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16 luglio 2012 1 16 /07 /luglio /2012 12:34

Giovanni-Cattabriga-alias-Wu-Ming-2.jpgEssere accompagnati alla scoperta di un territorio da chi ne ha conoscenza diretta è un’esperienza unica. Se poi l’accompagnatore è uno scrittore che dallo stesso percorso ha tratto ispirazione per un libro, allora il cammino diventa uno straordinario viaggio alla scoperta della vera essenza dell’opera.

È con questa filosofia che La Compagnia dei Cammini invita gli amanti del viaggio lento e sostenibile ad unirsi allo scrittore Wu Ming 2 alla scoperta de “Il Sentiero degli Dei”, percorso che attraversa gli Appennini, protagonista dell’omonimo libro pubblicato nel 2010 dallo scrittore del collettivo bolognese Wu Ming.

In un cammino, da Bologna a Firenze, più precisamente da Piazza Maggiore a Piazza della Signoria, lungo un percorso che, in alcuni punti, ricalca l’antica via romana Flaminia. Il Sentiero degli Dei offre storie, incontri, paesaggi unici. In contrapposizione però, come Wu Ming 2 evidenzia tra le pagine del suo libro, con alcune brutture che l’uomo in epoca moderna ha inserito in questo contesto di pace e armonia e che inevitabilmente bisogna superare. L’alta velocità, l’autostrada e le pale eoliche sono a loro modo parte del racconto che Wu Ming 2 ripropone in questo Cammino d’Autore che si svolgerà dal 7 al 12 settembre.

Gli autori non sono guide, ma interpreti del viaggio. E Wu Ming affiancherà i viandanti in un tragitto “...selvatico, ruspante, che si può leggere come un libro ad ogni passo, un raccolta di racconti scritti dall’Uomo e dalla Natura” - come lui stesso conferma. E aggiunge: “...per fortuna, è un territorio abituato alla Resistenza, e ancora non si è lasciato conquistare”.
Il-sentiero-degli-dei.jpgCosì presenta il suo progetto Giap, la newsletter dei Wu Ming: “A partire dall’oggetto narrativo Il Sentiero degli dei di WM2, sono già stati realizzati due audioracconti con relative performance dal vivo. Meno usuale, invece, la performance narrativa di 5 giorni filati, che WM2 porterà in tour, insieme ad altre 14 persone, lungo la Via degli dei, da Piazza Maggiore (Bologna) a Piazza della Signoria (Firenze), ovvero sul sentiero protagonista del libro. Detto in altri termini, dal 7 al 12 settembre 2012, WM2 accompagnerà da Bologna a Firenze un piccolo gruppo di viandanti, all’insegna del camminare raccontando e del leggere il paesaggio come se fosse un libro. Qui le informazioni, i dettagli, le prenotazioni.

 

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2 luglio 2012 1 02 /07 /luglio /2012 18:27

Il walk trail dell'Ecotrail della Valle dell'Imera. Foto di Maurizio CrispiLa Scienza Verde, mensile online, ospita sul numero di luglio l'editoriale di Davide Sapienza Camminare. La rivoluzione in due passi. Uno scritto che contiene una profonda riflessione sul senso del Camminare e che rappresenta anche una sorta di Manifesto fondativo di una nuova e rivoluzionaria "Scienza Verde".

