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8 maggio 2013 3 08 /05 /maggio /2013 22:09

Bavisela Maratona d'Europa Trieste 2013 (14^ ed.). Il racconto di Eleonora Suizzo:

 

La catanese Eleonora Suizzo che ha partecipato nel 2013 sia alla Maratona di Ragusa sia a quella di Siracusa, classificandosi in buona posizione, ha partecipato il 5 maggio 2013 alla Bavisela Maratona d'Europa Trieste.
Qui di seguito il suo racconto.

(Eleonora Suizzo) Il 5 maggio scorso, a Trieste, ho conosciuto la Bora. Ammetto di essere una persona abbastanza socievole, ma avrei preferito evitare, proprio oggi, di fare nuove amicizie. 
Proprio oggi, infatti, si correva la Bavisela, la Maratona di Trieste, alla sua 14^ edizione, ma per me la prima.
Il mio obiettivo cronometrico era 3h29'.
La versione più ottimistica poteva attestarsi su un 3'25, quella pessimistica, su 3'32.
Il bravo maratoneta sa, però, di non poter fare programmi certi e elaborare pronostici incontrovertibili in una disciplina talmente impegnativa quale è la Signora Maratona: pertanto, anche quest'oggi, i fatti da me riportati, rappresentano uno scorcio della vita del podista amatore, consapevole della sua forza, caparbio nella sua resistenza, consapevole dei propri limiti. 

La città di Trieste mi ha accolta alla vigilia della maratona con un caloroso abbraccio e mi ha ammaliato con i suoi prati, le sue colline, le sue viste mozzafiato, la sua costa frastagliata, i suoi panorami, i suoi colori, la sua internazionalità, i suoi edifici imperiali. Paese di confine, crogiolo di etnie, culture e lingue diverse.
Dall'alto, meravigliosa la vista dell'Istria mi si scaglia contro.
La Slovenia e la Croazia sono ad un tiro di schioppo, mentre la città sembra erigersi nel limbo tra la montagna e il mare e la natura prorompe in ogni angolo della città.
Una città in festa, musicanti ad ogni angolo della strada, bambini in monopattino, atleti in piazza, amanti del fitness in movimento, famiglie intere assiepate nei bar, a bere sprizz e mangiare becchime ( patatine).
Sono entusiasta, sto bene e sono certa che andrà bene. La mattina si presenta soleggiata, ma ahimè, le nuvole sono state spazzate dalla bora triestina e questo non promette nulla di buono.
Alla partenza, da Gradisca d'Isonzo, un piccolo paese a 42 km da Trieste, ci rilassiamo su un prato, tutti gli atleti mangiano, fanno stretching e si concentrano prima della gara. Partiamo alle 9.00 in punto, al suono dei tamburi della banda.
Corro con Marilisa, mia compagna di viaggio, amica, runner, e triestina d'adozione.
Va tutto bene fino a quando, al 5° km, mi si presenta la mia nuova amica.
Ve la presento.
Trattasi di un vento intenso, avvolgente, costante, impetuoso e a raffiche. Gli sarò tanto piaciuta perché mi ha accompagnato fino al traguardo. Marilisa ha provato a farmi da scudo fino al 15° km, ma un maratoneta solitamente non presenta un fisico possente, pertanto il suo sforzo non mi ha salvata.

La sensazione, nuova per me, e' stata la  totale assenza di aria.

Bavisela Maratona d'Europa Trieste 2013 (14^ ed.). Il racconto di Eleonora Suizzo: Provo a spiegare: le mie gambe giravano leggere e correvano al ritmo previsto, il mio fiato si smorzava, il mio respiro si affannava e non spezzavo il fiato.
Il mio corpo era in affanno al 15 esimo km! Lascio andare marilisa. Lei deve provare, conoscendoLa  già ( il "Boron"), a fare il tempo. Io invece mi devo fermare. Devo prendere fiato, non ho fiato.
La mia bocca e' totalmente asciutta, secca e non respiro bene.
Non ho mai sofferto d'asma, ma mi sembra di essermi appena fumata un pacco di Marlboro, quelle rosse per di più.
Comincio a bere e di li fino alla fine berrò ad ogni ristoro una bottiglietta d'acqua. Oltrepasso, senza neanche accorgermi della salita, il tratto più duro della gara e non mi ricordo di aver corso in salita, tanto ero concentrata a combattere le raffiche che mi solcavano il viso, le anche, il corpo mio tutto.
Devo fermarmi, cammino, riparto e combatto di nuovo, mi fermo, cammino, riparto e combatto ancora. Mi distraggo lungo la litoranea, ammiro il panorama mozzafiato, il castello, il mare.
Ci provo perché mi sento asfissiata da questa continua mano gigante che mi blocca, mi risucchia, non vuole farmi andare avanti.
Abbasso la testa, inarco le spalle, mi chiudo in me stessa, ma Lei non si impietosisce e imperterrita lancia contro di me le sue raffiche.
Le mie energie sono al limite dell'esaurimento e la mia testa pure.
42 km che mi son sembrati 60.
Un arrivo non arrivo, ma dove sta l'arrivo?

Ah! Eccolo, sento musica suoni, trombe, il fischio di un treno dietro di me e finalmente leggo 42 km e provo ad alzare le gambe per un arrivo poco trionfale, oltre le 4 ore di percorrenza, ma comunque è un arrivo e di nuovo Lei, che ci tiene a salutarmi, data la confidenza ormai raggiunta, con un ultima raffica che mi sposta proprio indietro.
Non riscrivo la colorita espressione che ho pronunciato, ma ho ugualmente alzato le braccia al mio arrivo, accolta dal calore di nuovi amici e di Marilisa che, pur non ottenendo il risultato cronometrico desiderato, ha ripercorso, in 36 ore, i luoghi a lei cari, ha riabbracciato i suoi amici del cuore, ha assaporato i ricordi a lei vitali. 

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23 aprile 2013 2 23 /04 /aprile /2013 17:21

Ecotrail della Valle dei Templi (1^ ed.). Il racconto di Antonino Tuzzolino.

 

Antonino Tuzzolino della ASD Marathon Misilmeri (categoria M40) ha partecipato il 21 aprile2013 alla 1^ edizione dell'Ecotrail della Valle dei Templi (ad Agrigento).

Tra le sue prestazioni da buon amatore, annoveriamo il risultato alla Maratona di palermo 2012 con 3h51, un buon vivicittà (sempre a Palermo) sulla distanza di 12 km in 53'54, pregevole risultato se si considera che Tuzzolino veniva da 45 giorni di fermo a causa di una distorisione alla caviglia. Inoltre, nel corso del 2012, ha partecipato alla maggior parte delle gare incluse nel circuito Ecotrail Sicilia 2012, classificandosi, classificandomi 6° di ctg (con 4 gare in meno su 13). 
Di seguitopubblichiamo il suo racconto relativo alla sua partecipazione all'Ecotrail della Valle dei Templi, di cui evidenzia alcuni aspetti di criticità e di cattiva organizzazione.

(Antonino Tuzzolino) Mi sono svegliato alle ore 5:00 e, non sapendo ancora quale gara sarei andato ad affrontare [c'era in alternativa un trail a Casaboli, Monreale], ho cominciato a prepararmi e già alle 6:45 ero pronto: sono sceso di casa e arrivato in magazzino decido finalmente di caricare la mia bicicletta per andare a Sciara per competere alla seconda gara di XC Sciara Bike, ma qualcosa mi diceva che questa gara non avrei dovuto farla a causa delle condizioni meteo e che avrei dovuto cambiare direzione. E così ho fatto, quindi, escludendo questa mi rimangono altre 2 possibilità. In un primo tempo, decido di andare a Casaboli (Monreale) per la gara di trail, organizzata dall'ASD Marathon Monreale, ma mentre stavo per mettermi in viaggio ho cambiato di nuovo opinione e mi sono diretto verso Agrigento per partecipare alla 1^ edizione dell'Ecotrail della Valle dei Templi.

Mentre viaggio un banco di nebbia mi viene incontro e cosi mi viene subito un ansia che da tempo non mi veniva e, prendendomi di coraggio, affronto per svariati chilometri questo muro di nebbia.
Esco da tutto ciò e  tranquillizzandomi  vado sempre avanti verso il mio obiettivo.
Arrivato ad Agrigento con un buon anticipo rispetto a tutti gli altri e, essendomi assicurato del luogo di ritrovo, comicio a vedere qualche faccia che conosco e, cosi, salutando un nuovo amico della scorsa gara del Vivicittà di Palermo  che mi fa festa e mi offre quel caffè che ancora non avevo avuto modo di prendere, mi iscrivo alla gara e, dopo aver pure visto l’amico Ettore, c’è ancora di più aria di festa e allegria.
Dopo esserci cambiati, cominciamo a riscaldarci, perchè siamo vicini all’ora della partenza!

E qui comincia la gara-avventura con un due e tre si parte
E molti non comprendono che la gara è iniziata.

