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3 luglio 2013 3 03 /07 /luglio /2013 11:47

Un anno di corsa di Vincenzo Ferro, ovvero dall’iniziazione trail alla 0-3.000, passando per il Passo Colla di CasagliaVincenzo Ferro, Siciliano, è un neofita del podismo Il suo esordio nel podismo è avvenuto nel 2012, in occasione dell'Ecotrail della Valle dell'Imera. Da allora il "virus" della corsa non lo ha lasciato più: anzi, con i suoi assalti, lo ha indotto a giocare al rialzo. E' stato così che, dopo aver sperimentato le Maratone, ha affrontato il battesimo del fuoco delle Ultra con la 100 km del Passatore 2013 e la Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 lo scorso giugno (15 giugno), quasi in prossimità del suo primo anno da podista.
Vincenzo Ferro è tesserato FIDAL con la Asd Puntese, mentre fa parte della compagine ASD Etnatrail come ACSI per i trail.
Nella sua vita lavorativa fa l'ingegnere, occupandosi di bio-edilizia e di energie rinnovabili.
E' sposato con Adele e ha due figli, Francesco e Donata.
Di seguito le sue riflessioni "dopo un anno di corsa". 


(Vincenzo Ferro) Cosa ti (ci) spinge a fare tutto questo? È la consueta domanda banale e scontata che un runner ha dovuto affrontare, o almeno ha subito da parte di amici e conoscenti, e a cui tutto sommato, forse,  non ha mai dato  una risposta esaustiva proprio perché chi non è runner non avrebbe potuto comprenderne il significato intrinseco.

Perché ho iniziato a correre? Per un desiderio di libertà. Sembra così banale a dirsi…
Però è così.
Mi sento libero quando corro o almeno quando ci riesco, ma anche camminando e molto. L’esigenza di praticare sport è insita nella natura umana e se, da un lato, lo fai per stare insieme e fare gruppo, subito dopo incominci a capire che è un’opportunità per concentrarsi su se stessi, conoscersi e comprendere come siamo dentro.
Ogni qualvolta affronto una gara è come se iniziassi un viaggio, una esplorazione alla ricerca di qualcosa che ancora non sono riuscito a cogliere.

Queste righe non intendono raccontare delle mie “gesta” , altrochè nulla in confronto alla quotidianità di chi non è possibilitato e fortunato a potere fare lo stesso, ma vogliono essere un semplice contributo realizzato  attraverso la mia esperienza di questi 12 mesi, a dimostrazione che con la forza di volontà ognuno può compiere ciò che agli occhi di tanti parrebbe quasi impossibile.

A dire il vero, è stato nei momenti di stanchezza e addirittura - in alcuni casi, anche di sofferenza - che sono riuscito a vedere con “l’occhio della mente” le mie zone nascoste, con un ridimensionamento della tua convinzioni che sei già capace di comprendere veramente chi sei. Di sicuro non è facile dare una spiegazione: “come se riuscissi a sollevarmi ad uno stato di pace”.

Ho fatto sport sin dalla piccola età, trovandomi in tante discipline diverse sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo e di emozioni diverse.
La corsa è stata sicuramente uno dei primi amori. Ricordo all’uscita delle elementari con i miei compagni di classe quando giocavamo alla F1, erano i tempi di Lauda, Regazzoni, Hunt, Peterson. Con gli zaini tipo militare sulle spalle, strapieni di libri e quaderni, aspettavamo con trepidazione il suono della campanella schierati nella “griglia di partenza”, rigorosamente fedeli alle posizioni di arrivo del giorno precedente. Non avrei mai immaginato che a distanza di 40 anni avrei ancora aspettato con emozione ed ansia il segnale d’inizio di una gara con uno zaino sulle spalle: corsi e ricorsi della vita!

Circa un anno fa, dopo tanti anni legati al calcio, ho ripreso a correre con una certa costanza grazie agli inviti di Angela e ho incominciato a prendere confidenza con la “pista” in asfalto della pineta dei Monti Rossi a Nicolosi.
All’inizio furono sufficienti - anzi, direi bastanti - per arrivare all’affanno, 10 minuti di seguito: poi a poco a poco diventarono 20’-30’ di corsa senza necessità di sosta per tirare il fiato. Nel mese di giugno già riuscivo a correre per circa 1 ora!
La mia vecchia distanza, tanti ricordi legati ai numerosi podi conquistati nelle spensierate “Marcialonghe” domenicali  degli anni ’80, i mitici 10 km;  e devo dire che mi sentivo ringiovanito come se in poche settimane fossi riuscito ad annullare 30 anni di “invecchiamento: e, allora, avevo appena 16 anni.

Dentro di me, sentivo di essere ritornato in forma - d’altro canto correre per un’ora non è la stessa cosa di giocare una partica a calcio o addirittura a calcetto - e rientravo col peso di qualche chilo (il Natale precedente le lancette della bilancia si erano fermate in modo impietoso oltre i 63 kg) ma c’era qualcosa di incompleto, sentivo la mancanza di uno spunto, d'un obiettivo da raggiungere. E' entrata in scena Elena e chi ha avuto la fortuna di incontrarla, comprende dopo solo pochi minuti,  il motivo per cui in tanti le riconoscono l’appellativo di "Super". Dire che ha uno spirito ribelle è riduttivo; estrosa ed esuberante, ha già partecipato a più di una maratona; sì, stiamo parlando di 42,197 km: una roba da matti, inaccessibile alle mie capacità, veramente un'impresa!

Eppure non appena conosciuta, da subito mi mette fiducia, invitandomi a provare a correre con lei ed io, con una sana ed incosciente follia,  mi faccio rapire dal fascino della competizione pensando tra me: “Chissà se riuscissi a correre una maratona”.

Un anno di corsa di Vincenzo Ferro, ovvero dall’iniziazione trail alla 0-3.000, passando per il Passo Colla di Casaglia1° Luglio 2012 - Ecotrail della Valle dell'Imera. È il giorno della mia iniziazione da runner e per l’occasione non potevo che scegliere un appuntamento “facile”: Trail Valle di Imera, circuito di Ecotrail Sicilia, km 16,00. Con la mia famiglia ed amici, che ero riuscito a convincere, partiamo all’alba verso l’ombellico della Sicilia, Borgo Turolifi (Caltanissetta). La temperatura della giornata era ad oltre 40°C all’ombra. Ho concluso con non poche difficoltà il percorso, tra salite al limite dell’arrampicata e discese folli quasi da sembrare che mancasse il terreno sotto i piedi: il tutto sotto un sole cocent. Ho scoperto un mondo tutto nuovo, una dimensione della corsa inaspettata... un incontro con la natura così intenso da sentirne fare parte. E poi quei runner provenienti da tutte le parti della nostra isola e non solo, giovani e meno giovani, accompagnatori, amici, mogli, figli..  E’ stata una festa!

Si proprio una festa, non trovo rivalità, non scorgo invidia o individualismi, ma solamente una genuina famiglia di persone che da tempo si incontrano per condividere riti e momenti sociali e che, come in una carovana, percorrono insieme pochi ma intensi momenti della propria esistenza.

L’incontro con il trail è fatale: è stato amore al primo passo.

Dopo appena due settimane arriva l’esordio su strada: la Ragusa Modica Scicli 24km. Mai fatta così tanta strada di corsa ed infatti dopo 20 km vengo colto dai crampi in ambedue le gambe, ma - nonostante tutto - riesco a concludere la gara. Ma tutti quei chilometri hanno uno strano effetto. Nella mia testa s'innesta un’idea fino a quel punto neanche degna di essere presa in considerazione: quella di tentare di correre una maratona e di farcela. Credo sia normale che nei momenti di piena euforia tutto sembra semplice e fattibile e facilmente cedo sospinto dalle lusinghe di Elena e Salvo, che mi guideranno, in seguito, nel mondo della corsa.

Entrambi parlano di una gara trail molto bella, che si svolgerà a breve termine e a cui non si può rinunciare.. “Sarà parecchio dura …. magari puoi fare il walk trail” mi suggeriscono.

Un anno di corsa di Vincenzo Ferro, ovvero dall’iniziazione trail alla 0-3.000, passando per il Passo Colla di Casaglia4 Agosto 2012. Etnatrail. Lungo il crinale del versante orientale, su a 2500 slm in balia delle cenere vulcanica: sto parlando dell’Etna Trail sulla distanza di 30,00 km. Ho alle mie spalle soltanto un trail medio, una gara lunga su strada e qualche allenamento in piano: decido di partecipare comunque - e non iscrivendomi al walktrail! Dire che sono stato incosciente è poco! Sarà una gara durissima al limite della sopportazione, ma che spettacolo ci offrirà la “Muntagna”. Riesco a portare a termine tutti e 30 i km nel tempo massimo concesso e, dopo una bellissima doccia volante con l’acqua fredda delle autobotti in sosta nel piazzale di Piano Provenzana, ci riuniamo tutti con le nostre famiglie a condividere insieme uno stupendo pranzo/picnic. Salvo, Tatiana, Melchiorre, Elena,  Orazio, Graziella .. stanchissimi ma felici.

Devo proprio riconoscere che il post-gara è il momento di maggiore vulnerabilità per un runner ed infatti quando ancora le gambe non le senti ed i polpacci ti fanno male s'incomincia a programmare il prossimo appuntamento, come se in un battito di ciglia fosse spazzata via d’un soffio tutta la fatica d'una intera giornata. Sarà stato un attacco di stoicismo, ma tra un panino, una cotoletta ed una fresca birra incominciai a chiedere ai campionissimi presenti se fossi pronto per una Mezza.

Preparai la mia prima maratonina in circa 2 mesi e mezzo, seguendo un programma di allenamento per principianti preso da internet e assimilando le esperienze maturate durante anni di allenamento degli amici runner che oramai frequentavo assiduamente.

18 Novembre 2012 - Maratona di Palermo.  Qui, in una gradualità del mio impegno nelle corse su strada, mi iscrivo alla Mezza. Come uno scolaretto al suo primo giorno di scuola vengo accompagnato mano nella mano da Adele, avevamo lasciato i bambini dai nonni, per regalarci un piacevole fine settimana; anche lei riesce a percepire l’emozione che mi fa tremare le gambe. L’aria è frizzante, siamo in pieno autunno e la sera prima aveva piovuto. Insieme a tanti runner incomincio il riscaldamento, un po’ di stretching, da lì a poco sarebbe iniziata la festa ma purtroppo qualcuno non finirà la gara e non farà più ritorno dai propri cari [qui Vincenzo si riferisce al caso di Vincenzo Mutoli, un runner palermitano deceduto per un arresto cardiaco mentre correva la Mezza - ndr].

Ritengo più che positivo il risultato ottenuto alla prima esperienza in una distanza fino a quel punto per me proibitiva, avendo concluso sotto 1:50’, con unritmo regolare come  in allenamento e nessun problema nel post gara. Già in macchina lungo la strada del ritorno medito di preparare la Maratona: quella vera  42,195 metri. Decido per la Siracusa City Marathon che si svolgerà a fine gennaio 2013, ritenendo che avendo questo termine di tempo, avrò tutto il tempo necessario per prepararmi.

Un anno di corsa di Vincenzo Ferro, ovvero dall’iniziazione trail alla 0-3.000, passando per il Passo Colla di CasagliaPerò, stavolta, non ho intenzione di seguire le aride tabelle che si trovano online, ma desidero ascoltare chi ha la corsa nelle vene: e, così, seguo i preziosi consigli di Tatiana, fortissima e grandissima atleta tanto in velocità quanto in umiltà. Seguo meticolosamente  i suoi suggerimenti alternando gli allenamenti su strada con le famigerate ripetute su pista.

In una bagnata, fredda e ventosa domenica di dicembre ottengo il mio PB alla Maratonina di Catania col tempo di 1:44:52, mentre nel gennaio 2013 la partecipazione alla Mezza di Ragusa fa da corollario al grande evento: obiettivo sotto le 3:50’. Due mezze che mi sono servite come prove di avvicinamento alla grande sfida.

27 Gennaio 2013 - Siracusa City Marathon. Stavolta al contrario di Palermo non riesco ad essere calmo e la tensione fa brutti scherzi: arrivo in ritardo al ritiro del pettorale, non c’è il tempo del riscaldamento  e ancora peggio mi accorgo di aver lasciato sul tavolo di casa il marsupio contenente gps, acqua, integratori: la frittata sembra fatta!

Un anno di corsa di Vincenzo Ferro, ovvero dall’iniziazione trail alla 0-3.000, passando per il Passo Colla di CasagliaNonostante tutto parto abbastanza tranquillo, insieme ancora ad Elena, e - chilometro dopo chilometro - inizio a prendere consapevolezza delle mie forze: le gambe girano, il ritmo è quello provato tante volte negli allenamenti. Raggiunto il 18° km mi stacco e raggiungo Lucia, che viene da Reggio, anche lei con tante maratone alle spalle. Le chiedo quali siano le sue previsioni “Ho chiuso l’ultima a 3:46’”, risponde. Percorreremo spalla a spalla oltre 20km insieme  e concluderò la mia prova con il tempo di 3:47:51. Obiettivo raggiunto.

Non è facile descrivere le sensazioni avvertite durante la gara, all’arrivo e soprattutto quando ho abbracciato Adele, Francesco e Donata ancora increduli dell’impresa che avevo appena portato a termine. Per un attimo ho pensato di essere un maratoneta! Ma un po’ di autostima non guasta.

Un buon gelato, una passeggiata nei pressi del porticciolo e già la mente corre veloce … verso un altro  traguardo.

Solamente un mese prima, davanti una buona pizza fatta in casa insieme a Salvo ed Elena con le rispettive famiglie, abbiamo preso  la decisione di partecipare alla corsa della vita. Certo loro sono molto preparati rispetto allo scrivente, sulle loro gambe ci sono tanti più km, maratone e ultra; sulle mie, ancora il nulla, o ben poco: ed è così che ci siamo iscritti alla 100 km del Passatore.   

Dopo il buon risultato di Siracusa, mi sono lasciato sopraffare dall’euforia e dalla presunzione di potere andare oltre. Mai tanto di così sbagliato: “Est modus in rebus” - dicevano i Latini - ovvero Il troppo stroppia! L’ostinazione e la troppa determinazione negli allenamenti, al fine di ottenere risultati a tutti costi, portano inevitabilmente all’infortunio.  Fissurazione del menisco mediale e lesione del collaterale del ginocchio destro: questo il responso impietoso della risonanza magnetica. Un vero fulmine a ciel sereno. In un niente, vanno in fumo tutti i sogni di gloria e le partecipazioni a tante gare già messe in cantiere.

Fortunatamente, “Non è da operare” mi assicura Gaspare, ortopedico di professione e runner per passione. Ancora sono in tempo, solo devo stare fermo in riposo totale per 45 giorni. Dopo, al grande appuntamento, mancheranno ancora due mesi e mezzo: posso ancora farcela.

Grazie all’aiuto di Gaetano, fisioterapista di tanti atleti, riesco a riprendere gli allenamenti a metà marzo, ma con un altro spirito: finalmente, avevo capito che, per tutti, c’è un limite e bisogna saper riconoscere il proprio.

Stare bene con se stessi, divertirsi e non esagerare: questo è il nuovo spirito col quale mi allenerò nei seguenti mesi, alternando lunghi in montagna e medi sul litorale della Plaia. Alea iacta est!

25-26 Maggio 2013 - Il Passatore. L’atterraggio forzato a Pisa per cattive condizioni metereologiche fa presagire che l’indomani sarà dura. Come volevasi dimostrare, pioggia, vento e freddo ci accompagneranno per tutti i 100 km della Firenze Faenza.

