla stanchezza e dalla sorpresa di un cammino inaspettatamente duro per via del gelo e della distanza (l'ultimo tratto oltre 10 km); vedo arrivare chi non nasconde di stare male, chi è sfinito ma resta presente a se stesso, chi arriva ballando a dimostrazione del "...ma sì...alla fine...non era poi..."; a ciascuno dei finisher spettano la medaglia, ma anche una coperta, e subito al caldo nelle stanze dell'Osservatorio.
Poiché il tempo peggiora: è impossibile stare fuori a fare foto, nebbia, nevischio che bagna l'obiettivo, freddo da congelarti le ossa (stupidamente ho addosso solo una canottiera ed il giubbotto jeans supportata solo dallo smanicato catarifrangente di emergenza che la Toyota  mi ha gentilmente regalato come gadget, quando ho comprato la mia auto) quasi tutti scenderanno a  valle e così farò anche io, mentre al traguardo continueranno ad arrivare gli ultimi.



Adriana Ponari (Foto Giovanna Barone) 

Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2014. Una gara divisa in due parti drammaticamente diverse (Adriana Ponari)


La Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 si è svolta il 14  giugno 2014.

Per leggere i risultati finali vai al seguente articolo:  Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2014. Trionfano Lorenzo Trincheri e Graziella Bonanno. Il primo commento di Elena Cifali, finisher
Le foto che corredano l'articolo sono di Adriana Ponari
Le gallerie fotografiche (foto di Adriana Ponari) sono nella pagina Facebook Ultramaratone, Maratone e Dintorni:



 

 

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15 giugno 2014 7 15 /06 /giugno /2014 07:10

Etna Walking. 10 ore di passione: un'intera giornata a spasso per l'Etna

Ecco di seguito il racconto di una bella avventura di trekking all'esplorazione dell'Etna, compiuta di recente da Vincenzo Ferro. Un'avventura avvicnete, ma che ci tiene con il fiato in sospeso. "Intera giornata a spasso per l'Etna": uno spasso ardimentoso che mostra non solo le bellezze delle "Muntagna", ma anche i suoi tranelli e le sue insidie e che dovrebbe invitare chiunque decida di cimentarsi con essa e andare alla sua scoperta di non essere mai da solo.