Io,essendo stato molto attento capisco che non si tratta di uno scherzo, ma dell’inizio vero e proprio della gara e mi preoccupo di essere tra i primi dieci per fare un ottima gara; e cosi si avvia tutto e, dopo aver oltrepassato tante rovine tra cui il Tempio di Giove e quello di Dioscuri, il quartiere ellenistico romano e la necropoli arriviamo ad un altro sentiero dove, in profondità, si vedeva un cancello chiuso  e vedendo alcuni runner bloccati e i primi che già si accingevano a scavalcarlo - e, peraltro, era una facenda molto pericolosa, poichè quel cancello era armato con degli spuntoni molto affilati -, nello stesso tempo mi accorgo assieme a un altro che più in là c’è una via di fuga. Così, saltando un muretto verso il basso e pestando un campo seminato, siamo arrivati ad una recinsione più bassa e, cosi, oltrepassandola e attraversando la strada è continuata la gara...

Sono sempre nei primi dieci e tutto scorre bene; stando attento ai cartelli che indicano la strada e non alla fettuccia bianco-rossa a cui io sono abituato si arrivava alla Casa San Filippo,  dove il mio Gps mi abbandona e non capisco più quanti km avessi percorso e quanto tempo era trascorso dallo start.  
Quindi facendo un calcolo approssimativo al volo, arguisco di essere ancora molto lontano dall’arrivo e decido di prendermela con più tranquillità e filosofia rispetto a quello che era successo, oltre al fatto che dietro di me non avvistavo nessuno!
E, arrivati vicino  al Tempio della Concordia, ho sbagliato percorso e subito due ragazzi dell’organizzazione mi hanno fanno notare che ero si nella giusta direzione, ma che ne stavo saltando un pezzettino di 50 metri e ricordandomi dei due ragazzi che erano davanti a me li ho aspettati, andando loro incontro per poi ripartire di nuovo, rispettando la mia posizione, e loro, contenti del gesto e del fatto che io non avessi fatto il furbo, mi hanno lanciato al volo un five e tutto riparte con una scalinata in discesa e un lungo rettilineo di ciottoli, ala cui fine s'ntravede un piccolissimo gazebo e, quindi, l’arrivo.
Tutti gli arrivati sono increduli che lì fosse stato piazzato il traguardo, perché ancora mancavano circa 5 km rispetto a quello stabilito e di cui sapevamo dalle istruzioni pre-gara. Io sono sicuramente 15° assoluto ma, non conoscendo di persona tutti i ragazzi, non posso capire quale sia la mia posizione nella categoria.
Insomma, per non annoiarvi dopo una così dettagliata mattinata di peripezie, andando alle prime classifiche che giravano  tra provvisorie e definitive, non si capiva un tubo.
Comunque, riesco alla fine capire che sono secondo di categoria. E, quindi, penso di essere premiato con una di quelle coppe che, traballanti su quel tavolino, brillano con quel pò di sole che era uscito.
Andando alla premiazione, mi chiamano ed io, tutto contento, ricevo la coppa in mano e dopo tantissime lamentele da parte di un gruppo che era convinto di essere arrivato prima di me e degli altri l'organizzazione si fa convinta di dover passarmi dal secondo posto in classifica al quarto, rispetto a lui e ad un altro. Dopo aver contestato questa decisione che scaturiva da una falsificazione rispetto a come erano andate le cose, mi tolgono la mia meritata e sudata coppa per darla a uno che era arrivato dopo di me e che non se la meritava proprio!

Ora mi chiedo dopo tutto quello che è successo, questo è anche  trail? Questo è modo di organizzare una gara?

 

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9 aprile 2013 2 09 /04 /aprile /2013 07:04

6 ore di San Giuseppe (2^ ed.). Il racconto di Elena Cifali: Il 23 marzo 2013 si è svolta la 2^ edizione della 6 ore di San Giuseppe, a Putignano (Puglia), promossa con efficienza dalla storica ASD Amatori Putignano. Oltre 200 i partenti, in una gara che ha fatto da richiamo esclusivo, visto che gli organizzatori per propria scelta hanno deciso di non introdurre, come solitamente fanno gli organizzatori di altre 6 ore su strada, la distanza della Maratona, con classifica ed iscrizioni separate.
La catanese Elena Cifali (ormai nota, tra i frequentatori di Facebook appassionati di podismo, come SuperElena Cifali) ha partecipato a questa 6 ore, come parte del suo programma di avvicinamento alla 100 km del Passatore del prossimo maggio 2013 (41^ edizione).
Ed ecco puntuale come sempre il suo racconto, in cui, secondo uno stile ormai ben collaudato, Elena ci racconta la sua gara intrecciando in modo impressionistico lo sguardo puntato all'esterno con quello puntato verso l'interiorità e la memoria.
In questo senso, l'esperienza raccontata da Elena Cifali ci fa capire quanto le ultramaratone possano essere delle esperienze "enteogene" per usare una parola cara agli "psiconauti" e agli studiosi degli stati modificati di coscienza.
E, in questo senso, per quanto in maniera non "addestrata" e non riflessiva, molti praticanti delle lunghissime distanze sono, senza saperlo degli "psiconauti"...

(SuperElena Cifali) Che io sia una donna dotata di grande senso dell’umorismo non è mistero per nessuno dei miei amici, forse per questo motivo quando dissi: “voglio partecipare alla 6 ore di San Giuseppe a Putignano” in tanti mi chiesero se stessi scherzando.
Corro per divertirmi, ma mai per scherzo.
Credo fermamente in quello che faccio e lo faccio al meglio delle mie possibilità.

6 ore di San Giuseppe (2^ ed.). Il racconto di Elena Cifali: Io, l’amico fraterno Salvo Piccione, il simpaticissimo Michele D’Errico e l’impareggiabile strizzacervelli Maurizo Crispi abbiamo viaggiato tutto il giorno del venerdi per arrivare a Putignano in serata. Ad accoglierci Giovanni Derobertis con la sua splendida famiglia e Vito Intini, campioni nello sport e nella vita in genere. Qui tutti fanno a gara per rendere più confortevole ed appagante il nostro soggiorno. La gente di questo paesino è molto ospitale e disponibile, mi sento a casa e questo è un buon segno, ho come l’impressione di vivere qui da sempre. 
Le stradine dipinte di bianco e le case simili a quelle dei paesetti di alta montagna infondono serenità al mio spirito fortemente inquieto di questi giorni.
Dopo una lauta cenetta ed una spicciola passeggiata mi rintano nella camera del mio B&B. 
Il cambio del letto e del cuscino mi rendono il sonno frammentato da innumerevoli risvegli, e così la notte trascorre molto lentamente e agitatamente.
La mente viaggia ai recenti avvenimenti della mia vita. Alle 4 del mattino perdo definitivamente il sonno, vorrei uscire ma fuori è ancora buio. Ho portato con me un testo di Pietro Trabucchi: “Resisto dunque sono”, leggo finchè il sonno non ritorna, ma ormai è quasi ora di alzarsi. 

E’ finalmente sabato mattina: doccia, colazione, amici, pettorale, pasta party, tutto si svolge come da programma, comprese quelle farfalle nello stomaco che arrivano puntuali poco prima della partenza. 
Oggi è un giorno speciale ed ogni minuto di queste 6 ore di corsa è prezioso, non posso sprecarne neppure uno. Voglio fare del mio meglio, dimostrando a me stessa che posso farcela: voglio “tirare la gara” e fare il maggior numero di chilometri possibile.
La prima ora di gara vola, mi serve per assestare il passo che spesso scopro troppo veloce. A quietare il mio spirito ribelle ci pensa il buon Piccione, ammonendomi più di una volta “Elena, - urla - stiamo andando troppo veloci, con questo ritmo facciamo 60km oggi, se prima non scoppiamo!”.
Già, devo fare molta attenzione a non esagerare, ma le mie gambe si muovono da sole, la mia testa viaggia su un’altra dimensione, sto liberando tutta l’ansia, lo stress, la rabbia che ho accumulato e, finalmente, mi sento bene.
Il percorso mi piace nonostante la strada basolata con pietre bianche che giro dopo giro mettono a dura prova i miei piedi e le mie ginocchia. Nella mia mente immagino che il percorso di 1200 mt sia un triangolo: salita sul primo lato, discesa sul secondo lato, pianura sul terzo lato. 
6 ore di San Giuseppe (2^ ed.). Il racconto di Elena Cifali: Questo gioco mentale mi permette di superare un giro dopo l’altro e, così, mi trovo a passare e ripassare un numero imprecisato di volte sul tappeto che conta i giri di ognuno di noi. Lancio di volta in volta uno sguardo al monitor sapientemente posizionato a ridosso dell’arco gonfiabile, ma spesso non riesco a leggere il numero dei chilometri che ho già percorso, ma non me ne curo più di tanto: adesso la mia unica preoccupazione deve essere quella di correre, così come mi ricorda di continuo lo speaker.
Interessante! Ho terminato anche la seconda ora e non avverto la benché minima stanchezza, ma il mio passo è ancora troppo veloce ed il rischio che la gara si metta male è dietro l’angolo. D’un tratto Salvo Piccione, dopo un allungo pauroso, mi raggiunge e mi si para davanti a braccia aperte: “Elena, sei troppo veloce, da ora in poi non devi superarmi!”. Per qualche istante rimango sbigottita, sto bene, perché dovrei rallentare?
La risposta la conosco perfettamente: conosco Piccione per aver corso numerose maratone insieme a lui, conosco la sua capacità di corsa e la sua forza di volontà, quella capacità formidabile che ha di correre che gli ha permesso di concludere 100 tra Ultra e Maratone e che lo ha visto finisher nella 100 km del Deserto. Non c’è dubbio, gli devo dar retta. 
Procediamo gomito a gomito senza mai staccarci fino a aver percorso circa 38 km, chiacchieriamo, facciamo pronostici, commentiamo la corsa di tutti gli altri runner, incitiamo Michele che incrociamo spesso al giro di boa.
Questa tipologia di gara "a tempo" mi piace molto di più di quelle con distanza fissata: qui riesco a rilassarmi meglio e mi diverte il fatto che tutti gli altri compagni runner siano a poca distanza da me. Non m’importa il numero di giro che hanno corso in più rispetto a me, l’unica cosa che mi colpisce sono le loro espressioni, la loro andatura, il loro passo, il loro modo di rifornirsi. Li studio tutti, uomini e donne. Vengo doppiata un numero elevatissimo di volte e già dal 18° minuto di gara. 