Nei mesi precedenti avevo letto diversi articoli su questa mitica gara, osannata come la 100 km più bella del mondo. Non potrei mai fare un benchè minimo confronto con altre 100 km, ma una cosa è certa: è davvero una manifestazione speciale. Tanta gente ci incoraggiava, esortava e applaudiva in tutti gli angoli della città, dei paesi e dei borghi attraversati da un fiume di runner. Non si può cancellare la scena di bambini felici e festanti lungo il ciglio delle strade che ci davano il Cinque e di vecchietti in mezzo alla strada che, per tutta la notte, si emozionavano al nostro passaggio e, noncuranti della pioggia battente, ci salutavano e applaudivano: sono sempre lì da 40 anni, da quando si è corsa la 1^ edizione di questa mitica gara, e salutano “gli eroi”.

Con Inge, Salvo, Elena, tutti partiti dalla Sicilia, ci ritroviamo ancora insieme; io inzuppato sino all’inverosimile, ma contemporaneamente consapevole che il sogno era diventato in realtà. Non ho tanta voglia di lamentare i disagi e i problemi affrontati nelle interminabili 15 ore - e oltre - che mi sono state necessarie a  completare l’attraversamento dell’Appennino tosco-romagnolo, ma voglio ricordare invece tutto il tempo della gara, invece, come periodo in cui sono stato pienamente con me stesso.

Ma non è ancora tempo di riposare... e, se il dolore al ginocchio rimane solamente un brutto ricordo, mi viene proposta un’altra sfida che ha dell’incommensurabile: la scalata  dell’Etna conosciuta dagli addetti  come la "Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000”. Su questi due numeri è già stato scritto tanto ma forse non abbastanza. Chi non ha avuto la possibilità o il coraggio di affrontarla almeno una volta nella vita da runner credo rimarrà con un vuoto incolmabile.

Un anno di corsa di Vincenzo Ferro, ovvero dall’iniziazione trail alla 0-3.000, passando per il Passo Colla di Casaglia15 Giugno 2013 - 7^ Super Maratona dell’Etna. In tanti quel giorno abbiamo visto la Madonna venirci incontro, mentre percorrevamo con passi brevi e pesanti gli ultimi irti 10 km sprofondando nella sabbia vulcanica, buttata fuori fino a qualche mese prima dalla bocca del nostro amato vulcano:  proseguendo lento con gli occhi bassi sentivo di essere in un inferno ma ogni volta che, alzando la testa, scorgevo il traguardo avrei giurato che ero sul punto di toccare il cielo. Dopo l'arrivo, un indescrivibile senso di incredulità mi attraversava la pelle fino al profondo durante la discesa a valle, scortato dagli "angeli" della Forestale, mentre miravo attraverso i finestrini del fuoristrada e riuscivo a scorgere in lontananza la costa, a tratti indistinguibile dal mare, da dove la stessa mattina avevamo accettato la sfida: Salvo, Elena, Graziella, Claudio, Inge, Eleonora e tanti altri provenienti da ognidove. Grandi!

Ma c’è ancora tempo per un altro appuntamento. 23 giugno, non più principiante mi godo l’Eco trail di Valle di Imera edizione 2013. Sì, proprio la gara da dove tutto è iniziato. Ora so come devo correre, senza affanni e senza strafare, insieme al mio amico Francesco abbiamo miglioriato entrambi il tempo precedente, ma ora sappiamo che questo è un aspetto secondario.  Ho incontrato vecchi e nuovi amici come Teresa e Carmelo ed  i nuovi compagni di squadra trail di cui mi onoro fare parte, l’Asd Etna Trail.

Un elogio voglio dedicarlo a Maurizio, Michele, Salvatore che con grande spirito e passione mettono a libero servizio le proprie professionalità per raccontare questo bellissimo e suggestivo mondo attorno al quale tante belle persone offrono se stessi mettendo a nudo i propri limiti e le proprie capacità senza mai cadere nell’individualismo.

Un’ultima riflessione: la 100 km del Passatore ha lasciato un segno indelebile dentro di me e mi ha fatto capire  che bisogna sempre manifestare una grande forza di volontà ma è altrettanto vero che la scalata dell’Etna con i suoi 43 km tutti in salita con un dislivello pressochè unico al mondo di 3000 metri in un'unica tirata ha scritto una parte importante nella mia vita e ora so che, per completare, non basta solamente una preparazione psico-fisica adeguata. Sono certo che tutti noi finisher dobbiamo avere dentro di noi qualcosa di speciale. Lassù qualcuno ci ama.

Dopo aver corso in questi ultimi 12 mesi, per oltre 1800 km, finalmente ho imparato una cosa:  “Ognuno col suo passo

 

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1 luglio 2013 1 01 /07 /luglio /2013 10:47

Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013 (7^ ed.). Ecco il racconto di Lara La Pera: Lara La Pera, vincitrice dell'edizione 2012 della Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000, non ha mancato di partecipare all'edizione 2013, svoltasi lo scorso 15 giugno 2013, più per onorare la gara in sè e godere degli scenari bellissimi che essa offre, che per ambire ad un risultato realmente competitivo, visto che era stata duramente provata dalla Ecomaratona delle Madonie svoltasi appena una settimana prima (e che aveva registrato la sua seconda vittoria consecutiva con un ampio distacco rispetto alle altre avversarie). Sull'Etna, Lara non ha vinto, questa volta, ma è arrivata seconda alle spalle di Francesca Marin, tra l'altro migliorando la sua prestazione cronometrica rispetto all'edizione 2012.
E, quindi, in questo caso, ha comunque vinto sè stessa, riportando a casa una bella soddisfazione!

Di seguito il suo racconto.

(Lara La Pera) Ieri, tre giorni dopo l’impresa della 0-3000, percorrevo a piedi una salitella di circa 300 m che dalla spiaggia porta al cancello di casa mia. Mi è venuto il fiatone e le gambe mi si sono irrigidite e ho pensato: “Come ho fatto a correre per 43 km fino al tetto della Sicilia?

Chiunque abbia corso la 0-3000 tagliando quell’altissimo traguardo non lo dimenticherà mai. Tante gare le archiviamo nella nostra memoria, ma questa lascia veramente il segno, perché è una sfida dai tanti significati umani e atletici.
Siamo tanti piccoli uomini che con la forza delle nostre gambe, del nostro cuore e della nostra testa cerchiamo di scalare fino in vetta  il vulcano attivo più alto d’Europa: l’Etna. Già basta pensare a questo per emozionarsi e nonostante il caldo provare un brivido alla partenza dalla splendida spiaggia della Marina di Cottone.
Non importa quanto tempo si impiega per arrivare a passare sotto l’arco gonfiabile rosso a quota 3000, l’importante è arrivarci.
Quante lacrime ho visto sotto quell’arco: lacrime di gioia, di incredulità, di soddisfazione per un’impresa che si realizza grazie alla grande forza di noi piccoli uomini.

Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013 (7^ ed.). Ecco il racconto di Lara La Pera: Come lo scorso anno, la decisione di partecipare alla 0-3000 arriva solo qualche giorno prima della gara, dopo avere smaltito i postumi dell’Ecomaratona delle Madonie.
Quest’anno tuttavia la decisione di fare anche la Supermaratona ha rasentato la “follia”, poiché i giorni tra le due gare erano solo sei.
E nessun maratoneta saggio fa due maratone in sei giorni, a meno che non si parli dell’immenso Giorgio Calcaterra che è una forza della natura. La mia indecisione è divenuta certezza quando la mia grande amica Antonellina (Antonella Marino) che ha sempre detestato le salite e ha sempre escluso a priori la possibilità di fare gare solo in salita, mi ha comunicato la sua intenzione di affrontare questa gara perché (parole sue) “Voglio emozionarmi dopo aver tagliato un traguardo”. 
Ed emozione sia… andiamo! La presenza di Antonellina e di altri grandi amici (il mitico Pippo Ruggeri, Gioacchino Maniscalco, Giammauro Scardavi in arte Gimmi, Vito Lo Porto, Antonio Calandra) che, come me, avevano affrontato le Madonie pochi giorni prima mi dava sicurezza.
Alla gara avrebbe partecipato anche il portabandiera del nostro gruppetto di allenamento Pietro Greco detto “Pierino”. E ovviamente a tanta goliardia non poteva che aggiungersi l’inarrestabile entusiasmo della mia dolce metà Roberto che da giorni ripeteva “Non puoi mancare, l’anno scorso hai vinto quindi devi almeno presentarti!quest’anno la nostra vittoria sarà tagliare semplicemente quel traguardo.”

I cinque giorni di intervallo tra le due gare sono trascorsi tra massaggi, brevi nuotate e solo due uscite di corsa di 10km.

Arriva finalmente il 15 giugno.
Dopo esserci fatti mille foto e milioni d’auguri sulla spiaggia di Fiumefreddo, Maurizio Crispi mi affida un ciottolo di pietra lavica da portare a quota 3000, dicendomi che mi avrebbe trasmesso l’energia del vulcano: all'inizio ero un po' scettica, ma accettai di riportare quel sassolino da dove era arrivato.
Finalmente si parte. Dopo i primi 5km già non vedevo più donne davanti a me: erano velocissime!
Io sapevo che ancora eravamo appena all’inizio di un lunghissimo cammino, che dovevo dosare le energie e che stavamo correndo una gara in cui non puoi permetterti di "fare a gara con gli altri avversari, perché appena vai un po’ oltre le tue possibilità rischi di restare senza benzina quando ancora ti mancano 15-20 km per arrivare.
Questa gara più di ogni altra insegna l’umiltà nei confronti dei propri limiti e della forza della natura.
E gli ultimi 10 km sono veramente impegnativi.

Finalmente, dopo il passaggio da Linguaglossa (14 km) mi raggiunge Roberto e continuiamo insieme la nostra fatica, rianimati dagli incoraggiamenti degli amici lungo il percorso di gara, in particolare Carmelo Santoro e Marcello Curcuruto, senza i quali la nostra impresa sarebbe stata molto più faticosa.
Io e Robi siamo abituati a condividere la fatica e le difficoltà nella vita di tutti i giorni e nella corsa, che comunque viviamo come un bel gioco. Ci incoraggiamo a vicenda, ci ripetiamo che non dobbiamo arrenderci alla fatica e al caldo che presto sarà meno fastidioso. Il tratto dal 25° km  al 31° km è stata la parte più difficile della gara, i muscoli delle gambe cominciavano a irrigidirsi e dovevo alternare la corsa con la camminata, la sete era insopportabile e senza Carmelo e Marcello che ci allungavano bottiglie d’acqua per bere e bagnarci la testa non so se avrei superato quel muro. Robi poverino stanco quanto e più di me mi incitava “Forza La Pera, forza…”

Dopo il 31° km, il panorama comincia a cambiare, si vedono gli scheletri bianchi degli alberi bruciati dall’ultima devastante eruzione dell’Etna di qualche anno fa, la temperatura diventa più fresca e io comincio a sentirmi meglio…
A Piano Provenzana abbiamo guardato per la prima volta l’orologio: 3h30’, più o meno come lo scorso anno, e mi informano che ero quarta donna…
Io aumento il passo, inizia lo sterrato finalmente e io sto di nuovo bene…
Robi mi saluta “Dai La Pera, fai belle cose…io adesso passeggio e mi godo lo spettacolo”. E lì è iniziata la mia gara.
Non so cosa sia accaduto nel mio corpo, ma non sentivo più né la pesantezza muscolare, né la fatica…

Forse si chiama semplicemente adrenalina [o forse sono anche le endorfine...].
Piccoli passi e frequenza, comincio a superare compagni e compagne di gara che camminavano…
Con qualcuno ci si scambiavano anche poche parole di incoraggiamento.
Nelle rampe  più inclinate la corsa diventava camminata con passi molto lunghi…
Un paesaggio lunare, tutt'attorno a me e correre sulla luna è spettacolare, ancor più, se dalla luna si vede il mare blu.
Pensavo che se avessi corso tutti i 43 km per raggiungere i 3000m su asfalto, probabilmente non avrei superato quella crisi. Ad ogni ristoro mi fermavo a bere e rifiatavo, poi ricominciava la mia arrampicata verso il traguardo. Ho corso tanto, camminato poco e lo spazio e il tempo non avevano più nessun significato….Non pensavo a quanto mancava per arrivare, quanto tempo era trascorso e quanto ne poteva trascorrere prima dell’arrivo. Andavo avanti e basta.
Poco prima del 42° km, davanti a me, c’era solo Francesca Marin (che aveva già tagliato il traguardo), atleta insuperabile sia per bravura che per simpatia e sportività.
Lo scorso gennaio, in occasione della maratona di Siracusa, ho conosciuto Francesca e durante il riscaldamento le ho raccontato della 0-3000 e delle grandi emozioni che ti da. Ero felice che avesse ascoltato le mie parole e mi faceva piacere che avesse vinto. Quando vedo il cartello 500 m guardo l’orologio  e mi rendo conto che stavo compiendo quella che per me è stata la più grande impresa che io abbia portato a termine in 25 anni di onorata carriera sportiva!
Ovviamente, ancora prima di arrivare, mi metto a piangere…. i miei piedi affondano nella sabbia vulcanica, ma continuo a correre, fino al traguardo che mi aspetta.
Fermo l’orologio e mi si stava fermando il cuore: 5h09’40!
L
a prima persona che ho abbracciato è stata Francesca, anche lei felice ed emozionata per la sua meravigliosa impresa.
Non capita in tutte le gare che la prima donna che taglia il traguardo aspetta la seconda (per più di 20 minuti!) per condividere l’emozione dell’arrivo. Ma questa è una corsa speciale.

Per me questo secondo posto vale molto più di una vittoria perché sono riuscita a gestire la gara, perché sono riuscita ad abbassare il mio tempo rispetto al 2012 di 13 minuti guadagnati quasi tutti negli ultimi 10 km, perché sono riuscita a fare 2 maratone [e qualcosa in più] in 6 giorni senza farmi male.

Dopo che mi è stata consegnata la preziosa medaglia lavica riservata ai Finisher mi hanno fatto tante domande, alle quali ho risposto in stato confusionale.
Ad una di queste però adesso voglio rispondere bene “Chi c’è dietro questo bellissimo risultato e come ti sei preparata a questa gara?”

Oltre al mio grande entusiasmo, dietro a questo bel risultato ci sono le persone con cui mi alleno, i Seven o’Clock.
La forza del gruppo è fondamentale, soprattutto quando si fanno lunghi allenamenti e la fatica è tanta. Da aprile in poi settimana dopo settimana pianificavamo gli allenamenti e li affrontavamo tutti insieme, fino all’ultimo metro.
Dietro questo bel risultato c’è Roberto che, da quando mi sono appassionata alla corsa in montagna, mi ha pazientemente seguita e consigliata (prima lo stambecco di casa era lui, adesso siamo in due!), aiutandomi a superare i miei tanti limiti su terreni diversi dall’asfalto.
C’è lo splendido gruppo di amici trailer che si è creato grazie al Circuito Ecotrail Sicilia.

Alla prossima avventura in alta quota!

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26 giugno 2013 3 26 /06 /giugno /2013 18:38

Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013 (7^ ed). Il racconto di Claudio Chines:Claudio Chines è un avvocato di Catania che da poco meno di tre anni, ha sposato la causa della corsa: inizialmente si è accostato ad essa per cercare di ridurre il peso corporeo che aveva sforato la fatidica soglia dei 100 kg, ma poi è stato preso dal "virus" e ha continuato per passione.
La corsa è divenuta per lui un piacere quotidiano irrinunciabile e lo ha spinto ad affrontare una serie di sfide dalle corse brevi su strada e su pista, alle mezze maratone, alla maratona per approdare "quasi per caso" all'esperienza della "Supermaratona dell'Etna 0-3000" lo scorso 15 giugno 2013: sempre avendo come obiettivo il piacere della sfida, dell'avventura e della fatica condivisa con altri compagni di squadra.
Qui seguito pubblichiamo volentieri il suo racconto, scritto di getto il lunedì successivo alla gara, tra un'udienza e l'altra. 

