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13 agosto 2013 2 13 /08 /agosto /2013 10:54

Maratona Eleonora Suizzo (di cui abbiamo sentito la mancanza all'Etnatrail, perché nel teatro delle gare siciliane sta diventando una presenza sempre più familiare e consuetudinaria) non ha mancato di partecipare (e - notiamo, questa é stata la sua terza partecipazione: e la stessa Eleonora non esita a confessarci che questa è la sua gara preferita) alla 6^ edizione della Maratona "alla Fidippide", che si è svolta lo scorso 11 agosto 2013 da Chiaramonte alla spiaggia di Punta Secca, con passaggio da Ragusa.Una maratona che, come si è detto, andava corsa - secondo tradizione - senza orpelli tecnologici di alcun tipo, per riproddure nel modo più possibile imprese l'impresa dell'emerodromo Fidippide, guerriero ateniese di una speciale categoria perchè era un "emerodromo", cioè un soldato addestrato a correre con tutta la sua bardatura per 24 ore di seguito: cioè, colui che - secondo alcune fonti - corse l'intera distanza dal sito della battaglia di Maratona per portare agli Ateniesi l'annuncio di vittoria, mentre - secondo altre - prima di correre quest'ultimo segmento (che gli costò la vita) aveva compiuto per ben due volte la distanza da Atene a Sparta (circa 250 km per andare e altrettanti per tornare), per convincere gli Spartani ad entrare in guerra contro i Persiani accanto agli Ateniesi.
Cosicché Fidippide, emerodromo, è - insieme - il primo maratoneta "mitico" della storia, ma anche il primo ultramaratoneta conosciuto: e che ultraamaratoneta!
E, al termine della sua felice esperienza di aver corso - per un giorno - come Fidippide, Eleonora Suizzo ci ha inviato il suo racconto che volentieri pubblichiamo. 

(Eleonora Suizzo) E' iniziata all'insegna del rischio la mia terza Maratona "Alla Filippide": il rischio di non prendervi parte per una sveglia non suonata, per una tecnologia non rodata, per una incuria non governata.
Considerato il fatto che è la mia gara preferita, fino ad oggi, se non vi avessi preso parte non me lo sarei mai perdonato.
Fortunatamente, i miei angeli custodi vegliano su di me e fanno in modo di indicarmi sempre la via maestra, e allora arrivo appena in tempo alla partenza dall'antica stazione di Chiaramonte Gulfi. Sono le 05.10 ed è ancora buio intorno, si scorgono le luci della città di Ragusa in lontananza, l'aria frizzante mi tonifica, mi risveglia dal torpore della notte infausta.
Abbraccio i miei compagni di avventure, scusandomi per l'inconveniente, ma i loro sguardi mi hanno già perdonata e mi sento orgogliosa di appartenere ad un gruppo di uomini e donne così grandi e rispettosi.

Foto di rito e via, si comincia a correre incontro alla notte e ad un'asfalto oscuro ma benevolo, in leggera discesa per la maggior parte del percorso.
Non ho orologio al polso, non leggo alcun cartello chilometrico, non ho idea di che ora sia, penso solo a correre ascoltando il battito del mio cuore e le storie dei miei compagni di avventura accanto a me.
Oggi abbiamo un nuovo amico, si chiama Fabrizio e viene da Sondrio, é in vacanza in Sicilia e, incuriosito dalla tipologia di gara, si è iscritto.
Ci siamo scelti inconsapevolmente per ascoltare  insieme il rumore della natura intorno, per sentire lo scalpitio dei nostri passi e l'affanno dei nostri respiri, per mirare il passaggio del sole dall'alba al mattino sulla campagna iblea, per ascoltare il silenzio della natura intorno, per ammirare il paesaggio tipico ragusano con i suoi muretti a secco, i panorami della tradizione, il mare all'orizzonte.

Maratona E' il mio supporto, frenandomi quando il mio respiro e' in affanno e spronandomi quando le mie gambe si bloccheranno.
Oggi però la mia scelta l'ho già fatta, non essendo in grande forma e solo desiderosa di arrivare al traguardo sorridente: andrò piano sin dal primo momento e non oserò, portando allo stremo il mio corpo e la mia forza di volontà.

Noto quest'anno, ancor di più degli altri anni, quanto sia spartana questa eco-maratona: come occasionale ristoro, solo qualche bottiglia d'acqua poggiata sul ciglio della strada, poche banane e non c' è traccia di altri sostentamenti.
Decido di portare con me l'ultima bottiglia d'acqua sempre fino al successivo ristoro, se mai ne troverò un'altro: oggi non ho neanche fame e sgranocchio solo delle mandorle tostate che, dopo la supermaratona dell'Etna, rappresentano il mio energizzante naturale (grazie Angelo!).

Improvvisamente, dopo il tratto in sterrato a ridosso del castello di Donnafugata, mio riferimento chilometrico (so di essere tra il ventottesimo e trentesimo chilometro), penso tra me e me: "Già qui? Così presto? Ahi però, un dolore all'inguine sinistro. Lo so, lo so. Care, dolci, sinuose, orrende discese, vi ringrazio, ma non pensate di fregarmi con un trucchetto talmente banale, perché il mio corpo e la mia mente sono abituate a cotanto altro".
Ultima discesa e mi accompagnerà al traguardo una Venere nera, Annamaria.

Questa é la differenza della corsa nella nostra terra, inospitale, povera, abbandonata: l'umanità, il rapporto amicale, l'empatia, l'affetto sincero di persone semplici, unite da un'unica passione: la corsa con se stessi, per se stessi, in compagnia, in condivisione, con chi va piano, con chi va veloce, con chi non corre mai senza il cronometro, con chi, invece, ama correre libero.
Potrei scrivere fiumi di parole cercando di mostrare e svelare l'intensa emozione che ogni corsa mi dà, ma so che è pura utopia e che entra nelle mie note, soltanto chi, come me, la vive ogni giorno.

Arrivo al traguardo, sulla spiaggia, davanti alla casa del successo televisivo "il commissario Montalbano", in 3h56', poco sotto le 4h: ma non importa il crono, ciò che importa sono soltanto la mia felicità, la mia gioia nel poter vivere, ogni volta, un'avventura nuova.

 

 

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11 agosto 2013 7 11 /08 /agosto /2013 17:11

Etnatrail 2013 (2^ ed.). Il racconto di SuperElena Cifali: e questa volta è l'Etna che parla e che racconta la gara di SuperElena!Anche la nostra SupeElena Cifali ha partecipato alla 2^ edizione dell'Etnatrail che - ricordiamo - si è disputato il 4 agosto 2013 sulla distanza di 30 km sul versante Etna Nord, con partenza e arrivo a Piano Provenzana, valevole come 5^ prova del Circuito Ecotrail Sicilia 2013.
E figuriamoci! Elena non avrebbe mai potuto perdersi questa edizione dell'Etnatrail, come non si è persa - da quando è cominciata la sua carriera podistica - nessuna delle gare che si disputano sull'Etna, per il quale nutre una sviscerata passione, essendone ricompensata, come vedremo dal suo racconto.
Elena Cifali, con i suoi racconti, ci ha abituato a innumeverevoli e continue sorprese.
Ma questa cronaca  li supera tutti ed è assolutamente originale: in quanto per una volta entra in scena l'Etna ed è l'Etna a raccontarci dell'impresa di Elena: un esempio palpitante del dialogo pieno di emozioni che, da sempre, intercorre tra Elena e "Sua Maestà".
Ed ecco il suo racconto. 

 

Elena Cifali) Non ho dubbi: Quello che provo è vero amore!
Quota 2400 metri, sono un esserino minuscolo che lotta con tutta se stessa per riuscire a restare in piedi, in equilibrio, in bilico sul vulcano. Mordo il terreno e mi faccio valere ! “Lo senti quanto ti amo?” continuo a ripetere – rivolgendomi a ad alta voce a Sua Maestà - mentre il mio sguardo si perde giù fin al centro della Valle del Bove.
Sotto di me un masso di qualche decina di chili rotola giù solleticato dai miei passi svelti. E’ la risposta che stavo aspettando.

Prendetemi pure per pazza ma io parlo con Lui e Lui mi risponde amorevole:

Etnatrail 2013 (2^ ed.). Il racconto di SuperElena Cifali: e questa volta è l'Etna che parla e che racconta la gara di SuperElena!“Questo nostro amore, così fragile e così violento, così tenero e così disperato è quanto di più bello mi sia capitato in questi lunghi secoli di vita, di storia, di memoria. Io ti sento, ti percepisco Elena, ascolto i tuoi passi silenziosi nella notte e urlanti di giorno. Ascolto le tue risa e ti aspetto come si aspetta il sole dopo il cattivo tempo. Il tuo è un amore vero, bello, felice, gaio. Ma non è sempre stato così!

