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31 maggio 2012 4 31 /05 /maggio /2012 20:00

Max (Massimiliano) Ronchi - ASD Runners bergamoAnche Max (Massimiliano) Ronchi (ASD Runners Bergamo) ha partecipato tra il 26 e il 27 maggio 2012, alla 40^ edizione del Passatore, classificandosi 470° nella graduatoria assoluta, con il crono di 11h53'35.
Aggiungiamo qui, per completezza, che la compagine cui appartiene è stata la prima classificata nella classifica per società (quanto a numero di podisti rappresentati e finisher al traguardo di piazza del Popolo di Faenza).
Ecco di seguito il suo racconto tra impresa agonistica e spedizione compagnonesca: ma lo spirito deve anche essere questo...
(Max Ronchi) La 100 km  è diventata forse la soluzione ideale del podista esigente che può combinare in un'unica gara due Mezze maratona e una maratona, oppure due mezze e una 50 km (aggiungendovi qualcosina in piu' , oppure cinque mezze maratona una di fila all'altra.

Follie combinatorie che portano sempre ed invariabilmente ad una 100 km e li si pensa subito al Passatore…
Anche quest’anno - e come al solito - da 7 anni consecutivi, Giorgio Calcaterra si aggiudica il podio piu' alto, ma quel che conta per tutti i partecipanti è partire da Firenze e arrivare a Faenza senza dover pensare ad altro che a correre, senza o pochi dolori, doloretti e sensazioni strane che giungono come sempre durante una 100 km.
Quest’anno eravamo in tanti e ricordo i non nominati nella casa del Grande Fratello RB: Spinedi B., Marchesi T., Bassis M., Belotti G., Vismara M., Io me, Bonalumi M., Bertola L., Viscardi M., Basletta F., Locatelli F., Pessina R., Negro D., Piazzalunga A., Colleoni G. (quelli interessati ai tempi, sul sito ufficiale troveranno tutto), ma fidatevi: il tempo cronometrico è come una moneta a volte testa e a volte croce.

Quest’anno facciamo le cose fatte bene, grazie a Rosario e la sua instancabile moglie Elena J,  siamo puntualissimi in tutto: ritiro pettorale con coda del tipo torta gratis al centro commerciale, pranzo a mezzogiorno tutti o quasi in compagnia e con il detto “Chi c’è, c’è, chi non c’è, non magna”, solito posto, solito padrone di casa, Giacomo, che ormai con la percentuale che prende sui coperti dei RB e accompagnatori il Passatore gli esce gratis tutti gli anni.
Quest’anno scelgo come menù: pasta in bianco e bresaola, come da suggerito da Visma e caffè. Questo perchè due anni fa, pappardelle al cinghiale e cotoletta con patatine e birra media ingoiati alle ore 13:00 hanno dato come risultato: Faenza in 14 ore con un vomito ogni 20 km e non aggiungo altro!
Sabato ci ho anche pensato: non capisco come certe ...si possano fare.

Con stupore devo dire che si sentiva la mancanza del Cantastorie della compagnia, “senza offesa”, ma penso che il Foia sia il “compagno-amico” che non deve mai mancare in una corsa, festa, mangiata o che qualunque occasione sia e pensavo di vederlo a Faenza, lì ad aspettarci,  più che visto l’avrei prima sentito, ma così non è stato, peccato… Ma lo vedremo e sentiremo sicuramente domenica in pista a Curno alla 12X1ora, quindi mi devo preparare già da ora alle sue frustate.

Gregorio Zucchinali, segretario della ASD Runners Bergamo, sul podio societario con lo stendardo dell'AssociazioneDetto ciò, passiamo alla cronaca della gara: sole come al solito, circa 2000 partenti questa volta siamo in molti alla partenza ci salutiamo,  RB e gli altri amici, con la solita frase in bocca al lupo, ma il socio Bruno forse ha sbagliato ad interpretare il significato del detto, così al 50° km, si è nascosto dentro la tenda pensando che il lupo non lo trovasse… Che Bignaga e lì ha pensato di cambiare il gioco: è uscito e ha detto TANA! Mi raccomando Bruno basta fare questi scherzi al lupo!

Presa consapevolezza al 30°km di non poter essere tra i primi e penso che non ci voleva cosi tanto, comincio a rilassarmi, e sul percorso trovo e saluto alcuni amici, qualcuno mi supera, qualcun altro lo supero io, e con altri mi soffermo a scherzare, con il Giava e il Grisù, che stanno al gioco e mi mandano subito a ….. in simpatia prima della salita per il Colla, ritrovo e mi supera in salita la scheggia Luciano che è di nuovo in forma, e cosi tra un saluto e due risate con il Renzo e Annette che ringrazio per il sostegno durante i fortissimi crampi crampi crampi arriva l’85° km, è li che il Viscardone (detto “il LUPO”)  arriva quatto quatto, in un momento direi topico in una 100 km, dove ormai pensi, sono stanco, manca poco, ma lui trova quel qualcosa che ti invoglia  "AL MOLA MAI"!

Cosa che non è mai facile e allora orecchie basse e in scia… Tutto bene finchè trovo una ragazza che è stremata - così credevo - con la quale  provo a usare la solita solfa: "Siamo arrivati, mancano 15 km..."  e così via. E così piano piano la sprono a correre, ma chiedo venia a Marco che al contrario piano piano finisco con il perdere… Ma dai Marco, avrai i capelli lunghi, ma lei ha qualcosa in - e qualcosa in più di te, intendo fisicamente!
Si arriva a Faenza con le gambe buone e con gli amici che mi aspettano:  Bruno, con la bandiera RB, grandissimo nell’aiutarmi nel recupero borse, diploma e pacco gara e l’immancabile Greg.  il Predicatore Ro e Elena, tutti stanchi della giornata passata e anche quest’anno il Passatore è andato: "Sperem al stia là"! Sacchi e bagagli e si torna a casa.

Ma non vi dico il ritorno a casa.

Mi hanno pure fatto guidare ma... e loro, seee!                                                                                             

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29 maggio 2012 2 29 /05 /maggio /2012 21:43

DSC04309.JPGAnche l'azzurra di ultramaratona Maria Ilaria Fossati (Road Runners Club Milano) che ha rappresentato l'Italia al Mondiale ed Europe 100 km su strada 2012 (a Seregno, lo scorso 22 aprile) ha preso parte a questa "mitica" 100 km del Passatore del Quarantennale. Non ha potuto esimersi, perchè è una runner generosa che non si risparmia mai e onora le gare a cui riconosce fascino e appeal, ma anche - sotto sotto - perchè era valevole come Campionato Italiano Assoluti e Master 100 km su strada 2012.
E p0i, visto il suo crescente interesse per le gare di 24 ore, cosa è mai correre due 100 km a poco più di un mese una dall'altra?
Maria Ilaria Fossati 4^ nella classifica generale femminile, è salita sul podio del Campionato Italiano FIDAL. 
Ecco il suo racconto - la cui fonte è il sito web del Road Runners Club Milano - arricchito da inattese aperture contemplative che fanno parte del bagaglio interiore di chi ha anche sperimentato il trail di lunga durata, come appunto ha fatto la nostra Ilaria, runner totipotente e versatile.

(Maria Ilaria Fossati) E' davvero difficile non cadere nella retorica, ma finire un Passatore non è come finire una 100 km qualsiasi!

Pensavo che tutta la magia e la fama di questo evento cresciuto con rapidità esponenziale fosse un po' montata, come un fuoco che si auto-alimenta: mi sono avvicinata solo per curiosità, con rispetto, ma soprattutto per affetto. Da anni i nomi di quei paesi ritornavano nei nostri discorsi... ed io non avevo mai visto quei luoghi!

Quest'anno poi c'eravate tutti... tutti voi amici del mio piccolo mondo. Era l'anno giusto, l'occasione migliore per dire: io c'ero!

Non avevo nessuna ambizione particolare dal punto di vista sportivo: non potevo permettermelo in questo momento, a poche settimane dal Mondiale 100 km ed in vista di una lunga e nuova preparazione per la 24 ore.

Avevo un solo obiettivo: sperimentare una diversa alimentazione in gara, più ricca ancora di glucosio. Ciò comportava dei rischi ed era l'unica occasione in cui poterlo fare, senza impegni né pressioni.

Provvidenziale sarebbe stato in questo una coppia di amici che si è offerta di seguirmi per assistenza: sono diventati la stella cometa di un sogno.. ma ancora non potevo saperlo.

Firenze è calda, assolata, io sono tesissima. In partenza l'abbraccio sincero con le Ladies Road all'esordio sulla distanza: le loro parole mi riempiono gli occhi di lacrime. Non posso deluderle, dopo quello che mi han detto!

