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1 dicembre 2012 6 01 /12 /dicembre /2012 07:20

24 ore del sole - DSaniele Baranzini di notte - Foto di Maurizio CrispiNel corso della 24 ore del Sole (che, alla sua 7^ edizione, si è svolta a Palermo, come è noto, tra il 24 e il 25 novembre 2012), c'era anche il "concept runner" Daniele Baranzini che, già al suo esordio in 24 ore, al Campionato italiano FIDAL 24 ore su strada in occasione della Milano 24 dello scorso giugno, aveva sorpreso atleti ed appassionati per la sua tenacia e per la sua determinazione ad andare avanti, sfidando la fatica e le avverse condizioni atmosferiche.
Anche a Palermo, Daniele Baranzini si è messo in corsa con analoga grinta a quella mostrata a Milano e forse ancora di più.

E' partito nella sua corsa solitaria, tenendosi sin da subito alla testa della corsa senza alcuna concessione a distrazioni e a momenti di relax, in un rapporto esclusivo tra sé e la pista che correva sotto i suoi piedi: uomo solo al comando, unicamente all'inseguimento di se stesso. Poi, un piccolo incidente lo ha convinto alla prudenza: un fastidioso doloretto al ginocchio lo ha indotto a rallentare alla 19^ ora (quando ancora camminava ad un'andatura di circa 10 km all'ora) e, quindi, a fermarsi (dalla 20^ ora in avanti). Ciò nonostante, visto l'importante riscontro chilometrico accumulato, è potuto salire sul terzo gradino del podio. 
Tra la pista di Palermo e Daniele Baranzini rimane così un conto aperto e questo ci varrà sicuramente il piacere di rivederlo nell'edizione 2013 della 24 ore del Sole.
Nelle ore notturne, Daniele Baranzini correva con gli occhiali da sole: una stranezza per tanti che stavano a bordo pista.
Tanto che molti mi hanno chiesto il perché.
Nella mia aneddottica personale, avevo un punto di riferimento: un mio amico che ogni anno partecipava alla 100 km del Passatore, dall'inizio alla fine la correva, indossando con un grosso paio di occhiali da sole con le lenti scurissime. Non li levava nemmeno con l'oscurità più fitta. Mi diceva che lo faceva perchè la forte riduzione dell'acuità visiva gli consentiva di concentrarsi maggiormente sulla sua interiorità, evitando distrazioni provenienti dall'esterno che potessero compromettere il suo stato mentale di "disancoraggio".

Ovviamente, alla fine della gara, non ho potuto fare a meno di confrontarmi con Daniele su questo aspetto.
Lui mi ha dato delle risposte e, poi, a distanza di qualche giorno, mi ha scritto il breve commento che segue.
Commento che va letto, come Daniele tiene a precisare, con molta ironia... 
Le argomentazioni di daniele non sono peregrine: peraltro in natura esistono dei meravigliosi adattamenti di mamiferi che hanno la necessità di mantenere sempre il controllo della motilità 24 ore su 24. Si tratta dei delfini, in particolare, che dal punto di vista neurofisologico sono stati molto studiati e di cui si è visto che mettono a dormire soltanto metà cervello alla volta, mentre l'altra metà continuare a mantenersi operativo. 

 

24 ore del Sole 2012 - Daniele Baranzini durante le ore notturne - Foto di Maurizio Crispi(Daniele Baranzini) Il “corridore sonnambulo”. Dato che Maurizio Crispi mi ha chiesto il motivo per cui ho portato degli occhiali da sole per tutta la notte alla gara della “24 Ore del Sole” a Palermo colgo l’occasione per rispondergli e suggerire un argomento del tutto personale e forse originale (se non totalmente bizzarro!) sui modi di riposare in una ultra-maratona. Ovviamente ognuno ha il proprio personale modo di riposare. E il mio modo è il seguente.

Corro con gli occhiali anche di notte perché mi facilitano molto dei brevi momenti di sleep-running (un modo inglese per descrivere una corsa con un ridotto stato di veglia). Dormo correndo dei tratti di 35/45 passi. Lo faccio dove posso (in pista solo sui rettilinei!) e quanto più posso, lo faccio quando ho davanti la strada libera… e la strada deve essere piatta!

La corsa al buio fa riposare l’unico oggetto che corre veramente nelle mie gare lunghe, cioè il cervello (bacato per la maggior parte del tempo e razionale a tratti). Ovviamente è impossibile dormire completamente mentre si corre (è una barzelletta!) ma si può arrivare fino a un breve stato di semi-veglia temporanea, quello si!

Questo non è un caso assurdo, perchè la natura ci offre esempi chiari e reali di situazioni simili allo sleep running. Ad esempio, si pensi ai sonnambuli che dormono e camminano!
O gli squali e i delfini che pare addormentino metà cervello mentre nuotano, e lo fanno riposare.

Secondo alcuni studiosi infatti non esiste un singolo interruttore del sonno che interviene quando si è stanchi, ma piuttosto l’area stanca del cervello si spegne…. e buonanotte.

Quando si è capaci di entrare in sleep-running allora liberi gli occhi dal guardare l’orizzonte, la strada, le scarpe, gli altri corridori, gli spettatori.
Stacchi la spina per un attimo e sei nella corsa al buio. Diventi a tutti gli effetti un “corridore sonnambulo”. Insomma gli occhiali mi facilitano lo sleep-running.
Niente di più niente di meno. Comunque, con lo sleep-running non si trovano certo modi più efficaci o efficienti di correre una gara. Semplicemente ci si riposa un pochettino in movimento. E questo in una gara ultra può essere comodo.
A patto di farlo su una strada piatta e da soli! 

Provare per credere

 

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28 novembre 2012 3 28 /11 /novembre /2012 07:42

Alla fine della 24 ore del Sole: esultazione e gioia - Foto di Maurizio Crispi

 

(Maurizio Crispi) L'ultima ora e gli ultimi minuti di una 24 ore sono sempre magici...
L'adrenalina sale a 2000, l'energia che pare quasi del tutto dissipata ritorna come per incanto e si aspetta il fatidico momento del primo sparo che segnala l'inizio dell'ultimo minuto di gara.
E, poi, arriva il secondo sparo ed è finita: l'impresa è compiuta.

Dopo la fatica, si può esultare liberamente, ma già si pensa alla prossima avventura...

Durante una 24 ore, che pure è competizione piena di agonismo, si rafforzano nello stesso tempo i legami di amicizia e di solidarietà.

In qualche misura, una 24 ore podistica, come anche tutte le gare di endurance "a tempo" dalla 6 ore in su, per arrivare alle 6 giorni, sono in qualche misura degli eventi sportivi in cui vigono i principi della generosità, della solidarietà e della condivisione, fatto salvo il rispetto e l'aderenza ad un sano spirito agonistico, sorretto non dalle promesse di premi importanti o di denaro, ma semplicemente dalla passione.
I runnner delle gare podistiche a tempo sono tutti in qualche misura "pellegrini" che compiono un viaggio assieme (un viaggio a giri concentrici come ha detto un mio amico blogger e podista, Filippo Castiglia), un viaggio a tempo che, necessariamente, comporta una forte dimensione di interiorità...