"Ricordi la mia eruzione del 2000? Eri venuta ad abitare sulle mie pendici da pochi mesi ed io ti spaventai. Ti sentivo tremante di paura come una bambina al buio, non eri più tanto sicura di te, non volevi più vivere qui accanto a me. Minacciavi di andare via, via, lontano da me che sono una montagna così imprevedibile, così terribile, così tremante, così viva. Sapevo che stavo mettendo a dura prova i tuoi nervi, ho rischiato ma volevo che fossi tu a scegliere. E se avessi scelto di restare qui sarebbe stato vero amore. E fu così che, ormai sicuro di me e dei tuoi sentimenti, tornai ad essere nel cuore della notte il vulcano tranquillo che tu desideravi. Ci avevo preso gusto ad impaurire tutti, li facevo parlare di me: impallidivano mentre mi spiavano, mi ferivano, mi calpestavano, bombardavano, uccidevano la parte più vera ed infuocata di me.

"E fu li, in quel momento che capisti di amarmi. Quante volte me lo hai ripetuto, raccontato, cantato. Ed oggi sei ancora qui, mio tenero amore. Ti ho sentita ridere tra gli altri. Chi non ti vede, ti sente!
I tuoi primi chilometri di gara sono stati rilassati, mi punzecchiavi con quei diabolici bastoncini che ti sei portata dietro. Tutto intorno è soleggiato e le tue guance si infuocano come sempre.
Ho cercato di darti refrigerio, sentendoti passare sul ghiacciaio perenne, la neve sotto le tue scarpe scricchiolava e crepitava e tu sorpresa ed entusiasta spalancavi gli occhi tuoi azzurri. La tua corsa è sempre nuova, eppure tu non sei mai cambiata.
Ti ho vista mentre abbracciavi quel vecchio albero rugoso, ne traevi forza e coraggio. Tu, vera come una pianta, fiera come un leone di montagna, calda e viva come l’estate.
Sempre pronta ad intonare parola di conforto a chi sta dietro di te, a chi si lascia superare, a chi non ha la forza per continuare. Oggi il tuo amico Angelo ha conosciuta un’altra Elena, una che non molla, che non dimentica la gioia della corsa. Una donna che lo ha saputo sostenere in un momento di difficoltà.

Etnatrail 2013 (2^ ed.). Il racconto di SuperElena Cifali: e questa volta è l'Etna che parla e che racconta la gara di SuperElena!"Ricordo perfettamente quello che gli dicesti: 'Rimani con me, non mi mollare, mettiti dietro di me e seguimi, rimani concentrato e non dar retta al tuo corpo'.
Noi due insieme possiamo tutto, possiamo andare e ritornare, addormentarci, svegliarci, sognare la vita, ridere e sorridere dei nostri odori, quello del tuo sudore e delle mie ginestre.
Tu, che sei testarda come un asino, vivi col desiderio di farlo.
Tieni a braccetto la memoria ed ignori i rimpianti mentre diventi piccola e tenera seduta su quella sedia al ristoro del 16 km.
Ti svuoti le scarpe da quella parte di me che, prepotentemente, ti è entrata dentro e mentre lo fai intoni una delle tue canzoni siciliane preferite …  Vitti na crozza supra lu cannoni … ed i musicanti –avvolti nei loro abiti tradizionali- su quel carretto ti vengono dietro, assecondando la tua scelta musicale!
Che matta che sei!
Che bei ricordi scorrono nella tua mente mentre, bella come un angelo, raccogli tutte le tue forze e sfoderando uno dei tuoi più bei sorrisi ti rimetti in marcia ancora cantando.

"Ricominci la tua corsa e mi guardi sorridendo. 

"Mi parli senza dire nulla ed io tremo e grido insieme a te, grido per me e per te ! Ti sento chiacchierare e sbuffare dentro uno dei miei boschi, la vegetazione fitta ti rende difficile la scalata ed allora torni a pungermi con i tuoi bastoncini.
Ti odiavo in quei momenti.
Ti odiavo perché sapevo che stavi per andare via, la tua gara stava volgendo al termine.
Ed allora ho cercato di afferrarti i piedi in una morsa dolorosa, facendoli sprofondare prima nella morbida sabbia e poi in quell’ultimo chilometro di gara, in quella pietraia che sembrava non finire mai causandoti incredibili dolori.
Avrei voluto supplicarti di restare con me, di farti abbracciare stretta tra le mie possenti fronde, avrei voluto inondarti col calore della mia lava, il fuoco, il desiderio, la passione bruciano dentro di me.
Avrei voluto urlare 'Fermati, non muoverti, non andartene, noi ci amiamo! Non lasciare che la notte scenda col suo gelo portandoti via da me!' Avrei voluto tremare, scuotere tutto e tutti, urlare con un boato profondo la mia costernazione ma qualcosa mi ha fermato da tutto questo: tu non sei mai troppo lontana da me e non importa dove tu sia, perchè mi dai sempre un segno di vita, ti sento sempre vicina.
Poco più tardi, ai margini del bosco riconosci l’altro amore della tua vita: tuo figlio Luca. Quanto ti somiglia quel ragazzino: stessi occhi, stesso sorriso, stessa sicurezza e spavalderia.
Lo chiami: 'Lucaaaa!", 'Mammaaaa!" - risponde lui con voce ancora da bimbo. Tende la mano l’afferra la stringe, ride urla nella foga e nell’entusiasmo quasi ti fa cadere. E’ venuto ancora una volta per tagliare il traguardo insieme a te.
Quanta gioia di vivere mi hai dato oggi”.

Etnatrail 2013 (2^ ed.). Il racconto di SuperElena Cifali: e questa volta è l'Etna che parla e che racconta la gara di SuperElena!No, non mi sono inventata tutto! Io c’ero, Lui c’era ed insieme a noi almeno trecento tra uomini e donne.
Per noi oggi tutto il mondo è stato qui.
Qui, tra roccia, lava, pineta, calore, sudore, risate, fatica, sofferenza e gioia.
Qui, nel lavoro di chi organizza, nell’impegno di chi affronta la sfida dietro le quinte per assicurare a tutti noi un magnifico divertimento.
Si sente una strana elettricità nell’aria, non sarà forse il pulsare dei nostri cuori innamorati, la vibrazione della nostra felicità?
Non resta che chiederlo a tutti coloro che hanno tagliato il traguardo, passando fieri sotto quel gonfiabile rosso.
E non importa in quanto tempo occorre per completare la gara, l’importante è arrivare fino alla fine e, se - per caso - si cade, l’importante è avere la forze di rialzarsi.


Foto di Maurizio Crispi 

 