(Davide Sapienza. Fonte: La Scienza verde) Due passi non potrò mai ricordare. Il primo, e l'ultimo.
Due passi, il mio organismo non potrà mai evitare di fare. Il primo, e l'ultimo.
Due passi, servono per essere liberi. Il primo e il secondo.
Due passi, possono salvarci. Quelli che danno il via al Camminare quotidiano.
Il mio primo passo l'ho compiuto nel secolo scorso, a metà degli anni Sessanta. Non lo ricordo, ovviamente, se non per i racconti fatti dai miei genitori. Eppure, quel primo passo mi ha cambiato la vita. Il mio corpo lo ricorda. Se no, come avrei potuto fare il secondo, il terzo e tutti gli altri milioni di passi? Se la mente e l'anima non sapessero quale immensa potenza contenne quel passo di tanti anni fa, come avrei potuto riconnettermi al Cammino dopo anni incerti e sedentari, scegliendo di camminare invece che di farmi trasportare solamente da mezzi meccanici?
Con quel passo, il mio corpo ha capito che l'orizzonte si allargava e che stavo prendendo coscienza di fare parte di una lunga catena di esseri viventi vecchia di migliaia di anni. Ha capito che ero pronto per farne parte e proseguire il Cammino. Con quel passo, ho posto le basi della comprensione di quanto sia forte e irrinunciabile il senso di libertà che la vita ci dona. Con quel passo, ho proseguito la mia strada, senza voltarmi indietro, semplicemente seguendo l'istinto, per potere seguire la via verso l'interezza di un essere umano che vive in relazione con tutto ciò che fa parte della Terra. Camminare è essere dentro la Comunità Terra.
L'ultimo ancora non so dove, quando e come lo compirò. Ci sono stati momenti nella mia vita in cui ho temuto di non potere più camminare. Problemi meccanici del mio corpo, nati da più profondi problemi interiori e spirituali: per camminare ho dovuto rifare il primo passo con un altro atteggiamento. Ma la sensazione fu per me quella di potere morire da un istante all'altro, di potermi trasformare e passare nell'invisibile mondo dove, sono sicuro, ci sono tante creature ancora in cammino. Penso che l'ultimo passo potrebbe essere descritto come Jack London dipinge magistralmente la fine di Martin Eden nell'omonimo capolavoro del 1909: "...e nel momento in cui lo seppe, cessò di saperlo." Martin si lascia annegare nel mare. Torna nel Profondo, The Deep in inglese è anche "l'oceano mare". É l'incoscio, dove tutto scorre e il Cammino non numera i propri passi, ma li percorre, semplicemente.
Il punto, in fondo, è tutto qui. Cosa sappiamo? E cosa cesseremo di sapere? Io credo che camminare non solo sia un istinto, ma che ancora di più sia una conoscenza e dunque una scienza vera, una Scienza Verde. Noi diamo per scontato che camminare sia normale. Ma così non è: altrimenti non saremmo passati dalla posizione quadrupede a quella di bipede e poi, ahimé, di sedentari. La vera morte culturale di questa società è la sedentarietà, credere che salire su un mezzo meccanico e percorrere trecento metri per spostarci sia una conquista che ci è piaciuto definire "comodità" quando in realtà si tratta di un genocidio del Camminare. Henry David Thoreau è diventato, dopo la morte, il "padre dei nostri passi". Non solo Walden o La Disobbedienza Civile, ma soprattutto, nel nostro caso, Camminare. Un giorno da ventenne acquistai questo piccolo libretto di 78 pagine, a 11.000 Lire, ed era il 1989. A cura di Franco Meli, una figura chiave della nostra cultura in rapporto ai Nativi Americani, e non solo: Meli è un docente che ha raccontato un'altra America, forse quella che avrebbe potuto essere, invece di diventare la patria del denaro che si fa dio e della conquista che si fa scusa per azzerare la biodiversità del mondo. Nel cuore dell'America ci sono sempre stati i Thoreau, gli Emerson, i Melville, i London, i Leopold, i Lopez: perché il cuore delle americhe è indigeno e nonostante tutto, ancora vivo. Un cammino che hanno provato a nascondere sotto l'asfalto e il cemento dell'anima e del pensiero, ma che ha sempre ritrovato il suo sentiero.
In Camminare Thoreau, mai uomo di mezze misure (e si può esserlo, in quest'epoca?) scrive, nell'ottima traduzione di Maria Antonietta Prina: "Io, che non riesco a rimanere nella mia stanza neppure un giorno senza ricoprirmi di ruggine, quando mi accade di poter predisporre la mia passeggiata soltanto alle undici, o alle quattro del pomeriggio, troppo tardi per riscattare quel giorno, nell'ora in cui le ombre notturne iniziano a fondersi con la luce del giorno, sento di aver commesso un peccato che devo espiare, e confesso che mi stupisce sempre la grande capacità di resistenza, l'insensibilità morale, per meglio dire, dei miei vicini, tutto il giorno reclusi, per settimane, per mesi e per anni, in botteghe e uffici, come se ne facessero parte."
Henry David ThoreauCosa cercava di dire Thoreau, a metà del diciannovesimo secolo? Lo dice chiaramente, in Camminare: "in wildness is the preservation of the world", perché l'invito di questo uomo fuori dagli schemi, scrittore, pensatore, camminatore, filosofo, è un pensiero forte che oggi ci deve apparire nuovo, grazie al suo primordiale richiamo. L'uomo antico camminava e non necessitava di esserne consapevole: la sua tecnologia era quella: si spostava e grazie ai piedi e alle gambe si sentiva padrone di se stesso e capace di esplorare le vie del mondo. Se qualcuno ostruiva quella vie, quel tipo di uomo poteva comunque provare a camminarle e a riconquistarle.

L'uomo di oggi, sia che viva in città che in un piccolo paese di montagna o di mare, spesso trova cemento e recinti che non lasciano neppure dieci centimetri di spazio per lasciare passare piedi e gambe di chi vuole andare da un punto all'altro. Nei paesi scandinavi esiste l'allemansrett, il diritto di ogni uomo, ovvero, il diritto di passaggio ovunque. É un diritto naturale. Io non amo disturbare le altre persone: ma se trovo una via ostruita in montagna, io avanzo, perché ho il diritto di ogni uomo. Me ne fotto della proprietà e delle carte catastali. Il mondo è mio tanto quanto lo è di tutte le altre creature umane e non umane. Il mondo è un diritto di tutti, e dunque, un dovere di tutti: il dovere di accogliere l'Altro. Quando ciò mi capita, e mi capita, mi sento defraudato. Avverto un forte senso di avversione verso questa dittatura che ci siamo lasciati spruzzare addosso come il cloroformio. Accompagniamo i bambini a scuola, possibilmente con il SUV, invece di farli camminare. Li chiudiamo lì dentro otto ore. Poi, fanno i compiti. Infine, mangiano e vanno a dormire.
E camminare? Mai, per carità. I più illuminati, a volte, lo fanno durante le vacanze, ma dopo i compiti, per carità. Invece il compito del bambino, sarebbe quello di muoversi e camminare. Noi non abbiamo molto da insegnare a un bambino, solo esperienza da trasmettere. Il bambino è la Vita che ci viene incontro e ci ricorda come è, quando la Libertà è un valore imprescindibile. Per questo seguo i passi di mio figlio nei boschi e lungo le vie. Vedo cose che non credevo di potere rivedere: esistono, sono come un etere poetico, attendono risposte da tutti noi.

