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25 aprile 2012 3 25 /04 /aprile /2012 13:34

DSC08094.JPGDaniele Baranzini ha preso parte alla 100 km di Seregno 2012, gareggiando nel Campionato del Mondo (ed Europeo) Master 2012. Qui si è classificato 9° assoluto, ma 66° nella classifica generale. 

Ci sono momenti nelle corse lunghe, come quella di oggi a Seregno che formano una esperienza condivisa, un circolo di amici che inanellano cinque giri per giocare con cento chilometri. A volte sono di meno, e a volte sono molto di più di cento chilometri. Ma tutti questi uomini e donne che corrono in un girotondo magico danno un senso chiaro netto. Sono ultrarunner con un senso preciso e quindi semplicemente sostenibile.

Ecco di seguito per intero il suo racconto con le sue impressioni e le sue riflessioni. 

Per me un runner sostenibile è un runner che ha un senso preciso. Questa storia non parla di numeri o prestazioni o performance particolari. Parla invece di runners sostenibili che mi hanno colorato la strada dell’ anello di Seregno. Che mi hanno regalato qualcosa di questo Campionato del Mondo 100k.

(Daniele Baranzini) Entro al Palaporada, mi guardo in giro. Tutti indaffarati, la routine. Vedo entrare il primo runner "sostenibile" di rilievo a cui presto subito attenzione. Yannis Kouros entra al Palaporada. Sembra che nessuno se ne accorga. Istintivamente mi alzo e vado a salutarlo. Lo ammetto, per me è un personaggio importante, sia per quello che dice e ovviamente per lo spessore. “Hi Yannis, how are you doing? Are you going to race?”, gli chiedo quasi all’entrata dei bagni. Lui mi guarda e mi risponde “Well, I am just here to relax and take it cool”. Mi chiede solo di che nazionalità io sia. Poi gli faccio una domanda che avrei sempre voluto chiedergli: “Last year you raced in the  Spartathlon. When you arrived to Sparta then you directly run back to Athens again  covering 500 km in the same run?”. Lui mi guarda e con un guizzo negli occhi mi risponde: “No, it is incorrect, when I arrived to Sparta I talked to the race organisers and after that I run back to Athens”. Sentirlo direttamente da lui è stato il primo regalo di Seregno. Lo saluto e torno a sedermi.

E’ imbarazzante dirlo, ma dopo i primi 30 km di gara lo incontro sul percorso. Lo riconosco dal suo stile inconfondibile e per 10 minuti gli sto dietro. Non riesco a superarlo. Era come se avessi un impasse psicologico a superarlo, come se paradossalmente facessi fatica a passargli davanti. Poi, facendomi forza vado avanti. Per me lui resta l’essenza del corridore delle ultradistanze, l’orizzonte più distante a cui attingo spesso per immaginare anche le mie corse concept run.

Il secondo runner sostenibile che incontro è Monica. Si, lei. Diciamo la Monica nazionale e basta. Va in coppia con una compagna e quando, in modo quasi impercettibile, nota che la compagna vuole più corsa lei la incita ad andare avanti senza preoccuparsi di lei. La spinge con le parole, non una, ma diverse volte. Questo gesto tra le due ragazze è per me il secondo regalo sostenibile di Seregno. E per me lei resta la Signora della Corsa. E una runner che ha la sostenibilità nel cuore, è una donna forte, punto e basta.

Il terzo runner sostenibile lo incontro sempre dentro la corsa. Forse avevo già fatto un 55 km, quando Nerino Paoletti mi si affianca. Quello che gli vedo fare con due ragazzi con la maglietta ITALIA è stupendo. Con parole decise si avvicina al primo dei ragazzi e con uno scambio di cinque li sprona a dare di più, a pestare dritto e non lasciarsi risucchiare indietro. Rallenta per farlo, rallenta come pochi farebbero. Questo atteggiamento è decisamente la sostenibilità fatta in persona. Io e Nerino ci facciamo un anello di 20 km assieme, inneggiando al “nostro” lago, il Lago Maggiore (noi viviamo li). Ricordo ancora il suo gesto al primo ristoro passando per completare l’anello dai 60 km in avanti. Si ferma al ristoro, mi aspetta un secondo e, mentre assieme ci infiliamo per un altro giro, mi passa un bicchiere d’acqua in corsa. Un altro regalo di questa giornata che corre. Grazie Nero.

Ci sono momenti nelle corse lunghe, come quella di oggi a Seregno che formano una esperienza condivisa, un circolo di amici che inanellano cinque giri per giocare con cento chilometri. A volte sono di meno, e a volte sono molto di più di cento chilometri. Ma tutti questi uomini e donne che corrono in un girotondo magico danno un senso chiaro netto. Sono ultrarunner con un senso preciso e quindi semplicemente sostenibile.

Ovviamente oggi, alla fine dei cinque anelli magici di Seregno, re Giorgio passa e regna sovrano. Noi lo rispettiamo cosi, con un sorriso e un grazie ancora.
Anche tu Runner Sostenibile e Speciale.

Daniele Baranzini (9° al MASTER Mondiale MM40, 66° (maschi) al campionato del Mondo 2012 a Seregno)

 

Foto (fi Maurizio Crispi): Daniele Baranzini taglia il traguardo

 

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24 aprile 2012 2 24 /04 /aprile /2012 19:16
DSC07770.JPGQuello che segue è il racconto della 100 km di Seregno Mondiale tratto dal diario personale di Giorgio Calcaterra nel suo sito web www.giorgiocalcaterra.com. Giorgio Calcaterra, che si è laureato per la 3^ volta Campione del Mondo, domenica 22 aprile 2012 ci ha fatto esaltare ed esultare. Nel suo racconto Giorgio Calcaterra fa un esame analitico della sua gara, facendocela quasi rivivere, con tutti i passaggi cronometrici, i momenti di crisi e tutto quello che passava nella sua testa durante una corsa che è divenuta solitaria negli ultimi due giri. Evidentemente, non scorre buon sangue con Alberico Di Cecco, terzo sul traguardo e Bronzo Mondiale ed Europeo: da qui il suo continuo nominarlo "l'altro italiano".
(Giorgio Calcaterra) Oggi è martedì 24 aprile, sono passate quarantotto ore da quando ho corso il mio mondiale. 48 ore intense, nelle quali le emozioni e i ricordi della mia gara mi sono spesso rivenuti in mente. La gara è partita domenica alle 8 e 32, il clima era ottimo per correre e il posticipo di 30 minuti sull’orario stabilito il giorno prima mi ha permesso di arrivare con tutta calma allo start...

DSC06844La partenza di una cento km è molto più tranquilla di quella di una gara più corta, e sulla linea di partenza ero calmo e tranquillo. Poi lo sparo e via… Non mi ero riscaldato molto e il primo mille l’ho corso in 3’ 51”, non molto forte rispetto al 3’ 38”  o qualcosa di simile dell’anno precedente, ma in linea con la gara rilassata che volevo fare. Gara che poi tranquilla non è stata. Il secondo mille in 3’ e 56 “ faceva ancora immaginare una competizione in relax. I primi 4 o 5 km eravamo in tanti e devo dire che correre in un bel gruppo è sicuramente un bel vantaggio. Ecco qualche parziale dal terzo km in poi: 3’ 57”, 3’ 55”, 3’ 45”, 3’ 42, 3’ 46” e 3’ 49 “.