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8 agosto 2013 4 08 /08 /agosto /2013 20:10
Etnatrail 2013 (2^ ed.). Il racconto di Lara La Pera: Lara La Pera ha partecipato anche quest'anno all'Etnatrail che, alla sua 2^ edizione, si è svolto il 4 agosto 2013 con l'organizzazione di Etnatrail ASD e di ASD SportAction, con partenza e arrivo a Piano Provenzana.
Lara ha vinto nel 2012 e ha vinto in questa nuova edizione, non con rabbia, ma con il piacere di aver partecipato ad una corsa che è in primo luogo esperienza di solidarietà e di condivisione con fratelli e sorelle di corsa.
Quest'anno per Lara La Pera una novità importante è stato il fatto che ha corso come portacolori della Etnatrail ASD, avendo abbandonato la sua storica compagine (Polisportiva Nadir).
Il suo ingresso nella nuova squadra è stato sancito da un piccolo momento cerimoniale, quando Carmelo Santoro ha voluto consegnare la nuova maglia sociale a Lara La Pera, proprio in occasione della presentazione dell'evento alla stampa e alla cittadinanza.
(Lara La Pera) Vorrei iniziare questo breve racconto dell’Etna trail 2013 con una frase che ho scritto sulla pagina Facebook del gruppo Etnatrail “Grazie ragazzi….oggi avevo un motivo in più per affrontare questa splendida fatica…
E il motivo in più era far parte per la prima volta di una squadra di persone unite dalla passione per il trail, correre non solo per se stessi, ma anche per raggiungere un risultato di squadra, lasciando le prestazioni individuali e i record cronometrici da raggiungere (nel nostro piccolo!) alle corse su strada.
Credo che spirito trail sia anche questo.
Nel mondo dello sport ci vorrebbero più persone come Aldo Siragusa, Peppino Cuttaia, Carmelo Santoro, Enzo La Scala che hanno creato degli splendidi gruppi di “guerrieri della montagna” e soprattutto di amici che, durante la gara, pur indossando maglie differenti, sono pronti a condividere la fatica della montagna, ad aiutarsi in gara nei momenti di crisi, a socializzare la gioia di tagliare insieme il traguardo, a vivere insieme i goliardici i momenti post-gara.
Etnatrail 2013 (2^ ed.). Il racconto di Lara La Pera: Per fortuna, nel movimento del trail siciliano ci sono queste persone.
Grazie!  
L’Etnatrail ha rappresentato per il movimento del Trail siciliano una grande festa: tra i 300 atleti allo start molti provenivano da fuori e c’erano persino stranieri.
E’ stato bello avere tra di noi anche atleti molto forti su strada che hanno deciso di abbandonare cronometro e andature, lasciando che fosse la bellezza della natura a scandire chilometri e fatica.
La macchina organizzativa messa in moto da Carmelo Santoro e dal suo team (che da adesso é anche il mio) è stata semplicemente perfetta.
L'Etnatrail è sicuramente una manifestazione che, grazie alle potenzialità e alle bellezze della nostra meravigliose montagna, ma anche con la volontà, con la passione e con l’entusiasmo degli organizzatori può crescere ancora tanto.
Quest’anno, il giorno dopo la gara, al TG3 regione hanno fatto un bel servizio interamente dedicato alla manifestazione.  Che onore! 
Ho vissuto la gara in maniera molto intensa, sia perché era la mia prima gara con la squdra Etnatrail ASD, sia perché sarebbe stata l’ultima "lunga" di una stagione ricchissima di chilometri, dislivelli, salite, discese, gioie, dolori (solo fisici!) e soprattutto tanto, tantissimo divertimento.  
Non c’è stato un solo momento dei 30 km in cui non abbia pensato alla splendida avventura della 3 Rifugi della Val Pellice
Mi sentivo come quando, dopo aver passato qualche anno lontana (abbastanza lontana) dalla mia città, ci sono tornata. Tutto era familiare, tutto parlava la mia lingua, con il mio accento.
Dopo aver affrontato per la prima volta un Ultratrail sulle Alpi, superando tante difficoltà e restandone affascinata, sull’Etna tutto mi sembrava familiare, nonostante le difficoltà non mancassero affatto.  
Ma i profumi, i colori, i rumori avevano il meraviglioso sapore della nostra Sicilia.
Per gli amanti del trail, l’Etna è una montagna unica nel suo genere e per questo ha un fascino assolutamente particolare. E’ viva!
In questi 30 km vulcanici i nostri occhi hanno potuto ammirare la potenza della natura; abbiamo corso intorno a crateri inattivi, scalato dune di lava, ci siamo arrampicati sulla roccia nera.
Etnatrail 2013 (2^ ed.). Il racconto di Lara La Pera: La tipologia di terreno variava in continuazione, dal sentiero di terra battuta, alle pietraie di lava, la grossa sabbia dei canaloni in cui si sprofondava, il bosco. E le nostre gambe, i nostri piedi e la nostra testa dovevano adattarsi di continuo a tutti questi cambiamenti.  
In molti tratti del percorso, si sentiva un profumo penetrante di margherite, si sentiva il ronzio delle api e il sole picchiava sulle nostre teste. Poi, superando i 2200 metri di quota, le macchie di vegetazione cedono il posto ad un deserto quasi lunare.
Da alcuni tratti del percorso ed in particolare dalla prima faticosa salita si vede lo splendido Mare Ionio e, di fronte a noi, la costa calabra.
Nero, blu, il giallo dei fiori ed il verde dei piccoli cespugli spinosi sparsi ovunque.  Ed in questa esplosione di colori ripensavo alla 3 Rifugi, al rumore di acqua delle cascate, al profumo di sottobosco, ai prati pieni di fiori, alla nebbia…
Era tutto così diverso ma altrettanto bello.
Forse le mie parole sembrano scontate. Ma essendomi avvicinata da poco tempo al trail, di fronte a gli scenari splendidi e diversi che la natura ci offre, resto stupefatta. E mi esalta pensare in  quale modo intenso si possa vivere la natura, in quanti meravigliosi luoghi il trail ci può portare, a quante splendide emozioni ci può regalare, a quante belle persone si possono conoscere. 
Da quando ho deciso di avventurarmi in questa splendida dimensione della corsa abbandonando le mie eccessive paure (vertigini, caviglie slogate, ginocchia distrutte, mal di schiena!) mi è capitato di affrontare delle gare sempre camminando, di correre dove non avrei mai pensato di farlo, di arrivare prima, di arrivare ultima, di sbagliare strada, di aver paura di non farcela, ma sempre con animata dalla volontà di arrivare ad ogni costo.
Più dure sono e le difficoltà da affrontare in gara, più bello è tagliare il traguardo.
Domenica quando mi sono “buttata” nel primo canalone di sabbia spegnendo il cervello e lasciando andare le gambe e il cuore in quell’oceano nero, per qualche istante mi è sembrato di volare.
Grazie Trail!


Foto di Maurizio Crispi 
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7 agosto 2013 3 07 /08 /agosto /2013 21:06

Etnatrail 2013 (2^ ed.). Il racconto di Vincenzo Ferro: La 2^ edizione dell'Etnatrail (svoltasi il 4 agosto 2013 a Lingaglossa (CT), per l'organizzazione di Etnatrail ASD con la collaborazione di ASD SportAction) si era appena conclusa ed ecco che Vincenzo Ferro, finisher per la seconda volta, dopo appena poche ore, ha inviato il suo racconto. Per lui, questo è stato un appuntamento importante, perchè con questa sua partecipazione si è idealmente concluso un ciclo del suo prima anno di corsa.
Per lui, un ciclo si è concluso e uno nuovo ata appena iniziando, ma sempre stando con i piedi per terra, sulla base degli ammaestramenti che Vincenzo ha ricavato dalle sue precedenti esperienze.

(Vincenzo Ferro) Scrivo queste righe ancora un po’ acciaccato per la fatica ma contento come un bambino che ha trascorso una bellissima giornata insieme alla propria famiglia e a tanti amici con cui condividere una vera passione: sentirsi un runner.

E’ passato poco più di un anno da quando ho iniziato questa avventura e l’edizione dell’Etna trail 2012 è stata il mio battesimo con il vulcano più alto d’Europa. Quest’anno l’Etna è stato dichiarato patrimonio dell’Unesco e la seconda edizione 2013 assume un carattere particolare, poiché rappresenta un altro modo di fare conoscere il nostro territorio, e lo confermano tra i presenti atleti provenienti da diversi stai europei e d’oltre oceano.
In tanti hanno partecipato per la prima volta in una esperienza del genere e l’emozione e la tensione, mista a perplessità per l’esito finale di ognuno, si avvertiva sin prima della partenza. Ma anche coloro che  hanno già faticato in altre occasioni per le salite e le discese su fondo sabbioso o roccioso, immersi nel fitto bosco o sperduti in mezzo ad un deserto di lava pietrificata,  quando si apprestano a sfidare la Montagna non possono che provare emozione e rispetto.

Un anno addietro ero agli esordi e la mia partecipazione alla prima  edizione, come ho già raccontato, è stata massacrante: 7 ore sotto il sole in preda ai crampi per oltre metà gara, trovandomi - soprattutto nel post-gara - “tutto rotto”.

Sabato pomeriggio avevo già incominciato a fare la lista dell’occorrente.
Le previsioni meteo indicavano per la domenica una splendida giornata di sole con temperatura ottimale. “Una sola maglietta sarà sufficiente nonostante si dovranno raggiungere oltre 2.400 mslm”. L’esperienza e soprattutto il nuovo regolamento impongono che ogni partecipante porti con sé almeno un litro di acqua da rabboccare ad ogni punto ristoro.
Pertanto, al camelback ho aggiunto una borraccia con ½ litro di integratore di sali minerali, delle merendine, barrette ai cereali, perché correndo per lungo tempo viene fame. Inoltre, sempre "obbligatorio" l’utilizzo delle utilissime ghette, visto il fondo sabbioso che avremmo incontrato in lunghi tratti.
Alla partenza gli organizzatori contano oltre 300 partecipanti e poiché le operazioni di spunta vanno per le lunghe (bisogna sapere con certezza chi parte per questioni di sicurezza) il via è dato con circa 10 minuti di ritardo rispetto al programma.

Memore della precedente esperienza, ho iniziato tranquillo con il mio passo: mi ero prefissato di stare complessivamente entro i 12’ al km, anche perché Elena aveva promesso “cuzzate” se fossi scappato via subito alla partenza.
Dopo i primi 6 km trascorsi tranquillamente, è iniziata la salita in mezzo al bosco oltrepassato il quale ci si trova, arrivando sul crinale Serrecozzo, ad affacciarsi sulla immensa Valle del Bove messa lì apposta per proteggere le zone abitate dai “capricci” di Sua Maestà.
Tutti in fila, allineati come in processione, ammiriamo il paesaggio incantevole fino a quota 2.100 mslm ; nella discesa seguente le scarpe affondano nella sabbia vulcanica abbondantemente caduta anche quest’anno;  si ritorna alla zona di partenza dove ci aspetta un punto ristoro ricco di pezzi di anguria e marmellata.
Si riprende a scendere quasi  a quota 1500 per iniziare a risalire immersi nel bosco e ancora più, su oltre le “bottoniere” del 1923 e i crateri
più recenti del 2002, fino ad incamminarsi lungo la strada che viene percorsa dai fuoristrada della Forestale. Arrivati oltre quota 2.400 mslm inizia una vertiginosa e divertente discesa, dove non ci sono ghette che tengono poiché le gambe sprofondano nella sabbia fino al polpacci, per gli ultimi 3 km e dopo aver “scalato” il Maritozzo, antico cono vulcanico, finalmente il meritato arrivo a Piano Provenzana. Medaglia finisher, tanta anguria, doccia e pasta party.

Per quanto preciso, ricco di suggestioni e dovizie di particolari, risulterebbe difficile trasmettere in toto tutte le sensazioni che si provano nell’affrontare realmente una gara simile, perché il paesaggio attraversato, sia le sue parti ricche di fauna e flora sia quelle laviche semidesertiche inducono sentimenti intensi e diversificati da individuo a individuo.