 

(Claudio Chines) Ho avuto la fortuna di entrare nel mondo delle ultra maratone passando a quota 3000 metri dalla stretta porta gonfiabile rossa posto in cima al vulcano Etna attorniato da bandiere colorate e sventolanti.

Mi presento: sono Claudio Chines e pratico la corsa da appena tre anni nei quali ho conosciuto un numero considerevole di runner amatoriali tra cui, in particolare, delle belle persone coinvolgenti e determinate nel perseguire i loro sogni.

È soprattutto grazie a loro che ho deciso di partecipare con il mio entusiasmo alla Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 nell'incosciente consapevolezza di non avere una preparazione adeguata.

Ma questo è solo un dettaglio, perché chi mi conosce sa che “non mi alleno”, ma che corro per la gioia che mi dà la corsa e per il piacere di stare insieme in piena libertà.

E sono questi due ingredienti che mi danno la giusta carica energetica per affrontare le fatiche.

La mia giornata del 15.06.2013 è cominciata di mattina presto quando ho recuperato Marilisa ed Eleonora, compagne di tante uscite all’alba sul lungomare di Catania e dintorni, con le quali ho raggiunto la base di lancio “Marina di Cottone” a Fiumefreddo.

Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013 (7^ ed). Il racconto di Claudio Chines:I preparativi di rito, gli ultimi accorgimenti, la consegna della grandi buste con i cambi per quota 1800 e quota 3000 (se mai ci fossimo arrivati), le foto di rito con altri runner hanno preceduto l’arrivo sulla morbida sabbia della spiaggia.

Poi, improvviso, quel colpo di pistola sparato dallo starter che ti fa venire i brividi lungo la schiena e ti avvisa che l’avventura è cominciata ed ora tocca solo a te.

Sono tanto emozionato che al via non ne combino una giusta.

Volevo filmare con la mia piccola macchina fotografica la partenza ma quello sparo improvviso mi ha colto di sorpresa ed ormai era troppo tardi.

Partiamo e mi rendo conto, dopo circa 500 metri, che non ho nemmeno avviato il mio garmin e per me, che sono un paranoico fissato a segnare tempi e distanze, è una tragedia. Ma poco importa perché, in una salita come questa, per me conta solo arrivare.

Dimenticavo: la mattina precedente, quando ho ritirato il pettorale ed il pacco gara con Elena e Vincenzo, gli organizzatori ci hanno proposto di sottoporci ad uno studio per l’Università di Udine. Vogliono studiare le reazioni che una salita così estrema e protratta apporta al quadricipite. Ci hanno spiegato come funzionava il tutto ed abbiamo accettato tutti e tre ben volentieri.

Far parte della coorte di ricerca sarà per noi uno stimolo in più che ci spingerà a completare la salita per non deludere gli studiosi.

Per me, anche per smentire la previsione d'un simpatico omino rotondetto che, dopo aver eseguito i saltelli sull’apposito tappeto, dopo essermi sottoposto alle sollecitazioni elettromagnetiche ed aver completato le misurazioni dell’arto, mi dice “tantu n’arrivi dassupra” che tradotto per i non aborigeni significa: tanto non ci arrivi lassù.

La salita comincia subito. Perdo volutamente, dopo pochi cbilometri, il contatto con le mie amiche Eleonora e Marilisa; ma non ci siamo mai dati vincoli e nella libertà della corsa ognuno va come si sente.

C’è caldo, bevo in continuazione, mi fermo a tutte le fontanelle che incontro sul percorso per bagnare il mio cappellino arancione, prendendo sempre i rifornimenti messi a nostra disposizione dagli impeccabili organizzatori.

Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013 (7^ ed). Il racconto di Claudio Chines:Con la mia magliettina bianca, contraddistinta dall’Asso di mazze stampato sulla schiena con la scritta “Vacci lisciu” che tanti hanno simpaticamente apprezzato mentre mi superavano, corro tranquillamente sino al 19/20 km.

Poco prima, al traguardo volante di Linguaglossa rivedo il simpatico omino della profezia lo guardo, mentre penso che lui nemmeno mi riconosca vestito come sono da runner: passo oltre e non gli dico niente. Ma, del resto, devo ancora fare tantissima strada.
Uno speaker scandisce al microfono il mio nome, il mio cognome e la denominazione della mia squadra l’ASD Atletica Sicilia. Questo riconoscimento mi trasmette energia pura che scarico sull’asfalto e giro felice sulla mia sinistra verso l’ennesima salita.

Al 21° km. circa, quando già stavo alternando corsa e camminata, mi supera il mio compagno di squadra Salvatore che mi saluta, come al solito, dicendomi “Ciao, campione!”. Il suo saluto mi dà altra carica e, infatti, ricomincio a correre e poi di nuovo scelgo di camminare. Per me è davvero strano fare questa alternanza, non ci sono abituato, ma vedo accanto a me tanti altri compagni d’avventura (molto più esperti e preparati di me) che lo fanno. Ed io adeguo il mio fisico a questa difficoltosa novità.

E così riesco ad arrivare al famoso cancello di Piano Provenzana (33° km circa) dove, nell’apposito box, cambio la mia maglietta bianca che, nel frattempo, si è tinta del rosso del sangue rilasciato dai miei capezzoli. Ma anche a questo rito ho fatto l’abitudine.

Indosso la maglia arancione della squadra alla quale ho l’onore di appartenere e, dopo la foto che mi scatta gentilmente Mariarosa, mi avvio correndo verso questo misterioso ed affascinante percorso sullo sterrato, lasciandomi alle spalle Piano Provenzana.

Quasi subito mi rendo conto che è meglio ricominciare a camminare per prendere più confidenza col terreno che calpesto con le mie inadatte scarpe da running.

Adesso comincia la vera sfida: la camminata in salita di 9 chilometri lungo i sentieri tortuosi dell’Etna. Riuscirò a correre (si fa per dire) soltanto altre 4 o 5 volte per appena 200/300 metri a volta.

Mi gusto il panorama che ci regala l’Etna, guardo giù e penso al punto dal quale sono partito e da quanto tempo sono sulle mie gambe. Mi fermo a tutti i ristori che l’organizzazione ha sapientemente previsto, bevo i sali minerali e mi rifornisco di bottigliette d’acqua.

Incontro altri runner in viaggio verso la vetta, scambio con loro solo qualche parola, ci incoraggiamo a vicenda: qui non c’è alcuna competizione, ma solo condivisione dell’esperienza e reciproco rispetto ed ammirazione.

Ognuno di noi è racchiuso nei suoi pensieri e vuole arrivare in quota.

Così senza quasi accorgermene, tra una foto e l’altra, supero i cartelli dei km 38, 39, 40. Già i primi bus dalle grandi ruote, che sollevano tanta terra al loro passaggio, hanno cominciato le discese degli atleti che hanno ultimato la loro sfida e da uno di questi bus mi sento di nuovo incitare e chiamare da Salvatore. Ancora un'iniezione di fiducia. Ci voleva.

Proseguo nella mia salita e comincio a sentire la voce dello speaker che dalla vetta annuncia i vari finisher che si susseguono al traguardo con molto intervallo l'uno rispetto all'altro. Intorno al 41°km. sento pronunziare il nome della mia amica Eleonora. È già arrivata ed io sono strafelice per lei: se lo merita. Quella felicità mi da una spinta improvvisa e comincio a corricchiare di nuovo  per un po’.

Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013 (7^ ed). Il racconto di Claudio Chines:Sono quasi arrivato alla meta: mancano solo 500 metri.
Lì trovo gli altri ragazzi: Luca, Marco, Carmelo, Rosario e Totò che sono saliti a bordo di una jeep. Mi incoraggiano e mi danno il cinque.

Gli ultimi 500 metri sono i più duri. Sembra che il vulcano ci voglia mettere - ancora una volta - alla prova, come se non bastasse la strada già percorsa.

Però questi ultimi 500 metri sono anche i più belli ed emozionanti.

Prima dell’ultima curva un membro dell’organizzazione mi chiede se sono in grado di correre (correre?) sulla tavola di legno posizionata a margine del sentiero.

Mi ricordo dell’indagine dell’Università di Udine ed appena giunge alle mie orecchie la parola correre (ne avevo quasi dimenticato il significato negli ultimi 10 chilometri) comincio la corsa che, dopo l’ulteriore incitamento che proviene dalle mie amiche Eleonora e Marilisa, diventa ininterrotta sino al gonfiabile. Marco mi sta riprendendo con una piccola telecamera. Marilisa mi sta accanto corre con me e grida: arrivo al gonfiabile ci passo sotto felice con tutto il carico delle emozioni che un'esperienza unica come questa ti regala per sempre e mi sembra di essere arrivato tanto in alto da poter quasi accarezzare il viso di mio padre.

Non è ancora finita mi riposo qualche minuto e salgo ancora un po’ più in alto per correre per altri 20/30 metri, poi ancora tre saltelli e l’elettrostimolazione al quadricipite.
Nemmeno mi cambio e, con la mia medaglia al collo, scendo lungo i fianchi del vulcano per salire sul bus dalle grandi ruote ed incontro la mia coinvolgente e trascinante amica Elena: la fotografo e le urlo con grande affetto una parolina che non posso scrivere e che è meglio che resti tra pochi intimi.

Grazie di cuore a tutti ed in particolare a mia moglie Angela che da tre anni ha visto cambiare le mie abitudini lasciandomi libero di esprimere i miei sentimenti con la spontaneità che lei conosce da oltre vent’anni.
Un bacio finale ai miei figli nella speranza di correre un giorno insieme a loro.

 

Claudio Chines (scritta di getto nella biblioteca del Tribunale di Catania aspettando l’ora contumaciale di una convalida di sfratto)

 

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21 giugno 2013 5 21 /06 /giugno /2013 10:52

Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013 (7^ ed.). Il racconto di SuperElena Cifali: Elena Cifali non poteva mancare di partecipare la sua seconda volta alla Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 che si è svolta - alla sua 7^ edizione - il 15 giugno 2013.
Non poteva che essere così visto che proprio al termine della precedente edizione, conclusa da finisher, la nostra Elena si è autonominata "SuperElena" e nel suo profilo FB continua ormai ad essere cercato con questo nick.
Volersi chiamare e far chiamare SuperElena non è un semplice e vuoto vezzo, ma in fondo ha una sua rilevanza. Chiunque porta a termine la Supermararona dell'Etna, salendo dal livello del mare a quota 3000 compie un'impresa da eroe, che potrebbe - a dir poco - definirsi titanica e non solo in metafora.
Questi scalatori dell'Etna, piccole formichine in confronto con l'immensità della montagna, spersi sugli sconfinati e scoscesi pendii dell'Etna, al di là della fascia boschiva che addollcisce il versante nord del vulcano più alto d'Europa, sono paragonabili ai titani della mitologia che diedero la scalata al Monte Olimpo per essere più vicini al cielo e sentirsi come dei, ma sono anche simili a "quei temerari sulle macchine volanti che, ai primordi dell'aereonautica si lanciavano in volo su traballanti trabbiccoli a motore per sperimentare l'ebbrezza del volo. Ed eroi lo sono tutti, a prescindere dal crono realizzato, tutti hanno avuto modo di sperimentare la meraviglia e l'ebbrezza di essere a tu per tu con la montagna che rimarrà sempre un passo oltre di noi con la sua vetta ultima che si staglia ad oltre 3300 di quota.
Credo che il racconto di Elena Cifali, come gli altri suoi racconti relativi ad altre imprese podistiche, riesca a trasmetterci soprattutto le emozion di questa impresa senza eguali, emozioni che tutti i runner possono condividere, sia quelli che c'erano, sia quelli che un giorno vorrano cimentarsi in questa impresa.
Nel racconto prosegue il dialogo tra SuperElena e il suo amato Etna, di cui ha narrato anche in altre circostanze (per esempio in occasione dell'Etnatrail 2012, oppure del Lafuma Volcano Trail 2013 (ultima tappa), o anche in occasione di qualche allenamento in salita, partendo da casa sua, a Nicolosi, sul versante sud: un dialogo ininterrotto con la montagna del suo cuore che Elena chiama "Sua Maestà"... 
Grande racconto, come sempre, grandi emozioni! 


Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013 (7^ ed.). Il racconto di SuperElena Cifali: (Elena Cifali). La mia Supermaratona dell'Etna, ovvero la favolosa 0-3000.
0 – 3000: solo nel leggerli e nel pronunciarli questi semplici numeretti mettono i brividi a chi sa di cosa sto parlando.
0 (zero) un numero tondo, che da pace e serenità come il mare che ho davanti agli occhi al momento della partenza per la mia missione.
3000 (tremila) un numero che mi riempie la bocca mentre lo pronuncio, che mi induce a pensare alla perfezione, la stessa perfezione che noto del mio vulcano ogni volta che lo guardo.

E, in mezzo a queste cifre, tanta ma tanta strada, tutta in salita !
Sono stata adottata da Sua Maestà l’Etna ben 21 anni fa e da allora ogni giorno trascorso in sua compagnia è stata un’avventura.
Oggi, però, la mia avventura sarà davvero speciale e carica di emozione.

Ho sempre detto a tutti gli amici che mi hanno chiesto consiglio su come affrontare questa “partita” impari che l’Etna nel bene e nel vince sempre.
Una gara come la supermaratona dell’Etna non si improvvisa. E’ un’esperienza che lascia il segno.
Quando decisi di correrla per la seconda volta, dopo l’esperienza dello scorso anno e dopo la 100 km del Passatore che si è svolta nell'ultimo fine settimana di maggio, quindi nemmeno tre settimane fa, sapevo benissimo a cosa andavo incontro.
L’Etna non perdona, e se anche sull’asfalto fino a Piano Provenzana si tratta “solo” di una corsa in salita, sullo sterrato -dal 33° km in poi- ci si rende conto realmente di cosa si sta facendo.
Non mi piace definire la Supermaratona dell’Etna “gara” per il semplice fatto che quando sei sull’Etna non c’è gara che tenga. 
In questo caldo e assolato giorno di metà giugno non posso e non voglio competere con nessuno, nemmeno con me stessa, voglio solo correre sulle pendici del mio amato vulcano. 
L’unica cosa che desidero è arrivare in cima e baciare la dura, calda, nera lava. 
Oggi il mare è calmo e cristallino a Marina di Cottone, luccica come luccicano i tanti occhi e i tanti sguardi che incontro. Amici runner tutti entusiasti ed eccitati perché ognuno di loro oggi sarà campione.
Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013 (7^ ed.). Il racconto di SuperElena Cifali: Non importa il tempo che ci impiegheranno ad arrivare e non importa neppure se non avranno la forza di completare, l’importante adesso è solo aver avuto il coraggio di presentarsi al cospetto del Sua Maestà.
L’acqua, la terra, il fuoco, il cuore, oggi sono proprio al completo.
Da lassù, Lui - l'Etna - ci guarda minaccioso mentre di tanto in tanto sbuffa come un vecchio impertinente che fuma la sua pipa.
Sto arrivando mio caro, aspettami, non importa in quanto tempo ti scalo, sappi solo che TU oggi sarai MIO”.
E con questa bella premessa metto in moto le gambe non appena sento lo sparo del via.
Al mio fianco per tanti chilometri il fidato Luigi e l’impareggiabile Enzo.
La mia fatica è iniziata e mi sento benone. Il mio passo rimane sempre regolare, so cosa vuol dire partecipare alla Supermaratona e, proprio per questo, corro con la consapevolezza di poter giungere al traguardo.
Ci sono cose nella vita che ognuno di noi può decidere di fare o non fare: cavalcare l’Etna è una di quelle cosa che oggi devo assolutamente fare, magari abbassando anche il mio tempo dello scorso anno.
Tanti mi sfrecciano davanti con passo veloce, io tengo il freno tirato perché questa non è una maratona, bensì “una salita”. Li lascio andare osservando i loro piedi muoversi con ritmo regolare e sciolto.
Mi diverto come sempre, canto a voce alta le canzoni che sto ascoltando con le cuffiette e questo mi da carica ed energia.
Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013 (7^ ed.). Il racconto di SuperElena Cifali: Al traguardo volante di Linguaglossa sono ancora fresca e motivata. Come in un replay rivivo il passaggio dello scorso anno. La gente è entusiasta, sento pronunciare il mio nome ELENA CIFALI e sono fiera di me stessa. Tutto ciò mi da una botta d’adrenalina che mi aiuta a sollevare di più le gambe.
Che bello essere qui oggi! E' una delle esperienze più belle che un runner può provare nella sua vita podistica. “Oh si! Fosse anche solo per questo, correre ha un senso”.
Il senso della vita che si può leggere negli occhi di tutti quei bambini che ti allungano le loro manine per darti un cinque. Quella piccola e morbida manina che sfioro adesso mi porta a pensare a mio figlio Luca che, proprio oggi, ha la febbre altissima e che non aspetta altro che io torni da lui.
Da ora in poi la concentrazione deve essere massima, non posso sbagliare nulla, un solo passo falso mi costerebbe il ritiro.
Correre in salita e per ben 43 km bisogna saperlo fare, bisogna capirsi e conoscersi bene, altrimenti non si arriva. Qui non bisogna vergognarsi di camminare, anzi, bisogna imparare a “saper camminare”. 
Lo scorso anno tutte queste cose ancora non le sapevo, non le immaginavo neppure perché correvo da poco più di un anno e, se anche ero già alla mia quinta maratona, per me si trattava della “prima super”.
La tecnica di corsa, soprattutto in salita, era una perfetta sconosciuta. Solo col tempo, con gli allenamenti e studiando le tecniche dei veri ultratrailer ho capito come poter migliorare.