Qui scatta la molla, la scintilla che accende il motore e trasforma una settimana difficile, una sensazione di debolezza diffusa in una gara bellissima: non per il risultato, ma perché vissuta con passione in ogni metro.

Si parte, veloci, decise: sono con Elena Simsig, la compagna di Nazionale con cui ho condiviso l'emozionante arrivo a Seregno. Penso sia lei a dettare il ritmo, non lo dico a me stessa ma faccio fatica a starle dietro. Ma decido di non mollare... così mi scaldo e vado...

Il podio femminile del Campionato Italiano FIDAL Assoluti e Master 100 km su strada 2012Se devo essere sincera non ricordo mai molto delle gare, dei nomi, del chilometraggio: corro e basta!

Ma realizzo di andare bene e di stare bene, una sensazione che viene dalla pancia, dal profondo. Sono serena e sembra venire tutto facile, il pubblico mi gasa.. non parliamo dell'effetto doping della curva Road con tanto di trombe da stadio: devo rallentare, mantenendo un minimo di coscienza vigile.

Prima della salita alla Colla perdo Elena che ritarda e mi dispiace moltissimo, avremmo fatto una grande gara: il mix tra complicità e rivalità che aiuta. Da quel momento sarò sempre sola a correre e condurre la mia gara, senza riferimenti di ritmo e posizione.

Mi stupisco della facilità con cui affronto la salita della Colla, non è da me, mi sento completamente pazza... mantengo solo la lucidità per non perdere di vista l'obiettivo della mia prova: la nutrizione.

Tutto il resto da quel momento sarà irrazionale, sarà passione.

Saranno le tinte calde di un tramonto bellissimo scollinati in cima al Passo della Colla, ed il ritornello che sempre mi frulla in testa nelle gare lunghe: "Magnificat".. la preghiera del Vespero, quando l'aria è densa, il momento dell'allenamento che sogno tutto il giorno in ufficio, una parola densa di significati religiosi e non solo.

Nei momenti di crisi o di leggerezza penso molto spesso a queste parole: "L'anima mia Magnifica il Signore".. ma tutto, la corsa, i sorrisi, la festa, la fatica, tutto può essere un modo per onorare la vita ed il Cielo.

Magnificat... e si scende, avverto freddo, ma il sole è ancora caldo. Mi trattengo un po', è inutile disfarsi le gambe oggi, non ha senso. Voglio godermi questa gara, fino alla fine.

L'aria del tramonto è densa, frizzante, la vallata incantevole, i miei passi sicuri.

Sarà passione... saranno i bambini che chiedono il "cinque" ed io col dito rotto (che male tutte le volte... ma perché non erano mai a sinistra con la mano sana??), saranno gli abitanti dei paesi che mi salutano, saranno le strade che qualcuno ha già percorso per 30 e più edizioni.

Mi sento parte della gara, della montagna ed è una sensazione bellissima. Mi devo ricredere: questa gara è magica, spietata, durissima ma comunica delle emozioni fortissime. Provo una sensazione profonda come quando al trail del Lago di Como si passa nelle trincee della linea Maginot. In modi diversi, ma si corre nella storia.

Il sole tramonta ed ho una sensazione bellissima da assaporare: la crisi non arriva! Solo un calo, che mi permette però di correre tranquillamente negli ultimi 30km. Mai un dubbio, mai un passo camminando, non ne sento il bisogno. Non è arrivato quel crollo verticale che ho avvertito nelle altre 100km: l'esperimento forse è riuscito!

Tutto scorre dietro di me: le lucciole nei campi, unica compagnia nella notte solitaria, il silenzio, il pericolo della macchine e delle bici che sfrecciano. Amo correre al buio e quando posso non accendo nemmeno la lampada. Solo i miei passi nel buio.

Correre completamente da sola non è facile, mi gusto ogni contatto umano, ogni voce lungo il percorso, ogni passaggio. L'emozione cresce, diventa insostenibile... il passo si fa più veloce, sicuro. Non so dove si trovino le forze ma è come se partisse una musica che ami: devi per forza alzarti e ballare!

Devo ringraziare un gruppo di volontari dell'organizzazione, in bicicletta, che mi ha accompagnato negli ultimi 8 km, molto bui e pericolosi.prima due, discreti, poi via via il gruppo è cresciuto ed è stata festa!

Km 95, 96, 97 e un gruppo di Romagnoli chiassosi che parlano di Sangiovese e piadine all'"Ilaria di Milano, c'è scritto sulla maglia"

E suonano i campanelli delle bici, perché "la prima donna ha la moto, tu hai noi"...

Mi fanno commuovere perché non ho mai avuto mai tanta attenzione, mi fanno sentire unica e vera. Un corteo festoso solo per me.. E fanno da colonna sonora alla mia tensione che non controllo più, non conto i km, non vedo il rettilineo, non ricordo nulla, nemmeno la fatica. Solo che sono felice. Magnificat!

E' un crescendo, non trattengo più le gambe. Non volo solo perché non ho ancora le ali e mi lasciano lì, a 100mt dall'arrivo, stringo una mano a caso per ringraziarli tutti: la passerella azzurra e quella piccola porta bianca di legno che tutti sognano.

E' il mio momento, quell'attimo di eterno a cui tutti hanno diritto. Passatore 2012, la mia prima volta.

Quarta, sotto le 9 ore come desideravo, tutto perfetto.

Poi gli abbracci con gli amici, l'intervista, il freddo che tremo e batto i denti, le ore passate nella notte ad aspettare gli amici, abbracciarli ad uno ad uno perché il momento più bello è sacro per tutti e ad ogni arrivo mi emoziono come fosse il mio. Loredana, bravissima, che non si regge in piedi ma siamo emozionatissime entrambe; Fabio che scoppia in lacrime, CiroRossellaIlaria, gli amici del parco Lambro. Ci sono tutti! anche Luciano, che si apre nel sorriso più grande che gli abbia mai visto fare. Il "SUO" Passatore, dopo 30 anni di traguardi in piazza del Popolo a Faenza: gli ho rubato la scena per una sera.

Ma in questa gara c'è spazio per tutti, per cadere e rialzarsi. E andare avanti, senza dubitare mai.

Non regala nulla ma ha davvero una magia speciale. Mi riporto a casa quella preghiera, quel ritornello che mi accompagnerà in tante altre gare, magari non sempre con la stessa serenità, ma questa volta la passione è stata troppo forte e dovevo raccontarvela.

Grazie a chi c'era, a chi mi ha aiutato, a chi mi ha sorriso lungo il percorso, a chi mi ha descritto ogni fiore del Passatore.

Meraviglioso. Ma sono solo chiacchiere, si deve solo provare. E tutti possono farlo!

Magnificat...

