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20 ottobre 2011 4 20 /10 /ottobre /2011 16:32
Campionato-del-mondo-100-km-2011-Winschoten-5951.JPGUltramaratona Città di Fano (8-9 ottobre). Paolo Bravi ha partecipato all'evento e ho corso, tra le diverse opzioni di gara previste dagli organizzatori la 100 km.
Con questa 100 km Paolo Bravi si è rimesso in gioco dopo la non felice partecipazione a Winschoten, dove disputava la 100 km open e dove si era trovato costretto al ritiro.
Facendo tesoro dell'esperienza negativo accumulata e dagli insegnamenti che ne ha saputo trarre, ha voluto riprovarci.
E il suo coraggio e la sua voglia di rimettersi in gioco sono stati premiati: ha concluso i 100 km dopo 44 giri (più una breve frazione di giro iniziale di "lancio) in 7h23'54', abbassando il crono del suo personal best (conseguito a Maggio nella 100 km del Passatore) di 21'.
Ecco di seguito il suo racconto.
(Paolo Bravi) La mia partecipazione all’ultramaratona di Fano è nata quasi per caso, dopo la gara storta della 100 km, corsa nel mondiale Olandese.
Nei mesi di ottobre e novembre il calendario ultra non offre molte alternative. Una volta valutata ancora un po’ di efficienza fisica dopo lo stop al 72°km alla gara di Winschoten, ho deciso di correre una 100 km.
C’era da rialzarsi subito dopo lo scivolone olandese, c’era da mettere a frutto l’insegnamento che una gara che non va per il verso giusto spesso riesce a darti. La maggior parte delle volte sono le esperienze negative che ti aiutano a crescere e t’insegnano qualche cosa che non conoscevi di te, e da cui, anche se in prima battuta ti lasciano l’amaro in bocca, bisogna saper trarre giovamento.
C’era da concretizzare quanto di utile appreso nel raduno estivo di Livigno, quanto di utile imparato dal confronto con tecnici e atleti più esperti di me.
Dopo l’OK del mio nuovo allenatore Riccitelli sul fatto di riprovare subito a ottobre quale migliore occasione di correre una 100 km vicino casa?
Fano è, sì, vicino a casa, ma il percorso non era forse dei più agevoli: 44 giri di 2,2665 km con uno “strappettino” di salita che non mette paura ai grandi ultra atleti, ma che al sottoscritto non poco timore faceva.
Per fortuna le condizioni atmosferiche un po’ ci sono venute incontro ma ahimè anche un po’ di vento.
Ore 10.00 il via. 6-12-24 ore 100km… Subito Marco Boffo in testa a fare da apripista al gruppo... un gruppo in cui ognuno va per la sua gara, ognuno con un suo obbiettivo ma tutti in un unica strada, uniti da un'unica passione: la corsa, o meglio ...  il correre per ore ininterrotte e non stancarsi mai, mettendo alla prova se stessi.
E’ stata un’occasione per ritrovare amici ultra come Valerio, Francesco... amici Ultra-top: Fra, Marco, Ilaria... Tecnici della specialità, come Scevaroli e Vedilei... Un’occasione importante per fare il primo passo in avanti.
I miei sono stati 44 giri corsi ad un ritmo abbastanza regolare con una leggera flessione nel finale.
7h23’54”: il mio personal best di maggio 2011 migliorato di circa 21’, ma soprattutto un crono di forti emozioni, un 7h23’54” in cui ti rendi conto che non sei solo: i giri passavano e venivano scanditi dal contagiri elettronico, come a segnalare il numero di amici che aumentavano a bordo pista di ora in ora arrivati li a fare il tifo per te.
Amici che hanno abbandonato ogni loro impegno per aiutarti, amici che hanno messo da parte ogni altra cosa per essere li con te,
amici che hanno lasciato ogni loro ambizione agonistica estiva ed autunnale per aiutarti ad allenarti,
amici che saluti con un sms la sera prima di addormentarti e che ritrovi con un altro sms la mattina appena alzato,
amici con i quali hai un filo diretto durante le 24 ore con un unico argomento possibile: la corsa, la tua corsa… ma anche la loro corsa!
Ecco perché voglio dedicare questa bella gara a loro che erano e sono sempre con me; ecco perché penso sia anche la gara di chi divide e condivide con me questa passione; ecco perché non importa se negli ultimi 20 km ho lasciato qualche minuto al cronometro (ma non troppi poi), perché negli ultimi km erano in molti a fare il tifo per me, ed io quel tifo me lo sono gustato nel momento di maggior difficoltà, in cui ogni piccolo dettaglio diventa importante e loro erano lì pronti a renderlo normale, il momento in cui tutto spesso si amplifica ein cui  il calore degli amici sempre semplifica e allegerisce.
Forse, anche se non voluta, non è stata poi cosi male questa flessione finale: qualche minuto in più necessario per godermi gli ultimi bei momenti di una corsa in compagnia tanto aspettati, spesso pensati, tanto sognati.
Grazie.
 
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19 ottobre 2011 3 19 /10 /ottobre /2011 20:08

Campionato-del-mondo-ultratrail-2011 0300Francesco Caroni (ASD Runners Bergamo) ha partecipato alla 5^ edizione dell'Ecomaratona del Chianti, classificandosi terzo in 3h06'56.

Quelle che seguono sono le sue impressioni.

(Francesco Caroni) L' organizzazione come sempre, no anzi come nn mai, impeccabile ed attenta a tutto: volontari disponibili e confortanti anche nelle crisi passeggere; percorso, a mio avviso, ancora più panoramico che, con l'inserimento del tratto in Castelli in Villa e con la riproposizione della salita finale, ha dimostrato una completezza paesaggistica inarrivabile.

La partenza con passaggio da Villa Chigi poteva semrare critica e, invece, è volata via liscia e senza alcun problema; l'arrivo grazie agli orari diversificati rispetto agli altri anni ha permesso a tutti, ma proprio a tutti, di godersi l'arrivo!

Poi come non menzionare le condizioni meteo: semplicemente splendide!

Diciamo pure che, per tutto, c'è stato un bel ritorno di immagine che resterà nei cuori.
Per quel che mi riguarda, invece, penso di aver fatto una gara anche troppo generosa. Viste le mie condizioni, ho pagato muscolarmente la salitona a Campi con crampi lancinanti che mi hanno rispedito dal sogno del 2° posto alla realtà, che però in partenza non avrei neanche immaginato, del 3° posto.

I 10 km finali sono stati veramente duri, ma devo dire che l'impagabile cartolina che si ammira sbucando dal bosco a Rancia e il calore fortissimo della gente al traguardo fanno passare in secondo piano anche i crampi più forti.

Posso dire adesso di essermi ripreso e di poter ricominciare a lavorare per il 2012 che sarà un anno carico e da cui mi aspetto ancora tanto.
Tutti i miei complimenti vanno a Roberto Rondoni (1° classificato) e a Daniele Palladino (seconda migliore prestazione italiana maschile a Winschoten) che hanno fatto una gara diversa ma dal risultato fantastico, visto che mi hanno preceduto sul traguardo, con dimostrazione di grande forma.

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19 ottobre 2011 3 19 /10 /ottobre /2011 00:00

Giuliana-Montagnin-24-ore-di-Torino-2010.jpgLa triestina Giuliana Montagnin (Marathon ASD Trieste) ha partecipato all'Ultramaratona Città di Fano (3^ edizione), tra l'8 e il 9 ottobre 2011, per correre la 24 ore. che avrebbe assegnato i titoli italiani FIDAL, assoluti e master, di specialità 24 ore su strada. Qui, Giuliana Montagnin è stata terza classificata di categoria  (Master B),  con 123,082 km

Ecco, di seguito, il suo racconto che mostra l'essenza del corretto atteggiamento mentale nelle 24 ore: saper essere da soli con la propria fatica e tenere duro malgrado le avversità.

Che la 24 ore ore, più di altre tipologie di ultramaratone, rappresenti una metafora della nostra esistenza? Il racconto della valorosa Giuliana ci induce a pensare che sia così.

(Giuliana Montagnin) Lo scorso week end ero a Fano (provincia di Pesaro e Urbino) per partecipare all’ultramaratona 24 Ore. Nei giorni precedenti la gara monitoravo costantemente i siti delle previsioni meteo. Dopo un’estate tardiva, ma molto molto calda e anomala, era prevista finalmente una svolta: temporali sparsi e bruschi cali di temperatura al Nord e Centro Italia.

Lasciai la mia città, Trieste, con pioggia battente: il termometro non era ancora sceso di molto, ma - nel preparare la valigia -presi in considerazione anche la notte con le temperature minime verso le 3.00 di notte. Eppure, nonostante tutto, non si può mai essere previdentio al 100%. Si sbaglia sempre in  qualcosa, ci si dimentica qualcosa: in questo frangente un bel piumone invernale mi avrebbe fatto comodo.

Questa volta non avevo intrapreso il viaggio da sola, poichè un atleta di Trieste mi aveva contattato se potevamo fare il viaggio assieme: o con il treno oppure con il suo camper. All’inizio, riguardo al camper ero scettica: dopo una gara di 24 ore il sonno e la stanchezza si fanno sentire parecchio.

Optammo per il camper in quanto a fine gara avremmo riposato un po’, la comodità di salire su e non pensare ai cambi treno era allettante.