Ma se percorro le vie delle città e dei paesi, non di rado mi sento privato di una democrazia del camminare che è tanto più evidente, tanto più si fa luce su casi limite (penso a L'Aquila, ancora oggi "non camminabile", immaginate...il gesto più naturale che un cittadino può fare nel suo nido, impedito da follie politiche incapaci di dare ciò che dicono di proteggere, la Democrazia). Per questo dobbiamo camminare. Per affermare la Terra, che è di tutti, non di chi "la compera".
Oggi siamo diventati animali che non solo vengono addomesticati o rinchiusi, ma che vengono fatti nascere e crescere solo per morire in allevamenti mostruosi. Vi ricorda qualcosa? Si. La stessa sorte toccata ad animali innocenti, miliardi di animali innocenti, ai quali non solo non è consentito vivere, ma è richiesto di nascere per essere sfruttati a uso e consumo di noi umani. E quel che è peggio, questa finta carne non nutre, riempie. Non è energia, è calorie. Forse significa davvero che è finito il tempo dei carnivori, sarebbe davvero ora. Ci fu un tempo in cui la carne era energia, per l'uomo. E il livello di evoluzione culturale non consentiva il pensiero avanzato, la capacità di scegliere di non uccidere. Poi venne un altro tempo. La rivoluzione industriale. E da allora, lentamente, questa morte sedentaria è passata dentro di noi.
Quando si avvertì la necessità di creare parchi naturali in USA e Canada, a fine Ottocento, ciò significò non solo vedere avanti, ma guardare indietro per capire cosa stavamo perdendo. Recintare nostra madre Terra ha significato dirle anche che preferivamo andare a divertirci, invece che impegnarci per preservarla e onorarla. Abbiamo perduto il legame con "wild law", il diritto del wild di essere ciò che è, diritto che sarebbe anche nostro. Tanto che hanno più diritto le aziende che fanno nascere questi "animali" non per farli vivere, ma per ucciderli.
Lo fanno anche con i lavoratori, gli stessi lavoratori che Thoreau descrive "tutto il giorno reclusi, per settimane, per mesi e per anni, in botteghe e uffici, come se ne facessero parte." Il dramma della perdita della democrazia del camminare sta nel fatto che questi nostri simili, sentono questa situazione come una condizione ideale, un'aspirazione: la società che tutti insieme abbiamo creato manda un messaggio chiaro, se non ti sottoponi alla produzione di massa, sei fuori.
A me tutto questo sembra una sola grande metafora, e l'unica via di fuga è tornare a vivere secondo il "wild law", recuperare le gambe, riconoscere che i nostri piedi sono più intelligenti di tanti cervelli riuniti in un Parlamento o a un vertice mondiale della sostenibilità: perché in quei luoghi, nessuno sa cosa sia il Cammino. Il cammino prevede una visione. Una visione prevede un legame. Un legame prevede di scegliere un rapporto di intimità. Un rapporto di intimità ci fa sentire vivi. Sentirsi vivi, significa respirare, camminare, sentire la forza della vita percorre muscoli vene e articolazioni, e non avere paura.
Il luogo della libertà è lì fuori: per trovare quel luogo servirebbe un gesto semplice, il primo e l'ultimo che faremo nell'età della consapevolezza: camminare. Anzi, CAMMINARE. Ecco perché ora vi saluto, e seguirò il mio bambino, ovunque lui voglia farmi camminare.

Per chi volesse seguire, su www.davidesapienza.it ci sono segnalati tutti i "cammini d’autore" che intraprenderà.