Fin dall’inizio dei miei allenamenti e anche prima della partenza mi sono imposta una sola regola: correrò finchè sono capace di farlo e comunque almeno un chilometro oltre la distanza che nel 2012 ero riuscita a coprire correndo.
Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013 (7^ ed.). Il racconto di SuperElena Cifali: E così è stato: superato di qualche centinaio di metri il cartello con la scritta 20 inizio a camminare di buon passo.
Enzo è il solo che è riuscito a rimanere al mio fianco, gli altri compagni di viaggio sono rimasti indietro, o sono andati avanti.
Poche parole tra noi, ogni tanto lui mi incoraggia a correre dove la strada spiana ed io lo seguo stringendo i denti.
Al 28° km inizio a sentirmi male, qualcosa non va. Ho un forte senso di nausea e vorrei mangiare dei biscotti secchi che però non trovo ai ristori. Chiedo della Coca Cola ma anche questa è una grande assente. Mi accontento di un pezzetto di banana e tiro avanti.
Forza Elena, va avanti, tutto passa nella vita ed anche stavolta ce la farai”, mi ripeto,mentre cerco la giusta concentrazione per non fermarmi.
Sua Maestà mi sta alitando addosso un venticello fresco che mi rimette al mondo. Mi dà una mano a scalarlo, le fronde alte e spaziose del suo bosco proteggono il mio capo dai violenti raggi del sole montano.
Lui” vuole essere baciato da me oggi ed io non posso deluderlo.
Passo dopo passo, fatica dopo fatica, dolore dopo dolore, sono quasi giunta a Piano Provenzana.
Sono entusiasta perché sono in perfetto orario, perché mi sento di nuovo bene e decido di allungare il passo e correre fino al tappeto che delimita il cancello.
Qui, c'è l'incontro con Carmelo Santoro: il Presidente della Società organizzatrice dell'Etna Trail della quale sono fiera ed orgogliosa di fare parte.
Mi porge lo zaino col cambio, mi aiuta a slacciare le scarpe e mi regala quella buona dose di fiducia ed incoraggiamento che non fa mai mancare ai suoi atleti.

Il suo è l’unico aiuto che ho ricevuto in questa scalata. Quando decisi di voler essere un'ultramaratoneta mi imposi di non ricevere assistenza esterna nel corso delle gare.
Un ultrarunner, ancor più se ultratrailer non può permettersi il “lusso” di essere assistito, perché quando ti trovi da solo, di notte dentro un bosco avere assistenza è quasi inconcepibile. Un'ultramaratona è un viaggio dentro se stessi, dentro le proprie paure, dentro la propria anima, dentro le proprie emozioni. L’ultramaratona - di qualsiasi tipo - è sempre un viaggio di scoperta delle proprie capacità e di acquisizione di una più piena consapevolezza dei propri limiti. Le ultracorse sono rinascita e, quando si “rinasce”, è giusto farlo da soli.
Ma sicuramente questo è solo un mio pensiero e solo il mio punto di vista.

Non sono qui per insegnare niente a nessuno bensì per imparare.
In breve tempo, mi ritrovo con le scarpe da trail che sprofondano sulla morbida sabbia vulcanica, il sentiero avanti a me si presenta nero come l’abisso e caldo come l’inferno.
Adesso, correre - per un’atleta dalle modeste capacità come le mie - diventa quasi impossibile: devo tornare a camminare. Testa gambe e reni lavorano all’unisono. Mi servono tanta determinazione, tanto coraggio e soprattutto tanta voglia di realizzare i miei sogni.
Alzo gli occhi, davanti a me piccoli compagni di viaggio, sembrano minuscoli visti da quaggiù.
Proprio come feci lo scorso anno cerco di raggiungerli e superarli, ponendomi sempre un obiettivo: il prossimo runner.

E così, runner dopo runner, finisco per affiancarmi ad uno di loro che porta la mia stessa maglia societaria: Etna Trail.
Non lo conosco, ignoro il suo nome, gli sorrido e senza neppure pronunciare una parola gli rimango accanto per quasi otto lunghissimi chilometri.

Il mal di reni si fa importante e sono costretta a piegarmi in avanti per dare sollievo alla schiena. Di tanto in tanto percorro qualche decina di metri con la schiena quasi completamente piegata – come ho visto fare in tante gare trail in salita- e questo gesto mi da sollievo.
Bevo di continuo, la bocca si asciuga e le labbra si seccano.
Sento il sapore dell’Etna: quel sapore inconfondibile di ferro e zolfo.

Abbi pazienza, sto arrivando!
Sono passate quasi 7 ore da quando ho iniziato il mio viaggio, sento le voci entusiaste dell’arrivo e scorgo il gonfiabile.
Quando finalmente appare, il cartello del 42 km sembra quasi un miraggio.
Non appena lo vedo mi giro verso il mio improvvisato e silenzioso compagno e sorridendo gli dico: “Io di solito il mio ultimo km lo faccio come se fosse il primo”, mi fa cenno di andare, alzo la mano ed inizio a correre fin dove posso, col mio passo lento ed impacciato, sollevando sabbia ed ingoiando saliva. Sto per arrivare, eccolo stavolta non è un miraggio: lo vedo è il piccolo gonfiabile rosso, la porta per il mio Paradiso, ai suoi bordi solo il cielo azzurro come il mare che mi sono lasciata alle spalle.

Attraverso il tappeto urlando il mio nome a gran voce SUPERELENA CIFALI, applaudo, canto e ballo con gran stupore di tutti.
Mi sento benissimo e non vedo l’ora di poterla rifare, questa splendida 0-3000.

Le emozioni – sempre forti ed intense - che regala la corsa sono difficili da spiegare ma non impossibili.
Il viaggio/corsa/cammino che mi ha portata dal mare alla “muntagna” è un susseguirsi di pensieri e di ricordi che in alcuni tratti mi ha emozionata fino alla commozione.

E’ proprio vero: Dio è nei dettagli e la 0-3000 è uno splendido dettaglio che, anno dopo anno, arricchisce la mia vita.

 

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18 giugno 2013 2 18 /06 /giugno /2013 11:05

Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013(7^ ed.). Il racconto della catanese Eleonora Suizzo: Eleonora Suizzo ha partecipato il 15 giugno 2013 alla 7^ edizione della Supermaratona dell'Etna. Dopo alcuni anni di attività podistiche che hanno visto il passaggio dalle Mezze alla maratona, la Supermaratona dell'Etna ha rappresentato per lei una sorta di upgrade verso il mondo delle ultramaratone. Inutile dire che Eleonora ha tenuto duro e ha portato a termine la diffcile prova.
Quello che segue è il suo racconto che si sofferma principalmente - come è giusto che sia - sulle sensazioni, sulle emozioni, sull'esperienza, più che sulla prestazione nuda e cruda.

(Eleonora Suizzo) La mia prima maratona dell'Etna: fatta. Vi vorrei raccontare una storia, una storia in corsa, di una corsa nuova ed insolita per me: la corsa in montagna.
Prima di portarvi con me attraverso i sentieri del vulcano, urge fare una premessa.
Avevo deciso di correre la 0-3000, dopo aver assistito alcuni amici durante l'edizione 2012, perché nonostante la sofferenza immane provata da loro, ero rimasta estasiata dal percorso, dai panorami, dai colori, dagli odori, dalla gente, dal sudore, dai sorrisi e dall'atmosfera surreale che la contraddistingue.
Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013(7^ ed.). Il racconto della catanese Eleonora Suizzo: Avendo, però, esperienze di corsa solo in pianura e per massimo 42 km, temevo le mie reazioni e ho pensato che l'unico modo per vivere serenamente questa esperienza, sarebbe stato considerarla una giornata di festa con gli amici senza pensare al cronometro, al passo, alla impostazione di gara.
Obiettivo unico: divertirmi.
Ore 7.30: ritrovo a Marina di Cottone. Siamo in riva al mare.
La giornata si presenta calda, ma non troppo, e l'euforia mista ad adrenalina alla partenza mi carica.
Incontro e abbraccio il gruppo degli ultramaratoneti che ammiro e rispetto. Firmo la mia presenza e siamo già pronti a partire direttamente dalla spiaggia.
Un ultima foto di Claudio, gli ultimi sorrisi confortanti e via, uno sparo improvviso annuncia la partenza. Inizio a correre.
Siamo in quattro, ma solo per i primi chilometri, poi ognuno imposta il proprio ritmo di gara e ci separiamo, vado in testa, senza guardare l'orologio, perché oggi solo il mio corpo e le mie gambe avranno l'onore di comandare sulla mia testa, fino a un certo punto, si intende. Sono trascorsi 6 km e guardo su. Il traguardo si scaglia limpido e ben delineato di fronte a me.
Uno spruzzo di fumo segnala il cratere di sud est, laddove l'arrivo mi attenderà tra diverse ore.

Il primo passaggio emozionante, mi vede acclamata a Linguaglossa, dove la gente si sbraccia e tifa ed urla il mio nome al mio passaggio, signore anziane applaudono ed incitano come mai ho visto durante le manifestazioni isolane. Solitamente mi insultano perché a causa nostra si blocca il traffico.
Correrò fino al 25° km da sola, ma sto bene e Marilisa, la mia compagna di viaggio, mi viene a trovare di tanto in tanto per supportarmi con viveri ed acqua.
Sto bene, anzi benissimo e mi sento di poter arrivare in cima. Mi viene incontro, ad un tratto Marco, mio marito, lui è in bicicletta e, per la prima volta, lo vedo veramente orgoglioso di me.

Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000 2013(7^ ed.). Il racconto della catanese Eleonora Suizzo: È difficile conciliare la vita familiare con uno sport talmente impegnativo e totalizzante e questo, a volte, ci causa tensioni e stress, ma sono felice che lui possa sentire il richiamo della passione della nostra corsa, delle amate avventure di maratone ed ultra, che lui possa sentire la forza, la purezza e l'energia che caratterizza questo sport. Il vulcano oggi poi e' ospitale e mi regala delle immagini stupende: vegetazione trionfante, odori penetranti, colori intensi e invadenti...
Bevo tanto perché il calore si fa sentire e le fauci si seccano.
Corro e corro e mi sento invincibile, supero tanti uomini fino a Piano Provenzana e arrivo al cancello, in 3h49', ogni oltre mia previsione ed aspettativa, mi cambio velocemente la maglia e riparto.
Credevo, data la mia inesperienza assoluta nei percorsi in sterrato, che la gara fosse finita e che ora si trattava solo di camminare a passo sostenuto fino in cima. Mi sbagliavo di grosso, perché avevo sottovalutato il cosiddetto "mal di montagna" di cui leggende metropolitane avevo sentito.
Fortunatamente non sono sola, perché Marilisa e Marco mi stanno accanto, ma solo adesso comincia la gara per me e sarà una sofferenza fino al 40° km.
Sento il calo interiore impossessarsi di me. Eppure non mi sentivo stanca al cancello. Cosa mi sta succedendo? Ho un nodo dentro lo stomaco, non ho fame e non ho sete. Mi gira la testa e mi viene da vomitare, ho sonno.
Cerco di distrarmi guardando il panorama mozzafiato di fronte a me, il mondo sembra stare ai miei piedi, ma io non riesco ad apprezzarlo perché mi sento morire. Vedo passare tutti i maratoneti che facilmente avevo superato. Ho bisogno di fermarmi più volte e quelli che rimangono mi sembrano i 10 chilometri più lunghi di tutta la mia vita. E, in effetti, lo sono stati... Al 40°km arriva il mio angelo.
È molto alto e pronuncia il mio nome impettito e mi ammalia e mi riprende liberandomi da quella sensazione di oppressione e facendomi tornare in me. Mi offre delle mandorle. Le più buone che abbia mai mangiato.
D'un tratto il malessere é passato. Ricomincio a camminare al passo e riprendo colore. Ammetto é dura durissima, ma è la mia gioia.
Vedere gli sguardi di chi mi hanno seguito ed incitato per tutto il percorso, sentire il mio nome all'arrivo dopo gli ultimi 500 metri cattivi, calpestare la lava, il tappeto blu, il gonfiabile rosso e la foto di rito.
Ho pianto all'arrivo, non piangevo dalla mia prima maratona, nel lontano 2007, ed è stato il mio rito di iniziazione al mondo delle ultra.
Ci tengo a complimentarmi con gli organizzatori, i ristori erano sempre presenti e gli uomini a supporto pure, ci tengo a ringraziare i miei amici vicini e lontani, senza di loro non sarei quella che sono e a ringraziare ancora di più il mio compagno di vita che più di ogni altro vive con pazienza (non sempre!!) questa mia passione.

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17 giugno 2013 1 17 /06 /giugno /2013 10:16

100 km del Passatore (41^ ed.). Il racconto del siracusano Vincenzo Altamura, finisher: Vincenzo Altamura (appartenente alla compagine "Idea Events Marathon" e uno degli organizzatori della Siracusa City Marathon), già finisher di una precedente edizione, ha partecipato alla 41^ 100 km del Passatore che si è svolta tra il 25 e il 26 maggio 2013, con numerosi altri siracusani che hanno così dato vita sulle strade del Passatore ad un avvicente spirito di squadra. Nel gruppo di Siracusani che hanno preso parte alla Cento, anche l'esordiente Raffaella Casaburi.
Di seguito il suo racconto che parte da lontano, cioè dalla decisione presa di gareggiare sulla distanza dei 100 km per la seconda volta, dopo l'esperienza condotta felicemente a termine nel 2012, racconto che volentieri pubblichiamo.

