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5 marzo 2012 1 05 /03 /marzo /2012 21:50

Curinga 2921Qui di seguito, pubblichiamo l'articolo di Valerio Fatatis (Road Runners Club Milano), come al solito oscillante tra resoconto giornalistico oggettivo e cronaca intima ed interiore.

Valerio Fatatis, in ottima forma ad inizio stagione delle ultra su strada, ha concluso la sua fatica in 12^ posizione assoluta con il crono di 4h00'32.

Il gruppo podistico milanese, arcinoto, cui Valerio Fatatis appartiene, ha partecipato in massa all'evento del Lago di Trasimeno (tanto che i suoi atleti sono giunti su di un torpedone appositamente noleggiato), approfittando anche della ricca offerta di traguardi intermedi (15 - 21,097 - 30 - 42,195 km -58 km) che da sempre contraddistinguono la gara di Castiglion del Lago, ma anche distinguendosi - quanto a numerosità di partecipanti - assime alle altre due compagini già specializzate nelle ultradistanze, come sono l'ASD Runners Bergamo e l'ASD Villa De Sanctis Roma.

(Valerio Fatatis) Come non mai, quest'anno la verdissima regione Umbria, "brillante e luminescente" come un vero "smeraldo", ha raccolto attorno a se non solo... oltre 1700 podisti, provenienti da ogni parte della penisola, pronti a "sfidarsi" su diverse distanze (15, 21, 30, 42, 58 km) lungo il 4° Lago più grande d'Italia, ma è stato il vero "palcoscenico" allestito per le "prove generali" dell'intera squadra Azzurra, schierata in "prima fila" in tutto il suo splendore, atleti ed atlete, in piena fase preparatoria visto il prestigioso appuntamento a carattere internazionale che si terrà nella città di Seregno, dove potranno sicuramente contare su "tifo ed assistenza" di primo livello, come solo i "pratii colori" possono dispensare... questa volta si giocherà in "casa", tutti noi speriamo in un risultato di primo ordine!
Ovviamente... le prime posizioni, possiamo affermare che fossero sin dall'inizio "inarrivabili", poiché il distacco tra l'ultima posizione "azzurra" e il primo ultraman è stato netto! Poco male direi... "maggior onore a tutti" quando il livello degli atleti presenti è alto, ogni singola posizione acquista un "valore" doppio! Questa volta il Club dei "Road Runners Club Milano" ha fatto le cose in grande, viaggio organizzato con trasferimento in pullman, pernotto in hotel, una vera trasferta "calcisticamente parlando" da serie "A". 
Bellissimo il clima gioviale, allegria e simpatia ovunque, un continuo sottofondo di risate e battute, una vera "famiglia" di appassionati, uniti da una sincera amicizia, nata da uno sport di "fatica, sudore e sacrificio..." ma che sà donare tante emozioni, ed anche "commozioni", che nel finale meglio comprenderemo! 

Con noi anche alcuni amici podisti/e, tra loro la mitica Monica Casiraghi, Renzo Barbugian, Fabio Busetti ed altri ancora, che approfittando della comoda trasferta e dall'amicizia che ci lega, si sono uniti per poter raggiungere "l'arena" che l'indomani avrebbe dato "spettacolo" per oltre 7 ininterrotte ore...

Simpatico e singolare "l'accomodamento", in camere "quadruple", sicuramente molto convenienti, ma aimè molto meno "riposanti"! Questo appuntamento rappresentava il mio primo esordio di stagione, prima competizione, dopo 4 mesi di riposo e rigenerazione nella prima parte, ed intensa attività allenante da Novembre 2011 ad oggi! 
Personalmente ero davvero curioso di "testare" la mia nuova "formula 2012...", approntata appunto alla volta di un "rinnovamento generale", con un vero "cambio di rotta", potrei quasi affermare, "inversione diametralmente opposta", abbandonando la rima... "gara di tanti km/ore"? - "allenamento di tanti km/ore", per passare al "Minima quantità di km/ore, ad alta intensità", praticando dal Lun al Ven 1 ora a sessione, curando esclusivamente la velocità (ritmi tra i 3'20"/3'45"-km), raggiunta con medi, allunghi, fartlek e qualche sporadica ripetuta (anche in pista!), relegando invece alla domenica, dopo un sabato di "total relax" un lungo da circa 35 km (tarato a non meno dell'80% del potenziale...), ed ogni 3 settimane un lunghissimo sopra ai 50km! 
Alla partenza il meteo ci riservava una "non comoda" temperatura (credo max 10 gradi), con una leggera brezza stile "corsia surgelati..." Tutti noi (o quasi) rigorosamente in "pantaloncini e canotta", confidenti in un "cambio meteorologico" (almeno speranzosi!), tutti intenti a "mimare" qualche timido accenno di "stretching", al suono di "snaccherare… di denti" e "saltelli compulsivi" dettati unicamente dal freddo incalzante (nulla di ginnico). 
La partenza accomuna tutte le distanze, ben 1700 i podisti “srotolati a mo’ di pasta sfoglia” nell’antistante "lungo lago", addensati come "pinguini", sembravamo usciti dal film-documentario "La Marcia dei Pinguini" (ma devo dire che si stava decisamente meglio, ma aimè avevo solo uomini vicino a me, ed anche grossi e pelosi!!). 

Alle 09:15 si parte, e come solitamente avviene, occorre percorrere l'intero primo kilometro prima di poter guardare avanti e non per terra, per non inciampare sulle scarpe dei vicini... Inizia con me l'amico Renzo Barbugian, che poi perdo in seguito agli slalom necessari per recuperare il tempo perso, un continuo "zig-zagare" a destra e sinistra. Il percorso inizialmente è allettante, ma poi propone qualche "sali e scendi" ad unanimità “poco graditi”, riservando una chiusura di gara lunga circa 8/10 km di infinito rettilineo, che cela ai più ignari, un effetto soporifero! (altro che Giucas Casella… provare per credere!) 

Cerco di gestire al meglio i momenti di crisi (che inesorabilmente arrivano) ma inaspettatamente, come d’incanto… il “fato” mi dona un fugace ma assai apprezzato "compagno di ventura",per qualche km (tra il 40° e 50° circa), l'amico Beppe Bertola con cui scambio 4 chiacchere, (no... non più di una... la stanchezza era sovrana..)!, un vero macina strada, che raggiungerà la 7° posizione con circa 3 minuti di vantaggio (Bravoooo). Altro grande atleta incrociato poco prima del 40°, l'intramontabile e omni-presente Mario Pirotta, classe '57, ex Azzurro della nazionale, un vero campione, un vero modello sportivo! La prova della Strasimeno si è rivelata davvero premiante, riuscendo a mantenere una buona velocità di crociera, impostata volutamente sui 4'/km, e tenuta più o meno costante sino al 50° (gli intermedi: 1h25" ai 21km, 2h51 ai 42km), dove poi il "peso e carico" dei km iniziano a far "capolino" (il percorso non sempre pianeggiante aggiunge un ulteriore livello di difficoltà), chiudendo con un passo medio di 4'08", un crono di 4:00:30, quattro minuti netti in meno dello scorso 2011, dove raggiunsi la 4° posizione assoluta con un 4:04:30, ma con una presenza decisamente meno "esplosiva"! 
Buona anche la condizione post-gara, con qualche “dolorino”… ma decisamente meglio dello scorso anno! Conquisto la 12° posizione, 1° di categoria MM40, pienamente soddisfatto. 
Ottime le "prove personali" degli amici atleti "compagni di ventura" (molti tra loro all'esordio nelle ultra)!, compresa la "quota rosa", che come introdotto all'inizio, all'arrivo di qualcuna, l'ansia e lo stress accumulato nei giorni antecedenti alla prova, di è trasformata in vera "commozione", ...aver conquistato 58,80 km tutti d'un fiato, con le proprie gambe, rappresenta una "grande soddisfazione personale", e qualche lacrimuccia... Ma come non ricordare le gesta del vero protagonista, che con grande coraggio ha affrontato questa prova "di petto", il nostro grande ed unico ISO MOTTA, il presidente che da oltre 40 anni indossa le sue scarpette, sempre li presente, come il faro nel porto..., pronto ad illuminarci e guidarci quando necessario, dandoci sempre prova di entusiasmo, passione e dedizione verso questo magnifico sport e non solo... GRANDE ISOLANO
La stagione è solo agli inizi, abbiamo scritto la prima pagina, altre ne verranno, alcune gioiose altre meno, facili e difficili, dolci ed amare, ma proprio per questo, questo sport si distingue da tanti altri, poiché è capace di regalarci sempre mille nuove sfumature, e spesso… proprio dove non immagineremmo mai!

Ultimo pensiero, la corsa è molto simile, per certi versi, ad uno strumento musicale, il quale va… con dovuta pazienza e dovizia… accordato, e solo dopo suonato… emetterà suoni che creeranno una melodia.. bene suonate a modo vostro, suonate la vostra melodia…, godete delle vostre sensazioni, entusiasmatevi per quel che vi appartiene, (non andate alla ricerca di inutili AVATAR), siate felici di ciò che riuscite ad esprimere in allenamento ed ha CONQUISTARE in gara…, perché questo rappresenta la massima essenza, il frutto migliore di quell’ “anima e corpo” che porta il vostro nome, e vale tanto oro quanto pesa, o meglio QUANTO DURA…

Nella foto (di Maurizio Crispi): Valerio Fatatis in azione durante la 6 ore per le vie di Curinga 2011

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2 marzo 2012 5 02 /03 /marzo /2012 20:32

 silvana-cantone.jpg(Silvana Cantone) Un cielo azzurro e un tiepido sole hanno accolto la prima tappa del Circuito Ecotrail Sicilia 2012 svoltasi domenica 26 Febbraio nella Contea di Butera ed organizzata con encomiabile impegno dalla società podistica gelese ASD Movimento è Vita.