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7 giugno 2012 4 07 /06 /giugno /2012 06:16
roerich_voice-of-mongolia.jpg
A Monteriggioni (Siena), dal 15 al 17 giugno si svolgerà Il festival della Viandanza (promosso dalla Compagnia dei Cammmini).
Monteriggioni è un villaggio medievale cinto da mura, lungo la Via Francigena, a pochi chilometri da Siena, un luogo incantevole, ospiterà il primo Festival della Viandanza, tre giorni di spettacoli, camminate, dibattiti, eventi, per chi ama camminare, per chi ama pellegrinare, per chi ama essere viandante. 
La Compagnia dei Cammini sarà presente, e invita tutti i camminatori che vogliono bene a questa organizzazione di venirci.
Perché?
Per ritrovarsi tra camminatori, per ascoltare insieme il concerto di Ambrogio Sparagna dedicato alla viandanza, per ascoltare insieme Paolo Rumiz che con un gruppo musicale leggerà in anteprima nazionale un reading con racconti dei suoi cammini.
Per ascoltare Erri De Luca, che sui piedi e sul camminare, e sulle parole, e sulla vita, ha tanto da raccontare. Per camminare con lo scrittore e psicoterapeuta Andrea Bocconi, parlando della paura di partire e della paura di tornare.
Al Festival della Viandanza si può trovare ovviamente ospitalità pellegrina, spendendo poco nei tanti ostelli con cui abbiamo una convenzione, oppure dormendo in tenda.
È ora di studiarsi il programma, sul sito www.festivalviandanza.it, e cominciare a organizzarsi. Sentite i vostri amici camminatori, organizziamo tante comitive, ci saranno i camminatori di tanti viaggi fatti assieme, ci saranno gli hospitaleros volontari italiani e spagnoli, direttamente dal Cammino di Santiago, insomma, potete non esserci proprio voi?
✔  Gli ospiti del Festival. In ordine alfabetico: Giovanni Balzaretti, Ana I. Barreda Sanchez, Gimmi Basilotta, Italo Bertolasi, Andrea Bocconi, Katia Celestino, Marina Cepeda Fuentes, Daniele Contardo, Immacolata Coraggio, Carla De Bernardi, Sebastien De Fooz, Erri De Luca, Alfredo Lacosegliaz (e il suo gruppo), Manuel Lugli, Cristina Menghini, Massimo Montanari, Ori (Maria Vittoria Jedlowsky), Paolo Rumiz, Ambrogio Sparagna (e il suo gruppo), Said Zarrouk, ospiti di valore internazionale, c’è chi viene anche da Spagna, Belgio, Marocco… ecco tutte le loro storie.
 Parlano del Festival. Il camminare è sempre più d’attualità. Ne è la prova l’interesse dei giornali e della rete per il Festival della Viandanza. Manca ancora quasi un mese e ne hanno già parlato in tanti, a cominciare da un bell’articolo sul Corriere della Sera. Ma l’elenco è lungo, ecco una rassegna stampa sul festival.
✔  Emigranti in cammino.
I nostri figli partono.
Vanno a cercare lavoro e fortuna all’estero.
Non sono spinti dalla fame, come i nostri nonni.
Ma nella terra d’origine non c’è futuro per loro.
Ci dicono che è giusto così.
Che bisogna andare dove le opportunità ci sono.
In compenso, i figli del mondo povero fuggono
da fame e guerre e vengono da noi.
Spesso con viaggi pericolosi, a rischio della vita stessa.
Non hanno alternative, sono disperati.
E noi li accogliamo con distacco, diffidenza, a volte ostilità.
E ci sono indispensabili per le tante occupazioni
che i nostri figli non vogliono più fare.
Emigranti in cammino (Guido    Ulula alla Luna).
I nostri figli e i figli degli altri, questo sono.
Dobbiamo rassegnarci a questa schizofrenia?
È accettabile questo sradicamento dalla propria famiglia, abitudini, comunità?
D’accordo, occorre fare di necessità virtù.
Io rivendico tuttavia il diritto di pormi domande.
E di lasciarle senza risposte scontate.
Per me il viandante è colui che innanzitutto percorre e conosce il suo territorio.
Per me il viandante è colui che sa che con ogni viaggio aereo
consuma troppe risorse e inquina il pianeta in cui vive.
Per me il viandante ha la pazienza e il coraggio
di costruire collaborazione e convivialità con chi ha al suo fianco.
Il viandante, casomai, è colui che si sente libero di sperimentare
qualche volta nella propria vita la dimensione dell’incontro col diverso da sé.
Libero, non costretto.
Emigranti lo siamo controvoglia.
Magari scopriremo tante cose nuove e stimolanti.
Ma ci rimarrà sempre un’inguaribile nostalgia nel cuore.
 Recensioni. A piedi. Paolo Rumiz ha avuto tante belle idee. La prima, camminare da Trieste tutta la penisola dell’Istria fino al suo punto più a Sud. La seconda scrivere un diario di viaggio e pubblicarlo pensando ai più giovani, ai ragazzi, che possono trovare una idea da seguire. Ma il suo diario di cammino è rivolto anche agli adulti, non vi tragga in inganno il fatto che è pubblicato nella collana Feltrinelli Kids.
La terza idea geniale di Rumiz è di aver tratto da questo libro un reading, uno spettacolo in cui lui recita parti del libro accompagnato da un gruppo musicale triestino (con Alfredo Lacosegliaz e altri quattro musicisti), la cui prima assoluta sarà proprio al Festival della Viandanza a Monteriggioni, la sera di sabato 16 giugno. Un evento da non perdere.
La quarta idea ce la mette la Compagnia dei Cammini:  il prossimo anno il triestino doc, la guida dei Cammini Luigi Nacci, accompagnerà un viaggio a piedi in Istria, e Nacci è la persona più adatta per portarvi dentro lo spirito dei luoghi. Come ha saputo fare Rumiz, che sempre di più sta interpretando la nostra filosofia del camminare, valorizza gli incontri lungo il cammino, e il valore terapeutico dell’andare. 
Eccone un esempio della prosa di Rumiz: “Sono passati solo quattro giorni e il mio corpo funziona già a meraviglia. Cantare e mangiare in allegria fa bene, mette in pace con se stessi. È parte integrante del viaggio. Chi si sposta con mezzi lenti, chi batte la strada con umiltà, fa molti più incontri di un automobilista frettoloso o un frequentatore di aeroporti. Quegli incontri generano automaticamente dialogo, scambio di cibo, buon vino, racconto, canzoni. È quello che si chiama “convivio”, il massimo dello scambio fra gli uomini. Anche questo vorrebbero toglierci, i padroni dell’economia, per fare di noi dei consumatori obbedienti, silenziosi e solitari. La musichetta nei supermercati e negli alberghi serve esattamente a questo: farci tacere. Esiste un solo antidoto a una simile malattia: la rivoluzione dell’andare”.
Un bel libretto, da leggere, conservare e - se volete un consiglio - regalare ad amici.
Paolo Rumiz – “A piedi”, Feltrinelli, 2012 – 12 euro
✔  La fierucola della viandanza. A colorare il Festival della Viandanza ci sarà anche il Mercatale, arricchito da una ventina di stand dedicati al camminare, alla bicicletta e al turismo slow.
Case editrici che hanno dedicato con passione la loro attività al camminare e alla bicicletta (Ediciclo, Terre di Mezzo, Il Lupo), editori che producono carte e libri sulla Francigena e sull’escursionismo in Appennino (Multigraphic, LAC, Betti), associazioni nazionali (Compagnia dei Cammini, Movimento Lento, Fiab - amici della bicicletta), associazioni dedicate alla Francigena (Associazione toscana Via Francigena, Camminando sulla Francigena, Associazione Francigena di Ivrea), associazioni che valorizzano gli asini (Aria Aperta, A passo lento), artisti (la pittrice della Francigena, Jannina Teuten).
Insomma, la cultura della viandanza da tutta Italia sarà a Monteriggioni.
✔  Il Pedibus della viandanza. Quale è il modo migliore per raggiungere Monteriggioni, dove si svolgerà il festival della Viandanza? Naturalmente a piedi!
Per questo motivo è stato programmato il “Pedibus” più lungo d’Italia, ovvero un viaggio a piedi lungo venti giorni, di cui sono noti il punto di partenza (Milano), l’arrivo (Monteriggioni), l’itinerario, le fermate intermedie con appuntamenti prestabiliti.
Chi vorrà potrà “salire e scendere” dal pedibus, e quindi il gruppo dei partecipanti potrà variare lungo il cammino. Sarà possibile camminare un giorno o tutti e venti, percorrendo la Via Francigena.
Per la prima volta verrà percorsa la “variante montana” della Francigena (Via dei Malaspina-Via degli Abati), che da Pavia punta verso sud per attraversare l’Oltrepo, l’appennino ed ricongiungersi alla Francigena a Pontremoli.
Nella giornata di domenica 27 Maggio, tra il Parco delle Basiliche e Assago-Milanofiori, i CamminAttori del Movimento Lento accompagneranno la partenza del Pedibus, e ne approfitteranno per spiegare ai presenti come si può affrontare un lungo cammino: come fare lo zaino, come scegliere le scarpe, come trovare le mappe, dove dormire, come allenarsi.
Una volta arrivati alle porte della città i partecipanti potranno quindi decidere se tornare a casa con la metropolitana o, mettersi in cammino verso sud.
L’arrivo a Monteriggioni è previsto il 15 Giugno.
La partecipazione è gratuita, ma è importante dire che ci sarete.
Tutti i dettagli qui. http://www.viandanzafestival.it/it/resource/news/il-pedibus-della-viandanza/
✔  I migliori siti della viandanza e la migliore ospitalità. All’interno del festival della viandanza anche due concorsi: Navigare in Movimento Lento, è l’iniziativa che vuole valorizzare i siti web più interessanti e utili per chi cammina e va in bicicletta: potete indicare i vostri preferiti tra i siti che ci sono stati segnalati.
Il webmaster del sito più cliccato sarà con ospite del Festival il 16 Giugno, insieme al gestore della struttura di accoglienza più amata dai pellegrini della Via Francigena, che la sceglieranno nell’ambito di Porte Aperte. Ostelli, parrocchie, B&B che vi ricordate con affetto potranno essere messi in evidenza grazie alle vostre segnalazioni. Abbiamo selezionato tutte le strutture che offrono accoglienza a meno di 20 euro lungo l’itinerario di Sigerico, sperando di mettere in luce le più virtuose, e di diffondere questo tipo di ospitalità. Leggi l’elenco e scegli il tuo “luogo del cuore”.
✔  Chi organizza il Festival della Viandanza? Dietro al Festival della Viandanza c’è uno staff di persone ben assortito e pieno di passione. Dai due direttori artistici, Luigi Nacci e Luca Gianotti, al direttore organizzativo Alberto Conte. La segreteria è affidata a Chiara Rossi. E dobbiamo anche ricordare i volontari, che aiuteranno il Festival a essere più accogliente, per ora sono tre: Barbara Benini, Emilia Blasutto, Daniela Boselli. Ecco le storie e i ritratti di tutti.
✔  Chi paga il Festival della Viandanza? Il Festival della Viandanza è completamente gratuito. Tutti gli eventi sono a ingresso libero. Chi paga tutto ciò? Toscana Promozione, la Regione Toscana, il Comune di Monteriggioni hanno finanziato l’idea, e la società Itineraria di Alberto Conte la realizza.
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9 marzo 2012 5 09 /03 /marzo /2012 21:03