(Vincenzo Ferro) E se vi dicessi che fino a sette mesi fa non avevo vissuto il vulcano? Si è proprio vero!! La prima volta che ho assaporato l’Etna è stata con Giuseppe, ancora prima che fosse l’alba di una fresca mattina di novembre 2013.
Da quell’esperienza indimenticabile ho incominciato a non poterne fare a meno: corse, passeggiate camminate, con il vento, la neve, il freddo, la pioggia, il sole; e sempre con gli amici runner Elena, Salvo, Giuseppe e i nuovi amici del CAI di Belpasso dall’inizio  di quest’anno.
Eppure ad oggi l’uscita del 6 giugno 2014 la ricorderò in modo particolare.
Tutto è cominciato alle 9:00 quando ci siamo ritrovati insieme, eravamo in sette, al Rifugio Sapienza. La giornata si presentava calda e le temperature rigide di qualche giorno prima che mi avevano accompagnato con Elena a perlustrare le fumarole lungo l’ex-piano della Torre del Filosofo, rimanevano un lontano ricordo.
In meno di due ore di camminata eravamo arrivati davanti il nuovo cratere di Sud Est e ci siamo mischiati ai numerosi turisti stranieri trasportati dalle camionette degli operatori della funivia.
Una breve sosta e giù di corsa fino al piano di monte Escrivà, dove ci siamo divisi: mentre gli altri hanno continuato la discesa fino alle auto,  io ho proseguito da solo la discesa lungo i fianchi della Montagnola. L’obiettivo era quello di arrivare alla sorgente dell’Acqua della Rocca attraversando  la Schiena dell’Asino.
Scendendo dalla Montagnola si apriva davanti a me l’immensità della lunare Valle del Bove, come non l’avevo mai vista. In fondo potevo scorgere i fianchi verdeggianti della Serra del Salifizio, contrapposti al grigiore della lava coprente l’intera valle. Da quel momento aveva avuto inizio la mia avventura in solitario attraverso lo schienale.
Era la prima volta che affrontavo il tracciato.
L’avevo pianificato per bene o almeno ne ero convinto. Lungo la discesa mi è sembrato di galleggiare su un mare di cenere e sabbia fino alla Lapide Malerba dove avevo salutato un gruppo di quattro persone intende a contemplare la Valle del Bove. Il sentiero sulla mappa sembrava abbastanza lineare e continuo... bastava rimanere sulla cresta..  Ma in più tratti ho dovuto arginare e raggirare pizzi scoscesi e ritornare sulla traccia gps.
Erano circa le 13:00 e mi trovavo su un’altura a circa 2.000 metri. Dirimpetto a me i quattro incontrati precedentemente si fermavano per fare pranzo: decidevo di fermarmi anch’io. Cambio maglietta, fresco e asciutto divoro quanto portato da casa, l’acqua del camel ancora rimane a sufficienza.
Riprendo a camminare ma non riesco a vedere il passaggio per superare lo spuntone roccioso: da un lato a strapiombo sulla valle di pietra lavica, dall’altro una pendenza vertiginosa sul canalone verdeggiante. Davanti, oltre il vuoto, il punto di osservazione sopra l’Acqua della Rocca e ancora più avanti monte Zoccolaro: come facevo ad arrivare fin laggiù? Incominciai a scendere verso l’interno; la pendenza era troppo alta per riuscire a stare sempre in piedi ed ero particolarmente contento di avere optato in mattinata per i pantaloni lunghi da trekking al posto dei pantaloncini corti, chissà come avrei ridotto le gambe!
Dopo vari tentativi di intercettare il sentiero della discesa della Rocca decido di scendere dritto lungo la Valle del Tripodo:  in lontananza potevo intravedere la provinciale che scende verso Zafferana.
Posso dire che è stata abbastanza difficile e non nascondo di aver passato qualche momento di sconforto. Il pericolo era sempre in agguato poiché in più punti avevo davanti salti di quota che mi costringevano ora a risalite faticose, oppure a scendere lungo tratti a pendenza da paura.
Confesso che ho provato una sensazione di sollievo quando arrivato oramai sul tratto pianeggiante ho notato la presenza di una bustina  di plastica di merendina! Erano le 14:45 ed ero giunto sulla provinciale. Anche se in ritardo rispetto al tabellino di marcia preventivato  ancora c’era abbastanza  tempo per proseguire ed esplorare un tracciato sulla mappa che attraverso il mare di lava del 1792  mi avrebbe portato a contrada Sciamorolupo, sotto Monte Cicirello per poi proseguire fino a Trecastagni.
Il sole alto picchiava caldo, nessun riparo all’infuori del cappellino. Tutti i tipi di pollini raccolti durante la discesa del Tripodo ed il sudore mischiato alla polvere facevano si che camminassi scortato da uno sciame di mosche ed insetti vari di cui, dopo sei ore di camminata riuscivo a non avere più cura.
Seguire la traccia del gps non era per niente facile poiché non c’erano punti di riferimento particolari ma gli “omini di pietra” scorti di volta in volta mi indicavano la retta via difficilmente visibile poiché non percorsa da tempo.
Dopo un ora di camminamento il contesto lavico lasciava  il posto ad una vegetazione più o meno fitta dove non riuscivo a scorgere il sentiero, e come non bastasse il gps era andato in tilt!  A quel punto decido di ritornare sui miei passi e dopo un’altra ora mi ritrovavo ancora sulla provinciale all’altezza del Piano del Vescovo.
Erano le 17:00 ed incomincio a salire verso il Rifugio Sapienza.
Arrivato ad un certo punto odo delle voci provenienti dal ciglio opposto della strada: e con grande stupore scopro di essermi imbattuto  nelle persone che qualche ora prima avevo incrociate lungo la Schiena dell’Asino.
Dopo cinque ore e mezza di camminata in solitario, anche se non  troppo stanco, era una sensazione piacevole potere condividere qualche parola con loro. Erano un gruppo di “esploratori” che accompagnavano dei  ragazzi venuti dalla Lombardia il giorno prima e che subito avevano intrapreso l’esplorazione della nostra “Muntagna” ed in particolare la “Grotta dei tre livelli”.  
Tanta è stata la loro disponibilità a portarmi con loro quanta immediata la mia accettazione, spinta dall’incoscienza, ad intraprendere un nuovo viaggio.
Chi l’avrebbe mai detto!
Avevo l’occasione di scoprire un nuovo mondo e non l’ho fatta scappare. Insieme a Ennio, Marcello, Carmelo, Mara, Bruna ed altri (in totale dieci persone) ci siamo introdotti nella grotta con adeguate imbracature, caschetti protettivi e luce led alla scoperta di un mondo meraviglioso.
Anche questo è un aspetto bellissimo che ci offre l’Etna e non mancherò di ringraziare questi ragazzi per l’opportunità che mi hanno concesso. 
L’uscita in cifre: 10 ore di cammino alla luce del sole e delle lampade led, 32 km di percorso su strada, ghiaia, sabbia, roccia, lava, terra, 1 paio di scarpe da trail running distrutte, l’esplorazione della Grotta dei tre livelli , e soprattutto la conoscenza di nuove magnifiche persone.
Grazie!

