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18 settembre 2011 7 18 /09 /settembre /2011 23:17

fatatis_barbugian.jpgSi è svolta il 17 settembre la 6 ore di corsa individuale su strada di Seregno, cui è abbinata una più classica staffetta 6X1 ora, promossa dall'Associazione Marciacaratesi e valevole come prova del Circuito Grand Prix IUTA delle ultramaratone italiane. Dopo il ritiro di Renzo Barbugian, vincitore della scorsa edizione, sulla piazza più alta del podio è salito Valerio Fatatis (Road runners Club Milano), con 74 km.

Nella sua pagina web RunnerMania, si può leggere la cronaca di Valerio Fatatis (viaggio, preamboli e gara, il tutto corredato di sensazioni e riflessioni in aderenza ad uno stile narrativo che possiede un'impronta inconfondibile, quasi un "marchio di fabbrica").

L'articolo di Valerio Fatatis risponde al titolo: 2° Edizione della 6 ore a Seregno... una nuova "melodia...", quella del più alto podio... che musica!

Eccone un brano. Ma per leggere tutto l'articolo segui il link

 

(Valerio Fatatis) (...) Ore 14:00, si parte!

Il caldo è intenso, l'afa estiva non trova "sfogo", ed imperterrita... volteggia nell'aria come un "fervido rapace" in cerca della sua preda! Il tasso di umidità è alto, il sudore è abbondante, senza alcuno "spiraglio" di vento non esiste alcunn refrigerio! Primo fra tutti gli "sforzi" quello volto all'adattamento climatico, solo al suo superamento, il fisico potrà esprimersi a pieno, senza riserve!

Nuova tattica messa in campo...(amo sempre sperimentare!), partire decisamente in modalità "conservativa" rispetto alle scorte energetiche nella prima frazione, per poi testare il grado di "efficienza" nella parte centrale della gara..., dove in ultimo provare a "spingere" finché si può! (contrariamente a come abitualmente avviene..., ossia una partenza dettata dall'eccitazione, ed un inevitabile chiusura in puro affanno, sotto allucinazioni mistiche interrotte da miraggi biblici!).

La tabella di marcia prevede:

4':30 per le prime 3 ore

4':20 per la 4 ora

5° e 6° ora a 4':15 (da sperimentare!), in ogni caso al massimo delle possibilità!

Dopo i primi 90 minuti di gara, dove gli ultimi 15 trascorsi "a braccetto..." con il grande Renzo Barbugian, vincitore della scorsa edizione con più di 77 km, lo vedo fermarsi per l'abbeveraggio di rito, e poi non più! [vai all'articolo...]

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16 settembre 2011 5 16 /09 /settembre /2011 10:10

Maratona AcquaAlla Maratona dell'Acqua lo scorso 11 settembre hanno partecipato molti associati alla ASD Runners Bergamo. Ecco i racconti di tre di loro.

(Santo Borella) Si è rivelata un’avventura piena di inattese sorprese, di quelle che non ti aspetti, una gara con parecchi imprevisti e sorprese. Ed è proprio vero che ogni gara merita rispetto, che sia corta, media, Ultra, Trail, Sky, mai fare l’errore di sottovalutarne qualcuna. La Maratona poi la conosco bene, ne ho corse una sessantina (chissà, forse ho raggiunto l’età agonistica pensionabile), quindi non ho la scusante di essere un novizio.

Mi presento a Lovere tranquillo e rilassato, come uno dei turisti che oziano sul lungo lago, per niente impensierito della gara, ritiro il pettorale e come riscaldamento mi dirigo verso la  collina che sovrasta Lovere, alle 9.28 mi schiero per la partenza come fanno i top. Sono sempre rilassato: l’unico pensiero che mi assilla è se riuscirò a fare il bagno nel lago ad Iseo.

Prima sorpresa della giornata il gran caldo.

6-ore--e-maratona--di-Curinga-2011-2671.JPGSeconda sorpresa il percorso che presenta la seconda parte più impegnativa della prima.

Questi due fattori messi assieme hanno condizionato pesantemente la gara di tutti quanti, causando un alto dispendio di energie, il pericolo di disidratazione, la percezione che i chilometri finali siano lunghi ed interminabili, l’esperienza che ti ricorda che la poca distanza che manca all’arrivo è insignificante, ma il caldo assurdo che cancella subito tutti i buoni propositi, frequenti dubbi che forse non ce la farai a terminare la gara.

Non c’è che dire: è stata una bella domenica tosta.

La cosa positiva è che è stata una maratona che non si dimenticherà subito tanto facilmente.

 

(Andy, Runners Bergamo) Devo dire che mi è piaciuta la prima parte sulla sponda bergamasca (e non lo dico per campanilismo!), perchè panoramica con persone che facevano il tifo sui motoscafi, le gallerie che rinfrescavano,ecc. Personalmente ho iniziato a soffrire nei 5 km che separano Paratico da Clusane: tutti sotto il sole lungo la strada intasata da auto. Le salite le avevo messe in conto guardando l'altimetria, ma proprio per il caldo eccessivo sono sembrate più dure di quanto non fossero in realtà tanto è vero che in alcuni punti ho camminato. All'arrivo ho sentito una voce che mi incitava (il grande Renato!) ed è stata una vera liberazione tagliare il traguardo perché comunque l'obiettivo era finirla. Certo è che dopo l'arrivo ho pensato subito: questa era la mia 10^ maratona... adesso basta, solo mezze, ma si sa che poi si comincia subito a trovarne un'altra a cui partecipare. Due appunti per l'organizzazione: i bagni alla partenza erano troppo pochi, mentre i contenitori per bicchieri e bottiglie vuote andrebbero messi in maggior quantità e soprattutto più distanti dal ristoro.

 

maratona-sull-acqua-medaglie.jpg(Carlo Papetti, Runners Bergamo) A proposito della maratona dell’acqua tutti hanno parlato del “durante” della gara  (tutto vero quello che è stato detto), io Vi intratterrò sul “dopo”.

Chi non l’ha fatta (tutta) non può capire la soddisfazione di potersi pavoneggiare con al collo la meritatissima medaglia, specialmente se il tuo vicino la medaglia al collo non ce l’ha!!

A proposito di medaglia al collo: guardate con attenzione la foto e prendete nota che la piccola differenza fra avere “la medaglia al collo” (meritata) e “la medaglia appoggiata al petto” (prestata provvisoriamente) non è così piccola: ci sono oltre 21 km di differenza!!!

E poi altra SSOODDIISSFFAAZZIIOONNEE (doppia) è essere riusciti a fare il personale  in queste condizioni atmosferiche e di percorso proibitive: tutti hanno detto che hanno fatto un tempo molto più alto del loro personale, io invece mi sono migliorato di oltre 10 minuti! Preparatemi una pergamena speciale scritta in oro zecchino perché me la sono meritata.

Altro aspetto importante del dopo gara è la voglia che ti viene appena tagliato il traguardo di prepararti per un’altra maratona, anche se fino a pochi minuti prima maledivi il momento in cui ti eri iscritto e ripromettevi a te stesso di non fare più una c… del genere.

Finisco qui se no diventa troppo lunga e ci impiego più della maratona.

Buone corse a tutti.

Nota. Il personale è stata un’opera di alta strategia di gara: la mia unica maratona fatta (Venezia 2010) l’ho chiusa in oltre 5 ore, così ero sicuro di potermi migliorare alla successiva … come puntualmente avvenuto a Iseo. Se poi qualcuno vuole sottilizzare sul “tempone” prometto che alla mia prossima maratona (la terza della mia vita, Venezia 2011) farò un nuovo personale (spero). E poi l’importante è migliorarsi, cioè vincere contro se stessi, non vincere contro gli altri.

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14 settembre 2011 3 14 /09 /settembre /2011 09:58

Sergio TampieriSi è svolta a Forlì, lo scorso 11 settembre, la 2^ Maratona del Presidente, per ricordare "podisticamente" il grande e compianto Sergio Tampieri fondatore del Club dei Supermaratoneti italiani, oggi SuperMarathon Club Italia, oggi guidato da Gianfranco Gozzi.