 

Nella foto (di Maurizio Crispi): un gruppo di amici podisti della ASD Villa De Santis Roma esultano al termine della 24 ore del Sole che si è svolta a Palermo, tra il 24 e il 25 ottobre 2012.

 

 


La classifica finale della 24 ore del Sole (7^ ed.) 

 

Lunghezza giro: 423 mt.

Lunghezza 1° giro: 172 mt.

Nell'ordine abbiamo:

posizione in classica generale

Numero di pettorale

Cognome e nome dell'atleta

Categoria

Nazione

Numero dei giri

Ultimo giro in (metri)

Distanza totale percorsa

 

1 80 MARCHESI TIZIANO M40 A.S.D. Runners Bergamo ITA 581 255,1 246.190,10

2 64 MONTAGNER STEFANO M50 A.S.D.Runners Bergamo ITA 536 415,3 227.315,30

3 94 ZECCHINO LUISA F45 Podistica Massafra ITA 480 107,6 203.319,60

4 54 BARANZINI DANIELE M40 Atletica 3V ITA 477 0 201.943,00

5 75 METELLI GIANLUCA M45 A.S.D.Villa de Sanctis Roma ITA 438 282,5 185.728,50

6 73 TALIANI MASSIMO M50 Marathon Bike Grosseto ITA 433 203,1 183.534,10

7 65 PANEBIANCO SALVATORE M55 A.S.D. Jonia Giarre ITA 430 169,1 182.231,10

8 68 BARRICELLI GIULIO M50 ASD Detur Napoli ITA 416 12,2 176.152,20

9 60 LOCATELLI MICHELE ORIELE M45 A.S.D. Runners Bergamo ITA 414 34,8 175.328,80

10 56 ARCAINI ALDO EUGENIO M50 G.S.Atletica Nichelino ITA 407 358,2 172.691,20

11 88 VERZELETTI ROSSELLA SF Running Cazzago San Martino ITA 404 0 171.064,00

12 55 BELLATO GIANLUCA M45 G.S.Atletica Nichelino ITA 401 105,1 169.900,10

13 58 DVORACEK VLASTIMIL M50 SK Tyniste nad Orlici CZE 391 381,8 165.946,80

14 81 SABATELLA ADALBERTO M50 A.S.D.Villa de Sanctis Roma ITA 382 405 162.163,00

15 82 BORELLA SANTO M50 A.S.D. Runners Bergamo ITA 381 287 161.622,00

16 76 MANZO ALESSANDRO M40 A.S.D.Villa de Sanctis Roma ITA 363 405 154.126,00

17 93 BELLATO MARIA F60 G.S.Atletica Nichelino ITA 363 315,4 154.036,40

18 70 MALACARI GIOVANBATTISTA M60 A.S.D.Villa de Sanctis Roma ITA 360 381,8 152.833,80

19 95 SATTA MARINELLA F55 TraneseTorino ITA 357 420,1 151.603,10

20 71 D'ELIA LORENZO M50 Atletica San Giovanni ITA 336 6,1 142.306,10

21 79 BRAUN HUGO WERNER M65 DUV DEU 334 0 141.454,00

22 91 GARGANO ANGELA F50 Barletta Podistica ITA 320 151,8 135.683,80

23 59 BARTOLINI ANTONIO M45 LBM Sport Team Roma ITA 315 279,3 133.696,30

24 69 NANIA GIANFRANCO M60 A.S.D.Villa de Sanctis Roma ITA 306 6,9 129.616,90

25 87 MONTAGNIN GIULIANA F55 Marathon A.S.D. Trieste ITA 301 367,9 127.862,90

26 92 THOMSEN MARIA F40 IF Linnea SWE 300 0 127.072,00

27 72 MARANZINA ALDO M65 Circ.Ass.Generali ITA 297 33,1 125.836,10

28 77 MIGNECO ANGELO M50 A.S.D.Villa de Sanctis Roma ITA 278 405 118.171,00

29 74 PEVIANI PIERLUIGI M50 A.S.D. G.P.Casalese ITA 271 20,7 114.825,70

30 57 MURA TEODORO M45 Polisportiva Jolao Iglesias ITA 266 0 112.690,00

31 66 FERDICO GIUSEPPE M60 G.S. Amatori Palermo ITA 263 28,8 111.449,80

32 53 CANNAVA SILVIO M45 IF Linnea SWE 256 0 108.460,00

33 34 CAMBIANO GIORGIO M45 G.S. Amatori Palermo ITA 247 0 104.653,00

34 61 ZAMBON ANDREA M40 Essetre Running ITA 237 0 100.423,00

35 96 CASTELLI SIMONETTA F50 Altitude ITA 229 169,1 97.208,10

36 40 NAPOLI MELCHIORRE M45 A.S.D. Mol ITA 183 0 77.581,00

37 43 COCO DANIELE M45 Distanceplus ITA 168 0 71.236,00

38 63 RIZZITELLI MICHELE M65 Barletta Podistica ITA 130 402,6 55.564,60

39 89 PENNACCHIETTI MARIA F45 A.S.D.Villa de Sanctis Roma ITA 125 0 53.047,00

 

 

 


Le gallerie fotografiche su Facebook (Ultramaratone, maratone e dintorni): 1945 foto suddivise in 6 gallerie fotografiche


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17 novembre 2012 6 17 /11 /novembre /2012 06:39
Pietro Colnaghi alla 100 km del passatore 2012 - Foto di Maurizio Crispi(Maurizio Crispi) Spero vivamente che, da ciò che ho scritto in precedenza a proposito del "Caso Colnaghi", si sia capito che io non sono contro di lui, anzi al contrario.
La giustizia sportiva ha dovuto seguire il suo corso davanti ad un dato incontrovertibile (positività ai metaboliti dei corticosteroidi), dopo un ottimo secondo posto conquistato alla 40° edizone della 100 km del Passatore, a fine maggio 2012. E' stato squalificato, perdendo sia il secondo posto, sia il titolo di vice-campione italiano FIDAL 100 km su strada.
La squalifica decisa dalla FIDAL é stata di recente ratificata dal CD della ASD 100 km del passatore e la classifica, di conseguenza, rimaneggiata.
Colnaghi ha nel frattempo scontato l'esclusione di due mesi da ogni gara omologata, sanzione pure erogata dalla FIDAL.
Ed ora é pronto a tornare a scendere in pista: e ci auguriamo vivamente che lo faccia quanto prima.