DSC06861Al decimo km guardo il tempo, 38’ 12”, più lento di un minuto rispetto al mio passaggio dello scorso anno. Procedo con il gruppo, cercando di stare abbastanza coperto fino al 16 km quando un canadese che era stato fino a quel momento abbastanza sornione, prende e va. Il suo ritmo mi sembrava forte, ma non volevo rinunciare troppo presto alla testa della corsa e così ho provato a stargli dietro. Tutti gli altri si sono staccati e io nonostante un parziale di 3’ 33” fatto in un km, lo vedo allontanarsi.. A quel punto ho capito di non dover esagerare e ho rallentato. Mi sono ristabilito sui 3’ 42” al km e sono andato avanti in solitudine. Al 27 km mi ha ripreso uno spagnolo molto pimpante e un italiano.  Da lì a poco riprendiamo il canadese visibilmente in difficoltà e io seppur provando a dare il cambio allo spagnolo, cercavo di correre non troppo forte. Il mio passaggio al primo giro è stato di 1h 16’ 05”, forte ma non fortissimo. 
Poi però con lo spagnolo deciso a correre forte il passaggio al secondo giro (40esimo km) è stato di 2ore 31’ e 10” (1ore 15’ e 05” il parziale del giro). Eravamo ancora in tre, io e lo spagnolo che tra l’altro ogni tanto mi parlava, dimostrando sia di star bene che di essere un ragazzo alla mano, e l’altro italiano che ci seguiva sempre qualche metro dietro. Il passaggio al 42esimo km è stato di 2 ore 38’ e 35”. Il terzo giro è stato il più forte, 1ora 14’ 21”(tot. 3ore 45’ 31). Subito dopo il ristoro del terzo giro lo spagnolo ha perso qualche metro (l’italiano si era già staccato al 55esimo km), e io mi sono ritrovato a correre da solo. La fatica ha cominciato a farsi sentire, non ero affaticato con il fiato, ma le mie gambe si erano indurite. 
DSC06860Durante un doppiaggio ho toccato un atleta con la spalla (mi scuso con lui per quello scontro, dovuto alla mia distrazione), e un dolore alla costola mi ha cominciato ad impensierire. Al 70esimo km ero abbastanza affaticato ma la mia corsa ancora efficiente, 4ore 22’ e 58” il mio passaggio. Poi però ho cominciato a rallentare… 3’ 59”, 3’53”, 3’ 51”, 3’ 46”, 4’00”, 3’ 47”, 3’46”, 3’ 52”, 3’ 57” e 4’11”. All’ottantesimo km, cioè all’inizio dell’ultimo giro sono passato in 5ore 02’ e 03” ( parziale del giro: 1ora 16’ 31”).  L’ultimo giro è stato per me una prova di testa, la stanchezza era veramente tanta, mi dicevano che avevo qualche minuto di vantaggio, ma siccome so che due o tre minuti in una cento non sono nulla, ero molto preoccupato. 
Durante il percorso ho sempre cercato di salutare tutti quelli che mi incitavano, non era solo una gara era un momento di gioia, nel quale ci si scambiavamo saluti e incitamenti. DSC07259Nell’ultimo giro però credo di aver smesso di sorridere e salutare, mi dispiace per questo, ma la crisi era abbastanza  profonda, non una crisi nel quale si perde un minuto al km , ma comunque una crisi che ti fa riflettere e temere di non farcela. 5ore 42’ e 17” il passaggio al 90esimo km, un diecimila corso 40’ 14” e ancora 10km da fare. Sensazioni non buone, essere sorpassato negli ultimi km non è piacevole, mi ripetevo, e provavo a spingere, gli incoraggiamenti era tanti e mi hanno aiutato tantissimo, ma io continuavo a rallentare. 91esimo km in 4’ 09”, poi 4’17”, piccolo tentativo di reazione ed ecco un 4’ 05”, 4’09”, 4’ 05”, 4’ 25” il peggiore… ancora tentativo di reagire ed ecco un 4’ 05” e poi un 3’ 58”, un 4’ 01” e 3’ 55” e un 4’ 01”- Totale 6ore 23’ 20”. All’ arrivo tanta gioia, vincere all’estero è stato bello, ma qui in Italia è ancora più bello, la cordialità e gli incitamenti della gente sono stati fantastici. 
Grazie a tutti quelli che mi hanno incitato, che hanno voluto condividere con me una foto o che mi hanno onorato chiedendomi una dedica, a tutti quelli che mi hanno applaudito e complimenti a tutti quelli che hanno corso, io sono stato il primo ma non il più bravo, c’è chi ha corso la 100km a più di 80 anni e chi ci ha provato a meno di 20 anni e loro così come altri che ci hanno messo passione e volontà sono per me meritevoli dei miei stessi applausi. Grazie ai miei compagni di squadra che ce l’hanno messa tutta e che hanno permesso all’Italia di vincere anche l’oro europeo e mondiale a squadra.
W la corsa, la corsa sana, pulita e leale.
Foto di Maurizio Crispi
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5 aprile 2012 4 05 /04 /aprile /2012 09:51
elena_RipostoR.jpgDomenica 25 marzo 2012 si è disputata la 1^ Maratonina "Blu Ionio" a Riposto (Catania), valevole anche come 2^ prova del Grand Prix di Maratonina di Sicilia. Vincitore della prima edizione è stato Massimo Lisitano con il tempo di 1:09:53 a seguire Francesco Ingargiola e Filippo Porta, rispettivamente con il tempo di 1:09:57 e 1:13:34.
In campo femminile la spunta la fortissima  Tatiana Betta con un 1:21:00 netti, secondo posto Caterina Gianò con 1:26:31 mentre al gradino più basso del podio Di Stefano Emanuela con 1:29:06.
La maratonina di Riposto è stata accompagnata da una bella giornata e assenza quasi totale di vento...percorso molto gradevole piano e veloce con un  lunghissimo rettilineo con giro unico.
Grande successo di partecipazioni per una prima edizione: 543 sono stati i classificati al traguardo finale. 
Ha partecipato anche Elena Cifali (ASD Movimento é Vita) con molti compagni della sua squadra, e secondo una consuetudine ormai consolidata ci ha trasmesso il suo racconto, che - come al solito - ci fa vivere la gara con un vertice di osservazione, attento all'evento sportivo, ma soprattutto all'esperienza di vita e sport visuuti, con intensità, con emozioni, con sentimenti di amicizia, di solidarietà e forte empatia.
Elena Cifali si è classificata 454^ assoluta, con il crono 1h50'13.

Ecco di seguito il racconto di Elena.
elena Salvo tatiana riposto(Elena Cifali) E’ trascorsa solo una settimana dalla maratona di Roma e già mi sembra che sia un secolo fa. Ho corso poco in questi giorni e, ogni volta, solo per pochi chilometri e solo per defaticare. Sono in tanti a sconsigliarmi di affrontare una nuova sfida. Dicono: "Una maratonina dopo così pochi giorni, è troppo!". Ma chi mi conosce almeno un pochino sa perfettamente che io sono guidata da una forte volontà e che difficilmente mi fermo davanti alle opinioni altrui. 
Quindi, anche stamattina si gareggia. 
La giornata non è bellissima, il cielo è velato e affollato da alte nubi grigie che non promettono nulla di buono in montagna, ma la speranza è che, a al mare, il tempo sia migliore. 
Appena arrivata a Riposto, subito la pioggia mi da il benvenuto: “Maratonina bagnata, maratonina fortunata” penso tra me e me, ma il tempo è clemente e, nel giro di pochi minuti, la pioggia cessa. Incontro i tanti amici che oggi correranno insieme a me e Salvo: le campionesse Tatiana Betta e Graziella Bonanno, i compagni di squadra Orazio, Melchiorre, Tiziana e Rino ed un’infinità di altri runner tutti carichi e motivati. 
Espletiamo le solite formalità: mentre si ritira il pettorale e si fa la fila al bagno, scambio pareri ed impressioni con chi ha corso a Roma domenica scorsa. 
Siamo tutti belli, avvolti nelle nostre magliette colorate, allineati dietro la riga di partenza, quando incontriamo  Carmelo Santoro che non manca di ricordarci di allenarci per la prossima gara sull’Etna. Mi sento chiamare, è il palermitano Salvo Campanella - Che piacere rivederlo! – colui col quale ho condiviso la parte finale della mia maratona di Siracusa arrivando mano nella mano come grandissimi amici (pur non conoscendolo prima di quel giorno).
elena riposto in corsaRAdesso siamo davvero tutti pronti, pochi istanti e si sente lo sparo che dà il Via!
Io e Salvo Crudo siamo, come sempre, vicini ed iniziamo a correre i primi 2 km fianco a fianco ad un passo che è forse troppo veloce per me. Mi sento bene, nonostante l’ultima fatica, le gambe girano a dovere, avverto solo un leggero bruciore ai muscoli tibiali (ma ormai ci sono abituata). Siccome non voglio esagerare, chiedo a Salvo di non aspettarmi e di iniziare a fare il suo passo: ci salutiamo sicuri di rivederci tra meno di due ore.
Cerco la concentrazione, guardo dritta avanti a me e inizio a godere del panorama: mi trovo in riva al mare, un mare splendido, profumato, sono sullo stesso litorale dove ogni estate da quando vivo a Catania vengo a fare il bagno e godere delle domeniche con gli amici. La sensazione è strana, di solito queste strade sono stracolme di gente in costume da bagno, di bambini con palette e secchielli, di automobili parcheggiate; di solito l’aria è bollente, il sole è alto e caldo; oggi invece l’aria è fresca, il cielo coperto, poche automobili in giro e solo alcune decine di persone lungo le vie indugiano davanti al bar del paese. 
Sto imparando a conoscere il mio corpo e so perfettamente che, dopo i primi sei chilometri, i miei dolorini d’incanto spariscono per un bel po'. Inizio a correre in maniera sciolta e riprendo il ritmo che avevo alla partenza (certamente sostenuto per me), mi si affianca un runner sulla sessantina, mi dice di chiamarsi Agostino e che vuole correre con me fin che ce la farà: a questo punto sono io a dare il passo. Caspita, non mi era mai successo!
"Ho delle responsabilità, ora”, penso. Con Agostino si chiacchiera e finiamo per scoprire che ogni tanto ci alleniamo nello stesso posto: la pineta di Nicolosi, ma che a causa dei diversi orari non ci siamo mai incontrati. Sento il suo respiro pesante affianco a me e lo invito a non mollare, a concentrarsi. I rifornimenti sono di sola acqua e ringrazio il cielo per aver avuto il buon senso di portare con me delle bustine di zucchero, altrimenti non so proprio come avrei fatto.
elena riposto fine garaSiamo già quasi al giro di boa, quando incontro uno dopo l’altro gli altri runner che tornano indietro: l’indiscussa campionessa Tatiana, poi Graziella, Carmelo Pardu e Manuela, Orazio, Rino e anche il simpaticissimo Salvo La Iacona con quale in ben due occasioni ci scambiamo il cinque accompagnato da grida di incoraggiamento reciproco e larghi sorrisi. Al secondo giro di boa incrocio anche Davide, collega di Salvo, col quale spero di avere il piacere di condividere qualche bell’allenamento in montagna. Agostino mi comunica che è stanco di correre a questo ritmo, decide di rallentare e mi saluta con un bel "In bocca al lupo!". 
Adesso sono di nuovo sola, sola con me stessa, con la mia fatica, con il mio sudore, con le miei motivazioni, con i miei pensieri. Inizio a fare le solite divagazioni mentali, pensando per esempio che ormai mancano soli pochi chilometri e allora riaffiora prepotente la mia natura di ragioniera: calcoli su calcoli che cambiano, si aggiornano e si modificano di continuo col passare dei chilometri e col trascorrere del tempo. La fatica si fa sentire, ho caldo, ai rifornimenti manca l’acqua, non posso neppure fare gli spugnaggi perché non ho portato la spugna. Mi ricordo di avere con me il fazzoletto di stoffa che porto sempre durante le gare (lo stesso che usai per tamponare il sangue delle ferite che mi procurai cadendo rovinosamente durante la maratona di Ragusa). Lo inzuppo nella bagnarola e lo uso al posto della spugna. Mi inumidisco la nuca, i polsi ed il viso e subito inizio a stare meglio. Avverto un leggero dolore alle ginocchia, ma è quasi fisiologico per me. 
Mancano solo due chilometri: faccio il conto alla rovescia, sono molto stanca, ma è proprio adesso che ricevo una delle più belle sorprese di questa splendida gara: mi è venuto incontro per incitarmi ed accompagnarmi Salvo Campanella (lui ha già concluso in modo strepitoso), col suo splendido sorriso mi da quella carica e quell’energia di cui avevo bisogno. Sento le gambe leggere e piano piano raggiungo e supero la donna che da parecchi chilometri vedevo correre davanti a me. 
Parliamo, ridiamo, scherziamo: sono a solo 1 km dal tanto agognato traguardo. I gabbiani volano alti e sembrano scortare questo lungo corteo di uomini e donne. Ma le sorprese non sono ancora finite! 
E’ venuto ad incontrarmi anche Salvo Crudo, che ha ancora in mano la sua medaglia e il suo pacco gara, perché non ha voluto perdere tempo nel riporli, poche centinaia di metri ancora e vedo anche Melchiorre che mi viene incontro. 
Mi rendo conto di quanto sono fortunata, di quanto sono ben voluta, e quasi mi commuovo nel constatare tanta solidarietà. Ma io che (come dice qualcuno) ho il cuore di pietra ed aborro le lacrime sdrammatizzo con le risa inizio a fare la buffona alzando a più non posso le gambe e ridendo per celare la mia commozione. 
Sarà proprio l’ultimo il chilometro meglio corso, quello più veloce, quello più vissuto, quello che maggiormente ricorderò. 
L’ultimo chilometro è fatto di tanta GLORIA e ben poca FATICA!
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28 marzo 2012 3 28 /03 /marzo /2012 19:03

DSC02068.JPGIl siracusano Vincenzo Altamura (Idea Events Marathon Siracusa, M40) ha partecipato tra il 15 e il 16 ottobre scorsi (2011) alla 3^ edizione della 100 km delle Alpi (sua seconda esperienza in una 100 km, l'esordio essendo stato con la 100 km del Passatore 2011).
Ha chiuso la sua fatica in 13h19'41", piazzandosi 90° asoluto su 121 finisher.
Ecco di seguito il suo racconto.