Ad onorare il ricordo di Sergio Tampieri, presente tutta "la meglio gioventù" del popolo delle lunghe. E' stato un giorno in cui non ha contato chi ha vinto e chi è arrivato dopo, ma il fatto di essere stati assieme e di essesi reincontrati all'insegna dei valori propugnati da Sergio Tampieri, propugnatore di una "trasversalità" podistica, al di fuori dei campanilismi di appartenenza societaria. La gara si è corsa all'interno del Parco Otello Buscherini di Forlì, su di un circuito di circa 3 km da ripetere per 14 volte.

Ecco la cronaca della bella "rimpatriata", scritta da Michele Rizzitelli.

(Michele Rizzitelli)  C’era tutta “la meglio gioventù” podistica alla Maratona del Presidente, disputatasi domenica, 11 settembre, nel Parco Otello Buscherini di Forlì, per ricordare Sergio Tampieri, fondatore e presidente a vita del Club Supermaratoneti d’Italia. Se si fossero sommati tutti i chilometri del curriculum dei partecipanti, questo nostro piccolo pianeta non li avrebbe contenuti, ci sarebbe stato bisogno di ricorrere alla distanza terra-luna-sole. Schierati sul nastro di partenza, si notava il decano, Beppe Togni, con 761 maratone, l’attuale Presidente, Gianfranco Gozzi (128), Vito Piero Ancora (564), Gianfranco Toschi (544), Michele Rizzitelli (484), Lorenzo Gemma (455), Wally Gerhard (423), nonché le tostissime Angela Gargano (512), Marina Mocellin (340), Silvana Tosolini (132), Adriana Zappalà (126), Nunzia Patruno (110) e Franca Costetti (108).

Savini--Costetti--Gargano.JPGFu deciso lo scorso anno: la Maratona del Presidente deve diventare l’appuntamento fisso dei Supermaratoneti, da tenersi a settembre. Per mantener fede a questo “voto”, 130 soci si sono riuniti nella città romagnola, ove aleggia lo spirito del Presidentissimo, per rendere omaggio prima di tutto all’uomo schivo e retto, poi al maratoneta.

Dopo essersi dispersi, per un intero anno, per le strade delle maratone d’Italia e del mondo, i supermaratoneti sentono il bisogno di tornare a “La Mecca”, per riappropriarsi degli ideali del Club e rafforzarli.

E’ un momento d’incontro, di racconto d’esperienze, di scambio di emozioni, di posa in opera di nuove iniziative. Insomma, questi faticatori della domenica, dopo aver dato lustro e prestigio alle gare degli altri, sentono la necessità di una maratona tutta propria da dedicare a sé stessi. Hanno giurato che quella del Presidente si farà per sempre: finchè morte non ci separi! “Fino a quando ci sarà un solo componente della nostra, grande famiglia, si farà”, ha concluso un emozionato Lorenzo Gemma.Moroni--Venturi-Migliorucci-copia-1.JPGPer questa, chiamiamola così, rimpatriata, si sono scelti un percorso per niente facile, e non hanno fatto sconti alle articolazioni, ai muscoli e all’apparato cardiocircolatorio. E’ il risultato del loro corredo cromosomico esclusivamente maschile. Essi sono nati da un padre, che si tengono molto stretto, e non hanno una madre, per cui possono essere bersagliati da tutte le ironie, eccetto da quella di essere mammoni.

Nei circa 3 km di circuito sterrato da ripetere 14 volte, c’era di tutto: rettilinei, meandri, curve larghe, curve strette, dossi, sassi, erba. Quasi un ibrido di corsa campestre, cross, ecomaratona e trail. Che il termometro fosse più vicino ai 40° che ai 30° non è colpa dell’organizzazione, ma quella parte di percorso assolato, mentre tutt’intorno giganteggiavano platani, pini, lecci, olmi tigli e salici, è tutto dovuto ad un pizzico di sadismo pedagogico.

La parte centrale del parco era occupata da un laghetto. Un cigno bianco, circondato da poche papere, seguiva con il suo collo lunghissimo lo strano girovagare di quegli umani, e sembrava interrogarsi sul perché fossero andati a disturbare la sua quiete, in quell’afosa domenica di settembre.

Sul tracciato ben disegnato e presidiato, hanno tagliato per primi il traguardo: 1) Moroni Lorenzo 3:05:43, 2) Venturi Roberto 3:20:47, 3) Migliorucci Luca 3:26:11. Per prime: 1) Savini Juliet 3:43:19, 2) Costetti Franca 4:20:09, 3) Gargano Angela 4:59:02.

Qualcuno ha corso tutta la maratona, ma non ha tagliato il traguardo; qualche altro ha tagliato il traguardo, ma ha riferito che non se lo conteggerà. Costoro pensano che importante sia correre le gare, mentre conteggiarle sia esibizionismo che potrebbe invogliare ad andare oltre i propri limiti.

Io, invece, ho più fiducia nel buon senso e nell’intelligenza della stragrande maggioranza dei supermaratoneti, che danno il giusto valore ai numeri, in armonia con gli ideali del Presidente. E come la mettiamo con coloro che eccedono? C’è molto poco da fare, e certamente non sarà l’esempio del non conteggio delle maratone a portarli sulla retta via, come insegna la vita di ogni giorno con problematiche più gravi.

Le premiazioni, semplici e spartane, hanno tenuto lontano i racimolatori di ricompense in denaro. Premiati i primi/e tre assoluti e le categorie. A tutti una confezione di sei bottiglie di vino dal nome impegnativo, Rosso Rubicone IGT. Venti euro la quota d’inscrizione per i soci del Club, trenta per gli altri.

Come tutte le maratone che si rispettino, anche quella del Presidente è sintetizzabile in una morale, insegnamento, obiettivo, chiamatelo come volete: “COME SI STA BENE QUANDO SI CORRE INSIEME”.

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13 settembre 2011 2 13 /09 /settembre /2011 21:16

maratonasullacqua.jpg(Giuliana Montagnin) Domenica ho partecipato alla 1^ edizione della Maratona dell’Acqua, con partenza da Lovere e arrivo a Iseo.

Oltre alla maratona, organizzata benino (ma non troppo), con poca "acqua" - in verità -  e molto, tantissimo, sole cocente, peripezie e tribolazioni: una vera e propria odissea da scarsa organizzazione (per i podisti ritardatari) e da una cattiva logistica (sempre per scarsa attenzioni nei confronti degli ultimi) nel dopo gara.

E’ stata una bella manifestazione, ben organizzata, in cui sono arrivata ultima, anzi penultima: ho notato, con un certo sollievo che ce l’ha fatta anche l’ultimo uomo senza ritirarsi e racconterò com’è andata, anche perché qualche piccola lacuna, senza voler troppo infierire, c’è stata da parte dell’organizzazione...

Ho deciso di partecipare a questa maratona poichè avevo saputo che non si sarebbe più svolta la 6 ore dell’Angizia, gara alla quale ero affezionata.

Il clima atmosferico di Luco dei Marsi (Aquila) sarebbe stato decisamente migliore che non quello del Lago d’Iseo: ma comunque decisi di partecipare in quanto avrei visto un paesaggio bellissimo. Io adoro i laghi, ma qui era tutto diverso, non era un clima secco e fresco la notte com’ero abituata ai laghi del Trentino.

La temperatura era sui 30 gradi, e la maratona si è svolta tutta sotto il sole, sull'intera distanza dei 42.195 km ci sarà stato sì e no 1 km d’ombra, però zigzagando qui e lì.

Già al 20 km mi sono accorta che sarebbe stata dura all’inverosimile: c’era anche un bel po’ di saliscendi, il panorama era bello. Così pensai più di gustarmelo che non ammazzarmi con la velocità. Avevo deciso che, anche se andavo oltre le 5 ore e mezza non sarebbe caduto il mondo.

I ristori erano regolari, ben forniti, però tutto sotto il sole e le bevande erano calde, solo adesso che ci ripenso: poveri quelli dello staff, senza alcun gazebo a cucinarsi letteralmente sotto il sole.

Verso il 30° km le cose erano già un po’ diverse: non mi preoccupavo minimamente in quanto, essendo ultima, ero seguita da parecchie persone dello staff, forse anche troppi, forse qualcuno avrebbe dovuto seguire invece un signore che mi precedeva credo di 1 km circa se non di più.