Etnatrail 2013 (2^ ed.). Il racconto di Vincenzo Ferro: Durante la mia gara, trascorsa per tutta la seconda parte praticamente da solo poiché avevo accusato un dolore alla coscia sinistra attorno al 20° chilometro che non mi ha consentito di proseguire insieme ad Elena e Angelo, nonostante fossi immerso in tale contesto, mi sono chiuso in me stesso cercando di capire le motivazioni che mi spingevano a fare tutto ciò: la voglia di scommettersi così nella vita come nel lavoro, perché ritengo sia importante credere in sé e nei propri sogni, ma rimanendo sempre con i piedi per terra.
Infatti, nonostante io abbia raggiunto l’obiettivo prefissato completando la gara e migliorando di 58’ il tempo dell’anno precedente, reputo che bisogna sempre andare col proprio passo.
Proprio per questo motivo riconoscendo che non sono un campione né lo sarò mai, so che devo imparare ancora tante cose soprattutto da coloro che campioni lo sono, e tra i tanti che hanno partecipato, i nostri Giuseppe Cuttaia, già vincitore della 1 edizione, e Vito Massimo Catania, vincitore di tantissime gare su strada e al suo primo appuntamento con l’Etna Trail.

Entrambi si dall’inizio si sono dati  il cambio in testa alla gara e come due grandi campioni hanno primeggiato ora uno ora l’altro, (chissà perché ma, proprio mentre scrivo, mi ritornano in mente due nomi…  Coppi e Bartali) però alla fine, si sono presentati all’arrivo entrambi mano nella mano, insieme, vivificando la loro impresa sportiva con un fondamento di amicizia e rispetto, così come é stato il grande gesto fatto da Vito Massimo al traguardo. 
Come una storia di altri tempi...  anzi di più, una favola siciliana.

 

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6 agosto 2013 2 06 /08 /agosto /2013 12:59

6 ore Clarentina (1^ ed.). Il racconto di Elena Cifali: Si è svolta a luglio la 1^ edizione della 6 ore Clarentina, a San Pietro Clarenza (CT), su di un circuito di 400 metri circa.
Vi ha partecipato anche la catanese Elena Cifali, assidua collaboratrice di questo magazine online.

Ed ecco, anche se con un po' di ritardo il suo racconto che si affianca a quelli già pubblicati nei giorni scorsi, ma con l'autorevolezza di chi ha al suo attivo diverse esperienze di ultramaratona e che, nel maggio scorso, è stata per la prima volta finisher della 100 km del Passatore e, in questo senso, le sue precedenti esperienza nella ultramaratone a tempo (12 e 6 ore) sono state propedeutiche in vista di questo ambizioso progetto di crescita come ultramaratoneta.
I racconti di Elena Cifali vanno letti e meditati, assaporati e gustati: e non è importante che siano pubblicati a stretto ridosso di una gara appena svoltasi, perchè sono degli evergreen: in quanto la Nostra ci offre sempre un vertice di osservazione privilegiato sull'interiorità delle sue esperienze, sulle emozioni e sui paesaggi mentali che, nel corso dell'esperienza della corsa di lunga distanza, si schiudono davanti al runner che vi è impegnato.
In questo senso, Elena Cifali da voce alle nostre stesse esperienze ed è per questo motivo che le sue fatiche letterarie devno essere apprezzate e possono essere condivise.
Ecco, dunque, il suo racconto.

 

(Elena Cifali) “Coraggio Elena, tra poco sarà di nuovo Natale”, me lo ripeto e me lo ripeto ancora quasi a volermene convincere mentre il caldo mi sfianca. Il sole è ancora alto nell’azzurro cielo siciliano ed i suoi raggi impietosi mi cuociono il volto ed il corpo. Davanti a me un anello ovale lungo 400 metri dentro al quale dovrò correre - girando e girando senza sosta - per ben 6 ore.
Non è la mia prima 6 Ore: ho già corso questa tipologia di gara ed ho già corso per 12 ore consecutive dentro una pista. E, dunque, so perfettamente cose mi aspetta oggi. “Sarà di nuovo Natale, farà freddo e ricorderai con rammarico queste soleggiate giornate di metà luglio”, col pensiero lavoro su me stessa, cercando di ingannare la mia mente nel tentativo di farle credere che, dopotutto, non va così male.
6 ore Clarentina (1^ ed.). Il racconto di Elena Cifali: E, intanto, goccioloni di sudore scendono lungo le guance e si raggruppano sotto il mento, poi finalmente mi lasciano per infrangersi sul petto. Nel giro di 20 minuti mi ritrovo bagnata fradicia.
Osservo i miei compagni, uomini e donne che, insieme a me, stanno correndo coraggiosamente questa 6 Ore Clarentina e li trovo tutti magnifici. Anche loro stanno soffrendo, una sofferenza che conosco benissimo, che condivido e che amo.
Già, non ci si inventa maratoneti e tanto meno ultramaratoneti.
Sono tanti gli amici che rivolgendosi a me con fare ironico mi dicono che ormai per me correre le lunghe distanze è diventato un gioco da ragazzi.
E no, invece!
Non è un gioco, anche se ammetto che il divertimento non manca. Non è per nulla semplice alzarsi dal letto la mattina prima dell’alba -giuro che a volte prenderei a pugni la sveglia- quando fuori fa freddo e magari ha piovuto tutta la notte, o quando sull’asfalto trovo chilometri e chilometri di gelo.
Mi alzo e, mentre lo faccio, mio marito e mio figlio si rinsaccano sotto le coperte a godere delle ultime ore di sonno, al caldo, al riparo, al sicuro.
Uscire sulla strada, quando fuori il paese ancora dorme ed in giro non trovo neppure i soliti cani randagi, richiede una immensa forza di volontà. A volte ignoro la necessità di allenarmi ed allora rimango a a letto a dormire, in questi sporadici casi i sensi di colpa che mi attanagliano durante tutta la giornata si fanno pesantissimi fino a farmi desiderare fortemente che arrivi presto il nuovo giorno per rimediare a quella temporanea pigrizia.
Ma non è solo pigrizia! Il mio corpo, la mia mente, le mie gambe necessitano di riposo e non sempre è salutare ignorare tali necessità. E vogliamo parlare di quando il sabato sera rinuncio a fare tardi con gli amici perché l’indomani c’è “il lungo” da fare?

Per noi maratoneti (ed ultrarunner) non esiste Natale, Capodanno, Pasqua: se ci si deve allenare, tutto il resto passa in secondo piano.
Questo non vuol dire che ne siamo sempre contenti, a volte le rinunce costano più fatica della gara stessa. D’estate poi tutto diventa ancora più complicato. La sveglia suona ancora prima che le campane della Chiesa vicina abbiano battuto le 5.00.
Bisogna far presto ed uscire in strada prima che il sole sorga del tutto, prima che il caldo diventi insopportabile, prima che il paese si metta in movimento. No, non è così semplice preparate un’ultra maratona. E così capita spesso che una gara come quella che sto correndo oggi diventi l’occasione giusta per fare un lunghissimo che servirà a preparare la prossima.

6 ore Clarentina (1^ ed.). Il racconto di Elena Cifali: Gara su gara, lungo su lungo, maratona su maratona, ultra su ultra e così facendo mi ritrovo a correre la mia ottava impresa di questo impegnativo 2013. Intorno a me, oltre agli altri concorrenti, ci sono la mia famiglia, i miei amici più cari, gli staffettisti che aspettano impazienti il loro momento, i ragazzi sulle loro handbike, i fantastici bambini addetti agli spugnaggi ed ai ristori, i componenti dell’organizzazione ma soprattutto loro: “le due ombre”.
Le prime 4 ore di gara sono già trascorse da un po’ e finalmente riesco a superare la distanza della maratona. Sto bene, soprattutto quando resto sola con me stessa.
Il sole è calato e, aiutata da uno splendido tramonto, la luna ha preso servizio in questo cielo privo di nuvole, accendendo una luce dentro di me.
Guardo avanti i momenti che scorrono veloci.
Mi lascio naufragare dolcemente dentro i miei pensieri e soprattutto dentro i miei ricordi, mi faccio sedurre da sogni incoffessabili, da amari rimpianti e da inenarrabili rimorsi.

Chi come me è abituato a correre le lunghe distanze sa che non bisogna mai fermarsi, non bisogna accontentare il corpo stanco che implora di arrestare la corsa. Guardo per terra più spesso che mai perché la stanchezza è arrivata col suo carico di energia negativa e scorgo le mie due ombre. I lampioni dello stadio hanno preso il posto del sole, riflettono su di me una luce che proietta sul nudo asfalto due ombre. Sorrido. Anzi rido, ho trovato il modo per ingannarmi!

Alla mia sinistra l’ombra è più scura, nitida, presente e prepotente, è l’ombra malevola, quella che ad ogni passo mi ordina di arrestarmi.
Di tanto in tanto l’assecondo, mi fermo ai ristori, mangio, bevo, mi siedo.
Alla mia destra l’ombra è più chiara, poco percepibile, timida direi. Questa è l’ombra buona, quella che mi da coraggio e forza, che mi implora di continuare a correre. Le do retta, allungo il passo, la falcata diventa più ampia, il ritmo più veloce, il cuore batte più forte e tutto diventa più facile. Queste due ombre sono l’una la contraddizione dell’altra, come nella mia vita: il bianco ed il nero che si incrociano in un gioco di colori e stupori.