(Vincenzo Altamura) Oggi finalmente, dopo tanto tempo, ho deciso di chiudere il racconto personale della 100 km delle Alpi da  Torino a Saint Vincent, cui ho partecipato lo scorso ottobre.

La prima esperienza della 100 km del Passatore 2011, felicemente terminata e consapevolmente corsa con   il freno a mano,  mi ha indotto a cercare una nuova  opportunità. La preparazione per la gara, si è basata principalmente utilizzando lo schema del carico leggero di Pizzolato, articolato in 3 mesi che ti permette di chiudere senza farsi male e soprattutto senza strafare, con “lo spirito dell’amatore”. Le  100 km da strada in Italia sono pochissime e quella delle Alpi ricade in un periodo di inizio autunno che è ideale per non soffrire il caldo.

Effettivamente  la prima parte di gara del Passatore, la cui prima parte corsa  sotto il sole cocente determina una prima selezione degli  atleti, mi ha fatto veramente soffrire.  Già il nome stesso “100 km delle Alpi da Torino a S. Vincent”  è intrigante: figuriamoci poi esserci! E’ sicuramente qualcosa di indimenticabile.
Non me ne sono pentito, anzi.  Sono arrivato a Torino il venerdì mattina   e, prima di incontrarmi con l’atleta ultra  Inge (da Ragusa)  accompagnata dalla sua famiglia, ho deciso di starmene a gironzolare in città come turista.
DSC02061Sono rimasto affascinato dalla città di  Torino e mi sono ripromesso di ritornarci di nuovo questa volta solo da turista. Nel primo pomeriggio sempre in compagnia dell’atleta Inge abbiamo avuto la felice idea di tentare di prendere il numero di pettorale presso la segreteria di via S. Paolo 169 vicino al Parco Ruffini.   Abbiamo trovato difficoltà nell’individuare il numero civico indicato nel regolamento,  ma grazie ad alcune telefonate siamo arrivati infine e siamo stati  accolti  con enorme gentilezza.
Il giorno dopo ho preso l’autobus per recarmi al luogo di  partenza della gara e ho chiesto all’autista se, gentilmente, avrebbe potuto farmi scendere vicino alla via San Benigno. Lui è cascato dalle nuvole, perché non conosceva questa via e mi ha chiesto del perché dovessi recarmi proprio lì.
Gli spiego allora che c’era la partenza della gara podistica - della 100 km – e lui mi ha risposto: “Cosaaa!? Ma l’hanno inventata stanotte?”.
DSC02066Gli ho risposto di no, aggiungendo che, forse, era stata poco pubblicizzata e,  per rincuorarlo, gli ho mostrato il numero di pettorale 101 dove era ben rimarcata – tra le altre diciture -  la scritta “100 km”. Lui mi ha detto allora che si stava allenando per la maratona di Torino di novembre e che gli sarebbe anche piaciuto assistere alla partenza della  100 km  se solo fosse stato informato prima.
Grazie ad una serie di telefonate con l’organizzatore, finalmente sono riuscito a spiegare all’autista dove si trovasse la partenza e, alla buon’ora sono riuscito ad arrivare sul posto.
Solito preambolo, cambio di indumenti, foto di rito, deposito del bagaglio e pronti per la partenza sulla linea.  
Il tempo è  sereno e  non pioverà.

Si parte.

Un lungo serpentone si snoda in strada, ed ecco il primo problema: c’era troppo traffico.

Più ci si allontanava  dalla città e più il traffico aumentava.

Alcune volte, mi sono ritrovato ad imprecare perché ho respirato tanto gas di scarico di auto.
Questa anomalia mi ha accompagnato per circa 30 km.
Lo scenario circostante e il panorama sono cambiati di netto dopo il 30° km circa.
Meno auto sicuramente, ma soprattutto ciò che colpiva erano la valle, il verde e, man mano, che correvi verso Saint Vincent, macinando chilometri,  mutava drasticamente il territorio con fiumi e  le prime montagne.

I primi 45 km li ho corsi con un gruppetto di centisti ognuno dei quali con le proprie esperienze di vita e di salute.

Al 50° km, dopo la  salita, mi sono fermato per il cambio indumenti e la  ristorazione.
Sono stato assistito molto bene e questo dimostra la cura dell’organizzazione nei minimi particolari.

Al tavolo del ristoro ho trovato l’ultrarunner Inge molto più rilassata rispetto a me e si capiva bene che era pronta a realizzare un ottimo tempo.
Cavolo! Guardando l’orologio mi sono reso conto di aver perso 45 minuti. Li recupererò?

Penso proprio di no. E via siamo ripartiti per affrontare la discesa. Qui, ho corso in scioltezza, sentendomi veramente bene. 

Leggendo  i nomi dei paesi e dei luoghi incantati  che - man mano - andavo attraversando mi sembrava  quasi d'essere in Francia.
Dopo il  ristoro del 70° km, ho raggiunto un’atleta - Alessandra Rado  - la quale mi ha chiesto se potessi farle compagnia fino all’arrivo.

Ho risposto che per me sarebbe stato un vero piacere.
La motivazione della mia pronta disponibilità è semplice: a causa della  scarna partecipazione di atleti in una gara in linea di 100 km si creano inevitabilmente vuoti di centinaia di metri prima e poi di chilometri tra un atleta e l’altro; e, sinceramente, correre al buio pesto da soli con un traffico scellerato e incalzante ti crea solo disagio e paura. 
In effetti dall’80° km in poi il traffico era come impazzito e, comunque, seguendo  le indicazioni di percorso dagli organizzatori ci è andata bene.  
Spesso ho dovuto rivolgere agli automobilisti poco attenti o impazienti frasi poco colorite, ma quando ci voleva non potevo tirarmi indietro.

Tutti coloro che già conoscevano il percorso da precedenti esperienze mi avevano detto che gli ultimi 5 chilometri prima dell’arrivo sarebbero stati duri, ma - a dire il vero - li abbiamo percorsi molto rilassati ed è stato così che siamo giunti all’arrivo senza problemi.  L’accoglienza è stata buona, la medaglia spettante ai finisher non entusiasmante, i complimenti tanti e un bel piatto di pasta calda appena scodellata e in regalo   una tuta  con la scritta  IO C’ERO in regalo.    

Dopo la faticaccia e i saluti di rito, mi sono avviato verso il Palazzetto dello sport.

Si è passati dai 9 gradi in città ai confortevoli - quasi tropicali - 24° all’interno del Palazzetto.
Fantastico! Acqua calda a volontà e brande per riposare.

La mattina abbiamo scoperto il paese di Saint Vincent, circondato da alti monti.

Uno spettacolo.

Dopo la premiazione siamo rientrati a Torino con  l’autobus messo a disposizione dall’organizzazione e  l’autista è stato gentile ad accompagnarci nei luoghi richiesti.
In questa occasione ho riconosciuto Maurizio Crispi e, dopo quattro chiacchiere, ci siamo promessi di rivederci a Siracusa in occasione della Siracusa City Marathon.

Ultime impressioni e bilancio finale:

  • la ristorazione lungo il percorso  è stata abbondante e il personale mi è sembrato molto professionale;
  • ho trovato le segnalazioni progressive distanziometriche ogni 5 km posizionate correttamente
  • Unico neo, forse, soprattutto per i podisti più lenti, le indicazioni del percorso agli incroci erano insufficienti (soprattutto nei punti dubbi) e, di sera, al buio  non avevamo la certezza che la strada fosse giusta  (ma, alla fine, siamo stati fortunati).

Ricapitolando: organizzazione promossa. Classica domanda: ritornerò? Non si sa. 