Il campioni si distinguono fin dai primi minuti di gara. I loro visi sono tesi, concentrati, gli occhi persi chissà dove. Mi sono sempre chiesta cosa pensano loro, i campioni: certamente non faranno divagazioni mentali come me quando vago nella mia vita in un viaggio al rovescio [o forse sì! Solo che spesso i "campioni", quelli al top, non sono tanto propensi a scrivere delle loro esperienze Chissà perchè! - ndr].
Questa gara è un combattimento all’ultimo passo con me stessa, sono solo io la mia rivale e non voglio fallire.
E’ arrivato il traguardo dei 38° km percorsi: inizio a sentire freddo, il vento gelido colpisce il mio stomaco ed io e Salvo decidiamo di indossare una maglia più calda per affrontare il resto delle ore di gara.
Ho qualche difficoltà nel cambio, infilo la maglia al rovescio e perdo tempo nel rimettere il cappello e la fascia per la musica. Quando sono fuori dalla tenda spogliatoio non vedo il mio compagno e penso che abbia finito di vestirsi prima di me.
Inizio a camminare e ho la sensazione bruttissima di avere del vetro dentro le ginocchia. Temo di non riuscire più a correre: inizio a farlo molto lentamente, senza forzare, ho paura di dovermi fermare ancora una volta… ed invece, poche decine di metri più in avanti mi ritrovo di nuovo di corsa. 
Con gli occhi cerco Salvo ma non lo trovo. Mi convinco che sia avanti e così cerco di allungare il passo per raggiungerlo, lo ritroverò solo dopo aver percorso un intero giro ed immagino – sbagliandomi - che abbia percorso 1200 metri più di me.
I chilometri passano, i minuti e le ore anche: e supero  la distanza della maratona in 4 ore e 6 minuti. Sono soddisfatta. Adesso che il “piano A” è stato portato a termine posso passare al “piano B”. 
Faccio qualche calcolo: mancano poco meno di 2 ore alla fine della gara. Devo andare per obiettivi: 48 km, 50 km, 52 km, 55 km tutto ciò che riuscirò a correre oltre questa distanza sarà guadagnato.
Ogni volta che lungo il percorso incrocio Maurizio Crispi una carica di autostima si impadronisce di me e mi permette di alzare le gambe e muoverle ancora e questo grazie al suo tifo ed ai suoi consigli anche in corso di gara.
Gli altoparlanti continuano a mandare musica, lo speaker l’eccellente Paolo Liuzzi ci aggiorna costantemente sulla classifica, i fotografi scattano una foto dopo l’altra, i ragazzi ai ristori si fanno in quattro per assecondare ogni richiesta e ogni esigenza, il tifo che proviene dalla gente è strepitoso. 

Il carro carnevalesco [è il carro vincitore della parata dei carri allegorici del carnevale di Putignao 2013 che ha avuto come tema "I film di Federico Fellini" e, il carro vincitore rappresentava il tema del film "Casanova" - ndr] che mi si para davanti e che fisserò per ben 44 volte adesso sembra schernire me ed i miei compagni, i volti eccentrici delle donne riprodotte mi fissano negli occhi, è come se mi parlassero: “Ma cosa fai, cosa vuoi conquistare, non vedi che non ce la fai? Risolvi i tuoi problemi invece di scappare correndo”. Il carro, Casanova e le sue donne mi mettono ansia, ogni volta che ci passo davanti abbasso lo sguardo, non voglio vederlo, mi irrita. 
E’ buio adesso e - intenta come sono nella corsa - non mi sono resa conto che il sole stava tramontando lasciando spazio alle tenebre ed ad un forte vento che taglia il mio viso e che più di una volta tenta di portarmi via il cappellino.
A “salvarmi” dai cattivi pensieri è un uomo che incontro sempre sullo stesso punto del percorso, subito dopo il giro di boa. Lui sembra conoscermi ma io non so chi sia. Indossa una felpa ed un berrettino blu e ad ogni mio passaggio scatta una foto, mi porge la mano, mi da il 5 e mi urla parole di incoraggiamento. Lo fa sempre per tutta la durata dell’ultima ora. Mi riprometto di andarlo a cercare alla fine della mia prestazione per ringraziarlo ma non lo ritroverò. Forse lui è uno degli angeli che mi accompagnano ad ogni gara. 
L’aria adesso si fa più concitata, la stanchezza si fa sentire ed inizio a camminare nella parte del percorso in leggera salita. Mi raggiunge doppiandomi ancora una volta Michele. Mi cinge la vita con un braccio e mi invita a correre con lui. Lo assecondo per quasi 2 km senza mai fermarmi, poi lo invito ad andare perché ho troppo bisogno di riposare e lo faccio camminando.
Adesso manca solo l’ultima ora di gara. Ho raggiunto tutti i miei obiettivi, sono andata oltre ogni più ottimistica aspettativa. Vorrei che questo momento quasi magico non debba finire mai.
Questo luogo mi ha stregata, mi sento in perfetta armonia con ogni singolo elemento che mi circonda. Queste stradine somigliano a lunghi corridoi che sboccano in piazzette incantevoli come grandi sale di una casa. Ormai ci siamo: annunciano che la gara sta per terminare. Un volontario mi consegna l’adesivo col numero del mio pettorale, lo tengo ben stretto tra le mani: me lo sono meritato.
Ecco il primo sparo adesso mancano solo 5 minuti, inizio a corre più velocemente possibile, voglio terminare la gara superando i 56 km, alzo i piedi, stringo i denti, le braccia oscillano e sul mio viso si accende il solito sorriso della conquista. Passo per l’ultima volta sul tappeto sotto il gonfiabile ed urlo di gioia: “Siii ce l’ho fatta”: e sono stati 56.374 metri di fatica, sudore, freddo, vento, dolori, pensieri, musica, amici, si, è tutto quello che desideravo di fare oggi. Al secondo sparo mi fermo di getto, mi chino, mi siedo per terra ed attacco il mio pettorale sull’asfalto.
Questo gesto mi riempie di gioia ed orgoglio. Mi amo e mi stimo e questo è quanto di più bello posso fare per me stessa.

Adesso non mi resta che rialzarmi ed andare ad abbracciare e ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questo mio trionfo.
Mi getto tra le braccia di Piccione, di Michele, di Maurizio, di Vincenzo. Il mio angelo è sparito dopo l’ultimo sparo, ma di questo non mi stupisco affatto.

Ritiro la mia medaglia e già penso alla prossima impresa.

 