Giro dopo giro aspetto di ripassare da quel meraviglioso punto in cui le ombre si incrociano perchè so che li vedrò le parti più nascoste di me, quelle che alla luce del sole non si vedono, quelle che bisogna accendere le lampade per scovarle e farle uscire allo scoperto.

6 ore Clarentina (1^ ed.). Il racconto di Elena Cifali: Come sempre l’ultima ora di gara è quella più bella.
E’ il turno del mio amico Salvo Campanella, impegnato - come ultimo frazionista - nella staffetta 1hX6 su handybike. Eccolo, è partito anche lui, lo vedo a cavallo del suo bolide, fiero come un cavaliere sul suo cavallo pronto per la battaglia. Lui è un combattente e niente e nessuno potrà mai fermarlo.
Non lo fermarono quegli 8 km in più corsi durante la maratona di Siracusa del 2012 a causa dell’errore di un giudice di gara sbadato (fu proprio in quell’occasione che lo conobbi e lo incoraggiai a continuare fino al traguardo che passammo mano nella mano come vecchi amici) e non lo fermò neppure quella brutta caduta che ha cambiato la sua vita.
Io mi sto divertendo a correre a più non posso alcuni giri per fare un “dispetto” ad un frazionista che non riesce a prendermi, quando Salvo mi passa accanto: lo sento ridere di gusto, mi chiama per nome “Elenaaa” e ride, ma ride sul serio.
Mi commuovo, inizio a singhiozzare, gli occhi si appannano, non respiro bene, devo riprendermi e alla svelta. Perdo potenza e velocità ed è giusto che sia così.
Cerco di ricomporre i pensieri, le emozioni: fra poco la gara sarà finita ed io ringrazio Dio per avermi dato ancora una volta la possibilità di “vivere” come più mi piace fare.
Ho corso per 6 ore, coprendo una distanza di oltre 52 km e nel frattempo ho imparato che se è pur vero che moriamo una sola volta è altrettanto vero che nasciamo un’infinità di volte, ognuno a suo modo.
Io rinasco ogni volta che allaccio le scarpette ai piedi.

 

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25 luglio 2013 4 25 /07 /luglio /2013 16:18

6 ore Clarentina (1^ ed.). Il racconto di Vincenzo Ferro: Alla 1^ edizione della 6 ore Clarentina hanno partecipato i partecipanti non sono stati tantissimi, assommando assieme gli atleti iscritti alla gara indivisuale, a quella a staffetta e alla staffetta per diversamente abili.
Ma pur pochi sono stati "buoni", perchè sono stati i pionieri di un'ultramaratona siciliana "a tempo" (specialità 6 ore) fossero atleti con già esperienze di ultramaratone nel carniere (come Elena Cifali oppure Salvo Crudo) o atleti esordienti in questa specialità di ultra o nel campo delle ultramaratone in assoluto. Vincenzo Ferro che ci ha inviato il suo racconto relativo alla sua partecipazione alla 6 ore Clarentina - come Eleonora Suizzo - aveva già corso una gara che molto si avvicina per caratteristiche ad una Ultra (e che è stata la Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013).
Ma Vincenzo Ferro - come Eleonora Suizzo - con la sua partecipazione alla gara alla 6 ore clarentina è entrato decisamente nel territorio delle ultramaratone.
Ed ecco, di seguito, il racconto della sua iniziazione nella specialità di Ultra "6 ore".

(Vincenzo FerroHo sempre inteso lo "spirito del runner" non legato all'individualismo e  all'antagonismo, ma bensì alla condivisione e al sano agonismo, e la 6 Ore Clarentina ne è stata la vera dimostrazione. Una manifestazione aperta a  tutti e dove tutti hanno onorato la propria presenza.

Personalmente è stata la prima volta che ho partecipato ad una prova simile e non posso nascondere la iniziale curiosità e l'emozione finale che ho provato. La gara è stata bellissima, insieme ai soliti compagni di corsa, a tanti  altri magari alla loro prima esperienza come Gabriella, ed anche per la presenza di veri campioni come Tatiana, Graziella, Manuela, Santi,  tutti  però consapevoli di dare il proprio contributo per la vittoria dello  sport.
Partire nel bel mezzo del pomeriggio di una giornata assolata di luglio poteva fare pensare ad un inizio guardingo e sotto tono; invece da subito Michele, sempre in testa sino alla conclusione, incomincia ad imporre un ritmo sostenuto pari a quello degli staffettisti, che si sono cimentati
 ognuno per un'ora lungo l'anello in asfalto dell'impianto sportivo, insieme ai campioni della handbike Juan, Carlos, Ivan, Giuseppe, Alessandro e Salvo.

Correre in un circuito ha riservato nuove sensazioni diversamente a quanto provato durante le gare finora disputate; è stato piacevolissimo essere sostenuti dall'incitamento di quanti stavano ai bordi della pista e dai  ragazzi e bambini dell'assistenza che ad ogni giro si prodigavano ad offrire un bicchiere d'acqua, una spugna imbibita, e tutti gridavano ai propri cari "Forza mamma! Forza papà!".

La pista è stata divisa in due parti: in quella esterna sfrecciavano i ragazzi della handybike, mentre nella corsia interna, alla partenza, c'erano posizionati davanti gli staffettisti della prima ora e a seguire gli impavidi individuali della 6 ore.
Appena partiti, tutti dietro Michele e Vincenzo, proseguivamo in gruppo, Elena, Salvo Crudo, Salvo Piccione, ed Eleonora Suizzo, anche lei alla sua prima esperienza del genere.

Sull'onda di quest'aria di festa e noncurante del gran caldo ho proseguito costante ad un ritmo elevato, sicuramente troppo per le mie potenzialità, tantè vero che dopo due ore e quaranta minuti di gara avevo già percorso circa 30 km e doppiato più volte Salvo C. ed Elena che, alla luce dellae loro precedenti esperienze in altre podistiche "a tempo" (tra il 2012 e il 2013) andavano ad un passo più lento, e la stessa Eleonora che aveva accusato una "crisi" intorno alle due ore.
Ma, all'improvviso, attorno alla terza ora quando tutto sembrava tranquillo, è scattato - senza alcun preavviso - il mio momento di crisi, e dire che poco prima Salvo P. rimasto sulla scia, superandomi, mi aveva detto: "Stai attento, Enzo, adesso viene il difficile tra la terza e la quarta ora!".
Da quel momento, sono divenuto assiduo frequentatore della zona di sosta/ristoro bene organizzata: biscotti, frutta, acqua, integratori, coca cola, mandorle.
Prendo di tutto! E gli amici a bordo pista che mi vedono passare allegramente camminando e masticando mi salutano calorosamente e affettuosamente "Ma vinisti pi mangiari!?.... curri!!"

In questo momento della gara in tanti mi passano abbastanza veloci, anche Elena, Salvo, ed Eleonora, ma il susseguirsi delle soste fa sì che tutti siano sempre lì insieme a me, quasi ad aspettarmi ad ogni giro e, di fatto, non resto mai solo.
E' proprio in questi momenti che assapori il senso della corsa, quello spirito di cui parlavo all'inizio.
Tutti sono con te, e ti sostengono dal primo sino all'ultimo, come del resto avevo fatto prima con quelli dietro. Qui, intravedo il senso di condivisione delle proprie sensazioni, delle storie di tutti i giorni, ma qui vedo anche uno "scambio" continuo e vitalizzante: di idee, di emozioni, di sentimenti, di pensieri...
Un'autentica dimostrazione di  ciò che vuol dire fare sport insieme.

Verso la quarta ora per l'ennesima volta vengo superato da Salvo C ed  Eleonora e tutto quello che riesco a dire loro è incitarli "Forza, state andando come il vento!".. e Salvo risponde scherzosamente: "Ci calasti a pasta troppo presto!!!". 
Aveva ragione, ma ancora devo farne di esperienza!!!

Finalmente, dopo avere effettuato una lunga sosta, alla quinta ora ricomincio a correre con passo costante e riesco a concludere dignitosamente la gara.
Obiettivo iniziale raggiunto: i 50 km sono stati abbondantemente superati (53,450 cronometraggio TDS).     

Dopo una rinfrescante doccia, presso i servizi dell'impianto sportivo, pasta party, grigliata di carne ed anguria per tutti, insieme ai propri cari.
Archivio questa prima 6 Ore con l’immagine del viso stanco ma soddisfatto di Gabriella, ultima staffettista alla sua prima esperienza (finora era stata presente come accompagnatrice di Francesco) che, con un grande sorriso, mi dice: "Enzo, quando la prossima?”.

Lei ha vinto! La corsa ha vinto.

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24 luglio 2013 3 24 /07 /luglio /2013 16:41

6 ore Clarentina (1^ ed.). Il racconto di Salvo Campanella: La 6 ore Clarentina (disputatasi a San Pietro Clarenza - CT - lo scorso 20 luglio 2013) è stata una "prima" edizione  di un'Ultra tutta siciliana ed è stato davvero apprezzabile il fatto che gli organizzatori si siano lanciati in questa avventura, promuovendo in Sicilia il movimento delle Ultramaratone, ma - cosa rimarchevole - gli organizzatori hanno deciso di inserire nel contesto della manifestazione anche una gara sa staffetta per disabili su handybike.
Ed è stato così che la 6 ore Clarentina oltre ad essere una "primissima" nell'ambito del podismo siciliano è stata anche l'occasione del debutto competitivo di Salvo Campanella (Marathon Misilmeri) nella specialità handybike.