Giuliana MontagninEro seguita da motociclisti, da due biciclette, da un’auto scura, da pulmino scuro che serviva a raccogliere i ritirati (la classica "scopa", insomma), più l’ambulanza che ora la vedevo ferma a lato, ora ripartiva e mi aspettava a qualche centinaio di metri, tutti cortesi e premurosi a chiedermi come stavo.

Ad un certo punto, venni a sapere che non ero più ultima: difatti un signore di una decina d’anni più di me camminava speditamente, si affiancò a me e camminammo fin quasi alla fine, sempre seguiti da tutto il servizio scopa al gran completo.

Questo signore mi raccontò di aver sbagliato strada per un bel pezzo e che, quando se ne accorse, tornò indietro, riuscendo per fortuna a riprendere la retta via, ma con quel caldo però il morale ti va a pezzi.

Non trovammo più un ristoro, perchè avevano smantellato tutto. Io, per fortuna mi ero riempita la bottiglietta ad una fontana dentro un’aiuola, e quella almeno era fresca, l’atleta mi raccontò che, dopo aver ritrovato la retta via, aveva una sete micidiale e dentro i sacchetti neri delle immondizie aveva rovistato se trovava qualche bottiglietta con un po’ d’acqua, ma niente da fare.

Ad un certo punto, la macchina nera (inquietante...) che ci seguiva allungò una bottiglietta d’acqua fresca all’atleta,

Ecco vedi, mi disse, vuol dire che è smantellato il punto di ristoro, sì ma così non si fa. Difatti, risposi io, se metti tempo massimo sette ore devi prevedere che gli ultimi ci impiegano tanto tempo e non dopo 5 ore di gara eliminare gli ultimi 2 ristori.

Ora, però, non voglio infierire sugli organizzatori: sono stati bravissimi, ci hanno seguito fino alla fine, però un po’ più di attenzione verso il penultimo o il terzultimo (eravamo distanziati anche di 1 o 2 km) ci sarebbe stata bene.

Riflettevo pure su cos sia veramente importante in una gara, non tanto il costo (qui era gratis per le donne) o il pacco gara, o gli eventuali premi, ma la cosa più importante è la SICUREZZA, e dal mio punto di vista non dovrebbe mai accadere che uno si perda.

 In quel momento ripensavo pure al racconto della Sfinge (pubblicato su questa pagina qualche temp addietro): non volevo strafare, ma non mi riprendevo per niente, impossibile correre, troppo caldo, però stavo benissimo, io e l’altro marciavamo spediti, mentre l’ambulanza si occupava di un altro atleta con problemi di colpo di calore.

Credo di aver staccato l’atleta che mi si era affiancato, quando mancavano due km, marciavo più spedita, ma ormai ero tranquilla, era seguito dallo staff, non l’ho abbandonato da solo.

Ho raggiunto il traguardo ben accolta dallo speaker, era una giovane che mi è corsa dietro col microfono: Come ti chiami? da dove vieni? Ti è piaciuta la gara?

E qui ad essere sincera altra piccola lacuna dell’organizzazione: avevo fatto un tempo pietoso - un’ora più del previsto - ero con i minuti quasi contati a causa dell’orario del treno. Per il ritiro della borsa c’ erano ancora circa 800 mt, ma nessuno ti sapeva indicare dove, non erano più sul camion, ma depositate presso una palestra, alla fine chiedendo a destra e a manca in mezzo a una moltitudine di gente, per lopiù turisti, trovai la palestra su indicazione di atleti facilmente riconoscibili dalla maglietta del pacco gara. Qui trovai una signora dello staff con la mia valigia: Ecco, ti attendevamo, ben arrivata! Mi accompagnò all’interno fino allo spogliatoio, doccia wc.

Mi cambiai in mezzo a un centinaio di crampi, non riuscivo ad essere veloce, però ti garantisco che feci in 10 min. circa. All’esterno sentivo il silenzio assoluto, ad un tratto udii qualcuno chiudere come un cancello con sbarre, spaventatissima al volo chiusi la valigia e mi precipitai nell’atrio, un signore era pronto a serrare tutto in quanto pensava che la struttura fosse vuota. No comment, ho avuto fortuna.

Una volta uscita era impensabile cercare il pasta-party, era lì vicino certo, ma il treno era la mia priorità. E qui di nuovo gli 800 mt per raggiungere quello che era stato l’arrivo più altri 300 circa per raggiungere la stazione. CHE PERIPEZIE! per un’atleta lenta che viene da tanto lontano! Però soddisfatta e felice di non aver mollato, di aver visto un posto bellissimo, di aver salutato prima del via parecchi amici delle ultra.

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25 agosto 2011 4 25 /08 /agosto /2011 09:59

Francois-Pierdet-Dolomiti-SkyRace.jpgFrançois Pierdet, dopo la sua partecipazione alla Maratona di Bressanone, ha preso parte alla Ecomaratona della Solidarietà Fonte di Pietramarina, alla sua prima edizione (che si è svolta lo scorso 16 luglio 2011) e valevole - ricordiamo - come prova del Circuito Nature Race, dove si è classificato - su di percorso duro per via del profilo altimetrico che non dava tregua (vedi il profolo sotto) - in 5h09' e decimo assoluto.

La gara - come si evince dal suo bel racconto - non è mai soltanto una gara, ma sempre occasione di convivialità, di incontri e di racconti.

Ecco di seguito il racconto di François Pierdet.

(François Pierdet) Dopo l’avventura di Brixen ho deciso di iscrivermi a questa ecomaratona un po’ perché mi sentivo bene, un po’ perché le prime edizioni mi hanno sempre affascinato e infine perché sarebbe stata l’occasione di rivedere amici che non vedo da tempo…
I primi contatti con l’organizzatore Samuel (nonché il nome della manifestazione) mi fanno subito capire che l’atmosfera della manifestazione non sarà solo quella di una gara competitiva ma anche un’occasione di stare insieme ad altri trailers! Samuel non solo mi trova una sistemazione per dormire a pochi passi dalla partenza, ma mi fa trovare un suo amico alla stazione di Prato (poi mi ci riporterà di persona la domenica mattina!).
Alla stazione siamo in tre ad approfittare della macchina di Fedele: mi ritrovo seduto accanto ad un signore la cui faccia non mi è sconosciuta (poi capirò dai racconti che gli sento fare che è un supermaratoneta) e a Ciro [Di Palma], l’ultramaratoneta ultrainterista (e ultrasimpatico), del quale leggo spesso le avventure …

E, come al solito, ascoltando le loro innumerevoli storie mi chiedo come mai sono qui anche io (lo so lo so che lo scrivo ogni volta però così è …)!
Partenza-eco-Fonte-di-Pietramarina.jpgArriviamo al luogo della partenza e mi rilasso: non sono l’unico podista “normale”! Rivedo con grande piacere Enrico [Vedilei] e Maria Luisa [Costetti] (è anche un po’ “colpa” loro se sono qui) che non vedevo da tanto!. Faccio un piccolo riscaldamento ma fa molto caldo quindi bevo molto e cammino tranquillo senza correre troppo. Samuel ci illustra quello che ci aspetta facendo alcune raccomandazioni sul percorso e alle 17:30 si parte dietro di lui: ci fa strada per circa 300 metri.
Avendo visto che l’inizio è un piccolo e stretto sentiero decido di partire un po’ veloce in modo tale di essere davanti (siamo circa in 115 i partenti) e seguo Enrico che a sua volta segue Daniele Giusti (che sarà il vincitore).
Il percorso è un anello: partiamo da circa la metà e dopo avere raggiunto la zona di arrivo bisogna ripeterlo altre 8 volte. L’arrivo è in cima al monte e dopo una breve discesa si inizia quindi a salire; fa molto caldo e dopo un po’ decido di lasciare partire il quartetto di testa e rimango da solo (quanto mi piace correre da solo in mezzo alla natura!!!). Arrivo al ristoro (e zona d’arrivo) in quinta posizione ed inizio quindi il primo degli 8 giri …
Il percorso è molto tecnico e non da mai tregua con pochi centinaia di metri per “riposarsi” (bisogna essere sempre molto concentrati, perché il fondo è molto irregolare); natura (lucciole, uccelli …) e panorama (vista su Firenze) sono splendidi.
I giri sono stati tutti diversi: all’inizio con il sole poi piano piano i colori cambiano, la luce sparisce e gli ultimi due giri con la luce frontale. E’ la prima volta che corro un trail con la frontale (e ringrazio l’amico Marcello che me l’ha prestata) e ammetto è che non è facile perché la luce bianca appiattisce tutto …