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29 maggio 2012 2 29 /05 /maggio /2012 14:39
Francesco-Caroni_passatore-12--by-Daniele-Silvioli.jpg
Francesco Caroni (ASD Runners Bergamo) ha partecipato - a distanza di poco più di mese dal Mondiale di Seregno 100 km su strada (22 aprile 2012) - alla 100 km del passatore (40^ edizione) che si è svolta dal 26 al 27 maggio.
La sua partecipazione è stata anche determinata dalla ricerca di una soddisfazione che con la partecipazione al Mondiale non era arrivata (in termini personali, anche se come team sì). Ha sentito l'esigenza di riscattarsi; arrivando sino in fondo, senza pensare esclusivamente alla componente agonistica e rientrando così pienamente nello spirito della gara. Alla fine, è stato premiato: 7° assoluto, ma 5° degli Italiani in gara, con un crono finale abbastanza soddisfacente. Ma ciò che per lui ha contato veramente in questa sua partecipazione e nell'esperienza di finisher al traguardo di piazza del Popolo di Faenza sono state le emozioni e le sensazione che il percorso di gara gli ha regalato e che fanno sì che la 100 km del Passatore acquista indiscutibilmente le caratteristiche del viaggio e della viandanza.
Ecco di seguito il suo racconto.
(Francesco Caroni) Che viaggio! Eh si perchè una 100km non può non essere definita come tale. E il Passatore per 
me resta IL VIAGGIO. 
Se dovessi descrivervi le emozioni che si provano a correre questa gara penso che non basterebbero neanche 7h18'. Già, perchè anche ora a distanza di due giorni, le emozioni si susseguono senza sosta alternando flash di estrema soddisfazione ad altri di dolori lancinanti.
Ma la conclusione è 
sempre la stessa: una soddisfazione unica. 
Questo viaggio parte da lontano.
E' la scelta di rifarsi per un mondiale andato assai male. Di mezzo 
ci si è messa l'allergia che ha pregiudicato non poco il tutto, ma come si dice....sono una testa dura e quindi... Passatore sia, ugualmente. 
Massaggi con Rodolfo, il mio super-massaggiatore, presso il centro SAN RAFFAELE in quel di Foiano: una garanzia. 
Ho preparato la borsa in modo maniacale: completo da gara BROOKS, il vecchio ID ELITE giallo fosforescente per essere più visibile anche nell'oscurità, RAVENNA per unire alla leggerezza anche un discreto supporto del gesto. 
Per l'integrazione ho a lungo pensato a qualcosa di alternativo e, quasi quasi, mi sarei portato una bella bottiglia di Chianti classico de LA CASACCIA poi pensandoci bene sono giunto alla conclusione che sarebbe stato meglio brindarci. 
Gli accompagnatori eccezionali tutti. Mia moglie Federica è energia allo stato puro, Giuseppe tranquillità assoluta, Laura il perfetto “angelo custode” al fianco dell'atleta, Giovanni, beh lui alla fine ha fatto da portavoce per incitare il pubblico ed accenderlo anche se devo dire bisogno non ce n'era. 
E poi......IL VIAGGIO. 
Il passaggio dalla Vetta delle Croci. Foto di Maurizio CrispiSi parte per questa super affascinante competizione che come sempre è innanzitutto una prova con se stessi. La compagnia è ottima e si corre in scioltezza fino alla Vetta le Croci poi da li ho capito che l'allergia, che pensavo passata, l'avrebbe fatta da padrone. E così è stato.....già in discesa mi mancava l'aria per nn parlare poi della salita alla Colla dove i polmoni mi si sono letteralmente infiammati. Ma tant'è ero in ballo quindi balliamo. In discesa ho recuperato benissimo tranne poi accusare la mancanza di ossigenazione precedente che al chilometro 56 mi ha procurato un crampo 
violentissimo al polpaccio destro. La sofferenza è stata atroce non mi era mai capitata una cosa del genere... Mi hanno risuperato sia Daniele che Antonio.....ma non potevo mollare, se mi ritiro è per qualcosa di estremo. Qualcuno mi ha anche detto che questo lo era. Boh! Comunque, dopo essermi tirato per benino ho ripreso la mia, diciamo così, corsa. Fino al 75km, grazie al percorso favorevole, sono riuscito a recuperare e superare chi mi precedeva fino ad arrivare a 300 metri dal mio amico Dimitry [il russo Tziganov]. Poi, però, il conto mi si è presentato con tutti gli interessi. 

Francesco Caroni, all'arrivo a Faenza, è intervistato da daniele Menarini (Correre). Foto di Maurizio Crispi

Non potendo correre in spinta con i piedi mi si sono indurite le cosce ed è stato veramente duro arrivare, soprattutto quando ti vedi risuperare e capisci che di fiato ne avresti ancora, eccome, ma i muscoli... Beh! Quelli erano già in macchina non fosse stato per il mio cuore. Comunque, poi, si arriva.
Si esce dall'oscurità per 
giungere nella luce di Faenza.
Che emozione: sempre meraviglioso. E qui...
Ma a questo punto occorre fare un REWIND. 
Si, si, rewind. 

 

Già questo viaggio non è solo agonismo. C'è qualcosa di veramente unico e speciale che pervade tutta la manifestazione. 
La partenza con Pirì [Pietro Crementi, personaggio storico della 100 km del Passatore e Direttore della corsa] che insieme al suo Passatore scappa via, inseguito dai primissimi, per aprirci la strada fino a Faenza. 
La moltitudine di gente lungo il percoso. Tutti tifosi di tutti. Anche gli accompagnatori stessi tifavano ed incitavano gli “avversari-amici”. Gruppi di bambini festanti che urlavano il tuo nome e chiedevano speranzosi un “5”, e qualcuno di questi aveva anche imbastito anche un suo specialissimo mini-ristoro: commovente.
E poi, l'incitamento dei personalissimi sostenitori, che a posteriori ho saputo 
aver sofferto più di me nel vedermi correre in quello stato: veramente super, anzi SUPER. 
Le premiazioni. Francesco Caroni premiato da Orlando Pizzolato. Foto di Maurizio CrispiE quando correvamo nel buio della calante notte ecco comparire come per magia, la magia del  Passatore, famiglie intere, gruppi di amici tutti prontissimi a dare il loro sostegno: una bella spinta verso il traguardo che quando sei nelle mie condizioni sembra non arrivare mai. 
E poi, eccola Faenza, il Passatore è già arrivato, ma con le sue luci e il calore della gente ti abbraccia in un modo talmente caloroso che non si può non commuoversi. E il bello è che questa accoglienza viene tributata a tutti. 
In particolare, mi ha colpito tantissimo l'abbraccio umano di Gregorio con la sempre mitica bandiera dela mia super specialissima società: i RUNNERS BERGAMO.
E poi il ringraziamento accorato di Pirì con quell'abbraccio caloroso di chi conosce quello che provano i corridori, le persone, lungo tutto questo viaggio. 
Però, come dicevo all'inizio, il tempo per descrivere tutte le emozioni non basterebbe mai.
I primi dieci classificati. Foto di Maurizio CrispiAncora adesso scrivendo queste poche righe riaffora ad ogni parola un ricordo speciale che tengo per me nel mio cuore, ringraziando tutti perchè senza di voi questi non ci sarebbero. 
Questo è senza dubbio un arrivederci al 2013. Potete contarci!

Firmato: Francesco, uno dei tanti. 
Foto di Maurizio Crispi, ad eccezione della prima in alto di Daniele Silvioli
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25 maggio 2012 5 25 /05 /maggio /2012 11:12

Nove-Colli-Running-2012_partenza_rizzitelli.jpgMichele Rizzitelli ha partecipato alla Nove Colli Running 2012 (15^ edizione)e si ha fermato al traguardo "La Montagna", in cima al colle del Barbotto, dopo 84 km. 
Ecco il suo racconto: una bella rievocazione delle vie di Romagna, nell'esplosione di colori e profumi primaverili.

(Michele Rizzitelli) Dicono che quel porto canale l’abbia disegnato Leonardo da Vinci. Di certo, è l’elemento più caratteristico di Cesenatico con le case su di esso affacciate, mentre tutt’intorno le strutture ricettive di massa hanno portato benessere ma tolto l’anima. Per la 15^ volta, sulla sua riva sinistra si consuma il sacro rito.
Patron Mario Castagnoli chiama uno ad uno i concorrenti e, soddisfatto e commosso, esclama: “Siete 107 partenti”.
Il prete, nell’impartire la benedizione, annuncia: “Io sono la via, la verità e la vita” e continua: “Correte per le strade di Cristo”.
Il sindaco: “Andate per le belle vie della Romagna. La loro bellezza vi renda lieve la fatica”. C’è già un primo miracolo: il potere spirituale e quello temporale stanno sulla stessa lunghezza d’onda. In prima fila si dispongono gli Scariolanti, che si ammalavano di malaria nell’agro pontino per un tozzo di pane; in seconda fila gli ultramaratoneti, che faticheranno per diletto. Tutti scandiscono gli ultimi secondi, gettano un grido, che fende l’aria e arriva fino a Cervia,  e partono.

Hanno il mare alle spalle e lo sguardo fiero verso i rilievi dell’entroterra. I primi 20 km sono piatti  e rettilinei; fa caldo; il traffico automobilistico è intenso. L’ordine è di stare compatti.

La vera Nove Colli comincia a Settecrociari, dove vien dato l’ordine di rompere le righe e darsi da fare, perché allo scoccare della 30^ ora bisogna essere ai piedi del grattacielo.

Mi fermerò al Barbotto. Alle mie gambe non posso chiedere di più, mai andate oltre i 50 km negli ultimi due anni. Gli 84 km, con quattro colli su cui buttare l’anima, non è roba di poco conto, ma a me sembra una corsetta. E’ il confronto con quelli della 202 km che me la fa apparire non impegnativa.

Me la prendo con calma per godermi il paesaggio. Qui c’è la vera anima della Romagna, il genius loci, non sulla costa massificata. Pensate che corra per soffrire e sudare? Nemmeno per sogno! Ho fatto cinque volte questo percorso e mi illudo di conoscerlo a menadito. Non vedo l’ora di raggiungere Polenta ed i suoi 305 m del suo colle. Lì la strada si restringe, diventa più raccolta e due file di cipressi ti conducono direttamente nella Pieve. Mi sembra d’aver sentito dire che, in quella chiesetta, si sia raccolto in preghiera Dante Alighieri. Mentre penso alla chiesetta del Poeta, un’altra, che non avevo mai vista, scorgo in una curva. Scopro tante altre novità. Pensavo di conoscere molto, invece mi accorgo di conoscere  poco. Fa caldo, ma il correre m’è dolce in questo mar.

Pievi e castelli sorgono ovunque ci sia un colle.
Ah! I castelli! E mi sono ricordato della mia Spartathlon. Chiesi ad un francese, che le aveva portato a termine entrambe, quale fosse la più dura. Non mi seppe dare una risposta netta. Poi gli chiesi quale fosse il percorso più bello. Non ebbe dubbi. E, sospirando, aggiunse: “Quei castelli!”.