Arrivammo il venerdì sera: guida prudente in quanto gli scrosci di pioggia non permettevano di vedere a più di 10 metri di distanza. Francamente non ricordo neppure se a Fano piovesse al nostro arrivo: evidentemente ero già in un’altra dimensione, cioè concentrata sulla corsa dell’indomani.

Il sabato si presentò come una splendida giornata: a momenti sole, ma non troppo caldo, a momenti il cielo si rannuvolava, ma il tempo reggeva. Prevedevo qualche piccolo acquazzone notturno, ma comunque solo pochi millimetri di pioggia. Mi organizzai come al solito: una borsa-frigo facente funzione di scatola con alcuni generi alimentari di prima necessità posizionata su un tavolo, mentre il borsone più grande con cose particolari per le emergenze lo avevo sistemato su una branda dentro la tenda allestita per gli atleti.

Alla partenza rimasi spiazzata: si trattava di una gara valida come Campionato italiano ed il regolamento diceva che era vietato transitare con bottigliette d’acqua in mano (o eventualmente bicchieri pieni) nella zona dei giudici e dunque nei dintorni del tappeto che rilevava i passaggi del chip.Vietate pure le cuffiette della musica. L’impulso di rinunciare a tutto per me è stato forte, soffro terribilmente il caldo e bevo in continuazione piccoli sorsi d’acqua, ma poi ripensai a tutti gli allenamenti effettuati alle cinque di mattina; ripensai ai vari motivi per cui avevo deciso di fare quella gara e mi dissi che non potevo rinunciare solo per questa piccola clausola, causa di contrarietà.

Non voglio entrare nel merito di questa decisione dei giudici, per quanto assurda sia. Decisi però che avrei fatto pochissimi chilometri, non era importante, comunque ero soddisfatta della mia ultima 24 ore, fatta appena 14 giorni prima a San Giovanni Lupatoto (vai al racconto di Giuliana).

Sono stata molto fortunata, il caldo non era eccessivo e dalll’organizzazione erano stati sistemati altri punti di ristoro con bicchieri di acqua naturale e gassata. C’è stata un po’ di confusione come l’anno scorso, afferravo un bicchiere che per me era di acqua naturale  e me lo rovesciavo sui capelli: era fresco e mi refrigerava, mentre l’altra metà la bevevo e mi accorgevo che, invece, si trattava di acqua gassata.

L’anno scorso ricordo di essermi innaffiata con l’integratore. Ecco questa è una piccola lacuna: la confusione e l’inversione dei bicchieri ai tavoli dei ristori.

Il resto era ottimale. Con il trascorrere delle ore mi abituai a fermarmi a tutti i tavoli per rinfrescarmi, bere e mangiare.

In tal modo riuscii a risparmiare parecchio le energie a scapito della velocità e quindi dei chilometri. Riuscii a correre/camminare per un tempo lunghissimo, circa 15 ore, dunque forse valeva la pena di proseguire così ad un ritmo lentissimo.

All’una di notte ci fu una svolta decisiva: cominciarono i primi fulmini e poi i primi goccioloni. Non si trattò di un piccolo acquazzone come prevedevano, ma un vero e proprio nubifragio. Avevo calcolato di raggiungere il punto di ristoro e di afferrare al volo il giacchino impermeabile con cappuccio, pure il freddo si faceva sentire, lungo il percorso c’erano dei punti in cui soffiava un vento discreto.

In mezzo ai fulmini, proseguii camminando. Riflettevo se avevo addosso qualcosa di metallico, anelli, bracciali, niente di tutto questo, in quanto nelle precedenti gare di 24 ore che avevo effettuato mi accorgevo che le dita mi si gonfiavano a dismisura durante la notte e con il freddo, anche se non ne ho mai compreso il motivo. Non avevo paura, ero fatalista: se doveva accadere qualcosa… sarebbe successo.

Pensai agli altri atleti, se fosse stato pericoloso avere orecchini, catenine o cose del genere. In realtà, mi ritrovai completamente sola, sul circuito di 2 km abbondanti eravamo in 4 o 5 al massimo: qualcuno si era ritirato, quasi tutti gli altri si erano rifugiati nella tenda, chi per cambiarsi chi per dormire.

Feci mente locale delle mie esperienze precedenti: alla 24 Ore del Mai Zeder giugno 2008, piovve abbondantemente per tre quarti di giornata, però non grandinava. Me la cavai ugualmente. 24 ore di Milano giugno 2011: due violenti nubifragi, uno al mattino e uno durante il pomeriggio di breve durata, però non grandino. Bene, pensai, forse questa volta proverò pure i chicchi.

Mi accorsi di essere stata colpita da un dischetto bianco che si presentava della dimensione di un euro, era completamente piatto, pensai stupita prendendolo in mano, ad un escremento di gabbiano, mi ritrovai con i pantaloni coperti da questi dischetti e solo allora realizzai che era grandine. Io ero convinta che la grandine fosse solo a forma di chicco.Era come se mi frustassero, i piedi ormai nuotavano dentro le scarpe, i pantaloncini corti erano zuppi.

Notai che il display indicante le ore i minuti e i secondi della nostra gara era caduto rovinosamente a terra, ma sembrava che funzionasse ancora. Invece il monitor situato pochi metri più avanti e ben protetto dentro un gazebo, ero andato in tilt. Mi sorse il dubbio che fosse saltata la corrente con conseguenze disastrose per i chip.

La zona era deserta, neppure un giudice o chicchessia a cui chiedere se la gara era sospesa o meno. Decisi di proseguire ugualmente, gara o non gara. Era questa un’altra lacuna dell’organizzazione? Non saprei dire, hanno fatto tutti quello che hanno potuto, più tardi è stato rimesso in piedi il display, ma il monitor no, rimase spento. Erano un’incognita i chilometri che stavo macinando avanti, pensavo solo a tener duro. I famosi 115 km necessari per la mia categoria dovevo farli. Totalizzai a fine gara km 123,082 risultato insperato.

Credo che il nubifragio sia durato tre ore circa. Poi la pioggia si calmò e mi resi conto che si era sfogato tutto. Decisi di fare una sosta, ridotta al minimo, dentro la tenda per cambiarmi con cose asciutte e più calde. Purtroppo non riuscii a riscaldarmi, avevo tardato troppo prima di cambiarmi. Mi avvolsi il sacco a pelo con la cerniera chiusa, attorno alle spalle, camminai il più veloce possibile per riscaldarmi. Il maltempo aveva rovinato i nostri sogni, la nostra voglia di record.

A quel punto mi prese una crisi di sonno. Mi si chiudevano gli occhi, camminavo dormendo, li riaprivo e mi accorgevo che proseguivo a zigzag. Mi ricordai di un’altra maratoneta che mi aveva accennato a situazioni analoghe: Se stai facendo un trail è molto pericoloso - mi diceva - se sei in pista o su un circuito al massimo cadi a terra. E io, avvolta comero nel sacco a pelo, non potevo farmi male.

Temevo ancora i giudici, anche se erano scomparsi. E se mi avessero vista distesa sull’erba a dormire? Era vietato lasciare l’asfalto e calpestare l’erba ma io senza volere sbandavo paurosamente. Decisi di fare un’altra sosta in tenda ma questa volta per dormire almeno mezz’ora. Sapevo che non avrei dormito nulla causa il freddo ma avrei fatto una specie di training autogeno.

Misi la sveglia del cellulare e riposai. Quando mi rialzai ero ancora in trance e mi venne in mente l’articolo di Andrea Accorsi riguardante la sua impresa durata ben 6 giorni sul Lago di Balaton. La sua compagna l’aveva visto seduto e gli si era avvicinata, dicendogli: Che fai? prendi freddo. Alzati amore, se fa male puoi sempre camminare… In stato confusionale, avrei voluto essere io incitata da qualche persona amica… Mi doleva un po’ una gamba.

Lungo il circuito raggiunsi altri due atleti e proseguimmo parlando tanto per tenerci svegli, pure uno di loro aveva sopra le spalle un plaid.

Le ore passarono lentamente, verso le sette le prime luci dell’alba e il circuito cominciò a riaffollarsi. Qualcuno si era veramente ripreso e correva con un ritmo da non credersi, alcuni accompagnatori gridavano incitamenti, da destra a sinistra tutto si ravvivava. Sorse nuovamente il sole e cominciai a togliermi qualche strato di indumenti.

 Il mio risultato è stato soddisfacente.

Se le circostanze fossero state diverse non saprei nemmeno io se avrei reso di più.

Se avessi potuto correre con la mia bottiglietta in mano, se avesse piovuto con minore intensità, se avessi avuto qualche aiuto di qualche allenatore o accompagnatore.

Tanti “se” e tanti “ma” che comunque contano poco, il mio livello non è molto alto: impegni, lavoro, casa, famiglia.

Quello che posso dire è che sono contenta di non aver rinunciato, neppure nei momenti di sconforto totale.

Ritrovare ogni tanto gli amici non ha prezzo.

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14 ottobre 2011 5 14 /10 /ottobre /2011 07:09

Fano logo2Ha spento la sua 3^ candelina l'Ultramaratona della Città di Fano che si è svolta nel fine settimana tra l'8 e il 9 ottobre.

Ma non senza qualche polemica e qualche strascico di lamentele.