E’ sicuramente un’esperienza da fare ma non sono certo di voler/poter correre una notte intera così …
Inoltre, in corso d'opera, è stato quasi impossibile fare calcoli per la classifica, perché supero qualcuno, vengo superato da un altro, uno si ferma e dopo un po’ perdo il conto e va bene così!
L’unico punto fermo è stata Maria Luisa che, a ogni giro, mi ha incoraggiato (forse all’ultimo non c’era più o forse era troppo buio o forse ero troppo stanco per sentirla ….)
Perfino il ristoro sembrava diverso ad ogni giro: a parte i liquidi (acqua, coca, poi birra e vino …) sono apparsi sui tavoli riso poi pasta, poi salame senza dimenticare la frutta!!! E lì sempre una persona che ti sorride, che ti incoraggia …


profilo-altimetrico-Fontana-di-Pietramarina.png

Il profilo altimetrico

 

Anche questa volta ho rallentato durante la gara e ho sofferto negli ultimi 2 giri di crampi: in alcune piccole salite (anche di pochi metri) ho corso all’indietro perché era l’unico modo per evitare che le gambe si bloccassero (e ancora non ho capito il perché di questi crampi…): con una lampada frontale correre all’indietro non è molto facile e potete immaginare la scena!
Ero al ristoro prima di iniziare l’ultimo giro, quando ho visto arrivare Enrico (quarto assoluto), mentre Ciro che mi aveva superato il giro precedente mi dice che vuole camminare per evitare di farsi male in vista di altri impegni.
Ho chiuso i 42,300 km in 5h09' (il primo, Daniele Giusti, ha impiegato 3h49'…): decimo assoluto, con tanto di premio (sono tornato a casa con belle bottiglie di vino)! All’arrivo oltre al ristoro un eccellente Samuel mi ha accolto sorridente e mi ha messo al collo una medaglia in legno bellissima, decisamente in pieno spirito trail!
Ho scoperto poi che tanti hanno deciso di fermarsi durante i giri: una gara con 8 giri è complicata da gestire perché l’essere superato e la facilità nel potersi fermare mette a dura prova la mente e la propria volontà.

Per questo motivo consiglio a tutti di provare almeno una volta una gara di questo tipo.
Ma la gara non finisce qui: dopo aver mangiato, bevuto e chiacchierato ho deciso di andare a dormire e mi sono accortoo che siamo in cima alla montagna e che l’unico modo per raggiungere il luogo della partenza (e quindi il letto) è il sentiero della gara!!!

Ho rimesso quindi la frontale e con la borsa piena di bottiglie sono ripartito ma questa volta camminando (qualcuno sta ancora correndo e mentre mi supera lo incito)!

La domenica mattina, mentre faccio colazione, ancora una sorpresa. ho avuto modo di incontrare Angelo [Massaro] con il quale avevo scambiato in passato tante mail trasformando così una conoscenza virtuale in reale!

Infine Samuel, con tutta la famiglia, mi è venuto a prendere per accompagnarmi alla stazione: un grazie sincero per la passione che ha messo nell’organizzazione!

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12 agosto 2011 5 12 /08 /agosto /2011 08:45

Francois-Pierdet.jpgFrançois Pierdet ha partecipato alla Brixen Marathon (2^ ed.) lo scorso 2 luglio, concludendo la distanza, con i suoi 2340 metri di dislivello in 5h19'51. Eco il suo racconto.

(François Pierdet) A parte la distanza classica della maratona (anche se il mio garmin mi segna 42,5km…) questa gara è del tutto particolare e, credo, unica nel suo genere: mix di terreno (strada asfaltata, strada bianca, erba, sentieri alpini, sassi,…), quasi interamente in salita, ma anche con qualche discesa (anche se queste non me le ricordo…) visto che il dislivello totale è di 2340 m, con partenza da un'altitudine di 560m per arrivare a Plose a 2445m. Ottima logistica: 19 ristori, chilometraggio segnato anche ogni 500 metri alla fine del percorso, partenza in città (Bressanone) e arrivo in mezzo al niente (Rifugio Plose), possibilità di correre in staffetta….

Alle 7.10 arrivo sulla Piazza del Duomo a Bressanone (dopo 1 ora di pullman da Brunico dove ho trascorso in un vecchio castello la serata dell’anniversario di matrimonio con mia moglie, uno stinco e varie bevande locali…): guardo la cima che dobbiamo raggiungere e gli atleti intorno a me mi chiedo, come spesso mi capita, cosa sto facendo qui…

Sono un pò preoccupato, ma per fortuna incontro un paio di amici romani.

Siamo circa 300 tra cui non più di una decina del “sud”: 5 romani, 3 bolognesi, …

Alle 7:30 si parte. I primi 4 km sono dentro la città e già c’è il pubblico che ci incoraggia: sul pettorale, ogni podista porta scritto il proprio nome e spesso sentirò “Forza François! Hop hop”… Vado tranquillo ma come al solito non riesco tanto ad andare piano e rapidamente si comincia a salire…

La giornata è bella e si sta bene… Cerco di ricordarmi di quanto letto sulla corsa in salita, cerco di respirare bene e mi accodo ad un gruppetto il cui ritmo mi sembra congruo.

Dopo 11,4 km (siamo a 1067m) c’è il primo riscontro chilometrico: 5’43 di media… Sto bene… Dopo 2 km circa, vedo arrivare uno con un passo velocissimo: mentre mi supera capisco che si tratta di uno della prima staffetta che è quindi appena partito….

Si continua a salire in mezzo al bosco e il “mio” gruppetto se ne va…. Al km 19,2 siamo a 1504 m e la media è salita 6’22… Per fortuna i 6 km successivi sono più o meno piatti e c’è un po’ di vento fresco… Intorno a noi le montagne sono bellissime.. Spesso mi ritrovo solo e mi godo il rumore silenzioso della montagna…

Intorno al km25 si ricomincia a salire sul serio dentro un bosco: in meno di 4km saliamo di circa 350m… Sono in crisi: la mancanza di allenamento in salita (le mie ripetute a Viale Giotto mi sembrano ridicole…) si fa sentire… Inoltre il bosco è fitto e ho freddissimo alle mani e braccia... Mi rendo conto di aver forse sottovalutato questo aspetto ed infatti vedo alcuni atleti/e con manicotti e/o guanti (ma forse è anche la stanchezza) che mi superanno mentre cammino …

Approfitto per parlare dei ristori: erano tanti, anche troppi forse direte, ma vi assicuro che lì per lì ero ben contento di trovarli! Ci si trovava acqua (prelevata anche lì per lì dal torrente) e/o the e/o sali minerali e/o coca-cola e/o cibo (banane/biscotti) e/o gel (addirittura già aperti e pronti all'uso qualche metro prima dei liquidi!!!)… Qualche metro dopo c’erano sempre dei contenitori per buttare il bicchiere e ancora una persona (almeno) che raccoglieva quelli buttati a terra (purtroppo c’è sempre qualcuno che non vuole perdere quei 3 secondi necessari a centrare il contenitore)…

Ritorniamo alla gara…

Intorno al km 31 si esce dal bosco e sotto il sole mi riprendo e corro: la crisi è passata! Guardo l’orologio ma so già che non è il caso di fare previsione sul tempo finale…

Siamo al km 33,7 e a 2048 m di altitudine: la media continua a salire (anche lei!!): 7’07.. Siamo alla base della funivia e c’è tanta gente che ci incita: fa bene al morale e quindi alle gambe! I 5 km successivi sono bellissimi: un single track in costa con splendida vegetazione e vista. Sto bene e corro come si deve…

Al 39° km c’è l’ultimo rifugio e la sorpresa del percorso: 300 m di dislivello in 1 km… Prima di ripartire chiedo ai volontari un po’ di incoraggiamenti che mi vengono fatti in un mix di italiano, tedesco, ladino e francese! Tutti i volontari sul percorso sono stati simpaticissimi. Naturalmente non si corre anche perché non c’è un vero e proprio sentiero (per chi conosce assomiglia un po’ alla salita del Terminillo)… E’ dura ma sto bene e riesco anche a superare qualcuno (!)… Si sale si sale (ogni tanto ci si arrampica) in zig-zag e c’è quindi anche la possibilità di approfittare della vista meravigliosa…

Un bicchiere di acqua (ringrazio il volontario che è salito fino a qui con le bottiglie!) e alzo la testa: altri 100 m in 1,5 km per raggiungere la vetta del percorso a 2486m!… Però si riesce di nuovo a correre… un po’… Sulla cima due tirolesi in abito tipico ci accolgono e incoraggiano suonando la fisarmonica!