Record di partecipanti per questa prima edizione di una gara che non è solo una delle 12 competizioni del circuito (la prima), ma anche un Memorial in ricordo d'un atleta della società organizzatrice, scomparso prematuramente lo scorso anno, Giuseppe Ferrigno.

E’ stato sicuramente questo un motivo in più per dedicarsi con passione ed entusiasmo all’accurata organizzazione della prova che ha visto la partecipazione di atleti provenienti da tutte le provincie dell’isola.

A parte gli “habituè” del trail siciliano, s'è registrata la presenza di parecchi neofiti, che di certo contribuirà ad infoltire sempre più il movimento degli amanti della corsa in natura, in continua crescita finalmente anche al Sud grazie all’indefessa opera di divulgazione e promozione che ormai da diversi anni contraddistingue l’operato del “nostro” Aldo Siragusa e dei suoi insostituibili collaboratori.

È un fatto ormai incontrovertibile che il trail stia ammaliando e coinvolgendo molti cosiddetti “stradisti” che, vuoi per curiosità, vuoi perché attratti dai racconti entusiastici di chi pratica il trail, si cimentano in questa disciplina che spesso desta perplessità, quando non addirittura pregiudizi, in chi evidentemente giudica senza averne una reale e appropriata conoscenza.

Proprio la tappa di Butera ha visto la partecipazione di atleti, molti dei quali maratoneti di alto livello, che solitamente ci capita di ammirare e applaudire in occasione di competizioni su strada, nelle diverse distanze, dei vari campionati regionali.

Runners come Boumalik, Vito Massimo Catania, Giuseppe Veletti e Giuseppe Cuttaia sono stati gli indiscussi protagonisti dei 16 chilometri di un percorso duro e impegnativo, che ha visto l’alternarsi di ripide salite e di discese forse non particolarmente tecniche, ma rese sensibilmente insidiose dal fango abbondante che ancora ci ricorda le lunghe e insistenti piogge dei giorni scorsi, ultimi rigurgiti di un inverno che ormai sta cedendo il posto ad un’imminente primavera.

Già, la primavera oggi ha dato un’anticipazione di sé nel bianco abbacinante dei mandorli in fiore, nei pianori dove al verde dell’erba si alternavano il giallo dell’acetosella e l’arancio delle margherite, nel cielo terso, finalmente sgombro di nuvole, nel cinguettio squillante degli uccelli che si poneva quasi come controcanto al nostro respiro affannato e fiaccato dalla fatica. Una natura generosa quella di oggi, in grado di riappacificarci con noi stessi e con ciò che ci circonda e che il più delle volte non ci piace, una natura amica che però ci mette alla prova, ci sfida ma ci accoglie nello stesso tempo, una natura che ci affatica, ma che ci ripaga, che ci rivela i limiti, ma che spesso ci indica la strada se non proprio per superarli almeno per spostarli un po’ più in là, mostrandoci e insegnandoci che c’è sempre un oltre che ci aspetta.

Una natura oggi allegramente invasa da uomini e donne accomunati dalla passione per la corsa e dal rispetto per l’ambiente, dal piacere di condividere e di conciliare sport e divertimento, in un’atmosfera nota e ogni volta ricercata di spensieratezza ,il tutto naturalmente in un contesto di una imprescindibile sana competizione. Dopo le immancabili premiazioni e le foto di rito quale modo migliore e in linea con la cornice naturalistica e lo spirito trail per concludere la manifestazione che una ricca e fumante “arrostuta” di salsiccia innaffiata da abbondante vino rosso all’ombra degli alberi dell’area attrezzata antistante la zona arrivo? Un’iniziativa gradita e molto apprezzata a cui hanno partecipato molti podisti unitamente a familiari e ad amici al seguito. Adesso merito ai vincitori assoluti di questa prima tappa: per la categoria maschile, dominatore dello scorso circuito, ha confermato la propria superiorità Abdelkrim Boumalik della Cinque Torri Trapani; tra le donne si è nettamente imposta l’atleta della Barocco Running Ragusa Maria Fernanda Mirone.

Il prossimo appuntamento l’11 marzo, a Vittoria (RG), per l’Ecotrail della Val d’Ippari.

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21 febbraio 2012 2 21 /02 /febbraio /2012 07:45

Elena Cifali e Salvo CrudoCon il freddo non è sempre agevole allenarsi. Niente di più vero Specie se applicato ai giorni trascorsi, quando abbondanti precipitazioni nevose si sono abbattute un po' dovunque nel nostro territorio nazionale, causando dovunque piccoli e grandi disastri. 

Eppure - attraverso la trama delle difficoltà, dei disagi e dei disastri ambientali - si fa strada la filigrana del Bello e, così, ecco che un allenamento portato avanti nel freddo e nel gelo può diventare un'occasione per apprezzare una versione inedita della realtà, in uno scenario naturalistico di grande bellezza come possono essere le pendici dell'Etna del versante Sud-Ovest. Elena Cifali (ASD Movimento é vita di Gela)  risiede a Nicolosi e, dunque, ha la fortuna di potere allenarsi in quota sulle pendici del grande vulcano siciliano ("Sua Maestà"), apprezzando giornalmente tutte le variazioni paesaggistiche cui va incontro. E l'allenamento che ci racconta è avvenuto nel contesto di uno scenario fiabesco ancora tutto bianco e dai suoni ovattati, proprio dopo le abbondanti precipitazioni nevose dei giorni precedenti, anche se la temperatura è già in ripresa e splende alto il sole e la giornata reca con sè la promessa della rinascita della primavera.

La contemplazione della natura e della bellezza distoglie dalla percezione della fatica e, in un batter d'occhio, la salita è fatta...

Ecco di seguito il racconto di Elena Cifali.

(Elena Cifali, il 18 febbraio 2012) Ci siamo, è quasi arrivata, si sente nell’aria, nel calore del sole: la primavera è alle porte.
Fa ancora freddo ma stamattina non me ne curo, alle 8:00 sono sulla strada (oggi me la sono presa comoda) e sono felice perché percorrerò una nuova strada, un allenamento diverso, un percorso alternativo.
Decido di non portare il pile con me, il sole è già alto e l’aria frizzante non disturba affatto. Io e Salvo ci dirigiamo verso il paese di Ragalna come spesso facciamo per allenarci, ma oggi decidiamo di non arrivare sino in fondo e di iniziare a salire verso l’Etna. Inizia così, al nostro 5 km la scalata verso Sua Maesta !
“Vai piano, non forzare, non allungare il passo, la salita sarà impegnativa e noi non abbiamo fretta” mi ammonisce Salvo notando il senso di eccitazione che mi accompagna. Seguo il suo consiglio come un'apprendista quelli del maestro. I

l paesaggio è spettacolare, alzo gli occhi al cielo e lo trovo limpido, pulito, macchiato qua e la da qualche innocua nube di passaggio. L’Etna ci sovrasta, ho come l’impressione di poterla toccare semplicemente allungando una mano.

E’ tutta bianca, candida, splendente sotto il sole di febbraio. La neve delle ultime settimane la ricopre, la veste di un manto candido come una sposa.

Dalla parte più alta si leva una scia di fumo, anch’esso bianco come la neve, sembra un pennacchio.

E’ una gioia per gli occhi.

Tutti i sensi si risvegliano in un trionfo di emozioni.
Ci sono stormi di piccoli uccelli che volano alti, fanno piroette, si inseguono, si chiamano, schiamazzano . Nell’aria si sentono profumi nuovi, l’odore di terra bagnata, il profumo di piccoli fiori sul ciglio della strada.
 Ad un tratto sento un suono che in vita mia non avevo mai sentito, non capisco di cosa si tratta, proviene dalla mia destra, mi giro, si fa più forte… ffffrrrrr ffffrrrrr ffffrrrr... “Cos’è?", mi chiedo, ma mia curiosità viene subito soddisfatta dalla vista di un enorme stormo di uccelli che s'alza in volo a pochissimi metri da noi: sono centinaia, forse migliaia, mi rammarico di non aver portato con me la macchinetta fotografica, uno spettacolo così chissà se mi capiterà ancora di vederlo!
Anche i cani, sempre presenti in queste zone, sembrano più mansueti. Ne incontriamo a decine ma nessuno di loro decide di inseguirci, come spesso fanno.

Lungo la salita ne scorgiamo due per terra, uno di loro si alza e si allontana dopo averci ammonito con qualche abbaio, l’altro sembra morto, ma - man mano che ci avviciniamo  - capiamo che non lo è, solleva solo la testa dall'asfalto, ci guarda mentre gli passiamo accanto a pochi centimetri e, quando siamo quasi radenti a lui, accenna anche uno scodinzolio …. Che bella stagione sta per iniziare!
Mi sento bene - anzi benissimo - nessun dolore, nessun fastidio, tutti i muscoli rispondono correttamente alle sollecitazioni della salita, tutto funziona come dovrebbe.