Le prestazioni degli atleti iscritti nella gara di 24 ore non sono state eccellenti, anche se qualcuno è riuscito a superare il tetto dei 200 km anche se di poco.

Il dato, in sè, lascia perplessi: essendo la gara valevole come Campionato Italiano FIDAL, assoluti e master,24 ore su strada 2011 avrebbe dovuto essere occasione per dare prova di almeno qualche risultato nel range delle eccellenze. Ed invece niente.

In parte è dipeso dagli atleti: molti degli atleti italiani che hanno nel proprio palmares risultati di alto livello erano a vario titolo assenti, perchè reduci da altre gare impegnative o perchè in procinto di partecipare ad altre gare egualmente impegnative.

Questo è sicuaramente un grosso neo che getta un'ombra di credibilità sul Campionato di Specialità che invece dovrebbe avere il valore di test di verifica utile ai fini dele selezioni degli atleti candidabili ai Campionati del Mondo di specialità.

In secondo luogo hanno influito le condizioni meteo: il giorno precedente la gara aveva piovuto, sicchè il sabato - durante le ore del giorno - si è avuto un forte incremento dell'umidità. Poi di notte, si è verificato un nubifragio che ha avuto la durata di circa un'ora, impenedo agli atleti di proseguire nella loro prestazione.

In terzo luogo, vi sono state delle carenze nella logistica del posto di ristoro, dove frequentemente mancavano dei generi richiesti dagli atleti e dove la risposta elargita dal personale addetto era "Passa più tardi".

Poi - ma questo viene detto solo per la cronaca e per la completezza dell'informazione - mancavano del tutto l'Ambulanza e il relativo personale sanitario: e se qualcuno degli atleti in gara fosse stato colto dal malessere?

Luca Aiudi e il fratello sono due appassionati di ultra (non solo da organizzatori, ma anche da praticanti: e, quindi, ben conoscono tutte le problematiche) sono davvero encomiabili perchè si sono fatti in quattro, a sentire le diverse testimonianze degli atleti in gara, cercando di essere dovunque ci sia bisogno di qualcosa... Ma è anche vero che, per gestire al meglio una 24 ore, ci vuole una squadra intera di persone. ognuna con dei compiti specifici.

Speriamo comunque che ambedue facciano tesore delle critiche costruttive proveniente da parte di moti dei partecipanti per fare meglio il prossimo anno.

Ecco di seguito il racconto di Cirinho di Palma, il piccolo interista volante delle ultra: Ciro nel suo racconto mostra veramente qual'è l'essenza della 24 ore. Non essere invicibili ed immuni dalle debolezze e dalla caduta, ma essere capaci di fronteggiare la crisi e da essa risorgere, riprendendo a correre ad un buo ritmo. Non importa che, anche per via delle contingenze, Ciro non abbia conquistato il suo obiettivo chilometrico, perchè ha dimostrato di possedere la tempara di un un buon corridore nella specialità delle 24 ore: del resto per uno che è in grado di concludere la Spartathlon non poteva che essere così, anche se in quel tipo di gara, stimoli diversi aiutano a fronteggiare le crisi in modi diversi.

Arrivo-Ciro(Ciro Di Palma) Il fine settimana scorso ha visto svolgersi, nella bella cittadina marchigiana di Fano, il Campionato italiano Fidal della 24 ore.

Un evento da me preparato scrupolosamente curando oltre che l’aspetto fisico e mentale, anche particolari come l’alimentazione, i ristori, i cambi vestiario e tutto quello che una gara del genere prevede.

Tutto fatto con molta cura essendo questa manifestazione uno dei miei tre obiettivi stagionali, dopo la 100 km di Seregno e la Nove Colli Running.

A questa gara, però, tenevo particolarmente per vari motivi. Il primo è perché l’avevo voluta correre fortissimamente e da qui, poi, sarebbe dovuta nascere la stagione agonistica prossima prevedente “l’attacco” ad una convocazione nella nazionale della 24 ore, ma anche - come risultato minimo - un chilometraggio tale da permettermi almeno la domanda di partecipazione alla Badwater Ultramarathon (come da accordi presi con gli organizzatori americani).

L’altro motivo era il non voler deludere il mio allenatore, la mia società, l’équipe che mi assiste e tutti gli amici che mi seguono con ricambiata simpatia e affetto.

Ciò non è accaduto e di questo mi sono dispiaciuto fortemente non appena si è conclusa la corsa. Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere questa cronaca perché a mente lucida si riesce sempre a ragionare meglio, valutando ciò che a caldo altri fattori come la tristezza, lo sconforto e la stanchezza non ti fanno vedere.

Appena tagliato il traguardo agli amici ho detto che era stata una debàcle clamorosa, una Caporetto in terra marchigiana insomma una delusione clamorosa.

Tantissimi messaggi e telefonate di stima insieme a qualche giorno di riposo mi hanno aiutato a fare chiarezza su tutto.

Quello che però mi ha permesso di vedere il classico “bicchiere mezzo pieno” e per questo lo ringrazio, è stata una lunga chiacchierata con Andrea Accorsi, uno dei pochi che veramente capisce il mio modo di vedere e di vivere le corse.

Una persona ”profonda” che va oltre le apparenze, oltre la superfice delle cose, vede in me atleta quello che veramente sono e non quell'immagine che purtroppo appare a tanti cioè quella di un fanatico all’eccesso.

Dopo aver parlato con lui sono molto più carico e pronto a ripartire con nuovi stimoli, proiettato già a progettare una 24 ore da correre nella prossima primavera, sicuramente all’estero, e poi siccome il Mondiale dovrebbe essere a settembre… si vedrà...

I giorni che hanno preceduto il viaggio per Fano mi hanno visto molto attento a quelle che potevano essere le condizioni meteo durante la gara in modo da non trovarmi impreparato di fronte a niente.

Tutto sembrava ok, il meteo solo per sabato mattina prevedeva un po’ di pioggia, mentre  dava una bassissima percentuale di precipitazioni durante la notte: non è stato propriamente così, alla luce dei fatti.

Una giornata fantastica alla partenza, ma durante la notte una tempesta di acqua e grandine si è abbattuta sul circuito ciclistico "Enzo Marconi" di Fano, facendo saltare i piani di tutti gli atleti, ma con questo non voglio dire che - per lo specifico - sia stato un risultato falsato. Chi ha vinto lo ha fatto con merito, chi mi è arrivato avanti è stato più bravo di me e chi, comunque, ha visto la fine, ma anche chi si è fermato è stato un grande e a tutti vanno i miei complimenti e la mia stretta di mano.

Potrei aver da ridire su alcuni altri particolari, ma se i giudici non hanno visto oppure hanno ritenuto regolari certi comportamenti non sarò certamente io a polemizzare, ma sarà la coscienza degli stessi atleti che ogni tanto si farà sentire ed una “vocina” ricorderà loro che certe cose non andrebbero fatte: e ciò [la voce della coscienza] sarà molto più duro da mandare giù rispetto ad un giudice di gara che ti sanziona.

Venerdì 07, vigilia della gara, un’ acquazzone si abbatte su Reggio Emilia, facendo cambiare i piani per la partenza, non più in treno ma in macchina col mio amico Andrea, il quale aveva pure prenotato una camera doppia in albergo facendomi desistere dal mio intento di dormire sulle brande messe a disposizione dagli organizzatori.

La pioggia ci ha accompagnato per tutto il viaggio e, una volta arrivati, sistemati in albergo, siamo andati a ritirare i pettorali. Ho subito una buona impressione di tutto, del circuito tutto chiuso, transennato ed asfaltato in un bel parco, dell’organizzazione e dell’accoglienza riservataci.

I fratelli Aiudi con il loro staff si prodigano affinchè tutto vada per il verso giusto mentre un’atmosfera familiare regna all’interno dell’area.

Mi viene indicato dove sono collocati i ristori lungo il percorso e quanti ne sono presenti; sono due nelle ore che portano all’imbrunire, mediamente ogni chilometro e cento metri circa, mentre ne rimarrà solo uno quando calerà la sera e, purtroppo, non ce ne saranno del tutto, quando il nubifragio si accanirà su Fano, fermo restando che si sarebbe potuto utilizzare nel frangente (l’ho saputo dopo) il ristoro posto vicino alla tenda dove si potevano fare i massaggi, al quale però si doveva arrivare da un percorso obbligato e non da altre parti del circuito pena la squalifica.

Mi hanno indicato dove saranno ubicati i ristori personali, dove poter fare i massaggi, dove eventualmente riposare, i vari punti del percorso dove si può uscire e tante altri particolari.

ciro di Palma alla MilanomarathonLa sera, un bel pasta party, anche abbondante e la presenza di tanti amici con i quali si scherza e ci si diverte faranno da viatico alla notte che precederà la gara.

Il sabato mattina ha un cielo sereno ed una temperatura piacevole a dispetto delle previsioni. Arriviamo al parco dove tutta l’organizzazione si sta mettendo di nuovo in moto: i giudici controllano i loro dettagli e noi atleti prepariamo la nostra postazione personale nell’area lungo i cento metri che precedono il traguardo che ci servirà lungo le ventiquattro ore di gara.

Dispongo così i miei ristori, i miei cambi e poi piazzo lì anche il bandierone dell’Inter, in modo che da lontano io possa vedere subito a quale distanza sia il mio posto senza sbagliare.