Affronto il secondo colle fra albicocchi, ciliegi, vigneti e fiori di ogni tipo che avevo sempre visto. Ma un fiore dal caratteristico color giallo attira la mia attenzione. E’ la ginestra, che sapevo preferire climi più caldi di quelli collinari. Una pioggerellina mi rinfresca sui primi, duri tornanti. Ma un effetto più corroborante lo fanno le grosse fragole che il Patron mi offre lungo la via. Verso la sommità, il colle diventa pedalabile, raggiungo Pieve di Rivoschio  e mi butto nella discesa.

Il sole sta tramontando quando mi si presenta davanti il Ciola. Gli 8 km me li faccio al passo in compagnia delle lucciole. Arrivo stanco a quota 531 m, e non riesco a sfruttare la discesa. Sorseggio del chinotto e, come d’incanto, le gambe diventano reattive. Nella discesa lunga 10 km, volo. Vedo laggiù le case di Mercato Saraceno, punto dritto, e non mi fermo se non quando arrivo nella piazzetta.

Ho fatto il mio dovere di correre in discesa, merito di scalare il Barbotto al passo. Sui tornanti c’è buio, ed è una fortuna perché mi permette di vedere il cielo stellato, che mi sembra così vicino da toccarlo con mano. Una campana segnala il mio arrivo al traguardo “La Montagna”. Sto bene. Non sono mai arrivato così fresco su questo colle. Potrei continuare, ma avevo promesso alle gambe di non andare oltre, e mai mi fu così facile mantenere una promessa. Più stanca di me è certamente l’addetta al rilascio del diploma, sul quale scrive “...d’aver percorso la distanza di 84,40 km nel tempo di 22,38”, che in realtà è l’orario del mio arrivo. Salgo in macchina, imbocco facilmente la E45 ed in un baleno raggiungo Cesenatico.

L’indomani, sul traguardo assisto all’arrivo solitario di Marco Bonfiglio. E’ ipoteso e disidratato, e si distende a terra. Non ho bevuto negli ultimi 40 km, non sto molto bene - ammette - Ma ne è valsa la pena!”.

Nella foto (Rizzitelli): alcuni istanti prima della partenza.

 

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24 maggio 2012 4 24 /05 /maggio /2012 12:43

Marco-Bonfiglio-Maglia-Brooks.jpg(Marco Bonfiglio) Dopo la partenza "assistita" tutti insieme da Cesenatico alle ore 12.00 di sabato 19 maggio, ma il vero start è avvenuto al 21° km alle ore 14.00 dopo un abbondante ristoro...

Da li ha avuto inizio "la vera" Nove Colli Running!!

Subito dopo la partenza, Ivan Cudin si è portato in testa e io ho cercato di correre in maniera costante e, anche in salita, ad un ritmo che non mi mandasse mai in affanno...

Ho affiancato Ivan poco prima dell'inizio della salita del Barbotto, e l'ho superato poco prima dell'arrivo in cima al colle che lamentava problemi di stomaco: così, sono arrivanto in testa al traguardo "La Montagna" al km 84 in circa 7h15'...

Dopo essermi cambiato e rifocillato all'ottimo e completo ristoro del Barbotto, sono ripartito per continuare al mio ritmo costante in compagnia dell'amico Cudin sino al ristoro al 116° km. Quando sono ripartito e sino alla fine della gara ho corso sempre in "solitaria" scortato sempre dall'auto "inizio gare" dell'organizzazione che - come un'ombra - non mi ha mai lasciato solo! Davvero grandi!!

In tutta questa parte di gara sono stato ancora sempre costante e, a parte qualche dolore alle gambe ed in particolare alla tibia sinistra, non ho mai sofferto. I problemi sono iniziati dopo il ristoro al 158° km e durante la salita del nono colle.

Da li in poi ho avuto grossi problemi di stomaco e nausea e non sono più riuscito né ad alimentarmi né a bere...

Gli utimi 30 km circa sono stati veramenti duri sia a causa dello stomaco e sia delle gambe che ormai erano un dolore unico, ma ho tenuto duro "di testa" e, quando mancava circa un km all'arrivo, le emozioni che ho iniziato a provare sono state un qualcosa di unico e di incredibile. Tutta la fatica e la sofferenza, in quei momenti venivano ripagati con gli interessi!!

All'arrivo, mi aspettava il grande Castagnoli che mi ha abbracciato e io in quel momento sono scoppiato in un pianto di gioa e soddisfazione come mai prima! Il sogno...diventava realtà!!

Grazie...

E sin da ora mi sento di dire che sicuramente sarò anche alla Nove Colli Running 2013!

 

Il curriculum podistico di Marco Bonfiglio

Marco Bonfiglio ha corso la sua prima maratona nel dicembre 2003 e la Nove Colli Running è stata la sua 115° corsa tra Maratone e ultra. 
Il suo è un curriculum di tutto rispetto, non solo per il numero delle partecipazioni, ma anche per i risultati conseguiti. 
Marathon d’Afrique (Senegal) 08.12.2006 - 3° classificato assoluto
100 km Magraid giugno 2009 (3 tappe di cui la seconda 50 km) 2° classificato assoluto
100 km di Seregno 21.03.10 (7h40’28”), 5° assoluto Campionato Italiano
Hunsruck Marathon (Germania) 29.08.10 3° classificato assoluto
Boavista Ultramarathon (Capo Verde) 150 km Dicembre 2010 1° classificato assoluto
Nove Colli Running (Cesenatico) 204 km 21.05.2011 21h35’ 2° classificato assoluto
AMB Ticino Ultramarathon (Bellinzona) 50 km 19.06.2011 2° classificato assoluto
100 km Rimini Extreme 23.07.2011 7h44’ 1° classificato assoluto
100 km Madrid-Segovia (Trail in Spagna) 18.09.2011 9h03’ 1° classificato assoluto
Maratona Città del Vino (Premariacco UD) 02.10.2011 2° classificato assoluto
Chott Marathon Extreme (Tunisia) 16.10.2011 1° classificato assoluto
1° prova Trittico d’Inverno
Maratona San Silvestro (Calderara di Reno)  31.12.11
Martona di Crevalcore  (BO) 06.01.12
Ultramaratona della pace sulle sponde del fiume Lamone (RA) 47 km 1° classificato assoluto, Trittico d’Inverno
Superbalaton (Ungheria) dal 15 al 18 marzo 2012, 196 km in 4 tappe 3° classificato assoluto