Vincenzo Altamura così sintetizza felicemente la sua esperienza:
  • ci sono riuscito perché credo in quello che faccio;
  • ci sono riuscito perché ho cercato di trasmettere fiducia nelle proprie potenzialità;
  • ci sono riuscito perché ho limato il mio tempo precedente della Torino - Saint Vincent 2012;
  • ci sono riuscito a chiudere la gara senza farmi male e con le braccia al vento;
  • infine, ci sono riuscito a riportare a Casa il Passatore! 


(Vincenzo Altamura) La 100 km del Passatore 2013 è finita  e si pensa solo a recuperare le forze. Mentre sono a casa e seduto davanti alla mia radio e partecipo   ad una gara radioamatoriale utilizzando il  nominativo IT9NVA mi viene in mente che è giunto il momento di iniziare a scrivere due paroline riguardante  la gara   trascorsa ormai  da sette giorni.

I preamboli e la preparazione. Penso che, per evitare di entrare subito nel vivo del percorso, forse è meglio fare un passo indietro e parlare dell’avvicinamento  al grande evento.

E' risaputo che chi affronta questa 100 km la prima volta e la termina in condizioni umane accettabili, viene spontaneo rimettersi in gioco una seconda volta.

Forti dell’esperienza 2012, io e il caro ultrafinisher Emanuele Miceli abbiamo deciso di incontrarci piu' volte per  pianificare la migliore strategia di gara possibile e soprattutto per acquistare con ampio anticipo i biglietti aerei, dando definitivamente un senso compiuto alla nuova pazzia in procinto di iniziare.

Litighiamo come due fratelli, pizzolato si pizzolato no? carico medio, leggero, medio alto? Ma il buon senso dice di iniziare carico leggero e inserire successivamente il carico medio.

Unica mia raccomandazione è che l'impegno vero partirà solo dopo aver terminato l'organizzazione della Siracusa City Marathon del 27 gennaio essendo parte attiva.

Si inizia  speranzosi, con  tanta buona volontà.

Altamura Passatore 2013Whoops! Ecco che irrompe nella scena una terza figura, una donna, Raffaella Casaburi, mai conosciuta in precedenza, forse vista durante le uscite domenicali  e  comunque amica di infanzia di  Emanuele.

E come in tutte le civiltà e i sodalizi giovani iniziano le prime incomprensioni.

Raffaella ritiene che il carico medio non basta e forse ci vuole il carico pesante di Pizzolato + palestra + piscina.

Cerchiamo di farle capire che il nostro obiettivo è di chiudere la gara in 13 ore circa, senza farsi male e ritornare con la pellaccia a casa ma soprattutto  terminare la gara con il sorriso e le braccia al vento per immortalare l’evento.

Come sempre prevale il buon senso e si attua quanto già stabilito in precedenza.

In ogni caso, chi se la sentiva poteva aggiungere altri allenamenti  rispettando quello principale.

I chilometri scorrono, giorno dopo giorno, in scioltezza e notiamo che Raffaella ha decisamente una marcia in più, dimostrando di possedere una riserva di energie be più cospicua della nostra.

Sarà la palestra o la piscina, ma è, nel complesso, molto dinamica ed energica.

Il primo test di verifica è la Mezza di Riposto (CT) e la mia unica raccomandazione nei confronti di Emanuele è stata quella di non sforzarsi ad inseguire il proprio primato perchè gli allenamenti sostenuti ad oggi non lo permettono.

Ho parlato con il muro.

Dopo due giorni, Emanuele accusa un acuto dolore al ginocchio destro e così il suo calvario sarà il nostro al punto che la mattina, dopo gli allenamenti, gli telefonavamo per rincuorarci sulle sue condizioni di miglioramento fisico perché desideravamo recuperarlo al 100%.

Il trio di corsa si è rotto ed è toccato a me prendere in mano la situazione.

In una prima fase, gli allenamenti consistevano nel reggersi sulle gambe e abituare la mente  alla lunga distanza.

Nei confronti della neofita  Raffaella ho cercato di  far capire di  non essere precipitosa e insaziabile di km di allenamento  perchè  nella seconda fase ci sarebbe stato il salto di qualità che avrebbe condizionato la tenuta atletica per l'accumulo di  stanchezza o meglio acido lattico da smaltire.

Detto fatto, tutte le simulazioni di gara con variazioni di altitudine,  salite ripide, progressioni in salita, variazioni di passo, variazioni di piano o falsopiani, uscite all'alba  e soprattutto uscite pomeridiane con  30° di temperatura .

100 km del Passatore (41^ ed.). Il racconto del siracusano Vincenzo Altamura, finisher: Di tutto e di piu' e in queste occasioni si sono avvicendate anche  due altre amiche  di corsa Carla AlianoDaniela Giuffrida sempre di Siracusa entusiaste di far parte, con il piccolo proprio contributo, all’avvicinamento  alla gara della loro amica Raffaella.

Non voglio dimenticare anche altre due amiche runner  di Raffaella, non ricordo il loro  nome, che hanno sempre incoraggiato la loro amica.

Siamo agli sgoccioli degli allenamenti e con l'ultima uscita di martedì, le gambe ci sono, lo spirito da guerriero c'é e, soprattutto, lo dovevamo anche per Emanuele che ci ha accompagnato lungo questo percorso di preparazione. 

La vigilia. E’ venerdi’ 24. Ci incontriamo tutti belli e sorridenti e ci avviamo verso l’aeroporto di Catania.

Non mi sembra vero, ma Emanuele è equipaggiato all’inverosimile.

Due-tre cambi con luce notturna e tanta allegria.

Di tutto e di più. Dovrò crederci  che vorrà essere uno di noi alla partenza ? 

Comunque vada la forza di lottare fino in fondo e la determinazione è un toccasano.

Forza, Emanuele!

Con l’aereo fila tutto liscio in direzione Bologna ma la perturbazione che ci accompagna  negli gli ultimi venti minuti non è buon segno.

Monitorando per un certo periodo il meteo da internet ci siamo resi conto che la corsa non sarebbe stata una semplice passeggiata ma il gioco forza di acqua e freddo  erano da mettere in  conto.

Ascoltando al telefono altri runner da catania aeroporto  sembrerebbe che alcuni voli sono stati ritardati nella partenza o dirottati in altri scali.

Insomma, tutto in salita.

100 km del Passatore (41^ ed.). Il racconto del siracusano Vincenzo Altamura, finisher: A Bologna. Bologna, città fantastica, ricca di studenti universitari ovunque e soprattutto dopo due ore da turista una mega pizza presso una pizzeria gestita da Napoletani.

Un piacere immenso ricompensato due giorni dopo con un ottimo bis. Mettiamo in conto anche una buonissima birra alla spina.

Nel primo pomeriggio, direzione Faenza.

Ritiro numero e pacco gara, saluti a tutta la segreteria e soprattutto  la tenace Tatiana sempre incollata al telefono.

Ci dirigiamo verso la palestra, saluto  gli amici presenti soprattutto quelli dell’ASD Stracagnano  capeggiati dal mitico Pasquale Giuliani e dopo un break di relax  ritorniamo sui nostri passi per  il chiosco dell’abbuffata .

Ecco qua la proiezione dei filmati surplus delle gare del passatore, saluto il caro Maurizio Crispi che come sempre è intento a scattare foto e, vai, si mangia!

Tra le due portate ,  vino e dolce  abbiamo la possibilità di scambiare le nostre vedute  con il campione italiano Antonio Armuzzi  e la campionessa croata Marija Vrajic  che sarà la futura vincitrice della 41^ edizione.

Ultimi saluti e riposo assoluto dei guerrieri.

Il giorno della gara. Sabato , 'Azz...  di prima mattina un sole splendente.
Mamma mia e allora altro che acqua qui ci si abbronza.

Commento molto positivo ma le cose belle sono passeggere.

Infatti nell’avvicinamento a Firenze si nota la differenza del meteo,aria tenebrosa , pioggia e freddo.

Sarà così fino alla partenza delle 15.00.

Firenze, ognuno cerca di arrangiarsi dove capita.

Mi ritengo fortunato, perché ho trovato  ricovero  all’interno dell’androne di una banca.

Siamo stati costretti a lasciare dei passaggi per il bancomat, ma - dopotutto - i residenti e stranieri capiscono le esigenze del momento dei runner e anche la pazzia a cui si apprestano.

Tutti bravi, un plauso.

Emanuele ha deciso di non essere tra i nostri e ha dihiarato che ci avrebbe scortato lungo il percorso.

Ci siamo, scatta l’ora X.

La gara. Non la smette di piovere e siamo riparati sotto una tenda di un locale  accanto al  lungo serpentone umano.

Ci riscaldiamo saltellando e raccomando sempre raffaella di non lasciarsi andare nella prima parte di gara e soprattutto di guardare per terra per evitare le pozzanghere prima della salita.

Ecco lo sparo, un lungo applauso e ci incamminiamo per il rilevatore elettronico.

Continua a piovere ma in tono piu’ basso , siamo intrappolati nella calca .

Finalmente lasciamo Firenze e iniziamo a Salire.

Non piove piu’ e  incominciamo a metterci a nostro agio con un ritmo piu’ veloce.

Gli allenamenti fatti danno le prime risposte.  Non siamo ultimi e incominciamo a macinare metri.

L’aria è freschissima con la temperatura sopportabile. 

La pioggia di Firenze ci ha tolto quel piacere che hanno tutti i  runners di ritrovarsi e fotografarsi  prima della partenza .

Ci tenevo a immortalare l’evento con alcuni runner di Catania.

Inoltre, avevo sperato di trovare un’amica virtuale di  Facebook per la nuova foto 2013 e come sempre avviene sono stato ricompensato.

Anche senza la foto ho avuto il piacere di salutare in salita Sabrina Tricarico che ha ricambiato con affetto.

Durante il percorso iniziale troviamo le solite  stranezze presenti in una gara e in particolare c'è chi corre con i sandali, chi con la parrucca, chi spinge un carretto, fidanzati mano nella mano, ma forse la cosa piu’ strana una pillola blu per terra.

Chissa sarà Viagra? Non mi meraviglierebbe l’uso improprio visto che è doping .

Non lo sapremo mai.

Pensiamo alla gara.

Tra una chiacchiera e la curiosità di notare le varie iniziative di affetto nei nostri confronti mostrato dai residenti dei luoghi attraverso applausi e lenzuola con tanto di pubblicità,  ci ritroviamo alla  vetta le Croci .

In linea generale, mi sento molto bene, respirazione regolare e non affannosa .

Il tempo in questo momento è clemente, si sta freschi e da Dio.

Si scollina e si inizia a scendere.

Bello, pioggia nessuna ma la speranza svanisce al km 24/25. Solo cinque minuti di pioggia intensa per ricordarci che non siamo soli.

E va bene cosa sarà la pioggia in confronto al freddo che andremo a beccarci alla famosa Cima Coppi che, sul percorso di gara della 100 km del Passatore,coincide appunto con il Passo della Colla a circa 1000 metri di quota.

Avviso Raffaella che al km 31, Borgo San Lorenzo mi sarei fermato per almeno cinque minuti per mangiare e eventualmente cambiarmi prima di proseguire.

Avrà capito, visto che si è portata avanti di cinquanta metri?

Si capisce che è in forma e, quindi, è giusto che prosegua sulla propria strada.

Ci siamo, il Bip al passaggio da Borgo San Lorenzo suona a 3h27'24 in linea con quanto stabilito, per una corretta  gestione della seconda parte della gara.

Ristorazione: poca, ma  perfetta.

Sensazioni buone, mi sento riposato  e ho  voglia di continuare e quindi si riparte.

Fuori paese trovo un cartello con l’indicazione 16 chilometri di salita.

Bene, ci sono: inizio a salire rapidamente, anche perché il cambio indumenti, grazie alla collaborazione del grande Emanuele, mi permette di velocizzare e sorpassare molti runner  fermi a quasi passo svelto.

L’aria è piu’ fredda, pungente: lo scaldacollo mi da una sensazione di caldo mentre  la respirazione è piu’ affannosa.

Il rumore del movimento delle acque lungo la strada  viene spesso occultato dal rumoraccio di tantissime macchine in transito in direzione del colle.

Porca miseria, il bip del Colle di Casaglia, al km 48, in ore 05:59:28 mi dice che sono in anticipo.
Ritrovo il caro Emanuele che, infreddolito come un eschimese, mi passa la luce notturna.

Lo saluto e lo invito a seguire Raffaella che è più avanti di me.

E’ la prima volta che scollino questo luogo ancora  con la luce del giorno e mi rendo conto che è un posto fantastico e incantevole.

Fa freddo, i cinque gradi si fanno sentire, ma  - per fortuna - non piove e inizio a scendere rilassato con un ritmo non  veloce.

Con questo assetto in  compagnia di alcuni runner mi ritrovo al rilavamento di Marradi km 65 in  08:10:23.

Ecco le prime avvisaglie di una crisetta incipiente.
Non riesco a mangiare. Si ripropone lo stesso sintomo di disturbi allo stomaco, già collaudato in altre edizioni.

Sarà il freddo oppure lo sforzo? Non lo saprò mai.

Devo forzarmi a mangiare, ma non ci riesco e  allora bevo solamente.

La sosta è brevissima e si riparte.

La  sofferenza me la porto appresso fino al km 70 e, a causa di un bicchiere traditore contenete  acqua gasata e non naturale, ho dovuto  liberare il  mio contorto  stomaco.

Mi riprendo subito  e sono  determinato a continuare .

Il tempo è  mite, si toccano i 9°, ma sostanzialmente si sta molto bene.

Ai piedi del paesino di Brisighella incontro un nutrito gruppo di ragazzi che animano la notte a squarciagola con il motto: Dai che ce l'hai fai!.

Sono gli stessi dell’anno prima.

Bravissimi.

Brisighella  il bipmi ricorda che sono al km 88,5 tempo 11:32:16  .

E’  un buon passaggio e se non ci saranno intoppi  posso  provare a chiudere la gara sotto le 13 ore.

Un bicchiere di the caldo e via si riparte.

Il the, buonissimo e gustoso, mi ha aiutato molto poco  perché neanche il tempo di uscire fuori paese  che ho dovuto nuovamente liberarmi dallo stomaco.

Una reazione fisica molto forte, ma  gestibile.

Con rammarico, ho notato che molti runner mi hanno sorpassato e filato liscio disinteressandosi del mio mal di pancia.

Tra me e me, mi sono chiesto se, visto che la formula dello spirito trail è inesistente  in questi momenti, io mi sarei preso le mie soddisfazioni.

Anche se ho perso tempo per la forzata sosta non mi sono dato per vinto.

Il mio corpo si è ricordato degli allenamenti.

Sotto la pioggia incessante che dal km 88 mi ha accompagnato alla fine, uno dopo l’altro li ho ripresi e staccati con gli interessi  e, finendo la lunga galoppata a braccia  aperte, sotto il tabellone dell’arrivo in 12:58:07.

Ad aspettarmi tante ragazze infreddolite pronte a incorniciare ogni runner in  arrivo con la medaglia ricordo.

E anche per questa volta posso dire: "Io c'ero".

Ho incontrato  Emanuele che mi ha immortalato con due foto veloci e mi ha  trovato in buone condizioni.

Subito dopo,  ho incontrato Raffaella sotto i portici dome  mi aspettava con tutta la sua famiglia  e ho colto l’occasione per porgerle i  miei complimenti per  la sua bellissima prestazione finale di 12:21:20: un ottimo esordio!

Ormai notte fonda e piano piano con gli ultimi  passi forzati  ci siamo  recati  presso la palestra.

Ed ecco qua: si entra nel mondo magico della palestra fatto da  ristoro interno, docce con acqua calda abbondante , massaggi a volontà messi in pratica  da un team di bravi istruttori e brande .