Siamo tutti all’opera e tutti ignari della sorpresa che Giove Pluvio ha in serbo per noi tra una dozzina d’ore. Il tempo trascorre, per quello che mi riguarda, come al solito nella più totale tranquillità conscio delle mie possibilità di far bella figura e di raggiungere uno dei risultati che mi ero preposto alla vigilia: certezze che derivavano dal sapere il modo col quale mi ero allenato e dal modo d’approcciare alla gara.

Mi tiene compagnia il mio i-pod con la megacuffia che mi isola da tutti.

Mancano circa quindici minuti e i giudici iniziano a fare la spunta dei partecipanti.

Ormai, ci siamo.

Andiamo sino al punto del percorso dove avverrà lo start, stabilito con lo scopo di permettere agli atleti che correranno la 100 chilometri di avere il loro fine gara proprio al passaggio sul traguardo.

Sì, perché oltre alla ventiquattr’ore si correrà la corsa testè citata, ma anche la sei ore e la dodici ore; io, l'evento di Fano, lo definirei una vera festa dell’ultrarunning, ma si vede che Dio Pluvio non era tanto d’accordo oppure non era stato messo al corrente.

Ore 10.00 parte la kermesse. Lungo la pista si vede subito e chiaramente quale atleta partecipa ad una gara ben precisa.

Le velocità sono diverse e diminuiscono man mano che la gara d’appartenenza s’allunga. Vedo due treni che mi doppiano ogni tanto e sono Marco Boffo e Francesca Marin, anche se poi lei nel finale avrà un piccolo rallentamento.

Io e tanti altri facciamo corsa tranquilla visto il numero di ore che abbiamo da correre. Il mio ritmo al giro è abbastanza regolare,12’ alti e 13’ bassi, con giri di 14’ ogni ora quando mi fermavo per prendere il gel ed il piccolo pezzo di pane con bresaola oppure con olio al ristoro personale: questo fino al quarantesimo giro (con oltre 88 km messi nel carniere, in circa 08h 45’).

In queste ore mi sono divertito come un matto senza accusare la benché minima fatica. Correre con Angela Gargano, Giuliana, Paola, Adele, Marinella e tantissimi altri amici era sempre uno spunto per una battuta, per un incitamento e per una risata: tutto fantastico così come il pomeriggio sotto un pallido sole con tutti gli accompagnatori che facevano il tifo e prendevano la tintarella.

Corro il quarantunesimo giro un po’ più lentamente per dare un po’ di conforto ad un amico, prima che atleta, che era in difficoltà, sempre però come prevede il regolamento affiancandolo per qualche metro e poi tenendomi a debita distanza e poi continuo così fino alla quarantacinquesima tornata (circa 100 km in 10 ore).

Un particolare però mi balza agli occhi poi confermato anche da altri partecipanti, il Garmin segna 3 km in piu’...mah, cosa succede?

Seguono due giri mediamente intorno ai 15’ e decido di fermarmi per un massaggio. La sosta mi fa percorrere il quarantottesimo giro in 29’ però non ci sono problemi, continuo ad essere nel gruppo di testa di una gara che vede al comando il reggiano Stefano Verona.

Proseguo tranquillamente a girare tra il 13’ alti e 15’ bassi, questo dovuto al fatto se mi fermo o no ad entrambi i ristori che intanto già avevano fornito pasta a chi ne voleva.

Il cinquantasettesimo e il cinquantottesimo giro sono lenti perché mi distraggo a studiare le condizioni del cielo che, dall’esperienza che mi deriva dall’essere un ex-navigante, mi sembra non promettere niente di buono. Anche col buio riesco chiaramente a vedere nei nuvoloni carichi di pioggia e così come nei migliori gran premi di formula uno dove anche la tattica e la strategia la si adegua a volte agli imprevisti e va studiata al momento, cerco d’anticipare tutti gli altri e mi preparo alla pioggia, consapevole che sul breve avrei perso qualcosa ma che, alla lunga, questa scelta m’avrebbe premiato.

Ancora qualche giro ed ecco giungere la pioggia che nel volgere di qualche decina di minuti si tramuta, prima, in un acquazzone poi in violenta grandinata.

Non c’è più il ristoro, non ho la possibilità di bere qualcosa di caldo e, a questo punto, decido di fermarmi perché temo per la mia incolumità fisica. Pochi temerari restano fuori, qualcuno pagherà dazio dopo; altri invece vedranno premiata la loro caparbietà e si piazzeranno nelle prime posizioni in classifica finale.

Anche Stefano Veronache era in testa alla gara si ritira e, da quel momento, Tallarita prende la testa della gara ma poi anche lui ammainerà bandiera bianca dopo il temporale, rientrando in gara all’alba quando i giochi saranno ormai fatti, ma comunque in tempo per vincere un bell’Argento come Master.

La mia sosta dura circa un’ora e dieci: ho il tempo d’asciugarmi, mettermi degli indumenti asciutti e mangiare un pò di pane con bresaola.

ntanto fuori un forte vento gelido spazza via tutto facendo tabula rasa.

Riparto compiendo altri cinque giri, di cui due un po’ lenti, ma ormai la gara è compromessa: il freddo si è impossessato del mio corpo, il fisico cerca di combattere la stanchezza e il gelo, la mente lucida invece mi consiglia di rientrare ancora cercando di riscaldarmi e di riprendermi.

Altra sosta di un’ora steso sulla panca dei massaggi con una coperta addosso.

Mi ridesto e parto ancora, compiendo un altro giro, ma camminando a passo lentissimo quasi 30’ per percorrere un po’ più di due chilometri.

Sono una nave alla deriva, ho freddo. Angela Gargano vedendomi mi chiede se ho bisogno di una felpa, di guanti o di quant’altro: le dico che, purtroppo, ormai è andata così e che sto cercando un modo per uscire da questa crisi,  e mi rifermo ancora.

Sosta di un’ora e mezza questa volta senza stendermi e senza coperta, solo sotto la tenda seduto. Ad un certo punto una voce mi dice “Dai Ciro ,forza proviamo!!!”.

Questa non è la voce della coscienza ma è Adele Di Lorenzo un’altra atleta che fino al patatrac si stava giocando la vittoria della gara. Prendo un busta dell’immondizia e la metto sotto il k-way cercando di “sigillarmi” sempre di più e vado convinto di camminare fino allo scadere della 24^ ora.

Questo mio camminare mi dà la conferma di un dato che già era in mio possesso e che aveva solo bisogno di essere avvalorato: purtroppo quando cammino sono molto più lento rispetto agli altri che fanno la stessa cosa.

Questo aspetto sarà da migliorare nei prossimi mesi con allenamenti specifici. Una volta fuori e dopo questa ulteriore sosta ancora un giro a camminare: poi, all’improvviso, s’accende la luce. Forse, il pensiero che qualche amico ha percorso un po’ di chilometri per venire a fare il tifo per me e che qualcun altro ancora mi ha promesso la sua presenza verso la fine della gara mi mette le ali ai piedi.

Compio il settantatreesimo giro in 11’46’’ molto veloce rispetto agli altri e rispetto al mio inizio gara. Ormai il treno è ripartito.

Mi rifermo però adesso per spogliarmi della roba che avevo addosso, mi metto a correre in canottiera e pantaloncini corti: credo di essere stato l’unico ad essere vestito così.

La settantaquattresima tornata (ultima sosta) sarà l’ultima di 18’.

Sono le sette e mezza del mattino: mancano due ore e trenta alla fine ed i miei giri successivi saranno : 75 – 10’41"; 76 – 11’08" ; 77 – 10’42"; 78 – 10’16"; 79 - 10’48"; 80 – 10’42"; 81 – 10’53’’.

Ormai senza cronometro, lasciato nel borsone e senza riferimento sui giri compiuti corro libero da ogni pensiero, sono leggero e felice.

Vedo gli amici soffrire di una sofferenza che non m’appartiene più, stringono i denti ed i loro fisici sono molto provati.

Guardavo il cronometro solo al passaggio sul traguardo: il monitor che era li il giorno prima non era stato più in grado di funzionare dopo la bufera notturna.

In questa mia folle corsa riesco a recuperare tre giri all’atleta che è in testa alla gara, recuperavo su tutti e alla grande, al punto che chi mi era davanti, quando lo passavo mi chiedeva, forse temendomi, che giro io stessi correndo.

Una cosa che mi ha fatto piacere è stato vedere un atleta come Fatatis, fresco vincitore della 6 ore di Seregno, anche lui nuovo a questo tipo di gara e ritiratosi, fare il tifo per me e farmi i complimenti ogni volta che passavo vicino a lui.

A questo punto un giudice di gara mi dice che sono sesto, ma che non ho la possibilità di prendere il quinto che è Vito Intini, anche lui corre ad un buon ritmo anche se più lento di me, perché alla ricerca del podio e che il settimo uomo è dietro di me di una dozzina di chilometri. Così gli ultimi tre giri saranno un po’ più lenti: 82 – 11’28"; 83 : 12’06"; 84 14’09".

Controllando le ultime due ore e mazza di gara credo di essere stato in assoluto il più veloce. Prima di concludere l'ultimo giro completo mi fermo ancora alla tenda per prendere una maglietta che avevo preparato in onore di un mio amico, Efisio, anche lui giovane maratoneta, prematuramente scomparso poco tempo fa.