90 101 Vincenzo Altamura IDEA EVENTS M. SIRACUSA MM40 13h19'41''15 05h29'37''80 07'59''/km

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27 marzo 2012 2 27 /03 /marzo /2012 07:23
ElenaCifali_byMaurizioCrispiElena Cifali (ASD Movimento é Vita Gela) ha partecipato, assieme ad un nutrito grppo dei suoi compagni di squadra alla 18^ edizione della Maratona di Roma Acea. E' stata per Elena una grande esperienza e, di fatto, il primo "battesimo" alle grandi maratona su strada. Un passaggio di non poco conto, considerando che le prime maratone corse da Elena nel corso del 2012 (Ragusa, Siracusa) sono state maratone con poche decine di runner (ragusa) e alcune centinaia (Siracusa) con l'effetto di avere soltanto pochi maratoneti spalmati sull'intero percorso di gara. Analogo è stato il caso delle diverse mezze maratone che Elena ha corso. Tutte le sue esperienze di corse su strada sinora sono state quelle di gare vissute in quasi-solitudine, senza molta differenza in termini di contesto dagli allenamenti fatti in solitaria o in compagnia, se non per il fatto di indossare un pettore e di avere quel quid in più in termini di grinta e di motivazione a correre senza fermarsi per l'interas distanza: esperienze di solitudine, di silenzio, di confronto muto con la fatica e la sofferenza, se non per quegli intermezzi in cui arrivava gradito il supporto di occasionali compagni di viaggio. L'esperienza con la Maratona di Roma è stata invece su di un regiswtro completamente diverso, sia per la kermesse che si respirava ad ogni passo, sia per il fatto di vivere uno spettacolo in cui i maratoneti sono nello stesso tempo spettatori e attori, sia infine per l'esperienza impareggiabile di correre nella moltitudine, vivendo la sensazione di far parte di un unico corpo vivente con unsolo cuore pulsante all'unisono. Ma Elena ha anche vissuto il rovescio della medaglia, rispetto al suo modo consolidato di correre in solitudine e nel silenzio. "Bello sì, - mi ha detto al termine della Maratona, coccolandosi la bella medaglia commerativa - ma preferisco le Maratone in cui siamo soltanto in pochi e correre i 42,195 è come fare un allenamento, magari un po' più lunghetto e indossando un pettorale".
Elena Cifali ha concluso la maratona in 4h13'39.
Ma lasciamo che sia la stessa Elena a raccontarci della sua esperienza alla Maratona dell'Urbe
(Elena Cifali) Da mesi aspettavo di poter correre la maratona di Roma, mesi e mesi di lavoro, di allenamenti, di aspettative e di ansie. 
E finalmente il momento è arrivato.
E’ l’alba di domenica mattina, sono a pezzi: ho trascorso una nottataccia, fatta di mal di testa e di malessere generalizzato. Mi sento uno straccio, proprio oggi che devo correre mi sento così?
DSC04030Vabbè, ormai sono in ballo ed allora balliamo! Faccio colazione con cornetto, cappuccino con contorno ddi Oki, nella speranza che la testa la finisca di martellare. Le farfalle allo stomaco si sono trasformate in rinoceronti che danno cornate e destra e a sinistra, l’emozione, l’eccitazione, l’ansia e la paura si sono mescolate durante questa lunghissima notte insonne. I miei sentimenti sono confusi, non so più se essere felice o arrabbiata!
Decido di darmi una calmata e cerco un po’ di concentrazione lungo il tragitto che dall’albergo mi porta in metropolitana. Le strade di Roma sono stracolme di maratoneti, impossibile non notarli, ognuno col suo immancabile zainetto sulle spalle. 
La città si anima già dalle prime luci dell’alba, risa e schiamazzi ovunque, un’aria di festa si respira ad ogni angolo della strada! 
Amo Roma, ho iniziato ad amarla quando da ragazza mamma e papà mi regalarono un meraviglioso viaggio in loro compagnia. 
Ricordo come se fosse oggi una stupenda gita scolastica e poi, anni dopo, in compagnia dei fidanzato di allora (oggi mio marito), in un assaggio del futuro viaggio di nozze. 
L’ultima volta in insieme ad alcune amiche, conosciute 20 anni prima durante il mio soggiorno in collegio a Catania. Ogni volta riscopro una Roma magica, sempre uguale e, per questo, sempre bellissima. 
Poche fermate e siamo già al centro, adesso ci siamo proprio, si vede il luogo da cui partiremo, è fatta! 
Ad accompagnarmi, come sempre, ci sono mio marito e mio figlio che saluto poco prima di entrare dal cancello per il deposito degli zaini. 
Da adesso sono “sola” con Salvo (insostituibile compagno di avventura), Orazio, Rino che festeggia nel migliore dei modi il suo compleanno, Francesco e Tiziana. 
Per tutti e sei la parola d’ordine è: “fare pipì”: ci sono centinaia di bagni chimici, ma le file per accedervi sono proibitive. Non posso farne a meno, mi toccherà aspettare un tempo interminabile prima di poter entrare, e sono già le 8:55: ancora 5 minuti e poi ci sarà la partenza ed io non l’ho ancora fatta! 
Un paio di volontarie stendono una coperta termica tra un bagno e l’altro ed allora decido che posso farla proprio li dietro, incurante degli sguardi altrui… Si è fatto tardi e non posso rischiare di mancare la partenza!
Tutto intorno a me un fortissimo odore di crema preparatoria, di sudore. Io lo chiamo “l’odore della corsa”. 
Si è fatto tardissimo, i cancelli di ingresso alle griglie sono già aperti, la mente si sgombra, mi rilasso, il sorriso si accende sul mio volto e mi incammino verso il luogo in cui altri 16.100 atleti aspettano di partire. Un brivido mi attraversa quando dal megafono ascolto la voce di uno speaker: 
Buongiorno, Maratoneta! Tra poco correrai lungo millenni di storia! - tuona la sua voce amplificata dal fantascientifico sound system collocato in zona partenza.
Ecco cosa ho sognato nelle ultime settimane, correre lungo millenni storia, correre e calpestare quella città percorsa da centinaia di condottieri, da eserciti vincitori in trionfo e da orde di invasori: la capitale non deluderà le mie attese.
Tra applausi, urla si parte Viaaaaaaa! ben 16.100 maratoneti iniziano a muoversi tutti insieme, passo dopo passo, dapprima camminando e poi piano piano correndo: migliaia di cuori che battono all'unisono, di sogni, di speranze, di vite si sono date appuntamento davanti al Colosseo oggi per “essere felici”.
DSC04034Accanto a me Salvo: cerco di non perderlo di vista neppure per un istante, consapevole che - se ciò accadesse - ritrovarlo tra tutte quelle gambe in movimento non sarebbe per nulla semplice e questa gara vorrei farla proprio con lui che è stato il primo in assoluto a credere nelle mie capacità, il primo che si è preso cura di me come atleta e che con i suoi suggerimenti, consigli, e piccoli programmi di allenamento ha trasformato una ragazza come tante in una maratoneta! Lo guardo negli occhi senza parlare sicura che lui saprà leggere nei miei tutta la riconoscenza che ho nei suoi confronti. 
Il tempo per i pensieri è finito, adesso bisogna correre! Impresa non semplice, perché devo fare attenzione a non finire addosso a qualcun altro, a non cadere, a non farmi calpestare, a non finire sulla traiettoria degli altri runner. Il mio mal di testa d’incanto svanisce, sono concentrata su ciò che sto facendo, ascolto il battito delle scarpe di migliaia tra uomini e donne e mi sembra di assistere ad un meraviglioso concerto. Il respiro mio e di tutti gli altri attorno a me somiglia ad una dolce melodia, ad un canto ammaliatore che ipnotizza gli animi. 
Dietro di me sento cori di voi che leggono la scritta sulla mia maglietta “La fatica è momentanea, la gloria dura per sempre”, in molti mi fanno i complimenti, in tanti la commentano e tentano un approccio, una ragazza incita il suo compagno a ricordarla in modo da poterla stampare a loro volta sulle loro magliette. La leggono talmente in tanti e la ripetono talmente in tanti che inizio tutta una serie di riflessioni sul suo significato. La fatica che faccio calpestando i sampietrini è molta, ad ogni passo devo regolare l’angolazione del piede e subito se ne accorgono (oltre che le miei caviglie e le mie ginocchia) i miei alluci che iniziano a dolermi, li troverò neri dopo la doccia post gara!
Sono ancora al secondo chilometro quando incontro l’amica Inge Hack: é una gioia immensa nel rivederla, ci scambiamo un bacio mentre corriamo, ci chiediamo come va, qualche metro insieme e poi ci allontaniamo. Da lontano sento che mi urla che per oggi non vuole più vedermi (se dovesse raggiungermi significherebbe che qualcosa è andato storto e che ho dovuto rallentare). Ancora poche centinaia di metri e a raggiungermi è un’altra amica: Anna Cavallo, adesso siamo proprio tutte qui le tre donne che hanno diviso il podio della maratona di Ragusa. Anche con lei poche parole, tanto incoraggiamento e poi proseguo la mia corsa.
I ristori sono regolari, abbondanti, fa caldo, il sole è alto e mi attacco al ciuccio dei sali come un neonato alla mammella dell’adorata mamma. Gli spugnaggi sono ambitissimi, afferro la mia spugna e non la mollerò più sino alla fine, mi bagno spesso polsi e nuca, ogni tanto anche la testa e il volto. Il sudore scorre copioso sul mio viso e sento la pelle salata tirare. 
Intanto i chilometri passano e non sento nessuna fatica: è come se non stessi correndo affatto, il respiro è regolare, le gambe girano come dovrebbero e in men che non si dica ho già fatto 21 km! Sono già a metà dell’opera, felice e fiera di me. Intanto sento moltissime ambulanze che soccorrono gli atleti che, per vari motivi, non ce la fanno e sono sopraffatti da un malore. Davanti a noi uno si sente male, ma stordito com’è non se ne rende nemmeno conto, barcolla passo dopo passo, temiamo che da un momento all’altro crolli per terra, Salvo insieme ad altri lo soccorrono e lo adagiano sul caldo asfalto. Io proseguo la mia corsa, non voglio fermarmi, non voglio assistere al fallimento – quando corri una maratona, corri non solo con le gambe, ma soprattutto con la testa, e i malori altrui non aiutano di certo. 
Già dal 10° chilometro avverto una fitta al fianco sinistro che adesso inizia ad essere più presente. Non voglio preoccuparmi e decido di non dire nulla al mio compagno di corsa, continuo come se nulla fosse ed inizio a pensare che correre è come partorire. Quando si è stesi sul lettino della sala parto, in preda ai dolori, in pieno travaglio, l’unico desiderio è che tutto ciò finisca al più presto. Si desidera che tutto il dolore svanisca, si giura che mai e poi mai si vorrà ripetere tale dolorosissima esperienza (è la fase della fatica). Ma quando dopo lunghissime ore tieni stretta al petto la tua creatura ti dimentichi di tutto (è il momento della gloria). Ed allora non vedi l’ora di farne un altra!
Questi e tanti altri sono i pensieri che si affollano nella mia mente, ma il dolore al fianco non è solo, è accompagnato da quello alle ginocchia. Decido di comunicare il mio malessere a Salvo, il quale mi guarda con preoccupazione. Mi fermo durante un rifornimento sotto la tenda del pronto soccorso e mi faccio spruzzare lo spray su caviglie, polpacci e ginocchia, ringrazio il giovane infermiere regalandogli un sorriso e allontanandomi gli urlo: “Che Dio ti benedica!”, e già perché l’effetto benefico si fa sentire immediatamente. Mi sento come nuova e sono già al 30° km. Ancora 12 chilometri e la mia impresa sarà terminata, 12 km durante i quali - quasi senza accorgermene - riesco a superare più di 800 atleti. In tanti si arrendono, in tanti camminano. Un tipo di Napoli spiega ai suoi compagni che i veri atleti si vedono dopo il muro del 33 km, ed allora decido che per me stavolta non ci sarà nessun muro!
Durante questa fase più volte invito Salvo ad andare avanti, a lasciarmi, lui è più veloce e lo sto penalizzando. Al 37° km mi lascia, mi saluta a malincuore: lo vedo allontanarsi, si fa strada faticosamente, c’è ancora troppa gente e non si riesce a superare con facilità, ma pazienza è il prezzo che si deve pagare quando si partecipa ad una delle maratone più importanti del mondo.
Abbiamo attraversato tutta la città, siamo passati davanti ai più importanti monumenti di Roma, abbiamo calpestato senza offendere tutte le più belle strade. Mi sorprende davvero il calore delle persone che assistono alla manifestazione: in più occasioni ho incitato con le mani, con gli applausi e con le urla coloro che al di la delle transenne ci guardavano passare. Dai balconi dei palazzi, scendevano sulle nostre teste grida di incoraggiamento, mentre anziani affacciati applaudono entusiasti questo serpentone umano lungo chilometri che si dispiega e si agita sotto i loro piedi. 
A Roma non hai tempo di pensare al muro del 33 km, sei così gasato che tiri dritto verso la meta. 
DSC04012.JPGUn bimbo allunga la sua manina per battere il cinque ai maratoneti: lo tocco delicatamente, quasi religiosamente per paura di fargli male. E’ emozionante l’entusiasmo che vedo nei suoi piccoli occhi chiari, la sua innocenza è tale da farmi provare una fitta al cuore. Penso al mio grande amore, a mio figlio Luca e penso che sarebbe bellissimo poter correre insieme a lui gli ultimi metri, mano nella mano. Chissà, magari un giorno anche lui capirà, amerà e condividerà questa passione così travolgente.
Intanto la meta è vicina, il mio GPS segna 40 km e qui ritrovo il gruppo di napoletani, uno di loro è stremato - gli altri lo incoraggiano - ma ha il viso stravolto, lo incito anche io con delle parole che dovranno servigli a distrarsi più che a riprendersi “Alza le gambe, muovi quel culo e corri!”, arriveranno pochi minuti dopo di me al traguardo tenendosi per mano.
Mi sento chiamare “Elenaaaaaa!” è lui: Ezio, con la macchina fotografica ed un sorriso meraviglioso che mi incita, non avrei mai immaginato di incontrarlo proprio adesso, a breve sarò di nuovo tra le sue confortanti braccia.
Adesso che sono quasi arrivata mi spetta l’ultimo chilometro quasi tutto in salita, ma io che di salite ne faccio di continuo non me ne curo. So solo una cosa: ce l’ho fatta, ho conquistato il Colosseo! 
Sono riuscita a finire la mia terza maratona in poco più di due mesi. Sono felice, soddisfatta, fiera di me. Mi amo, amo quello che ho fatto, amo le persone che hanno contribuito a far si che ciò si sia avverato. 
Mancano solo 100 mt, ad un tratto vedo Maurizio Crispi, lo chiamo con quel poco di fiato che mi rimane e lo vedo sollevare la macchina fotografica: avrò anche una sua foto mentre volo verso l'arco gonfiabile dell'arrivo.
Alzo le braccia e le mani in segno di vittoria, oltrepasso il traguardo e mi godo la mia medaglia. 
La bacio e la ribacio come si fa con l’amato. 
Intorno e davanti a me si stende un campo di battaglia: non morti o feriti come dopo una lotta cruenta, ma soltanto maratoneti esausti oppure semplicemente intenti a godersi cinque minuti di meritato riposo. In molti sono sdraiati a terra, in molti necessitano di cure mediche. Incontro Salvo, arrivato alcuni minuti prima di me, ci salutiamo e ci facciamo festa come se non ci vedessimo da anni; quindi, ci incamminiamo verso l’uscita dove i nostri cari ci aspettano, i passi sono lenti, affaticati, doloranti, siamo tutti sudati e salaticci di sudore rappreso, ma nessuno dei due avrebbe voluto essere da nessun’altra parte del mondo se non lì, in quel momento ed in quella situazione. Un legame forte, sincero ed autentico che supera qualsiasi difficoltà e che si muove per chilometri e chilometri.
Io sono felice, ho partorito la mia creatura ed adesso non vedo l’ora di metterne al mondo un’altra.
  F1332 - CIFALI ELENA MOVIMENTO E' VITA =
  --- np --- --- np --- --- np --- --- np --- --- np --- --- np --- Tempo --- np --- --- np --- --- np ---
Via Ostiense (5K) 5000 5898 597 5892 00:30:41 00:28:43   6.08
Lungotevere Testaccio (10K) 10000 6632 655 6626 00:59:09 00:57:10 00:28:27 5.54
Lungotevere Marzio (15K) 15000 6974 662 6968 01:27:42 01:25:44 00:28:33 5.50
Viale Caorso (Half Marathon) 21097 7274 667 7268 02:03:53 02:01:55 00:36:10 5.52
Lungotevere Acqua Acetosa (25K) 25000 7276 673 7268 02:27:03 02:25:05 00:23:10 5.52
Via Reni (30K) 30000 7207 687 7199 02:58:37 02:56:39 00:31:34 5.57
Corso Vittorio Emanuele II (35K) 35000 6860 677 6852 03:29:27 03:27:29 00:30:50 5.59
Via Petroselli (40K) 40000 6548 675 6540 04:01:38 03:59:39 00:32:10 6.02
Via dei Fori Imperiali (FINISH) 42195 6396 668 6387 04:15:37 04:13:39 00:13:59 6.03
Foto di Maurizio Crispi
DSC04058
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25 marzo 2012 7 25 /03 /marzo /2012 21:33