Ed allora capisco di avere abbastanza fiato per parlare: inizio a raccontare a Salvo i racconti scritti sulla 100 km del Passatore.

Gli racconto che la mia amica Inge Hack mi ha mandato per mail una serie di racconti che ho avuto l’accortezza di stampare per poterli leggere con serenità. Li leggo la sera, a letto, quando mi rilasso ed assorbo come una spugna tutte le emozioni che trasmettono coloro che hanno corso questa bellissima gara.
Parlo, parlo, parlo, non mi rendo conto che siamo già arrivati in prossimità di Monte San Leo.

Salvo mi guarda e chiede: “Ti è sembrata faticosa la salita?” “Quale salita!”, rispondo io ridendo, "...mi sono proprio divertita"

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10 febbraio 2012 5 10 /02 /febbraio /2012 14:15

Max-Barbero.jpgPubblichiamo volentieri una testimonianza di Max Barbero che racconta le sue disavventure telematiche quando ha tentato di perfezionare la sua iscrizione al Tor des Geants® 2012.  Transazione economica portata a termine in tempo utile, ma - inspiegabilmente - iscrizione rifiutata, con la motivazione che "Non era arrivato il pagamento tramite carta di credito...":c'è da sperare che gli organizzatori vogliano risolvere questo inghippo.

(Max Barbero) Quest’anno, visto che non sono riuscito a entrare nell’UTMB (troppi iscritti e la lotteria mi è stata sfavorevole: quindi, ho mantenuto l’opzione per il prossimo anno), mi son detto "Perché non provare con il Tor des Geants"?

So che è una gara difficile da preparare, ma so anche che è una gara a cui molti ultratrailer aspirano: pertanto, ho deciso che ci avrei provato anch’io.

Il primo febbraio alle 12.00 puntuale mi son fatto trovare pronto per iscrivermi ed anche mia moglie - per darmi una mano - si è messa su di un PC per tentarci. Alle 12,03, mi è arrivata una mail con scritto "transazione eseguita", ma non mi è arrivata la conferma dell’avvenuta iscrizione e nemmeno mi sono trovato nella lista degli iscritti. Ho chiesto subito a mia moglie (titolare della carta) di controllare la carta per vedere se c’erano ancora i soldi così avrei potuto ritentare a fare l’iscrizione, ma dopo un accurato controllo risulta che i soldi, effettivamente, sono stati prelevati. 

Invio allora una serie di e-mail all’organizzazione per sapere cosa è successo, ma non mi viene risposto. Si giunge così alle 12,30 e le iscrizioni chiudono.

Alle 13,30 ricevo una mail dall’organizzazione che mi dice che stanno controllando.

Sono preoccupato perché ci tenevo molto ad essere iscritto e la tensione mi porta a scrivere all’organizzazione una serie di mail perché non ricevo alcuna risposta, finchè - alle 15,50 - un'addetta mi chiama seccata per le numerose mail ricevute e mi liquida dicendomi che sulla carta non c’erano i soldi…

A questo punto, chiamo la Banca per avere notizie di cosa può essere successo alla mia carta e la banca fa un controllo e mi dice che non è successo nulla di particolare. infatti, alle 12,04 ha autorizzato regolarmente il pagamento dell’iscrizione, e pertanto i soldi sono sul conto bancario dell’organizzazione.

La banca contestualmente a questa verifica mi fa sapere che provvederà a inviare una mail all’organizzazione per chiarire il fatto che, da parte nostra, è tutto regolare (e la banca - sottolineo - non riceverà mai risposta).

Alle 16.00 stranamente i soldi vengono stornati nuovamente sulla carta.

Il giorno seguente la banca mi invia la mail che prova che la transazione è stata eseguita regolarmente, ma che l’organizzazione non l’ha presa in considerazione.

Questa mail la inoltro all’organizzazione prima via e-mail poi tramite raccomandata al Presidente dell’organizzazione: risposta nessuna.

Bene, ci sono rimasto davvero molto male perché non sono riuscito a iscrivermi per un problema non dipendente dalla mia volontà.

E' chiaro che il problema è stato causato dal sistema dell’organizzazione che però si è rifiutata di riconoscere l’errore; inoltre, se la transazione non fosse avvenuta, avrei avuto ancora i soldi sulla carta e avrei potuto fare altri tentativi.

In ultima analisi, guardando la lista degli iscritti, mi viene spontaneo consigliare l’organizzazione di rivedere il regolamento, perché visto che i posti ogni anno sono limitati, non sembra una buona cosa permettere ai soliti che già da tre anni vi partecipano di riiscriversi, non permettendo ad altri di entrare.

Per quanto mi riguarda devo dire per forza pazienza, anche se sono fuori a causa di un'ingiustizia.

 

[NdR] Sarebbe bello se l'organizzazione del TdG volesse entrare nel merito della questione, anzichè mantenere questa posizione di asettica ed impersonale burocraticità portata all'estremo. Riconoscere l'errore, se ve ne è stato uno, nella ipotesi "minima" e rimediare all'errore nella migliore e più benevola.

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4 febbraio 2012 6 04 /02 /febbraio /2012 12:43

DSC07791.JPGElena Cifali (ASD Movimento é Vita, di Gela) ha partecipato il 29 gennaio 2012 alla 13^ edizione della Maratona di Siracusa, a distanza di appena tre domenica dalla Maratona di Ragusa che è stata il suo battesimo nella fatidica distanza dei 42,195 km. Ci ha preso gusto e ha voluto rilanciare la sfida, a Siracusa che, tra l'altro, è la sua città di origine e quella dove vivono i suoi genitori: e, dunque, questa partecipazione è stata accompagnata da intense emozioni...
L'esito di questa seconda prova è stato positivo: se è vero che, questa volta, attorno al 33° km Elena Cifali ha sperimentato un momentaneo calo di energie, è anche vero che ha saputo gestire egregiamente la crisi e dopo aver camminato per qualche centinaio di metri per rinfrancarsi, ha ripreso a correre a fasi alterne con la camminata veloce, trovandosi per di più a rinfrancare un podista di Palermo - Salvo campanella - che, al suo esordio in maraotna era pure entrato in crisi a causa di un errore di percorso che gli era costato sei chilometri in più e gli aveva spezzato il rimo e che, sconfortato, aveva quasi deciso di ritirarsi.

Elena lo ha condotto al traguardo, evitandogli un'esperienza negativa che, magari, avrebbe anche potuto distoglierlo dall'affrontare in un prossimo futuro altre maratone, spingendolo a correre con maggiore energia a due chilometri dal traguardo per un bell'arrivo energico, quasi "in volata".

Dopo questa seconda esperienza di maratona si può dire, senza ombra di dubbio, che Elena Cifali sia stata contagiata dal "virus" della corsa sulla distanza e che possa accarezzare dentro di sé più ambiziosi progetti.

Intanto, è nel suo programma partecipare alla Maratona di Roma il prossimo 18 marzo, passando per l'ecotrail della Contea di Butera, il prossimo 26 febbraio, valevole come 1^ prova del Circuito Ecotrail Sicilia 2012.

DSC07838.JPGEcco di seguito il racconto di Elena Cifali a Siracusa.

"Tu sei pazza", "Non puoi correre due maratone in tre settimane", "Stai attenta a non farti male...", "Il fisico si debilita, non la finirai...", "Fai la mezza se proprio vuoi correre di nuovo...".

Queste sono solo alcune delle frasi che mi sono state rivolte prima che io corressi la mia seconda maratona nell’arco di tempo di tre settimane. Forse in tanti si sarebbero scoraggiati, avrebbero rinunciato e si sarebbero fatti influenzare e, invece, io no.

E allora, eccomi ancora una volta sulla linea di partenza con calzoncini, maglietta e Mizuno.

Siracusa è meravigliosa, Piazza Duomo ci offre uno scenario meraviglioso: sembra risplendere e sorridere di fronte a tutta quella gente festosa.

Amo la mia città e non potevo mancare a questo appuntamento.

Sono emozionata, come sempre prima di una gara, il cuore mi batte forte, con me ci sono gli amici di sempre e molti altri ancora.

Saluto Orazio Scicolone, Carmelo Pardu, Manuela Distefano, Nino, Francesco Cagnes, Antonio Di Bona, abbraccio calorosamente Inge che ha appena ritirato il suo pettorale. Da lontano scorgo anche Maurizio Crispi e la sua inseparabile cagnetta ed allora penso che, in qualsiasi modo vada a finire, oggi almeno le foto saranno assicurate !

Le mie gambe hanno fatto i capricci durante l’ultima settimana: non sono in forma e questo mi preoccupa, ma decido di non pensarci troppo e, al momento dello sparo, mi faccio accompagnare da un lungo respiro che aprirà la mia corsa.

DSC07860Io e Salvo ancora una volta vicini, gomito a gomito: ci sorridiamo pensando che sta iniziando un’altra avventura.

Oggi ogni battito del mio cuore, ogni mio respiro, ogni goccia di sudore che bagnerà la mia schiena sarà dedicata a me stessa, alla mia fatica ed ai miei sogni.