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8 aprile 2013 1 08 /04 /aprile /2013 07:32
Misteri della corsa. Una meditazione di SuperElena CifaliEcco di seguito una piccola estemporanea riflessione di Elena Cifali.
L'ho letta e mi è piaciuta.
Mi ha ricordato di un articolo che scrissi tanto tempo fa all'esordio delle mie gare podistiche (pubblicato nel mitico periodico "Corrisicilia") nel quale, a partire da una mia considerazione (accompagnato da una forte ed intensa emozione), scaturita mentre arrancavo su una delle vie pedemontane etnee, durante una delle altrettanto mitiche edizioni del "Giro podistico dell'Etna", organizzato dal compianto Giuffrida, e mi imbattei in un graffito vergato rozzamente su di muretto di che delimitava la sede stradale. La scritta nella sua schiettezza era di una semplicità lapidaria e, francamente, aveva il potere di mettere in crisi chiunque la leggesse, qualunque stesse facendo in quell'istante: "Perchè?" - diceva, vergata a carattere cubitali, in vernice nera ormai un po' sbiadita sullo sfondo grigiastro del cemento.
Già, gli interrogativi che periodicamente mi sono posto da allora e che mi ha indotto a più di una riflessione (alcune delle quali si sono poi trasformate in piccoli articoli) appunto "Perchè lo fanno?" oppure "Perchè lo facciamo?".
E' un interrogativo che ogni tanto fa bene rispolverare: in fondo la corsa sulle lunghe distanze, oltre ad essere un'attività fisica è anche occasione per coinvolgere la mente e lo spirito, poichè da alimento sia ai nostri pensieri sia alla nostra voglia incoffessata di assoluto e di ricerca di un qualcosa che sia trascendente. E ciò accade, spesso, senza che se ne abbia una chiara consapevolezza.
Le risposte possibili sono molteplici, con alcune tanti possono identificarsi, altre sono più astruse, a volte metafisiche, in alcuni casi assolutamente personali.
Ma delle risposte si possono trovare sempre.
E quindi, ogni tanto, è bene confrontarsi con interrogativi come quelli che ci pone Elena Cifali, poichè riconducono la corsa ad una delle sue più importanti radici interiori.
(SuperElena Cifali) Ci sono delle cose che io non capirò mai. 
Ad esempio, perchè ai runner piace sudare come le bestie, soffrire come sotto tortura, soffiarsi il naso con le mani e poi asciugarsele sui pantaloncini, battere e ribattere i piedi sull'asfalto sentendo dolore in ogni dove ?
Perchè noi runner ci ostiniamo a correre sotto il sole, anche quando non abbiamo freddo, o col gelo, quando non abbiamo caldo ?
Perchè i podisti si imbottiscono, a volte, di antinfiammatori e fanno finta di essere in ottima forma, dicendo ad amici e parenti di stare benissimo anche se la mattina a stento riescono ad alzarsi dal letto tra grida di dolore a piedi e ginocchia ?
Perché guardano con ammirazione - e tante volte espongono - le loro unghie nere o dita devastate senza unghie oppure le loro vesciche ai piedi, come fossero trofei di caccia?
Perchè arrivano a spendere più di ciò che guadagnano in scarpe, indumenti tecnici, gadget varie e trasferte?
Chissà!
Misteri della corsa!
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7 aprile 2013 7 07 /04 /aprile /2013 10:16
Land Rover Malta Marathon 2013. Il racconto di Stakanovista Vincenzo Perrone: Il 24 febbraio 2013, si è svolta la Land Rover Malta Marathon, a cui hanno partecipato numerosi italiani da diverse regioni d'Italia: tra questi anche "Stakanovista" Vincenzo Perrone e un gruppo di altri non udenti.
Questa partecipazione lo ha portato a tagliare il traguardo della sua 50^ maratona conclusa.
L'avventura delle maratone è cominciata per "stakanovista" Vincenzo Perrone nel 1993.
Ecco il suo racconto. 
(Vincenzo Perrone) Sono Vincenzo Perrone (alias stakanovista64), un sordo ultramaratoneta di Lecce. 
Ho già corso cinquanta maratone e ultra e quella di Malta è stata la più bella.
Sono felicissimo perché questi giorni a Malta sono stati fantastici. Molti campioni vincono la medaglia o tanti premi, ma io con 50 maratone non mi sento inferiore a loro perché quello che ho onseguito è un bel traguardo raggiunto e mi fa sentire orgoglioso. Tutto questo è stato fatto con grande sacrificio e vuol dire che la mia è proprio una grande passione
A Malta eravamo 5 sordi: 4 per la maratona (il sottoscritto, Roberto Venturi di Bologna, Marco Marchi di Milano e Danilo Testa di Bergamo) e 1 per la maratonina (il mio amico che è sempre insieme a me, in giro per l Europa e anche per il Mondo, Giovanni Giura di Lecce).
Domenica mattina alle 6,30 sono partito con il pullman dell' agenzia per Mdina (L'antica cittadella fortificata che sovrasta La Valletta) che era il posto dove iniziava la gara, un paese storico molto carino e molto turistico; la mattina era un po’ freddo e c'erano circa 400 persone alla partenza della gara.
Noi sordi stavamo insieme e mentre correvamo facevamo anche foto e ci scambiavamo pareri sul percorso.
Dopo 10 km, però, il percorso è diventato bruttino perché si passava in mezzo al traffico e quindi c'era molto odore di smog. Tutto ciò è durato un bel po’ con tante macchine che andavano lungo il paese (Mdina).
Dopo una ventina di km abbiamo cominciato a dividerci perchè alcuni che erano stanchi. Ho continuato e, nel frattempo, è uscito il sole: quindi, ha cominciato a fare un gran caldo.
Dopo un po’ sono arrivato sul lungomare ed ho iniziato a vedere il porto, il mare e tanta gente che passeggiava.
Stavo ormai arrivando al traguardo della mia cinquantesima maratona ed ero molto felice.
Sono arrivato bene e mi hanno dato una medaglia bellissima, grande e pesante.
Proprio un bel regalo per il 50o traguardo di gare podistiche di lungo corso, tra maratone e ultra.
Noi sordi ci siamo abbracciati felici, abbiamo fatto delle foto con la nostra medaglia.
La sera siamo andati al ristorante per festeggiare, ma purtroppo mancava proprio il mio amico Roberto Venturi (che con le sue 104 maratone vanta il numero di presenze più alto tra tutti i sordi d' Italia), perché aveva l'aereo da prendere.
Sono rimasto con Giovanni Giura per altri due giorni per visitare Malta, poi sono rientrato in Italia con una grande soddisfazione per la bellissima esperienza vissuta che non dimenticherò mai.
Grazie a tutti i sordi che uniti si danno stimolo a fare tutto ciò.
Ecco l’elenco delle mie 50 maratone (Italia ed Estero) corse dal 1993 al 2013:
1) Firenze, 2) Tromso, 3) Venezia, 4) New York, 5) Torino, 6) Piceno, 7) Pechino, 8) Verdiane, 9) Palermo, 10) Salento, 11) Madrid, 12) Principato di Monaco, 13) Salento, 14) Matera-Metaponto, 15) Piceno, 16) Praga, 17) Milano, 18) Ferrara, 19) Boston, 20) Gargano, 21) Ravenna, 22) Bari, 23) Reggio Emilia, 24) Dubai, 25) Salento, 26) Roma, 27) Firenze, 28) Treviso, 29) Innsbruck, 30) Amsterdam, 31) Padova, 32) Salento, 33) Padova, 34) Jesolo, 35) Tokyo, 36) San Benedetto del Tronto su Sabbia, 37) Treviso, 38) Passatore 100 Km, 39) Carpi, 40) Venezia, 41) Napoli, 42) San Benedetto del Tronto su Sabbia 43) Messina, 44) Banzi 6 Ore, 45) Brixen Dolomiti, 46) Lago Maggiore, 47) Terni, 48) Tunisia 100 Km Del Sahara, 49) Firenze 50) Malta.
Il giro del Mondo ed Europa in 18 volte, 12 maratone e 6 mezze:
11 in Europa:
Tromso 1994, Madrid 2002, Pricipato Di Monaco 2002, Praga 2003, Tirana 2003, Innsbruck 2006, Amsterdam 2006, Budapest 2007, Berlino 2010, Stoccolma 2011, Malta 2013.
7 nel Mondo:
New York 1999, Pechino 2000, Boston 2004, Dubai 2005, Siem Reap (Cambogia) 2007, Tokyo 2009, Tunisia 100 del Sahara 2012.
Il record personale sulla 42,195: Torino anno 2000 3h23'00

2013 Land Rover Malta Marathon. Classifiche


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22 marzo 2013 5 22 /03 /marzo /2013 01:26

Mezza Maratona della Concordia 2013 (10^ ed.). Il racconto di SuperElena CifaliSi è svolta lo scorso 3 marzo 2013 la 10^ edizione della Mezza Maratona della Concordia (Agrigento)A prendere parte alla Mezza Maratona sono stati circa mille atleti fra i quali circa il 20% proveniente da fuori della Sicilia. Un evento molto partecipato che tuttavia in molti degli atleti partecipanti ha lasciato qualche scontentezza e susictato polemiche, in merito soprattutto a quella che da alcuni è stata ritenuta una non eccellente qualità organizzativa.
Tra i partecipanti anche SuperElena Cifali che ci ha inviato il suo racconto. 

(Elena Cifali) Marzo è appena iniziato, ma ad Agrigento i mandorli sono già in fiore, primizie di primavera. 

Quando vivevo a Gela con i miei genitori partecipare alla “Festa del mandorlo in fiore” proprio ad Agrigento era una tradizione irrinunciabile, segnava l’inizio della bella stagione e trascorrere qualche ora nella città dei templi era quasi un “dovere”.
Oggi, a distanza di 25 anni mi ritrovo in questa splendida porzione della Sicilia. Un luogo caldo, baciato dal sole che oggi ha voluto essere clemente, spazzando via le piogge ed i nuvolosi dei giorni passati.
Ad accompagnarmi gli amici della mia squadra. Al volante della nostra auto l’impareggiabile Claudio Chines che ci delizia con una guida morbida e sicura, accanto a lui Gaetano e sul sedile posteriore io tra i due Salvo.
Giunti sul piazzale dinnanzi al posto della partenza l’incontro con i nuovi e vecchi amici è la parte della giornata che più mi piace e mi fa stare allegra.
Io intendo la corsa solo come divertimento, infischiandomene del cronometro e della classifica, quindi per me le persone che incontro sono spesso più importanti dei chilometri da percorrere.