Dopo la gara, una bella doccia e un ricco pasta party. Resto lì anche per le premiazioni in modo da onorare e dare il giusto e meritato tributo a chi è stato più bravo di me.

A mente fredda mi restano dentro la felicità d’aver vissuto una fantastica esperienza (dopo tutto era la mia prima prova in una 24 ore su un circuito), ma anche la consapevolezza d’aver dato spettacolo verso il finire della gara e di aver regalato delle emozioni a chi era li a guardare questo ometto che dopo 23 ore e30’ di corsa aveva ripreso a correre come un ossesso.

Domenica scorsa ho detto: “E’ tutto da buttare”.

Dopo la telefonata con Accorsi dico :"Da qui si parte e sicuramente ne vedremo delle belle".

Adesso un po’ di vacanza a casa mia a Rio de Janeiro e poi si ricomincerà con la testa bassa a macinare dei chilometri, riprendendo la rotta verso quel sogno che sicuramente non è li per non essere raggiunto. Sono sicuro, ce la farò!

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10 ottobre 2011 1 10 /10 /ottobre /2011 08:19

Andrea-Dinardo.jpgSi è svolta ieri la 34^ edizione della partecipatissima Bank of America  Chicago Marathon, superorganizzata ed efficiente per assistere i quasi 50.000 runner in gara. Le condizioni sono state diffcili per via del caldo che era stato peraltro annunciato dai bollettini meteo dei giorni precedenti.Purtroppo, malgrado la capillare assistenza sanitaria lungo tutto il percorso si è verificato l'evento nefasto: un Capitano dei Vigili del Fiopco di Greensboro, colto da un malore è crollato a terra a poche centinaia di metri dal traguardo, decedendo di lì a poco malgrado il pronto intervento del personale addetto.

Ecco le prime impressioni della gara, buttate giù ancora a caldo, da Andrea Di Nardo (Runners Bergamo)

(Andrea Di Nardo) ancora in attesa dei risultati ufficiali posso dire di aver completato la 34^ Chicago Marathon con un tempo sotto le 4 ore che rappresentava un mio obiettivo, ma non uno stretto vincolo.

Per la quarta volta in 5 anni, nonostante gli organizzatori abbiano optato per una partenza anticipata alle 7.30, le condizioni si sono rivelate difficili.

La notizia di ieri era che ai 12000 volontari si erano aggiunti 1400 tra medici ed altro personale sanitario. Tutto cio` non e` bastato a salvare le vita ad un capitano dei pompieri di Greensboro, deceduto dopo avere perso conoscenza a poche centinaia di metri dal traguardo.

Ironia della sorte: proprio la Fire Brigade si era particolarmente attivata con docce e cannoni spara-acqua per alleviare le  condizioni sul percorso ed all'arrivo.

Nei giorni prossimi affiderò al nostro sito [quello dei Runners Bergamo] altre considerazioni su questa corsa che considero già la meglio organizzata a cui ho partecipato.
Un pensiero al runner caduto mentre praticava lo sport che lui e noi tutti preferiamo.

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4 ottobre 2011 2 04 /10 /ottobre /2011 08:04

24-ore-di-Grenoble 8461Maria Ilaria Fossati ha partecipato alla 24 ore di Grenoble (tra il 1° e il 2 ottobre). Si è fermata attorno alla 13^ ora, però si è egualmente classificata, poichè dopo circa 4 ore di riposo ha ripreso a camminare sino a fine gara, accumulando altri chilometri oltre ai 120 fatti inizialmente in un'unica tirata (33^ in classifica generale e 7^ tra le donne, con 147,696 km percorsi).

Il bello delle 24 ore è proprio questo che, a meno che tu non abbandoni il campo di gara, anche se rimane fermo "ai box" sei sempre in gara e dunque nella classifica.
Tutti quelli che corrono le 100 km dovrebbero andare a scuola di 24 ore secondo me: è una grande scuola per affinare la propria resistenza mentale e sperimentare i propri limiti.

Se così fosse, forse ci sarebbero meno ritiri negli appuntamenti più importanti delle gare sui 100 km.

La 24 ore ti insegna a finire le gare, correndo, camminando, fermandoti, poi alla fine se non hai consegnato il pettorale e se non hai abbandonato il campo di gara, sei classificato (a condizione di aver realizzato i minimi).
La 24 ore diventerebbe oltremodo selettiva se come regola di gara venisse stabilito che non puoi star fermo più di un'ora consecutiva per il riposo e per il recupero: allora sì che sarebbero dolori.

Di seguito le brevi considerazioni diaristiche di Maria Ilaria Fossati che travalicano in profonda riflessione sul suo intimo rapporto con la corsa di lunga distanza.

 

Campionato-del-mondo-100-km-2011-Winschoten 6738(Maria Ilaria Fossati) Ho scelto proprio Grenoble per il mio "battesimo" perchè è una gara perfetta, con organizzatori attenti e presenti. In poche parole, amici.

Contemporaneamente, avevo bisogno, dopo settimane di fermo, di riprendere a correre lontana dai soliti posti, senza condizionamenti. Il mio unico obiettivo era molto più ambizioso del finire una 24 ore... Volevo ritrovare la voglia di correre, la giusta serenità d'animo, quell'armonia in grado di cullare anche la fatica.
Sapevo che non sarebbe stato facile... Le ferite del corpo - ma ancora di più quelle dell'animo - dopo il Mondiale di Winschoten pesavano non poco.
Non ero allenata, non stavo particolarmente bene, non avevo recuperato del tutto, ma - ancor peggio - avevo un blocco nella testa, come un muro di cemento.
Non è stato facile, il gran caldo ha condizionato la prestazione di tutti... Ho accolto numerose crisi e non ho smesso un attimo di pensare alla gara di Winschoten... come fosse il ritornello di una canzone che ti è entrato in testa.
La fatica è stata la migliore delle cure... Posso dire che si è portata via l'amarezza lasciando solo vivi i ricordi positivi.
Il boato della folla, lontano e sordo... Quando sapevo che Giorgio stava arrivando vincitore al traguardo, i bambini olandesi, tutti uguali, i mulini a vento, i coriandoli, la festa del pubblico.
La mia piccola New York, Silvio che mi corre vicino e mi fa promettere di non mollare. Noemy sul percorso, nasconde le lacrime per farmi forza; lo staff ai ristori, i tifosi italiani sul percorso; i miei amici venuti fin qui per me; dopo un tempo infinito, Emi che mi passa la bandiera italiana. Il traguardo. L'infermeria che chiude (??!!) e mi sbatte fuori. Le premiazioni, l'inno italiano e finalmente le lacrime che riescono ad uscire.
Quei coriandoli....
Non si improvvisa nulla nell'ultramaratona, tantomeno una 24 ore. Mi sono fermata dunque alla 13^ ora, dopo un improbabile scontro con una transenna in cui ho pestato malamente il ditone del piede. Non era più il caso di esasperare il mio corpo come in Olanda, non me lo avrebbe perdonato... Così, ho dormito per 4 ore e poi ho semplicemente camminato sino alla fine, aspettando l'alba ed assistendo a tanti piccoli miracoli.
E' vero, avrei potuto soffrire un po' di più, stringere i denti...
Non mi lascerò travolgere ancora dal dilemma soffro-mi ritiro-continuo-fuggo dalla sofferenza.. Basta! voglio chiudere le polemiche del mio cuore, i conflitti interni, i commenti esterni.  
Coriandoli...
Voglio vedere ancora coriandoli lanciati davanti a me, bambini impazziti di gioia a cui non importa nulla della divisa che porti, a quale giro tu sia e che tempo farai.
Questi sono i dettagli a cui mi aggrappo per superare le crisi di fatica: l'amicizia e la premura degli amici francesi, sempre presenti per tutta la notte, sono state esemplari: ad ogni giro una parola ed una carezza, piccoli gesti. Un cubetto di ghiaccio che si scioglie in mano.
Un topolino che ci attraversa il percorso, i bicchieri numerati, con il tuo nome, come alle feste da piccoli.
I tre italiani, come era già accaduto l'anno scorso, sono diventati in breve tempo i beniamini di tutti...
Esperienza positiva in tutti i sensi, grazie a Piero Lattarico, l'organizzatore e gli amici Paolo e Claudio che ci hanno fatto assistenza e, all'occorrenza, cabaret.
Grazie ai consigli e all'esempio di Tiziano e Luciano... prima o poi ne finirò una!
 
Grazie ai mille bambini olandesi che continuano a lanciare coriandoli...
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3 ottobre 2011 1 03 /10 /ottobre /2011 18:13

24-ore-di-Grenoble 871524 ore di Grenoble (2^ edizione): grande organizzazione, ottima logistica, grande efficienza grazie all'onnipresente Pietro Lattarico ideatore della manifestazione. Una gara alla quale da un anno all'altro si fa ritorno volentieri.

Ecco di seguito il racconto di Luciano Micheletti della compagine Runners Bergamo, un racconto che funge anche da splendida recensione della manifestazione, puntuale e precisa sotto ogni aspetto. Quasi si è rasentata la perfezione! Però, ai tavoli del ristoro mancavano la birra e il cioccolatto fondante... Nessuno è perfetto - aggiunge Luciano - Bisogna sempre lasciare dei margini per ulteriori miglioramenti! Si evidenzia che si tratta di un'ultra che sicuramente merita molto attenzione e che, nei prossimi anni, potrebbe crescere anche sul piano della partecipazione di atleti internazionali di valore.