Trovo per la prima volta la superrunner modella Luisa Betty ( fans page di facebook), molto sconsolata per via di un  problema  fisico lungo il percorso di gara che non gli ha dato tregua  ma  soprattutto di non aver  ritrovato la sua borsa a causa di problemi tecnici dell’organizzatore.

Nonostante tutto mi ha salutato con affetto e come da grande campionessa che è  non mi ha negato una foto ricordo. Grazie luisa.

Con la via di ritorno, il bis pizza gigante a Bologna, l’incontro con  Pino Grasso (sconsolato perché ha mancato il suo duro obiettivo a causa di un problema fisico e gli auguro una pronta e veloce  guarigione ), R. Manguso e company all’aeroporto di Bologna, finalmente sono  a casa.

Concludo dicendo che  è stata una bellissima gara, con situazioni disagevoli davvero imprevedibili, ma superabili;  bravi tutti quanti,  dai runners  agli organizzatori ai volontari, bravo anche il custode che ha gestito la palestra e bravi Emanuele-Raffaella.

Abbiamo riportato a Siracusa il Passatore 2013!

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14 giugno 2013 5 14 /06 /giugno /2013 19:18

Ecomaratona delle Madonie 2013 (7^ ed.). Il racconto di Lara La Pera, vincitrice della gara femminile: La palermitana Lara La Pera ha partecipato lo scorso 9 giugno alla 7^ edizione dell'Ecomaratona delle Madonie, classificandosi quinta assoluta e prima delle donne e realizzando così il suo bis su questa gara, già da lei vinta nell'edizione 2012. Lara La Pera non ama che si parli di prestazioni cronometriche, perchè - anche quando vince (e l'anno scorso ha realizzato uno splendido tris di Vittoria, infiorando una appresso all'altra l'Ecomaratona delle Madonie, la Supermaratona dell'Etna e l'Etnatrail) - ritiene che la cosa veramente sia l'esperienza dell'aver corso e partecipato.
Insomma, anche quando è vincitrice, vuole mantenere un profilo schivo e modesto e non ama le luci della ribalta.
E questo atteggiamento è espressione di un vero e sano spirito sportivo.

Anche del risultato di questa gara, piuttosto sofferta a causa del gran caldo, Lara La Pera tace, desiderando piuttosto dare rilevanza alle emozioni sperimentate e all'intensità dell'esperienza.

"Anche se, ovviamente, il risultato atletico mi ha dato una grande soddisfazione, soprattutto per il fatto di trovarmi a competere per la prima volta con degli uomini, visto che al contrario dello scorso anno, non c'erano donzelle davanti a me) -
ci dice - non voglio nemmeno menzionarlo". 

Per la cronaca Lara La Pera, domani 15 giugno 2013, parteciperà nuovamente alla Supermaratona dell'Etna, anche se il suo approccio alla gara sarà assolutamente rilassato e senza strafare, proprio perchè è in fase di recupero dalla prova del 9 giugno.
La Supermaratona dell'Etna 0-3000 non vuole proprio perdersela e soprattutto per la sua bellezza, quale che sia il risultato finale. E anche questo è vero ed autentico spirito sportivo, senza che nella partecipazione entrino in gioco considerazioni quale è quella dell'avere un titolo da difendere.

E, a seguire, l'attendono gli omportanti appuntamenti con il Cortina Trail (il prossimo 28 giugno 2013) e con la dura Tre Rifugi della Val Pellice, a metà luglio circa, nella distanza lunga.

Ed ecco qui di seguito il suo racconto dell'Ecomaratona delle Madonie, esattamente centrato su questa filosofia. 

 

Ecomaratona delle Madonie 2013 (7^ ed.). Il racconto di Lara La Pera, vincitrice della gara femminile: (Lara La Pera) Questo breve racconto dell’Ecomaratona delle Madonie 2013 non può che iniziare con i ringraziamenti a gli organizzatori che, anche quest’anno nonostante le grandi difficoltà economiche, ci hanno dato la possibilità di correre una delle più belle gare di corsa in natura che esistano in Sicilia. Probabilmente, tutti questi complimenti sembreranno lusinghieri, ma chi ha corso la gara sarà indubbiamente d’accordo con me sul fatto che sia le indicazioni del percorso che il numero di rifornimenti con grande quantità di acqua, the, sali, frutta, uva passa e sorrisi di incoraggiamento da parte dei volontari, sono stati impeccabili.

Ho corso l’Ecomaratona delle Madonie per la prima volta lo scorso anno, fino ad allora avevo optato per la gara di 23 km, ed é stata la mia prima corsa in montagna più lunga di 25 km e non avevo idea di cosa mi aspettasse.
Alla partenza avevo paura, altro che emozione!
In vita mia non avevo mai corso per più di 4 ore di seguito e, oltre quel tempo, non sapevo cosa ci fosse, come avrebbe reagito il mio corpo, come avrei affrontato la “famigerata” salita verso il Santuario di Madonna dell’Alto che inizia dopo ben 20 km di gara e la temutissima (per me!) discesa di 12 km che mi avrebbe portata al traguardo.
In realtà le quasi cinque ore di gara, condivise in ottima ed espertissima compagnia, sono volate. Più avanzavano i chilometri, più il paesaggio e i profumi é [in questo periodo dell'anno sulle madonie è in corso la fioritura delle ginestre - ndr] diventavano spettacolari ed intensi. Il silenzio al Santuario di Madonna dell’Alto veniva interrotto solo dai nostri respiri affannati.
Poi la discesa….e lì nella single track ho avuto qualche difficoltà, sono caduta e mi sono rialzata pensando: “Il prossimo anno qui non devo cadere”. La prima cosa che ho pensato quando sono arrivata stanchissima, indipendentemente dal bel risultato ottenuto, è stata questa: “E' la maratona più bella che abbia mai corso”.
La natura con la sua bellezza mi aveva fatto dimenticare di avere un orologio al polso…non mi era mai successo durante una maratona… Persino la fatica mi era sembrata meno faticosa!

Quest’anno, già a marzo, mi sono iscritta all’edizione 2013.
Ecomaratona delle Madonie 2013 (7^ ed.). Il racconto di Lara La Pera, vincitrice della gara femminile: Il 9 giugno è arrivato in fretta e alla partenza la paura dello scorso anno è diventata emozione.
Alle 8.00 del mattino sole e caldo già preannunciavano una grande fatica.
Il pre-gara è sempre un momento bello in cui si condivide la tensione con gli amici di sempre e si fa amicizia con gli atleti venuti da fuori, anche dall’estero.  
Alle 8.30 eravamo tutti pronti al via… Guardo l’orologio: 8.34 e si parte per quella che, anche quest’anno, si è rivelata una splendida avventura.
Nei primi 10 km in cui sentivo le gambe leggerissime mi ripetevo “Piano, piano, piano, piano…”.
Fino al 12° km è tutta salita ma a piccoli passi si corre a parte l’ultimo chilometro, in cui solo uno stambecco può correre.
Appena scolliniamo un gruppo di 20 - o forse 30 - cinghiali ci attraversa la strada ed ecco che il mio cuore raggiunge immediatamente la frequenza cardiaca massima!
Non avevo mai visto un cinghiale in vita mia… figuriamoci tanti cinghiali tutti insieme!
Per fortuna vanno per la loro strada senza prenderci minimamente in considerazione; ironicamente penso “Forse noi podisti siamo troppo magri per i loro gusti!”.
Corriamo sull’erba, facendo attenzione a qualche buca poi finalmente il ristoro.
Uno, due tre bicchieri d’acqua non placano la sete… altri due bicchieri d’acqua sulla testa e si riparte.
Ed ecco la prima discesa… I buoni propositi di andare piano cominciano a dileguarsi e lascio andare le gambe.
Chi legge questo racconto e non mi conosce penserà che è una cosa normale mollarsi in discesa.
Per me non lo è…
Sto cercando di imparare a non pensare troppo a quello che potrebbe succedere se 
lasciassi andare le gambe e cadessi.

Ecomaratona-delle-Madonie 4383Credo di avere ancora un’agilità fantozziana ma riesco a correre. Cade chi ha paura di cadere o chi non ne ha per niente… bisogna trovare una giusta via di mezzo. Arriviamo al 19° km dove, per me, inizia la vera gara… C’è un po’ di pubblico che con il suo entusiasmo ci ripaga di tanta fatica. E inizia la salita. Caldo a parte, mi sento bene.
Le salite mi sono sempre piaciute, soprattutto quando le conosco e so come gestirle. Inizialmente gli alberi ci proteggono da un sole che ci ricorda che la tanto attesa estate è arrivata! Ogni tanto qualche folata di vento ci da sollievo.
Incontro sul percorso qualche amico che non ha gareggiato, chi fa foto, chi fa il tifo e ci informa sull’andamento della gara.
Comunque sia, in questo mare di caldo e fatica è bello trovarli lì.
Sono passate le 3h30’ di gara: mi ritrovo sola per la prima volta.
E correre in quel silenzio assoluto è esaltante.

Entro nel bosco investita da un mare di profumi, un gioco di sole e ombra nasconde le fettuccine rossobianche agitate da un po’ di brezza.
Cerco di stare attenta a non sbagliare strada. Esco dal bosco e vedo il Santuario: ultima salita pietrosa… Vorrei camminare ma cerco di non arrendermi alla stanchezza: avevo fatto tutta la salita correndo e, così, alterno la corsa con qualche passetto camminando.
E ripenso a tutti gli allenamenti fatti in salita sul Monte Pellegrino con il mio inseparabile gruppo di amici podisti, i Seven o’Clock
Finalmente ci siamo: giro del santuario e 31°.2 km, the, acqua, the e si scende.
Le single track mi sembrano molto meno pericolose dell’anno precedente, corro, corro, corro.

Sembrerà banale, ma per me correre senza freni in quel tratto di gara è stata la più grande conquista. Perché ho superato un mio limite.
Poi le strade bianche e un mare di pigne; alcune scricchiolano sotto i piedi e sembrano macigni, altre riesco ad evitarle.
Km 36, ristoro con doccia… favoloso! E la stessa domanda dell’anno scorso da parte di un volontario “Da dove vieni?”, “Palermo”, “Dai brava, viva la Siciliaaaaaaaa”!
E sull’eco di Sicilia mi allontano procedendo verso un traguardo che ancora mi sembra lontano… la stanchezza allunga i chilometri!
Dopo l’ultimo ristoro, che non salto anche se mancano appena 2  km all’arrivo, si entra in paese… Salitella, arco, scale e il corso che porta all’arrivo.
Qualche metro prima del traguardo vedo Roberto, il mio compagno, che mi ha preceduta di “solo” di 17 minuti e la mia inseparabile amica Antonellina (entrambi artefici della mia passione per il trail e la corsa in montagna)….
Mi scappa una lacrima, sono sfinita, accaldata, emozionata, ma trovo la forza di fare uno sprint, alzare le braccia e tagliare il traguardo.
Il momento dell’arrivo dopo una grande fatica è sempre bellissimo. Il sapore della fatica mi è sempre piaciuto, provare a superare i miei limiti anche.
Ma non voglio mai superare il mio entusiasmo per questo sport meraviglioso e il sapore della fatica non deve mai diventare amaro.
Grazie corsa.

 

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8 giugno 2013 6 08 /06 /giugno /2013 08:30

100 km del Passatore (41^ ed.). Il racconto dell'esordiente SuperElena: SuperElena Cifali è partita da Piazza della Signoria di Firenze lo scorso 25 maggio 2013, per percorrere i 100 km da Firenze a Faenza, attraversando l'Appenino tosco-romagnolo, e, dopo 13h50' minuti ha tagliato il traguardo di Piazza del Popolo di Faenza. 
E' partita da esordiente e ha concluso la sua gara, laireandosi "finisher" di una garà diffcie e lunga che ha rappresentato il suo battessimo del fuoco nelle Ultramaratone (a parte le sue tre esperienze preparatorie di una 12 ore e di due 6 ore). Elena Cifali si è preparata scrupolosamente e con passione per affrontare nel modo migliore questa prova.
E la sua esperienza le ha dato un riscontro positivo: ha portato a termine la distanza che, nell'esordio, in fondo è la cosa più importante, perchè si conviene che partire con le esprienze nelle 100 km con un ritiro non crea affatto quei circuiti virtuosi di apprendimento e di consapevolezza della propria autoefficacia, tali da spingere a ripetere l'esprienze.
Ma se tu finisci una prima volta e finisci bene, allora sei preso dal "morbo" delle 100 e sarai fascinosamente attratto dalle successive edizioni, come ci dimostrano "quelli che ci sono stati" 5, 10, 15, 20, 25, 30, 35 volte ed ora, dall'edizione di quest'anno anche 40 volte (anche se si tratta soltanto di un gruppo ristrettissimo di due podisti).
Le 100 km sono come un viaggio, un viaggio geografico che si dipana attraverso luoghi reali, ma anche un viaggio interiore; sono come un pellegrinaggio ed anche come un percorso di iniziazione.
E' il Passatore è tutte queste cose, di più.
E il bel racconto di SuperElena Cifali alla sua prima - gratificante ed esaltante assieme - esperienza - ce lo dimostra.
Brava Elena! Hai compiuto un'impresa non da poco e si può senz'altro dire che adesso - nel tuo rapporto con la corsa - le cose saranno diverse: infatti, chi ha finito una 100 del Passatore entra a far parte di un'élite relativamente piccolo nello stuolo di runner sulle lunghe distanze che però non sono mai andati oltre a quella della maratona.

(Elena Cifali)
Quanto durano 100 chilometri?

Me lo sono chiesta tante e tante volte prima di poter partecipare alla “Gara”. 
Una gara che desideravo fare già da un anno e che ho coscientemente rimandato sapendo che per poterla portare a termine servivano buone gambe e tanta testa.
Che sarebbe stata una delle più belle avventure della mia vita lo sapevo già prima della partenza, ma tutta sotto il diluvio proprio non me lo aspettavo.
E’ sabato pomeriggio: a Firenze piove come non faceva da decenni in questo periodo. Tutti sotto i portici per ripararci come meglio possiamo. Ma la pioggia non si placa, non ha pietà di questa infinità di uomini e donne che vogliono onorare lo sport correndo la famosissima 100 km del Passator Cortese. 
Vabbè, inutile stare troppo a pensarci, mi bagnerò e lo farò con dignità. Mi dirigo insieme ai miei amici su Piazza della Signoria aspettando pazientemente il via. L’inno di Mameli risveglia il mio spirito patriottico e con la mano sul cuore a gran voce canto come meglio non avrei potuto fare.
Ho i brividi: non è solo colpa del freddo; sono molto emozionata ed un nodo stringe forte la mia gola come quando ero bambina ed aspettavo di rivedere i nonni il primo giorno delle vacanze estive.
I primi passi dopo il via sono molto lenti, attentissima a non inzuppare le scarpe in qualche pozzanghera, tengo gli occhi bassi e cerco la concentrazione.
Un runner mi affianca, è un ragazzone bruno e simpatico che sorride e parla felice, scambiamo qualche parola, lui è al suo secondo Passatore e quest’anno vuole fare meglio, chissà se con questo tempaccio ci riuscirà. Lo lascio andare, è solo una delle decine di incontri che farò lungo questa avventura.
Il lungo serpentone di uomini e donne che si dirigono a Faenza è ancora pieno di entusiasmo, tutti allegri e sorridenti, fermi già al primo ristoro. 
Aspetto un raggio di sole che in realtà non arriverà mai, inutile, oggi nessuno lassù sembra volerci bene.
Intanto i km scorrono e sono già al decimo. “Ottimo! se continuo così in 12 ore sono a Faenza”, ma è ancora troppo presto per fare pronostici.
Questa Gara merita tutto il mio rispetto, tutta la mia concentrazione, tutta la mia dedizione.
Decido di non ascoltare la musica, correrò sola, devo bastarmi da me stessa oggi … la sfida è anche questa, nessun ritmo se non quello del rumore dei miei passi e della pioggia che cade copiosa su di me bagnando ogni centimetro del mio corpo.
Con me alcuni amici: Inge, Salvo, Enzo, Piccione, Michele ed il buon Pietro. Siamo una bella squadra tutti carichi di energia ed entusiasmo.
Il GPS segna 20 km e la media è ancora ottima! La strada è come me l’aspettavo, come l’avevo letta in tutti quei racconti che ho studiato quasi a memoria in questi 5 lunghissimi mesi di preparazione.
E’ bellissimo essere qui, mi consola il fatto che non avverto nessuna stanchezza, il tempo vola e con esso i km che mi separano da Faenza, la testa viaggia leggera e non riesco a smettere di sorridere.
Mi fermo ad ogni ristoro, non ne salto neppure uno seppure non avverto ancora la necessità di nutrirmi o di bere.
La pioggia non mi da tregua, sono bagnata fradicia ma la cosa non mi preoccupa, felice come una bambina noto che “il muro” che solitamente arriva in maratona oggi non si presenta. Tra poco sarò a Borgo S. Lorenzo ed allora io ed i miei amici ci saluteremo perché loro hanno scelto di cambiare gli abiti, mentre io ho previsto il cambio a Colla.
42,195 km ecco, ho superato la distanza della maratona, la strada si impenna sulla via per la Colla, adesso tutto qui mi ricorda i miei allenamenti invernali sull’Etna, dove supero di corsa tornanti su tornanti. Fa freddo, tanto freddo, i miei passi si fanno sempre più piccoli fino a non correre più su questa salita –seppure sarei in grado di farlo- non voglio sprecare energie che potrebbero tornarmi utili più in la nel tempo.