Come sanno molti dei runner siciliani, Salvo Campanella all'inizio del 2012 ha purtroppo subito un incidente sul lavoro che ha comportato per lui la perdita della funzionalità motoria agli arti motori.
Eppure Salvo che era animato da una grande e generosa passione per la pratica del podismo e che si era forgiato nella sfida - in primis con se stesso e poi con gli avversari - su tanti campi sportivi, ha affrontato la battaglia con il suo nuovo "limite" con grande coraggio ed è stato così che, il 20 luglio 2013, si è ritrovato a gareggiare accanto ai suoi "fratelli" runner (come Salvo ama  - a ragione, alla luce delle passate esperienze - definirli) sul suo ciclone.

E, come ha gareggiato a San Pietro Clarenza, così speriamo di rivedere Salvo Campanella di nuovo su tanti campi di gara, a dimostrare che là dove la vita ci dispensa - con la sua severità inappellabile - un limite, questo limite può essere trasformato in potenzialità per fare cose nuove oppure per tornare a fare le stesse cose di prima, ma in una maniera diversa.

(Salvo Campanella) Tutto perfettamente organizzato dal grandissimo Davide Bandieramonte che, con questa formula "mista" alla 6 ore Clarentina, ci ha dato lo scorso 20 luglio 2013, la possibilità di vivere questa fantastica esperienza: ritornare (per me) a correre con i miei fratelli runner cosa che auspico di poter fare anche nel prossimo Gran Prix di maratonine se il Presidente Polizzi me ne darà la possibilità.
La 6 ore Clarentina si è svolta all'interno di un anello realizzato - proprio per dare la possibbilità a chi lo voglia -  di svolgere un allenamento in tutta sicurezza, lontano da auto che ti sfrecciano accanto ad altissima velocità.
Il traccciato, molto liscio e scorrevole, é stato suddiviso in due corsie molto ampie, in una dele quali "correvamo " noi handbiker, mentre nell'altra i normo.
Bellissima la condivisione dello sport, fatto ognuno con le proprie abilità.
Il luogo immerso nel verde ai piedi del maestoso Etna mi ha regalato fantastiche visioni paesaggistiche che solo in quella location si possono ammirare. I colori del tramonto sono stati i più belli accompagnati dal sorriso di alcuni bambini che si sono dedicati allo spugnaggio e ai rifornimenti a bordo pista.

E' grande l'ammirazione verso persone che tutti noi runner conosciamo che sono partiti alle 17:30 per la 6 ore individuale (tra questi: Elena Cifali, Salvo Piccione, Salvo Crudo, Michele D'Arrigo) incuranti della calura, con l'intento - non dichiarato a parole - di dimostrare, divertendosi, che i limiti sono solo mentali e non fisici.

6 ore Clarentina (1^ ed.). Il racconto di Salvo Campanella: Altra immagine impressionante è stata quella dello stile di corsa da gazzella di campionesse come Tatiana Betta e Graziella Bonanno che corrono accanto ad un runner tutto "scicatu "(come dichiarato da lui stesso) Carlo Platania.
E' incredibile come questo sport possa accomunare persone talmente diverse che condividono la stessa passione.
Altra emozione grande è stata il via di Ivan Messina (1° staffettista) che con una spinta di braccia e schiena ha fatto impennare quasi fino al ribaltamento il suo "bolide": l'unico che ha corso con la carrozzina olimpionica e che è riuscito a dare un ritmo alla gara davvero impressionante percorrendo in 1:12 25,293 km.
Il sole cala e la frescura serale ci raggiunge ed intanto si susseguono i cambi degli staffettisti. Un piccolo problema tecnico stoppa Giuseppe Garaffo che, in qualche modo, aiutato da me e dai nostri terapisti, si riesce a sistemare e a far partire in tempo.
Poi tocca a me: ecco sono pronto!
Salto sulla mia handbike e mia moglie, immancabile, mi aiuta a sistemare le gambe; il mio cuore già va a duemila. Mi raccomanda come una mamma premurosa di andare piano, dicendomi che mi devo solo divertire.
OK, le dico e via si parte! 
La fresca aria sbatte e accarezza il mio volto come la mano di un bambino.
La luna mi guarda da lassù.
I miei compagni mi incitano giro su giro e, accanto a me, corrono i miei fratelli runner: ascoltare il suono dei loro passi mi fa tornare in mente la fatiche e i divertimenti passati insieme a loro.
Sembra solo un minuto ed é gia passata mezz'ora.
Le mie braccia girano alla grande.
L'asfalto e molto scorrevole e ho preso un buon ritmo.
Spero di tenere.
Penso che sono alla prima esperienza. Ho solo qualche allenamento di poco conto e spero che i muscoli piccoli delle mie braccia non si irrigidiscano, costringendomi a dover rallentare.
Ed eccoli sono loro, SuperElena e Salvo Crudo stremati dalla stanchezza, ma sono lì che corrono accanto a me.
Finalmente ci sono riuscito grazie anche alla promessa fatta a loro che, al più presto, saremmo tornati a correre assieme.

Tutto fila liscio come l'olio guardo il mio Garmin ed giaà passata la 1^ ora.
Le mie braccia hanno tenuto.
Allora, via!
Cambio rapporto e cerco di fare una bella progressione negli ultimi 12 minuti.
E poi è fatta!
Ecco lo sparo.    
Gara finita. Tutti a mangiare e via al pasta party con grigliata finale, seguito dalle premiazioni.
Pochi minuti per caricare l'Handybike in macchina e si va a dormire.
Ormai il nuovo giorno è iniziato e tra poche ore si parte per la Ragusa-Modica-Scicli .

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22 luglio 2013 1 22 /07 /luglio /2013 22:28

6 ore Clarentina (1^ ed.). Il racconto di Eleonora Suizzo: un inno alla corsaSi è svolta il 20 luglio 2013 la 1^ edizione della 6 ore Clarentina, a San Pietro Clarenza (CT) all'interno dello Stadio comunale clarentino di Villaggio delle Ginestre, con start alle 17.30. 
E' stata la prima edizione di un'ultramaratona che si aggiunge a quelle che hanno già una loro tradizione nel territorio siciliano e l'affacciarsi di una nuova ultra nel territorio siciliano é il sicuro indicatore d'una crescente presa del fascino delle ultramaratonetra le sicule genti, grazie ad alcuni atleti che hanno fatto da "apripista" nelle diverse specialità delle ultramaratone. 
Gli iscritti alla 6 ore clarentina sono stati pochini: si potrebbe dire appena un pugno di eroi, uomini e donne.
Ma si sa che le ultramaratone sono sempre per pochi intimi, in confronto alle "masse" che frequentano le gare brevi sino alla distanza della maratona che di fronte alla possibilità di partecipare ad un ultra storcono il naso oppure dicono: "Non fa per me. Non mi voglio rovinare le gambe".

Ogni tanto qualcuno, desideroso di affrontare una sfida nuova e non comune varca la soglia delle ultramaratone (andando oltre i fatidici 42,195 metri) e si trova con sua sorpresa in un territorio ricco di fascino e popolati da personaggi interessanti. 

E' quello che ha fatto la catanese per adozione Eleonora Suizzo che, dopo un'escalation che l'ha vista protagonista di prove via più impegnative (è recentissima la sua prima esperienza da finisher all'Etnatrail 2013) si è lanciata nel mondo delle Ultra, con il suo primo battesimo alla 6 ore Clarentina.
Qui di seguito pubblichiamo il suo racconto. 

6 ore Clarentina (1^ ed.). Il racconto di Eleonora Suizzo: un inno alla corsa(Eleonora Suizzo) È una vocina che odo da lontano e mi sussurra di andare e di provare, ancora una volta, a cimentarmi in un nuovo modo di vivere la corsa. Lei, quella funesta presenza che rende piena ogni mia giornata, pacandomi quando sono adirata, emozionandomi quando sono serena, elevandomi ad uno stato di grazia quando sono felice. Non è per tutti, ed è giusto che sia così, perché solo chi affronta determinate sfide ed imprese ed ha il coraggio di mettersi alla prova ogni volta e' Uomo, ma Uomo speciale, oltre ogni età, genere, cultura e ceto sociale.