Luciano Micheletti si è classificato 27°, con 134,025 km,

(Luciano Micheletti) Anche quest’anno sono tornato molto volentieri a Grenoble per la 24 ore. L’organizzazione ha confermato ogni aspettativa: perfetta sotto ogni punto di vista.

Nulla lasciato al caso, tutto sotto controllo, massima disponibilità ed un ambiente accogliente e confortevole.

La gara si è svolta lungo un circuito di 1055 m nel Parco sportivo della città. Partenza alle ore 10.00 del sabato mattino; giornata limpida, con sole e temperatura decisamente calda; nottata splendida, fresca e non troppo umida.

Sotto il profilo agonistico, (rinvio al sito ufficiale per le classifiche), la gara è stata molto interessante. A livello maschile, il campione Tiziano Marchesi si presentava con obiettivi e propositi molto impegnativi; successivamente e per varie cause sono risultati ridimensionati, comunque con prestazione finale di buonissimo livello.

Al traguardo finale giungerà al secondo posto, dopo un Nazionale francese.

Il nostro Tiziano è stato validamente supportato da due splendidi accompagnatori: Paolo (del gruppo Fo di pé: quando si dice “oltre ogni frontiera” !) e dall’inseparabile amico lodigiano Claudio. Un ringraziamento anche a loro da parte mia è senz’altro dovuto.

In campo femminile, la competizione è stata interessantissima sin dall’inizio e fino a  metà gara. Tre atlete, tra cui la nostra Ilaria Fossati, si contendevano il primato in classifica di ora in ora. Dopo la metà, Pierre Marie, forte atleta nazionale francese, ha messo in mostra tutte le sue qualità ed esperienza;  ha preso e mantenuto il comando sino alla fine, chiudendo con oltre 200 km percorsi.

DSCN0533La manifestazione prevedeva sia una gara individuale che una a staffetta, a carattere solidale. Il costo di iscrizione è stato contenuto, con un eccellente (come si direbbe in economia) rapporto qualità/prezzo, tenuto presente che il costo di queste competizioni, all’estero, è piuttosto elevato.

Come dicevo all’inizio, tutto è stato previsto meticolosamente.

Perfetta la predisposizione e segnalazione del percorso, interamente chiuso a tutti all’infuori degli atleti, ben illuminato, pulito, dotato di un numero notevole di sacchi portarifiuti costantemente tenuti in ordine e sostituiti, senza buche o gradini, in parte su strada bianca, perfettamente pianeggiante, con curve il più possibile addolcite. Due punti spugnaggio equamente distribuiti e con cambio di acqua costante.

L’accesso alle immediate vicinanze del circuito di gara  è stato riservato per l’occasione solo ai concorrenti podisti. Il parcheggio, sgombro da veicoli non autorizzati, (sottoposti a sicura rimozione forzata in caso di trasgressione) è stato interamente riservato alle nostre vetture; era situato lungo il percorso di gara e collocato tra il deposito borse ed il ristoro.

La giuria poteva controllare tutta la situazione e gli accompagnatori avevano a disposizione immediatamente tutto quanto si erano portati.

Il circuito di gara misurava 1055 metri e il rilevamento dei passaggi avveniva mediante chip elettronico posto nel pettorale (per ogni evenienza ogni concorrente è stato dotato di due pettorali con cip). Al passaggio di ogni giro, il concorrente poteva controllare la propria situazione sia per quanto riguarda i chilometri percorsi che il tempo di gara; il tutto avveniva mediante un efficientissimo display elettronico, perfettamente visibile sia di giorno (e non è una banalità)  sia di notte. Uno speaker ha allietato per tutte e ventiquattro  le ore i concorrenti ed il pubblico presente; per tutta la manifestazione è stata diffusa musica, anche italiana in omaggio a noi presenti.

I servizi igienici: numerosi, sempre pulitissimi e sempre riforniti del necessario, posti lungo il percorso, senza necessità di lunghe o tortuose deviazioni; senza impedimenti o pericolosi ostacoli per i muscoli dei podisti, eccezion fatta per un solo gradino.

Il ristoro: dotato di tutto quanto necessitava, dal dolce al salato, dal liscio al gasato, dal caldo al freddo. Unica pecca: mancava la birra; tè e caffè caldo sempre presente, come sempre presente pasta calda (scotta e insipida, volutamente), brodo, ed un ottimo purè di patate; riso e latte; pizza, di tutti i tipi, in quantità industriale, sempre rigorosamente fredda (impossibile tener calda la pizza! Comunque per chi aveva tempo, c’era un forno a microonde a disposizione per l’occasione). Ovviamente,  sempre presenti formaggio, salame, wurstel, prosciutto, frutta disidratata e secca, torte, biscotti e cioccolato al latte (ebbene sì! Mancava quello fondente! Nessuno è perfetto!).

 Il contiguo Palazzetto dello Sport ha svolto un eccellente funzione di supporto; sempre accessibile, riscaldato, riservato ai concorrenti e loro accompagnatori (rigorosamente registrati e preventivamente ammessi), sorvegliato e controllato dal controllo interno; attrezzato con brandine e materassini per tutti; pulito e mantenuto regolarmente tale.  Le docce (altro tema centrale per noi podisti), situate in più spazi del Palazzetto, erano numerose, calde, efficienti,  dotate di ampi spogliatoi; anche in questo luogo erano presenti  servizi,  numerosi, puliti e benissimo gestiti.

A disposizione, costantemente, il servizio massaggi ed il podologo.

Il responsabile organizzativo è sempre stato presente, dalle prime ore del sabato mattino, costantemente ed ininterrottamente sino al termine della manifestazione; sempre pronto a soddisfare ogni esigenza (persino a procurare ghiaccio per rinfrescarci nelle ore più calde).

Dal tramonto, la Gendarmerie, con la sua presenza certa, costante seppur discreta, ha rassicurato e prevenuto ogni possibile malinteso (senza polemica, ovviamente: ma che Milano impari!).

Il rispetto per l’ambiente è avvenuto in forma sostanziale, concreta ed efficace. Non si è vista una carta o altri rifiuto in giro; si sono invece visti scoiattoli, ragazzi con i roller, famiglie a passeggio, anziani,  tante coppiette giovani;  allegri e chiassosi gruppi. Tutti, tutti con un sorriso per noi.

Non è mancato nemmeno un aspetto solidale: ognuno degli iscritti poteva effettuare liberamente una donazione in favore di un’ong  che si occupa di bambini africani. Il tutto è avvenuto in  maniera molto rispettosa, discreta, seria, elegante, senza alcuna invadenza o pelosa impertinenza.

Al termine della gara e nel giro di meno di un’ora, tutto il percorso e l’area esterna interessata dalla manifestazione era già tornata libera, pulita e fruibile da tutta la popolazione, scoiattoli compresi.

Ovviamente non commento la mia prestazione; come al mio solito, ho fatto quello che ho potuto e date le condizioni fisiche (una fastidiosissima sinusite, in trattamento antibiotico) ho cercato di limitare il più possibile i danni, divertendomi, in un bel posto e fra buoni amici.

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29 settembre 2011 4 29 /09 /settembre /2011 12:39

Giuliana MontagninTra i partenti della Lupatotissima (la 24 ore su pista), anche la triestina Giuliana Montagnin che ha concluso la sua fatica totalizzandìdo un po' più di 117 km percorsi. Riflette Giuliana: "L'allenamento è importante, ma contano anche tanti altri fattori". Con molta fatica, anche questa volta Giuliana è riuscita a centrare il suo obiettivo, gratificando se stesso per la consapevolezza di aver fatto bene e di aver mantenuto l'impegno preso con se stessa, ma soprattutto aggiungendo un piccolo tassello nel mosaico del suo appassionato viaggio nel mondo delle ultra.

(Giuliana Montagnin) Ecco il racconto della mia partecipazione alla 24 ore di S. Giovanni Lupatoto, nel quale mi soffermerò più sugli aspetti psicologici che non quelli riguardanti i vari dolorini che - ahimè - forse solo un esperto fisiatra potrebbe aiutarmi a risolvere. Sta di fatto che io sono convinta che, in queste gare così lunghe di resistenza, contano molto i pensieri, il clima se ti si addice il caldo o il freddo, il comportamento degli altri atleti se li vedi spesso e incentivati a correre o se non li vedi a causa di un percorso tortuoso oppure se li vedi cedere, che non l’allenamento vero e proprio. L’allenamento è un fattore importante, ma non preponderante, ma sicuramente ti preserva da infortuni; se hai esperienza di altre 24 ore è meglio, perchè riesci a gestire piccole difficoltà, impari come risolverne altre nuove.

L’appuntamento di fine settembre con la 24 ore di S. Giovanni Lupatoto per me era una cosa scontata. E' un'ottima ultra in pista, ben organizzata, abbastanza vicina alla località in cui abito (Trieste): rimaneva il problema se partecipare o meno alla 24 ore di Fano nelle Marche, appena due settimane dopo. Questi erano i pensieri che mi passavano per la testa a inizio anno quando guardavo il calendario e cercavo ogni tanto qualche maratona da inserire qui e lì come allenamento. Mai cose troppo ravvicinate, perchè ho bisogno sempre di un buon recupero, non sono neppure tanto capace di lavorare tutta la settimana e ripartire ogni sei giorni. con una valigia rifatta in tutta fretta.