Luca-Gianotti.jpg(Luca Gianotti, da Luca Gianotti e l'arte del camminareSono solito esprimere opinioni personali in questo editoriale, e questa volta so che non tutti sarete d’accordo con me. Ma vi invito a riflettere.

I media in questi giorni ci fanno passare i No Tav come “anarco-insurrezionalisti”, violenti, mossi dai loro interessi personali e di parte, incapaci di cedere a un interesse più ampio che le istituzioni starebbero perseguendo con le loro scelte.

Io però conosco alcune di queste persone, camminatori come me e come molti di voi: gente comune, pacifica, informata dell’inutilità di questo megaprogetto, ovviamente esasperata dopo dieci e più anni di lotte. I loro dati sono quelli di tanti scienziati che  dicono che non solo l’impatto ambientale e sociale è enorme, ma che non c’è più la domanda per i servizi della nuova linea. E che in ogni caso, il gioco non vale la candela.

Mettetevi nei panni dei No Tav, provate a fare un lavoro di empatia, provate ad ascoltarvi dentro: se la stessa cosa succedesse a voi, alla vostra terra, alla vostra famiglia, alla vostra casa.

Noi abbiamo sentito una giovane coppia di camminatori che vivono in Val di Susa e combattono come tutti contro la Tav. Gliabbiamo chiesto come va, e cosa possiamo fare per loro. Ci hanno risposto:

“La vostra mail è un grande conforto. Stasera hanno sgomberato l’autostrada con idranti, lacrimogeni e caccia all’uomo per il paese inseguendo la gente fin dentro le pizzerie per massacrarli!
Ma noi non ci fermiamo e continueremo a resistere con altre forme di lotta.
La solidarietà che ci arriva da tutto il paese ci da un sacco di forza e se volete fare qualcosa per noi potreste:
- far girare l’informazione vera
- mettervi in contatto con i gruppi e movimenti solidali con noi
- siete i benvenuti qui in valle per starci accanto anche fisicamente
Grazie per il vostro calore e la vostra solidarietà, un abbraccio Nadia e Claudio

Il governo dice che i dati sono stati analizzati di nuovo, tutto conferma che l’opera Tav porterà benessere, lavoro per i giovani, collegherà l’Italia all’Europa. I dati che invece mettono in campo i 360 scienziati che si pronunciano contro, sono opposti: opera inutile, dannosa, sarà un salasso per tutti noi senza portare veri benefici. Chi ha ragione? Perché non possiamo vedere questi dati confrontati tra loro, perché non possiamo vedere Luca Mercalli e Mario Monti sedersi a un tavolo e confrontarsi i dati? Senza ideologie, solo dati contro dati.