Pietro Colnaghi é una persona che ha talento, senza essere presuntuoso, quasi schivo nel suo temperamento. C'è da sperare che da parte dei "soliti" oltranzisti che spesso parlano e lanciano straili senza essere sufficientemente informati non si attivino ottusi pregiudizi contro di lui.
Per ingenuità, Colnaghi ha sbagliato e ha pagato: c'è da dire soltanto questo, credo.
Quello che segue, lo scrissi, attorno al 20 giugno 2012, a commento della sua squalifica, non appena la notizia fu divulgata e ad integrazione dell'articolo che avevo pubblicato.
Lui è incappato in qualcosa che non aveva previsto, poichè qualche giorno prima della gara si era sottoposto ad una terapia, regolarmente prescritta e somministrata da un medico specialista mediante infiltrazioni con un farmaco cortisonico, solo che non sapeva della necessità di munirsi di una certificazione sui farmaci che gli erano stati somministrati e sulla diagnosi che li aveva motivati.
In più, non prevedeva in alcun modo di condurre la gara in modo talmente eccellente.
Si potrebbe dire che è stato treavolto dagli eventi... 
Colnaghi é una persona semplice che corre per il piacere di correre sulle lunghe distanze e non per mettersi in mostra o perchè è internamente roso dal germe del successo a tutti i costi.
Qualcuno del suo paese (Carnate) che lo conosce bene, ha così commentato (il commento di Riccardo Chiappini si può leggere di seguito nella sua integrità), aggiungendo che Pietro Colnaghi con il suo talento podistico si è ritrovato ad essere un "uomo di sport pubblico" senza averlo previsto e senza avere né il senso né la consapevolezza di ciò.
E che, quindi, ha trascurato di mettersi al coperto, presentando in tempo utile, le necessarie documentazioni per rendere non operativa (in ordine ad un'eventuale squalifica), la positività rilevata al controllo anti-doping.
Il fatto che non l'abbia fatto depone maggiormente per la sua buona fede, mentre invece chi sa e chi rischia con pratiche farmacologiche non lecite, se appena può cerca di ottenere anche una qualche validazione ai farmaci assunti.
Le pratiche di doping sono come le tossicodipendenze, nel senso che attivano (come ha più volte illustrato Pietro Mennea nei sui scritti sul doping e sull'anti-doping) la menzogna e la mistificazione: nella mia pratica clinica di medico psichiatra che ha avuto a lungo a che fare con le diverse forme di Tossicodipendenza (incluse quelle non farmacologiche) quelli che "preventivamente" cercavano di darmi giustificazioni di eventuali positività per cataboliti di droghe illecite nelle urine già puzzavano di imbroglio lontano un miglio.
Detto ciò, l'uso dei FANS, dei cortisonici, degli anti-diarroici, degli integratori salini a dosi massicce (o anche dei broncodilatatori per accrescere la capacità aerobica), a scopo "preventivo" è assolutamente deprecabile, perché configura un'utilizzazione di svariate sostanze chimiche con finalità performative (e, dunque, dopanti in senso lato) e in modo totalmente avulso dalle modalità di uso del farmaco medicali che prevedono per giungere ad una loro soministrazione una sintomatologia (soggettiva), il riscontro di segni oggettivi, una diagnosi medica e la prescrizione dei rimedi (farmacologici e non) più appropriati.
Detto questo, se Pietro Colnaghi, ha praticato una terapia con cortisonici, in modo rispondente ai parametri di base così enunciati (non ho motivo di dubitarne) di lui si può dire soltanto che ha peccato di leggerezza, ignoranza delle norme, ingenuità, semplicioneria, forse, ma sicuramente non si può dire che egli abbia agito in modo contrario all'etica dello sport.
Spero soltanto che questo evento non debba piegare la sua eccezionale tempra di runner.
Purtroppo le giustizia sportiva in materia di antidoping, non prevede nè ignoranza, né negligenza, specie quando un atleta partecipa ad una gara che assegna i titoli nazionali FIDAL di specialità.
 
Ed ecco, di seguito, il comento-testimonianza di Riccardo Chiappini. 
(Riccardo Chiappini) Conosco Pietro da quando eravamo davvero piccoli. Lo vedo quasi tutti i giorni agli allenamenti.
Sono certo, certissimo, che purtroppo abbia sottovalutato la “pericolosità”, dal punto di vista del suo effetto dopante, di un farmaco preso per un fastidio ad un’anca che aveva negli ultimi tempi.
Se c'è una cosa che spinge Pietro a correre non è certo la necessità di primeggiare o la fame di vittorie: è la passione.
Ama correre. Semplicemente.
Conoscendolo, dopo una cosa del genere, potrebbe tranquillamente ritirarsi dalle gare ma continuerebbe comunque a correre, ad allenarsi, solo perchè gli piace. Fa parte del paesaggio del nostro paesino (Carnate) come suo padre prima di lui.
Se esci, a piedi, in macchina o in bici, sai che hai buone probabilità di incontrarlo da qualche parte mentre sgambetta...
Temo che in tutta questa storia abbiano giocato più fattori: una certa faciloneria, ignoranza (nel senso buono) e ingenuità da parte di Pietro che sicuramente non fanno venir meno le sue eventuali (fino almeno alle controanalisi) colpe, ma le collocano su un altro piano e, in secondo luogo, la non abitudine, da parte di Pietro, a considerarsi un atleta importante che calca palcoscenici divenuti ormai importanti.
Pietro è rimasto quello di sempre, amico di tutti e compagnone e, molto probabilmente, non si rende nemmeno conto del fatto che la sua passione lo ha portato a fare cose degne di nota e ad essere sotto l’occhio e la lente d’ingrandimento di molte persone.
L'errore è stato davvero grossolano da parte di uno come Pietro che ormai è diventato un personaggio pubblico: il problema è che, fino ad ora, purtroppo, ancora non se ne era reso conto...
Odio il doping e odio i dopati e so che lo stesso vale per Pietro.
Il problema è un po’ più ampio: risiede, secondo me, nell'impossibilità di distinguere vero doping da falso doping.
Non è possibile che, se uno prende un farmaco per un'allergia o un'infiammazione (e a chi non è successo), questo farmaco possa essere considerato doping alla stessa stregua di ormoni, EPO o altro...
Non è possibile che bere 5 caffè (che si riducono a un paio e una Coca Cola se il fisico è disidratato) ti faccia risultare dopato o che prendere un Vicks sinex o un Antiinfluenzale faccia altrettanto...
So che è assurdo ma c'è doping di serie A e di serie B.
Ci sono sostanze assunte con il solo scopo di migliorare le prestazioni atletiche (testosterone, EPO, altri ormoni vari, ecc. ecc.) che non servono a curare malattie o fastidi comuni (non almeno malattie che un atleta di punta possa avere..) e ci sono sostanze contenute in farmaci d'uso assolutamente comune che possono essere presi con una normale ricetta medica per curare le patologie più comuni.
Purtroppo non c’è distinzione tra i primi farmaci (usati con dolo sicuro) e i secondi (che possono, sì, essere assunti per dolo, ma che possono anche essere presi, come sono sicuro sia successo in questo caso, per errore, per leggerezza o ingenuità). 