Nel corso dell’anno, i miei pensieri erano leggermente cambiati. Infatti, mi ero iscritta prima alla 24 h di Fano e man mano trascorrevano le settimane la Lupatotissima per me era diventata meno importante, anche se comunque avevo deciso di farla [la 24 ore di Fano è valevole quest'anno come campionati italiano Assoluti e Master 24 ore su strada - NdR]. Presa da timori all’ultimo momento, e cioè in agosto, mi consigliai con un’altra ultramaratoneta se in ambedue le gare avrei potuto realizzare la distanza chilometrica di 115 km con così poco recupero [nelle 24 ore ci sono dei "minimi" chilometrici per sesso e categorie, da realizzare per potere essere classificati - NdR].

Quelli di 115 km è l'importo chilometrico da realizzare minimo per la mia categoria: non centrando questo obiettivo il lavoro sarebbe stato vano e si tratterebbe soltanto di una bella corsetta e di un simpatico week-end con gli amici.

L’atleta interpellata, avendo alle spalle numerose esperienze di ultra e maratone anche ravvicinate nel tempo, mi rispose che ce la potevo fare: anzi mi spronò a cimentarmi in questa impresa.

Altri atleti mi sconsigliarono.

Dubbi amletici mi torturarono fino a due settimane prima dall'impegno con la Lupatotissima: E se a Lupatoto mi accontentassi di fare solo 12 ore? Con un pizzico di incoscienza mi risolvetti : 24 ORE e così sia!

Sapevo che le condizioni climatiche non sarebbero state facili, poichè durante il giorno abbiamo ancora temperature molto elevate paragonabili più ad agosto che non a fine settembre; confidavo molto, anche, in un calo termico durante la notte. In effetti, c’è stato, ma ormai mi sentivo parecchio debilitata, i9n quanto avevo sudato tantissimo.

Volevo sperimentare in questa gara il sistema di non alimentarmi troppo con cibi solidi in modo da non incappare nel classico “furto di sangue ai muscoli” che, secondo gli esperti, è quello che mi portava sempre ad avere  problemi di stomaco, leggeri però fastidiosi. Una sottile nausea che non permette di bere o assumere qualcosa di solido col timore di vomitare, mentre poi  col caffè o la Coca Cola il periodo di crisi passava.

In realtà, in questa gara, non me la sono sentita di correre/camminare solo con acqua e zucchero o gel e quindi ho accettato di buon grado a pranzo e a cena una microscopica razione di pasta bianca (in tot. 40 grammi ca., alcuni pezzi di patata lessa, qualche biscotto, frutta fresca e secca).

Le cose sono andate meglio, questo sistema ha  funzionato, ma purtroppo i sali persi col sudore non mi hanno consentito un risultato per me eccellente: ho realizzato alla fine l'importo di 117,174 km; avevo pure integrato con i sali dell’organizzazione, ma forse non a sufficienza.

Alla fine della prima ora avevo fatto poco più di otto chilometri, il che valutavo giusto per una gara così lunga, ma col passar delle ore la velocità diminuiva, mentre il caldo aumentava (start alle 10.30); nonostante gli innumerevoli spugnagli eravamo tutti provati. Cercai di rilassarmi, di correre piano, godermi lo spettacolo, sperando che in serata col fresco avrei ancora corso e camminato.

Incuriosita, guardavo gli atleti in prima corsia [impegnati nella staffetta], lo speaker, il nostro solito simpatico Fabio Rossi che,puntualmente, ci ragguagliava sui nostri km percorsi e elencava i vari nomi di quelli che correvano o che avrebbero corso la staffetta 24 x1 ora in prima corsia (noi dell'ultra eravamo in quarta corsia).

Sentendo il nome di Giorgio Calcaterra drizzai le orecchie anche per udire la sua storia, in quel momento correvamo in un senso di marcia, gli atleti della staffetta correvano in direzione contraria: dunque, potevo vederli bene in volto. Nessuno sembrava lui: Avrò capito male l’ora in cui corre, mi son detta. Difatti al seguente sparo di pistola guardando a destra e controllando meglio vidi il nostro CAMPIONE MONDIALE. Avete presente gli occhietti furbi da ragazzo birichino? Era proprio lui, inconfondibile come appare sui giornali o alla TV.

Le ore passavano e, alternando corsa lenta e cammino, guardavo pure i nostri atleti della 24 ore, alcuni Spagnoli, un’Ungherese e una signora che mi ha colpito tantissimo: correva sempre lentamente col medesimo ritmo ma ha tenuto duro così per tutto il tempo della gara. Era un po’ più piccola di me di statura, chissà perché ho sempre pensato che i più bassi facessero più fatica ed invece, se allenati bene e con buona esperienza, riescono a battere anche giganti dalle gambe lunghe.

Verso sera le temperature calarono notevolmente, eppure pensavo quasi di fare tutta la notte con una maglietta con le maniche corte tanto avevo sofferto il caldo diurno. Non fu così: mi fermai un paio di volte per 5 minuti per riposare, ma così facendo mi raffreddai e dovetti ricorrere alla mia valigia per indossare qualcosa. Purtroppo, ogni tanto, la corrente saltava, ma non eravamo al buio completo, perchè alcune luci rimanevano sempre: fortunatamente avevo sistemato la mia valigia sulla prima branda vicino all’entrata della tenda.

Vidi alcuni atleti che si ritiravano, a bordo pista già rivestiti e col borsone in spalla mi salutavano: mi prese parecchio sconforto, ma - ripeto - fortunatamente si trattava di una pista, potevo vedere tutti gli altri, non ero sola, c’erano tante tante persone ed anche gli assistenti delle varie squadre della staffetta che mi incitavano. Fosse stato un percorso lungo di uno o due km in un parco solitario le cose sarebbero state diverse e lo sconforto maggiore.

In certi casi posso solo fare appello alla mia forza d’animo, il biglietto per il treno comunque l’avevo per il pomeriggio successivo, non rimaneva altro che deambulare.

Durante la notte, cedetti nuovamente per ben 40 minuti: mi distesi sulla branda, non avrei dovuto farlo ma la tentazione fu forte, vedevo altri che entravano in tenda oppure avevano problemi allo stomaco; mi dissi che sarebbe andata ugualmente bene se avessi fatto anche solo i 115 km prefissati.

C’erano due cancelli [cronometrici], allo scadere delle 12 ore bisognava aver concluso 90 km e dopo 18 ore almeno 90 km, li superai con facilità, non mi rimaneva altro da fare  che avanzare ancora una ventina di km.

Mi ripresi e ricominciai a camminare di buon passo: mi ero raffreddata parecchio e mi rialzai soprattutto per il timore di gelarmi troppo. A quel punto riprendere la corsa era impensabile, poichè temevo la formazione di bolle ai piedi (fui graziata, calze e scarpe perfette ed una buona dose di crema), temevo di dover fare un altro stop forzato per un cambio scarpe, le gambe erano rigide e non mi fidavo troppo del mio stomaco. Lo stomaco era un’incognita avendo notato il malessere degli altri causa l’escursione termica, meglio camminare spediti.

All’ultima ora, essendo ormai sicura di aver raggiunto l’obiettivo cedetti nuovamente, il caldo eccessivo ricominciava a farsi sentire, seduta all’ombra guardavo gli altri girare. Fine gara, alle ore 10.30.

Sono contenta in ogni caso di non aver mollato: eppure, una tiratina d’orecchi io me la darei, perchè senza cedimenti avrei senz’altro fatto 5-8 km in più... Pazienza, sarà per la prossima!

Dopo Gara. Un lato curioso che ho realizzato solamente nei giorni immediatamente successivi. NIENTE CRAMPI. Dopo la Maratona dell’Acqua [Vai al link per leggere il suo racconto], ebbi crampi da strapparmi le lacrime. Analizzando il tutto sono giunta ad una conclusione: ho preso una dose massiccia di succo di limone. Nei giorni precedenti la gara avevo acquistato una retina di limoni e, nel timore che alcuni andassero a male, mi feci una piccola bottiglietta di succo. In altre gare non l’avevo mai fatto e ti assicuro che più sudavo più crampi dolorosi avevo e soprattutto durante il viaggio di ritorno in treno o la prima notte a casa.

Questa volta proprio niente.

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21 settembre 2011 3 21 /09 /settembre /2011 10:02

micheletti_TdG_2011_arrivo_02.JPGLuciano Micheletti è uno degli ultrarunner di punta della compagine Runners Bergamo, soprattutto in termini di numerosità e di "entità" delle sfide di ultramaratona con cui si confronta. E, oltretutto, è un osso duro, perchè porta sempre i suoi impegni sino alla fine.Accogliamo con piacere il suo racconto della partecipazione al Tor des Géants® 2011, anche perchè i comunicati stampa ufficiali non danno pienamente ragione a tutti gli appassionati che si cimentano con le gare di endurance. La loro presenza spesso si riduce ad un mero dato statistico che fa onore agli organizzatori (come i 300 classificati al traguardo finale di questa gara così estrema), mentre il massimo spazio viene dato (come è giusto che sia, del resto) a chi sale sul podio (con resoconti ed intervista più o meno in diretta). A agli altri non spetta altro, se non un lieve riconoscimento per esserci stato. E' chiaro che lo fanno per se stessi, ma ogni tanto occorre che si possa sentire anche la loro voce.