Da lì si vede il gonfiabile ad arco dell'arrivo e corro gli ultimi 600 m (piatti e leggermente in discesa) con un sentimento di vittoria! Ecco sono arrivato: mi siedo incredulo con le gambe stanche e doloranti per l’ultimo sforzo: ho fatto quasi uno sprint ma contro nessun avversario solo contro e per me… Una volontaria vedendomi provato mi porta due bicchieri spiegandomi che non sapeva se volevo qualcosa di freddo o di caldo.

Ho chiuso in 5h19’51 (media di 7’34) questa gara pazzesca.

Mi mangio un bel piatto di pasta sulla terrazza del rifugio ammirando le Dolomiti che ci circondano a 360 gradi e chiamo la famiglia per rassicurare tutti!

Ritiro la medaglia e la maglietta di “finisher” che ancora dopo 4 giorni sta bella in vista sul tavolo in salotto… Scendiamo in pullman e in funivia scambiandoci impressioni e sentimenti (mi ritrovo seduto vicino a Stefano Sartori che non è tanto soddisfatto perché non è riuscito a stare sotto le 4 ore…).

Per la cronaca vi segnalo che il primo ha impiegato 3h35 e la prima donna 4h09…

Nota bene. Naturalmente non ho fatto le considerazioni sulla media durante la gara, ma dopo vedendo i riscontri sui tempi…

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7 agosto 2011 7 07 /08 /agosto /2011 09:17

http://conipiedixterra.files.wordpress.com/2011/08/2_william_govi.jpg?w=250&h=250Nel blog di Gabriele Mazzoccoli "Con i piedi per terra", si può leggere un amarcord sulla 6 ore (e maratona) dei Templari alla sua prima edizione, nella cronaca diaristica di un ospite d'eccezione che, all'esordio della bella gara lucana, fu proprio William Govi.

William Govi, come sanno quelli che lo hanno incontrato lungo le strade della maratone italiane, era solito tenere dei taccuini di viaggio e di gara nei quali annotava scrupolosamente - e con dedizione, come parte del suo progetto di "costruire" un vero e proprio "museo" delle sue maratone - tutto ciò che concerneva le maratone cui partecipava e che, con solerzia, andava mettendo - una via l'altra - nel suo carniere di super-maratoneta. Erano i suoi quaderni fitti di appunti nei quali trascriveva proprio tutto: non solo la cronaca della maratona corsa, ma anche le impressioni del viaggio, correlato a quella particolare maratona che risultava spesso avventuroso e complesso, poichè William sceglieva sovente nei suoi spostamenti i mezzi più economici (treno piuttosto che aereo, per esempio, con pernottamenti con sacco a pelo, ecc.).

Qualcuno dei suoi resoconti è stato anche pubblicato, laddove William abbia avuto  la fortuna di incontrare dei trascrittori pazienti delle sue pagine fitte d'una calligrafia tondeggiante e un po' infantile.

E' quello che è accaduto con questo scritto sulla 6 ore (e maratona) dei Templari: Gabriele Mazzoccoli ha ricevuto in omaggio il manscritto dallo stesso William e lo ha trascritto, pubblicandolo infine e rendendolo così fruibile a tutti.

Con l'occasione, facciamo a William Govi i nostri migliori auguri perchè possa recuperare le forze e la sua antica forma.

Ecco cosa scrive Gabriele Mazzoccoli nell'incipit del suo post: Tempo fa, dopo la prima edizione della “6 Ore dei Templari”, ho ricevuto un regalo da un caro amico, una di quelle poche persone rimaste a dedicare il proprio tempo, carta e penna alla mano, a cronache, riflessioni e pensieri. Mi è sembrato giusto condividere la sua ricchezza interiore.   

 

6 ORE DEI  TEMPLARI E MARATONA (dal diario di William Govi - Banzi -Pz - 18.04.2009 (Incipit)

Ho incontrato Luciano al 18° km della maratona di Roma, e lungo il percorso mi ha parlato di questa manifestazione di Banzi (PZ), mi ha detto se ci andavo mi avrebbe ospitato a casa sua, però mi ero già iscritto alla maratona di Torino. Pensandoci un attimo decido di fare questa nuova maratona che si svolgerà a Banzi (PZ) domani sabato 18.4.09.
Il traguardo della maratona è inserito nella prima edizione della 6 ore dei Templari, su di un circuito di Km 2 da ripetere 21 volte per la maratona. Uscito dal lavoro, faccio una quarantina di minuti di allenamento, faccio una buona cena, mi preparo e alle 21.20 scendo in città con il mio scooter. Ormai la stagione sta volgendo al meglio, non fa freddo e per questo non occorre vestiti pesanti. Una volta arrivato in stazione, mi faccio un cappuccino nel bar difronte, gestito da cinesi. Stasera non c’è gran confusione, anzi non c’è proprio gente ad aspettare questo treno delle 22.34 diretto a Lecce. Molte di queste persone che si recano giù in Puglia, sono appena tornate dalle vacanze di Pasqua, dai loro paesi di origine, per questo c’è poca gente qui in stazione. Speriamo che sia cosi, per riposarsi per il meglio sul treno e così si avvera questa situazione, mi sdraio comodamente. Purtroppo dura poco, a Bologna c’è caos, il mio scompartimento si riempe ed entrano tre anziane persone che non tacciono mai e in dialetto leccese. A Bologna il treno sta fermo una ventina di minuti per un incidente ad una persona nella propria carrozza. Alle 23.45 il treno parte e cerco di riposarmi. Questi tre anziani oltre a non smettere di parlare si muovono in continuazione, parlano al cellulare. Mi viene già il sistema nervoso, non oso di dirgli qualcosa, dovrebbero comprendere loro. Lasciata la stazione di Bologna  il treno non si ferma più fino a Rimini dove arriva alle 00.50 recuperando una decina di minuti. [...]

Per leggere tutta la cronaca vai al blog di Gabriele Mazzoccoli "Con i piedi per terra"

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4 agosto 2011 4 04 /08 /agosto /2011 18:15

Curinga 2385

Partecipare alle gare di corsa non è solo vivere un momento agonistico, ma è anche molto, molto di più, specie se consideriamo che molti di quelli che vi partecipano non sono podisti che vengono dalle realtà locale, ma il più delle volte provenienti da molto lontano, e intraprendono viaggi lunghi e, a volte anche scomodi, per potere prender parte a quella specifica gara.

Cosa li spinge? Alcuni hanno disquisito sull'intima vocazione dromomanica che possiedono (anche io l'ho fatto in un mio precedente articolo reperibile nel web) e sull'intima necessità di viaggiare e di conoscere nuovi orizzonti. Quindi, non è solo la specificità e la tipologia della gara ad attirarli, ma anche il fascino del luogo o magari anche soltanto quello del lungo viaggio, inteso come possibilità di esperire e vivere nuovi stimoli in relazione con mondi nuovi e inusitati.

Il viaggio ha delle potenzialità euristiche e trasformative del proprio sé: decidendo di viaggiare si sospende il ritmo della vita ordinaria - quella quotidiano - e ci si immerge in un altro tempo, in un altro ritmo vitale, in una dimensione "straordinaria" (che possiede anche qualità ludiche ed "estatiche"): e si sa che, in antico, intraprendere un viaggio era cosa impegnativa e perigliosa: nel farlo, si usava raccomandare la propria anima a Dio, affidando a qualcuno in terra le proprie volontà testamentarie. Chi tornava, acquistava autorevolezza, come coloro che di ritorno dal Pellegrinaggio alla Mecca, esponevano sulla propria porta di casa la mano di Fatima o come i pellegrini del Cammino di Santiago che si fregiavano della famosa convchiglia, raccolta (o acquistata) a Finisterre.