Non avendo mai corso una Sei ore podistica e nutrendo una particolare avversione per i campi sportivi, ho temuto la gara sin da subito; ma, con la testardaggine che mi contraddistingue e con la totale incoscienza con cui affronto ogni mia avventura, ho pensato fosse meglio non pensarci.
L'impatto emotivo al ritrovo dei partecipanti, al di là del piacere immenso di incontrare ogni volta i grandi Michele, Salvo e Salvo, Enzo, Elena è stato pessimo. L'afa del pomeriggio estivo, la totale assenza di verde, un campo sportivo solitario, abbandonato, senza spazi verdi, la pista in asfalto e quel povero cane malato, pronto a mendicare un briciolo di attenzione, mi hanno sconfortata.
Non mi perdo d'animo. So che correranno con noi anche i miei cari amici. Loro gareggeranno nella staffetta 6x1 ora e sarà un piacere vederli sfrecciare accanto a me, oltreché un diversivo.
Ci saranno anche i super-ragazzi che correranno in handbike, e tutto cio' mi rende orgogliosa della scelta che ho fatto. Sara' un onore per me correre accanto a loro.
La partenza della gara e' prevista per le 17.30 in punto.
Ai nastri di partenza siamo veramente in pochi, ma c'è Carmelo che mi trasmette sempre tanta forza e crede in me e non potrei mai deluderlo: e allora rido e mi distraggo e non penso nulla.
6 ore Clarentina (1^ ed.). Il racconto di Eleonora Suizzo: un inno alla corsaPartiamo. Corriamo subito in gruppo, siamo in 11, i runner della sei ore individuale, 9 uomini e 2 donne e sgranchiamo le gambe troppo velocemente per poter tenere il ritmo fino alla fine. Michele si allontana dal gruppo immediatamente, sembra seguire la sua via, fluido, leggero, auricolari in testa. Per tutta la gara non lo vedrò mai stanco e rimarrà in testa da campione, per un chilometraggio totale di ben oltre i 60 km. Vincenzo dietro di lui.
Comincio subito a sentire caldo, ma c'è caldo; i rifornimenti sono bene organizzati, con acqua, sali, mandorle, banane, biscotti.
Delle meravigliose bambine si prodigano per farci avere ad ogni giro, di 400 metri ciascuno, spugne sempre bagnate, acqua e sali. Ripuliscono subito dopo, corrono, ridono, giocano, ballano, incitano gli atleti e lo faranno fino alla fine, fino allo scoccare delle 23.30, con la stessa gioia ed energia del primo pomeriggio. È un' immagine rassicurante che mi fa ben sperare per il nostro futuro.

Bevo quasi ogni giro, forse troppo, e ho bisogno di andare in bagno per ben 2 volte, in poco meno di due ore di corsa. Strano, molto strano, tra le altre cose, il  bagno è fuori dalla pista e tutte le volte perdo svariati minuti, ma non mi deve importare se al traguardo voglio arrivare.
Rientrata in campo, alle 2 ore circa di gara, ho un crollo.  
Le gambe sono stanche, rallento, devo rallentare, mi sento la pancia piena di acqua, sono infastidita. Forse ho bevuto troppo e io non bevo mai così tanto.
Cerco di riprendermi mangiando delle mandorle e aspetto che il mio corpo ritorni ad ascoltarmi, nel frattempo mi distraggo  con un po' di musica e tranquillizzo con lo sguardo Carmelo, che ha già concluso onoratamente la sua ora e mi sostiene con la sua presenza.
Ci sono anche Roberto, Manuela, Graziella e Biagio e volti noti che assistono ad una corsa sempre uguale, sempre intorno, sempre bella. Guardo la mia ombra sul l'asfalto: prima era alta, bella, impettita, ora e' curva, stanca. Non mi piace.
Passa Enzo, mi attacco a lui con la mia corda invisibile. Sono partita veloce e non sono abituata al caldo ed anche se amo il sole e la sua energia che è vita per noi, non aspetto altro che vederlo tramontare, per ristabilire il mio equilibrio interiore.
Bene. È passato. L'ombra nera, con la sua scure, ha perso la sua battaglia anche questa volta e sento fluire nuovamente la linfa dell'energia nelle mie vene e nelle mie gambe. Sono trascorse 4 ore ormai, non mi fanno più paura i giri, conosco ogni singolo pezzo di asfalto, metro per metro, ne ricordo le crepe, il dislivello e la durezza, torno a sorridere. Non sento caldo, e su in alto nel cielo ritrovo la luna, ancora dai contorni sbiaditi, ma pronta a seguirmi dall'alto fino alla fine. Il mio angelo custode della maratona dell'Etna, Salvatore, anche questa volta mostra di ben meritare l'epiteto affibbiatogli, tirando fuori dalla borsa frigorifero un'arma segreta: una bottiglia di Cocacola ghiacciata.
Contro ogni regola, ogni manuale del runner provetto, ingurgito la fresca bevanda, quasi fosse una pozione magica, carburante per le mie gambe ed il mio corpo.
Non ricordo bene come sia trascorso il resto del tempo, ma ricordo benissimo che l'ultima ora é stata per me una sorpresa inattesa: ho ricominciato a correre, senza sentire dolore, alzando la falcata, riprendendo fiato, animo, testa e - pur tra mille contraddizioni, vivendo dentro di me emozioni intense - ho concluso la mia prima 6 ore, percorrendo quasi 55 km per un totale di 137 giri e,addirittura, finendo in volata sotto il gonfiabile blu.

Una gioia immensa e' stata vedere gli sguardi di chi mi vuole bene e sentire il loro affetto al traguardo. Ancor di più condividere la prima gara insieme ad Elena, anzi a SuperElena, che è un modello esemplare in queste competizioni, donna dalla forza incommensurabile e dalla vitalità esplosiva.
Brindo da sola alla mia vittoria, sorridendo sorniona dentro di me, appagata dalla fatica, conquistata dalla mia forza che spesso non riconosco e che guardandola negli occhi mi sorride e si beffa di me.

 

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20 luglio 2013 6 20 /07 /luglio /2013 13:23

Tre Rifugi della Val Pellice 2013. Il racconto di Lara La Pera: Si è svolta, il 14 luglio 2013, la 38^ edizione della Tre Rifugi della Val Pellice, a Bobbio Pellice. 
La palermitana Lara La Pera vi ha partecipato assieme ad una piccola delegazione di siciliani, costituita da Roberto Magnisi, Pippo Ruggeri e Michele Ranno.
Ha scritto, ancora caldo, un primo parere, già precedentemente divulgato su questo magazine: "Gara difficilissima ed impegnativa. Abbiamo avuto momenti di panico... La parola d'ordine: umiltà! L'unico obiettivo era arrivare alla fine e abbiamo fatto tempi altissimi. I panorami sono stati mozzafiato, l'organizzazione perfetta, l'accoglienza superlativa. Una gara che ci ha regalato bellisime emozioni e che ci rimarrà nel cuore!" 

Ma, subito dopo, ha messo mano alla penna e ha raccontato la sua gara, pur precisando - a mo' di premessa -, che le parole e le frasi possono dare soltanto una pallida idee di emozioni tanto intense.
Ma io credo che Lara sia riuscita perfettamente a trasmettere le sue emozioni, coniungando la descrizione "oggettiva" dei luoghi di una gara diffcile ed impegnativa (con un tipo di difficoltà mai sperimentate prima) e l'evolversi delle sensazioni e degli stati d'animo.
Le gare podistiche impegnative sono come piccoli viaggi nelle geografie esteriori ed interiori e, quindi, come tutti i viaggi/pellegrinaggi ti cambiano la vita e lasciano dentro di te podista/viaggiatore un segno profondo.
Con il suo racconto che proponiamo qui di seguito, Lara ci dà una conferma di questo piccolo assioma.

(Lara La Pera) Nelle ultime 5 settimane con i miei compagni di avventura abbiamo percorso circa 190 km in montagna, sommando quasi 11600 m di dislivello (Pippo un po’ di più, ma lui è Super!), ma in tanta fatica ci sono i profumi delle Madonie, il paesaggio lunare e magnetico dell’Etna, la maestosità delle Dolomiti e la bellezza selvaggia ed incontaminata delle Alpi Piemontesi che lo scorso 14 luglio hanno messo a dura prova i nostri muscoli e il nostro coraggio, ricordandoci che quando si affronta un Trail la prima regola è l’umiltà di fronte alla forza della natura.

La Val Pellice è una zona ancora incontaminata, non ci sono impianti sciistici o strutture alberghiere (a parte rifugi e baite costruiti rigorosamente in pietra di fiume) ed è frequentata solo da escursionisti appassionati di percorsi  particolarmente impegnativi.
Gli abitanti della Val Pellice amano e rispettano le loro montagne e hanno fatto in modo da lasciare incontaminata la meravigliosa natura che li circonda (avremmo tanto da imparare da loro!).

Tre Rifugi della Val Pellice 2013. Il racconto di Lara La Pera: L’Ultratrail dei 3 Rifugi della Val Pellice ha una lunga tradizione: quest’anno si è svolta la sua 38^ edizione.
E’ una gara molto amata dagli abitanti della zona: infatti, molti partecipanti provengono dai paesini della Val Pellice e dalla provincia di Torino.
E’ una gara durissima, 54 km e 3818 metri di dislivello positivo e, per questo, fino all’inizio degli anni '80 le donne non potevano parteciparvi!
Poi, come sempre, abbiamo dimostrato di non essere il sesso debole e le prime due donne ammesse alla gara hanno concluso l’intero percorso (che allora era di circa 30 km) ancor prima di tanti atleti uomini.
Gli atleti che corrono la Tre Rifugi, i corridori del cielo, dalla gente del luogo vengono visti come degli eroi. Non importa quanto tempo si impiega a concludere la prova, l’importante è arrivare.
E quest’anno tra i 360 iscritti c’erano quattro coraggiosi siciliani, che sono stati accolti dagli organizzatori come grandi campioni: Pippo Ruggeri, Roberto Magnisi, Michele Ranno e Lara La Pera.