fabrizio-saitta.jpgFabrizio Saitta (ASD SportAction) ha partecipato, dopo tanti trail, alla sua prima maratona su strada, concludendo la sua fatica in 4h19'04.
Quello che segue è l'incipit del suo resoconto, tratto dal suo blog "Corriamo in natura e dipingiamola".

(dal Blog "Corriamo in natura e dipingiamola) Prima o poi doveva accadere, dovevo provare la lunga distanza sulla strada. E quale migliore occasione della Maratona di Roma, una fra le più affascinanti e dure nel panorama mondiale?
La lunga preparazione è andata abbastanza bene, anche se il freddo e le piogge invernali hanno reso tutto alquanto pesante.
Ma la voglia di fare una bella prestazione ha reso quasi insignificanti questi fattori e mi ha permesso di arrivare al giorno della gara con una discreta preparazione ed una buona condizione fisica.
Come sempre con la mia famiglia al seguito ne approfittiamo per visitare alcuni dei monumenti della splendida città e trascorriamo il giorno precedente facendo i turisti.
Il momento della partenza, 
forse, è stato il più emozionante della mia esperienza. Trovarsi in mezzo a 16.000 persone in attesa dello sparo che avrebbe dato inizio alla competizione è stata un'esperienza veramente unica che mi ha permesso di rendermi conto di quanto possa essere coinvolgente e gratificante la pratica dello sport e quanto, solo in un  momento, possano venire ripagati mesi di sacrifici per prepararsi adeguatamente.
Non nascondo che una lacrimuccia per qualche istante ha solcato il mio volto prima di essere trascinato via dalla marea di persone che cominciavano a correre.
Dopo i primi 5 km all'andatura di 5'29'' in mezzo alla folla che mi premeva da ogni lato, ho stabilizzato l'andatura intorno ai 5'00''. Le gambe erano toniche e il passo era regolare.
Mi sento bene e passo ai 21,097 Km in 1:47 circa.

[Per leggere tutto l'articolo segui il link]

  5852 - SAITTA FABRIZIO ACSI - ASD SPORTACTION
  Distanza Pos. Pos. M/F Pos. Cat. Tempo RealTime Parziale min/Km
Via Ostiense (5K) 5000 3336 3094 3333 00:27:26 00:26:03   5.29
Lungotevere Testaccio (10K) 10000 3111 2907 3108 00:51:42 00:50:19 00:24:16 5.10
Lungotevere Marzio (15K) 15000 3052 2868 3049 01:16:23 01:15:00 00:24:40 5.05
Viale Caorso (Half Marathon) 21097 3143 2969 3140 01:47:44 01:46:20 00:31:20 5.06
Lungotevere Acqua Acetosa (25K) 25000 3322 3132 3319 02:09:18 02:07:55 00:21:34 5.10
Via Reni (30K) 30000 4223 3957 4218 02:42:09 02:40:45 00:32:50 5.24
Corso Vittorio Emanuele II (35K) 35000 5374 4940 5368 03:19:18 03:17:55 00:37:09 5.41
Via Petroselli (40K) 40000 6300 5676 6292 03:59:51 03:58:28 00:40:32 5.59
Via dei Fori Imperiali (FINISH) 42195 6802 6049 6793 04:19:04 04:17:41 00:19:12 6.08