La singola maratona (o ultramaratona) corsa non è solo performance sportiva, ma anche metafora della vita, perchè nell'arco di una singola gara si sperimentano tutti i passaggi contenuti nell'arco di un'intera esistenza, dall'inizio della vita, alla maturità, alla morte e alla rinascita (ma questo, in verità, è un implicito e non tutti quelli che corrono ne hanno consapevolezza). A differenza che preferiscono consumare la propria carriera podstica da "stanziali" (limitando i propri spostamenti a poche decine di chilometri e, quindi, accettando di intraprendere soltanto gare a breve raggio), quelli che viaggiano a lungo per andare a gareggiare in luoghi lontani, invece, sanno che già il viaggio in sè (che si aggiunge all'esperienza trasformativa dell'impresa agonistica), aggiunge alla propria esistenza qualcosa in più in termini di scoperta e crescita interiore:  mentre si scoprono nuove strade, si compiono nuovi percorsi intimi e di conoscenza di sé..

Quindi, alla dimensione metaforica del viaggio implicita nella competizione di ccrsa, in questo secondo caso, si aggiunge l'"altro" viaggio quello di centinaia o di un migliaio di chilometri (a volte anche di più) necessari per raggiungere il teatro della gara.

E' così che le nostre gare diventano viaggi dentro i viaggi in un affascinante gioco di scatole cinesi e di rimandi.

Nel racconto che segue di Valerio Fatatis, relativo alla sua recente partecipazione alla 6 ore di Curinga, emerge appunto quest'aspetto.

(Valerio Fatatis) Per me penultimo appuntamento per il Campionato Italiano Gran Prix IUTA 2011 per quanto concerne l'individuale, che raggiungerà il suo capolinea il 15 Ottobre con la Torino-Saint Vincent, una bella 100 km non proprio pianeggiante come "dulcis in fundo" dopo una ricca stagione apertasi il 6 marzo con la Strasimeno a Castiglion del Lago nella verdissima Umbria!
DSC04937Il tutto, come d'incanto prende vita in una cornice che definirei... "surreale", nell'entroterra della calda Calabria in piena estate, un vero "presepe vivente", paesino aggrappato da secoli su di un promontorio collinare, costellato qua e la da giganteschi "cactus", splendidi ulivi dalle fiabesche linee, frutti rigonfi che pendono ovunque, distese di fiori dagli intensi e vividi colori, i quali frizzanti sprigionano mille morbide fragranze, ormai quasi "sconosciute" al grigio e sterile "naso" del cittadino...
La gente del luogo, vivo riflesso di uno "specchio di vita" forse appartenente a tempi passati e lontani, ma non dimenticati... semplici e cortesi nei loro modi, ospitali e disponibili, sempre tutti d'un pezzo, dallo sguardo ferreo, diretto ed intenso, forti e fieri del loro appartenere alla terra, ai suoi ritmi, ai suoi frutti, con quegli "usi e costumi" tramandati di generazione in generazione, ma senza TV e DVD, ma bensì trasmessi attraverso il vivere quotidiano, fatto di lavoro, fatica e tanto amore...
Arrivo alla stazione di Lamezia Terme alle 13.00 di venerdì 29, dopo 9 lunghe interminabili ore di treno, perchè? per metà trascorse in piedi, ma certo non in solitudine, visto che gratuitamente, si fa per dire, il lungo monologo di un militare in pensione che, come un medico fà con il suo paziente, mi dispensava "ricette" sulla vita, sull'amore, sulla salute, sulla "briscola e tre sette", sulle disgrazie, tema questo a lui caro, visto che ora conosco perfettamente la storia di tutti i suoi avi, compresi tutti gli animali da cortile a partile dalla lontana papera di nome "giuliva!?!?"...
Ma poco importa, ormai sono arrivato, splendida giornata di sole, cerco rapidamente con lo sguardo il mio amico Gibbì (Giovambattista) Malacari, fulcro e pilastro inamovibile dell'intera manifestazione. 

DSC05072Scovato in cima alla scalette del sottopasso, intento nel raccontare i prossismi spostamenti al  gruppo di podisti sopraggiunti con il mio stesso treno, mi unisco alla "combriccola" degli ultrarunner, salutando a destra e a manca senza indugi, provando una sensazione di "vera famiglia".
Bene, veloce il trasferimento in palestra, dove non vedo l'ora di "schiacciare un pisolino"
rigenerante.

Ad attenderci comodi materassini gonfiabili, dalle dimensioni generose, il comfort  è paragonabile al galleggiare in piscina, ma per esperienza cè di molto peggio...
Inizia il rito dei saluti, tante le facce amiche, raccolte e collezionate nelle trascorse
edizioni o in altre manifestazioni, che con cadenza ormai mensile, si snodano lungo lo stivale, spesso creando e puntualmente rinsaldando legami ed amicizie ormai di anni!
DSC05187Alle 18.00, insieme al mio amico Max, optiamo per missione "ritiro pettorale e pacco gara".

Ore 20.00, in pizzeria: sono assalito da un forte mal di testa procuratomi all'indolenzimento della cervicale e delle spalle (regalatomi dall'odissea by trenitalia). Loffio l'appetito, nonostante la cucina sia  davvero invitante. Velocemente ritorno in palestra per una ricca ronfata ritemprante, almeno si spera...
E cosi fu! Sabato 30, mi sveglio senza dolori, una bella doccia e dritto al bar per un'altrettanto bella colazione, sempre offerta dall'organizzazione. Il meteo è stupendo, bello il panorama, mi abbandono al tepore del sole che inizia a scaldare l'aria (e al sapore del caldo cornetto appena sfornato..).
Pian piano il bar si riempe, e con lui la piazza. Lunghe le chiacchere ai tavoli, racconti fiume su gare trascorse, edizioni passate, ricordi di gruppo, insomma i soliti "guasconi". Alle ore 12.00, con una calma "apparente", fischiettando ci avviciniamo al luogo dove si terrà il convenzionale "pasta-party" che caratterizza in maniera indelebile ogni evento podistico.

DSC05202Qui incontro Mauri e Frida, una splendida coppia a 6 zampe e 6 occhi, lei con il collare e
medaglietta, lui con gli occhiali ed una pistola automatica spara-foto. Seduti su una panchina nel giardino adiacente alla sala mensa, rappresentano una vera "cartolina" d'altri tempi, quelle di color seppia, con dietro la dedica scritta con un pennino ad inchiostro, con qualche "sbaffo qua e la", lui intento nel leggere il suo libro, lei invece a sonnecchiare (ma con un occhio sempre vigile al suo padrone)...
Tutti a tavola, penne al pomodoro fresco locale, pane rustico cotto nei forni a legna, e molto altro ancora. Piacevolmente mi Nel frattempo, mi intrattengo con il "drago" del circuito, (appunto IVAN il drago), solare, sorridente, disponibile, nonostante il presente gli stia  riservando qualche piccola sofferenza, ma che come ogni impavido cavaliere, a cavallo del suo destriero, vincerà la sua battaglia...
Di ritorno alla palestra, medito sulla tattica di gara, partire veloce? tenere un ritmo costante? Mmmmm! Disteso nuovamente sul comodo gonfiabile chiudo gli occhi "ninnato" dalla musica che più preferisco, alla ricerca di una tranquillità interiore utile nella fase di pre-gara!