riccardochiappini@hotmail.com
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16 novembre 2012 5 16 /11 /novembre /2012 19:31

Monica Casiraghi all'edizione 2012 della Strasimeno - Foto di Maurizio CrispiOgni tanto ci si chiede cosa pensano o cosa sentono i campioni di Ultramaratona (e di endurance, in genere), mentre portano avanti la loro fatica. In realtà, benché uno possa immaginare chi sa cosa, che passino per la loro testa libere associazioni "super-eroiche",  i loro pensieri e i loro stati d'animo sono "normali", esattamente identici come quelli che potrebbe sperimentare ciascuno di noi.
Tutto sta a coglierli, a saperli fermare per poi dirli.
Tutti noi vediamo passare nel cielo le nubi, di foggie e di colori infinitamente diversi, ma nessuno di noi - se interrogato - saprebbe descrivere in parole quelle nubi che subito prima ha osservato pieno di meraviglia, oppure intimorito o straniato. E se - per rispondere alla domanda che gli è stata fatta - tornasse a volgere lo sguardo verso quel cielo - non potrebbe più vedere le nubi di un istante prima, poichè quelle sono passate oltre oppure si sono trasformate in altro.
I pensieri e gli stati d'animo che ci accompagnano mentre corriamo o siamo impegnati in una gara di endurance sono appunto come le nuvole, come ci insegna il giapponese Murakami Haruki che, oltre ad essere un grande scrittore, è un assiduo maratoneta ed ultrarunner (Murakami Haruki, L'arte di correre, Einaudi): vanno e vengono nel cielo della nostra mente e si trasformano di continuo.
Qualche volta uno stato d'animo, una riflessione, un ricordo s'intrattiene un po' più a lungo e può essere detto, raccontato, scritto.
Come è ad esempio il pensiero che ci regala Monica Casiraghi, la campionessa italiana di ultramaratona, plurimedagliata e più volte Azzurra.
(Monica Casiraghi) "...nelle gare lunghissime mi piace tantissimo - e lo aspetto - quell'attimo magico che passa tra il dolore e la fatica; quell'attimo in cui si passa - non saprei dirlo meglio - nella condizione in cui non si sente più n
ulla, non si pensa più a niente e si ha la consapevolezza che si sta solo correndo... Correndo libera come una una bambina su di un prato e, lì in fondo, c'è il mio papà ad aspettarmi a braccia aperte, col suo sorriso!

Delle mie vittorie non ricordo premiazioni o festeggiamenti, ma l'attimo in cui ho percepito che in quel giorno ero io la più forte!
Correre mi regala tutte queste emozioni e la mia vita non la cambierei per niente al mondo!"
Nella foto: Monica Casiraghi all'arrivo dell'edizione 2012 della Strasimeno (Foto di Maurizio Crispi)

In questa occasione, Monica si è classificata seconda, subito dietro Paola Sanna.
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4 novembre 2012 7 04 /11 /novembre /2012 07:48

manhattan-post-uraganoLa decisione del Sindaco di New York Bloomberg di annullare la Maratona di New York (diffusa soltanto il 2 novembre 2012) ha suscitato - come c'era da aspettarsi - molte polemiche, soprattutto da parte dei molti stranieri (forse quasi trentamila) giunti a New York nei giorni precedenti la chiusura dei voli da e per l'Europa ed altri continenti su New York.
Ci si è chiesto soprattutto perchè la notizia sia giunta così tardi, quando tutto lasciava pensare che ormai la maratona era cosa fatta (anche se una parte dei runner non avrebbero fatto in tempo ad arrivare).
Probabilmente nel ritardo hanno giocato dei fattori di tipo diversao:

  • l'orgoglio di chi non vuole lasciarla vinta ad un evento atmosferico, sia pure di tanto vaste proprorzioni;
  • il desiderio di dare a tutti un segnale di ottimismo;
  • ma, ovviamente, anche i soldoni e il business, e quindi considerazioni come quella di non lasciare scontente le holding che reggono i grandi alberghi, etc.


Tuttavia, fare la maratona in queste condizioni con le numerose vittime che c'erano state, case distrutte ed allagate, la mancanza totale dell'energia elettrica (ancora persistente in alcune partei della città), gran parte della popolazione civile in ginocchio, hanno indotto gli amministratori della città ad un ripensamento: celebrando egualmente la maratona, ci sarebbe stato il rischio di dar vita ad un'aporia, con l'attivazione di controversie e contestazioni da parte della popolazione civile e si sarebbe verificata anche una perdita di popolarità dell'evento-maratona con delle ricadute sicuramente anche negli anni futuri. Insomma si sarebbe l'armonia tra la maratona e la Città.
E' stato così deciso in extremis di annullare l'evento, lasciando i maratoneti adirati e a bocca asciutta.
Per quelli che sono a New York e che non potranno correre la maratona, sono aperte tuttavia delle possibili "consolazioni":

  • essere solidali con la popoazione;
  • offrirsi per dare una mano volontaria, cosa in simili frangenti non guasta mai;
  • vivere la permanenza a New York per quelli che ci sono arrivati come una vacanza e fare tutto quello che si fa di solito a NY, anche senza correre una maratona;
  • Meditare sull'impermanenza e sul fatto che la nostra condizione di vita è basata sull'incertezza, piuttosto che sulla certezza.

L'unica cosa che si potrebbe dire è questa: Bloomberg avrebbe potuto uscire prima dalle sue ambasce e dare notizia che la Maratona era annullata, subito, quando già si era capito quali guasti l'uragano Sandy aveva causato.
L'altra è questa: quando si organizzano trasferte costose di questo tipo conviene sempre  - ad un costo addizionale, in genere modesto - farsi un'assicurazione che dia la garanzia di un rimborso  in caso di calamità naturali ed altri eventi analoghi.
 

 

 

Quella che segue è la testimonianza di un'affiliata all'ASD Runners Bergamo che, in questo momento si trova a New York.