Sbrigate tutte le faccende di rito, nel giro di pochi minuti, mi ritrovo dietro il gonfiabile, neppure il tempo di capire da che parte è la partenza che sento lo sparo dello start.
“Bene – penso tra me e me - oggi sono piuttosto distratta, chissà dove ho lasciato la testa!”
Le gambe si muovono in maniera autonoma, senza che io le sforzi, si posizionano una davanti all’altra, i piedi vivono di vita propria, le braccia assecondano il movimenti di tutto il resto del corpo.
Sul lungomare di San Leone, l’aria è pulita, sento l’odore salmastro del mare. Mi giro alla mia destra e lo vedo maestoso, imponente, prepotente, quieto, che luccica, qui comanda lui, col suo moto continuo, con le sue onde che sono le regine della spiaggia.
Una spiaggia importante, pulita, piatta, che ha il colore dell’oro e riflette i raggi del sole. La immagino calda, anzi rovente sotto il sole di agosto. Torno indietro nel tempo ed ho 18 anni, fresca di patente sulla mia FIAT 127 che aveva più anni di me, poiché l'avevo ereditata dal nonno. Io ed i compagni di scuola partivamo spesso per le nostre gite proprio con destinazione Agrigento, dove sostavamo ad ammirare la storia prima di tuffarci nel limpido mare a fare capriole.

La tentazione di tuffarmi è forte anche oggi: corro con gli occhi puntati sull’acqua, ricordando ed immaginando di bagnarmici alla fine della gara. 
Ma, già al primo giro di boa, mi dimentico del mare ed inizio a pensare alla corsa, finalmente mi sto concentrando. “Caspita Elena, sei qui per correre, non per abbandonarti ai tuoi dolci ricordi di adolescente innamorata, alza le gambe, ed inizia a fare sul serio”.
Il “serio” non tarda ad arrivare, davanti a me si presenta una bella salita, ne avevo sentito parlare e seppure non abbia nulla a che vedere con le salite a cui sono abituata sull’Etna le porto comunque rispetto.
“Accendo le gambe” ed inizio a spingere più che posso; sentendo i polpacci ed i quadricipiti gonfiarsi ad ogni spinta, mi sento molto soddisfatta perché riesco a superare con estrema facilità una moltitudine di persone che avevo visto sfrecciare davanti a me, a fine gara ne conterò addirittura 102 tra un passaggio e l’altro.
Un buon segno, capisco che tutti gli allenamenti e tutti gli sforzi fatti negli ultimi mesi sono serviti a qualcosa. 

La fronte ed il viso brillano di sudore, la fatica aumenta e con essa i miei battiti, il cuore batte forte e la respirazione si fa più pesante, ma la sensazione di conquista che mi da questa salita mi compensa di ogni fatica. Dopotutto io lo dico sempre: la fatica è momentanea, la gloria dura per sempre. E anche oggi, in questo luogo carico di storia la mia gloria si fa sentire più della fatica.
Quando sotto le mie scarpe non c’è più l’asfalto ma la nuda pietra rossa mi rendo conto di ”aver passato la soglia”, adesso sono dentro la Valle dei Templi, sto correndo accanto alla storia, sto accarezzando il passato, sto lasciando il mio sudore dove millenni addietro lo hanno lasciato migliaia di soldati. Oggi quei soldati non hanno armi, non devono difendersi da nessuno se non da se stessi.
Oggi, ognuno combatte la propria battaglia a colpi di scarpette, con gocce di sudore e barrette energetiche.
Oggi, ognuno di noi indossa una divisa colorata che è sinonimo di appartenenza ad una squadra, ad un gruppo che ha come unico scopo quello di godere della propria fatica e di raccogliere i frutti delle proprie rinunce, dei propri sacrifici.

“Forza Elena, sei dove volevi essere, non sei sola, sorridi alla vita e godi di quello che stai facendo”.
Passo dopo passo anche la salita finisce, il giro di boa e poi la discesa. Una discesa generosa che affronto con molta cautela, le pietre sul terreno sono insidiose e prendere una storta o finire col muso per terra non mi va per nulla. Qualcuno legge a voce alta la scritta sulla mia maglietta e mi chiama per nome. Non so chi siano, ma loro mi conoscono e sembra anche molto bene!
Sentirmi chiamare per nome mi da una nuova carica; adesso mi trovo sull’asfalto. Accelero toccando punte di velocità importanti per il mio passo. Anche in discesa supero alcuni runner che durante i primi chilometri di gara mi avevano distanziata, ormai non mi faccio più prendere. 
Grazie a tutti i lunghi che ho fatto in allenamento negli ultimi mesi 21 km mi sembrano davvero pochi. Mi sento bene, anzi benissimo, mi faccio coraggio: ancora 4 km e sarò arrivata.
Durante l’ultima mezz’ora sono stata sempre vicina ad una grandissima atleta che stimo molto: Claudia Occhipinti.
A tratti stiamo gomito a gomito, a tratti lei allunga il passo e si posiziona davanti a me. La sua presenza è un’ottimo stimolo, non posso e non voglio mollarla.
Lei sarà la mia lepre fino alla fine.
Mi posiziono dietro di lei e la inseguo.
Passo dopo passo, goccia di sudore dopo goccia di sudore. Il mio fiato si fa pesantissimo. Claudia mi sente e non molla neppure per un attimo.
E’ una sfida a due tra due donne, due atlete che combattono contro se stesse e la loro stanchezza. Gli ultimi 2 km sono pesanti, non vedo l’ora di arrivare, ho chiesto tanto al mio fisico, soprattutto durante l’inseguimento di Claudia ed ora sento che le forze mi stanno abbandonando.
Mancano solo 500 metri, quando mi viene incontro l’amico Claudio: vederlo mi riempie di gioia perché so che è venuto per “tirarmi” proprio nel momento in cui ne ho più bisogno: “Dai, forza Elena, andiamo a prendere Claudia”.
Già, sembra un gioco di parole: Claudia, Elena, Claudio !

Ma questa donna che mi sta davanti e che sta gestendo la gara in modo superlativo allunga il passo, la vedo allontanarsi: 2, 4, 6 metri avanti a me. Il gonfiabile, il fiatone, le gambe stanche, la gloria, arriva tutto contemporaneamente in una sfida che vale una vita.
Ecco, alzo le braccia al cielo e l’arrivo è tutto per me, Claudia è passata 3 secondi prima. Bravissima.
Dopo il nostro arrivo ci complimentiamo l’una con l’altra. Siamo state l’una la sfida dell’altra ed abbiamo dimostrato di potercela fare.
Lo dico sempre io: la corsa unisce in maniera particolare ed importante. Oggi ho trovato una nuova amica, una donna che come me sfida la propria fatica in onore della propria gloria.

 

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10 marzo 2013 7 10 /03 /marzo /2013 06:29
Maratona di Crevalcore (2^ ed.). Il racconto di Ilaria Marchesi: Crevalcore corre Crevalcore, con il sapore di campagna, di rugiada, di sudore e di ricordiIlaria Marchesi, in parte di origini siciliane, ma da sempre cittadina di Crevalcore, ha corso il 6 gennaio scoroso la Maratona di Crevalcore, alla sua 2^ edizione. 
Questa sua corsa è stato un tributo intenso alla sua città duramente provata dal sisma del 2012, ma anche un tuffo in un fiume di memorie, di amarcord e di antiche nostalgie.
Il suo racconto, vivo e vibrante, ci porta a fare un tuffo emozionante in tutto questo.
(Ilaria Marchesi). Vedo in lontananza i fossati che inevitabilmente, mi portano indietro nel tempo.
Annuso il profumo della terra e il profumo di Papà, vedo il sudore della terra e il sudore di Papà, ascolto il silenzio della terra e il silenzio di Papà.
Papà e i suoi motori!
Era estate e per lui non c’era caldo, il lambrusco rinfrescava.
Era inverno e per lui non c’era freddo, il lambrusco riscaldava.
Vaioli, Papà, amici da sempre…
Li vedo insieme a guardare la campagna mentre scattano quella fotografia che ora è davanti a me. Indelebile è il ricordo e indelebili sono i colori.
Corro, corro!
Canto, canto! 
Quando sono felice corro e canto:
“Sono stata anch'io bambina 
di mio padre innamorata 
per lui sbaglio sempre e sono 
la sua figlia sgangherata 
ho provato a conquistarlo 
e non ci sono mai riuscita 
e lottato per cambiarlo 
ci vorrebbe un'altra vita…”
Sono al 32°km della maratona di Crevalcore, c’è il ristoro a casa di Vaioli.
L’emozione m’invade, scappo via correndo prima che le lacrime appannino il ricordo, passo davanti alla casa come una saetta mentre le “sdore” col “burazzo” legato in grembo si guardano attonite tra di loro non capendo cosa o chi sia passato, forse è stata soltanto una loro impressione, forse è stata una farfallina davanti ai loro occhi, meglio non dire niente, preoccupandosi soprattutto di non essere prese per “vecie”.
Invece sono io!
Sono quella bambina che scorrazzava e cantava su e giù per i fossati rubando le pere dagli alberi su cui c’era scritto “Non toccare, frutta avvelenata”.
Questa è la mia maratona di Crevalcore, non importa il tempo che ho impiegato per fare 42,195 km, non importa la classifica o la fatica ma ciò che è stato importante per me il 6 gennaio 2013 è stato ritornare bambina in quei campi.
Aprire  il cassetto dei ricordi e trovare dentro una fotografia sbiadita di Vaioli e Papà, quel mio Papà forte, coraggioso, indomito e un lavoratore instancabile, mi ha reso felice. Felice perché, bella è la vita!
Grazie Andrea, grazie Monica che avete colorato una fotografia dimenticata nel cassetto.
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7 marzo 2013 4 07 /03 /marzo /2013 17:45

6 ore Pastrengo Trail 2013 1^ ed.). Un breve report di fine gara e il racconto di Giuliana MontagninSi è svolta il 24 febbraio la 1^ edizione della 6 ore Pastrengo Trail, gara di endurance circuit trail, organizzata dall'ASD Verona Trail Runners, con partenza alle 8.45 del mattino.