Tutto quello che a tanti appare come un vocabolario dell’assurdo, dell’irragionevole io lo vedo con gli stessi occhi che ogni mattina guardano l’alba. Se mi lasciassi intimidire dal buio, dai pensieri, dalle preoccupazioni, se non avessi il coraggio di sfidare il freddo, il ghiaccio prima di affrontare una giornata di lavoro non sarei felice. A tutti coloro che mi chiedono chi me lo fa fare rispondo che, senza tutto quel sudore, senza quella fatica, senza tutta questa pazienza sarei meno vera, ed allora corro.

Siamo solo all’inizio e già capisco che stavolta sarà dura andare avanti. Al 4° km i miei polpacci mi ricordano che esistono pure loro … già, casomai l’avessi dimenticato!

Andiamo avanti, costeggiado il mare, quello stesso mare e quegli stessi viali in cui da bambina mi portava mio nonno durante le nostre lunghe passeggiate estive. Sento lo stesso profumo che respiravo in quelle spiagge quando imparai a nuotare tra le braccia rassicuranti del nonno.

L’emozione mi stringe forte il cuore.

La giornata è bella, calda e soleggiata. Avevano previsto pioggia per oggi, ma il sole e il vento tengono distanti le nubi e si godono dall’alto il passaggio di quel lungo serpentone di uomini e donne felici. In alto i gabbiani ci sorvegliano assicurandoci lo spettacolo con le loro piroette.

DSC07945.JPGBen presto ci allontaniamo dal centro abitato e ci dirigiamo verso la campagna. Qui lo scenario è differente, a destra e a sinistra distese di alberi di arance, mandarini e limoni si alternano a campi di carciofi. Ci sono ai bordi delle campagne una moltitudine di fiorellini gialli ed allora ancora una volta la mente vola ai giorni lontani, quando da bambina ne mordevo il gambo per succhiarne l’agre succo.

E così, tra un pensiero e l’altro siamo già al 10° km quando incontriamo in senso contrario i primi runner che fanno la mezza: loro sembrano volare. Ecco che arrivano Carmelo, Manuela, Luigi e Davide. Poco dopo anche Totò Presti che mi saluta con un meraviglioso sorriso e mi apre le braccia mentre mi passa accanto. Non posso fare a meno di ridere. Di li a poco affianco Luigi Qualsiasi ed allora mi rendo conto di conoscere più gente di quanta potevo immaginare. Che bella emozione condividere con loro una giornata all’insegna del divertimento. Correre sulla “pelle della terra” è quanto di più meraviglioso poteva capitarci oggi.

Ma la strada è ancora lunga: servono costanza e concentrazione. Non salto neppure un rifornimento e poco più avanti di me scorgo Inge, non riesco a raggiungerla, segno che le mie gambe sono ancora provate dalla maratona di Ragusa.

DSC08220Ho bevuto molto e al 22° km avverto la necessità di fermarmi per svuotare la vescica. Salvo, amico leale, si ferma ad aspettarmi ed io capisco che ancora una volta lo sto rallentando. “Non sono più una matricola, potresti pure lasciarmi adesso”, gli dico, ma lui fa finta di non sentirmi. Leggo e rileggo la frase sulla sua maglietta, quella stessa frase che tanti hanno letto sulle mie spalle nell’ultimo anno e mi ripeto che “La fatica è momentanea, la gloria dura per sempre”.

Ma al 33° km la fatica prende il sopravvento sulla gloria e sulla volontà. Ordino a Salvo di lasciarmi, perchè sto procedendo troppo lentamente già da un paio di km e, per lui, stare al mio passo sarebbe un’inutile sofferenza. Lui protesta ma la mia determinazione è tanta. Mi lascia una bustina di zucchero e ci salutiamo. Lo vedo allontanarsi a passo svelto, alza le gambe e corre veloce, sono trascorsi solo pochi istanti e già mi manca. Lo rivedrò all’arrivo, penso per consolarmi.

Inizia così un’esperienza nuova, una nuova maratona. Sono sola. Le miei ginocchia mi insultano, il mio polpaccio sinistro è contratto come un’avvocato in udienza, il mio alluce mi maledice.

Eppure proseguo, alterno la corsa alla camminata veloce, ma mai penso di ritirarmi.

E’ in momenti come questo che ci si incontra con se stessi e, a pensarci bene, è una di quelle dure ed intense esperienze alle quali giornalmente si sfugge, proiettati come si è su tutto ciò che ci propone il mondo circostante. Correndo, invece, si è in condizione di vedere la propria ombra, si è costretti a sopportare la propria coscienza e si è costretti ad assolvere un importante compito: mettersi in acolto di noi stessi senza evasioni o distrazioni.

DSC08685Sono già al 36° km quando scorgo un runner che cammina, lo affianco, lo supero e poco dopo riprendo a camminare pure io. Mi raggiunge e iniziamo a parlare. Salvo Campanella è amareggiato: per l'errore di un responsabile di gara ha percorso circa 6 km in più rispetto a tutti gli altri. Ha arrestato il suo cronometro al 42° km, ma ancora gli mancano 6 km all’arrivo. Parliamo, corriamo, camminiamo, ci incoraggiamo a vicenda, ci raccontiamo come dei vecchi amici, a dimostrazione che la corsa ha un forte potere magnetico e aggregante perchè, con l'attivazione di forti legami di solidarietà empatica, riesce ad unire persone apparentemente diverse e, perchè ciò accada, possono esseere sufficienti anche solo 6 km, percorsi spalla a spalla, gomito a gomito!

Quando si corre senza l’incubo del cronometro, senza l’ansia della prestazione si diventa subito amici.

Al 41° km una sorpresa: Ezio è venuto a prendermi: preoccupato del mio ritardo mi viene incontro, lo riconosco a stento da lontano, lo saluto con un largo sorriso e lo presento a Salvo.

DSC08687Facciamo qualche decina di metri insieme, poi io e Salvo allunghiamo il passo. Siamo quasi arrivati: manca solo 1 km.

Ed ecco che la sorpresa adesso arriva a lui: la sua famiglia lo aspetta, suo figlio inizia a correre insieme a noi, incrocio il suo sguardo e nel profondo di quei piccoli occhi scuri vedo tutta l’ammirazione e la stima che ha per il padre.

“Non mollare Elena”.

“Non mollare Salvo”, ci ripetiamo come un'eco.

La strada è in salita, ma le nostre gambe adesso che la meta è a portata di mano rispondono bene: siamo vittime dell’adrenalina.

Ridiamo, ci prendiamo per mano e tagliamo il traguardo da VINCITORI.

Poco importa se ho impiegato 20 minuti più dellamia prima maratona a Ragusa.

Oggi ho vinto una sfida, oggi ho realizzato un altro sogno, oggi ce l’ho fatta ancora una volta.

Mio figlio e tanti amici ci applaudono, nessuna coppa per me, ma un premio inaspettato: il lungo abbraccio di mamma e papà.

La gioia è tanta che sono già pronta (magari domani) a ripartire di nuovo!

 

DSC08689

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1 febbraio 2012 3 01 /02 /febbraio /2012 00:17

Santo-Borella.jpgQuello che segue è il racconto (e le impressioni) di Santo Borella, associato all'ASD Runners Bergamo.

(Santo Borella) Alla gara mi ero iscritto il 30 dicembre, proponendomi una sorta di sfida per il 2012 cioè partecipare a qualche gara del Gran Prix Iuta di Ultratrail.

Dopo la prima prova in calendario di 47 Km a Bagnacavallo, dove abbiamo partecipato in tanti Runners Bergamo, domenica scorsa era in programma la seconda prova, la Ronda Ghibellina di 43 Km a Castiglion Fiorentino (AR). La distanza dalla cittadina toscana rendeva obbligatorio partire il sabato e pertanto i Runners Bergamo partecipanti sono stati solo tre, il toscano Francesco Caroni, la padovana Lisa Borzani e, appunto, io.

La mia partecipazione è stata incerta fino all’ultimo a causa di sintomi influenzali che mi hanno perseguitato nei giorni precedenti, ma - alla fine, rompendo gli indugi - ho deciso di partire egualmente. Conoscevo già Castiglion Fiorentino per essere stato lì a partecipare ad una 24 ore su strada nel 2000 (su di un circuito all'interno e lungo le mura delle mura medeivali da ripetere nel corso delle 24 ore) ed è stata una sorpresa venire a scoprire che l’organizzatore della Ronda Ghibellina era lo stesso Renato Menci di quella 24 ore di 12 anni prima.

Il sabato sera arrivo alla palestra/ritrovo della manifestazione, il tempo di ritirare il pettorale e guardarmi in giro e mi accorgo che non è come a Bagnacavallo che ci si conosceva un po’ tutti: qui, la maggioranza dei comvenuti erano atleti trail "puristi" e per lo più toscani.

Chiedo in giro se qualcuno conosce la nuova associata ai Runners Bergamo Lisa Borzani e, nel corso del pasta party, riesco ad individuarla: facciamo conoscenza e devo dire che lei e il suo compagno sono due persone squisite, due padovani simpatici oltre che atleti di punta (Lisa ha vinto a Bagnacavallo e lui si è classificato nei primi 50 al Tor des Géants).

Mi accuccio nel sacco a pelo e cerco di riposare, una vera impresa dato che non ci sono materassini (era specificato sul sito della gara, ma non ci avevo fatto caso) e sono disteso sul pavimento della palestra.

Al mattino mi sveglio parecchio indolenzito, ma mi pare di essere ancora sano: la colazione offerta nella palestra a base di crostata mi ritempra un po’ e mi sento pronto quindi per affrontare il vento freddo all’esterno.