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31 maggio 2014 6 31 /05 /maggio /2014 09:46

100 km del Passatore 2014 (42^ ed.). E' adesso. Questo è il momento del riscatto

Tra gli oltre 950 esordienti alla 42^ edizione della 100 km del Passatore che si è svolta tra il 24 e il 25 maggio 2014, molti erano "matricole" in assoluto della specialità 100 km, mentre altri avevano già corso altre 100 km, ma non questa ancora. Tra questi anche la siracusa Eleonora Suizzo che è entrata abbastanza di recente nelll'universo Ultra, attraverso le 6 ore e le 12 ore, ultra a tempo, ma che ancora non aveva portato l'impresa dei 100 km. Eleonora è stata finisher al traguardo di Piazza del Popolo di Faenza, con un bel crono, anche se il tempo cronometrico non è ciò che conta alla prima volta. Ciò che conta è aver compiuto l'impresa, il viaggio, il pellegrinaggio... comunque lo si voglia chiamare "viaggio dell'anima", alla fine.
Ecco il suo racconto.

100 km del Passatore 2014 (42^ ed.). E' adesso. Questo è il momento del riscatto( Eleonora Suizzo) E' adesso. É arrivato il momento di riscattarsi, di asciugarsi quelle maledette lacrime, versate nell'ombra, inghiottite e amare. Oggi è il mio giorno, il mio nuovo inizio, il sole risplende sulla mia pelle e dentro il mio cuore. Inizia da qui un viaggio alla riscoperta di me stessa, dei miei limiti, delle mie potenzialità, del mio orgoglio, delle mie emozioni più recondite.
La goliardia della vigilia è ormai passata e adesso sono un po' corrucciata non perché abbia paura di correre; piuttosto il contrario, sto fremendo. Devo correre al più presto perché quest'attesa è diventata estenuante.
Firenze questa mattina è lo scenario ideale per incorniciare la mia storia in Corsa. Le strade brulicano di turisti, la temperatura è elevata, i podisti si muovono tutti verso un'unica direzione: il ritiro pettorale. Scattano fotografie, si ungono, mangiano i loro intrugli magici seduti su un marciapiede di fronte la vetrina di "Prada". Immagine stonata questa, ma rappresentazione della contraddizione umana.
Il gruppo siciliano si riunisce a pochi isolati da Via de' Calzaiuoli, la partenza; nessuno si è dato appuntamento preciso, si fiuta l'odore della propria terra, semplicemente. Si preparano le ultime cose, gli zaini sono stati consegnati, i chip ben allacciati alle scarpe e i pensieri escono fuori urlanti o silenti attraverso gli sguardi di ognuno.
100 km del Passatore 2014 (42^ ed.). E' adesso. Questo è il momento del riscattoSembro sognante, apatica, in apnea, e mentre luci ed ombre combattono nella mia mente, all'improvviso è arrivato il momento. Si parte. Ma si parte davvero? Oltrepasso il tappeto sotto il gonfiabile e vengo travolta da una calca di podisti che si fanno spazio tra gli stretti vicoli del centro fiorentino.