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22 marzo 2012 4 22 /03 /marzo /2012 07:58
Maratona di Roma partenza: dalla terrazza visitatori - Foto di Maurizio CrispiChi corre e gareggia, ma non parte per recarsi a partecipare ad importanti appuntamenti, si trova spesso ad avere la funzione del testimone, di essere quello che da lontano segue le gesta dei suoi amici, di essere quello che riceve le prime trelefonate al termine dell'impresa, e poi - al loro ritorno - anche un racconto più o meno articolato e, se il racconto non nasce spontaneamente, il suo dispiegarsi viene sollecitato da mille avide domande.
Io non c'ero, ma avrei voluto esserci. questo è il pensiero che domande insistenti, occhio rapito e domande insistenti e dettagliate trasmettono.
Immergersi nei racconti altrui è un modo di parteciare, anche se in seconda battuta, all'evento sportivo nel quale nons iamo stati presenti per mille motivi diversi. Questo tipo di trasmissione verbale è tanto più intenso quando a raccontare sono proprio i nostri amici di corsa e di allenamento.
Teresa Ferro ha fatto di più, nel caso dei suoi amici che si sono recati a partecipare alla Maratona di Roma Acea 2012: non solo ha ascoltato i loro racconti, ma li ha anche tradotti in pagina scritta per la fruizione di molti. Ed ecco così, le testimonianze dei palermitani Marco Saitta, Concetta Filizzolo, Anna Maed e il riferimento all'impresa di Salvatore Maira.
(Teresa Ferro) Molti miei amici runner sono andati a Roma per correre la Maratona. Io sono rimasta e li ho seguiti da lontano, assorbendo poi al loro ritorno, impressioni, testimonianze, racconti. Qui, di seguito, ho voluto trascrivere  alcune impressioni che gli  amici a me più vicini mi hanno trasmesso. Incontenibile l'entusiasmo di Marco Saitta, il quale - sinora appassionato praticante del trail - si è cimentato per la prima volta con la 42,195 km.  Ancora non perfettamente ristabilito  dalla  brutta e ostinata influenza, che lo aveva colpito in pieno durante gli allenamenti di avvicinamento all'appuntamento romano, ha - nonostante tutto - dimostrato di possedere una grande determinazione. "Nelle ultime due settimane solo tre allenamenti, quanto bastava per scoraggiarmi... - racconta Marco - Non è stato per nulla facile arrivare al traguardo.  Contrariamente al solito, la notte prima ho dormito come un sasso! Partenza sotto un sole caldissimo. Forte emozione quella di trovarsi in mezzo a sedicimila persone di tutte le nazionalità. I primi 5 chilometri a 5'24 al km con un passo sciolto,  che ho mantenuto fino al 29° km, avendo qui una proiezione al traguardo di 3 ore e 40 minuti, con un ritmo tranquillo, tra 5'05 e 5'15 a km. Ma dopo il 30°, ecco che vengo assalito da brutte sensazioni, un calo delle mie potenzialità, dovuto probabilmente alla terapia antibiotica seguita fino al giovedì precedente; al 31° km [Il suo incontro con "Il muro di Maratona" - NdR] la crisi mi ha costretto ad una pausa di 5-6 minuti. Una voce dentro di me mi ordinava di desistere... ma non mi sono arreso  e così gli ultimi 11 km li ho alternati fra camminata e corsa, di cui gli ultimissimi 4 km, ad un passo dal traguardo, superati con fatica e con la sensazione che fossero 14... poi, finalmente, l'arrivo, a quel punto spingendo al massimo il mio 'motore' incitato dalle mie nipotine Chiara e Martina che mi attendevano nei pressi dell'arrivo, l'ho chiusa in un tempo di 4h 32' minuti!". Marco ammette dunque che è stata una gara tosta,  e di avere sfidato i suoi colleghi-amici runner; in ultimo, si lascia andare ad una confessione:  "...avrei preferito correre una ecomaratona!" 
L'agenda sportiva 2012 di Marco è contrassegnata  da interessanti ed impegnativi appuntamenti: la Valdigne, sulla distanza di 57 km,  l'Ecomaratona delle Madonie  sui 42,195 km (e forse qualcosina di più) e l'Ecotrail di Pantelleria sulla distanza di 50 km. 
Se io non sono andata a Roma, né in veste di maratoneta né in quella  di spettatrice, la mia amica e compagna di corsa, Concetta Filizzolo (ASD Panormus Bike  and Trail Team) è andata, ma  – purtroppo - a causa di un prolungato infortunio, solo in quella di  spettatrice, ma non  solo, perchè anche questa volta ha  assolto con dovizia il suo “servizio di crocerossina”. Andando un po' a ritroso nel tempo, Concetta in più occasioni si è trovata, suo malgrado, coinvolta in salvataggi sul campo. Questo ruolo auto-assunto, spesso svolto con tale impegno da compromettere l' esito della sua competizione. Posso assicurare che espletare una gara al suo fianco è molto rassicurante. Ma ecco le sue parole: "Sono appena tornata da Roma stanca e frastornata, con gli occhi ancora pieni quel serpente umano di colori, suoni, grida, risate, allegria. La rabbia (e il dispiacerew) di non essere tra quei 16.000 alla partenza è svanita nel momento in cui ho cominciato ad inseguire gli amici lungo il percorso. Ho vissuto attraverso loro le emozioni, l'ansia, la fatica e la gioia quando si vede il traguardo e pensi che è finita, ce l'hai fatta! Il mio compito di crocerossina pronta a raccattarli e riportali a casa è stato assolto. Grazie a tutti voi, la vostra medaglia è un po' la mia medaglia. Grazie alla sempre dolce e gentile Tiziana e a Giorgio che hanno voluto festeggiare con noi la maratona. Grazie ancora e alla prossima avventura".
Un'altra "pasionaria" della maratona è Anna Maed  (ASD Panormus bike  and trail team), al secolo Anna Cernigliaro,  apparentemente tranquilla, ma dentro animata da un grande amore per le gare su strada. Ama divorare, chilometri su chilometri, con passo costante, concentrata  come se fosse alle prese con un difficile compito di matematica, valutandone tutti i passaggi. Le ho chiesto come si fosse sentita nei giorni immediatamente precedenti l'evento. "Almeno un paio di notti prima sono stata  colta da insonnia - mi ha risposto -  la mattina della gara ho trovato un certo conforto in qualcosa da ripetere a mente, un esercizio che è utile per stemperare la tensione nervosa...Ero indecisa sui tempi che sarei stata in grado di reggere, su questo aspetto  vado  sempre cauta. Nella mia prima maratona  mi ero data un massimo di 5 ore e, seguendo i pacemaker, era andata secondo le mie previsioni (Roma, 20 marzo 2011) ed ero riuscita a chiudere in 05h06'43”. Per questa, invece, mi ero  prefissata un tempo di 4 ore e 15 minuti... e sono partita!  Alcuni dati nel mio cronometro non erano visualizzabili e così ho tentato di reimpostare il mio ritmo in funzione di un tempo inferiore a quello prestabilito, ma ho temuto di stancarmi e così ho rallentato, imponendomi nuova concentrazione. Ad ogni passaggio importante facevo il conto alla rovescia e quando sono arrivata al 30°, ho pensato che oramai era fatta... ma il conto proseguiva inesorabile, e gli ultimi due chilometri sono stati i più faticosi. Il traguardo non era ancora all'orizzonte e circoscrivendo il Colosseo era impossibile vederlo. Quando finalmente l'ho inquadrato, ho spinto con tutte le mie forze: fatica e dolore sono spariti in un lampo e ho superato  il traguardo con moltissima  emozione, un' occhio al tempo fatto. La medaglia al collo, un sorriso smorzato sulle labbra per la  foto di routine ed il pensiero ai propri cari, agli amici che mi hanno sostenuta ed incoraggiata, anche da lontano. E adesso? Adesso è subentrata la reazione opposta all'euforia, all'entusiasmo immagazzinato in questi ultimi giorni, l'adrenalina ha ceduto il posto ad una sorta di fiacchezza, di cedimento... mi sento come un sacco svuotato. Ma, dalle mie passate esperienze, so che - per fortuna - si tratta solo di uno stato passeggero. Così, attendo fiduciosa che si ripristino i ritmi di prima".
Anna chiude il suo racconto con questa frase: "Puoi essere stanca, ma hai un cuore grande così che ti spinge e ti fa gridare Viva la Panormus! Just feel, just run!"
Salvatore Maira (ASD Panormus Bike and Trail Team) l'ha chiusa con lo stesso crono ottenuto nella Maratona di Roma del 20 marzo 2011 (4h02'45). E' parecchio arrabbiato perché ha svolto la gara, appesantito da un brutto raffreddore, respirando di conseguenza male, e si è ritrovato costretto a camminare per certi tratti. Molta delusione, dopo gli estenuanti allenamenti di preparazione...
Di altri amici podisti non so nulla. Non è che non siano propensi a parlare... Forse, è solo che non sono bravi nel tradurre la loro esperienza in parole. 
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14 marzo 2012 3 14 /03 /marzo /2012 17:21
teresa-ferro-a-butera.jpgTeresa Ferro, runner e trailer palermitana, ci ha mandato questo racconto nel quale la possiamo seguire in un suo allenamento nella "Valle del Porco" che è un percorso molto antico che consente l'ascesa a Monte Pellegrino dal suo versante Sud. L'avvio del sentiero che sale a rapida serpentina su per un valloccendo che rapidamente si fa stretto e contornato da pareti di roccia incombente e fittamente popolata dalla vegetazione, è subito dietro le ex-Stalle borboniche all'interno del Parco della Favorita. Un tempo questo percorso era molto seguito dai devoti di Santa Rosalia che facevano il pellegrinaggio sino alla Grotta delle reliquie, partendo dalla zona di Sferracavallo, Isola delle Femmine, Capaci, etc.: a testimonianza del fatto che questo sentiero fosse un percorso devozionale, vi sono tracce - a circa metà strada del sentiero della Valle del Porco - di una cappelletta votiva.
Rimane un mistero il perchè questo vallone, unico accesso agevole a Monte Pellegrino sul suo versante sud, assime alla cosiddetta "variante Viller", abbia ricevuto questo toponimo: forse in relazione ad una preesistente popolazione autoctona di cinghiali, oggi del tutto scomparsa.
L'allenamento di Teresa Ferro è stato fatto in funzione della 3^ tappa del Circuito Ecotrail Sicilia 2012, che avrà come teatro Monte Pellegrino (Ecotrail di Monte Pellegrino) e che si svolgerà il prossimo 1° aprile.
Ed ecco il racconto di Teresa Ferro
11-marzo-2012-m.-Pellegrino-013.jpg(Teresa Ferro) Ci pensavo da un po' di giorni... come se si trattasse di un dolcetto da scartare e gustare golosamente e quasi totalmente incondiviso con gli amici di campo. Il "dolcetto" l'ho scartato domenica scorsa (l'11 marzo), percorrendo sentieri su sentieri, risalendo la nota "Valle del Porco", e arrivando - attraverso diverse tappe - al Santuario e alle "antenne" [sul punto sommitale di Monte Pellegrino]: in altre parole ho pressappoco simulato il trail che si svolgerà a Monte Pellegrino il 1° aprile.
La giornata, fin dal primo mattino, si preannunziò fredda e ventosa, bastava alzare lo sguardo al 
cielo, per provare un senso di oppressione...non era un rincorrersi di nuvole, ma un basso strato di cumuli...
Stavo per desistere quando dentro di me è scattata una molla, quella molla magica che ben conoscono i miei amici podisti e trailer...
Ma andiamo con ordine: il mio compagno d'avventura, Benedetto Tortora conosceva fino ad un certo punto il percorso da fare.
Nella edizione scorsa, era rimasto vittima di un grave infortunio, per cui  non era più riuscito a terminare la competizione; di conseguenza, c'era una parte del trail a lui sconosciuta. Così, ci siamo affidati in parte ai suoi ricordi ed in parte al nostro intuito. E così, fatte alcune foto lungo il noto sentiero nel Parco della Favorita, ci siamo diretti verso le ex-Scuderie reali, luogo di partenza del trail di Monte Pellegrino.
Lungo la salita della "montagnola" abbiamo incrociato un amico che la discendeva, stupito di incontrarmi e ancor più per il mio passo morbido, la tracolla, e la fotocamera digitale, quasi fossi una turista impegnata in una walk e non la Teresa sempre di corsa e un po' matta!
Da quel momento in poi, io e Benni ci siamo impegnati a risalire e ancora risalire, in silenzio, l'aria era fredda e tagliente, i nostri fiati condensati.
Cercavo di memorizzare quanto più possibile: impresa un po' difficile, distratta come sono.
Ancora qualche foto e di nuovo in marcia. Un silenzio avvolgente, rotto di tanto in tanto da una gazza. Un'antico e breve cunicolo segna l'inizio della Valle del Porco, così chiamata perché probabilmente in epoche molto lontane, vi trovavano rifugio  i cinghiali.
La Valle è caratterizzata da pianori percorribili e da scoscese ripidissime.
I costoni scoscesi ospitano specie floreali quali il fico d’india, l'erba perla, il cappero, il cavolo rupestre...  
teresa-ferro-a-butera-01.jpgC'erano dei tratti talmente ripidi, in cui i massi resi scivolosi dalla ioggia e dal fango impedivano un'arrampicata sciolta: qui il buon Benni doveva tendermi una mano.
Ancora qualche pausa per le foto e, alla fine, avendo risalito  tutta la valle del porco, ci siamo ritrovati in un boschetto di eucapipti impiantati al posto dei pini di cui restano solo pochissimi esemplari. Ombreggiato dall epiante del boschetto, vi si trova il cosiddetto "Gorgo di s. Rosalia",  un grazioso stagno naturale di forma  circolare, ricco di fauna anfibia e un tempo luogo di sosta di specie alate migratorie.
Il Gorgo è ciò che rimane di un antichissimo specchio d'acqua sorgiva che dalla grotta del Santuario scorreva verso l'esterno.
Oggi la storia del Gorgo è poco conosciuta. Ma è un luogo che ha avuto tra gli studiosi una sua fama: intorno agli anni '50, un grande zoologo americano Hutchinson, trovandosi a Palermo fece un'escursione sul monte per visitare il santuario di Santa Rosalia: e, dentro lo stagno, trovò gli insetti che gli mancavano per provare la sua grande teoria sulla biologia evoluzionista e che, altrove, aveva cercato invano. Tornato in America espose la sua teoria in uno storico articolo intitolato: "Omaggio a Santa Rosalia e del perché esistono tante specie di piante ed animali": con questo scritto era nato il concetto di biodiversità.
Il Monte Pellegrino dal 1996 è una Riserva Naturale Orientata, nata proprio per difendere la biodiversità. La riserva ospita 1000 specie di piante tra cui 25 orchidee, la metà delle specie di mammiferi presenti in Sicilia e molti rettili, uccelli migratori e nidificanti di eccezionale importanza.
La grotta di Santa Rosalia è stata fin dall'antichità nota per la presenza d'acqua.
Poi l'acqua raccogliendosi dentro una grande falda acquifera, diede origine al “Gorgo” unica risorsa d'acqua sul monte.
Lasciato il Gorgo alle nostre spalle, ci siamo diretti verso il Santuario e da qui, scendendo lungo la strada comunale, ad un certo punto, abbiamo deviato a sinistra, in direzione di un sentiero in salita, piuttosto ampio, che andava via via restringendosi sempre più, fino a diventare un sentierino fangoso.
Tutt'attorno un meraviglioso bosco umido e odoroso.
Abbiamo percorso per un tempo interminabile il sentiero in salita, tortuoso come le anse di un fiumiciattolo.
A seconda del punto in cui ci trovavamo si scorgeva in lontananza il mare: un'incantevole visione azzurra, a tratti sfocata.
Con un pizzico di ansia, desideravo scorgere le "antenne", il che significava essere arrivati sulla strada., ma - in realtà - avevamo ancora tanto da percorrere.
Osservavo l'erba verde brillante, bagnata di pioggia, arbusti di alloro, lecci, lentisco.... ed ecco, ad un tratto, lassù le Antenne! Abbiamo tirato  un sospiro di sollievo e ci siamo fermati a riprendere  fiatoper poi rimetterci in cammino, discendendo a passo svelto e per brevi tratti corricchiando, lungo il sentiero "medioevale".
A questo punto, il cielo minacciava pioggia, ma l'abbiamo miracolosamente scampata.
Sono rientrata a casa stanca, ma felice di aver potuto gustare il dolcino non riuscito perfettamente bene...ma egualmente buono!  
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6 marzo 2012 2 06 /03 /marzo /2012 22:05