 

(Edmea Tincani, ASD Runners Bergamo) Si, purtroppo, è stata cancellata: La notizia  inaspettata ci ha raggiunto, ieri in tarda serata. Ancora ieri mattina i maratoneti facevano gli ultimi allenamenti in Central Park in una bellissima giornata autunnale mentre gli operai stavano transennando le strade e mondando i palchi.
Questa decisione fa venire parecchi dubbi ai maratoneti che hanno investito parecchio denaro e tempo per preparare questo evento.
Ieri sera, dopo aver consumato una deliziosa cenetta assieme al ns doctor Pasi (super-arrabbiato per la decisione presa) , abbiamo percorso alcune zone centrali completamente al buio, sembrava di essere su un altro pianeta. I vigili dirigevano il traffico con una pila. Immagino la stanchezza delle forze dell'ordine impegnate numerose ore al giorno.
Nella zona sud di Manhattan (verso la 40^ strada) sono ancora senza luce, acqua, riscaldamento,  non c'è carburante e la metropolitana funziona parzialmente ma gli autobus sono frequenti e gratuiti.
Alcuni ospedali sono stati chiusi e gli altri funzionano a regime ridotto per carenza di personale.
Alcuni colleghi di mia figlia e di mio genero non sono ancora riusciti a raggiungere il posto di lavoro.
Da noi fortunatamente va tutto bene l'unico problema è stato il collegamento ad internet.
Oggi faccio un giro all' Expo per vedere che aria tira tra i maratoneti , ma come potete immaginare saranno super arrabbiati: hanno investito tempo e soldi per questa maratona.
Nel pomeriggio vorrei fare una corsetta sull'East River  verso Sud per vedere fino a dove si riesce arrivare.

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29 ottobre 2012 1 29 /10 /ottobre /2012 11:34

superlena-cifali.jpg (foto di Maurizio Crispi)A sorpresa, Elena Cifali ci ha regalato un bel contributo sulle motivazioni più profonde che ci spingono a correre la maratona. Si pottebbe dire tanto su di esse e ci si potrebbe scrivere un intero trattato. Ma lei ha deciso di dare a queste sue considerazioni un taglio del tutto particolare, ponendo in relazione il sesso e l'orgasmo, con le emozioni che si provano a preparare, correre e terminare al traguardo una maratona.
Il suo raffronto non è tanto ardito se si considera che nelle attività sportive agonistiche, il raggiungimento dell'obiettivo che si prefigge di rispondere comporta un'attivazione del nostro reward system cerebrale, elicitando un'iperincrezione di dopamina (che è lo stesso mediatore implicato dall'assunzione di cocaina)nello spazio sinaptico di alcune aree grigio del SNC  con la relativa stimolazione dei centri detti "del piacere".
Ciò è stato messo a punto nella orto-filogenesi del nostro sistema nervoso centrale per accrescere l'efficacia dei processi di apprendimento e per rinforzare le reazioni neuromotorie positive.
In più, c'è da aggiungere che in tutti gli sport di lunga durata si attiva in modo notevole il sistema endorfinico che pure porta - anche se per vie diverse - ad una stimolazione dei centri del piacere.
A completamento di quanto scritto da Elena Cifali, c'è anche da dire che - secondo la formulazione latina - accada che "post coitum omne animal triste [est]": ciò ha una base reale, nel senso che la risposta dopaminergica di cui si è detto implica un temporaneo svuotamento delle vescicole pre-sinaptiche di quelle aree deputate all'apprendimento e, quindi, un possibile rebound di tipo depressivo.
Questo fenomeno è alla base dell'iterazione successiva dello stesso comportamento: si cerca di rinovellare l'esperienza di quel piacere sperimentato prima, combattendo al tempo stesso la reazione depressiva conseguente all'eccitazione orgasmica elicitata dal raggiungimento del traguardo.
In ciò risiede in nuce il fatto che dopo aver corso una maratona, se ne vorranno correre molte altre, ancora ed ancora, ed anche quell'altro fenomeno di desiderare di andare alla ricerca di esperienze ancora più impegnative, che diano delle stimolazioni più forti ed intense.
(SuperElena Cifali) Ieri mattina, dopo un allenamento in pineta, ho incontrato un amico che mi ha chiesto quale gara io stia preparando. 

“La maratona!” rispondo ridendo.
“Ormai ti sei fissata con le maratone”, ha replicato lui, sorpreso.
E come dargli torto! Sì, ormai mi sono fissata: la maratona è una passione.
Una passione nel senso più stretto ed erotico del termine.
Proprio come il sesso, dopo averla provata la prima volta non riesci più a farne a meno. Ti rimane un pensiero fisso e spesso accade che qualsiasi gesto tu faccia durante il giorno o durante gli allenamenti sia indirizzato esclusivamente a quello scopo.

La maratona o il sesso potrebbero essere la stessa cosa.
Ed è inutile che alcuni di voi strabuzzino gli occhi: sfido chiunque a darmi torto o a smentirmi.
Il tutto si svolge con una similitudine a dir poco preoccupante: preliminari/rapporto/orgasmo.

Preliminari. Preparare una maratona significa allenarsi quasi esclusivamente per 3-6 mesi. Significa accarezzare dolcemente l’idea di quello che si farà. Significa sognare ogni minimo movimento del corpo, nulla può essere lasciato al caso, seppure in realtà tutto si svolgerà seguendo il solo istinto. Come durante i momenti che precedono un rapporto sessuale, quando ci troviamo davanti alla linea di partenza l’adrenalina si impossessa di noi, tutti i nostri muscoli lavorano all’unisono, le pupille si dilatano, la frenesia e l’eccitazione arriva alle stelle, siamo un ammasso di nervi che non vede l’ora di sciogliersi.
Rapporto. Dopo mesi e mesi di preparazione finalmente arriva il fatidico momento. Diamo il meglio di noi stessi, corriamo, ci agitiamo, cerchiamo di non perdere il ritmo, ogni tanto (ai ristori) ci fermiamo, beviamo e mangiamo per poi riprendere rinfrancati dalla nostra sosta. In questi momenti la mente viaggia leggera, sopraffatta da solo pensieri positivi - già perché nella maratona, come nel sesso, un solo pensiero negativo comporterebbe la famigerata “cilecca”- e noi, dopo tanto lavoro non vogliamo che ciò accada. Ma, il destino è beffardo, la mente si diverte a prenderci in giro e allora, di tanto in tanto, qualche brutto pensiero, qualche preoccupazione riaffiorano, aprono la porticina della nostra testa ed iniziano a martellarci con stupide e fuori luogo osservazioni. Il risultato è terribile, nella maggioranza delle occasioni comporta il ritiro dell’atleta dalla gara o il fallimento del rapporto sessuale, con grande avvilimento sia nostro che della nostra squadra (o compagno). 
Se riusciamo a tenere a bada le nostre preoccupazioni, tutto fila liscio come l'olio e, gesto dopo gesto, passo dopo passo ci avviciniamo con gran godimento al traguardo.
Orgasmo. Ci siamo dimenati, ci siamo divertiti, abbiamo corso, ora la linea del traguardo è molto molto vicina. Ancora di più, facciamo attenzione a che tutto fili liscio, l’ultimo tratto di strada è solitamente il più bello, quello dove nei nostri occhi e sulle nostre labbra si accende il sorriso. Acceleriamo, il passo si fa d’incanto più leggero, ci muoviamo in completa sincronia ed il nostro livello d’eccitazione raggiunge l’apice proprio davanti alla linea del traguardo. L’attraversiamo ed è in quel momento che raggiungiamo l’orgasmo podistico. Aaaah! Che liberazione, che felicità che sensazione unica ed impareggiabile!