Curinga 2422Ore 16.30, inizia la vestizione, meticolosa nelle sue fasi, con rituali scaramantici il cui contenuto sarà svelato nelle prossime puntate...
Ore 17.15, linea di partenza, saluti, incoraggiamenti, 4 chiacchere per rompere l'emozione.
Riesco a strappare qualche foto ai miei beniamini, Antonio il TALLA, Angela "Lady di ferro", Marinella Satta, Andrea Accorsi e Monica Barchetti, Monica Carlin, Vito Intin, detto "Tapis"... e tanti altri cari amici, per poi prendere velocemente posto dietro la griglia di partenza.
Ore 18.00. Echeggia forte lo sparo di avvio, la gara inizia e, con lei, il fiato di colpo si fa grosso, il cuore batte potente, le gambe imprimono forza sul terreno, le braccia ritmanti scandiscono il movimento: la sfida è iniziata.
Mi sento in gran forma, le gambe girano "rotonde", nessun dolorino-doloretto, arrivo sino ai piedi della fatidica "salitona", che sarà motivo di una semplice, ma naturale riflessione "Ma chi me la fatto fare, voglio la mamma!"...
Nel trotterellare sino alla terza ora, il motore non accusa colpi, pertanto opto per mantenere il ritmo costante (avrei invece dovuto ripiegare su un ritmo meno dispendioso, ma con il senno di poi...). Nel percorrere il paese, il pubblico incita ed applaude indistintamente tutti, uomini e donne, intere famiglie, bambini urlanti, persino dolci "vecchiette" timidamente affacciate alle loro finestre, sorridono meste al ns passare!! Curinga 2506L'arrivo è davvero imponente, telecamere, speaker sfrenati (per ben 10 giri mi hanno soprannominato "coscia lunga ?!?!?"), fotografi e cameraman appollaiati ovunque, sulle panchine, dietro le siepi, appesi ai fili dell'alta tensione, persino sdraiati per terra, e qui i miei personali complimenti a Denise Quinteri per la performance acrobatica al tornante antecedente al gonfiabile, mitica come sempre (completamente sdraiata a terra alla ricerca di un'inquadratura da sballo...)!
Le ore passano, non troppo veloci ma passano....

Alla 4° ora inizio ad accusare dolori alla gamba destra, lo spingere in salita a ritmo sostenuto ha fortemente provato la mia muscolatura, assai a digiuno di "salite e discese". Pertanto ripiego su un ritmo più blando...

Curinga 3096Dalla 5° alla  6° inizio a domare il crampo che spesso prova a mordermi, quindi ulteriormente diminuisco il passo, evitando una possibile interruzione... Noto dispiaciuto il disagio fisico della Monica Carlin, afflitta da una tendinite, conosco il suo passo e noto quasi uno zoppicare: che tenacia, che grinta! Una vera campionessa!

Per la terza volta, come un purosangue al galoppo, Marco Boffo mi si affianca e agile come la gazzella ma, al contempo, potente come un felino, allunga il suo passo: inarrivabile, grande Marco!
Taglio il traguardo, e come sempre avverto una strana - indefinibile - sensazione che è un mosto di stanchezza, fame, sonno e sete. Avvicinandomi al tavolo dei ristori, ripiego quindi, per una bella "anguriata" fresca, poichè non a caso mi son proprio fermato lì, al ristoro "station-wagon", il più ricco e rifornito, per chiudere appunto in bellezza.
Abbracci, felicità, congratulazioni, di tutto di più, il momento più bello, forte ed intenso,
oserei dire magico, la giusta ricompensa per tanta tanta fatica!
Una veloce (si fa per dire) doccia in palestra per poi tornare per assistere( e partecipare) alle premiazioni e alla cena di gala!

Curinga 3351Il mio risultato è uno splendido settimo posto assoluto con 70 Km e 320 metri. Sono soddisfatto sicuramente, ma anche consapevole di poter far meglio!
Finita l'assegnazione dei premi, arriva alla fine la ricca cena offerta dal paese intero, poichè dalle abitazioni continuavano ad uscire massaie e casalinghe  cariche di piatti con pasta, zuppa, crocchette, dolci e tante altre prelibatezze ancora. Che meraviglia!
Dopo aver mangiato sin quasi a scoppiare, ritorno in palestra ormai alle 02:45, sicuramente stanco, ma è una stanchezza diversa, perchè felice, serena, colma di soddisfazione.
Per il ritorno, "scrocco" all'amico Alex di Venezia uno "strappo" (si fa per dire, con partenza mattiniera, alle 06:30) sino a Bologna, e poi con un Freccia Rossa sino a Milano, con arrivo alle 20:00.
48 ore indimenticabili, ma vissute minuto su minuto, così intensamente che, ancora adesso nel ripercorrere a ritroso quanto vissuto, godo di ogni singolo attimo.
Questo è cibo per la mia anima!
A presto, e buone corse a tutti! 

 

Foto di Maurizio Crispi

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1 agosto 2011 1 01 /08 /agosto /2011 09:55

Curinga-2755-R.JPGL'azzurra Monica Carlin ha partecipato per la prima volta alla 6 ore di Curinga, diplomandosi alla fine "regina" della corsa: non solo vincitrice (e 8^ assoluta), ma anche nuova detentrice del record della corsa, che viene ritoccato di oltre 5 km, passando ora all'importo (dato ancora non ufficiale, perchè mancano le ultime centinaia di metri) di 60,220 km. La sua è stata una partecipazione davvero generosa: Monica, rispondendo al tifo tributato dai pubblico di cittadini, ha saputo regalare a tutti un bello spettacolo agonistico, e con una notevole dose di "eroismo" (ma questo è sicuramente uno degli elementi che contribuiscono a costruire in lei la tempra della grande campionessa), perchè malgrado l'insorgere di alcuni doloretti legati ad un'infiammazione tendinea ai metatarsi del piede sinistro già preesistenti all'inizio della gara, ha continuato a correre con grande determinazione, incrementando addirittura l'andatura quando ha compreso che poteva migliorare il record della corsa.

Di seguito il breve racconto della stessa Monica Carlin.

(Monica Carlin) Erano già da diverso tempo che promettevo a Giovanbattista Malacari che avrei partecipato alla 6 ore della città di Curinga. E quest’anno, insieme a Marco, siamo riusciti ad organizzarci.

Un lungo di 6 ore in questo periodo, tra l’altro, ci stava proprio bene in vista dei mondiali in quel di Winschoten del prossimo 10 settembre.

Le mie condizioni fisiche prima della partenza, non erano per la verità non perfette, tutt’altro. Una metetarsalgia e una tendinite si erano manifestate quattro giorni prima della gara. Martedì sera non camminavo praticamente più. Ho seguito quindi tre giorni di assoluto riposo e cure (tekar, ghiaccio, crema verde…).

Arrivata sul posto e vedendo il circuito (di cui già conoscevo le difficoltà), mi sono resa conto che, nella mia situazione, la gara sarebbe stata una faccenda molto dura.

Comunque sono partita, abbastanza tranquilla di ritmo, pur consapevole che le mie “avversarie” erano temibili e in forma ambedue, con l’obiettivo minimo di correre almeno tre ore.

Dopo solo mezz’ora, è iniziato il dolore.

Dopo le due ore, avevo deciso di fermarmi; il solo fatto di  non essere vicino al rifornimento mi ha indotto a proseguire.

Ritornata di nuovo in piazza, ove c’era un arco gonfiabile, il tifo del pubblico e la partecipazione della gente del posto, erano talmente alti che mi sono sentita spinta a proseguire.

Il dolore al piede persisteva, ma muscolarmente ero a posto: al passaggio della maratona (3h12' circa) ho deciso di continuare per arrivare almeno alle 4 ore.

Raggiunta la meta che mi ero posto, ho pensato che - a quel punto - non sarebbe stato male provare a concludere le Sei ore, sempre se il dolore non fosse stato troppo forte e, sia pur con fatica, sono riuscità a giungere “al traguardo”.

Il totale del chilometraggio 70 km 304 metrei, record della manifestazione, mi soddisfa...

Il tifo caloroso (anche sul circuito),l’ organizzazione perfetta mi hanno portato a concludere la gara.

Il risulltato mi appaga soprattutto se si considera che i mondiali sono alle porte.

Viste le mie condizioni critiche, il risultato (tra l’altro, titolo italiano IUTA di specialità) è stato appagante.

Dopo le interviste di rito e la cura alla cavligia e le previsioni, me ne sono andata alle docce.

Dopo la gara zoppicavo vistosamente, ma oggi va già meglio.

Continuerò con le cure e  spero che la preparazione in vista del Mondiale possa procedere per il meglio, senza intoppi.

 
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28 luglio 2011 4 28 /07 /luglio /2011 09:29

Silvio-BertoneSilvio Bertone, vincitore dell'edizione 2011 della 100 km du Morvan (FRa), svoltasi ai primi di luglio, ha scritto per Ultrasport maratone e dintorni il suo resoconto della gara che volentieri pubblichiamo e, ancora una volta, come mi è capitato di constatare in suoi altri racconti di gara, ci fornisce un'accurata descrizione della gara e soprattutto della successione dei suoi stati mentali, mostrandoci in poche parole il sopraggiungere della crisi e le strategie mentali che è stato in condizione di attivare per fronteggiarla e superarla. Silvio Bertone ha vinto, stabilendo il nuovo record della corsatra le altre cose. Silvio Bertone, più volte Azzurro di ultramaratona (100 km), anche quest'anno farà parte della delegazione italiana al Campionato del Mondo 100 km, che avrà luogo il prossimo 10 settembre a Winschoten, in Olanda.