La gara inizia con una salita di 13 km e 1600 m circa di dislivello (da Bobbio Pellice al Colle Barant quota 2370m) dove, chi come me ama le lunghe salite, si diverte!
Dopo pochi chilometri corsi in rigoroso silenzio dietro Roberto senza mai esagerare (la strada era ancora infinitamente lunga), sento una voce a me familiare alle mie spalle: "Forza La Pera, forza Lara….non farti superare….vai vai…adesso mollano….Fai come alla 0-3000 negli ultimi 10 km!”
Appunto, lì erano gli ultimi 10 km, mentre qui siamo ancora all’inizio…
Comunque era Super-Pippo Ruggeri, un vero e proprio mito.
Pippo sprizzava entusiasmo ed energia da tutti i pori e l’ho fatto passare davanti a me sapendo che entro pochi minuti l’avrei perso di vista.
Infatti, l’ho ritrovato al traguardo molte ore dopo, fresco come se avesse fatto solo una passeggiata sul Corso di Taormina!

La prima salita fino al Barant e la prima discesa che ci porta al Rifugio Barbara Lowrie (km 18 e quota 1750 metri) non presentano particolari difficoltà tecniche, poi ci si trova il colle Manzol da scalare: e qui inizia il trail allo stato puro!

Tre Rifugi della Val Pellice 2013. Il racconto di Lara La Pera: “Io sono nata su un’isola…..che ci faccio qui?”.
Questo è quello che ho pensato mentre attaccata ad una corda e con una meravigliosa vallata verde alla mia sinistra (le persone giù erano piccole come formiche…), procedevo verso la vetta di colle Manzol quota 2700 metri, al kmm 23 circa.
Eravamo passati da 2400 metri a 2700 in meno di mezzo km!
E’ stato il momento più difficile della gara, quello in cui mi sono resa conto che per i restanti 31 km avrei dovuto mettere un piede davanti all’altro abbandonando ogni ambizione cronometrica (prima di partire speravo di chiudere la gara tra le 9 e le 10 ore e, poi, ne ho impiegate quasi 11!), perché l’unica grande vittoria sarebbe stata superare quelle meravigliose montagne e tagliare il traguardo.
Sulla cima del Colle c’è un ristoro, i volontari hanno percepito la mia paura che si era trasformata in malessere… capogiri, nausea…
Per incoraggiarmi a non mollare mi riferiscono un messaggio di Roberto che era passato un po’ prima.
Da lì in poi Robi (avendo capito che per noi gente di mare, quella sarebbe stata una gara difficilissima), per incoraggiarmi mi lasciava dei messaggi ai vari ristori.
Dopo la scalata al Manzol, siamo scesi fino al secondo rifugio il Granero  e poi al terzo Willy Jerwis, quota 1730 metri, al km 30 circa.
La discesa è molto tecnica, ed è resa ancor più difficile dalla neve.
Poi si risale al Traverso Panoramico: davvero molto panoramico, con circa 400 m di dislivello in meno di 3 km, e quindi si scende al Crosenna.
Ed ecco la prima caduta sul fango sotto gli occhi di due assistenti del percorso.
Mi rialzo con un sorriso smagliante,  i ragazzi gentilmente mi chiedono se avessi bisogno di aiuto e mi dicono che giù a valle avevano la macchina e mi avrebbero potuta riportare a Bobbio.

Tre Rifugi della Val Pellice 2013. Il racconto di Lara La Pera: Ritirami……io! impensabile! E, poi, anche se erano passate più di 7 ore, non mi sentivo particolarmente stanca. I volontari mi fanno presente che ci sono ancora discese particolarmente impegnative. Li ringrazio, dicendo loro con ironia che le discese difficili sono la mia specialità e vado avanti.
La gara prosegue tra salite vertiginose dove solo uno stambecco può correre, discese ripidissime, sul fango, sulle pietraie, attraversando ruscelli saltando tra una pietra e l’altra o in equilibrio su due tronchi, boschi, prati punteggiati da migliaia di fiori colorati, mucche al pascolo… e, meraviglia!, ho persino visto uno stambecco.

Quando arriva la nebbia, io ero sola.
Il silenzio della montagna è inesorabile.
Proseguivo ancora più piano per non perdere di vista le tante bandiere rosse e le fettucce che segnavano il percorso (indicazioni sempre perfette), affascinata da quell’ambiente così nuovo per me.
Odori di sottobosco, di salvia, di terra bagnata.
Il silenzio a tratti veniva interrotto o dal suono delle cascate (tantissime lungo il percorso) o dalle campane delle mucche al pascolo.
Sembra difficile crederci, ma ormai mi ero dimenticata di avere un pettorale:  mi sentivo come un’esploratrice e essere soli era meraviglioso, qualunque voce umana avrebbe rotto quell’idillio!
Avevo percorso quasi 40 km e stavo affrontando l’ennesima difficile salita, ma quell’ambiente ormai mi aveva ipnotizzata e procedevo senza avere più timore delle difficoltà che avrei potuto incontrare.
Era come se in quei 40 km fossi cresciuta e avessi fatto chissà quanta esperienza!
Lungo la salita ho incontrato parecchi atleti seduti che rifiatavano o cercavano di calmare i loro crampi. Io mi sentivo meglio adesso che 30 km prima!
La nebbia ogni tanto si diradava lasciando spazio ai raggi di sole e concedendo alla mia vista panorami meravigliosi.
Tra sali e scendi si arriva al 45° km, dove un cartello -9 km ci conforta.
La discesa finale è molto impegnativa, soprattutto nei primi 4 km dove fango e pietre fanno da protagoniste.
Il suono delle cascate non mi abbandona.
Poi il bosco, dove mi lancio in una corsa “sfrenata”… ormai non temevo più nulla!
Dopo un'ultima scalinata di pietre si arriva al Monumento Valdese e si entra a Bobbio.
Il mio viaggio stava giungendo al termine.
Correndo tra i vicoletti vedo il gonfiabile rosso, il mio capolinea.
Prendo per mano Carlotta e Matteo, due bimbi speciali che con i loro genitori attendevano quel momento nella piazza di Bobbio Pellice da 10 ore e 48 minuti.
Abbraccio Roberto e Pippo “scusandomi” per il ritardo, condividendo con loro l’immensa felicità che si prova dopo aver superato una prova così dura.
Loro hanno affrontato la gara quasi sempre insieme e sono arrivati due ore prima di me…Pippo come sempre è stato un vero fenomeno.
Dopo qualche minuto taglia il traguardo anche Michele Ranno
Quattro siciliani con la maglia di Finisher.
Gli organizzatori ci avevano riservato un premio speciale e fanno salire Super Pippo e Roberto sul podio.
Poi i saluti con gli organizzatori e una promessa: ci rivediamo il 13 luglio 2014 perché è un trail troppo bello per non riprovarci.

Questo racconto non può che concludersi con dei ringraziamenti:

  • a tutti gli organizzatori della Tre Rifugi per la calorosissima accoglienza, ai tanti volontari lungo il percorso che ci hanno sostenuto con simpatia
  • ai proprietari della Baita “C’era un volta il Bessè” nella quale abbiamo trascorso quattro giorni indimenticabili che hanno condiviso con noi l’emozione per questa gara svegliandosi alle 4.30 del mattino, accompagnandoci alla partenza sotto la pioggia e attendendo il nostro arrivo per ore: Marilena, Gabriele e i loro splendidi figli Carlotta e Matteo
  • a Cettina Costa, compagna di Pippo, che con tanta dolcezza ci incoraggia e altrettanta pazienza ci aspetta al traguardo per ore ed ore e a fine gara ascolta (sempre per ore ed ore) i nostri racconti.
  • all’amico Maurizio Crispi che lo scorso inverno ci ha suggerito di partecipare a questo meraviglioso trail.

Quando tagliamo il traguardo dopo ore che sembrano eterne la fatica è finalmente finita. Ma le belle sensazioni che abbiamo provato e l’esperienza che, passo dopo passo, abbiamo fatto, possono durare una vita.

 

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15 luglio 2013 1 15 /07 /luglio /2013 12:20

Tre Rifugi della Val Pellice 2013 (38^ ed.). Un parere telegrafico di Lara La Pera, in attesa del suo raccontoSi è svolta, il 14 luglio 2013, la 38^ edizione della Tre Rifugi della Val Pellice, a Bobbio Pellice. 

La palermitana Lara La Pera vi ha partecipato assieme ad una piccola delegazione di siciliani.
In attesa di ricevere il suo racconto, ma anche del comunicato stampa diramato dall'Ufficio stampa della manifestazione, di seguito un piccolo - telegrafico - commento di Lara La Pera, che sottolinea i suoi aspetti positivi e l'elevato livello di difficoltà della gara nella sua interezza.

(Lara La Pera) Grazie di averci suggerito la Tre Rifugi. Gara difficilissima ed impegnativa. Abbiamo avuto momenti di panico... La parola d'ordine: umiltà! L'unico obiettivo era arrivare alla fine e abbiamo fatto tempi altissimi. I panorami sono stati mozzafiato, l'organizzazione perfetta, l'accoglienza superlativa. Una gara che ci ha regalato bellisime emozioni e che ci rimarrà nel cuore! Ti scriverò un bel racconto! 

 

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
Visitatori unici 380 449
Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
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