Ricordo bene ogni chilometro percorso fino al ristoro del settantesimo. Ricordo panorami mozzafiato, distese di verde incontaminato, ruscelli e cascate, tornanti in salita, caratteristici e minuscoli borghi montani, e una bambina che mi regala una fragola.
Ricordo gli applausi della gente intorno, le risate con il mio compagno di avventura, il sapore e il refrigerio dell'acqua sorgiva, i tornanti in discesa, il cielo all'imbrunire, il colore del buio della notte. E quanto era buono quel pane con la mortadella!
D'un tratto, nell'oscurità dei miei pensieri vedo l'immagine di mio figlio che mi sorride: mi manca ADESSO terribilmente. Mi manca il respiro, l'aria, ho bisogno di abbracciarlo ora, ma lui non c'è e ho un nodo in gola, vorrei piangere ma mi trattengo e allora non respiro più.
É uno sconforto che non comprendo perché non sono ancora stanca, è uno sconforto che mi attanaglia l'anima. Non sento le gambe, vedo il ciglio della strada ai margini grazie alla mia lampada frontale, c'è solo natura intorno ma sono pervasa dalle sue ombre.
Il cielo è carico di stelle dalla maestosità imbarazzante.
Ma sarà la seconda parte di questa impresa a rappresentare il mio viaggio dell'anima. Le articolazioni sono doloranti e la schiena pure, ho già percorso quasi 70 chilometri e sembra che il mio sogno inconsapevolmente stia prendendo forma, senza troppa fatica, senza grandi sofferenze, ma così naturalmente, immagine che la mia mente e il mio corpo le danno. I tratti bui diventano sempre maggiori e la temperatura si abbassa, ma non è fredda, è ancora fresca. Sento intorno il rumore dell'acqua che scorre, ma non vedo torrenti. Sento una civetta emettere un suono, ma non vedo i suoi occhi. Sento il verso di un rospo ma non lo vedo saltare davanti ai miei piedi.
100 km del Passatore 2014 (42^ ed.). E' adesso. Questo è il momento del riscattoLa mia schiena comincia a urlare e si fa forte del suo disaccordo alle mie imposizioni, infliggendomi un primo dolore al ginocchio sinistro. È ancora presto per sentire dolore. Devo percorrere altri 30 chilometri, oltrepassare 5 ristori e leggere il cartello del 99° chilometro. Vado avanti, soffro, mi arrabbio, urlo e impreco, sono costretta ad alternare la mia corsa con la camminata per dare tregua ai dolori. "Ecco, altri dieci chilometri sono passati, se modifico il mio assetto di corsa e piego il ginocchio il meno possibile, forse andrà meglio", penso.
Non faccio in tempo a riflettere sulla nuova strategia che comincia il dolore medesimo al ginocchio destro. È incessante. È incalzante. È mutilante. Chilometro dopo chilometro, canalizzo le mie energie sulla strada, sulla striscia bianca disegnata sull'asfalto. Comincio a sudare, sudare tanto, ho freddo adesso e devo correre per altri 15 chilometri.

Non so quale sia la motivazione che dal profondo riesce alla fine a farmi raggiungere l'obiettivo che mi prefiggo, combatto con gli artigli per realizzare i miei desideri, mi metto in gioco, rischio, per rendermi consapevole della mia forza e della mia debolezza ed ogni volta mi riscopro temprata, appagata da una battaglia che è metafora di vita ma anche felicità, onestà, genuinità, adrenalina, emozione, animo, volontà, amore.
Questa la mia prima 100 km del Passatore.

 

100 km del Passatore 2014 (42^ ed.). E' adesso. Questo è il momento del riscatto

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29 maggio 2014 4 29 /05 /maggio /2014 07:31
100 km del Passatore 2014 (42^ ed.).Il racconto del siracusano Vincenzo Altamura
[MC] Non sempre tutte le ciambelle riescono con il buco. Non sempre si riesce a portare alla fine tutti i Passatori. A volte cieca e determinazione e resilienza devono cedere a considerazioni più miti e prudenti. Fa le cosa giusta - è il motto a cui ciascun centista dovrebbe uniformarsi. E la cosa giusta, in questo caso, è non sforzarsi a dismisura e ritirarsi, riproponendosi di far meglio ad una prossima occassione.
Questa la prima considerazione al breve scritto di Vincenzo Altamura, siracusano, non certamente matricola della Cento del passatore e delle 100 km in genere, che sabato 24 maggio 2014 si è trovato allo start della 42^ edizione della 100 km del Passatore, ma è uscito dalla gara dopo appena 31 km a Borgo San Lorenzo per problemi gastro-intestinali, insorti sin dalle prime battute di gara.
Con una differenza però, rispetto ad altre volte: quest'anno  Vincenzo è diventato papà di un meraviglioso bambino che ora ha pochi mesi soltanto. E forse il pensiero del piccolo Andrea, a cui sicuramente voleva dedicare una Cento conclusa, lo ha spinto a ritirarsi, ascoltando pe rbene i segnali del suo corpo.
Posso dire di sentirmi perfettamente in sintonia con lui: io addirittura corsi la mia prima 100 del Passatore quando il mio primo figlio giungeva al traguardo dei primi 6 mesi di vita e quella Cento la corsi dedicondale proprio a lui e in uno stato di beata inoscienza arrivai al traguardo di Piazza del Popolo, soddisfatto e felice. 
Ma, in alcuni casi,  occorre ritirarsi, anche perchè ci sono a casa quattro braccia ad attenderci per un caldo abbraccio e uno scricciolino che ha bisogno del suo papà adorato.
(Vincenzo Altamura) Eccomi qua.
Nell'attesa di prepararmi a mandare nel mondo dei sogni il bimbo Andrea, è doveroso scrivere quattro righe di questa breve esperienza di corsa (allenamento) del Passatore. 
Intanto, ringrazio pubblicamente il mio collega runner di allenamento e avventura Emanuele Miceli per la sua caparbietà nell'affrontare la gara per riportare a Siracusa - per il quarto anno di fila - il Passatore. 
Il pre-gara l'ho vissuto rilassato per alcuni aspetti con un clima mite e la temperatura di 24° sopportabile, mentre al contrario non davo importanza a quelle prime avvisaglie allo stomaco che avrebbero condizionata la gara.
100 km del Passatore 2014 (42^ ed.).Il racconto del siracusano Vincenzo AltamuraAllo start - nella fiorentina Via de' Calzaioli - eravamo in tre - io, Emanuele e l'ultramaratoneta trail 100 km Ennio Grillo (che si era aggregato all'ultimo momento con grande sorpresona) . 
Dopo lo sparo - e fin dalle prime batture - fu evidente che gli altri due avevano un passo in piu' rispetto me e di conseguenza ho rallentato per poter gestire la gara.
Uscendo dalla periferia di Firenze e proseguendo per Fiesole, il caldo si è fatto insistente e ho notato subito che tutti - o quasi - cercavano acqua per dissetarsi . 
Io vado avanti e ho iniziato a fermarmi dal terzo ristoro in poi bevendo solo acqua.
Ancora oggi non riesco a spiegare che cosa sia successo.
L'acqua in alcuni ristori sembrava apparentemente buona mentre in altri ho creduto che fosse poco gustosa.