(Silvio Bertone) Con affetto sono tornato al gradito appuntamento della 100 km du Morvan, gara che con mio stesso stupore mi ha visto  infrangere per la prima volta il muro delle 8 ore nel 2008 e che mi aveva regalato l’allora sconosciuta emozione della vittoria e, l’anno successivo, un onorevole secondo posto, dopo solo due  settimane da Torhout.
Questa volta l’avvicinamento l’ho effettuato raggiungendo Chateau-Chinon in camper (preso a noleggio per la prima volta, per cui la fase iniziale del viaggio e’ stata un po' da comica), con un po’ di anticipo per recuperare del viaggio fatto con punte di 90 km/h.
La prima sorpresa e’ stata quella di vedere che sulle locandine della gara era ritratta una mia foto in “negativo” con la dicitura “Entrez dans la legende”:  ogni negozio ne aveva una in vetrina o sulla porta e all’ufficio del turismo una piena vetrina ne era tappezzata con vari pettorali per dare il benvenuto ai podisti. Yannick, che ha quasi 4 anni esultava ogni volta “Papa’quello sei tu!”: credo che il suo stupore fosse lo stesso mio.
Il primo pensiero era che le aspettative sulla gara erano concentrate sulla sfida fra me e Jean-Marc Bordus, campione francese in carica della 24 ore, con piu’ di 260 km ed un personale sulla 100 km (realizzato a 46 anni) di 6h56’, ed era evidentemente il motivo di questa festa aspettata.
Il sito della gara annunciava “la bella” fra noi due, e non nascondo che la cosa mi preoccupava un po’, anche alla luce che non vi sono mondiali di 24H in vista e che il mio avversario principale e’ una persona di grande esperienza e motivazione, che stimo molto e che per certi versi mi ispira nell’approccio e nello stile. Caratterialmente credo abbiamo molti aspetti comuni, ed anche se non credo negli oroscopi e simili,  e’curioso il fatto che siamo nati lo stesso giorno (io qualche anno dopo).
Dopo una notte tranquilla, cercando di ripassare la mia strategia di gara (pensavo di controllare gli avversari e di attaccare, come nel 2008 all’ultimo dei 4 giri) e una sveglia ben mattutina (la partenza era alle 6.00), un clima perfetto per la gara: circa 12 C ed una splendida giornata di sole, dove la temperatura non superera’ i 25 C, molto meglio degli anni precedenti!
Eccoci pochi attimi prima della partenza, parole e saluti tranquilli, io dico a Jean-Marc che probabilmente con questo meteo ce la faremo a stare sotto le 8 ore, e lui molto francamente mi risponde che e’ venuto per vincere e che tentera’ il tutto per tutto. Al che replico, molto tranquillamente, che anche io sono venuto per provarci ... ma questo scambio di battute mi ha stravolto lo schema in una frazione di secondo: devo attaccare subito.
Jean-Marc-BORUDSAl via, mi metto per i primi 50 metri a ruota di Jean-Marc, ma gia’ alla prima curva sono in testa. Alessandra, che mi ha accompagnato alla partenza, mi fa segno di andare piano. So che e’ una pazzia partire a questo ritmo: ma devo far vedere che sto bene e nel contempo testarmi sulle sensazioni. Per 5-6 km sono solo, con un vantaggio di una cinquantina di metri, ma al termine della prima salita importante, la famosa “cote d’Arleuf” sento i passi e le voci del gruppetto di inseguitori.
Mi sono volutamente lasciato riprendere, cosciente che tirare prima del decimo km e’ pericoloso e che in gruppo avremmo potuto aiutarci reciprocamente, ma devo comunque attaccare. Per cui quando Jean-Marc si sfila di qualche metro per controllare la situazione, continuando con Goffotte, che poi arrivera’ terzo, provo a tirare e mettere a confronto le nostre sensazioni. Il suo respiro e’ un po’ piu’ affannoso, per cui al ventesimo km aumento progressivamente, passando con qualche secondo di vantaggio il primo giro.
Da qui in poi, una solitudine assoluta, con pochi e discordanti riferimenti sul distacco dal secondo (talvolta 6 minuti, talvolta venti) per cui di questi prendo sempre i peggiori, per non illudermi di un vantaggio eccessivo: questo pensiero mi accompagnera’ fino al traguardo, ad eccezione degli ultimi 2 km dove avro’ la certezza di non essere seguito da vicino.
Ad ogni giro ritrovo per pochi secondi la mia famiglia che mi saluta festante e, al passaggio, mia moglie mi dà un gel, attentissima alle istruzioni della vigilia. All’inizio dell’ultimo giro sento che qualcosa si sta bloccando e decido di bere subito il gel, prima di una possibile crisi: e’ mezzogiorno, fa piu’ caldo e la “cote d’Arleuf” sembra piu’ ripida che mai.
Al 79° infatti arriva inesorabile una fiondata fisica e mentale nel tratto piu’ ripido: ho la sensazione di non farcela... E' veramente ripido, fa caldo e ho paura di essere ripreso: mi viene il dubbio di essermi “bollito” tirando per tutta la gara e mi viene da inveire per questa strategia. Come ho fatto a cadere nella trappola?  Lo sapevo e ci sono cascato in pieno... Sento di aver fatto il gioco di Jean- Marc e, adesso, la sua prudenza gli dara’ ragione ... mi viene quasi da piangere per la rabbia di questo errore.
Cammino per qualche metro, di colpo però ripenso all’ascensione del Monte Bianco di questa primavera, l’interminabile cresta delle Bosses, dove il fiato scarseggia e il cuore pompa a tutta: qui invece non ho i ramponi, sono leggero e senza zaino, per cui quale puo’ essere il problema? BASTA: una 100 non si vince camminando o auto-commiserandosi... Decido di ripartire prima a piccoli passi e, sulla discesa successiva, ritrovo un buon ritmo. All’inizio dell’ultima salita pero’ caldo e sete ricominciano a consumarmi, so dove é il ristoro e che devo uscire all’esterno della curva: al giro precedente c’erano i bicchieri per cui si perdeva tempo e si rischiava di non bere abbastanza.
Bertone e figlie a MorvanNel mentre vedo una ragazza che traffica con la bici e le chiedo se gentilmente puo’ darmi una bottiglietta d’acqua dal ristoro. Dopo poco, eccola riapparire in bici con l’acqua, che mi ricarica immediatamente, poco dopo mi dice che il suo fidanzato si è ritirato e deve tornare al traguardo e che, se non mi dispiace essere accompagnato... Una vera provvidenza! Con discrezione e prontezza, per gli ultimi 15 km mi rifornisce abbondantemente di acqua, biscotti savoiardi e TUC, oltre che girarsi e rassicurarmi che alle mie spalle non si vede arrivare nessun avversario.
Favoloso: che regalo! Nel finale cerco di andare in progressione, stimolato dalla sua presenza e dal fatto che prima finisco, prima mi riposo; gli ultimi due km sono una festa: sto veramente bene e affronto con forza gli ultimi strappetti, questo momento e’ unico, vedo i Ale e i bambini in fondo, vicino al traguardo: Viviane e Yannick mi accompagnano per mano, e con loro lascio scivolare il nastro dell’arrivo.
Il sogno si é materializzato: ho vinto, fatto il record del percorso ed i miei avversari sono lontanissimi, per cui assaporo l’intensita’ del momento perchè duri il piu’ possibile. E’ una sensazione strana, non ne ho l’abitudine e mi sembra quasi di essere lontano.
E’ uno di quei giorni che ricordero’ sempre con affetto e nostalgia: il tempo scorre troppo veloce, assaporiamo lucidamente ogni attimo.

 

Vedi anche

100 km du Morvan (FRA, 11^ ed.). Vittoria di Silvio Bertone, recordman della gara

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  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
Visitatori unici 380 449
Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
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