DSC01908.JPG(Santo Borella, Runners Bergamo) Il Giro del Trasimeno è di fatto la prima gara di ultramaratona su strada e ci si ritrova in tanti, molti conosciuti in tante gare degli anni passati, ma ci sono anche altri che si conoscono per la prima volta, come Diego con cui ho avuto modo di scambiare due parole prima della partenza.

Discorrendo con atleti della ASD Villa de Sanctis e del Road Runners Club Milano evidenziavo che quest’anno il Grand Prix Iuta sarà una partita a tre. Da dominatrice negli ultimi anni la Villa De Sanctis dovrà vedersela con un la compagine meneghina rinforzata nei numeri e con un gruppo sempre più numeroso di adepti delle ultramaratone, ma soprattutto con l'ASD RB che si propone più agguerrita e con una qualità atletica molto elevata.

La particolarità della rappresentativa RB, infatti, è stata, oltre alla consistente partecipazione numerica (che di essa compagine rappresenta lo zoccolo duro) la qualità, data da atleti come Paola Sanna (appena tornata alle ultra e già vincente), Cristina Zantedeschi, Francesco Caroni, Pirotta, Piero, Diego, Mario, , hanno fatto la differenza.

Il nostro tallone d’Achille è noto, la costanza nella partecipazione alle varie ultra sparse sul territorio durante il corso dell’anno viene meno, ma comunque - per ora - godiamoci i risultati, chi ben inizia è a metà dell’opera. 

Questa manifestazione si è gradualmente affermata sul territorio, giungendo alla sua undicesima edizione è stata in un continuo crescendo per merito di chi la organizza e che, di anno in anno, ha saputo rinnovare l’interesse e il successo di partecipazione grazie ai traguardi intermedi: è bello correre la prima parte della gara insieme ai tanti atleti locali e capita di sorpassare qualcuno che ha osato troppo ed è in crisi al decimo o al ventesimo chilometro, ma anche questo è il bello dell'Ultramaratona del Parco del lago Trasimeno.

Avendo partecipato a tutte le undici edizioni (vado piuttosto fiero di questo) non mi sono mai annoiato,cercando gni anno di variare l’approccio alla gara. Quest'anno ho soggiornato in Ostello nella vicina Chiusi nel centro storico oggi perfettamente restaurato in stile medievale in un palazzo con 42 posti letto, e decisamente ci tornerò gli anni prossimi: lo consiglio a tutto lo squadrone dei Runners Bergamo, da 17 a 20 euro a testa si soggiorna a scelta in stanza singola, matrimoniale, tripla, quadrupla, in locali che non hanno nulla da invidiare ai più blasonati hotel della zona.

Ringrazio ancora Daria, neo RB infaticabile ultramaratoneta e per chi non ha ancora avuto modo di conoscerla simpatica ragazza, che con suo marito mi hanno offerto il passaggio a Chiusi.

Foto di Maurizio Crispi: l'Ucraino ancora in testa, attorno al 40° nell sua corsa solitaria, ma non avrà ancora per molto.

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6 marzo 2012 2 06 /03 /marzo /2012 19:39

Elena cifali prima della partenzaElena Cifali (ASD Movimento é Vita Gela) ha partecipato alla prima edizione dell'Ecotrail della Contea di Butera - 1° Memorial Pino Ferrigno, valevole come prima probva del Circuito Ecotrail Sicilia 2012.

Qui di seguito il suo racconto.

(Elena Cifali) E’ domenica mattina e, in teoria, potrei rimanere a letto a poltrire fino a mezzogiorno per poi alzarmi con calma e magari infilarmi in un bel Centro commerciale a farmi rimbambire da tutte quelle luci al neon, da quella frenesia del comprare stordita da centinaia di messaggi subliminali tendenti a far spendere una quantità smisurata di denaro in oggetti per lo più superflui.

Elena Cifali Silvana cantoneIn pratica, invece, mi alzo che non è ancora l’alba, fuori è buio e durante la notte forti raffiche di vento hanno disturbato il mio riposo. Ma non appena inizia a spuntare il sole mi rendo conto che sarà una splendida giornata, una vera primizia di primavera.

Si parte alla volta di Butera per il primo ecotrail dell’anno. L’emozione è sempre forte, le miei farfalle hanno iniziato a far festa nello stomaco già da venerdì sera (non mi abituerò mai a loro, guai se non le sentissi, significherebbe che la corsa non avrebbe più valore per me), le aspettative sono tante e non verranno deluse. In macchina io, Salvo e sua moglie: il viaggio mi servirà a stemperare l’emozione. A metà strada incontriamo l’amico Melchiorre e, così, nel giro di poco siamo già sul posto.

ecotrail contea di Butera Elena Salvo 6sto chilometroCome sempre tanta gente, in tanti si scaldano già, corricchiano, ridono e si salutano. Con lo sguardo cerco il promotore di questo evento Orazio (il mio vice-presidente di Società), grande amico, un personaggio camaleontico, capace di organizzare questa nuova gara trail curando anche i minimi particolari, capace di trascinare in questo vortice organizzativo l’intera squadra. Lo trovo indaffarato nella distribuzione dei pacchi gara e, dopo un saluto affettuoso e veloce, mi butto subito nella mischia.