Il percorso si rivelerà impegnativo, i 2.200 metri di dislivello positivo sulla carta non sembrerebbero proibitivi, ma l’ultima parte si rivelerà la più impegnativa e, complice il mio stato di forma precario, mi sono ritrovato in difficoltà.

Nella salita finale, per niente corribile per le mie caratteristiche atletiche, ho dovuto  arrancare parecchio e anche nella discesa e rettilineo finali sono andato al rallentatore.

Ma anche stavolta ho terminato la gara e, quindi, posso ritenermi soddisfatto.

Il paesaggio toscano era unico nel suo genere, anche se a tratti mi sembrava di essere nella nostra Franciacorta, c’è una certa affinità nei paesaggi (in alcuni punti mi pareva quasi di ritrovarmi a Grumello del Monte).

Prima delle premiazioni ho trovato anche il nostro grande Francesco Caroni, che in questi posti è di casa: la sua è stata una vittoria netta, unico atleta a scendere sotto le 4 ore, questo a voler significare anche la durezza del percorso.

Teniamocelo buono questo atleta, è un grande.

Lisa Borzani, invece, si è “limitata” alla gara corta dei 23 Km, in preparazione di prossime ardite performance (il mondiale 100 Km di Seregno), conquistando un ottimo secondo posto.

Alla fine ci salutiamo tutti, arricchiti da questo fine settimana veramente carico di belle sensazioni.

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26 gennaio 2012 4 26 /01 /gennaio /2012 07:48

Greystones_from_north.jpgPubblichiamo volentieri il tributo personale di Daniele Baranzini, psicologo e runner sulle lunghe distanze. Si tratta di uno scritto che, raccontando di una sua esperienza personale di corsa sulla lunga distanza, illustra bene l'idea di "concept run", cioè la corsa che, praticata poi in solitaria (al di fuori del contesto della competizione agonistica), nasce da un'idea e dal desiderio di compiere - attraverso il running di endurance - un'esperienza, quale che sia: psicologica, mstica, ascetica, religiosa o anche estetica, focalizzando su di un aspetto soltanto o anche su tutti quanti assieme tra quelli enumerati - e altri ancora se ne potrebbero trovare.

Daniele Baranzini ci racconta, nello specifico, di una sua corsa solitaria di circa 66 km - che gli amanti del trail potrebbero definire "auto-gestita" - da Dublino a Greystones, alla scoperta di paesaggi e di strade a lui sconosciuti e percorsi per la prima volta soltanto con l'ausilio di un'improvvisata "road map", in cui le vie geografiche si mescolano in un mix impredibile e strano con potenti percorsi interiori.

Questo scritto di Daniele Baranzini è una "primizia", perchè entra a far parte di un suo progetto editoriale in cui, in libro, verranno racoclti una serie di scritti sulla corsa e sul correre.
Lo ringraziamo per averci dato il piacere e l'onore di pubblicarlo in queta pagina web.

(Daniele Baranzini) Mattino del 14 Giugno 2011, seduto al meeting di uno dei tanti progetti di lavoro…ascolto, intervengo… mi diverto, mi annoio… mi appassiono. Il mio lavoro insomma. Seduto in una “meeting room” di un hotel 5 stelle in Dublino, poco distante da Merrion Square.

Poi l’idea. Controllo al computer, le distanze da Dublino a una destinazione che ignoro. Cerco, guardo per una strada verso il sud… ecco la destinazione: Greystones. Da quel momento per circa 15 minuti, mi perdo nelle strade segnate sul sito web “Michelin” e “Google maps”… 66 km su una strada non conosciuta, ipotizzando una partenza dopo il meeting di lavoro… di pomeriggio tardi.

Consapevole di fare molto tardi…
Dublino-Greystones, la fine della corsa…  entrando a Dublino dopo 66 Km non avevo più idee, non era neanche più un problema di sfinimento fisico… era una condizione di termine a livello di testa.

L’unica fonte di sostentamento era l’immaginazione, ma anche quella mi stava mollando mentre mi mancavano 2 km dall’Hotel… di fatto gli ultimi 2 chilometri sono stati più “lunghi” dei precedenti 64 km.
Quando rientro in Hotel erano le 23.15 …e 23 secondi. Ero partito alle 16.30 di pomeriggio. Dunque, 7 ore e 15 minuti di corsa senza stop… Per me è stato come se fossero passati tre giorni…

Un’infinito mondo di luci, vento, abbagli, pensieri, gambe, liquidi, minacce, dolori, sorprese, illuminazioni, esperienze al limite del sensoriale, momenti di grandezza inaudita e momenti di lucido sfinimento…

Tragedie, conflitti e liberazioni che ti passano attraverso il corpo come una nuvola attraverso il cielo…

I muscoli ti parlano una lingua che assomiglia ad un ammiccamento continuo…

La pancia implora acqua, sale e mangiare, mentre la testa dice di andare avanti…

E' una sinfonia che viene bene a tutti (chi corre) per i primi 30 o 40 km…

Poi, la sinfonia perde colpi… per qualcuno la sinfonia si interrompe brevemente e la corsa ne risente, tu ne risenti…

La sinfonia diventa lentamente un concerto di musica classica mal diretta, a momenti una band rock, in altri momenti il ritmo diventa heavy metal, fino a un organo da chiesa… un singolo suono, lento… come una zattera in mezzo all’oceano.

E quello, generalmente, è il momento della morte fisica della corsa. Non si ha più niente da dare, si vacilla e ci si sposta solo grazie all’immaginazione, la volontà di fare l’ultimo passo di corsa, uno dietro l’altro.
L’inizio: partito! Sono partito dall’Hotel con una bottiglietta di “Lucozade” (praticamente uguale ad un Gatorade), una barretta solida e 2 gel della “Power Bar”…circa 300 calorie da assorbire in totale. Sapevo che ciò che avevo non era minimamente sufficiente neanche per 30 km…

Ma erano le 16.30 e non avevo tempo per andare a cercare un negozio e comprarmi qualcosina da bere o mangiare.
Assieme alla bottiglia avevo un foglio con scritto le strade principali. Moreampton e Stillorgan Road, N11, Bray road, Dublin road.

Sono stato fortunato perché ho perso la strada solo due volte…introducendo solo 4km in più sul totale del tragitto. Di fatto parte delle energie che avevo a disposizione le ho spese monitorando le strade per non sbagliare…aspetto non poco rilevante in termini di stress e scelte da fare.
Esco dall'Hotel Jurys Inn Christchurch alle 16.30 (e qualche secondo). Scendo verso il grande canale , un corso d’acqua che resta parallelo al fiume Liffey (fiume che taglia in due Dublino). Mentre percorro il primo pezzo di strada, i primi 300 metri, penso al tempo, e alla velocità… Poi mi lascio trasportare un attimo e sono già troppo veloce.

Penso che mi dovrei abituare aduna certa velocità, diciamo 13 o 15 km all’ora, con la presunzione di fare risultati migliori per tragitti di circa 80 km, che sono una “piccola” lunghezza rispetto ad una Spartathlon.

Se riuscissi a scendere sotto le 6 ore in 80 km potrei incominciare a fare qualcosa di competitivo sulle ultradistanze…
In questa baraonda di pensieri, una cosa è certa... dovrò accontentarmi della distanza, ma non dei tempi… e in un certo senso sarà un allenamento per tempi di corsa lunghi. Il motivo è evidente dalle calorie che mi porto dietro (praticamente nulle!)… Starò senz’altro male e sarò ridotto in ogni cosa.
Mentre corro i primi 15 chilometri tutto pare simpatico, piacevole, bello.

La strada, Stillorgan, la N11, mi regala i momenti più accattivanti in questo primo pezzo di run. Il passaggio per Dun Leary, il profilo delle colline e il verde dei prati ogni dove, si accatastano come memorie veloci. Le piccole cittadine che percorro sono così vivaci e poi, sulle strade più trafficate vedo per terra, sul bordo della strada piccoli papaveri rossi. Il primo che ho visto mi ha fatto pensare positivo, mi ha dato una mano a riprendere le forze…semplicemente perché era bello da vedere.
Greystones. Dopo circa 3 ore, e metà strada fatta, sono sotto una collina che mi porta a Greystones. Greystones è dietro la collina e non devo fare altro che salire in cima e poi riscendere. So di essere in ritardo, ma lo accetto… senza rifornimenti non puoi riprendere e ti deteriori costantemente…
E’ una salita infernale, infinita, piena di curve… meno guardavo la cima della collina più stavo calmo e respiravo decentemente. La velocità si è ridotta, le gambe fanno molta fatica. Ci sono momenti dove dubito e vorrei fermarmi… ma per la prima volta ricordo le tre cifre: 2, 4 e 6… 246 km! altro che una salita dopo una trentina di km!... Mi riempio di immaginazione così e riesco a dominare la salita. Infine scendo lentamente…e lentamente arrivo a Greytones…
Il mare, il vento sui campi verdi,  le mie gambe che, piegate, sono il quadro che mi sono dipinto addosso con il sudore… Mi permetto un solo minuto appoggiato a un muretto e guardo la natura attorno… Ne valeva la pena…. Lo sapevo, e sorrido a me stesso… Questo mi illumina dentro, tanto.