Questa è la mia prima 100 km e non immagino minimamente come potrà comportarsi il mio corpo superata una certa distanza. Il viaggio interiore è appena iniziato, le emozioni si fanno vive e prepotentemente si impadroniscono di me. 
Cammino a passo svelto, le mani sono gelate, nonostante i guanti. Il mio corpo sta perdendo calore e si raffredda molto velocemente. Forti brividi mi scuotono, bagnata dalla testa ai piedi non potrebbe essere che così. Ripeto a me stessa che anche questo è il “gusto della Cento”, il gusto della fatica, il corpo si tormenta soffrendo minuto dopo minuto eppure sono sicura che non sto sbagliando nulla oggi. 
Ancora pochi passi e vedo il tendone col mio cambio. 
Tutto come da programma, prima del tramonto devo essere di nuovo in strada.
Entro nella speranza di potermi cambiare completamente e ripartire nel più breve tempo possibile ed invece dentro la tenda trovo una situazione assurda.
Per terra è tutto bagnato, centinaia di zaini dappertutto. Un volontario mi aiuta nella ricerca del mio che per fortuna porta una targa con la scritta “superElena” e diventa subito riconoscibile tra gli altri.
Impiego un’eternità per sfilarmi gli abiti di dosso, ma con gran fatica e perdendo anche un po’ di calma riesco ad uscire dalla quella calca.
Maglia termica asciutta, pantalone lungo, giacca anti pioggia, guanti, bandana, lampada frontale e tanto tanto coraggio, ecco sono di nuovo pronta a ripartire. I primi metri sono terribili, le gambe inchiodate al suolo, tremo come una foglia scossa da forti raffiche di vento. Ci sono solo 2 gradi e la pioggia non da tregua.
Non sento più le dita delle mani nonostante i guanti che però sono zuppi d’acqua.
Devo riprendere a correre subito altrimenti il rischio di non farlo più diventa sempre più elevato.
Elena-Cifali-taglia-il-traguardo-della-sua-prima-100-del-Pa.jpgIl cielo si è fatto scuro e la notte cala giù su di me.
“Forza Elena, adesso è tutta discesa, puoi farcela” mi ripeto mentre inizio a mettere un piede avanti all’altro cercando di mantenere un ritmo regolare e non troppo veloce.
La discesa mi piace, mi sento di nuovo bene mentre è quasi mezzanotte.
Ho già corso ben 70 km e mi tornano in mente le parole dell’amico ultramaratoneta Alfonso Sciarratta. “Elena, non stare dietro nessuno, corri solo con te stessa, la gara inizia al settantesimo chilometro”. Aveva ragione Alfonso, la gara inizia qui e con essa la mia stanchezza.
Dal 75° km in poi decido di riposare 5 minuti stando seduta ai posti di ristoro, poco importa se perderò tempo prezioso, il mio obiettivo oggi è arrivare a Faenza indipendentemente dal tempo che devo impiegarci.
Quanto durano 100 km ? Me lo chiedo ancora e sempre più spesso !
Sono stanca ma non ancora sfinita e vado dritta come un treno. Le tenebre mi regalano emozioni nuove e bellissime in un turbinio di sensazioni strane ed appaganti. Ascolto il canto degli uccelli notturni e sento la notte sulla pelle, il rumore dell’acqua che precipita con forza e fragore dal fiume in piena, riconosco le numerose piccole cascate che si sono formate lungo il percorso, getti d’acqua impetuosi che ricordano ad ognuno di noi che la vita esiste anche oltre la luce, oltre il giorno, oltre noi stessi. E’ strano e bellissimo correre con un faro in fronte. La mia lampada illumina fino a 6 metri dai miei piedi, ho deciso di non direzionarla più in là, non mi serve sapere cosa c’è oltre, voglio solo vedere dove poggerò i piedi e stare sola.
Già sola, di tanto in tanto raggiungo qualche podista o vengo raggiunta da qualche altro, mai rivolgo la parola a nessuno di loro e neppure loro lo fanno con me. Siamo assorti in una dimensione che oscilla tra la veglia ed il sonno. E’ come se stessimo vivendo un’altra realtà, diversa da quella diurna: il nostro personalissimo sogno. 
La pioggia si è fatta più abbondante e prepotentemente entra dentro di me, dentro i miei abiti, dentro le mie scarpe, dentro la mia testa, dentro i miei pensieri, annega tutto il mio essere e mi costringe alla meditazione.
Ricomincio ad avere freddo e temo di stancarmi proprio adesso che mancano solo 20 km a Faenza.
Mi fanno male le caviglie e prego il mio angelo custode di starmi vicino, di non abbandonarmi adesso.
Ho sempre sostenuto che per correre le ultramaratone servono dapprima le gambe, poi le gambe e la testa e per finire basta solo la testa. 
Questo è il momento in cui decido di non ascoltare il mio corpo che mi supplica e mi implora di fermarmi, di arrestare la mia corsa, di andare a dormire. No! Non posso ascoltarlo, lo ignoro e cerco di spiegargli che deve obbedire al mio volere ed io voglio arrivare a Faenza.
Corro! Corro e parlo col mio angelo che mi sussurra parole di incoraggiamento:“So che ce la farai, ricordati sempre chi sei e quanto vali”.
Questa è una sfida per me, sto sfidando me stessa e devo farcela anche per le decine di persone che stanno tifando per me e che da sempre credono nelle mie capacità. 
Cerco di stare entro gli 8 minuti al km, questo è il momento più difficile ma proprio per affrontare questo momento mi sono preparata molto bene lungo questi mesi invernali sull’Etna.
La solitudine non mi spaventa, il mio conforto arriva presto ed assume la voce di un uomo che al ristoro di Brisighella mi guarda dritto negli occhi e mi dice con –voce calma e rilassata- “forza Elena stai andando benissimo, ti mancano solo 11 km ed i tuoi occhi guarderanno la meta”.
Le sue parole mi danno coraggio e nuovo vigore, sorseggio una tazza di brodo caldo dentro la quale cadono fredde gocce di pioggia. Ringrazio e volo via, come se stessi cominciando adesso il mio allenamento quotidiano.
Le mie mani sono calde ora nonostante tutto il mio corpo si ribelli a cotanta stanchezza e sofferenza.
Come direbbe una famosa canzone della catanese Consoli mi sento confusa e felice: “Sto per arrivare Faenza”.
Vedo il cartello del 90° km, alzo le ginocchia, le gambe si muovono più velocemente allungando la falcata e corro ininterrottamente per 5 km nella speranza di ridurre il tempo che mi separa dalla fine. 
No, non sono solo felice, sono felicissima, ormai la meta è vicina e con essa il trionfo. Quasi non ci credo, stento a ricordare tutto ciò che ho fatto e pensato in questa lunga notte di corsa. E’ una sensazione bellissima che provoca godimento e piacere al mio corpo. Quanti allenamenti, quante rinunce, quanti sogni, quante speranze, quante paure e quanta gioia provata tutta insieme. Si, ne è valsa davvero la pena.
Supero tantissima gente, uomini e donne che si trascinano come zombie nella notte. Spreco tante energie e sono costretta a camminare ancora una volta. 
Guardo i cartelli scorrere davanti ai miei occhi: 95 km, 96 km, 97 km, che gioia, mi sembra di sognarli questi numeri così importanti.
Al 98° km subisco l’unica vera crisi di questa lunga notte. “Com’è possibile ! -mi domando con sorpresa- ormai che sono quasi arrivata non posso crollare proprio adesso” Eppure sento che la testa non vuole più andare avanti, forse vuole dare retta al corpo, forse vuole assecondarlo. Il mio corpo la sta seducendo lascivo: “Fermati, fermati, riposati, - mi dice una vocina - sei stanca, non ce la fai, no che non ce la fai!” Ed invece no! “Io sono SuperElena e nessuno, neppure un corpo bagnato, stanco, sofferente e affamato di riposo potrà fermarmi stanotte”.
99° km: mi riscopro ancora viva e determinata “Ho deciso: corro ancora”. 
E corro come so correre quando voglio raggiungere una meta a me cara ed importante. La forza di volontà, la determinazione, la stima per me stessa non mi mancano. Questa segretaria oggi conquisterà Faenza a testa alta e orgogliosa di se stessa. Alzo le gambe e corro l’ultimo km in onore di tutti i 99 che mi sono lasciata alle spalle. Adesso volo: “Arrivo mio dolce angelo, lo so che mi stai aspettando!”.
Lo vedo: è il gonfiabile: rosso come la passione, rosso come l’amore, rosso come il sangue che scorre dentro le mie vene.
Alzo le braccia al cielo e passo, sento il bip del chip e sullo schermo il mio nome: Elena Cifali. 
Sono partita da Firenze in un pomeriggio di pioggia e freddo arrivando a Faenza la mattina successiva impiegando 13 ore e 50 minuti.
Oggi ho aggiunto alla mia storia una nuova ed incredibile vittoria che solo le donne forti e determinate come me possono realizzare.
Sono fiera di me: “profumo” di sudore, di fatica, di stanchezza, di sporco, di notte, di Toscana, di Romagna e di miracolo, adesso che so cosa vuol dire correre 100 km tutti d’un fiato sono pronta a raddoppiare.

 

La foto è stata resa disponibile da Francesco Michelacci (Studio 5) che qui si ringrazia sentitamente.

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7 giugno 2013 5 07 /06 /giugno /2013 18:32

Lafuma Volcano Trail 2013. Ultima tappa sull'Etna nel racconto di SuperElena CifaliSabato 27 aprile 2013 si è svolta l'ultima tappa del  Lafuma Volcano Trail 2013, una gara a tappe dal 21 al 27 aprile, ciascuna delle quali si svolge su uno dei vulcani siciliani con importanti dislivelli altimetrici, tra l'isola di Vulcano, quella di Stromboli, entrambe nell'arcipelago delle Isole Eolie e l'Etna. Il programma agonistico di ogni tappa è arricchito, lodevolmente, con programmi di passeggiate (walking) per gli accompagnatori, sicchè la corsa a tappe perde il suo connotato di corsa per specialisti e diventa anche occasione di un bel viaggio per gruppetti familiari al seguito dell'atleta agonista, consentendo così di realizzare in maniera intelligente la formula "Turismo&Sport".
La 5^ ed ultima tappa si svolgeva sull'Etna (Pista Altomontana su di una distanza di 22 km un dslivello positivo (d+) di 1400 metri e negativo (d-) di 400 metri, con la previsione di raggiungere l'altitudine massima di 1740 slm.
In corso di gara, la distanza è stata poi raccorciata a 14 km, a causa della sopravvenuta eruzione da parte dell'Etna.
I podisti, mentre erano impegnati nella tappa hanno cominciato a sentire grandi boati che poi sono sfociati in un'eruzione che, pur temporalmente breve, è stata la maggiore delle eruzioni del 2013.
Elena Cifali ha partecipato alla tappa, ma senza pettorale e sostanzialmente per dare un aiuto all'Organizzazione e garantire, camminando, il servizio-scopa.
Ma la sua partecipazione è stata anche finalizzata ad dare compagnia al runner Pietro Bernardo che, nelle sue previsioni, avrebbe proceduto molto lentamente (Infatti, lo si può vedere collocato in ultima posizione nella classifica finale maschile).
Questa partecipazione è stata per Elena Cifali un'ottima occasione per procedere nella sempre più stringente preparazione per la 100 km del passatore che si sarebbe svolta a distanza di poco meno di un mese (25-26 maggio 2013). 
Di seguito, potete leggere il suo racconto che, nella sua più intima sostanza, è un canto d'amore per Sua Maestà L'Etna.

Lafuma Volcano Trail 2013. Ultima tappa sull'Etna nel racconto di SuperElena Cifali(SuperElena Cifali) Lo sento respirare, lo sento tossire, lo sento ansimare.
Dovrei averne paura ed invece continuo a cavalcarlo, so che Lui mi ama, forse tanto quanto lo amo io, e dunque non temo la sua ira.
Sabato mattina, un sabato bagnato dalla sottile pioggia primaverile, una pioggia che se non ti copri per bene ti penetra fin dentro le ossa e non ne esce più.
Le scarpe da trail nuove, lo zaino che uso anche in allenamento, il berretto che protegge occhi e testa dal freddo pungente e dal caldo asfissiante.
Sono qui, vicino a te mio amato Etna, ancora una volta qui per amarti.
Lo senti il mio abbraccio? Lo senti quanto ti amo?
Ti ho amato fin dalla prima volta che ti vidi nel 1992.
Ti ho amato come solo una donna maratoneta sa fare.

Il nostro è amore eterno, fatto di sguardi e di carezze. Sei il mio primo panorama la mattina quando mi sveglio e sei la mia ultima luce la sera quando vado a letto.
Tu mi parli ed io ti ascolto.
E quando ti parlo io tu rimani li, immobile in silenzio, compagno perfetto mai invadente e mai asfissiante. Non chiedi, non frughi tra i miei pensieri ed i miei ricordi, ma ascolti attento.
E che dire di quando mi rimproveri? Quando urli tutto il tuo dolore con boati da far paura perché da troppi giorni non mi vedi correre ed allenarmi sulle tue pendici?
Ricordi le volte che corro fin su da te a 3000 metri per sentirmi più vicina alla tua bocca?
Io si, lo ricordo perfettamente.
Lafuma Volcano Trail 2013. Ultima tappa sull'Etna nel racconto di SuperElena CifaliRicordi la prima volta che venni a Torre del Filosofo? Mi chiedesti di stare in silenzio, era necessario che io ascoltassi il nulla. Un silenzio irreale, di quelli che non avevo mai udito, di quelli che solo in paradiso si possono sentire.
Non c’era nulla li su, solo il cielo e la lava, neppure un ramoscello, un filo d’erba, un animale, nulla solo io e te.