Siamo stanchi ma l’unica cosa che desideriamo è ricominciare d’accapo.
Mio caro amico, hai ragione, ormai mi sono fissata con la maratona.
Buona maratona a tutti!

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11 ottobre 2012 4 11 /10 /ottobre /2012 12:18

beppe-grillo_609x406.jpg(Maurizio Crispi) Grande battàge pubblicitario e risonanza mediatica per l'impresa di Bebbe Grillo che, a nuoto, partendo dalla Calabria è sbarcato" in Sicilia, il 10 ottobre 2012
Mi chiedo (e penso che molti sportivi praticanti se lo chiedano con me): Ma l'impresa di Bebbe Grillo è stata "certificata"?
Cosa garantisce gli sportivi dal non essere di fronte ad una truffa mediatica?
Chi era presente nel corso di tutta l'impresa a rendere testimonianza, ma trovandosi nella posizione di osservatore "super partes" (considerando che amici e supporter vari sono naturalmente esclusi dal ruolo di testimoni attendibili)?

Risulta a qualcuno che Bebbe grillo sia un nuotatore di endurance o anche soltanto un nuotatore abituale?
SInceramente, gradirei che lo Sport non venisse inquinato da tribune e tribunette politiche varie. E nemmeno da mistificazioni e cialtronerie.
Affrontare la traversata dello Stretto di Messina (3800 metri) in tirata unica - per giunta in direzione contraria all'usuale cioè dalla Calabria alla Sicilia e, quindi, con un gioco di correnti non favorevoli - non è un'impresa da poco, come sanno i nuotatori che si cimentano ogni anno in questa singolare impresa sportiva di nuoto-endurance. E - come sanno tutti ii nuotatori che si allenano quotidianamente - percorrere in unica soluzione una simile distanza non è certamente uno scherzo. penso che i tanti sportivi di endurance e di nuoto-endurance che giornalmente sgobbano per compiere delle imprese serie potrebbero sentirsi offesi e sminuiti nel loro impegno quotidiano, nel loro profondere sudore e sangue in ciò che li appassiona.

Mao Tse Tung nello Yang tsePurtroppo siamo avvezzi alle bufale mediatiche e ai "montaggi" per immagini, a partire dalla "famosa" nuotata - compiuta nel 1955 - di Mao Tse Tung, seguito dall'Intelligentsia politica del partito, lungo il Fiume Giallo (Yang Tse),  dal distretto di Wuchanga Hankou, per un totale – secondo la propaganda comunista – di circa quattrordici chilometri).
Le foto che allora vennero diffuse alla stampa non erano altro che che il frutto d'una grossolana interpolazione.

E possiamo anche ricordare che, alcuni anni fa, suscitò un cumulo di discussioni l'impresa "memorabile" di Romano Prodi che, partito allo start della Maratona di Reggio Emilio, per correre la mezza (ci stava bene, con il tipo di preparazione che aveva), si ritrovò poi a tagliare "miracolosamente" il traguardo della maratona con un crono di tutto rispetto, che nemmeno avrebbe potuto sfiorare senza un allenamento specifico. La presunta impresa venne portata a termine per pure esigenze di campagna politica e di immagine: alcuni testimoni dicono che, per tantissimi chilometri, Prodi nemmeno si vedeva. Dove avrebbe dovuto esserci, c'era un gruppo tanto fitto e compatto di adepti da nasconderlo allo sguardo.

Insomma, vorrei che qualcuno rispondesse ai miei quesiti sull'impresa di Grillo.
E' un nuotatore?
E' uno che si allena quotidianamente e quanto?
Dal tipo di risposta a queste prime due domande, discenderanno ovviamente una serie di considerazioni.


Sono come San Tommaso: se non tocco con mano non credo.
Non mi basta vedere una foto d'agenzia in cui si vede Grillo che con piglio atletico fa una bracciata o anche un video di pochi minuti soltanto. Non è sufficiente vedere le immagini di uno "sbarco" trionfale per avere la certezza che l'impresa sia stata compiuta nella sua interezza, metro dopo metro.
Con tutto il rispetto per Beppe Grillo.

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11 settembre 2012 2 11 /09 /settembre /2012 03:27

ULtima mezzora di gara al Campionato del Mondo 24 ore 2012. Foto di Maurizio CrispiNelle gare di 24 ore di corsa, l'ultima mezzora è sempre esaltante. 
Ritornano le energie, si ritorna a camminare o a correre più speditamente.
Oppure si cerca di tenere duro sino all'ultimo.
Ci sono quelli che sono vicino ad un qualche record personale si ritrovano quasi con le ali ai piedi e, pur sofferenti, accelerano l'andatura.
Ancora di più, ciò accade nei Campionati del Mondo 24 ore.
Nell'ultima mezzora di gara compaiono le bandiere nazionali e gli atleti le fanno sventolare, se ne rivestono, le indossano come mantelli oppure le fanno gonfiare nel vento della loro corsa.
Questo tripudio di bandiere e di gioia è uno spettacolo per gli occhi e per il cuore.
In questa magica mezzora, si dimentica la fatica dura, il sudore, le lacrime e il sangue, delle 23 ore e trenta minuti precedenti: si corre e si è esaltati per il fatto che un duro lavoro sta per finire e che, portandolo a termine, si suggellerà ancora una volta (o per la prima volta nel caso degli esordienti in una nazionale) la propria intima qualità di eroi: e questo riguarda non soltanto quelli che arrivano nelle prime posizioni, ma anche tutti altri, quelli che - anche se con meno chilometri - hanno corso tutte le 24 ore. 
E' per questo motivo che il dolore e la sofferenza di prima si trasformano in pura gioia ed euforia.
Questi stati d'animo sono il premio che consentirà di affrontare ancora una volta in futuro la stessa impresa.
Anche se poi, quando scatterà il segnale di fine gara si sentiranno le forze mancare, o si avvertirà l'inizio di un collasso che spingerà l'atleta a distendersi per terra, o i muscoli e le articolazioni si saranno trasformati in pezzi di legno (e non sarà più possibile muovere normalmente un solo passo, perchè tutto urla di dolore), oppure si sentiranno i piedi gonfi e dolenti, e le dita dei piedi saranno tumefatte e le unghie saltate on in procinto di saltare. 
Rendersi conto del dolore e il conteggio dei danni subiti verranno solo dopo.
Ma quella mezzora è magica ed è la ricompensa di tutte le fatiche, delle 23 ore che precedono e di quelle che seguono, fatte di recupero e di lenta ripresa.


Foto di Maurizio Crispi

 

Per vedere l'intera galleria fotografica relativa all'ultima mezzora di gara del Mondiale 24 ore 2012, segui il link.