Ritorno
Gambe sempre più sottili,
e l’aria come una densa gelatina d’acqua e vapore.
Immerso nel fondo della fatica senza rumore,
Una stanchezza bianca… mortale.
Un ritornello che nelle spalle mi entrava come un mare di sale
Senz’acqua,
ormai senza più piedi,
dove le unghie premono sull’asfalto.
Ogni insegna associata ad acqua
è la tentazione più forte.
Ogni passo diventa un passo con una zavorra di molti chili sulle spalle…
Gambe ormai inesistenti…uno zombie.
Mosso solo dall’immaginazione,
eppure
più vivo di qualsiasi altro essere umano li vicino,
più tenace,
ancora più deciso…
Arrivo all’hotel al buio alle 23.15…prendo al bar 5 bottiglie d’acqua, mi metto nel letto con un freddo spaventoso addosso… Bevo… Dormo e bevo…
Ero tornato
senza niente dentro i pensieri.
Vuoto di tutto,
e per questo motivo ero irraggiungibile,
ero in quegl’istanti
pieno di ogni cosa… illuminato a giorno… nel buio della stanza…

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19 gennaio 2012 4 19 /01 /gennaio /2012 23:23

CiroDiPalma.jpgEcco il bel racconto di Ciro Di Palma sulla sua partecipazione alla 4^ edizione dell'Ultramaratona della Pace sul fiume Lamone: un racconto diviso tra l'esigenza di fornire una vivida descrizione della gara e del suo contesto e quella di raccontare la propria personale esperienza della corsa.

(Ciro Di Palma)  Nel 1980 due geni del panorama musicale italiano, Mogol e Battisti, scrivevano in un testo: "...ma che sapore ha una giornata uggiosa...".

Io, più di trent’anni dopo, non ho la pretesa di ergermi a grande compositore ma in veste di semplice scribacchino mi piacerebbe trasmettervi le emozioni che ho provato, correndo in una giornata uggiosa, la 4^ edizione della Maratona della Pace sul Lamone.

Una corsa che per la sua natura di trail non è propriamente la mia, in quanto sono abituato a “zampettare” sull’asfalto, ma che in fatto di eccitazione me ne procura tantissima. Tutto si svolge sull’argine di un fiume, il Lamone, che attraversa la minuscola frazione di Traversara, nel piccolo comune di Bagnacavallo, nella non grande provincia ravennate e in quella bella terra della Romagna dal grande cuore, che accoglie tutti con allegria, simpatia e modi ruspanti.

Con l’edizione di quest’anno sono giunte a tre (su quattro) le mie partecipazioni, e ogni volta e a ogni passo che ho mosso su quell’erba sono stato attraversato da piacevoli sensazioni.

Come sempre, qualcuno si chiederà:  "Cosa può provare quello lì a correre intorno ad un piccolo rio e’ sempre pronto a magnificare le corse alle quale partecipa"?

Posso solo rispondere che ognuno vive la corsa, come la vita, a modo proprio; che ogni istante, anche se partecipi ad una manifestazione più volte, non è mai lo stesso, non sarà mai uguale a quello che lo ha preceduto, né tantomeno a quello che gli succederà; perché gli stati d’animo non sono mai perfettamente sovrapponibili, semma divergenti né i colori che ci avvolgono sono mai identici.

Tutto è il frutto d'una particolare alchimia che ci fa assaporare il nostro esperire e dal quale traggono linfa vitale le nostre sensazioni e i nostri umori.

Per questo amo correre, amo vivere e amo scrivere.

Ho visto crescere questa manifestazione organizzata dal valente Enrico Vedilei, ho visto lottare il Vichingo contro chi lo criticava, sicuramente a ragione, ma con cattiveria, malafede e acredine, accusandolo di pressappochismo.

E’ stato bravo a saper far tesoro dei giudizi di tutti, a capire dove fossero le criticità e a ripartire da lì per migliorare.

Vale la pena ricordare che nella seconda edizione parecchi atleti sbagliarono strada, che le docce non si trovavano ed erano lontane dall’arrivo.

L’anno scorso il ristoro finale e il pasta party erano un po’ ridotti ai minimi termini... Quest’anno invece,il percorso come l’anno scorso non potevi sbagliarlo neanche se t’impegnavi: infatti, è stato spostato solo il traguardo di una quarantina di metri, deviandolo dall’argine e  ponendolo ai piedi di una piccola scalinata che ti riportava su.

Lì c’era anche un ristoro che, collocato in quella posizione strategica, aveva una duplice funzione: evitare così la solita scia di bicchieri per terra lungo l'argine del fium e costringere quasi obbligava gli atleti a fermarsi per rifocillarsi.

Un’altra miglioria è stato il pasta party finale, consistente in un pranzo completo e al caldo.

Le docce e gli spogliatoi anche se piccoli e non proprio comodissimi erano vicinissimi al traguardo, alla zona dove si mangiava e al parcheggio.

Nel pacco gara, poi, c’erano un paio calze a compressione molto utili.

Una giornata per me iniziata prestissimo con partenza da casa alle 6.00.

Insieme al mio amico Andrea siamo partiti che il termometro “diceva” -6°, un freddo che ti penetrava nelle ossa e sembrava che andassimo a fare la campagna di Russia.

Con buona lena co ci siamo indirizzati verso sud, passando a prendere al volo un’altra amica, Alina, a Massa Lombarda: e, poi, per stradine interne ci siamo diretti a Traversara. Giunti a destinazione, ormai i soliti noti sempre presenti e felici d’esserlo anche stavolta ci accolgono e ci salutano con calore.

Siamo proprio una bella famiglia.

Il bar oltre a servirci la colazione funge anche da spogliatoio, mentre proprio di fronte il ritiro del pettorale è veloce e i volontari ci danno le informazioni che chiediamo.

Tra loro, si nota anche la presenza di Andrea Accorsi e Monica Barchetti, reduci dall’organizzazione della loro maratona [Maratona di Crevalcore - NdR] di appena una settimana prima e sempre in prima linea, quando c’è da dare una mano.

Alle nove e dieci si parte ed è subito festa. Faccio i primi chilometri in compagnia di Monica, si chiacchiera tranquillamente, ma dopo un po’ mi trovo da solo.

E’ tutto surreale, l’erba bianca dal gelo che a ogni passo scricchiola, l’odore del fumo dei camini.

Passa il tempo e s’iniziano a respirare anche gli aromi e gli odori dei manicaretti che le famiglie al caldo delle loro case stanno preparando.

Qualche uccello nel cielo volteggia emettendo dei suoni, chissà forse ci stava salutando.

Io sogno, mi piace vedermi come un’anima leggera con le sue passioni. Penso a tante cose... Ogni tanto mi sveglio dal sogno e mi accorgo che sto correndo, saluto gli atleti che raggiungo, mi fermo ai ristori ringraziando come sempre gli amici volontari e poi ritorno in balia dell’irrealtà, in un mondo non-mondo.

Verso metà gara come m’accade sempre inizio ad allungare il passo fino ad avere una bella progressione.

Alla fine ho avuto un solo rammarico, di non essere stato doppiato dal vincitore solo per una cinquantina di metri.

Se me ne fossi accorto avrei rallentato e nel mio piccolo gli avrei tributato i meritati onori.

All’arrivo, ad aspettarci il sorriso di Monica che cingeva il collo degli atleti con una particolare medaglia di legno e la moglie di Enrico, Maria Luisa che applaudiva tutti. Quando ho oltrepassato il traguardo la prima cosa che ho urlato è stata “Grazie a tutti”.

Si, grazie per averci regalato un’altra bella domenica e sono sicuro che l’anno prossimo tanti altri ancora si uniranno a noi.

Il numero dei finisher di quest’anno ha premiato il lavoro degli organizzatori e di ciò ne sono felicissimo, perché lo meritano.

Un grazie particolare anche a Denise [Quintieri] sempre pronta con la sua macchina fotografica ad immortalarci sfidando il freddo e le nostre battute.

Per concludere una sola cosa non mi è andata giù e lo devo dire a tutti: "Enrico,ti avevo chiesto le calze bianche e me le hai date arancioni..."

Ahahahahahahahahahahah 

E finiamo così con una bella risata.

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17 gennaio 2012 2 17 /01 /gennaio /2012 07:53

Ragusa-Marathon 9320RElena Cifali (transitata per il 2012 nella gelese ASD "Movimento&Vita") ha partecipato lo scorso 8 gennaio 2012 alla Maratona di Ragusa (alla sua 9^ edizione). Per Elena questo è stato il primo appuntamento da finisher con una maratona, affrontata con trepidazione e con tanta emozione.
Elena, grazie anche a Salvatore Crudo che l'ha fraternamente supportata in modo silenzioso e discreto per tutte la durata della gara è giunta al traguardo finale in 4ho6' circa. Grande è stata
all'arrivo - ovviamente - la felicità di Elena che ha trovato ad attenderla il marito Ezio, il figlio Luca e tanti amici.

Per Elena, dopo poco meno di un anno dall'inizio dell'avventura podistica, si è rotto il ghiaccio con la distanza della maratona, dopo una serie di sperimentazioni con il trail e altre distanze su strada.
Ragusa-Marathon 9118Ora che è diventata finisher della 42,195 km Elena può cominciare un ragionamento su di un calendario 2012 più impegnativo: sicuramente, Elena ha l'ambizione di potersi sperimentare anche su distanze più impegnative che vadano oltre la maratona.