La sovranità dovrebbe essere del popolo. La mia idea di laureato in filosofia politica è questa: uno Stato che volesse davvero rispettare la sovranità popolare non dovrebbe imporre con la forza la propria volontà alle comunità locali ma dovrebbe darsi una legge secondo la quale è lo Stato che deve convincere, con le buone, il popolo ad accettare una grande opera. Avendo una scadenza. Diciamo 5 anni. Lo Stato dovrebbe avere 5 anni per convincere il popolo, con tutti gli strumenti possibili: tavoli di concertazione, offerta di compensazioni, offerte economiche, referendum… ma se dopo 5 anni non li ha convinti, il progetto dovrebbe automaticamente cadere. In Val di Susa sono passati troppi anni. Troppa parte della vita di quei cittadini è stata assorbita da questo stress.

Il mio invito è: camminiamo in val di Susa! Per capire. Quest’anno organizziamo le nostre camminate lungo la Francigena che sta in valle, o sulle montagne intorno. Organizziamo camminate-evento con risonanza pubblica. Sul web, sui blog. Portiamo la testimonianza, raccontiamo quello che vediamo, parliamo con le persone, giriamo video, documentiamo.

La Compagnia dei Cammini un viaggio in val di Susa lo ha messo in programma in settembre, con momenti di incontro con rappresentanti dei No Tav. Ma il mio invito è: andateci anche da soli, organizzate camminate con amici, toccate con mano e veniteci a raccontare, se ci capite qualcosa di più!

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31 dicembre 2011 6 31 /12 /dicembre /2011 19:02

Santa-Sofia-Ridracoli01.jpgSi è svolto il 19 novembre un importante incontro a Forlì, in cui è nata l'Associazione della Via di Stade.

La Via di Stade è una delle vie romee, la più importante tra quelle che collegavano la Germania a Roma.

In Germania esiste già una rete di Comuni per il tratto tedesco.

In Italia i Comuni attraversati dalla Via di Stade sono ben 83.

L'intenzione dei Comuni costituitisi in Associazione è di verificare un percorso più possibile uguale a quello storico, tracciarlo, presentare alla comunità europea la richiesta per vedersi riconosciuti come itinerario europeo.
Sulla Via di Stade hanno già lavorato gli storici. Segnaliamo il libro di Renato Stopani, "La via Teutonica" (Le Lettere, 2010) dove si parla appunto dei pellegrini che dalla germania scendevano a Roma.

Ma anche altri studiosi hanno lavorato su questa via romea, ricordiamo Giovanni Caselli (una pagina del suo sito sulla Via di Stade) e Enrico Falqui.
L'augurio è che, in tempi brevi, la Via di Stade sia percorribile dai camminatori, il più possibile lontano dall'asfalto, su sentieri sicuri, ben segnati, con un'accoglienza calda ancorchè economica, insomma che la via di Stade diventi uno dei grandi cammini europei.
Il Comune di Santa Sofia, in Romagna, è tra i promotori dell'iniziativa, sul loro sito una pagina per tenersi aggiornati sui progressi

 

Vedi anche:

La Via di Stade e le sue confluenze nella via francigena

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21 dicembre 2011 3 21 /12 /dicembre /2011 11:29
 viggo-mortensen
benedetta-tobagi1
Rumiz Paolo 300px 

Su Repubblica del 19 novembre è comparso uno "speciale" sul camminare, nel cui contesto è in evidenza una  lunga intervista a Viggo Mortensen, il grande attore che si scopre essere anche pittore, musicista, fotografo, poeta e soprattutto camminatore.

Viggo inizia con queste parole: "Cammino per conoscere il mondo e me stesso. È la cosa che mi piace di più", perfettamente in sintonia con La Compagnia dei Cammini che aveva intitolato la conferenza organizzata a Torino qualche mese prima "Camminare per conoscere sè stessi e il mondo".

Viggo è un grande attore, che ha sempre stregato il suo pubblico sino alla sua recente interpretazione di Sigmund Freud nell'ultimo film di Cronenberg: carismatico e pensoso con uno Jung  che quando lo incontra appare smarrito ed incerto, preda delle sue debolezze.

Dall'intervista che ha rilasciato si comprende che Viggo possiede le qualità del grande camminatore: "Ho attraversato i paesaggi selvaggi della Nuova Zelanda, il bush d'Australia, le foreste del Canada. Tra i prossimi programmi c'è quello di perdermi: dal cammino senza meta tra le calli di Venezia in inverno fino alle strade della Mongolia". Titolo dell'intervista: "Ecco perché camminare è un'arte".

Anche Benedetta Tobagi ci racconta il suo piacere del camminare: "...mentre cammino, penso molto meglio: come se col corpo si rimettesse in moto anche il cervello".

L'articolo più bello, purtroppo non disponibile on line, è di Paolo Rumiz, che racconta delle trasformazioni che avvengono giorno per giorno in una camminata di una settimana. Rumiz invita a provare almeno una volta nella vita un viaggio a piedi da soli, senza ascoltare i sedentari che vi inviteranno a non farlo.