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16 maggio 2012 3 16 /05 /maggio /2012 07:30
elena-Cifali-a-Messina.jpgElena Cifali, a Messina, il 29 aprile 2012, ha corso la sua ennesima maratona, ma nel novero delle imprese podistiche di quest'anno ci sono anche mezze maratone e gare trail. Elena arriva sul posto della gara sempre accompagnata dal marito Ezio e dal figlio Luca. Loro due sono il "team" di Elena, i primi supporter e tifosi della sua performance. La salutano e la fotografano in partenza e sono lì ad attenderla all'arrivo e i primi ad incitarla e a correrle incontro (o accanto) quando la vedono arrivare.
Adesso, Ezio e Luca hanno anche una bici e, in sella ai loro trabbicoli, possono seguire Elena per parte della gare. Così, soprattutto per Luca all'orgoglio di constatare che ha il privilegio di avere una "mamma volante" si aggiungono il piacere e il divertimento di andare in bici.
Ogni partecipazione ad una maratona della mamma diventa così per Luca festa e divertimento, oltre che motivo di più che giustificato orgoglio filiale. 
Divertimento e piacevolezza sono assicurati, specie se a tutto questo si aggiunge un finale con un bel picnic all'ombra di grandi alberi al termine della gara.
Il racconto di Elena come sempre ci dà un'idea efficace di tutto quello che è la corsa agonistica amatoriale, al di là della sua semplice definizione di gesto atletico performante: incontri che si compongono e poi si dissolvono (che sempre arrichiscono e rinvigoriscono lo spirito debilitato), caledoiscopio di pensieri ed emozioni, frotte di ricordi che emergono e transitano come nuvole nel panorama della mente. E oltre  a tutto ciò - soprattutto - il volgere la mente a ciò che ci rende felici, come solo può esserlo pensare al proprio figlio, sia un modo per cospargere la propria prestazione in momentanea crisi di "polvere di stelle" che ci rimette le ali ai piedi e che ci fa volare in alto.
(Elena Cifali) Ci sono mamme apprensive all’inverosimile, che si preoccupano di tutto e tutti, che vedono pericoli in ogni dove, che assillano i figli per ogni cosa, che li rendono insicuri e tragicamente complessati. 
E poi ci sono mamme come me che buttano giù dal letto il proprio pargolo alle 5 del mattino e si fanno seguire sino a Messina per l’ennesima maratona dell’anno. 
Domenica mattina, la giornata è calda fin dalle prime ore.
Messina è splendida. Il sole è nascosto dalle nubi, ma non tarderà a splendere alto in cielo. Prima della partenza incontro gli amici di sempre, saluti, baci, abbracci, foto e nel giro di poco ci ritroviamo tutti dietro la linea di partenza. 
Il via tarda ad arrivare e “l’odore dell’adrenalina” è forte nell’aria.
elena Cifali e salvo crudo a MessinaEcco, ci siamo. Ancora una volta, si parte! Emozionani che, come ogni volta, si rinnovano, nuove e sempre diverse...
Inizio a godermi il panorama, il mare, i gabbiani, il sole, tutto qui mi parla d’estate, di vacanze, di traghetti. Quante volte ho viaggiato su e giù sui vecchi traghetti che portano in “continente”, quante volte mi sono risvegliata sul sedile posteriore della FIAT 127 del nonno, quel sedile, abilmente trasformato in lettino era quanto di più comodo potessi mai desiderare. 
Io e mio fratello dormivamo come ghiri durante quasi tutto il viaggio che ci portava da Gela a Como per andare a trovare i miei genitori. Quando si arrivava a Messina il risveglio era quasi obbligatorio, il dolce cullare dell’automobile veniva interrotto dal rumore e dall’odore del traghetto. 
Messina è sempre la stessa città di allora ed anche i pescatori mi sembrano quelli di tanti anni fa, come se per loro il tempo non fosse mai trascorso, come se per tutti questi lunghissimi anni loro fossero rimasti fermi immobili nell’attesa che quel pesce abboccasse.
Ma oggi ad abboccare, anzi, a boccheggiare sono io.
Il caldo mi leva il respiro, approfitto degli spugnaggi per rinfrescare il viso, le braccia, bevo di continuo, ma è come se mi stessi cuocendo. 
Durante i primi chilometri incontriamo tanti amici e per la prima volta anche l’amico Claudio, alla sua prima maratona, emozionato come una giovane matricola al primo esame universitario. Esame che ha superato con un bel 30 e lode. I chilometri scorrono veloci e siamo già arrivati a completare il primo giro, ecco la mezza è fatta (e non è andata neppure tanto male), adesso non resta che l’altra metà dell’opera e poi tutti a casa per il meritato riposo.
Salvo mi rimane accanto, mi conforta come sempre, vorrei riuscire a correre tutti e 42 km insieme a lui, ma al 25° km il mio passo diventa pesante, rallento di colpo, ho come la sensazione che qualcuno mi abbia messo una coperta addosso. Ho caldo, anzi caldissimo, Francesco che fino a questo momento era rimasto sempre con noi rallenta più di me anche lui, vittima dell’alta temperatura. 
Incito Salvo a lasciarmi, a fare il suo passo, starmi dietro è una sofferenza che gli voglio risparmiare. "Vai tranquillo, ho tutto quello che mi serve e me la so cavare!", gli dico, salutandolo affettuosamente. Che grande amico!
Benissimo, d'ora in poi sono sola e prendo a cercare dentro di me dei pensieri che mi facciano dimenticare la fatica. 
elena e LucaD’improvviso vedo alla mia destra il runner e ultramaratoneta Salvo Piccione (con il quale abbiamo corso qualche maratona insieme senza conoscerci) che ci aveva salutati e superati con passo allegro qualche chilometro prima. Vederlo all’ombra, che cammina mi fa una certa impressione. Lo affianco, gli chiedo cosa sia successo e lo incito a seguirmi, non lo perdo di vista, rallento per dargli la possibilità di raggiungermi e, così, fianco a fianco percorriamo parecchi chilometri. Iniziamo a raccontarci, ci presentiamo e in lui scopro nel giro di pochissimo una eccezionale persona, un ultrarunner alla sua 81^ maratona: “Che onore!”. Mi racconta delle sue imprese, del suo Passatore, di alcune altre maratone. Lo ascolto come se mi stesse raccontando delle splendide fiabe ed intanto anche il Lago di Ganzirri è superato. 
Adesso quella che va in crisi sono io. 
Lo guardo allontanarsi, lui s'è rianimato e io sono felice ed orgogliosa d’aver dato un piccolissimo contributo alla sua ripresa.
Intanto, il caldo è aumentato (o almeno ne ho la sensazione), mi immergerei volentieri nelle grandi bagnine messe a disposizione per gli spugnaggi, soffro per la mancanza di solidi ai ristori e rimedio con le solite bustine di zucchero che ho portato da casa. Il buon senso comanderebbe di fermarsi, di non umiliare il corpo, ma quando mai il buon senso ha avuto la meglio sul mio orgoglio ?
Eppure anche Vasco Rossi cantava “L’orgoglio: ne ha uccisi più lui che il petrolio”.
No! Non mi fermo ... non fermarsi è quasi un imperativo categorico, e chi se ne frega se non farò il tempo, non sono nata per vincere le maratone – lo so perfettamente – ma non sono neppure una perdente!
Perde a priori chi non osa, chi parla senza sapere cosa dice, chi corre senza osare. Io oso, corro ed arriverò!
Cifali_chines_a-messina-Marathon.jpgCosì metto in atto in atto una serie di meccanismi. 
Penso alla mia forza di volontà ed inizio a pensare che quello che sto facendo sia la cosa più importante della mia vita. Nel frattempo, un altro runner mi affianca, mi sembra un angelo biondo, vestito di verde, non parla la mia lingua ma superandomi si gira verso di me, mi guarda negli occhi e mi fa un cenno con la mano, una sola parola: “GO!”. Mi da la giusta carica, lo seguo e gli sto dietro per un chilometro, ma ad un tratto vedo allontanarsi anche lui...
Sono al 39° km, ho quasi terminato questa fatica, mi raggiungono altri 2 runner con i quali ho corso l’ecotrail della Contea di Butera, ricomincio a correre con loro, parliamo della frase scritta sulla mia maglietta e di Butera (gran bella gara), non li mollerò più fino al traguardo che ormai è vicinissimo.
A testa bassa, non voglio più pensare a nulla, voglio solo arrivare, mi fanno male i piedi e sarei curiosa di sapere cosa pensano le mie scarpe al termine di queste 4 ore e 22 minuti. Sono completamente assente, non mi sto più ad ascoltare perchè sto attraversando una crisi fortissima, ma ancora una volta un angelo si affaccia sul mio cammino e questa volta ha le sembianze del mio amico Claudio Chines (che ha finito la maratona 40 minuti fa), mi chiama, mi fotografa e mi si affianca, mi incita mi incoraggia e mi accompagna all’ingresso della fiera: “Forza, forza, sei stata bravissima, manca pochissimo, Luca ti sta aspettando...”.
Ricordo quelle parole e il sentire nominare mio figlio mi da la carica e l’energia di cui avevo bisogno per completare questa meravigliosa avventura.
Ti amo! Sono queste le parole che spesso ripeto a mio figlio Luca.
Lo amo e non potrebbe essere altrimenti, è la mia parte migliore, quella più giovane, più spensierata, più divertente, più chiacchierona, più in forma. E’ senza dubbio il mio grande amore: LUI sono IO! 
Chi mi conosce sa che non sono una mamma apprensiva, tutt’altro, sa che per certi aspetti sono piuttosto distratta e che do poca importanza a questioni che per altre mamme sono di vitale importanza. Ma da quando corro spesso il mio pensiero durante la fase della fatica è rivolto a lui. 
Eccolo, lo vedo, mi sta aspettando, mi sorride, anzi ride, mi prende la mano ed insieme tagliamo il traguardo. 
Un’emozione che ripaga di tutta la fatica, di tutto lo stress subito, un’emozione che almeno una volta nella vita tutte le mamme dovrebbero provare.
Grazie amore, grazie di esserci e di amarmi per quella che sono, per dirla come dice lui “pazzesca”.
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29 aprile 2012 7 29 /04 /aprile /2012 01:23

carmine-Silvagni.jpgCarmine Silvagni ha partecipato alla 100 km open nel contesto della 100 km di Seregno che ha ospitato il 22 aprile 2012 il campionato del Mondo Iau (+ Europeo) 100 km 2012.
Ha completato la distanza in 9h50'46.
Eccol il suo racconto.

(Carmine Silvagni“Ritrovo ore 6.00 – Partenza ore 8.30 – tempo massimo 14 ore” detta così non sembra neanche una gran cosa. Ci si ritrova. Si parte. Si arriva entro 14 ore. Tutto qua. In piedi alle 5.50, mentre mi preparo alla partenza , mi rendo conto che tra la partenza e l’arrivo ci sono 100 km di corsa…. 100.000 passi, dieci ore trotterellando e con questa pioggerellina sulla testa.
“Ma che cosa ci faccio qui?” mentre passo tempo con i miei pensieri, lo vedo: Giorgio Calcaterra (Re Giorgio). Il Campione. Il solo fatto di essere qui giustifica e ripaga la futura fatica.