Il suo inizio è stato promettente, poichè ha rivelato di possedere tempra, capacità di amministrare bene le proprie forze senza lasciarsi prendere dall'entusiasmo e dalla tentazione di lanciarsi a briglia sciolta nei primi chilometri di gara.

A comprova della bontà della sua condotta di gara, il recupero del dopo gara è stato veloce e senza grossi problemi nè muscolari nè osteo-articolari, senza alcuna compromissione della sua motivazione e della sua voglia di correre e di cimentarsi.

Peraltro, l'ultima parte del racconto di Elena fornisce uno splendido esempio di come funziona la resistenza mentale nella lunga distanza e nella gestione del momento di crisi: Elena, senza saperlo, ha messo in moto una sua latente capacità di resilienza (nel senso illustrata da Pietro trabucchi nei suoi studi). E, proprio per questo, ha dimostrato di essere naturalmente dotata per correre le lunghe distanze, in cui ciò che conta al di l'allenamento fisico e della realizzazione di estenuanti sedute di allenamento, la resistenza mentale e il suo pilastro fondante che è la "resilienza".
Il suo impegno è stato anche premiato e gratificato, dal momento che Elena - alla sua prima maratona da finisher - è anche salita sul podio femminile, avendo conquistato la seconda posizione.

Ragusa-Marathon 9140Sicuramente, Elena è una che possiede i requisiti mentali per affrontare le ultramaratone e in questo senso le facciamo un grande "In bocca al lupo" e l'augurio di poter realizzare il sogno dell'essere finisher in una 100 km.

(Elena Cifali) Oggi ho realizzato un sogno: vi spiego com’è potuto accadere.
Prima dell’8 gennaio 2012 non avevo mai corso una maratona e, a dirla tutta, non immaginavo neppure di poter avere la capacità per farlo.
E’ domenica mattina, è buio pesto quando suona la sveglia e le farfalle danzano a ritmo del cuore dentro il mio stomaco. Sono emozionata, quasi confusa.
Correrò la mia prima maratona e, finalmente, tutto l’impegno speso in termini di stress, di sacrifici e di rinunce verrà ripagato.
Sulla linea di partenza siamo, nella mia percezione, circa 60 [42 partenti, alla prova dei fatti] coraggiosi podisti in canottiera e calzoncini, come se fosse luglio, ma in realtà la rigidità di questa giornata invernale ci fa battere i denti.

Alcuni di noi indossano guanti e cappelli di lana, uno corre avvolto avvolto dalla coperta termica.
Ragusa-Marathon 9192Prima del via l’emozione è forte, io e Salvo ci posizioniamo vicini, come sempre coscienti che questa gara sarà unica, con noi anche l’amico di sempre Orazio Scicolone. Se potrò correre oggi è anche grazie a lui che mi ha portato le Mizuno accidentalmente dimenticate davanti al portone di casa mia la sera precedente!
Ad applaudirci le nostre famiglie ed una coppia di amici ai quali siamo sembrati alieni, ma anche se non corrono e non comprendono del tutto, sono venuti alla partenza a salutarci e a incoraggiarci, sobbarcandosi ad un risveglio antelucano...
Si fa l’appello: ecco ci siamo tutti: Pronti, VIA!
Urla di gioia ed incitazione ci accompagnano per i primi metri: per un attimo, chiudo gli occhi ed ascolto il mio respiro che mi accompagnerà per 42 km.
L’aria è gelida ed un forte vento contrario ci fa sentire un gran freddo. Ho le mani ed i piedi gelati: mi fanno un gran male ma sono sicura che tra qualche km inizieranno a scaldarsi.
Lasciamo quasi subito l’asfalto per inoltrarci in stradine di campagna piene di pietre e fango. Mi sembra di correre un trail più che una maratona su strada e mi chiedo se questa di Ragusa non potrebbe essere considerata una "eco-maratona".
Maurizio Crispi ci scorta in sella alla sua bici [in verità di Salvo Crudo - ndr] scattando foto su foto.

Ho l’impressione che oggi sarà un gran giorno, tutto sembra perfetto.
Le mie gambe sono leggere e sciolte, il mio respiro regolare come non lo è mai stato e tutto ciò mi sorprende.
Ho iniziato a correre solo 11 mesi fa e durante questo tempo ho letto tanto e fatto tesoro delle esperienze di tutti quegli amici che corrono da sempre.
Indosso la mia maglietta preferita che è diventata per me quasi un talsimano: quella bianca, sulla quale ho fatto stampare la frase: "La fatica è momentanea, la gloria dura per sempre"!

DSC00102Intanto i km iniziano a scorrere sotto le mie suole in un’alternanza di asfalto e fango. Io e Salvo parliamo e ridiamo: non ci sembra vero essere qui a correre. Quanti allenamenti, quante rinunce, quanti sacrifici, quante lotte per poter portare a termine questo meraviglioso progetto.
Lasciamo l’asfalto e ci inoltriamo nella campagna ragusana fatta di bianchi muri a secco, di pascoli e fattorie. Il terreno è ben curato, riconosco le piantine di grano ancora alte pochi centimetri che dipingono di verde questa meravigliosa terra siciliana.
Il sole è alto in cielo e sembra baciarci, il vento ci accarezza ed ogni tanto ci schiaffeggia con forti raffiche … “lo so, lo so, che sei più forte tu” - gli rispondo - “ma per favore mettiti dietro e spingimi avanti”.
Quando si corre e si ama farlo è naturale avere un rapporto diretto con la natura.
A destra e sinistra incontriamo mucche al pascolo, qualche cane che abbaia da dietro i cancelli delle abitazioni e con mia gran sorpresa anche alcuni asini. Mi faccio accompagnare dalla loro visione finchè non riprendiamo l’asfalto.
E’ incredibile, ho già corso 13 km e quasi non me ne sono accorta, il mio passo è rotondo e sono felice di vedere che davanti a me si apre un rettilineo in pianura. Ma proprio adesso che abbasso la guardia, proprio adesso che non devo più fare attenzione a dove metto i piedi e non devo più evitare pietre e fango, mi ritrovo lunga distesa a terra, dopo una rovinosa caduta!!!
Già, inciampo, perdo l’equilibrio, il mio baricentro si sposta pericolosamente in avanti, cerco di riprendermi, barcollo ed infine mi “tuffo” per terra !
Questa proprio non ci voleva: mi faccio male al ginocchio destro che diventa subito livido e mi ferisco entrambe le mani.

DSC00103Mi rialzo immediatamente con l’aiuto di Salvo, il quale mi guarda sbigottito e mi chiede com’è potuto accadere. Mentre cerco di tamponare il sangue che esce dalle mani abrase, lo invito a riprendere a correre.

Non mi sono fatta nulla di grave e non sarà una stupida caduta a farmi mollare: nulla è compromesso, con un pizzico di stoicismo in più da parte mia.
Ancora qualche metro ed incontriamo Maurizio che mi conferma che sono la prima donna, ne avevo avuto il sospetto.

Ma questo primato non dura a lungo: al 16° km sento dei passi sempre più vicini ed avverto un intenso “profumo di donna” dietro di me.

Dietro, poi di fianco ed infine davanti [E' Anna Cavallo che procede affiancata ad un podista che le farà da accompagnatore per tutta la gara - Ndr]. Non mi scoraggio, la strada è ancora lunga e i chilometri da percorrere ancora tanti. Sono alla mia prima esperienza e non voglio mettermi ad inseguirla, non ce la farei e rischierei di compromettere l’intera gara.
Percorriamo continui sali/scendi e passo il 21° km ancora fresca come una rosa, non sono stanca ne affaticata. Le mani ed il ginocchio mi fanno male, ma non me ne curo.

Mimmo Causarano (uno degli organizzatori) mi aveva detto alcuni giorni prima che gli ultimi 20 km sarebbero stati tutti in discesa. Inizio a pensare che fino a questo punto sono andata benissimo e che, tutto sommato, posso permettermi il lusso di accelerare non appena inizia la discesa.
Ragusa-Marathon 9871Questa benedetta discesa è un miraggio che non arriva mai!Sali/scendi, tratti di sterrato si alternano continuamente all’asfalto. Ricordando le parole dell’amica Tatiana Betta non salto neppure un rifornimento di acqua, sali e fichi secchi portati da casa.
E’ commuovente guardare dei bambini che ci allungano le bottigliette d’acqua. Li sento parlare tra loro: “Eccoli, arrivano!” e poi ridono e sorridono imbarazzati al nostro passaggio.

Per loro è un gioco, un divertimento, in questo momento si sentono grandi ed utili.
Già da qualche chilometri sento la necessità di fermarmi per liberare la vescica. Ma dop aver cercato di trattenermi, per non perdere concentrazione con la sosta, iniziano a venirmi dolori al basso ventre ed al fianco.

Che fare? Sono fortemente combattuta: fermandomi, perderò tempo, romperò il ritmo, spezzerò il respiro. Ma alla fine, mi rendo conto che non ho scelta: devo farla [un imperativo categorico - Ndr]!
Non resisto più. Avverto Salvo dunque della mia necessità e mi fermo sul ciglio della strada a ridosso di un gran cancello verde. Un podista che stava a poca distanza mi vede, si volta gentilmente dall’altra parte e prosegue la sua corsa ….

Non lo riprenderò più. Adesso che sono più leggera posso riprendere anche io.
Lasciamo la campagna ed il centro abitato e ci dirigiamo verso la zona industriale.