 

Campionato del mondo 24 ore 2012. Ultima mezzora di gara e post (337 photos) 

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13 agosto 2012 1 13 /08 /agosto /2012 19:17

Droghe-di-guerra.jpgCi sono alcune sostanze chimiche che, introdotte nella pratica medica per curare specifiche malattie, trovano poi degli utilizzi "off label" come farmaci performativi.
E', ad esempio,il caso delle anfetamine, originariamente sperimentate come farmaci antidepressivi per il loro potere stimolante (ma poi messe da parte perché poco maneggevoli) e invece utilizzate come droghe da guerra (per esempio, ne facevano uso i piloti giapponesi nel corso delle loro missioni suicide, durante la "^ Guerra Mondiale) oppure come droghe stimolanti tout court (negli anni Cinquanti vi fu una vera e propria epidemia di tossicodipendenti duri da anfetamine) o come droghe sportive (si ricorderà il famoso caso del ciclista morto per arresto cardiaco appunto negli anni Sessanta).
Le droghe "performative" si definiscono in quanto consentono all'individuo di portare avanti la propria performance fisica (o mentale), mantenendo sempre il massimo dell'efficenza somato-psichica: non sono droghe che amplificano il "piacere" dell'assuntore, ma sostanze che gli consentono il mantenimento degli standard performativi richiesti.
In questo senso, le foglie di coca che venivano masticate dagli Indios del Perù per ressitere ala fame e per mantenere il ritmo delle attività lavortative in cui erano impegnati erano delle droghe "performative".
Il Modafinil, farmaco stimolante o meglio "agente promotore dello stato di veglia", é stato introdotto nella pratica medica specificamente per il trattamento della Narcolessia (unica indicazione, tuttora, anche per i farmaci a base di anfetamine), ma sin da subito se ne sono intraviste le potenzialità come farmaco che consente il mantenimento della perfomance e dello stato di vigilanza per un lungo periodo di tempo, abolendo il bisogno del sonno (senza molti degli effetti collaterali ed imprevedibili delle anfetamine).
Per questo motivo ne sono state fatte immediatamente sotto banco ("off label") delle applicazioni come droga di guerra e se ne suppongono delle applicazioni anche nel mondo degli sport di endurance.
Se ne "suppongono" delle applicazioni nel mondo dello sport, ma non vi è nulla di certo, poiché di rado - benchè si tratti di una sostanza tabellare "proibita" - vengono fatti degli esami anti-doping mirati in questo senso.
A volte, giungono voci aneddotiche che in questo o quello sport di endurance degli atleti avrebbero fatto uso di questa sostanza per mantenere lo stato di veglia a lungo.
Speriamo vivamente che il mondo dell'ultramaratona, in cui si moltiplicano le occasioni per gareggiare in specialità di lunghissima durata (come le gare a tempo), gli atleti siano in condizione di resistere alle suggestioni della chimica e che riescano a mantenere la loro disciplina pulita dal doping.

Il Modafinil (commercializzato col nome di Provigil) è un farmaco stimolante prodotto dalla Cephalon, ed è approvato dal Servizio Sanitario Nazionale prevalentemente per il trattamento della narcolessia ed i disturbi ad essa correlati. Il Modafinil, come per altri stimolanti, aumenta il rilascio di molti neurotrasmettitori specialmente monoamminici ma innalza anche i livelli di istamina nell'ipotalamo, cosa che ha indotto alcuni ricercatori a considerare il Modafinil come un "agente promotore della veglia" piuttosto che uno stimolante assimilabile alle anfetamine (come dalle differenze dimostrate sulla distribuzione dei geni proto-oncogeni C-Fos indotta dal modafinil comparato alle anfetamine). Il modafinil è anche indicato, sebbene non approvato, nel trattamento della Sindrome da deficit di attenzione e iperattività o ADHD, della depressione, Sindrome da astinenza da cocaina, Morbo di Parkinson, schizofrenia, e disturbi relativi all'affaticamento. Negli Stati Uniti tuttavia, per legge, comunque, Cephalon non è autorizzata alla vendita del Modafinil per condizioni non ufficialmente approvate dall'Food and Drug Administration (FDA). 
Il Modafinil e il suo precursore chimico, l'Adrafinil furono sviluppati nei Lafon Laboratories, una società francese acquisita dalla Cephalon nel 2001. Il Modafinil è il metabolita primario dell'adrafinil e, sebbene la loro azione sia molto simile, l'adrafinil richiede un dosaggio maggiore per ottenere effetti della stessa entità.

Indicazioni terapeutiche. Allo stato attuale, in Italia il farmaco è approvato ufficialmente solo per il trattamento della Narcolessia e dei disturbi ad essa correlati.

Utilizzo Off-label. Il Modafinil è largamente utilizzato per sopprimere il bisogno del sonno. È anche utilizzato per trattare l'affaticamento non correlato alla mancanza di sonno, nel trattamento dell'ADHD e come coadiuvante agli antidepressivi (particolarmente negli individui con notevole affaticamento residuo). C'è un acceso dibattito nel quale viene discusso se gli effetti del modafinil mostrati in persone sane e con sonno regolare sono sufficienti per considerarlo un "potenziatore cognitivo".
I ricercatori concordano che il Modafinil potenzia alcuni aspetti della memoria, come il digit span, manipolazione digitale e nella memoria atta al riconoscimento di forme, oggetti, volti, ecc.., ma i risultati relativi alla memoria spaziale, alle funzioni esecutive e all'attenzione sono dubbi. Alcuni degli effetti positivi del modafinil potrebbero essere limitati a individui "poco performanti" o persone con un quoziente d'intelligenza basso.
Vi sono anche prove che esso abbia effetti neuroprotettivi Modafinil potrebbe anche essere un efficace e ben tollerato trattamento nei pazienti con disordine affettivo stagionale o depressione invernale.

Agente dopante. Il Modafinil ha ricevuto un po' di pubblicità in passato, quando parecchi atleti furono trovati presumibilmente positivi a doping per avere utilizzato questa sostanza come agente dopante.
Non è chiaro quanto sia diffusa questa pratica. Dal momento che non ci sono stati studi pertinenti a questo tipo di uso del farmaco, resta sconosciuto se il modafinil possa avere un impatto sulle prestazioni dell'atleta. Comunque, c'è una prova "aneddotica" che testimonia che il modafinil incide certamente sulle prestazioni fisiche degli atleti.

Nel 2004 il Modafinil è stato aggiunto nella "Lista" della World Anti-Doping Agency come stimolante proibito.