Ecco un breve report dell'evento, e di seguito il racconto della triestina Giuliana Montagnin che vi ha preso parte.

Grande giornata di trail sul circuito disegnato tra sentieri e promontori di Pastrengo!
Spirito trail in purezza nonostante fango, pioggia e fatica. 
Quasi 130 i partenti tra gara individuale e Team Duo.
Trailer e Volontari accomunati da una passione comune: la corsa in natura!
Endurance Circuit-Trail: sperimentazione positiva per questa "declinazione" trail, ideale soprattutto nel periodo "invernale".

Vincitore della gara Massimo Tagliaferri del Team Tecnica con il crono di 6h02:08 per completare 10 giri  pari a circa 63 km e 2000 d+.
Nella competizione femminile la vittoria è andata a Catena Pizzino che ha festeggiato il suo compleanno con 8 giri in 5:50:45, equivalenti a circa 51 km e 1600 d+.
Nella classifica Team Duo primeggia la coppia targata Verona Trail Runners Capuzzo-Cazzola capaci di completare 11 giri in 6h08:42 che tradotto in numeri significa: 71,5 km e 2200 d+!

Per le classifiche si può accedere a questo link, mentre per le immagini si può ricercare - avvertono gli organizzatori - nei social network!
Qui, di seguito, il link ad una piccola galleria fotografica su flickr

 

Ed ecco il racconto di Giuliana Montagnin sul suo primo approccio travagliato ad una gara trail. Secondo me, ci riproverà: ha sperimentato il freddo, la pioggia e il fango, ma ci sono altre gare trail che fortunatamente sono benedette da condizioni meteo ottimali: e allora il trail diventa un vero tripudio per la mente e per lo spirito...

 

6 ore Pastrengo Trail (1^ ed.). Un breve report finale e il racconto di Giuliana Montagnin(Giuliana Montagnin) Domenica 24 febbraio ho partecipato alla 1^ edizione della “6 ore Pastrengo Trail” E’ stata una bella esperienza, per me quasi nuova. Prima esperienza nel 2008: Trail della Val Rosandra 15 km di delirio, prima giornata rovente dopo una primavera particolarmente piovosa.

Ricordo di essermi seduta in treno nel senso contrario di marcia e quindi di aver visto sulla collina il nostro faro della Vittoria, di solito sedendo nel senso inverso salutavo il golfo. Una bellissima mattinata di sole aveva fatto seguito ad una fredda e gelida notte, in cui una spruzzata di neve aveva imbiancato la città.

Non ebbi grossi disagi per raggiungere la stazione dei treni, il Comune aveva provveduto a spargere il sale evitando il problema degli anni scorsi di una città completamente paralizzata. Con tanta cautela ho camminato lungo la via principale, ripetendo a me stessa di stare attenta: dopo mesi di sacrifici e allenamenti mattutini ad ore impossibili non era il caso di fare uno scivolone, compromettendo tutto.

Un po’ prima di giungere a Mestre sul mio vagone salirono due signore. Rimasi sconcertata da come si misero a chiacchierare ad alto volume di piccoli gossip di conoscenze comuni. Ignoravano il fatto che alcune persone dormivano o studiavano, cicalavano in continuazione come fossero sedute nel loro salotto privato. Io avrei voluto continuare quella sorta di ritiro spirituale pre-gara per prepararmi moralmente e studiare strategie e possibili difficoltà.

Dopo Mestre, il clima cominciò a cambiare: il cielo si fece più scuro ed iniziò a piovere. Il week-end si preannunciava pessimo. Ne ero a conoscenza, come al solito, nei giorni precedenti avevo seguito i vari siti di previsioni meteo.

Dopo aver riposato un po’ in albergo pensai di uscire per una passeggiata, la pioggia era diminuita ed ero dell’idea di sgranchirmi le gambe.

Mi accorsi con disappunto che stava nevicando: allora rinunciai e tornai in camera ad accendere la TV in attesa dell’ora di cena. Non ricordo neppure cosa guardai, mi ritrovavo a riflettere sulle mie ultime scelte. Una settimana prima avevo partecipato alla Half Marathon Giulietta e Romeo di Verona, conclusa in 2 ore e 23 e, adesso, la scelta folle di questa 6 ore Pastrengo Trail nei pressi di Verona.

Queste mie scelte erano state ponderate: a metà gennaio, dopo il trittico d’inverno (2 maratone e un’ultra di 47 km in 3 week end successivi) avevo deciso per un piccolo stop e il conseguente rallentamento della mia attività sportiva.

Mi ero recata da un’ortopedico per un ulteriore consulto per i miei ischi doloranti. Diagnosi: borsite ischiatica. Niente piriforme o nervo sciatico, così mi aveva detto. Soluzione: un paio di iniezioni, un po’ di riposo, ripresa lenta a giorni alterni, tanto stretching curando in particolare proprio i muscoli dolenti, l’uso di una ciambella o cuscini molto morbidi.

Decisi di attenermi a queste prescrizioni, un po’ le cose son migliorate anche se non sono del tutto guarita.

Quale occasione migliore della mezza di Verona per ricominciare a correre? Di lì a poco mi pentii di questa scelta: una gara troppo corta e, in una 21 km, bisogna adottare un ritmo veloce previo riscaldamento più lungo di quello che facevo solitamente prima di cominciare una 24 ore. Ormai i giochi erano fatti, volevo conoscere alcuni amici di FB che sapevo avrei incontrato, cercai di prepararmi con alcuni lavori veloci “ripetute” ma senza esagerare.

6 ore Pastrengo Trail 2013 1^ ed.). Un breve report di fine gara e il racconto di Giuliana MontagninNel contempo riguardai l’elenco delle gare ultra e notai questa 6 ore su circuito che a inizio anno avevo scartato completamente in quanto Trail. Mi dissi “Ma sì proviamoci” correrò pianissimo, non mi farò del male, prenderò aria buona e se non saranno 42,195 km la misura classica non ha importanza, sarò giustificata poiché non è il mio genere.

Su FB chiesi informazioni sulla difficoltà del percorso, ovviamente le risposte furono: “Noooo, per nulla, su dai vieni, ti divertirai”. Era come chiedere all’oste se il suo vino è buono.

Cenai in un ristorante vicino assieme ad un altro giovane atleta che alloggiava nella mia stessa locanda. Naturalmente la nostra passione era unica “la corsa” la disciplina però era molto diversa, amicizie diverse, gare diverse, ricordi e ambizioni future diverse. Lui decantava il Mont Blanc o il Tor de Geants mentre io avevo in testa solo i migliori circuiti delle 24 ore: Torino Parco Ruffini, Stadio delle Palme di Palermo, Fano nonché la 6 giorni di Pignola.
L‘unica gara sulla quale potevo discutere di dislivello era la Pistoia-Abetone e comunque sempre asfalto.

Incuriosita feci la domanda classica: Com’è che ti sei avvicinato a questa disciplina passando dall’asfalto alla corsa in montagna?

Risposta scontata: Un giorno ci ho provato, mi sono appassionato e non ritornerei più all’asfalto. Io invece comunicavo la mia passione per il terreno non sconnesso e facile appoggio del piede ove i pensieri possono spaziare tranquillamente senza dovermi occupare di possibili distorsioni.

Prossime gare? Per lui l’Ultrabericus per me la 6 ore di San Giuseppe di Putignano (un anello asfaltato).

Piovve tutta la notte, al mattino vedevo ancora goccioloni picchiare contro il vetro dell’abbaino della mia stanza.
Non pensai minimamente al ritiro, pensai al fango, ad una corsa molto lenta nella mota aggrappandomi a tutti gli arbusti, sapevo che avrei fatto una figura fantozziana ma ero fermamente decisa a tener duro per tutta la durata della gara.

Vicino il fortino avevano allestito il tendone che fungeva da riparo per le nostre borse e aperto su due lati consentiva il passaggio e la fuoriuscita per intraprendere un nuovo giro. Un breve meeting un po’ prima della partenza, molto utile per me e per pochi altri che erano alle prime armi.

“Giro lungo 6,5 km, non presenta grosse difficoltà, ben segnalato con fettuccine arancioni e stricie bianco/rosse, qualche cartello. Il primo giro fatelo con calma per imparare i punti con pendenze più forti. Oltre il tempo delle 6 ORE ci sono ancora 30 minuti esatti per completare il giro, sforando i 30’ non si viene squalificati ma non viene conteggiato, quindi calcolate bene il tempo quando si avvicina la fine delle 6 ORE”.