Ben presto incontro il mio “supporter psicologico” Maurizio Crispi intento a scattare foto e la mia fan numero 1 Inge Hack e poi Tiziana, Rino, Francesco ed una moltitudine di personaggi, insomma decine di amici vecchi e nuovi. Mi sento chiamare, mi volto e con sorpresa riconosco Salvo La Iacona, presidente dell’Atletica Caltagirone: con lui ci eravamo parlati su Fb solo pochi giorni prima, ripromettendoci di riconoscerci a Butera. lo fa lui per primo, ma io l’avevo avvertito di non essere molto fisionomista.

E’ festa!

Mi assegnano il pettorale n° 35, un gran bel numero: 3 come il mese di marzo in cui sono nata, 5 il mio numero preferito. Dovrò tenerlo con cura perché questo numeretto mi accompagnerà per tutte le gare trail di quest'anno a cui vorrò partecipare …. Peccato che, tornata a casa, mi dimentico di staccarlo dalla mia maglietta ed è così che finisce in lavatrice col resto del bucato… Risultato? Numero sbiadito e tutto stropicciato, ma una stiratina lo renderà quasi nuovo!

Intanto si sono già fatte le 9:30, il sole è caldo, il tempo splendido, siamo pronti per partire, io e Salvo vicini vicini come ad ogni gara…. Pronti VIAAAA !

Eccoci, come al solito partiamo con tutta calma senza farci prendere la mano – o sarebbe meglio dire il piede – dalla velocità impartita da chi sta in prima fila. Non è cosa per me, io ho i miei tempi e non potrei mai correre una gara senza considerare tutti i miei limiti, per me l’importante è arrivare (senza farmi male) al traguardo, se poi ci impiego mezz’ora in più poco mi importa.

ecotrail della contea di Butera dopo la ripida discesa fangIl percorso si mostra subito impegnativo...  Dopo aver superato un boschetto di eucaliptus ci si para davanti una discesa mozzafiato. La pioggia abbondante dei giorni precedenti ha reso il terreno argilloso estremamente scivoloso e sembrava, a causa di ciò, di correre sul sapone liquido, con il rischio elevatissimo di finire per terra a pancia all’aria. Mi ritrovo ad aggrapparmi agli arbusti per frenare la mia discesa, ma anche - per qualche metro più periglioso - mi tengo per mano con Salvo nel tentativo di non cadere. Ancora un e questa “giostra” è finita, si riprende a correre sull’erba, poi sullo sterrato e, di li a poco, una bella salita ci si para difronte. Correre in queste condizioni non è per nulla semplice, le nostre scarpe sono cariche di fango ("incretate"), pesano tre volte più del dovuto, le batto pesantemente nel vano tentativo di scrollare il superfluo ma ben presto mi rendo conto che è un’operazione del tutto inutile.

L’eccesso di materiali terrosi si staccherà da solo man mano che i chilometri passeranno.

Intanto, questa prima salita ci costringe a camminare, ma stavolta il mio allenamento è migliore, perché ho trascorso settimane ad allenarmi in salita e a fare 300 gradini tutti d’un fiato nel centro della mia pineta a Nicolosi. Il risultato si vede subito.

Superiamo tantissima gente, da lontano noto Salvo La Iacona. Lo raggiungo e chiedo come va – lui è al suo primo trail e non sa ancora cosa lo aspetta – lo sento borbottare che non farà più gare di questo genere, che siamo ancora al 5° km ed è già stanco, lo affianco, gli tendo la mano e lo porto con me per qualche metro in segno di incoraggiamento, poi lo mollo e fuggo via, complice una generosa discesa. Al traguardo lo incontrerò stanco ma soddisfatto della sua gara, pronto ad affrontarne un’altra non appena ne avrà occasione, a dimostrazione del fatto che il trail ti entra dentro e non ti molla più.

Da dietro in tanti leggono la scritta sulla mia maglietta: “La fatica è momentanea ma la gloria dura per sempre” ed allora un gruppetto di runner palermitani pretende che gli spieghi cosa voglia dire, figuratevi se avessi potuto farlo nel bel mezzo della mia fatica…. Per le spiegazioni, do loro appuntamento all’arrivo, un appuntamento che non mancheranno tra risate gioia e divertimento.

Intanto, siamo giunti alla parte più alta del tracciato e, sotto di noi, possiamo ammirare il laghetto artificiale che ci regala un spettacolo degno di nota, come sempre mi rammarico di non avere la mia macchina fotografica al seguito, ma mi accorgo che (l’ormai amico) Franco Mura ne ha una con se e si diverte a scattare foto su foto, le commenta e urla al mondo intero la sua voglia di vita.

Si sale e si scende di continuo, parlo con quasi tutti quelli che raggiungo e supero, mi attardo a chiacchierare con una coppia di runner palermitani simpaticissimi che mi spiegano che si riposano in salita prima di affrontare la discesa... E come dargli torto? A volte, la pendenza è talmente forte che non potrei fermarmi neppure se lo volessi e, intanto, ginocchia e caviglie mi maledicono.

Mi sto divertendo moltissimo: questa è la gara in cui sicuramente mi sono divertita di più in assoluto. Sono felice, non pretendo che tutti capiscano il perché ma mi piacerebbe che in tanti provassero questo genere di emozione.

E’ il trionfo della vita, il trionfo dell’amore per la natura. Tutti i sensi sono all’opera e come in una orchestra magistralmente diretta tutti gli organi fanno il loro dovere. Il mio fiato è al top, mai avuto tanto da quanto corro, e durante una bella arrampicata intono una delle mie canzoni preferite.

Salvo mi tiene testa, non conosce le parole ma a furia di sentirmela cantare durante gli allenamenti ormai ne conosce a memoria il ritornello, da dietro un altro compagno d’avventura si unisce al nostro coro ed allora la mia gioia non ha più confini. Pazienza, a furia di perder tempo a guardare il panorama, a cantare non arriverò mai prima ma chi se ne frega, il mio secondo posto è già un trionfo inaspettato!

Passiamo dal punto di partenza ed ecco il primo ristoro, mai parola fu più azzeccata, ho la bocca asciutta, bevo e mangio un pezzo di banana e poi riprendo a correre per rituffarmi all’interno del bosco. I dislivelli sono tantissimi e, a tratti, sento un forte odore di origano mi perdo nei miei pensieri di bambina come spesso faccio quando corro.

Quando Jovanotti canta che “...la passione rende amica la sofferenza”, ha perfettamente ragione: senza passione nessuno dei 203 atleti alla partenza sarebbe arrivato al traguardo oggi. La passione per la corsa muove una moltitudine di persone ogni giorno. L’inverno è ormai quasi archiviato, ma per lunghi mesi mi sono allenata col freddo e col ghiaccio, sgattaiolando fuori dalle coperte quando fuori era ancora buio. Da dentro le automobili uomini e donne, imbacuccati all’inverosimile per proteggersi dal freddo, mi guardavano sbigottiti correre per le strade del paese. A loro avrei voluto chiedere di avere pazienza che io potessi finire il mio allenamento per poi potergli spiegare cosa mi spinge a correre. Avrei voluto raccontare loro che io mi diverto così, correndo senza tanti “se” e senza tanti “ma”, semplicemente poggiando un piede davanti all’altro e respirando fino in fondo ogni attimo di vita che mi è concesso vivere.

Tutte queste sono le divagazioni mentali che faccio mentre il tragitto si fa sempre più breve. Ad un tratto mi ritrovo nel bel mezzo di una boscaglia fitta fitta, fatta di alberelli alti non più di due metri, verdissimi, con rami morbidi che toccano fino a terra: qui perdere il sentiero è fin troppo facile; mi rendo conto che sto andando troppo avanti rispetto a Salvo, sicché d’un tratto mi fermo, mi volto e lo vedo spuntare da dietro un albero. “BUUUU” gli urlo e lì risate a crepapelle….

E chi avrebbe immaginato che durante i trail ci si può permettere il lusso di giocare a nascondino!

 Ormai siamo quasi arrivati: mancano solo 2 km all’arrivo e procedono con noi altri runner che tengono il nostro stesso passo, si parla, si scherza, si ride e così facendo quasi non ci rendiamo conto che l’avventura è già finita.

Da lontano vedo Ezio e Luca che mi salutano e come sempre mi danno la carica e l’energia di cui ho bisogno per affrontare gli ultimi metri. Gli ultimi 50 metri, afferro la mano del mio compagno d’avventura e, come di consueto, taglio con lui il traguardo con il sorriso e la soddisfazione di chi non solo si è divertito, ma ha anche la consapevolezza che non avrebbe potuto fare a meno di questa meravigliosa avventura.

Certo, stamani sarei potuta restare a letto, sarei potuta andare all’IKEA a comprare quel bellissimo ed in utilissimo vasetto blu ma sarei davvero stata più felice di come lo sono adesso ?

Dimenticavo: ecco il testo della canzone che cantavo  

Allo stadio (de Gli Stadio)

Le luci accese

e noi sdraiati qua

quasi le dieci

ma quando iniziera'

emozionato nemmeno un po'

ne ho visti tanti

di concerti rock.

Invece c'e' chi non sta fermo mai

di colpo il buio

una che sviene e poi

chi urla forte si piu' che si puo'

ecco che inizia avvicinati un po'.

Poi parte il primo colpo

di batteria

e le mie mani sul tuo petto, sento

sento che tremi

e il ritmo corre via

tienimi stretto, stretto.

Dove si va

a far l'amore dove si va

con un sorriso

hai detto al cinema no

al mare e' meglio di no

allo stadio pero'

c'e' un concerto rock.

Allora andiamo la'

nel buio ci sdraiamo piu' in la'

sentiamo un po' di musica e poi

stiamo in silenzio se vuoi

so che e' piu' bello cosi

ecco perche' siamo qui.

 

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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