 

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13 agosto 2012 1 13 /08 /agosto /2012 18:50

alex-schwazer-conferenza-stampa.jpgAlex Schwazer, "uomo solo in marcia": nessuna definizione è più appropriata, perché Schwazer è stato lasciato da solo a fronteggiare l'evento, è stato lasciato da solo nell'esposizione mediatica che ha dovuto subire, in qualche misura è stato "scaricato". Eppure, sono troppe le zone d'ombra in questa vicenda di doping presuntivamente assunta come "auto-gestita", troppi i punti oscuri, come illustra il bell'articolo di Boris Sollazzo del 10 agosto 2012, da cui emerge una figura di Alex Schwazer, fragile, problematico e certamente non soggetto capace da solo di architettare le complesse azioni finalizzate ad un'attività di doping costosa e complessa, richiedente competenze specialistiche e controlli. 
(Fonte: Pubblicogiornale.it; autore: Boris SollazzoApri i giornali e non riesci a non leggere di Alex Schwazer, neanche fosse la Merkel. Il mondo va a rotoli, ma sembra necessario, imprescindibile sapere come e perché si è dopato l’oro olimpico dei 50 km di marcia di Pechino 2008. Dove ha comprato l’Epo? Dove la teneva? Cosa pensava quando la prendeva? Chi l’ha aiutato? Tante domande. Tutte abbastanza inutili, tranne l’ultima, che però ha nel dottor Ferrari il babau perfetto che ci consente di non cercarne altri.

Eppure ci sono altre domande interessanti da fare. Per esempio, come hanno fatto- tutti- a non notare che qualcosa era cambiato in questo ragazzo, fuori e dentro il frigorifero? Come mai pochi raccontano dei valori dell’emoglobina da anemico di Alex, un handicap non indifferente per un marciatore? Perché, soprattutto, nessuno fa domande a chi si tira fuori dalla storia con fretta e decisione troppo sospette?

Non so, ma più tempo passa, più è difficile non stare dalla parte di chi ha sbagliato. Perché sembra davvero la vittima troppo debole di un Sistema: quello che vuole solo vincenti, non importa se meritevoli, ma anche quello che i vincitori li fabbrica o li “ingabbia”. Schwazer, almeno, è un uomo: lo vedi nel fatto che ha confessato subito, senza invocare shampoo potenziati, beveroni corretti da parenti improbabili, addirittura creme vaginali assunte involontariamente durante pratiche sessuali particolarmente piacevoli.

Si è assunto la responsabilità, si è addirittura esposto a una gogna volontaria raccontando tra le lacrime la sua verità, mentre i flash dei fotografi impietosi non si fermavano mai, cercando inutilmente, con le sue enormi mani, di difendersi da quei clic. Accanto a lui, però, troviamo solo robot. Partiamo dall’intervista a un grande giornale dell’illustre fidanzata, Carolina Kostner. Dovrebbe conoscere le sensazioni di pressione e oppressione del compagno: non solo perché stanno insieme, ma anche perché anch’ella ragazza prodigio attaccata nelle sconfitte e definita “mezza atleta” quando mancò delle medaglie cadendo o finendo fuori dal podio.

Tanto che solo due anni fa pensava al ritiro, per poi rimandare la decisione alle Olimpiadi di Sochi 2014. Il padre di Alex, splendida figura, si martella con il senso di colpa di non aver aiutato quel figlio in difficoltà, si autoaccusa e lei che fa? A Repubblica dice che gli vuole bene, che non lo lascia (ancora) e poi trova il modo di dire che lei piace alle bambine e coglie l’occasione per far pubblicità al balletto che farà a Verona.

C’è da augurarsi che quella chiacchierata l’abbia scritta il suo ufficio stampa, perché altrimenti tra Alex l’imbroglione che la protegge a spada tratta e Carolina il robot che ne parla con quel distacco, è facile capire da che parte stare. Ovviamente nessuno chiede a lei di come, da atleta, si sia bevuta la scusa delle vitamine in frigo e men che mai come non abbia intuito il disagio oceanico e di lungo corso che il marciatore viveva da anni.

“Mi avrebbero dato del coglione se mi fossi ritirato a 23 anni”, ha detto Alex. Alzi la mano chi non l’avrebbe coperto di critiche, sospetti, prese in giro. Il dramma di praticare uno sport che odi, peraltro, per chi non lo conoscesse, è ben raccontato in quel capolavoro di letteratura sportiva che è Open, di André Agassi. E Carolina Kostner, che ha accarezzato lo stesso desiderio e forse vissuto le stesse paure, trova comunque il modo di stigmatizzarlo come fosse un’estranea per indorare la pillola con un “però gli voglio bene”. Brrr, più fredda del ghiaccio su cui pattina.

Alex ha sbagliato, ma tutti tengono a sottolineare che in fondo è un Superman anche nel doping: ha fatto tutto da solo. Prendete il Coni: dopo due ore in cui dice d’aver cercato l’atleta (ai tempi dei cellulari!?!), ha assunto una linea chiarissima: Schwazer chi? Non si allenava con noi, si era estraniato, aveva cambiato allenatore, non c’entriamo nulla. Meravigliosi. Soprattutto perché ci hanno detto, fino al giorno prima, “le nostre speranze sono tutte nel salto triplo e nella marcia”.

Mica male come speranza, con uno che ormai neanche conosci. Mistero, forse avevano una buona veggente. Ora gli parlano come se fosse uno dei tanti. Arese gli dice che potrebbe tornare, come il ciclista Basso, se dice tutta la verità, Petrucci e soci vogliono i nomi dei complici. Giornali e affini, nel frattempo, ritirano fuori il nome del dottor Michele Ferrari.

Uno che è buono per ogni occasione: dall’autoemotrasfusione di Moser- per il record dell’ora- all’Epo, da dichiarazioni del tipo “è doping solo quello che non passa ai controlli” a risultati straordinari e sospetti, è il “cattivo” giusto (pure troppo). E lo è, per carità, ma pochi ricordano che è cresciuto proprio in seno al Coni tanto indignato ora, come assistente di Conconi negli anni ’80, punta di un team di prof universitari che proposero e attuarono nuovi metodi per far correre e vincere di più gli atleti.

Quella stessa istituzione sportiva che dal periodo in cui era sugli scudi per la battaglia al doping- solo pochi anni fa-, forse stufa del lassismo che va dalla Spagna alla Cina (dove si parla di alterazioni genetiche, neanche la DDR interveniva nel DNA!), ha ormai “dimenticato” i controlli a sorpresa e altre misure per arginare il fenomeno. E se non ci credete, chiedete a Sandro Donati (che Ferrari lo conobbe nel 1981 e con cui lavorò), uno dei pochi che dice e ha detto le cose come stanno: e infatti, pur essendo ora consulente WADA, in Italia è stato emarginato “alla Zeman” appena ha iniziato a svelare pratiche e abitudini sleali nel mondo dello sport.

Ma tanto possiamo stare tranquilli. E’ tutta colpa di Alex.

 

Nel video: intevista a Schwazer

 

 

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Archivi

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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