Ciò era dovuto al fatto che non potevano misurare i metri conclusi co

on la rotella a fine gara, a parità di giri se avessi terminato con un tempo maggiore sarei stata in classifica sotto la persona che avesse fatto i medesimi giri ma con un tempo minore.

 Partimmo sotto una pioggia scrosciante, alcune centinaia di mt. d’asfalto in pendenza e poi ci immettevamo su una strada carrabile, ghiaia.
Fin qui la pioggia non creava molto disagio, i guai cominciarono quando c’immettemmo nei sentieri veri e propri. Un fango scivoloso incredibile, lo soprannominarono il Mud Trail.

Il primo giro lo terminai in un’ora e 5’, naturalmente proseguii. Alle spalle avevo solo un’atleta che si ritirò dopo un giro. Gli altri li avevo tutti davanti, chi più bravo, chi alle prime armi come me, ma anche tantissimi atleti d’elite, il mio corregionale Ivan Cudin ad esempio.

Durante il secondo giro m’accorsi che le difficoltà erano aumentate, ancora più mota scivolosa, caddi nel bel mezzo di un sentiero in salita. La radura era ampia ma io da perfetta neofita cercavo di correre sulla strisciolina di terra anziché sull’erba, avevo appena finito di bere un sorso dalla mia bottiglietta e dunque una mano l’avevo ancora intirizzita dal freddo e cercavo d’infilarmi nuovamente il guanto. C’erano tre gradi e ricoprirmi le mani era indispensabile. In genere sull’asfalto corro tenendo la mia “affezionata bottiglietta” in mano, prevedendo non poche difficoltà avevo comperato una cintura porta borraccia. Anche su consiglio di mio marito, volevo avere le mani libere per aggrapparmi ad eventuali arbusti.

In quel punto non c’erano alberi, scivolai nel fango senza alcuna speranza di rialzarmi, la mano senza guanto tutta inzaccherata. Cercai di rialzarmi e scivolai nuovamente due o tre volte. Cominciarono a doppiarmi, una ragazza ebbe pietà di me e mi consigliò: “Corri fuori dal percorso, sull’erba che non scivoli”. 
OK, grazie.

Era un continuo saliscendi, per me non abituata era impegnativo, alcuni tratti anche facili dove potevo e “dovevo” correre se volevo concludere qualcosa, altri tratti molto scivolosi o con una pendenza decisamente forte. Secondo giro concluso nuovamente in poco più di un’ora e 5’.

Inanellai ancora il terzo giro, la mota aumentava, la stanchezza pure, dovuta più al continuo saliscendi che non ai km percorsi. Indubbiamente, riflettei, il Trail non è il mio genere.

Non mi pentii affatto, lo presi come un bell’allenamento in montagna. Eravamo a circa 200 mt. sul livello del mare, per fortuna la neve non aveva attecchito, e la temperatura bassa si manteneva comunque sopra lo zero termico. Peccato che quell’ondata di freddo e pioggia si fosse abbatuta sull’Italia proprio durante quel week end.

Arrivò il quarto giro, quello decisivo per me: dovevo controllare in quanto tempo lo concludevo. Se riuscivo a mantenere un ritmo costante o meglio ancora accelerare avrei potuto lanciarmi nel quinto giro. Valutai attentamente: la stanchezza aumentava di pari passo con la mota e gli scivoloni poche volte evitati. In un punto non trovando tronchi consistenti sul mio cammino m’aggrappai ad un ramoscello secco che, col mio peso, cedette spezzandosi procurandomi un altro scivolone. Le scarpe che indossavo erano una via di mezzo tra quelle da trail e quella da corsa su strada, gli altri indossavano scarpe decisamente più adatte, più artigliate.

Ottima organizzazione, sotto tutti i punti di vista, ristoro, segnaletica, sicurezza, chiarimenti su tutto. Lungo il percorso c’erano parecchie persone dello staff ad indicare punti difficili e quindi a frenare chi arrivava in volata o per dare consigli quando vedevano un’imbranata come me. In due punti particolarmente scivolosi provvidero a legare al tronco degli alberi delle robuste corde, ottima idea potevamo issarci su a forza di braccia.

Decisi saggiamente di finire il quarto giro e di fermarmi. Forse, forse … un quinto ci sarebbe stato entro quei famosi 30’ di plus oltre le 6 ore! Ma a che pro? Accelerare scivolando ancora? Con il pericolo d’infortunarmi no di certo, niente dirupi, però il limo era un handicap al quale non ero per nulla preparata, mi vedevo completamente “impanata” pronta per una frittura!
E se avessi concluso anche pochi secondi dopo i 30’? sarebbe stato vano.

 

I miei pensieri durante il quarto giro: Ma chi me l’ha fatto fare! Finisco questo e butto direttamente via le scarpe, neanche il fango mi voglio riportare indietro! Basta, mai più, trail! ci faccio la croce. 

Durante qualche tratto facile: Boh quasi quasi riporto a casa le scarpette, adoperate solo in questa occasione, le risciacquo bene e le porto un giovedì sera al ritrovo della mia Società. Qualche ragazza potrebbe avere il mio stesso numero e amare il Trail.

Dopo qualche altro tratto facile e senza fango: Quasi … quasi le lavo ben bene con la massima cura come le altre mie “creature” per l’asfalto e le ripongo in ripostiglio per qualche camminata in montagna durante le ferie.

Durante gli ultimi metri: Non si sa mai, una garetta così a circuito… chissà forse … magari l’anno prossimo non trovo questo tempaccio e ci faccio questo agognato quinto giro!

Risultato 4 giri totale 26 km in 5 ore e quasi 10’. Va bene così.

Un mio piccolo commento: ci sono due donne, che peraltro conoscevo già, che sono veramente il corrispettivo di Marco Olmo. Natalina e Fiorenza. Ho tutta l’ammirazione possibile per loro, l’una pratica di questo genere l’altra alle prime armi come me ma veramente in gamba. Fiorenza mi precedeva di pochi minuti, ma io non lo sapevo, l’avevo riconosciuta a gara finita mentre si cambiava.
Lei ebbe il coraggio di lanciarsi nel famoso quinto giro e lo portò a termine in 6 ore e 15 minuti circa, in classifica dunque sarebbe stata di certo sopra di me. Natalina, ottima atleta, in premiazione fra le prime 10 donne. Un applauso ad entrambe, nonché a tutte le altre. 
Nonostante tutto è stata un’esperienza positiva, s’impara sempre qualcosa, ho voluto mettermi in discussione. La rifarei? Chissà, vedremo il calendario del prossimo anno.

  


      PROGRAMMA

 

  • Domenica 24 Febbraio 2013:
  • Dalle ore 7.00 alle 8.15 ritiro pettorali all'interno del Forte di Pastrengo (Speckstube)
  • Ore 8.30 Punzonatura atleti e briefing.
  • Ore 8.45 PARTENZA
  • Ore 14.45 CHIUSURA TRANSITO ATLETI
  • Ore 15.15 CHIUSURA CANCELLO ARRIVI
  • Ore 15.45 Premiazioni
  • Pasta party e premiazioni si effettueranno all'interno della Speckstube adiacente la zona arrivo!

Il circuito. Trail in circuito e in purezza sui colli di Pastrengo ...
Il percorso misura 6.400 mt e presenta un dislivelo positivo di +200mt. E' composto da circa 300 mt di asfalto, 1.5 km di strada sterrata e oltre 4 km di pista monotraccia tra bosco, sottobosco, prati e campi.
Un alternarsi di situazioni e paesaggi nel più puro spirito trail ...
Tra il km 5.4 e l'arrivo si trova la più impegnativa delle salite con 100mt d+ tutti d'un fiato. 
Gli altri 100 mt d+ sono la somma di strappi e salitelle nel bosco.
Il percorso non presenta tratti esposti o particolarmente pericolosi ma richiede attenzione e piede sicuro.
Tempi di percorrenza: per i primi intorno ai 33/35 minuti (media sulle 6 ore), per gli ultimi 45/48 minuti.
Eventuali doppiaggi si verificheranno dunque solo dopo qualche ora di gara. 
Con quanti giri si vince?
12? Quasi impossibile.
11? Molto difficile,
10 (= 64 km e 2000d+) probabilmente con 10 giri ci si gioca il podio!
Occhio al regolamento per gestire bene gli ultimi giri ai fini della classifica!
Per i Team Duo interessante confrontare le diverse strategie di cambio!

 

 

 

 

Tre Rifugi della Val Pellice Trail - Iscrizioni aperte dal 10 febbraio

 

 

Le isrizioni per l'EtnaTrail sono già aperte


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23 febbraio 2013 6 23 /02 /febbraio /2013 00:26

L'allenamento solitario di SuperElena CifaliLo scritto di Elena Cifali che segue ci dà molte risposte sulle motivazioni del runner di medio livello, del runner a cui non importa tanto la performance cronometrica, quanto piuttosto l'esperienza.
Correre significa uscire fuori dall'ordinario e dal quotidiano. 
Correre anche in allenamento significa conquistare qualcosa di nuovo che prima poteva essere per noi irragiungibile.
Correre dà risposta e soddifazione all'indomito spirito ludico che alberga dentro di noi (un allenamento anche impegnativo è come un "bel giro di giostra").
Correre è un po' come volare: la corsa ci dona leggerezza ed è estasi (nel più puro senso etimologico della parola) perchè introduce nella nostra vita - altrimenti ristagnante - un elemento di movimentazione e continui dinamismi, vitalità ed energia.
Correre è conquista quotidiana d'un appropriato assetto interiore ed è uno strumento per crescere e per superare alcune delle nostre paure più radicate.
Correre ci insegna ogni giorno qualcosa di nuovo su noi stessi.
Elena con questo suo allenamento lungo in solitaria in vsta del progetto ardito ed impegnativo (ed esaltante) di correre la 41^ edizione della Cento Chilometri del Passatore (a cui con solerzia si è già iscritta) è uscita dalla bambagia degli allenamenti lunghi fatti in compagnia di "angeli protettori", affrontando la fatica, il vento, il freddo di neve e di ghiaccio, in totale solitudine.