Mai avevo vissuto nulla di simile, un’emozione che penetra il cuore. Raccolsi un pezzetto di lava, un pezzetto di Te e lo portai a casa come un prezioso ricordo.
Oggi, in questo sabato mattina con me ho portato tanti amici e sono venuti da tutta l’Europa per venire a veder solo ed esclusivamente te.
Ognuno di loro ti ha lasciato qualcosa: le impronte delle loro scarpe sulla morbida sabbia, la loro fatica, il loro sudore, la loro gioia, le loro voci, le loro urla sotto il gonfiabile dell’arrivo, la musica dei campioni. Hai ascoltato il loro respiro profondo e veloce mente salivano quei 1000 metridi dislivello, mentre correvano su quei 14 chilometri di fianchi.
Gli hai offerto uno dei tuoi migliori spettacoli, il verde della tua vegetazione, il nero della tua lava, il blu del tuo cielo, il giallo delle tue steppe.
Un trionfo di colori, di odori, di rumori.
Mi sono accorta che hai cercato di spaventarli, e con tanti ci sei riuscito, hai urlato come se ti stessero trafiggendo, eppure loro erano venuti solo per correre.
E vogliamo parlare di quelle colonne di fumo? Da quanto in qua ti metti a fumare senza chiedemene il permesso?
Il meglio – o per molti il peggio - è stato quando li hai lasciati a bocca aperta, tra l’attonito ed il terrorizzato, mentre sbuffavi lava incandescente a chilometri d’altezza.

Lo so, volevi dimostrare che sei tu il più forte e ci sei riuscito.
Lafuma Volcano Trail 2013. Ultima tappa sull'Etna nel racconto di SuperElena Cifali: Mai, nessuno mai, nessuno di loro aveva mai visto uno spettacolo così bello e pauroso al contempo.
Hai fatto vedere chi sei, hai fatto veder chi siamo. Io e te siamo super ed adesso lo sanno pure loro.
Sono tornati a casa felici e sorridenti e per quello che ne so continuano a parlare di te, nonostante siano passati giorni e giorni.
Mio amato Etna, hai fatto capire a tutti chi comanda in Sicilia, altro che Governo, altro che Legge, altro che mafia, qui comandi tu!
Hai permesso a questi intrepidi runner di correre uno dei più bei trail della loro vita, di viverlo.
Hanno promesso che il prossimo anno torneranno tutti qui: però, tu prometti loro che permetterai anche al sole di partecipare alla festa.

 

 

 


Di seguito, il programma del Lafuma Volcano Trail 2013 che, per la cronaca, è stato vinto da Marco Gazzola e da Marianne Regis.

 

 

21/04 Catane – Iles Eoliennes
11.00 Rassemblement à l'aéroport de Catane.
11.30 Départ en bus pour Milazzo.
14.15 Transfert en hydroglisseur pour Vulcano et installation à l'hôtel***. Après midi libre à Vulcano ou vous pourrez profiter des bains de boue ou vous relaxer à la plage.
19.00 Réunion d'informations générales sur le Volcano Trail.
20.00 Dîner et nuit à Vulcano.

22/04 Vulcano – Etape 1: La Forge di Vulcano
(11km / d+500m / d-500m / alt. max 390m)
07.30 Petit-déjeuner à l'hôtel.
09.00 Départ de la randonnée pour les accompagnateurs
10.00 Départ de l'étape 1 du port de Levante – Montée au cratère central de Vulcano et de Vulcanello.
13.00 Buffet à Vulcano à l'hôtel
14.30 Transfert en bateau pour Salina. Installation dans les appartements dans le petit bourg de Lingua. Après midi libre à Salina pour baignade ou découverte de la plage de Lingua.
20.00 Dîner et nuit à Salina.

23/04 Salina – Etape 2: La Didi (Dydime)
(20 km / d+1800m / d-1800m / alt. max 962 m) nouveauté 2013
07.00 Petit-déjeuner à l'hotel.
08.30 Départ de la randonnée pour les accompagnateurs à Monte Fossa delle Felci.
09.00 Départ de l'étape 2 à Lingua – Ascension des deux volcans de Salina ; traversée de Lingua à Rinella.
12.30 Retour à Lingua en minibus
13.30 Buffet à Lingua et après-midi libre pour profiter de la mer de Salina.
16.30 Mini Volcano Trail pour tous les enfants. Course dans le village de Lingua.
20.00 Dîner et nuit à Salina.

24/04 Stromboli – Etape 3: La toupie de feu (Strongyle)
(10 km / d+1100m / d-1100m / alt. max 900m) nouveauté 2013
07.00 Petit-déjeuner à Salina.
08.30 Transfert en bateau pour l'île de Stromboli.
10.00 Arrivée à Stromboli, installation à l'hôtel. Matinée libre pour se détendre et visiter le petit
village de San Vincenzo, et éventuelle baignade sur les célèbres plages noires de Stromboli.
12.30 Buffet à l'hôtel, puis réunion d'informations sur la compétition
15.00 Départ de l'étape 3 – Ascension du sommet du Stromboli et descente dans le sable noir.
19.00 Départ de l'excursion nocturne à 400 m d'altitude afin d'observer les explosions.
Diner libre. Nuit à Stromboli.

25/04 Détente à Stromboli - Etna Sud
08.00 Petit-déjeuner à Stromboli.
11.30 Traversée en hydroglisseur pour Milazzo avec pique-nique à bord.
15.00 Arrivée à Milazzo et transfert en bus vers Zafferana Etnea.
17.00 Arrivée à l'hôtel Airone Wellness (Zafferana Etnea). Vous pourrez bien profiter du centre bien-être de l'hôtel avec : sauna, hammam, jacuzzi et piscine.
20.00 Dîner et nuit à l'hôtel.

26/04 Cratères centraux de l'Etna – Etape 4: L'œil du cyclope
(13 Km / d+1000 m / d-1000 m / alt. max 2900m)
08.00 Petit-déjeuner à l'hôtel.
09.00 Transfert en bus vers Etna Sud (1900 m).
11.30 Départ de l'étape 4- Ascension vers les cratères centraux de l'Etna. Montée par une large piste, passage sur la neige près de la vallée del Bove et descente dans le sable volcanique.
13.30 Le midi, buffet à l'Etna Sud et après-midi libre.
15.00 Mini Volcano Trail pour tous les enfants. Course autour des cratères Silvestri.
16.00 Transfert en bus pour Zafferana Etnea et temps libre pour profiter du centre bien-être de l'hôtel
20.00 Dîner et nuit à l'hôtel.

27/04 Etna – Etape 5: Pista Altomontana
(22km / d+1400m / d-400m / alt. max 1740m) nouveauté 2013
07.00 Petit-déjeuner à l'hôtel sur l'Etna.
08.30 Transfert en bus pour rejoindre le départ de la course.
09.30 Départ de l'étape 5 – Traversée du versant est de l'Etna, à travers les coulées de lave et les pinèdes.
13.00 Buffet au refuge Citelli
15.30 Remise des prix du Volcano Trail.
17.00 Transfert en bus pour Zafferana Etnea.
20.00 Diner et nuit à Zafferana Etnea.

28/04 Transfert aéroport de Catane et départ
07.30 Petit-déjeuner à l'hôtel sur l'Etna.
09.00 Transfert en bus pour l'aéroport de Catane.
10.15 Arrivée à l'aéroport de Catane.
10.30 Arrivée au centre de Catane et fin de nos services

Nous recommandons aux athlètes et accompagnateurs de réserver un vol partant de l'aéroport de Catane après 12h30. Il est possible de réserver un service de navette vers l'aéroport à l'heure souhaitée par l'athlète. Possibilité de prolonger le séjour à Catane ou à Taormina en contactant l'Organisateur (booking@mandalatrail.it).

NOTE - L'itinéraire décrit ci-dessus n'a pas de valeur contractuelle, et pourra être modifié par les organisateurs si ceux-ci le jugent nécessaire, notamment en cas de conditions météorologiques ou maritimes difficiles, d'éruptions volcaniques ou tout autre circonstance exceptionnelle.


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20 maggio 2013 1 20 /05 /maggio /2013 08:28

Messina Marathon (6^ ed.). Il racconto di SuperElena Cifali:

 

Si è svolta lo scorso 21 aprile 2013, la 6^ edizione della Messina Marathon che in questa edizione anzichè sui classici due giri da 21,097 km si è svolta su 4 giri da 10,500 km circa.
Vi ha partecipato Elena Cifali che ci ha inoltrato il suo racconto.
Eccolo.

(Elena Cifali) La corsa che emoziona. 
La corsa regala emozioni: questo semplice (ma non scontato) assioma l’ho capito già dalla prima volta che ho allacciato le scarpette, ed oggi alla Maratona di Messina ne ho avuto conferma.

Mi trovo al 17° km circa, sto correndo gomito a gomito col mio caro amico Salvo Piccione, quando lo vedo staccarsi da me e rallentare, subito capisco: in senso contrario sta arrivando sua moglie Carla – anche lei sta correndo e partecipa alla maratonina -; lui le va incontro, arresta la sua corsa, le prende il viso tra le mani e la bacia urlando come un adolescente al suo primo amore: “Eccola, il mio fiorellino”.
Questo gesto, questa frase mi colpiscono tanto e decido di pensarci e rifletterci nel momento in cui verrà la crisi.
Messina Marathon (6^ ed.). Il racconto di SuperElena Cifali: Già la crisi: quel dolcissimo momento che aspetto ad ogni gara e che dovrò affrontare giudiziosamente.
Metto da parte un paio di pensieri da analizzare in quel momento.

Intanto la gara procede, i chilometri scorrono senza troppa fatica, io e Salvo stiamo per concludere anche il secondo dei quattro giri da 10,500 km. La gara va amministrata bene anche dal punto di vista psicologico, non è semplice correre in un tale circuito, che è un bel po’ monotono e senza slanci, senza tifo, senza stimoli.
Mi accorgo che ai tavoli di ristori mancano i cibi solidi ed i sali, e si trova solo ed esclusivamente acqua. Ma come si fa ad organizzare una maratona e pretendere che gli atleti non mangino nulla?
Certo i maratoneti “di professione” portano sempre con se barrette energetiche e diavolerie varie, ma l’opportunità di nutrirmi in maniera naturale ed a spese dell’organizzazione la pretendo.
La cosa mi innervosisce, ho portato con me delle pastiglie energetiche, ma già alla terza mi viene nausea e non riesco a tollerarne il sapore. Capisco che la cosa avrà un seguito, cerco di non pensarci anche perché a impensierirmi è un dolorino pungente che sento alla milza.

Salvo si accorge del mio malessere, cerca di starmi vicino e mi parla di tanto in tanto senza mai essere troppo invadente.
Mi porto un dito davanti al naso in cenno di silenzio.
Ha capito che preferisco rimanere sola, correre con me stessa senza distrazioni.

Tra le donne mantengo la prima posizione sino al 35 km, ma sento il fiato sul collo della seconda.
Eccola, la vedo al giro di boa, solo 200 metri di distacco e mi avrà raggiunto.
Lei è più fresca di me, il suo passo regolare, il suo respiro anche.
Io sono in crisi, le mie gambe si sollevano ben poco da terra, ho assoluto bisogno di mangiare qualcosa che mi ridia un po’ di forza.

La donna mi supera e, quando lo fa è, come se mi passasse accanto una locomotiva. Sento quasi lo spostamento d’aria, tanto il suo corpo passa radente al mio. 
Ho come l’impressione che voglia dirmi: “T’ho superata, non tentare di riprendermi, non ce la faresti mai".
Da brava sportiva non mi resta che incitarla ed accettare che è stata più brava di me !

Piccione che mi è stato vicino fino a questo momento mi saluta, si allontana velocemente verso il traguardo. Ormai manca poco, mi concentro, rilassandomi e cercando di pensare solo a correre.
D’incanto, non mi trovo più a Messina, su questo circuito monotono che non riesce ad emozionarmi.
D’incanto mi trovo a correre un bel trail, in un bel bosco lontano da qui.
La mia mente elabora “la salvezza”,dandomi lo spunto per salvarmi.
Ripenso a Salvo e Carla che ho visto baciarsi qualche km prima ed immagino - e sogno - di poterlo fare anche io un giorno.
Immagino di condividere gli allenamenti, le tabelle, la pista, la strada, le salite, i boschi, l’Etna col mio compagno. Immagino e sogno di tenergli la mano dietro il gonfiabile, immagino un lungo abbraccio ed un bacio prima dello sparo, immagino e sogno di sentirmi dire “In bocca al lupo, amore mio”.

Immagino e sogno, poi d’improvviso mi sveglio dal mio stato di trance.
Guardo a destra e scorgo l’ambulanza. Un infermiere in evidente soprappeso stringe un sacchetto di biscotti al cioccolato: “Lascia stare Elena, stai avendo un miraggio” mi dico sorridendo. Ed invece no, il paffuto uomo mi allunga il sacchetto. Mi gira anche la testa, chiedo una bustina di zucchero, ringrazio e corro via. 

Sarà stato lo zucchero, sarà stato il biscotto, saranno stati i bei pensieri di poco prima, ma riesco a riprendere a correre.
Il passo non è sciolto ma almeno non sono costretta a camminare.
Ho promesso che non avrei camminato, ho promesso che sarei rimasta sotto le 4 ore e voglio mantenere la parola data.
Stringo i denti, la salita è finita, adesso un breve tratto di discesa e ancora l’emozione di pensarmi dentro quel bosco, a godere di un paesaggio splendido, l’esperienza di un trail dove servono non solo le gambe ma anche tanto fiato e tanta testa.

Sono una lottatrice o come dice sempre il Presidente della mia società “una gladiatrice”, devo combattere, devo finire anche quest’ultimo giro ed arrivare trionfante all’arrivo.
Ancora un passo, un passo per me, un passo per mio figlio, un passo per chi mi ama, un passo per tutti coloro che vorrebbero e non possono essere qui al mio posto ora, un passo per chi crede in me, un passo per Boston, un passo per quel bimbo che aspettava il papà … ancora un passo e, passo dopo passo, i passi finiranno anche stavolta!
Tengo d’occhio il cronometro, ormai manca poco. Testa bassa e un solo pensiero: arrivare a concludere la quarta maratona dell’anno.
Eccolo, lo vedo è il gonfiabile.
Gli amici mi aspettano e mi incitano ad allungare ma, nonostante non riesca a fare la volata finale, sono felice. Ho tenuto a bada testa, stomaco e gambe.

Sono felice e taglio il traguardo con le mani in alto consapevole che oggi sono la seconda donna a farlo. Col senso dell’umorismo che da sempre mi contraddistingue urlo felice “Basta, non farò più maratone …. Non per oggi almeno”!
Puzzo di sudore e di felicità: e ne sono fiera.

Una piccola postilla. La gioia di correre – soprattutto le lunghe distanze- è quanto di più bello la vita poteva farmi scoprire ed assaporare alla mia età. Sogno ogni giorno di poter condividere tutta la mia fatica con le persone che amo, ma mi rendo conto che non tutti amano questa attività.
Mi rendo conto che la corsa non si può imporre, non si può correre senza volerlo fortemente.
Le difficoltà, le rinunce, i sacrifici sono tanti, troppi a volte. La fatica è inimmaginabile, dolori su dolori, la testa ben salda e sforzarsi sempre di ricordare perché si fa tutto questo.
Le motivazioni sono indispensabili e non possono essere sempre le stesse.
Correre è il mio modo di mettermi in gioco, il mio modo di distinguermi. 
Corro per inseguire un sogno, lotto e spero che si avveri.
Si dice che per amore si potrebbe affrontare qualsiasi difficoltà: noi maratoneti amiamo la corsa e per essa siamo disposti a sacrifici immani, a sofferenze inimmaginabili.
Solo chi corre può capire alcune situazioni, solo chi corre può concepire “l’elogio della fatica”.

 

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
Visitatori unici 380 449
Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
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