A leggere gli articoli di “quelli che corrono” la corsa è una gara solo con se stessi. Bah! Io corro per divertimento, ma se negassi il sottile gusto di vedere l’espressione di chi si è beccato un paio di minuti, da me… mentirei… Programmo il mio gps… Tempo previsto: 10 ore!
Sono già le 8.30, “mi griglio” ed è quasi ora di andare. Toh!! Mi sono posizionato alla buona, ma nel mirino c’è il “tempo”…"Mica vorrai fare la gara su di lui!""E se pure fosse?…”
Pronti, via! Andato
Le sensazioni sono buone, il passo c’è!
Nel correre devi trovarti motivazioni, motivazioni intrinseche (legate al piacere di sentirsi capaci), ma anche motivazioni estrinseche (legate a fattori esterni)... e mi viene in mente la faccia di Albino, arieccolo!!! Il sorrisetto… (lui è una motivazione estrinseca!).
L’ho detto a lui, l’ho scritto anche su Facebook, mancavano solo i cartelloni, mo' devo spinge!!
E poi in quell’angolo dello studio, il diplomino e la medaglietta farebbero proprio una gran bella figura.

10 km. Fin qua tutto ok. Guardo il tempo, controllo il gps, faccio i soliti due o tre calcoli e continuo.
Ad ogni ristoro bevo acqua e un bicchiere di coca cola.
La faccia di Albino oramai è come un'icona celeste, un po’ come l’Arcangelo Gabriele di Fantozzi.
Primo giro fatto. Altri quattro
Il secondo giro mi serve da ricognizione, sono stranamente concentrato e cerco di memorizzare le salite e le asperità del percorso. Faccio tutto il secondo giro senza crisi né fastidi.
Verso il 45° km mi rendo conto che sto tirando e passo dall’inconsapevolezza al timore di esagerare… Nel frattempo sento sfrecciare un missile terra-aria che arriva verso di me…. Calcaterra ...spaventoso… ad un ritmo impressionante… Fantastico!
Ai 50 km faccio un check del tempo: 4h37' …zzo! Troppo veloce… e penso ai preziosi consigli del mio Mentore Denis… Rallento di colpo… Ad un certo punto tutto cambia... Anche il tempo… ecco uscire il sole…
Mi rendo conto di aver assunto l’espressione tipica: le sopracciglia sollevate, gli occhi a “mezza chiusa” e chi mi conosce sa… E' competizione… inizia la sfida… la sfida con me stesso… La sfida con il tempo!

Al 70° km ho la sensazione che il mio corpo sia passato attraverso un muro di pietra e sia uscito dall’altra parte…. mi rendo conto di essere libero: ormai la stanchezza non è più un problema.
Anche il comitato rivoluzionario dei muscoli, che prima era insorto, ora rinuncia alla protesta. Accetta senza fiatare la spossatezza, uno sviluppo rivoluzionario (Murakami Haruki, L'arte di correre).
Ho bisogno di Coca cola….

Intorno all’80° km raggiungo Eduardo, un amico, grande ultramaratoneta, con il quale ho percorso molti chilometri, seguendo i suoi preziosi consigli. Mi incita, mi da le ultime indicazioni per abbattere il muro delle 10 ore.
Prendo il ritmo di una donna che porta un buon passo e la seguo. Di tanto in tanto le rivolgo qualche parola… Ma lei non risponde. Perdo la pazienza e, allungando il passo infastidito, vado via. Solo al traguardo mi renderò conto che non parlava italiano: era della Repubblica ceca.
All’ultimo giro mancano “solo” 20 km. Guardo il mio orologio. I soliti due calcoli e via. Lancio uno sguardo verso il pubblico e noto un ragazzo con una birra in mano…(carboidrati...). Mi avvicino e chiedo la cortesia di offrirmene un po' ... Lui di contro “Oh, testina, corri e non rompere i maroni”… Ma Milan, l'è on gran Milan….
Coda tra le gambe, gambe in spalla e si riparte!
Al 90° km sento una forte scossa di adrenalina, il mio cuore si espande e si contrae a velocità regolare i polmoni portano nel mio corpo nuovo ossigeno. Sì, mancano 10 km è finita! 95, 96, 97. Ed è qui che incontro il mitico Enrico Vedilei che mi dice Forza Opoa, Forza Abbruzzo! La distanza ce l’hai dentro!
Mi da una carica tale che mi trasformo in un toro imbizzarrito. Gli ultimi tre chilometri si rivelano una passerrella: 98, 99 e, ultimi, 300 metri prima di passare sotto l’arco gonfiabile del traguardo in mezzo alla gente che mi incita a squarciagola e sono 100 tondi, sì! Proprio 100 chilometri, percorsi in 9h50'46".
Sento lo speaker che urla il mio nome e dice Italia!
Quando senti pronunciare Italia seguita dal boato di migliaia di persone, vengono i brividi! Inizio a salutare con la mano, come fosse un tergicristallo sulla posizione lenta.

Giunto al traguardo mi dirigo verso il ristoro ed incontro il campione Alberico Di Ceccoil quale mi guarda e mi dice: "Complimenti, bella prestazione"! 

Non sto più nella pelle!!
Il mio amico Gabriele che mi ha visto arrivare, mi dice che ero fresco come una rosa ….

Ma l’inesorabile trasformazione in uomo di pietra  (come quello dei Fantastici 4) si è ormai innescata e tra la consegna della medaglia e il raggiungimento dell’auto inizia il calvario. Trascino le gambe marmoree assumendo la camminata di un trampoliere, mentre la voce di un bimbo chiede “Mamma mamma c’è il circo?”
Tutto felice mi riguardo la medagliona appesa al collo e penso 9 ore 50 minuti 46 secondi, le ho corse io!!!!

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27 aprile 2012 5 27 /04 /aprile /2012 10:36

Giuliana-Montagnin_02.jpgTra il 14 e il 15 aprile, si è svolta la 4^ edizione della 24 ore di Torino, organizzata da ASD "Il Giro d'Italia Run". La triestina Giuliana Montagnin, reduce dall'aver partecipato al Venice Ultramarathon Festival vi ha preso parte. Questa volta la gara si è svolta sotto ilsegno del maltempo e con una pioggia battente che ha imperversato per quasi tutto il tempo il gara.
Giuliana Montagnin è stata nel circuito per le 24 ore con qualxche intervallo per il riposo e ha totalizzato 117 km.
Ecco il suo racconto.
(Giuliana Montagnin) Da sabato 14 aprile al 15 aprile si è svolta sotto una pioggia battente la 24 ore di Torino. Decisi di partecipare ugualmente, pur immaginando un clima non troppo favorevole. Ma quando è un clima favorevole per me? Difficile dirlo, anche se credo di essere più portata per le temperature basse (ma non troppo rigide o sotto lo zero) e per la pioggia (ma non estrema), che non al caldo.

Avevo partecipato anche a due delle tre edizioni precedenti: mi piace molto il Parco Ruffini, con quel suo circuito di un chilometro, piatto e veloce; la gara è ben organizzata, si trovano cordialità e massima disponibilità da parte dello staff, si ricevono entusiasmo e incoraggiamenti dai vari spettatori che passeggiano nel parco accanto al circuito riservato a noi atleti.

Le previsioni meteo, che controllavo sovente nell’ultima quindicina di giorni, non promettevano schiarite, anzi annunciavano 24 ore di pioggia continua. Mi sono basata molto sul fatto che sarebbero comunque caduti pochi millimetri e, invece, ho dovuto fare i conti con una pioggia forte ed insistente. Talvolta diminuiva un po’ e meditavo di togliermi il K-way, ma non riuscivo neppure a terminare il giro di un km che già cambiavo idea, perchè l'acqua riprendeva a venir giù con l’intensità di prima.

Completamente inutile cambiarsi, in pochi minuti il beneficio di un cambio asciutto e più caldo sarebbe svanito.

Giuliana MontagninCol passar delle ore, la temperatura diminuì ulteriormente: durante la notte decisi di indossare una maglia in più sotto il K-way, e, nonostante tutto, avevo l’impressione di non essere protetta dall’acqua.
Cominciai a guardare com’erano vestiti gli altri.
Forse Giancarla Agostini, in prima posizione, aveva azzeccato tutto giusto: abbigliamento, scarpe, andatura. Personalmente l’avevo conosciuta alla 24 ore di Venezia, ed era stata vincitrice pure in quella occasione. Lei è una che parte col ritmo giusto e continua con quello, anche se di solito ama di più i trail.