Comunque a prescindere da queste mie osservazioni, una cosa è sicura che al km 22 circa ho dovuto fermarmi ad un angolo di strada per le forti fitte allo stomaco e nonostante avessi provveduto a disintossicarmi, il fatto si è riproposto tale situazione al km 26. 
La situazione si è messa non bene e arrancando sono riuscito ad arrivare a Borgo San Lorenzo km 31.5 in un tempo di 03:44:42 .
Con aspetto poco decoroso e ascoltando la cara runner Inge Poidomani, intenta a cambiarsi per affrontare l'appennino tosco-emiliano, ho deciso di ritirarmi. 
A mente fredda, posso affermare che la mia decisione è stata saggia, visto che per portare a termine la gara mancavano 70 km e che, avendo lo stomaco chiuso e disturbato, chissa a cosa sarei andato incontro.
Nonostante tutto chi raggiunge Borgo San lorenzo viene premiato con il riconoscimento della medaglia di bronzo e il diploma ( 1/3 del percorso del Passatore me lo porto a Siracusa).
Rientrare a Faenza è stato semplice, da un lato, prendendo il bus messo a disposizione dall'organizzazione ma complicato perchè per raggiungere il Passo della Colla siamo rimasti bloccati e incolonnati per la presenza delle autovetture degli accompagnatori.
Spesso la montagna e sinonimo di aria pura ma, in questo caso, è solo smog di auto e gomma di frizione bruciata.

Un monito a tutti i runner sprovveduti che ho incontrato in salita privi di lucine ant/post di segnalazione.
Per quanto riguarda Emanuele è tutt'altra storia. 
Ha affrontato la gara con spirito di forza visto che è dimagrito mentre gli allenamenti fatti in tre mesi gli hanno consentito di chiudere la garacon un crono di 12:54:49 .
Mi ha raccontato che, distrattamente, era convinto che il cambio d'abiti Borgo San Lorenzo si effettuasse fuori paese e, quindi , avendolo "saltato", ha dovuto affrontare la montagna con la semplice canotta .
Per rigenerarsi ha dovuto ricorrere 2 volte a massaggi, perdendo ulteriore tempo. 
Ci puo' stare siamo umani ma comunque l'ho visto strafelice e contentissimo perchè ha riportato il Passatore 100 km a Siracusa. 
Di Ennio Grillo, che si puo' dire? Un grande! Ottimo tempo e felice all'arrivo.
Saluto tutti i Siciliani che mi hanno conosciuto in questo breve periodo e che si sono fatti onore.
Si ritorna alla vita comune, speranzosi di rimettersi in gioco per una nuova avventura.
Che cosa ci rimane di questa esperienza? 
E' un'esperienza di vita running da condividere con le persone che hanno voglia di mettersi in gioco almeno una volta nella vita, confrontandosi con una gara di lunga distanza.
E' bello ritornare a casa e farsi abbracciare da quattro braccia.
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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
Visitatori unici 380 449
Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
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Lara arrivo pisa marathon 2012  arrivo attilio siracusa 2012
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