Non c'è bisogno di andare a Santiago, basta molto meno.

E Rumiz descrive in modo perfetto un viaggio a piedi: "Inizia la metamorfosi. Il primo giorno sei sbilenco, pieno di timori... il secondo giorno prendi un po' di ritmo e quel ritmo genera musica nella testa... il terzo giorno la solitudine non è più un problema. Anzi il fatto di essere soli facilita l'incontro... il quarto giorno tutte le vostre funzioni vitali sono tarate a meraviglia, le paturnie inutili sono spartite... il quinto giorno vi rendete conto con stupore di aver imparato a camminare... dal sesto in poi vi passa completamente la voglia di tornare."

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18 novembre 2011 5 18 /11 /novembre /2011 00:00

marchtoathen.pngIl camminare è sempre di più un mezzo di comunicazione sociale, un mezzo di protesta, un mezzo per unire, non solo idealmente, ma anche fisicamente, persone, ideali, gruppi. Da Nizza, sede del G20, un manipolo di indignados europei è partito a piedi per Roma e poi per Atene, per portare solidarietà ai due popoli che in questo momento se la vedono brutta, per sostenere i popoli in lotta. Popoli che, aggiungiamo noi, hanno grandi opportunità di rinascita, in questo momento. La loro iniziativa si chiama March to Athens, in questo momento sono in Liguria, potete seguire il loro blog (www.marchtoathens.tk) o unirvi a loro quando passano vicino a casa vostra. Arriveranno a Roma il 15 gennaio e, poi, a primavera a Atene. In ogni luogo dove si fermano montano le tende in una piazza del centro, e la sera organizzano una "assemblea popolare" aperta a tutti, di cui viene riportato verbale fedele.


marchtoathen 01

Similmente in Italia il gruppo di scrittori della Tribù d'Italia, dopo il bel successo dell'anno scorso, l'iniziativa denominata Camminacammina (a piedi a Milano a Napoli: vai all'articolo su questo portale), sta lavorando a un progetto molto ambizioso per il 2012. Si chiama Stella d'Italia: si tratta di quattro camminate che partono da punti diversi della penisola (Calabria, Puglia, Liguria, Veneto) per convergere su L'Aquila lo stesso giorno, a luglio 2012.

Nello spirito dell'iniziativa dell'anno precedente, saranno camminate aperte a tutti, ci si può unire per un solo giorno o per quanto si vuole. Ecco come viene presentato l'evento: "L'Italia è tramortita. L'Italia ha bisogno di risorgere. Ha bisogno di tirare fuori dalla sua testa, dalla sua pancia e dal suo cuore le energie che pure conserva dentro di sé e che - come è successo altre volte in passato - possono farla risorgere. C'è bisogno di gesti, individuali e collettivi, che diano una spinta verso questa rigenerazione. C'è bisogno di unire sentimento e visione. C'è bisogno di mettere al mondo e rendere visibile questa urgente necessità e questo desiderio diffuso attraverso gesti significativi e prefiguranti da compiere insieme".

L'organizzazione è al lavoro, chi vuole dare una mano è bene accetto.

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9 novembre 2011 3 09 /11 /novembre /2011 23:59

lo-sguardo-oltre-le-dune.jpg(Carmen Morrone, CorrieredellaSera.it) Fabio Pasinetti - non vedente - ha percorso, a piedi 250 km nel deserto bianco in Egitto. Ad accompagnarlo è stata Carla Perrotti che è chiamata la Signora dei deserti per averne affrontati ben sette.

E la loro esperienza finisce in un libro: "Lo sguardo oltre le dune” (Ed. Corbaccio, 254 pagg.17,50 euro), a quattro mani scritto dai due protagonisti che ripercorrono il viaggio nella forma di un diario avvincente che si legge d’un fiato e che pare già una sceneggiatura.

Il volume verrà presentato il 10 novembre all’Istituto dei ciechi di Milano, in via Vivaio 7, alle ore 18.00.

La versione audio del libro è stata letta dagli stessi autori. Una sfida per Fabio Pasinetti. «Ho perso la vista a causa di una malattia degenerativa a 35 anni. Non sono quindi fluent braille, come chi impara a leggere e a scrivere con le dita -spiega Pasinetti-. Per realizzare l’audiolibro ho dovuto ideare un metodo di ascolto e ripetizione».

Sguardo-oltre-le-dune_fabio_pasinetti_e_carla_perrotti_main.jpgNUOVE FRONTIERE - «Il progetto vuole invitare tutti a trovare in se stessi nuovi orizzonti per spostare un po’ più avanti il proprio limite. Senza forzature». Il deserto come palestra. «Metto a disposizione la mia esperienza di sportiva e il mio grande amore per questi luoghi – dice la Perrotti-. Affrontare il deserto significa mettersi in gioco, non con una prova sportiva, bensì con un esercizio della mente. Dal deserto si torna cambiati. Per questo chiamiamo le nostre camminate desert therapy». 

DISABILITA’- La disabilità non impedisce di vivere tutto questo. «L’esperienza di Fabio lo dimostra. Il nostro viaggio è stato un esperimento per entrambi, che è riuscito e che può essere replicato. Se per le disabilità sensoriali siamo pronti, per quelle motorie stiamo studiando percorsi e modalità», spiega Carla Perrotti.  

sguardo oltre le duneNON C’E’ NIENTE DA VEDERE - «Qualcuno pensa ancora che nel deserto non ci sia niente. Non ci sia niente da vedere, a volte mi dicono con una pacca sulla spalla – racconta Pasinetti-. Da vedente ero stato nel deserto, in Marocco, il solito giro in cammello da turista. Viverlo è un’altra cosa. Giorni di cammino, senza agonismo, ma con costanza e rigore. Dovere dosare forze fisiche e mentali perché la sera c’è la tenda da montare e la cena da preparare. Impari ad ascoltare i tuoi pensieri. A metterli in ordine».