Ragusa-Marathon 9913Siamo già al 35 km e di discesa neppure l’ombra!
Ecco: posso dire con assoluta certezza che la mia maratona è iniziata al 35° km.
Comincio ad avvertire la stanchezza, ai bordi della strada guanti e cappelli di lana che i miei compagni hanno abbandonato, perché - nonostante il vento gelido - fa caldo.
Da questo momento in poi il mio fisico inizia a mandarmi segnali di ogni genere: gambe stanche, dolore ai polpacci, principi di crampi, pesantezza alle spalle.
Mi rendo perfettamente conto che non devo lasciare che le emozioni negative prendano il sopravvento, ma - nello stesso tempo -non posso ignorarle perché mi avvertono che qualcosa non sta più funzionando e allora decido di "educarle".
Per un breve tratto, inizio a pregare recitando le uniche due preghiere che conosco, ma complice la stanchezza inizio a confonderle, non ne ricordo neppure le parole. Insomma, qualcuno lassù ha ritenuto che non era proprio giusto farlo nel momento del bisogno.
La corsa diventa estenuante, faticosa, una dura salita senza soste, mi toglie le forze e non mi lascia tranquilla a godermi ogni particolare del paesaggio.
Salvo è sempre al mio fianco.
Correndo ho imparato che nella vita, per affrontarla bene, occorrono forza fisica, intellettiva, morale e tanta volontà. Bisogna essere dei combattenti, avere coraggio e quando si cade bisogna rimettersi in piedi anche se feriti. Combattenti non si nasce, ci si diventa.
Lavoro su me stessa e, con fierezza, continuo la mia corsa con la consapevolezza che oggi sto conquistando il mio biglietto per tutte le altre corse che vorrò fare da qui in avanti.
Proprio mentre annego in questi pensieri mi accorgo di essere finalmente in discesa, il sorriso si riaccende sul mio volto ed io e Salvo abbiamo l’impressione di volare. Un’anziana donna si affaccia al suo balcone e ci urla: “ma chi ve lo fa fare”, “signora noi ci stiamo divertendo” replica Salvo che a me sembra riposato come se non avesse corso affatto.
Ragusa-Marathon 9890Per terra una scritta "ultimo chilometro" e poco dopo un’altra "Salita 300 metri".
Avrebbero fatto meglio a non scriverlo. Il solo pensiero di dover affrontare l’ennesima salita (ne conosco la ripidità, avendola percorsa passeggiando la sera precedente) mi scoraggia.
D’improvviso, avverto un forte giramento di testa e sono costretta a camminare, prendo per mano Salvo che non smette un solo istante di incitarmi e procediamo a passo veloce. Mi arrabbio con me stessa: la mancanza di esperienza è stata determinante: avrei dovuto mangiare di più qualche chilometro addietro.
Perdo minuti preziosi ma ho la ferma volontà di non mollare.
Eccolo, lo vedo: è il traguardo, vittima dell’orgoglio riprendo a correre tenendo il mio compagno d’avventura stretto stretto per mano, sul mio viso si più leggere la stanchezza, la sofferenza ma anche tutta la soddisfazione per avere realizzato un sogno.
All’arrivo trovo il confortante abbraccio di mio marito e di mio figlio, il sorriso dei miei amici e la Canon di Maurizio che mi regala una raffica di fotografie degne di una vera campionessa.
Sono arrivata seconda, e divido il podio con altre due donne stupende e coraggiose: Anna Cavallo e Inge Hack.

Chi lo avrebbe mai detto!

 

Foto di Maurizio Crispi

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16 gennaio 2012 1 16 /01 /gennaio /2012 07:23

Altamura_Vincenzo_io_R.jpgVolentieri pubblichiamo il bel contributo di Vincenzo Altamura (ASD Idea Events Marathon Siracusa) sulla sua partecipazione alla Maratona di Ragusa dello scorso 8 gennaio 2012. Vincenzo Altamura, che è uno tre dei componenti della triade che organizza la Maratona di Siracusa (assieme a Rino Tona e a Salvo Lena), ha completato per la sua 4^ volta la maratona Iblea, organizzata da Elio Sortino e dall'Associazione "No al Doping" e mantenuta in vita eroicamente, malgrado le avversità e le ristrettezze.

Un contributo di un aficionado, quale è Vincenzo Altanura, è sicuramente una gratificazione per gli organizzatori e rappresenta una delle ragioni che possono spingerli ad andare avanti, tenendo duro, e a riproporre ancora una volta, nel 2013 questo evento sportivo.

Vincenzo Altamura ha concluso la sua fatica in 4h35'13".

(Vincenzo Altamura) In previsione di affrontare nuove gare ultra per il 2012  viene spontaneo  capire  quale  maratona  sottocasa  può  essere interessante  per un allenamento lungo lento.

Bene , la Maratona di Ragusa calza a pennello. Il problema è come affrontarla visto che il periodo natalizio mi ha costretto a restare piu’ tempo a tavola e dico anche tavola franca con tutti i piaceri culinari.

L’unico lungo lento realizzato è un 25 km spezzettato in due trance e poi qualcosa da 15/17 km . Nulla di impegnativo.  Ho pensato che dovevo correre a sensazioni  e quantomeno realizzare e non superare i  10 km ogni ora. 

La mattina della gara accompagnato dal solito maratoneta Salvatore Costanzo  affrontiamo il viaggio per Ragusa con i presupposti di una mattinata serena.

Dopo aver attraversato  la città di  Modica ci viene qualche dubbio perché ci rendiamo conto che c’è un  vento molto forte e gelido. I miei indumenti sono troppo leggeri e che succederà?

io e l'ultra maratoneta CiccazzoAll'arrivo, solito rito di preparazione pre gara, qualche foto iniziale con l’ultra Proff. Ciccazzo della città di Rosolini , comunque  mi sento morto di freddo per non dire congelato e via si parte. Tipico giro periferico, bellissime aree verdi e muri a secco , un vero spettacolo.

Via via la strada si alterna da asfalto a  sterrato, qualche presenza di acqua ristagnata ma nulla di importante, superiamo il 3 km ma mi rendo conto che non sopporto il freddo, vento gelido e la temperatura di 5°.

Ecco il primo rilevamento cartaceo dei giudici e anche una buona presenza di operatori di polizia stradale, provinciale, comune e altro per la gestione del traffico.  

Buona distribuzione dei ristori.

Ci siamo, i primi 10 km sotto 1 ora, va bene cosi’.

Al 13° km circa mi fermo per il primo pit stop di noi maschietti ma  è tragico.

Riusciro’ a continuare ?? Mentre sono fermo mi supera l’ultra Inge Hack della città di Modica e il maratoneta Proff. Costanzo i quali mi salutano e nello stesso tempo mi spronano a continuare.

Si riparte e magicamente scatta il 20° km e siamo sotto le 2 ore.

Bene, andiamo avanti fino  al km 27 dove non capivo se avevo sbagliato strada oppure no in quanto  mi ritrovo in una strada – cantiere di nuova costruzione.

Vedendo due poliziotti sulle moto a distanza capisco che devo continuare.

Sono  al km 28 e avverto la stanchezza fisica.

Capisco che non sarà facile.

Ancora infreddolito  continuo a correre e  chiudo le 3 ore realizzando 29 km.  

La giornata è ora piu’ calda, siamo sui 9 gradi.

Intervallo il passo svelto con la corsa e arrancando mi ritrovo al km 34, in un punto chiamato  "La Panoramica".

Capisco che  sono vicino all’arrivo  e come sempre esce in me la forza nascosta di noi ultra accumulata negli allenamenti dell’anno prima.

Attraverso il primo tunnel stradale, saluto i simpatici  ragazzi del rifornimento e supero anche il 2° tunnel.

Bene , ecco la progressiva 38 km vicino alla piazza centrale addobbata con  piccole casuzze in legno ricche di cianfrusaglia.

Si continua e siamo già sulla via per Ibla.  

Incontro il cartello dei 40 km e capisco che è finita.

Corro velocemente in discesa e prima di iniziare l'ultima salita spacca-gambe incontro il maratoneta Raimondo Pedalino con la consorte runner Maria, mentre vanno via.

Ci salutiamo come due vecchi amici che si vedono dopo tanti anni, un veloce scambio di foto e inizia la salita. Basta, vedo in lontananza il gonfiabile dell’arrivo. Ora è una bellissima giornata soleggiata.

Arrivooo!!! In 4h35'13.    

Incontro subito Elio Sortino che mi raccomanda di prendere la medaglietta di arrivo e colgo l’occasione per fagli notare una piccola sciocchezza che mi è successo lungo il percorso.

In prossimità del gonfiabile d'arrivo, trovo altri runner fermi e soprattutto il proff. Costanzo che mi invita a prendere il borsone e incamminarci  verso la navetta di linea  che  ci riporta alla partenza (Ragusa Alta) per prendere l’automobile.

Si ritorna a casa e sono sostanzialmente contento di aver chiuso per la quarta volta di fila la Maratona di Ragusa, soprattutto senza crampi e senza allenamenti specifici.  

Sono bastate solo  24 ore di riposo per smaltire la fatica e sono pronto per una nuova avventura.

Ringrazio tutto lo staff di Ragusa per aver dato a noi runner amatoriali sempre una nuova opportunità e di aver curato ogni sfaccettatura della gara  nei limiti delle possibilità economiche a disposizione.

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
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Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
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