Io son sempre stata dell’idea che bisogna partire un po’ più veloce per diminuire poi col passar delle ore e con l’affaticamento e, probabilmente, anche per Giancarla sarà stato così, eppure io avevo l’impressione che marciasse costantemente con la medesima velocità.

Non mi son persa d’animo, speravo in ogni modo di raggiungere il mio solito chilometraggio tra 115 e 125, il mio sogno è sempre stato di poter fare 131! Diciamo che questo importo di km sarebbe alla mia portata, se solo ci fossero le circostanze un po’ più favorevoli.

Verso le 3.00 del mattino mi sentii completamente sfiduciata, perchè la pioggia non diminuiva, faceva freddo, l’umido penetrava nelle ossa. Decisi di fare una sosta lunghissima, avevo fatto solo 93 km, ripromettendomi di riprendere solo nelle ultime due ore. Mentalmente calcolavo di fare in un modo o nell’altro altri 7 km.
Ma un totale di 100 sarebbe stato un pessimo risultato, lo ammetto.

Fortunatamente, quest’anno le brandine per l’eventuale riposo notturno le avevano sistemate in uno stanzone all’interno della palazzina, dove cìerano anche gli spogliatoi: in un ambiente, dunque, dunque caldo e confortevole.

Entrata nello stanzone mi resi conto che le brande erano tutte occupate, avevano avuto tutti la mia idea, avevano macinato ben più km dei miei ed avevano gettato la spugna o quasi. Un atleta si stava stendendo in corridoio sopra un tavolo.
Mi consigliò di prendermi una coperta e mi avrebbe ceduto il tavolo, lui si sarebbe sistemato a terra (linoleum). Rientrai nello stanzone che era completamente saturo di brande, scavalcai con fatica borse e borsoni che ingombravano il passaggio, scavalcai pure braccia e gambe qua e là penzolanti, le coperte che dovevo raggiungere erano sistemate in fondo su un tavolo.

Ne presi due e uscii nel corridoio, non mi ero cambiata né maglia né pantaloni, avevo solo tolto il K-way e mi sentivo vagamente umida, forse avevo sbagliato, forse no, non aveva molto senso cambiarsi: avrei perso minuti di riposo ed il mio chiodo fisso era di dover riprendere la gara in finale.

Riposai pochi minuti, quando arrivarono due massaggiatori che mi chiesero se potevo cedere il posto, dovevano mettersi all’opera per trattare un atleta mezzo dolorante. Mi aiutarono ad alzarmi, lo feci volentieri, non mi cambiava nulla. Meditai alcuni secondi sul da farsi, poi mi risolvetti, indossai l’ultima risorsa: il mio giaccone felpato all’interno, sopra nuovamente il K way e ripresi a camminare lungo il percorso.

Incredibilmente, mi sentii rinfrancata, avevo l’impressione che piovesse con minore intensità, provai anche ad accennare una piccola corsa, le gambe rispondevano bene, i piedi per quanto zuppi nelle scarpe fradice non mi procuravano fastidio. Scongiurato il pericolo delle bolle decisi di proseguire corricchiando/camminando, sarà sembrata una corsetta ridicola la mia, velocità quasi 6 km/h. Mi rendevo conto che camminando non superavo i 5 km/h e facevo ben più fatica che non ad accennare la “corsetta”.

Riaccarezzai l’idea di fare i miei “131 km”. Mentre giravo, lungo il percorso incrociavo solo Giancarla; e le altre? Tre o quattro atlete mancavano all’appello, forse riposavano, una si era ritirata del tutto. Macinai parecchi km e pian piano recuperai alcune posizioni. Guardavo ogni tanto il monitor chiedendomi se per caso fossi risalita in terza o addirittura in seconda posizione.

L’organizzatore Enzo Caporaso mi incitava a non mollare, a tener duro. Dentro di me sapevo che le altre atlete sarebbero riapparse verso l’alba ed avrebbero ripreso di buona lena. So quanto vale la mia amica Marinella, un po’ di riposo ed avrebbe ricominciato completamente rinvigorita; io invece avevo in mente solo il mio personale che speravo ancora di poter fare.

In seguito la pioggia riprese più forte, e un paio di atlete, come da previsione, riapparvero sul campo di battaglia per correre e recuperare. Mi resi conto che il mio giaccone, ultima risorsa, cominciava ad essere veramente zuppo d’acqua. Il K-way non teneva a sufficienza, con quel clima sarebbe stato meglio indossare una mantella cerata di quelle che usano i netturbini.
Verso le otto del mattino, spaventata all’idea di fare il viaggio di ritorno in treno fino a Trieste completamente bagnata, decisi di lasciar perdere; dunque, dopo quasi 22 ore di tortura.

Avevo raggiunto 117 km, non molti ma per me sufficienti a sentire che non avevo buttato via una corsa di 24 ore e farmi sentire soddisfatta. 

 

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27 aprile 2012 5 27 /04 /aprile /2012 07:50

Elena-Cifali_Acate.jpgSi partecipa alle gare di corsa perché si è appassionati del correre, perché ci sono tante motivazioni che ci sorreggono nel farlo. Si provano sensazioni ed emozioni. A volte ci si ferma qui. E si aspetta il tempo necessario per sperimentare di nuovo le stesse emozioni partecipando ad un gara nuova, magari mai vista prima.

Ma per altri c'è un piacere aggiuntivo nella rimemorazione e nel racconto. La memoria del podista è come nella frase mitica del Replicante del film di Ridley Scott, Blade Runner (tratto dal romanzo non omonimo di Philip K. Dick, "Do electric sheep dream of electric dreams?"), in cui un gruppetto di cyborg di ultima generazione (e dotati di una vita a termine) si ribellano al loro creatore chiedendogli "più" vita e che, non potendo vivere oltre un certo termine per il modo in cui sono stati progettati, cercano di estendere le proprie memorie nel passato, al punto da creare un passato fittizio con tanto di artefatti fotografici e, soprattutto, valorizzando l'intensità delle memorie della loro breve vita.
E' bello potere ricordare ciò che ci ha fatto stare bene e che ci ha dato delle soddisfazioni, è bello ricordare le emozioni positive e, per dare un fondamento al nostro ricordo e perpetuarlo nel tempo, è bello scrivere, cercando di analizzare nel dettaglio sensazioni ed emozioni.
La scrittura e il racconto sono gli strumenti che servono a preservare poi questi ricordi dalle incertezze di una rimemorazione successiva e dalle nebbie dell'oblio.
A volte raccontare per iscritto, può essere fonte di emozione: emozioni che possono altrettanto se non più intense, di quelle provate in azione.
E' per questo che alcuni podisti sentono impellente la necessità di scrivere delle loro azioni di corsa, siano essi dei campioni oppure dei runner meno performativi, ma sicuramente sinceri e onesti: entrambe le tipologie lanciati in una ricerca più vera e profonda di se stessi, una ricerca che comincia con la pratica di una corsa e che continua anche dopo, nei momenti di intervallo tra una corsa e l'altra.

Alcuni podisti vogliono raccontarsi (o, genericamente, raccontare)...
Alcuni podisti scrivono delle loro corse...
Altri corrono per ricordare...

Altri trasformano le loro corse e quei pensieri (e ricordi) scaturiti dalla corsa (pensieri che come ci rammenta lo scrittore e runner Murakami Haruki sono "...come le nuvole..." che vanno e vengono senza ordine e senza una particolare logica, ma arrivano e occupano il cielo per poco o per molto) in racconti o in romanzi.
Altri corrono per ricordare o per sentire delle emozioni che pervadono mente e corpo.
Elena Cifali ci racconta delle sue corse con questo spirito, e nel formulare i suoi racconti sperimenta emozioni che si rinovellano ogni volta e fa emozionare i suoi lettori.
Elena Cifali correndo ricerca qualcosa - magari una consapevolezza maggiore di se stessa -e il suo raccontare ci trasmette la tensione di questa ricerca...
Ecco il suo racconto relativo alla partecipazione alla Maratonina di Acate che si è svolta il 15 aprile 2012, dove ha realizzato il suo miglior tempo in Maezza maratona (anche questa una soddisfazione) un racconto che - come ci confida - Elena si è emozionata a scrivere...

elena acate 2012 arrivo(Elena Cifali, 15 aprile 2012) “Dai, dai, prendimi, forza, ci siamo quasi, ancora 200 mt e tagliamo il traguardo”- sono queste le parole d’incoraggiamento che Salvo mi ha rivolto appena prima di concludere la nostra seconda maratonina di Acate. E’ sempre un’emozione correre ed ancora di più lo è quando lo si fa accanto a persone speciali, come lui per me.