L’IMPRESA - Fabio e Carla hanno percorso 250 km in 15 giorni di cammino. In totale autonomia. Un servizio di supporto faceva trovare l’acqua, 4 litri a testa, lungo il loro cammino. Per orientarsi hanno utilizzato mappe e Gps. Fabio e Carla hanno camminato legati da un cordoncino elastico di circa un metro. Carla descriveva il terreno e Fabio calibrava il suo passo. Una buona intesa che ha superato insidiose pietraie, dune altissime, temperature estreme, venti accecanti.

 

Sguardo oltre le dune Arrivo Dakhla 0015Nota editoriale di presentazione del volume

«Fabio Pasinetti ed io, nel novembre 2008 abbiamo attraversato a piedi, in totale autonomia, il deserto bianco egiziano, per un percorso di 250 chilometri che abbiamo coperto in due settimane. Temperature estreme, dune altissime, infide pietraie non ci hanno sconfitto. Provati, ma con una gioia immensa, abbiamo tagliato il traguardo. Per me la settima impresa nel deserto, per Fabio, che è non vedente, la dimostrazione di potercela fare. Per entrambi l’avverarsi di un sogno condiviso. In questo modo abbiamo voluto dimostrare, una volta di più, che con costanza, sacrificio, e tanta forza di volontà è possibile abbattere le barriere più alte.» Un diario a due voci scritto con la mente e con il cuore da due persone, due atleti, che non hanno avuto altro scopo che quello di godere di un’esperienza straordinaria. Un’esperienza che ha consentito a entrambi di superare le barriere mentali imposte dall’handicap e di raggiungere nuove frontiere di se stessi, godendo delle infinite possibilità che la vita concede.

Gli autori

Carla Perrotti, nata a Milano nel 1947, sposata e con un figlio, per circa vent’anni ha organizzato con il marito, medico e operatore di ripresa, spedizioni a scopo esplorativo nei luoghi più diversi quali Amazzonia, Borneo, Papua, Nuova Guinea, Etiopia. Sulle sue imprese ha scritto due libri di grande successo: Deserti (10 edizioni) e Silenzi di sabbia (3 edizioni).

Fabio Pasinetti, 51 anni, vive con la moglie Oriana, anche lei non vedente, e lavora come centralinista. Ipovedente dalla nascita, ha perso l’uso degli occhi a 21 anni, quando studiava Biologia, per via di un’operazione non riuscita. Da allora ha scoperto lo sport: ha praticato tandem, sci nordico e alpinismo, poi si è dedicato alle maratone.

 

Vedi anche il blog di Carla Perrotti

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27 ottobre 2011 4 27 /10 /ottobre /2011 00:02

La Compagnia dei Cammini ha organizzato un trekking nella Valle del Draa in Marocco che verrà riproposto dal 27 dicembre 2011 al 7 gennaio 2012.

Mauro, un partecipante alla precedente edizione, scrive: "Ho partecipato al trekking nella Valle del Draa e ho preparato il seguente video che potrebbe servire a promuovere la magnifica esperienza vissuta insieme ai berberi. Spero di essere stato di vostro aiuto, ma soprattutto di essere stato di aiuto a coloro che cercano nel cammino una via per ritrovare la serenità interiore".

 

Per il programma del Trekking 2011-2012 vai al link:

Capodanno con le carovane berbere in Marocco

 

La valle del Draa

 

 

Ecco il breve filmato

 

 


 
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26 ottobre 2011 3 26 /10 /ottobre /2011 23:27
Petra_Al_Khazneh_01.jpg(Alessandro Vergari, da Walden Viaggi a piedi) Una prima assoluta attraverso il deserto giordano per arrivare a Petra, la straordinaria capitale del regno dei Nabatei. Sei giorni di cammino a piedi, partendo dalla riserva di Dana, riserva della biosfera dell’Unesco, accompagnati sul posto da una guida e in autosufficienza per tre giorni con le nostre tende, unici ospiti del deserto.
Un itinerario epico e affascinante per arrivare a Petra, a piedi, dalla parte opposta a dove arrivano tutti gli altri. Sei giorni di trekking partendo dalla riserva di Dana, la riserva delle meraviglie, tutelata dal 1989 anche dall’Unesco, per percorrere ogni giorno diversi scenari di deserto e sempre con nuove suggestioni, fino al gran finale nella capitale dei Nabatei.
Si farà anche una breve visita a Madaba per salire sul Monte Nebo, ma tutto il tempo verrà utilizzato per una traversata in tutta calma dei posti più remoti del deserto giordano accompagnati da una giovane guida autorizzata ed esperta del posto, dormendo per tre notti in tenda e in autosufficienza e le altri notti in albergo e in uno dei più famosi ecolodge del Medio Oriente.
E’ una “prima” assoluta, su questo percorso, anche per la guida che, per questo, si autoriduce il compenso e gli spostamenti, prima e dopo il trekking, li faremo in autonomia.

 

11 giorni/10 notti

 

Leggi tutto il programma

 

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
Visitatori unici 380 449
Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
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Lara arrivo pisa marathon 2012  arrivo attilio siracusa 2012
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 Elena Cifali all'arrivo della Maratona di Ragusa 2013  Eleonora Suizzo alla Supermaratona dell'Etna 2013 (Foto di Maurizio Crispi)
            Elena Cifali   Eleonora Suizzo
   
   
   
   
   
   

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