L'allenamento solitario di SuperElena Cifali: fatica e freddo, ma è stato come fare un bel giro di giostra(Elena Cifali) Apro le imposte della cucina poco dopo l’alba: fuori soffia un forte vento - ha piovuto per buona parte della notte - ed ora il cielo non promette nulla di buono.
Pesanti nubi grigie sovrastano la Montagna ("Sua Maesta L'Etna"), ma per fortuna adesso ha smesso.

E’ sabato ed oggi non lavorerò: per questo motivo, ho deciso che farò un Lungo, costi quel che costi. Sarò sola, perché i miei soliti compagni d’allenamento sono infortunati e questo mi mette un po’ di paura: ma, prendendo il coraggio a due mani, mi armo di tutto punto. Maglia termica, pantalone lungo, cappellino, bandana, Garmin, zaino e cellulare. Sono pronta, non mi rimane che uscire fuori, varcando la soglia di casa e nessuno, a questo punto, potrà più fermarmi.
L’aria è gelida ed il vento mi taglia il volto facendomi lacrimare gli occhi; la vista si annebbia mentre inizio la salita che mi porterà da quota 700 a 1100 slm; sono ben poche automobili in transito: non ne conterò più di una trentina per tutta la mattina.
Nel paese di montagna la popolazione ancora dorme avvolta sotto le calde coperte.

Io, invece, mi sono catapultata qui fuori a soffrire il freddo, il vento e la fatica, a respirare la vita, quella stessa vita che giorno dopo giorno conquisto faticosamente e che mi guadagno.
Oggi è un giorno speciale, un giorno che ricorderò per sempre: è il mio primo Lungo in solitaria, solo io e nessuno altro al mio fianco. Se sarò capace di fare questo potrò, d’ora in poi, dedicarmi ai lunghissimi allenamenti che mi porteranno molto lontana senza dover attendere che qualcuno mi accompagni. 

Sollevo la bandana fin sul naso e copro la bocca perché il vento gelido entra fin dentro i polmoni e mi rende difficile la respirazione. Per fortuna le gambe girano bene e non le sento per nulla appesantite.
Attraverso a passo di corsa il centro del paese e salgo su, l’Etna di fronte a me mi saluta maestoso, con quei nuvoloni bianchi che lo sovrastano sembra si sia messo il cappello anche lui per sopportare il gelo.

Dopo i primi tre chilometri trovo l’asfalto gelato e temo di scivolare, ma per fortuna durante la notte gli agenti della Protezione Civile hanno sparso il sale sulle strade e sento lo scricchiolio dei granelli sotto le suole delle mie calzature.
Ancora poche centinaia di metri ed il ghiaccio lascia spazio al nevischio, più soffice e meno insidioso.
Questa salita e questa neve mi portano col pensiero a quando ero bambina ed abitavo a Como, a pochi passi dalla Svizzera: per andare a scuola dovevo affrontare (nei mesi invernali) le stesse condizioni atmosferiche. Mi abbandono alla dolcezza di quei ricordi. La scuola elementare, la maestra, i compagnetti ed anche Luca, quel compagno dispettoso col quale mi piaceva combinarne di tutti i colori. Già, fin da bambina sono stata ribelle e pestifera...

Continuo a salire col vento che soffia da Nord e mi batte forte contro il viso ed il petto. Ormai il mio corpo si è riscaldato e la differenza termica è notevole, il fiato che esce dalla mia bocca si condensa a contatto con l’aria e mi sento avvolta in una nuvola di vapore.

Quasi 8 km di salita e finora è andato tutto bene: nessun incontro spiacevole e mi sento in gran forma.
Raggiungo uno spiazzo dove solitamente i turisti si fermano a fare fotografie ed acquistare souvenir da portare con sé per poi esporli nelle loro case come trofei di viaggio. Ma oggi il cielo cupo non permette nessuna vista panoramica mozzafiato e, quindi, non ci sono turisti nei paraggi. 

Mi addentro lungo una strada secondaria che mi permetterà di fare i successivi 8 km di percorso ondulato, così potrò riposare un pochino le gambe prima della discesa.
Mi ritrovo sola, in mezzo al nulla: nessuna anima viva per decine di chilometri. Realizzo che se mi succedesse qualcosa qui, prima di essere ritrovata, potrebbero passare alcune ore, anche perché non ho dato a nessuno precise indicazioni di dove sarei andata ad allenarmi.
Sbircio il cellulare per verificare che ci sia campo, nulla! “Vabbè, meglio non pensarci”, mi dico. In lontananza sento l’abbaiare e l’ululare di alcuni cani randagi, ma non me ne curo, perché oggi mi sento coraggiosa e non voglio interrompere l’allenamento per tornare indietro. Proseguo fino alla fine della strada per poi fare ritorno. Mi nutro con un paio di biscotti secchi della mia piccola scorta. Sulla via verso casa, quando sono esattamente a metà del mio percorso sono così contenta e felice che urlo ad alta voce un “Siiiii!!!” che rimbomba come un’eco. Sono fiera di me e questo nessuno potrà mai cambiarlo.

In men che non si dica mi ritrovo ancora una volta sulla strada principale che mi riporterà a casa mia. Adesso è tutta discesa: dapprima l’affronto con moderazione, poi, via via, il passo prende il ritmo, si fa più veloce, mi sembra che le suole quasi non tocchino terra: con lo sguardo dritto in alto e il sorriso stampato sul volto inizio a "volare" e mi diverto moltissimo.
Ormai sono quasi arrivata, quando – sull’altra corsia - mi affianca un autoarticolato enorme che trasporta pietra lavica: il bestione che mi ritrovo alla mia destra è costretto a frenare costantemente in discesa e, per qualche centinaio di metri, mi trovo impegnata in un faccia a faccia col conducente che non crede ai suoi occhi. Gli leggo in faccia lo stupore, avrà pensato “Ma che ci fa sta pazza qui, sola a quest’ora del mattino?”.
Ed è
 sfida aperta tra me e le 24 ruote, mi catapulto giù, guardando il Garmin: per un attimo ho sfiorato i 4 min e 10 secondi al Km! “Caspita!”: mai fatto nulla di simile. Pian piano il mezzo pesante mi distanzia ed io rientro nei ranghi; ormai sono di nuovo dentro al paese che trovo più sveglio di prima. Il vento non è mai cessato, fa freddissimo e la temperatura è sotto lo zero: solo poche anime sorseggiano caffè dentro ai bar del centro. Ancora poco e sarò arrivata a casa, soddisfatta e felice per questi 22 km invernali con dislivello altimetrico; adesso, mi aspettano una buona tazza di latte e caffè caldissimi e poi una sana doccia rovente. 

Quando ero un’adolescente immaginavo che le donne, mogli, mamme di mezza età fossero delle persone incapaci di divertirsi, dedite solo alla famiglia, al lavoro ed agli impegni quotidiani, io ne compierò 40 fra poco più di un mese e, oltre a fare tutto questo, mi scopro come una bimba che ha appena terminato il suo giro in giostra, pronta a salire sulla prossima corsa…
Buone gambe, amici miei!

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8 febbraio 2013 5 08 /02 /febbraio /2013 23:28

Maratonina di Lecco (6^ ed.). Dopo la Maratona di Siracusa, Stellario infiora con il suo ciclone una bella mezza, lottando con il forte ventoDomenica 3 febbraio si è svolta la 6^ edizione della Maratonina di Lecco.
Oltre 1250 i partenti, cielo terso e sereno, ma vento gelido.
Reduce dalla bella maratona di Siracusa, vi ha partecipato anche  Stellario Filocamo su ciclone, categoria H3, della società Piccoli Diavoli 3 Ruote.
Di seguito le sue sintetiche impressioni.

(Stellario Filocamo) Molto carico,  dopo la Siracusa City Marathon che mi ha riempito di gioia ed entusiasmo che non ci sono parole, mi aspettava la Maratonina di Lecco. C'era tanta bora, ma così forte che venivano giù le transenne.
Il mio accompagnatore che era lo stesso dell'anno scorso mi diceva che andavo più forte del 2012.
Anche qui, a Lecco, ho concluso - come a Siracusa - subito
 alle spalle del primo, con qualche minuto in più, rispetto all'anno precedente, ma soprattutto a causa del troppo vento. Con questa gara, ho colegato idealmente il Sud con il Nord

Posso dire che sono molto felice.
Alla prossima a Salsomaggiore.

 

 

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
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