Quando si è così vicini al traguardo anche pochi secondi hanno il loro perché, e anche un singolo gesto o una singola parola possono farti volare alta.
A guardare la foto scattata prima dell’arrivo sembra proprio che io volassi, sospesa in aria tra una duna di sabbia e l’altra. Gli ultimi metri sono interrotti da piccole dune di sabbia color oro, ormai deformate dal calpestio di tutti quelli che sono arrivati prima di me.
Ci passo sopra, affondo le miei scarpe, sollevo la polvere che mi lascio alle spalle mentre i miei polmoni si riempiono dell’aria di mare. Un profumo che mi inebria, spinto dal  vento generoso.
Che passione il mare, lo è stato fin da bambina, il mare la campagna, tutto qui ad Acate ha il dolce sapore dei ricordi.

Pochi chilometri dietro, quando il paesaggio era stracolmo di serre e campagne mi è venuta in mente quella vecchia foto, gelosamente custodita a casa dei nonni, che spesso guardavo da bambina.

elena cifali IngeRIn un vecchio album con la copertina di pelle marrone, che mi piaceva sfogliare quasi ogni giorno, c’era – e c’è ancora – la bella foto che ritrae il nonno e la nonna sulla loro vespa bianca, e tra loro due si intravede il viso di bambina di mia mamma. Seduto in prima fila, sulla pedana della vespa: Billi, il fedele cane da caccia del nonno. Il nonno e Billi andavano a caccia ogni sabato notte. “La prossima volta porti pure me, vero nonno?” - gli chiedevo insistentemente ogni domenica mattina al mio risveglio, mentre nonna era rintanata dentro lo stretto cucinino a levare i pallini dai poveri e malcapitati conigli. “Si, certo, la prossima volta porto pure te!” … Non mi portò mai, e solo da adulta capii quanto sarebbe stato pericoloso. Per il nonno la caccia era una passione, come oggi per me la corsa. Forse anche per questo motivo mi fanno impressione le persone senza passioni.

Ma torniamo alla maratonina.

Alla partenza, incontro tanti amici, è il momento più bello, quello in cui ci si incontra, ci si incoraggia, ci si informa dello stato di forma, ci si riscalda. E’ il momento di aggregazione più forte, poi, dopo il via – che non tarda ad arrivare – ognuno inizia a fare la propria gara, ognuno inizia a pensare a se stesso.

Elena partenza aprile 2012 acateRI primi chilometri trascorrono tranquilli: impiego una ventina di minuti prima di impadronirmi della regolarità del mio respiro, mentre i dolori alle gambe continuano a darmi il tormento. Ma tutto sommato mi sento bene. Facciamo strada, io e Salvo, vicini come sempre.
Con noi anche altri gruppi di runner tra cui anche Luigi, conosciuto proprio qui ad Acate, la scorsa edizione.
Lui è stato più furbo di me, ha mantenuto un passo costante per poi volare via dopo il 15° km, mi darà un bel distacco di 3' di  sulla linea del traguardo.

Fa caldo, la giornata è soleggiata e ventosa. Il vento ci schiaffeggia spesso, forti raffiche si alternano a momenti di quiete. Per fortuna, ho portato con me il cappellino, altrimenti credo proprio che mi si sarebbe "cotto" il cervello.

Ai rifornimenti prendo solo l’acqua, scartando gli spicchi d’arancia che temo, mentre mi ricarico con lo zucchero che ho portato con me da casa.

Non sono molto loquace oggi, preferisco ascoltare le poche parole che riesco a cogliere dai discorsi altrui.
Preferisco farmi cullare dai miei pensieri.
Penso e ripenso a come ho iniziato 14 mesi fa questa straordinaria avventura da podista.
Penso a tutti gli allenamenti, alle ore dedicate alla corsa.
E’ questa la mia seconda primavera da podista e sicuramente la vivo con una consapevolezza diversa dalla precedente.
Oggi so quel che faccio e soprattutto so quel che voglio.
Oggi ho la consapevolezza di saper fare e dedico ogni minuto del mio tempo libero per conquistare ciò per cui sto lottando.

Elena coppino premio finaleRI motivi che inducono le persone ad iniziare a correre sono i più svariati: in tanti (come il mio amico Claudio) iniziano per perdere peso, altri perché hanno tempo libero da sfruttare, alcuni perché facevano atletica già da ragazzini. Ognuno con il suo perché, con il suo scopo, con le sue motivazioni.
Io lo faccio perché mi piace farlo, è il mio primo pensiero del mattino e l’ultimo della sera, è un impegno al quale difficilmente potrei rinunciare.
E’ una gioia che ripaga di tutti gli sforzi.
E’ una carica che serve ad affrontare meglio la giornata. La frase che sempre più spesso mi sento rivolgere è: ”Ma chi te lo fa fare”… e, poi, commenti su commenti.

Già, chi me lo fa fare?

Per spiegare il perché non mi basterebbe una vita, ma ci sono una serie di parole che possono parlare al mio posto; parole come: emozione, sentimenti, adrenalina, endorfine, vagabondare, viaggiare, esplorare, coraggio, incoscienza, dolore, delusione, ricerca, sfida, riconoscenza, freddo, caldo, umidità, mare, montagna, Etna, amore, affetto, fratellanza, ricordi, nostalgie, speranze, programmi e progetti, sogni, libertà, volare, cadere, spingere, sudare, soffiare, calcoli, tempo, pioggia, sole, alba, Salvo, stanchezza, fame, sete, sale, salita, discesa, asfalto, natura, piedi, ginocchia, canzoni, chiacchiere, risate, vesciche, vita, partenza, traguardo, pettorale, fotografie.

Ecco cosa significa correre per me!

Immersa in questi pensieri non mi rendo quasi conto di essere già al 16° km, Ezio, Luca e Mariarosa ci si fanno l’incontro con le biciclette. Sentire mio figlio che dice “Brava, mamma!” è un’emozione che mi toglie il respiro, pensare che solo pochi anni fa era un bimbetto gracile che mi guardava dal basso verso l’alto con i suoi occhi azzurri che sembrano fari accesi nella notte.

Da questo momento in poi il caldo si fa pesante. Tutto diventa relativo, la strada cambia e mi cambia, rendendomi disponibile al compromesso e al ragionamento. Perdo qualche secondo al km, ma inizio a ripetermi che non sono una perdente. Inizia la discesa, l’ultima curva e poi ecco il mare, eccolo brillare, calmo, sereno, splendente, sembra aspettare me, mi da il benvenuto e la sua vista mi riempie di gioia.

Arriverò tagliando il traguardo: accompagnata da Salvo e dalle sue parole: “Dai, dai, prendimi, forza, ci siamo quasi, ancora 200 metri e tagliamo il traguardo”.
E’ andata meglio di quanto non mi aspettassi, ho realizzato il mio miglior tempo e porto a casa oltre la gioia e la soddisfazione anche il caloroso abbraccio di amici importanti.

 

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26 aprile 2012 4 26 /04 /aprile /2012 11:08

DSC07415.JPGFrancesco Caroni ha partecipato al Campionato del Mondo 100 km di Seregno dello scorso 22 aprile 2012, come componente della delegazione italiana. La sua gara non è andata secondo le aspettative, perchè al 60° km è stato sopraffatto da un forte dolore che gli ha impedito di tenere il ritmo precedente, ma ciò nonostante ha tenuto duro ed è arrivato in fondo alla gara - in modo davvero encomiabile.
Ecco le sue impressioni.
(Francesco Caroni) Domenica ai Mondiali di 100km ho vissuto la mia giornata sportiva, forse la più intensa di sempre. 
Sono passato da un'assoluta soddisfazione per come stavamo gestendo la gara fino al 60° km ad una fitta di dolore fortissima che mi ha riportato ad altre delusioni analoghe fino ad arrivare ad uno stato di consapevolezza tale che mi ha portato a lottare oltre il comprensibile ed il condivisibile (almeno era quello che pensavo fino a li) per non farmi sopraffarre dalla 100 km.
Gli ultimi 40 km sono stati un vero calvario che mi ha portato anche a darmi del matto, ma che mi ha fatto capire quanto soffrano e meritino un grandissimo plauso soprattutto coloro che arrivano nelle retrovie: sono davvero encomiabili!!!!
Mi sono sentito uno di loro.
Mi sentivo frustrato finchè un angelo di nome Gianluca Adornetto, doppiandomi mentre ero veramente sull'orlo del baratro, mi ha detto....."Vai, Francè che agli occhi nostri sei sempre un campione... Campioni si è dentro e ce ne sono pochi come te!".
Queste semplici parole mi hanno fatto finire e mi fanno guardare con entusiasmo verso il futuro.

L'arrivo è stata pura liberazione, un misto di incazzatura e soddisfazione!
Ora sto metabolizzando il tutto per riprendere a vedere in modo veramente happy il futuro di corsa.

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
Visitatori unici 380 449
Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
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