Il racconto di Luciano Micheletti dà voce ai 290 finisher del TdG, rimasti più o meno anonimi e il cui nome rimane scolpito in una classifica che, al di fuori di un pubblico specialistico, non ha certamente risonanza mediatica.

Ecco il suo racconto.

micheletti TdG 2011 01(Luciano Micheletti) Ebbene, si, ci ho provato anche quest’anno. Per me era impossibile resistere alla tentazione; dopo l’edizione 2010 non potevo mancare a quella di quest’anno. La scelta di partecipare andava comunque ben ponderata, affrontata con la dovuta umiltà e disponibilità. Io non sono un campione ed il mio posto è sempre nel basso della classifica.

Questo premesso, vorrei comunicare alcune emozioni che il TDG 2011 mi ha lasciato, riposte all’interno di una illustrazione di quello che è stata questa gara di endurance.

Il percorso è davvero incantevole; si salgono e scendono continuamente cime, colli e passi, passando di valle in valle, ognuna diversa dall’altra, sempre bellissime, attraversando miriadi di ponticelli, torrenti o semplici ruscelli. Il contorno è semplicemente fantastico: le più belle cime della valle, illuminate dal sole del giorno, splendido, (a parte la pioggia moderata della prima tappa), luminoso, caldo. La notte è illuminata da una luna accecante, in competizione continua con un giardino di stelle, fresca ma mai troppo fredda.

Altre forti emozioni mi colgono in alcuni punti di ristoro, dove i volontari mi riconoscono come partecipante della scorsa edizione: al rifugio Sogno, dove i gestori imbandiscono per noi un vero ricevimento (stufato, bollito, peperonata ecc… sino alla crema di Cogne); a Ponteillers dove mi offrono birra artigianale e sanguinaccio; al bivacco Clermon, con il solito mezzo bicchiere di rosso con acciughe in salsa verde.

Un cenno particolare lo merita lo spettacolare scenario del rifugio Cuney e del contiguo  splendido Oratorio.

L’ incontro con alcuni amici al rifugio Crest scalda il cuore;  l’arrivo a Courmayeur ripaga di tante fatiche.

Sono solo le emozioni che ricordo per prime; molte altre potrei ritrovarle nel mio animo.

Indubbiamente non è stata una passeggiata; non ci può illudere: fatica, a volte il dolore fisico, la fame, la sete, il sonno sono stati, seppure in momenti diversi, compagni fedeli.

Per quanto mi riguarda la lotta mentale contro la fatica è stata  una costante fissa; una continua lotta contro; ma  la fatica  è stata anche una fedele compagna,  comunque onesta, sincera: sempre presente, mai impulsiva o aggressiva, quasi dolce.

Le crisi in una prova di endurance non possono mancare, quindi occorre metterle preventivamente nel conto e saperle affrontare. Oltre la fatica,  personalmente ho dovuto tenere sotto controllo il dolore ai piedi, già fortemente messi alla prova dalla partecipazione alla UTMB e non del tutto recuperati. Un’abbondante dose di cerotto  ha notevolmente limitato il problema.

micheletti TdG 2011 autografo 03Una questione importante da affrontare in gare di questo tipo è senza dubbio il sonno. Per i primi due giorni l’adrenalina era talmente forte che aiuta a sopportare tutto facilmente, poi, pian piano la necessità di dormire, anche per brevi soste, aumenta e si fa pressante. Contro il sonno posso ben poco; mi organizzo con brevi soste quando non posso proprio farne a meno . D’altra parte è stata una mia precisa scelta, programmata e consapevole, decisa tempo prima, di sfruttare tutto il tempo della notte, del primo mattino e della sera, al fine di evitare il caldo del giorno, per me la complicazione principale.

Le condizioni meteo quest’anno sono state molto buone, ad eccezione della prima notte, battuta per un lungo periodo da una pioggia moderata.

Per il resto del tempo, ho dovuto anche fare i conti con il grande caldo del primo pomeriggio.

Il dispendio calorico è enorme. Mi alimento continuamente, con tutto quello che trovo, pasta, bresaola e fontina, con birra, coca cola e cioccolati in quantità smisurata. Alle basi vita purtroppo ed inevitabilmente c’erano sempre gli stessi alimenti: è stato facile avvertire un senso di rifiuto, alla lunga,  ma la priorità era di reintegrare. Le uniche varianti, che hanno appagato molto, sono state trovate  presso i ristori, “amorevolmente” gestiti dai volontari: all’alpeggio di ObeLoo, sulla discesa per Gressoney (vari tipi di formaggio, pane fatto in casa, e salami diversi offerti da un “signor” alpeggiatore d’altri tempi);  al rifugio Sogno, come ho già avuto modo di dire.

Per quanto riguarda l’abbigliamento, non abbiamo avuto bisogni di particolari indumenti, essendosi svolto tutto in modo piuttosto regolare. Mi ero organizzato in modo di avere un cambio ad ogni tappa e così è stato. Eccezion fatta per la prima base vita, alle successive ho sempre approfittato delle docce, con cambio completo di quanto indossavo, (ricostruivo sempre la condizione psicologica di “partire di nuovo” e non di “continuare”).

Un cambio di scarpe dopo la seconda tappa è stato provvidenziale.

A questo proposito devo confermare che la sacca dell’organizzazione ha funzionato; occorre una gestione certamente ordinata di tutto quanto ci si porta al seguito. Un particolare impegno era far asciugare i capi di vestiario durante le soste, in modo da poterli metter via il più possibile asciutti. Comunque sono sopravvissuto anche a questo.

Recuperare le energie fisiche e mentali al termine di ogni tappa era per me fondamentale. Sono partito contrariamente alla scora edizione, senza un programma preciso in testa, con l’obiettivo fondamentale e assolutamente primario di finire, in uno stato discreto, da potermi permettere di affrontare tutti i successivi impegni . Il mio stato di forma non era gran ché e la mia pessima tecnica nell’affrontare le discese mi ha portato ad amministrare con giudizio le mie risorse, consentendomi di giungere al traguardo.

Anche felice!

 

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19 settembre 2011 1 19 /09 /settembre /2011 18:19

6-ore--e-maratona--di-Curinga-2011-2942.JPGSanto Borella e Antonio Mazzeo (ambedue della compagine Runners Bergamo) hanno partecipato sabato 17 settembre rispettivamente alla 6 ore di Seregno (Borella) e alla Maratona del Mugello (Mazzeo) e, domenica 18, ambedue, erano allo start della Mezza di Monza, assieme Mikki Molrlacchi loro compagno di squadra che, in una ritrovata forma, è stato il primo RB a tagliare il traguardo e secondo nella sua categoria.

Di seguito il breve racconto della partecipazione di Santo Borella alla Mezza di Monza con un giudizio severo su alcune deficienze organizzative in quest'ultima gara che, ancora, "deve fare molto per migliorarsi"...

(Santo Borella) A Seregno mi sono iscritto all’ultimo momento, non era in programma viste le condizioni fisiche non ottimali, ma è stato un buon lungo per l’ultima Ultra dell’anno che disputerà a metà ottobre (e che, per quanto mi riguardo, temo), la 100 Km delle Alpi (da Torino a S. Vincent).

A Seregno, le condizioni meteo sono state impegnative: dalle 14.00 alle 18.00 caldo umido ossessivo, dalle 18.00 alle 20.00 pioggia.

Per quanto riguarda Monza darei ragione a Sergio Colombini che chiede (e si chiede) "Ma è una cosa normale?". In effetti, dopo una 6 ore si dovrebbe riposare, non andare a fare una mezza maratona. Se ci aggiungi poi che è stata una gara fatta sotto il temporale, che abbiamo passato diversi sottopassi allagati (con oltre 20 cm di acqua), che il percorso è stato allungato di 1 Km (una bella beffa per chi aspirava al record personale), a conti fatti sarebbe stato meglio starsene a letto a dormire.

Però, a Monza ci dovevo comunque andare per compiti logistici, in quanto avrei dovuto ritirare tutti i pettorali della squadra  per chi aveva effettuato le iscrizioni. C'è sempre bisogno di uno che tenga le fila delle cose: a volte, manca qualche pettorale (e anche stavolta è successo), qualcuno dei nostri per poter correre doveva portare il certificato medico rinnovato; e, alla fine, alle 9.25 (la partenza era alle 9.30) ero ancora con qualche pettorale in mano, dato che qualcuno non si è presentato senza preoccuparsi di avvisare (nel complesso una dozzina di R.B. non hanno gareggiato).

L’organizzazione della Mezza di Monza deve migliorare, per raggiungere il parco, prima, e poi per uscirne ci sono sempre code incredibili, per non parlare dei pettorali che non si trovano e delle lunghe code per ritirare la borsa nel dopo gara; poi, è noto che, in caso di pioggia violenta o insistente, si allagano i sottopassi al parco e perchè non provare ad attrezzarsi con semplici pompe a mano? La prima parte del percorso è stato allungato (a causa allagamento) di circa 1 Km:  possibile che non si sia riuscito ad accorciarlo nella seconda parte?

A conti fatti è stato un mezzo flop.

 

Crediti fotografici: foto di Maurizio Crispi

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  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
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